martedì 21 febbraio 2012

Trafficking delle Ragazze Nigeriane vittime di Tratta.

"Ragazze Nigeriane" uccise e abbandonate sui marciapiedi o ai bordi delle strade di periferia. Il caso di circa un anno fa accaduto a Palermo e ha molto coinvolto l'intera comunità nigeriana di quella città e non solo. Il caso di Loveth, uccisa e poi abbandonata seminuda, ha coinvolto molto anche tutta l'Italia perché avveniva appena poche settimane dopo l'analogo caso di Favour, altra ragazza nigeriana assassinata a Palermo in circostanze tutte da chiarire.
In questo contesto noi stessi siamo rimasti piuttosto perplessi per la pubblicazione di un articolo, apparso su "Giornalettismo.com" che con superficialità pubblica foto sulla condizione delle ragazze nigeriane costrette a prostituirsi in Italia, foto corredate da commenti senza approfondire il contesto di schiavitù e di estrema povertà in cui queste ragazze sono costrette. È evidente che articoli simili, che non chiariscono, inducono l'opinione pubblica a pensare che le ragazze siano semplicemente "ragazze di colore, immigrate clandestine che si prostituiscono volontariamente" .. così come, d'altro canto, è scritto nell'articolo stesso.

Qui di seguito pubblichiamo la premessa di uno studio sul trafficking delle ragazze nigeriane verso l'Italia di Giuseppina Frate che ha condotto un'indagine approfondita sul fenomeno nella sua tesi di laurea presso l'Università degli Studi del Molise e che ci ha messo a disposizione il suo lavoro.

Trafficking delle nigeriane e interventi del terzo settore.
del documento integrale
 dal Sito Foundation for Africa.


Premessa
Cos’è il trafficking a scopo di prostituzione? Chi sono le vittime nigeriane di trafficking? Si definisce "trafficking in persons" un fenomeno camaleontico, per via della straordinaria capacità delle organizzazioni dedite a questa attività, di adattamento alle condizioni materiali e normative dei contesti, sia di partenza che di approdo.
Il "trafficking" delle ragazze nigeriane è analizzato a partire dalle caratteristiche delle migrazioni femminili. Si scopre così, che quelle degli anni Settanta, che sono definite "pioniere della segregazione e dell’invisibilità", originano da un fenomeno peculiare che deriva dalla crescita economica che si è avuta dagli anni Sessanta. La crescita ha creato una modificazione sostanziale della scala sociale per cui, chi si trovava ai gradini più bassi, ha potuto effettuare un’ascesa (determinando la congestione nei gradini medio-alti), e di conseguenza, la scarsità di soggetti a quelli più bassi compensato dalle migrazioni degli anni Settanta che hanno determinato un’iniezione di poveri ai gradini più bassi. Il livello basso può essere legato alle domestiche che partono dal terzo mondo. Ai livelli bassissimi ci sono la criminalità e la prostituzione. La prostituzione di strada negli anni Settanta era calata. Negli anni Novanta riprende perchè c’è la prostituzione da immigrazione.
Segregazione e (tentativi politico-sociali di) invisibilità  resteranno le caratteristiche principali anche delle nigeriane coinvolte nel trafficking. Paradossalmente, sono perfettamente visibili perché sono sulle strade, scatenano sentimenti di ripulsa nelle popolazioni locali infastidite dalla loro presenza, che sfociano sia in episodi di razzismo e di violenza fisica. Violenza che si manifesta attraverso gli stupri e percosse che non di rado portano fino alla morte. Sono visibili perché al centro di polemiche sulla regolamentazione del fenomeno prostitutivo che, in maniera schizofrenica vede soluzioni nelle multe ai clienti, o soluzioni definitive come lo zoning, ovvero la creazione di luoghi ad hoc dove potersi prostituire, lontano dagli sguardi della gente per bene. Politiche di chiusura che troneggiano sulle retoriche per cui l'immigrato è uguale a clandestino, sull’ibrido posizionale tra l’abolizionismo e il regolamentismo della prostituzione, che si esprimono in relazione ai margini di consenso elettorale che garantiscono nel breve periodo. Fattori che ad oggi, non consentono di poter affermare che ci sia un’organica integrazione nel dialogo tra istituzioni diverse e politiche di sostegno, repressione e controllo.
L’altra questione, la segregazione: le ragazze vivono sotto lo stretto controllo delle maman, le sponsor del viaggio, donne che a loro volta, sono state sfruttate, e che una volta pagato il debito alla loro sponsor, hanno deciso di diventare loro le sfruttatrici. Le maman, sono gli ultimi nodi di una rete criminale che ha i suoi gangli ideatori in Nigeria ed appoggi logistici e amministrativi in Europa. Sotto la parvenza di una certa libertà di movimento (le ragazze si muovono continuamente sia per raggiungere i luoghi di prostituzione, sia per ottenere documenti, in genere falsi, fra le diverse regioni italiane), sono costrette in una sorta di limbo borderland come lo chiama Isoke, dove, non possono decidere neppure di andare a far spesa al supermercato italiano, ma solo in quelli etnici indicati dalle "maman".
Eppure, le nigeriane, ora sempre più piccole d'età, come dimostrano le ricerche, vivono una condizione di violenza che, raramente viene esposta all'opinione pubblica.
Scrisse, qualche anno fa, Anais Ginori: "C’è un pezzo d’Africa dove le ragazze parlano italiano e sanno dire perfettamente quanto mi dai? .. Benvenuti a Benin City, la fabbrica italiana di prostitute all’equatore. Interi quartieri hanno cambiato aspetto da quando si vende all’Italia il petrolio di Benin. Ed è così che i giornali locali chiamano la rotta delle schiave: pipeline, oleodotto".
L’artico descriveva le conseguenze per le vittime di tratta del piano del Viminale “Vie libere”, seguito alla legge “Bossi-Fini” che, aveva come conseguenza il fatto che, almeno due volte al mese, voli charter riportassero in Nigeria le ragazze sfruttate sulle strade italiane.   
La strategia delle retate non ostacola, bensì alimenta il business dei trafficanti che si ritrovano nella condizione di poter far pagare ripetutamente il viaggio per il passaggio della medesima merce. A seguito degli accordi bilaterali, Italia - Nigeria del 2002, le nigeriane vengono rispedite a casa con aerei appositamente noleggiati, in cui viaggiano scortate dai poliziotti con un rapporto di 1 a 1 (come fossero criminali che hanno commesso chissà quale reato). Una volta in Nigeria, vengono ammassate in una sorta di centro di detenzione temporanea che si trova a Lagos, finché non vengono reclamate dalle famiglie (e non sempre le famiglie le reclamano). Questo di certo per loro non significa libertà: alcune restano in Nigeria se ritornano nelle famiglie di origine o se riescono a trovare ospitalità presso parenti o amici. Molte si suicidano, altre, ricontattano gli Italos (i trafficanti) e tornano in Italia con un debito raddoppiato, il che ha conseguenze sull'aumento del rischio e diminuzione della protezione: la ragazza sempre più indebitata, sempre più fragile è più propensa ad accettare le richieste di sesso non protetto che arriva dai clienti.


Si calcola che solo in Italia e solo negli ultimi due anni circa 200 (duecento) ragazze nigeriane siano morte per violenze, uccise, o scomparse nel nulla. A volte clienti di prostitute "violenti", altre ladri che si fingono clienti per rubare i "miseri" incassi. Ma molto più spesso l'organizzazione (la mafia nigeriana) che uccide senza pietà le ragazze "ostili", quelle che voglio "scappare", quelle che "denunciano" o che incautamente manifestano la volontà di farlo.
Dobbiamo sempre tenere presente l'assurdo stato di "debolezza" normativo in cui queste ragazze si trovano. La legge Bossi-Fini mette sullo stesso piano tutti i clandestini siano che essi siano vittime oppure che siano carnefici. Le ragazze nigeriane che sono costrette a prostituirsi si trovano così tra due fuochi, da un lato la schiavitù, la violenza e la costrizione e dall'altro il rischio di essere rimpatriate .. e molto spesso la paura del rimpatrio (che significa fallimento e abbandono) prevale sulla volontà di uscire dalla situazione di completa schiavitù. A peggiorare questa situazione ci si è messo pure il reato di clandestinità approvato nel 2009 da un governo miope e poco lungimirante, e che comunque è già stato in parte bocciato dalla corte europea. Reato contro il quale siamo in prima linea affinché venga subito abolito.
Cerimonia woodoo nella regione di Benin City (Nigeria)
Altri motivi che rendono "schiave" e incapaci di reazioni queste ragazze nigeriane sono: la loro giovane età e la scarsa esperienza di vivire in paese occidentale, l'ignoranza perché in Nigeria la scuola si paga e le famiglie alle ragazze preferiscono i ragazzi. Il woodoo, rito animista a cui le ragazze vengono sottoposte prima della partenza dalla Nigeria (promessa di pagare il debito) e che fa leva appunto sull'ignoranza, e le minacce, ai familiari rimasti in Nigeria e a loro stesse. Un continuo stato di prostrazione "psicologica" che spesso si manifesta anche dopo molti anni e quando le ragazze sembrano essersi integrate nel tessuto sociale in cui si trovano, i suicidi (specialmente tra le ragazze rimpatriate) sono frequenti.
Le morti violente di ragazze nigeriane in Italia assurgono all'onore della stampa solo raramente e molto spesso vengono relegate esclusivamente come fatti di cronaca locale, ma comunque ci sono e servono a sensibilizzare l'opinione pubblica italiana su questo fenomeno ai più ancora non conosciuto.

Alcuni Articoli di Stampa

Per leggere tutti i nostri articoli pubblicati in questo Blog sulle ragazze nigeriane selezionare "Le Ragazze di Benin City" o una voce simile dalla lista degli argomenti trattati nella colonna a sinistra qui di fianco.

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Le Ragazze di Benin City (Video)
Foundation for Africa Playlist

Album Fotografici
Trafficking
Schiave, mai più




venerdì 10 febbraio 2012

Le Foibe e il Giorno del Ricordo.

Oggi, 10 febbraio per ricordare un periodo storico, oppure una zona di confine tra quella che fu il così detto blocco dell'Est e l'Occidente democratico e libero. Per troppi anni vittime di un eccidio dimenticato perché per troppi anni il comunista e jugoslavo Tito faceva comodo anche al democratico occidente. Si calcola che i morti furono quasi 10 mila, massacrati prima di essere "infoibati" nelle cavità carsiche dell'Istria intorno a Trieste. Oppure gettati ancora vivi in quelle caverne che furono le loro tombe.
Decine di migliaia di italiani nati italiani nell'Istria di Tito si ritrovano perseguitati da una pulizia etnica feroce e crudele, costretti alla fuga, dimenticati anche in quell'Italia che li doveva accogliere e che invece li abbandonò a se stessi. L'esodo di quelle popolazioni viene rivalutato solo in questi ultimi anni, dimenticato per decenni, e che solo ora la Storia, con la esse maiuscola, riconosce come un esodo "biblico".

10 Febbraio, il Giorno del Ricordo
(Video)


 


Articoli

I Luoghi delle Foibe


Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell'Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano "nemici del popolo". Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l'Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici,liberal democratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l'unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l'odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l'italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.

Nel febbraio del 1947 l'Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l'Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell'URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l'argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati "cittadini di serie B", e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d'altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l'occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco.

Per quasi cinquant'anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. È una ferita ancora aperta perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo. Il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Inizia oggi l'elaborazione di una delle pagine più angoscianti della storia italiana.




Articolo curato da


giovedì 9 febbraio 2012

Ventimila ragazze nigeriane schiave sessuali in Mali.

È un fatto senza precedenti quello che emerge da una ricerca collegata al “Progetto Haven” che doveva monitorare lo stato di povertà nell’Africa occidentale e il traffico di esseri umani ad esso collegato. Secondo quanto emerge da questa ricerca in Mali ci sono oltre 20.000 ragazze nigeriane di età compresa tra i 13 e i 22 anni trattenute contro la loro volontà e usate come schiave del sesso.
Le migliaia di ragazze nigeriane sono vittime di una organizzazione criminale ben strutturata con base in Nigeria (la Mafia Nigeriana appunto) che approfittando dell’estremo stato di povertà in cui versano le ragazze promette loro una vita migliore in Europa o in altri Paesi ricchi. La cosa era risaputa da tempo e comprovata da diversi racconti di donne nigeriane arrivate fino alle coste europee. Quello che invece non si sapeva è che moltissime di queste ragazze vengono fermate in Mali e in altri Paesi africani dove vengono letteralmente ridotte in schiavitù e usate come schiave del sesso. Quella che finora era una via di passaggio delle ragazze verso l'Europa (Spagna e Italia in particolare), dove il traffico di ragazze nigeriane e la tratta sono decisamente contrastati, il Mali ora è diventato un  territorio di sfruttamento, la meta finale di queste ragazze rese schiave sessuali grazie alla complicità di alti funzionari governativi e della polizia locale.

Il fatto è emerso per la prima volta un anno fa quando in un documento segreto inviato al Governo nigeriano, la National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons (NAPTIP), lamentava la sua incapacità di salvare migliaia di ragazze nigeriane schiavizzate in Mali e in altri Paesi chiedendo l’intervento diretto del Governo nigeriano. Una missione organizzata dalla stessa NAPTIP in collaborazione con alcune ONG e religiosi del luogo appurò che la situazione delle ragazze era addirittura peggio di quanto descritto all’inizio e che le organizzazioni criminali se le passavano tra di loro come fossero vera e propria mercanzia. Chi di loro tentava di fuggire o non rendeva abbastanza veniva eliminata.

Tutte le ragazze vivono in condizioni disumane. Abitano in piccolissime baracche dove vengono ammassate anche in 10/15. Sono costrette a incontrare minimo 20 uomini per notte. I soldi che guadagnano vengono trattenuti dall’organizzazione fino al “riscatto della libertà” che però non arriva mai. È il più grande agglomerato di schiave scoperto dalla fine dello schiavismo ad oggi.
Il fatto più sconcertante emerso da questa ricerca non è però solo la grande quantità di ragazze schiavizzate ma anche e soprattutto la completa immobilità dei governi della Nigeria e del Mali che pure sono stati informati. Addirittura un anno fa era stata organizzata una operazione congiunta di recupero delle ragazze e repressione delle organizzazioni criminali che le sfruttavano, operazione denominata “Operazione Timbuktu”  che avrebbe dovuto individuare le ragazze, i luoghi dove venivano detenute, gli sfruttatori e successivamente procedere alla loro liberazione. Dopo 12 mesi esatti l’Operazione Timbuktu non ha liberato che pochissime ragazze e si è inspiegabilmente impantanata. A denunciarlo è stato Simon Egede direttore esecutivo della National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons il quale attribuisce il fallimento della missione alle “azioni ostili” messe in atto dalla polizia del Mali, probabilmente in combutta con i trafficanti di esseri umani.
Le autorità del Mali parlano invece di “mancanza di coordinamento” tra la polizia nigeriana e quella del Mali. Tuttavia, il sospetto che a coprire i trafficanti di esseri umani siano anche alti dirigenti del Mali è molto forte. Per questo alcune Ong che operano in Mali ha inviato un dettagliato report alle Nazioni Unite al fine di denunciare questa incredibile tratta di esseri umani che coinvolge decine di migliaia di ragazze nigeriane per lo più minorenni affinché siano le Nazioni Unite stesse attraverso le loro agenzie a intervenire direttamente sul Governo del Mali dato che, oltretutto, le ragazze operano praticamente alla luce del sole il che dimostra il fatto che non vi sia da parte del Governo del Mali alcuna intenzione di operare per la liberazione di queste vere e proprie schiave.



Altri articoli su Mafia Nigeriana

domenica 5 febbraio 2012

Campagna contro le Mutilazioni Genitali Femminili.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono un fenomeno vasto e complesso, che include pratiche tradizionali che vanno dall'incisione alla asportazione, in parte o in tutto, dei genitali femminili esterni.
Bambine, ragazze e donne che le subiscono devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche. Si stima che in Africa il numero di donne che convivono con una mutilazione genitale siano tra i 100 e i 140 milioni. Dati gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa tre milioni di bambine si aggiungano a queste statistiche.
Gran parte delle ragazze e delle donne che subiscono queste pratiche si trovano in 28 Paesi africani, sebbene una parte di esse viva in Asia. Sono in aumento anche casi simili in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia sud-occidentale.(fonte Unicef).

Amnesty International e l'European Women's Lobby ritengono che un passo che ciascuno stato membro dell'Unione europea potrebbe già intraprendere per proteggere le donne e le bambine dalle mutilazioni dei genitali femminili e da altre forme di violenza contro le donne, sia quello di firmare e ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica.

L'Italia non ha finora firmato la Convenzione. L'auspicio è che il governo italiano si impegni a firmarla e ratificarla quanto prima in quanto si tratterebbe del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.

"Porre fine a tutte le forme di violenza contro le donne, comprese le mutilazioni dei genitali femminili, dev'essere una priorità, specialmente in tempi di crisi. Sappiamo che l'Unione europea ha gli strumenti per far cessare la violenza contro le donne e sviluppare una strategia che garantisca a tutte le donne il diritto di vivere libere dalla violenza".
Giornata internazionale per la tolleranza zero nei confronti delle mutilazioni dei genitali femminili, che si celebra oggi 6 febbraio, Amnesty International e l'European Women's Lobby hanno chiesto all'Unione europea di adottare una visione coerente e l'impegno per porre fine a queste e ad altre forme di violenza contro le donne.

Dal 2010, quando la Commissione europea aveva promesso di adottare una strategia sulla violenza contro le donne, comprese le mutilazioni dei genitali femminili, non vi è stato alcun tentativo coerente e strutturato di affrontare questa violazione dei diritti umani.

Il parlamento europeo stima che 500.000 donne e bambine residenti in Europa portino su di sé le conseguenze permanenti delle mutilazioni dei genitali femminili e che altre 180.000 siano a rischio ogni anno. Molto spesso, le bambine vengono portate all'estero durante le vacanze estive e costrette a subire la mutilazione dei genitali, garanzia del loro status sociale e della loro idoneità al matrimonio. Pur se alcuni stati membri dell'Unione europea si sono dotati di leggi e politiche in materia, c'è ampia disparità tra stato e stato.

In Francia, Regno Unito, Svezia e altri paesi dove è stata riconosciuta reato da oltre un decennio, la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili prosegue. "È la prova che la legge non è la chiave che chiude tutte le porte a questa violazione dei diritti umani. L'Unione europea dovrebbe adottare un approccio complessivo che coinvolga le comunità interessate, per garantire che le bambine siano protette e le loro famiglie non siano colpite dallo stigma", ha dichiarato Christine Loudes, direttrice della Campagna europea END FGM, per porre fine alle mutilazioni dei genitali femminili, promossa da Amnesty International.

La violenza contro le donne, di cui le mutilazioni dei genitali femminili sono uno dei più gravi esempi, è un fenomeno sistematico e molto diffuso. Quasi ogni donna nell'Unione europea subirà qualche forma di violenza durante la sua vita, una su cinque sarà vittima di violenza domestica, una su 10 verrà stuprata o costretta a compiere atti sessuali.



Nel settembre 2010, la Commissione europea ha presentato una strategia d'azione per combattere la violenza contro le donne nell'ambito della sua strategia per promuovere l'uguaglianza di genere. La Commissione europea ha promesso di "adottare una strategia a livello europeo per combattere la violenza contro le donne, compresa la pratica della mutilazioni dei genitali femminili" - Visualizza -
La Convenzione del Consiglio d'Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica è stata firmata da 18 stati ma finora non ha avuto alcuna ratifica - Guarda la Convenzione -

Le mutilazioni dei genitali femminili sono una violazione dei diritti umani che colpisce ogni giorno nel mondo 8.000 (ottomila) donne. L'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere ha lanciato uno studio per raccogliere dati sulla pratica delle mutilazioni dei genitali femminili nell'Unione europea, i cui risultati sono attesi nel 2013.
Nel 2010, la Campagna europea END FGM, per porre fine alle mutilazioni dei genitali femminili, promossa da Amnesty International, ha lanciato una strategia in cui pone alle istituzioni e agli stati membri dell'Unione europea una serie di richieste per porre fine alle mutilazioni dei genitali femminili.


Pregiudizi alla base delle Mutilazioni Genitali Femminili (Infibulazione)

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni: 
Ragioni sessuali: soggiogare o ridurre la sessualità femminile. 
Ragioni sociologiche: es. iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità. 
Ragioni igieniche ed estetiche: in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità. 
Ragioni sanitarie: si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino.  
Ragioni religiose: molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano).