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01 novembre 2017

La Vita dopo la morte nella cultura animista dell'Africa occidentale

Le religioni tradizionali africane si trasmettono per lo più in forma verbale e non scritta, insegnano che le anime dei morti continuano a intervenire nella vita dei viventi sotto forma di "spiriti"


Solitamente i fedeli delle popolazioni animiste dell'Africa occidentale credono che l'individuo vivente sia formato da vari elementi, corpo, forza vitale ed anima. Tre "elementi" che si separano al momento della morte.

Questi tre elementi sono strettamente legati tra loro. L'anima solitamente viene individuata come elemento eterno, che sopravvive agli altri due elementi. L'anima viene descritta inoltre come "indipendente dal corpo" a tal punto che, per alcune culture africane, può lasciarlo anche durante la vita dell'individuo senza che si parli di morte fisica. Nelle religioni africane l'anima viene descritta con aspetto umano o mezzo animale.

Le concezioni sul destino dell'anima dopo la morte fisica differiscono talvolta a seconda delle popolazioni e delle zone africane in cui si pratica il culto. Per alcuni i defunti raggiungono le anime degli antenati nella città sotterranea dei morti, chi invece muore all'improvviso o per gravi ferite va in cielo.

In generale tutti i vari culti della religione animista credono nella sopravvivenza dell'anima anche se in forme diverse che vanno da uno stato similmente umano a quello di fantasma. È importante dire che in tutti i casi, non viene mai meno la fede che tali anime possano lasciare le loro dimore dell'aldilà per entrare in contatto ed influire sulla vita dei viventi sulla terra.

Per alcune culture africane esiste un luogo dove vivono le anime. Qui la "madre degli spiriti" decide chi e quando mandare anime nella terra dei vivi dopo aver insegnato loro le regole di comportamento umane. Spesso proprio il destino in vita è legato a quello che è successo nel viaggio dal mondo delle anime al mondo degli esseri umani.

La morte, per la cultura animista, fa parte delle cose "destinate ad accadere" anche se rappresenta la perdita dei legami più cari e fa pensare all'ignoto. Il cadavere non mette paura, viene lavato e preparato con cura e coperto di tante stoffe offerte dai conoscenti e dai parenti in segno di amicizia e affetto. Alla fine la morte è accettata con un certo senso di realismo, come qualcosa che è accaduto e a cui non vale la pena di opporsi con inutili paure o atteggiamenti negativi.

Il fedele africano animista sa che il mondo dell’aldilà esiste. La tradizione gli ha sempre insegnato che dopo la morte c’è un luogo dove le anime si radunano.

Ogni popolo africano e tribù dell'Africa Sub-Sahariana, oltre che al proprio credo, ha le sue divinità e i suoi riti religiosi. L'africano percepisce che intorno a lui (il mondo reale) tutto è vivo, tutto ha uno spirito o un'anima, perfino le pietre e gli alberi, i fiumi, i monti, la natura in generale, ed è per questo si parla di animismo o di religione animista.

Anche gli uomini hanno uno spirito che non muore, ma rinasce in altri uomini oppure nelle forme viventi della natura.

Nell'entrare nel mondo dei defunti le anime sono sottoposte ad una specie di giudizio di cui si incaricano gli stessi antenati defunti.
  • Se il "giudizio" è negativo (vengono giudicate le azioni e la vita del defunto mentre era in vita) l'anima dovrà essere distrutta con il fuoco. In tal senso l'annientamento dell'anima, per un individuo, rappresenta la peggior sorte ultraterrena.
  • Se, al contrario, il "giudizio" sarà positivo l'anima del defunto andrà in cielo, se la morte è stata violenta o improvvisa, oppure raggiungerà le anime degli antenati nella città sotterranea dei morti. Quando il giudizio è positivo l'anima può ambire a ritornare nel mondo dei viventi. Sarà "la madre degli spiriti" ad addestrare l'anima del defunto perché possa fare il viaggio di ritorno verso il mondo dei viventi. Non necessariamente sarà reincarnata nel corpo di una persona, ma la reincarnazione potrebbe avvenire sotto forma di un albero, di una pianta, di un animale, o di un semplice sasso.
La Luna disse agli uomini
"Come io muoio, e morendo vivo;
così anche voi morirete, e morendo vivrete"



Articolo a cura di
Maris Davis

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21 aprile 2017

06 Il Woodoo nella vita africana

La pratica del Vodun incominciò a permeare la vita di tutti i giorni della gente che la esercitava. Non c’è nessuna decisione presa nella vita quotidiana che lo escluda. Tutte le soluzioni alle difficoltà della vita possono essere trovate nelle pratiche "Woodoo"


Alcuni casi pratici. Una coppia che non riusciva a concepire un bambino non ha esitato a ricorrere a Vodun per fare la richiesta. Nello stesso registro, possiamo trovare una persona che sta cercando lavoro, una sposa che prova a migliorare lei stessa o la sua situazione sociale. Nel settore privato o nel pubblico ci si rivolge alle entità del Woodoo per trovare soluzioni. Nessun atto della vita di tutti i giorni può avvenire nel nostro ambiente per caso, esso va integrato in un processo generale che segue la percezione del mondo da parte la gente che pratica il Woodoo.

Sarebbe molto difficile da capire il Vodun ed i suoi adepti se uno non lo si considera nel suo contesto, nel suo ambiente per vedere come viene vissuto e praticato. Soltanto in un quarto di secolo, sono stati fatti dei cambiamenti profondi a questo fenomeno, cambiamenti dovuti ad un certo numero di situazioni socio-economiche che hanno interferito negativamente sui valori dell’etica e sulla moralità di alcuni seguaci e sacerdoti del Woodoo.

Essi hanno abbandonato completamente le linee guida di riferimento che sono l’essenza di Vodun. Si sono impegolati in operazioni sporche e malsane, influenzati da determinate forze, che nuocciono al modello fisico della società umana. Proiettano un modello che è l’antitesi del modello mantenuto e difeso in molti secoli. È espressione di leggerezza, di facile guadagno che apre la porta a tutte le forme di criminalità e involgarisce l’umanità.

Così stiamo assistendo all'emergere di una nuova classe di sacerdoti e seguaci del Woodoo che ostentano la loro opulenza ed i loro beni materiali sotto il sole, ma che sono visti come criminali e sono temuti e bisogna stare attenti ad avere a che fare con loro. 

Contrariamente a questa tendenza, fortunatamente ci sono ancora tantissimi sacerdoti che rimangono molto rispettosi dei principi cardinali del Woodoo e che ancora vivono in perfetta armonia con il loro ambiente e sono molto contenti malgrado la vita molto sobria che conducono. Detengono ancora la fiducia della loro gente, sono rispettati e molto richiesti. La tentazione è molto forte per coloro che hanno scelto di essere fedeli alla visione e di abbandonare gli usi diversi delle forze Woodoo disponibili e semplicemente alla loro portata che darebbero loro l’opportunità di diventare ricchi molto rapidamente e facilmente. Non la fanno a causa di un vincolo contrattuale, un giuramento che hanno fatto.

Questa forza di carattere ed il rispetto per l’impegno fatto mantenuto da questi "sacerdoti" rispettosi dei culti tradizionali ci porta a chiedere per quanto tempo resisteranno. Oggi stiamo assistendo ad un aumento nel costo della vita con una inarrestabile svalutazione dei valori monetari che porta ad un’acquisizione molto difficile dei beni di consumo e dei prodotti di prima necessità, tutto viene discusso in termini di sostegno.

Questa situazione, in un modo o nell'altro, va ad influenzare il comportamento, ma in che misura o quanto in profondità, soltanto il tempo ci darà la risposta. Ma quasi certamente, ci sarà sempre gente che resiste e resterà sempre fedele alle pratiche tradizioni del vero "Woodoo". Se il Vodun è sopravvissuto nonostante tutte le catastrofi umane accadute finora in Africa, vale a dire la colonizzazione e specialmente la schiavitù e tutti le relative conseguenze, non si vede che cosa possa avere ancora effetto su questa religione al punto da subire la perdita dei suoi valori originari.

I rischi di alcune alterazioni tuttavia sono ancora presenti, ma i mezzi e le possibilità per contenere e combattere queste forze esistono ancora. Malgrado la sua esistenza e resistenza nel tempo, il Woodoo rimane sconosciuto in molte parti del mondo.


Ci sono alcune pratiche destinate ad agire sulle persone da vicino e da lontano tramite meccanismi nascosti. Queste pratiche sono ben controllate dagli adepti di vari livelli, soprattutto da quelli che guidano il culto. Essi sono quotidianamente alla ricerca di tutte le forme di controllo sopra la natura tramite la conoscenza delle qualità delle piante e degli elementi di fauna selvatica.

Per essere più efficaci nei rituali, utilizzano anche ossa animali, capelli umani o unghie. Gli esseri viventi che vengono richiamati con questi elementi dipendono dalla persona dalla quale sono stati presi, dal momento che le unghie ed i capelli rappresentano l’intera persona nella credenza Woodoo. I sacerdoti di Vodun possono dominare queste forze medicinali e spirituali. Ma questa capacità ora è usata da coloro che usano le pratiche Woodoo per far danni e per guadagnare denaro facile.

(Continua, 06/14)
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Maris Davis

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29 marzo 2017

05 Rapporti tra Chiesa Cattolica e Woodoo

Il voodoo è una religione tradizionale proveniente dall’Africa occidentale, molto antica e imbevuta di magia naturale e spiritualità. È seguita da circa 30 milioni di persone


Il woodoo (una parola che nella lingua delle tribù provenienti dalla costa atlantica dell’Africa significa “spirito del serpente) è una forma di religione tradizionale, praticata diffusamente al giorno d’oggi in Nigeria, Benin, Togo e Ghana e in parte in Paesi come l’Angola e la Repubblica democratica del Congo.

Seguita da circa 30 milioni di persone è una religione riconosciuta ufficialmente in Benin dal 1996. Secondo quanto ha spiegato ad Aleteia, José Luis Vázquez Borau, dottore in Filosofia e Teologia, nonché membro della RIES (Rete Latinoamericana per lo Studio delle Sette), è una delle religioni più antiche al mondo, che affonda le proprie radici nelle religioni neolitiche.

Nel sistema di credenze del woodoo esiste un dio supremo creatore (Mawu o Nana Buluku), infinitamente buono, ma che non ha alcun contatto con le sue creature e al quale non si deve rendere culto. Lo spazio tra il creatore e gli uomini, tuttavia, non è vuoto, ma pullula di divinità (loa o orisha) distinte gerarchicamente, buone e cattive, che devono essere adorate.

I sacerdoti o “mediatori hanno il compito di invocare i "loa" affinché si manifestino attraverso la possessione di un essere umano. Questa possessione si ottiene mediante rituali collegati a sacrifici, e soprattutto alla danza frenetica e al ritmo dei tamburi, che fa piombare la persona in una specie di estasi o trance, con cui si manifesta la divinità.

Il woodoo non cerca la salvezza delle anime, quanto il raggiungimento, attraverso l’intervento dei "loa", di una soluzione immediata a problemi quotidiani. Il woodoo non propone dogmi, né ha testi sacri. Il suo scopo è orientare i propri seguaci a un equilibrio tra il naturale e il soprannaturale, così come tra le forze del bene e del male nella vita quotidiana. I loa aiutano le persone, ma in cambio le vincolano a rispettare alcuni impegni. In particolare, si tratta di mantenere la coesione morale della comunità o tribù che pratica il woodoo.

L’immaginario dominante legato al woodoo è frutto del processo di sincretismo con il cristianesimo, e anche con il satanismo e la stregoneria, originato dal contatto con la religione degli schiavi neri portati in America

Il woodoo africano varia a seconda della tribù di appartenenza e differisce in maniera sostanziale dal woodoo maggiormente conosciuto oggi (e che il cinema ha contribuito a rendere popolare) e frutto della deportazione forzata di centinaia di migliaia di schiavi dalle regioni in cui si praticava.

Giungendo in Paesi cristiani, questi schiavi abbracciarono il cristianesimo, ma la maggior parte di loro continuò a praticare i riti ancestrali, applicandovi sopra una “vernice” cristiana e collegandoli al dolore e alla sofferenza provocati dalla condizione di schiavitù. Ciò diede origine a un sincretismo religioso oggi ampiamente praticato in America Latina e nei Caraibi, come la santeria, il candomblé o anche a un approccio di tipo satanico, l’hoodoo.

Ad Haiti, alcuni stregoni affermano di riuscire a riportare in vita i morti attraverso rituali magici per trasformarli in loro schiavi (zombi). In realtà, si tratta di persone alle quali viene provocato uno stato catalettico attraverso la somministrazione di potenti droghe. Tuttavia questo tipo di pratiche è del tutto sconosciuto al woodoo africano.

Così come la Chiesa Cattolica incoraggia l’inculturazione dei valori che si trovano nelle religioni tradizionali africane e nelle culture, allo stesso modo riconosce degli aspetti positivi nel woodoo

A 150 anni dall'evangelizzazione del Benin ad opera della Società delle Missioni Africane di Lione, nel Paese molti fedeli che si sono convertiti a Cristo non si sono del tutto allontanati dagli antichi culti legati alle Religioni Tradizionali Africane (RTA). E quindi, anche se permangono alcuni pregiudizi negativi alimentati dai primi missionari cristiani provenienti dall'emisfero nord, le RTA, oltre ad essere studiate nelle università, nei seminari maggiori e minori ma anche nelle scuole cattoliche, costituiscono il contesto religioso e culturale nel quale si muovono molti cristiani africani.

Il dialogo della Chiesa Cattolica con il woodoo si inserisce nel contesto più ampio delle relazioni con le RTA, che nel loro insieme riuniscono nel continente nero approssimativamente 90 milioni di seguaci e costituiscono l’insieme delle religioni praticate dai popoli africani sin dall'alba dei tempi.

Le RTA sono depositarie di un ricco bagaglio di spiritualità che comprende un corpus di credenze, un codice di moralità, un insieme di rituali per entrare in contatto con gli spiriti buoni e cattivi e rendere culto agli antenati. Ogni gesto nella vita di un africano, dalla culla alla tomba, è infatti permeato dalla religione. Dio riveste un’importanza tangibile nella vita pratica degli africani, perché non vi è separazione tra sacro e profano, materiale e immateriale.

È stato Papa Paolo VI, il primo successore di Pietro a mettere piede sul suolo dell’Africa Sub-Sahariana, a parlare della gloriosa cultura africana già nella sua prima enciclica Ecclesiam Suam (1964), mentre nell’Africae Terrarum (1967) ha evidenziato gli aspetti preziosi della mentalità africana che la Chiesa apprezza e rispetta. L’allora Segretariato vaticano per i non cristiani (divenuto in seguito Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso) ha pubblicato nel 1968 un volume intitolato “Meeting the African Religions”, nel quale analizzava vari aspetti delle RTA, tra cui il loro ruolo nel plasmare la mentalità e le credenze delle persone.

Durante un incontro con i capi woodoo in Benin, nel febbraio del 1993, fu Giovanni Paolo II a riconoscere il forte legame che unisce i seguaci del woodoo alle tradizioni tramandate dai loro antenati e ad evidenziare che “è legittimo essere riconoscenti verso i più anziani che vi hanno trasmesso il senso del sacro, la fede in un Dio unico e buono, il gusto della celebrazione, la considerazione per la vita morale e l’armonia nella società

Il dialogo tra la Chiesa Cattolica e il woodoo, incentrato in particolare sullo sviluppo umano integrale, si scontra a volte su elementi difficilmente conciliabili

In occasione del suo viaggio pastorale in Benin nel 1993 Giovanni Paolo II disse che il dialogo con il woodoo “non è rivolto soltanto ai valori del passato e del presente, ma implica la collaborazione allo scopo di difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà” (Nostra aetate, 3)

Nel documentoAttenzione Pastorale alle Religioni Tradizionali”, del 1993, è stato indicato che il dialogo con quanti aderiscono alle religioni tradizionali e non desiderano ancora diventare cristiani “deve essere intrapreso nel senso ordinario di incontro, comprensione reciproca, rispetto, scoperta dei semi del Verbo in questa religione, e ricerca congiunta della volontà di Dio

Tra le religioni tradizionali africane, il woodoo è una delle meglio organizzate e strutturate, eppure le occasioni di dialogo stentano a partire. Permangono inoltre elementi non facilmente conciliabili, come i casi di rapimenti di cristiani per iniziazioni forzate al woodoo. Inoltre molti fedeli che si sono convertiti a Cristo non hanno abbandonato del tutto gli antichi culti legati alle religioni tradizionali, andando incontro spesso ad un pericoloso sincretismo.

Una indagine approfondita e accurata delle religioni tradizionali africane aiuterebbe ancora di più il dialogo e la necessaria distinzione tra l’aspetto culturale e la stregoneria

Gli elementi segreti, la mancanza di un contatto aperto, l’ambiguità e l’assenza di strutture in alcune religioni tradizionali africane complicano il dialogo con la Chiesa cattolica. In questo senso la "II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi", svoltasi in Vaticano nell'ottobre del 2009 sul tema “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”, ha incoraggiato una qualificata e completa ricerca scientifica delle RTA e delle culture, in modo da studiare la stregoneria e l’occultismo alla luce della fede e della ragione per liberare gli africani da questa piaga attraverso programmi pastorali ad hoc.

Nella esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Africae munus (2011), si sottolinea infatti che all'interno delle religioni tradizionali “la stregoneria conosce ai giorni nostri una certa recrudescenza. Rinascono paure che creano legami di soggezione paralizzanti. Le preoccupazioni riguardanti la salute, il benessere, i bambini, il clima, la protezione contro gli spiriti malvagi, portano di quando in quando a ricorrere a pratiche delle religioni tradizionali africane che sono in disaccordo con l’insegnamento cristiano

Ecco quindi, prosegue il documento, che “il problema della ‘doppia appartenenza’ al cristianesimo e alle religioni tradizionali africane rimane una sfida. Per la Chiesa che è in Africa è necessario guidare le persone alla scoperta della pienezza dei valori del Vangelo, mediante una catechesi ed un’inculturazione profonde. È opportuno determinare il significato profondo di tali pratiche di stregoneria identificando le implicazioni teologiche, sociali e pastorali veicolate da questo flagello

In ogni caso, come indicato dall'esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa (1995), “un dialogo sereno e prudente potrà, da una parte, garantire da influssi negativi che condizionano il modo di vivere di molti cattolici e, dall'altra, assicurare l’assimilazione di valori positivi quali la credenza in un Essere Supremo, Eterno, Creatore, Provvidente e giusto Giudice che ben s’armonizzano col contenuto della fede cattolica

Diversi missionari cattolici che operano in Benin hanno condiviso con Aleteia le difficoltà che si trovano ad affrontare nella “terra del woodoo

Suor Andréa Dah Nifabom, una religiosa burkinabè che ha trascorso 5 anni in Benin, ha detto che “il cristiano beninese in generale e, in particolare, quello del sud del Benin, vive in un ambiente fortemente influenzato dalla religione tradizionale. Un aspetto questo che aumenta la tendenza al sincretismo. È anche veramente allarmante e scandaloso constatare l’ambivalenza di fede tra i nostri fratelli cattolici. Questo comportamento si spiega alla luce della mentalità secondo cui la religione cattolica viene considerata una religione importata dai bianchi. Una volta, a Ouidah, una città storica del paese, situata a circa trenta chilometri da Cotonou, un cristiano all'uscita dalla messa ha detto: ‘Abbiamo finito dai bianchi andiamo a quella dei neri’. In altre parole, i cristiani vanno in chiesa e allo stesso tempo partecipano al culto del woodoo. In soggiorno hanno le immagini e la statua della Vergine María, il crocifisso accanto ad amuleti e rappresentazioni del woodoo

Paul Bohissou, esperto di problematiche legate al woodoo e di cultura beninese, ha affermato che “alcuni cattolici seguono il woodoo ma anche molti seguaci del woodoo seguono il cattolicesimo. Questi, una volta convertiti, si vincolano a Cristo a immagine di Saulo che una volta convertito è diventato Paolo. Il sincretismo è un grosso pericolo per noi neri africani. Diverse leggi del woodoo proibiscono queste pratiche così che coloro che le seguono perdono il buon nome. Un detto di Abomey, una zona di cultura fon (nel centro del Benin), recita: ‘woodoun we no dou we do medekpo ta a‘ (due feticci non possono oppure non amano danzare simultaneamente nella stessa persona)

Per padre Saturnin Comlan Pognon, comboniano: “il beninese, come tutti gli africani in generale, crede in un Dio onnipotente creatore del cielo e della terra, ma questo Dio si trova lontano. E non potendo essere raggiunto, ha creato degli intermediari che sono i woodooun. I woodooun sono la risposta dell’uomo beninese ai numerosi interrogativi sul mondo e la sua origine, la morte, il tuono, il mare e ciò che esso contiene. Il woodoo costituisce pertanto un mezzo attraverso il quale l’uomo beninese comunica con il suo Dio. È pertanto comprensibile che alcuni cattolici, non trovando per esempio risposte ai problemi che devono affrontare, come la stregoneria, si rivolgano alla religione tradizionale

Sempre secondo padre Saturnin Comlan Pognon, “in alcuni villaggi sopravvive ancora questo fenomeno del sequestro, soprattutto di cristiani, benché tenda a diminuire. E rappresenta a volte un punto di conflitto tra entrambe le religioni. Come si sa, nella pratica del woodoo esiste quello che si chiama ‘il diritto di trasmissione’, e quindi una ‘woodounsi‘ o ‘avossé‘ (letteralmente moglie del woodooun o sposa del woodooun), deve trasmetterlo ad un figlio, una figlia, un figlio piccolo o una figlia piccola, prima di morire. E se non si trova quella persona o se i genitori sono in disaccordo su chi deve assicurare questa trasmissione, ecco allora che avvengono i sequestri. Attualmente si dice che il fenomeno è diventato molto più raro per il fatto che nessuno vuole lasciare suo figlio andare per quella strada, soprattutto perché le ‘woodoounsi‘ non sono scolarizzate

Per l’Abbè Charles Whannou, già rettore del “Grand Séminaire Saint Gall” di Ouidah (Benin) e attualmente direttore del Centro CERAO di pastorale e missione (Abidjan), in Benin: “si percepisce un vincolo molto forte tra il cultuale e il culturale. Gli stranieri affezionati a certi stereotipi ignorano che le religioni tradizionali comportano valori di civiltà ed educazione. E l’inculturazione e il dialogo con la cultura africana permettono di condurre a Cristo

Al di là dei sincretismi, vi sono anche ambiti in cui entrambe le religioni sono fortemente impegnate. Ad esempio, il woodoo ha come imperativi etici la salvaguardia dell’ambiente e l’amore per le persone con handicap fisici o mentali in quanto espressione del divino. Su queste tematiche, l’Abbè Whannou ha però precisato: “La protezione dell’ecosistema ci preoccupa a volte per ragioni differenti. Rispetto alle persone con handicap, il dialogo non è tanto facile. La Chiesa, per rispetto a tutte le creature umane, lotta con le sue strutture di beneficenza, per salvare le vite minacciate dalla tenacia di alcuni superstizioni. Effettivamente sono questioni molto sensibili

In generale in Benin, il cattolicesimo e le religioni tradizionali africane (RTA), non sono in competizione né sono avversari. Al contrario, cercano di collaborare, come vollero anche i primi grandi missionari, come mons. François Steinmetz, il primo vicario apostolico di Ouidah. Bisogna riconoscere, però, che i cattolici hanno una maggiore capacità di dialogo e una maggiore apertura.

Le iniziazioni che consacrano al culto delle religioni tradizionali africane non si fanno per vocazione così come noi le intendiamo. Non è una chiamata alla quale si risponde liberamente. Tutti quelli che sono devoti sono presi con la forza. Devono appartenere alla famiglia di nascita, o per integrazione. Così, a volte si prendono i battezzati. In questo senso non si rispettano i diritti del bambino, poiché il bambino è obbligato a ubbidire in tutto ai suoi genitori, secondo il 4º comandamento di Dio (Onora il Padre e la Madre) che persino i non cristiani sanno evocare in casi di questo tipo.

Spesso l’autorità religiosa interviene per far rispettare il diritto del bambino e di ogni persona ad aderire alla religione da lui scelta senza che gli venga imposta. A volte è necessario far intervenire le forze dell’ordine o la giustizia, per facilitare il dialogo. Per i maggiorenni risulta più facile uscire rispetto ai più giovani. In questo caso, la Chiesa fornisce un aiuto allontanando la persona presa di mira, affinché rimanga fuori dalla portata dei sequestratori. Tuttavia questi sequestri sono sempre più rari, a causa del progresso della fede, dell’evoluzione delle mentalità, e soprattutto della maggiore scolarizzazione.

Trokosi, le schiave del Dio. Il nome in lingua ewe è "Trokosi", che significa "vergini" (Kosi) e del "dio" (Tro). Secondo una traduzione più corretta e certamente più veritiera è "schiave del Dio". Una situazione tremenda in cui si trovano queste bambine, una situazione di sfruttamento sessuale e non solo.

È una pratica che comporta l'offerta di giovani ragazze, a volte bambine, ai sacerdoti dei culti tradizionali (woodoo), da parte delle famiglie con la speranza di espiare colpe, reali o presunte, quasi sempre frutto di comportamenti tenuti da membri maschili della famiglia stessa. Spesso la famiglia non è a conoscenza del crimine commesso finché non si abbattono su di essa varie sciagure, interpretate come punizioni divine. L'offerta delle ragazze al sacerdote "serve" ad espiare la colpa.


Le Trokosi sono disgraziate bambine che vengono promesse al tempio in riparazione di colpe commesse da qualcuno dei familiari: furto, omicidio, stregoneria, oppure accoppiamento proibito con bambine o Trokosi che il sacerdote non ha ancora deflorato.


Una pratica terribile che persiste anche oggi in alcune zone remote del Ghana.

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Maris Davis

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28 febbraio 2017

04 Il Woodoo e i contatti con il Cattolicesimo

Pur essendo due religioni diverse esistono dei legami fra il "Woodoo" e Dio che sono visibili perfettamente nell'adattamento della chiesa cattolica alla lingua Fon del Vodun.


Effettivamente la chiesa cattolica era penetrata nel regno di Danxome (attuale Benin) durante il regno del quarto re Agaja (1708-1740), definito da alcuni il conquistatore. Quando al sovrano arrivarono informazioni sulla religione cattolica, lui la descrisse come pacifica e nobile. Così dietro suo ordine e su richiesta dei missionari cattolici egli concesse uno spazio per costruire la loro chiesa.

Alla conclusione di questa impresa, il re chiese loro quale fosse il loro simbolo, che indicasse il riconoscimento della religione cattolica. I missionari risposero la croce. Solo che fu costruita la croce sul tetto della chiesa, secondo l’esigenza di avere un simbolo della religione del regno, il Re disse che prima (la nuova Chiesa) era una zucca chiusa e avrebbe ordinato a tutta la sua gente di entrare in questo nuovo edificio religioso senza timore, perché c’era un po’ di bianco in cima, come all’interno della bandiera della religione woodoo di Danxome.

Tutta questa storia ha portato alla costruzione dell’altare portatile denominato “Asen Fongbe” o “Sinuka” che si può vedere ancora oggi al museo centrale del palazzo reale di Abomey nel Benin (patrimonio dell’umanità dell’UNSECO)

Ne seguì un adattamento linguistico del Cattolicesimo al vocabolario “woodoo
Espressione woodoo Francese Inglese Cattolici del Benin Italiano
Vodun non ou Yehwe
non
Prêtre,
Curé, Abbé
Priest, Reverend Yehwe non Sacerdote
Yehwe non Ange, Saint Esprit Holy Spirit Yehwe Angelo, Spirito Santo
De Prière Prayer De, Yehwexixa Preghiera
Vo, Vosisa Sacrifice, Off
rande, Culte
Sacrifice Offering,
Worship
Vo, Vosisa Sacrificio, offerta,
dono
Vosisa Culte Worship Vosisa Ceriminia religiosa
Mawu lissa Dieu God Mawu, Manwu Divinità,
Dio

Questo vocabolario in uso ancora oggi è stato arricchito, oltre che dalla religione cattolica stessa, da un nuovo movimento religioso di inculturazione denominato "Sillon Noir", che è stato un di movimento di evangelizzazione cristiano, fondato dal vescovo cattolico del Benin Barthélemy Adoukonou negli anni '80.


Woodoo è uno spirito, un’emanazione di Dio su scala ridotta. Per il momento, si può confermare che la pratica di "woodoo" si basa sugli stessi principi di tutte le religioni. Il woodoo, a tutti gli effetti, è una religione come qualsiasi altra.

C’è persino una struttura del clero di Woodoo, ci sono rapporti fra
  • il convento (Hunkpame),
  • il tempio (Hunxo o Vodunxo),
  • il seguace posseduto (Vodundo asita),
  • il seguace semplice (Vodunsi),
  • ed il laico (fedele singolo)
(Continua, 04/14)
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Maris Davis

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16 febbraio 2017

03 Woodoo, le origini nel Regno di Danxomè

Continuiamo lo studio di questa pratica che ha molta influenza nella tratta delle nigeriane in Europa.


Abbiamo nel regno di “Danxomè” in Benin, parecchie grandi famiglie di “Woodoo” con i loro derivati. Non si può parlare di “Woodoo” nel “Danxomè” (l'attuale Benin) senza accennare al “Fa”, per tutto il lavoro fatto su questa divinazione entrata nel “Danxomè” da Ifè, città della Nigeria. Una volta nel “Danxomè”, è stata adottata e ritoccata (dalla popolazione), il che ha incoraggiato la gente del Benin a differenziare le due tecniche, cioè i pazienti “Fa” ed i pazienti Yoruba Fon nei seguenti termini: “Anago Fa” (fa Nago, Yoruba) e “Fon Fa” (Fa di Fon).

Quello che va notato è che senza il “Fa”, “Woodoo” non avrebbe mai potuto avere un’esistenza autoritaria reale. Per capire: il Fa è basato su due elementi fondamentali che sono la divinità “Legba” e la divinità “Minon-nan” abbreviata in “Nan”. La prima forma di identificazione per le entità “Woodoo” è il vaso di terra, di argilla cotta. Per gli adepti, basta vedere un vaso di terracotta e la sua forma per dirci automaticamente a quale entità appartiene, se quel vaso verrà disposto in un tempio oppure no.

Abbiamo altre forme di rappresentazione “Woodoo quali le sculture di legno chiamate “Fon gbe: bochio che in questa lingua significa “cadavere”. Un “Woodoo” può anche vivere in una pietra o in un mucchio di pietre. La differenza fra queste ultime forme ed i vasi di terra o tazze di argilla è che soltanto coloro che hanno in carico la gestione di queste entità possono dire quale entità andava ad incarnarsi nel legno intagliato, nella pietra o nei mucchi di pietre o in altri oggetti. Qualsiasi oggetto utilizzato nella pratica “Woodoo” è ufficialmente considerato “Woodoo. Così anche i beni usati dal fedele “Woodoo” sono considerato tali (effetti personali, monili, strumenti musicali, ecc..)

Effettivamente nessun essere vivente ha mai visto Dio né lui può essere visto, ma l’uomo vede Dio attraverso quello che Lui ha creato

Quindi, la religione “Woodoo” insegna il rispetto per tutto ciò che è divino, per le creature compreso l’uomo nelle sue dimensioni infinite, perché quando muore ritorna al mondo di Dio, che è infinito. L’incapacità di raggiungere Dio la si può percepire attraverso questi lavori, che per il fedele “Woodoo” diventano una parte vivente di sé.

Woodoo” non potrebbe avere forza senza Dio

Questa parte, o soffio di Dio, che si esprime attraverso il suo lavoro come spirito è denominato “Woodoo” fra la gente “Fon” dell’Africa occidentale, che è il maggiore diminutivo di “Yehwe-vodun. Contrariamente a quanto si pensa comunemente del fedele “Woodoo”, sono più credenti di molti altri perché tutte le entità “Woodoo” sono soggette all'autorità ed alla volontà di un essere supremo. Seguendo le stesse linee, qualsiasi invocazione di “Woodoo” termina con l’invocazione di Dio, il creatore dell’universo.

(Continua, 03/14)
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Maris Davis

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31 gennaio 2017

02 Introduzione al Woodoo

Introduzione allo studio del woodoo, parte integrante della cultura animista dell'Africa sub-sahariana occidentale, e che ha molta influenza nella tratta delle ragazze nigeriane verso l'Europa.

Attualmente non è più un segreto per nessuno che la pratica del “Vodun” sia ormai una realtà inconfutabile in tutto in mondo, ma sulla sua pratica, a torto o a ragione, si mantiene ancora una visione confusa. Al woodoo (o Vodun) si guarda spesso tramite l’esame delle sue cadute specialmente quelle puramente negative, mentre per i neri, in generale, e per il popolo Fon del Benin, in particolare, è qualcos'altro.

Origini e pratiche contemporanee
Il woodoo, come tutte le religioni, è una risposta alle tre domande fondamentali che si pongono tutti gli esseri umani, a prescindere dal colore della pelle e da dove vivono sulla terra:
Chi siamo
Dove siamo
Da dove veniamo


Non trovando una risposta definitiva, la gente del golfo di Guinea ha pensato che ci dovesse essere una forza soprannaturale che era responsabile dell’esistenza di tutti gli elementi che ci circondano e quindi, anche di noi. Questo ragionamento ci conduce a credere che ci sia una forza di energia che si manifesta attraverso questi elementi fisici da cui noi riceviamo l’alito “di Dio”, o qualsiasi altro termine usato per indicare questa "energia invisibile ma potente"

Woodoo (per gli africani che lo praticano) è l’espressione di un concetto di vita, una filosofia, un’espressione di potere spirituale, in poche parole il potere di una mente trasformata che può comprendere tutte le meraviglie dell’umanità (terra, cielo, foreste, oceani, stelle, montagne ecc.)

Secondo la “visione” di Fon Danxomè (un modo per indicare l'antica tradizione orale del Benin), questa pratica ci è stata mutuata da civiltà antiche, molto più antiche di quanto si pensi, in Oyo Yoruba (un Dio), che è stato poi ridisegnato e migliorato in tempo per dare all'uomo quello che noi ora chiamiamo “Woodoo” e non “Orisha”, che per gli Yoruba (popolo della Nigeria sud-occidentale) è la stessa cosa, ed è anche la religione della civiltà Ashanti del Ghana.

Si ricorda che il regno antico di “Danxomè (corrispondente più o meno l'attuale Benin) era situato nel golfo della Guinea fra due grandi antiche civiltà, vale a dire Ashanti del Ghana e Yoruba di Ifè nella Nigeria del sud, e doveva il suo sviluppo veloce e drammatico alla sintesi di queste civiltà ed al commercio degli schiavi.

Erede delle due grandi civiltà Ashanti e Yoruba, il popolo “Aja-Fon” del regno antico di Danxomè crede che tutte le meraviglie dell’umanità siano persone, tutti esseri che hanno vissuto sulla terra, e ad un certo punto rimangono sulla terra per sempre attraverso l’esistenza del mondo stesso. Dopo la loro morte fisica, si sono trasformati e diventati invisibili. Questa riflessione ci conduce alla definizione della parola Woodoo, che è un’abbreviazione di “Yehwe-vodun o Vodon (vodun, ovvero la deformazione della parola woodoo)

Yehwe .. Ye (ombra o spirito) e Hwe (ristretto, inadeguato)

Ricapitolando, diciamo che un uomo che muore, perde qualcosa della sua entità fisica che fa cambiare la sua natura e condizione. Ha lasciato questo mondo di mortali per un mondo invisibile, dove non morirà mai. Così l’essere si separa da noi e diventa divino, un mediatore fra noi viventi e Dio il creatore. Quindi, il mondo del Yehwe-vodun (il woodoo) è un bel mondo in cui tutto è bello e magnifico. Per la religione animista è l'equivalente del "Paradiso" dei cristiani.

Significa la stessa cosa quando parliamo dello “Orisha, come viene chiamato dagli Yoruba (e da atri popoli della Nigeria del Sud), e non “woodoo”. Se nel tempo il secondo termine prende la precedenza su altre terminologie, ciò avviene a causa della disciplina nell'organizzazione del regno di “Danxomè e per il commercio di schiavi che hanno permesso a questo sistema di credenze di soppiantare l’epoca delle due grandi civiltà che lo avevano fatto nascere. Il "woodoo" è diventato “forte” attraverso un gran numero di entità differenti, allo stesso modo, il woodoo ha acquisito molte diversità quando è stato esportato dagli schiavi del Golfo di Guinea nelle Americhe oltre l’Oceano Atlantico.

Queste "molte diversità", nei secoli hanno contribuito a connotare per gli occidentali una visione prevalentemente negativa del "woodoo" alimentata anche da pratiche che non corrispondono a quelle tradizionali del "Yehwe-vodun".

(Continua, 02/14)
Questo articolo fa parte del progetto
"Il Woodoo e la Cultura Animista dell'Africa occidentale"

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Articolo di
Maris Davis

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