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27 gennaio 2014

Bambini prigionieri nelle carceri lager di Israele

Arresto indiscriminato di bambini
nei territori occupati da Israele
Se è giusto ricordare la "shoah", l'olocausto provocato dal nazismo dove morirono almeno sei milioni di ebrei, è altrettanto doveroso denunciare ciò che accade oggi nelle carceri israeliane dove bambini e donne sono incarcerati ingiustamente, senza processo e senza diritti.

Quello che sta facendo oggi Israele, in nome della sicurezza nazionale, con l'avallo complice degli Stati Uniti e di altri paesi amici, europei compresi, è esattamente la stessa identica cosa di ciò che ha fatto il nazismo nei confronti degli ebrei negli anni bui della seconda guerra mondiale. E ancora una volta il mondo intero sta chiudendo gli occhi di fronte all'olocausto palestinese.

La Palestina, in particolare la Striscia di Gaza, è essa stessa in grande campo di concentramento, un'intero popolo tenuto prigioniero da un popolo che si chiama Israele.

Sono molti gli orrori dell'occupazione israeliana della Palestina. Gli omicidi mirati, per esempio, una pratica che il governo israeliano condivide nel mondo con l'amministrazione USA, i clan mafiosi e i narcotrafficanti. Si tratta di sentenze di morte ed eseguite senza altra procedura che non sia quella di premere un grilletto, o sganciare una bomba, o spedire un aereo killer .. eventuali "effetti collaterali" giustificati anche quelli.

Bambini Prigionieri.
Ogni anno circa 700 bambini e adolescenti palestinesi vengono arrestati dall'esercito israeliano. I minori vengono interrogati in assenza di un avvocato e di un membro della famiglia. 

Un rapporto Unicef denuncia maltrattamenti "molto diffusi, sistematici e istituzionalizzati" cui sono sottoposti i minori palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane. A differenza dei loro omologhi israeliani, i bambini palestinesi non hanno diritto di essere accompagnati dai genitori durante un interrogatorio e sono raramente informati dei lori diritti.

Un recentissimo rapporto dell'Unicef, basato su oltre 400 casi documentati di detenzioni e maltrattamenti di giovani detenuti, mette in dubbio il livello di democrazia esistente in Israele.

Il rapporto conclude che: i "minori palestinesi che entrano in contatto con il sistema di detenzione militare israeliano sono sottoposti a maltrattamenti molto diffusi, sistematici e istituzionalizzati. Quanto descritto si basa sulle ripetute denunce avvenute nel corso degli ultimi dieci anni, sulle loro entità, fondatezza e persistenza" .. Tale conclusione è sostenuta anche dall'esame dei casi documentati attraverso un sistema di monitoraggio e reporting di gravi violazioni dei diritti dei bambini, così come dalle interviste condotte con avvocati israeliani e palestinesi e con bambini palestinesi.

Negli ultimi dieci anni circa 7.000 minori palestinesi di età compresa tra 12 e 17 anni sono stati arrestati, interrogati, perseguiti e incarcerati all'interno del sistema di giustizia militare israeliana. Una media di 700 bambini all'anno, due al giorno.

Descrizione tipica dell'arresto di un bambino. Una massiccia pattuglia di militari armati fino ai denti irrompe violentemente in casa nel cuore della notte svegliando tutti di soprassalto. Dopo una furiosa ricerca, spesso accompagnata da devastazioni di mobili e oggetti vari, il giovane sospetto è legato ai polsi e, gli occhi bendati, viene strappato terrorizzato alla sua famiglia. È molto giovane, spesso sui 14-16 anni di età. A volte qualcuno è arrestato nelle vie vicine a casa, nelle strade riservate ai coloni israeliani o ai posti di blocco dell'esercito israeliano all'interno della Cisgiordania.

Per alcuni dei bambini la scena è devastante, tra urla e minacce verbali, e membri della famiglia costretti a rimanere fuori casa in camicia da notte mente il giovane è portato via da casa con vaghe spiegazioni come "Viene con con noi lo portiamo più tardi", o semplicemente  che il giovane è "ricercato".

Raramente i parenti vengono informati su dove l'arrestato verrà portato, il motivo e fino a quando. Senza poter salutare i genitori né rivestirsi in modo adeguato, il bambino è caricato su una jeep, bendato, costretto a sedersi sul pavimento del veicolo e spesso colpito con calci e pugni mentre viene legato.

Il viaggio verso il luogo dell'interrogatorio può durare da un'ora a un'intera giornata e solitamente comprende delle soste in insediamenti colonici o basi militari dove il prigioniero (legato e bendato) può aspettare ore e ore o anche un giorno intero, senza cibo né acqua e senza accesso al bagno. Durante queste fermate intermedie molti bambini sono condotti davanti a personale medico che, rimosse le bende dagli occhi, magari rivolge qualche domanda sul loro stato di salute. Tuttavia, anche in presenza di evidenti segni di abusi, è molto raro che ricevano qualche attenzione medica.

L'interrogatorio. I luoghi più comuni per gli interrogatori dei bambini in Cisgiordania sono le stazioni di polizia negli insediamenti colonici di Gush Etzion e Ari'el, la prigione di Ofer e il Centro di Huwwara.

Nessun bambino è accompagnato da un avvocato o un familiare durante l'interrogatorio, nonostante l'articolo 37 comma 4 della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia preveda che "Ogni bambino privato della sua libertà abbia diritto a rapido accesso ad assistenza legale o ogni altra assistenza adeguata". Nonostante quanto affermato dallo stesso art. 37, i bambini prigionieri raramente sono informati dei loro diritti, ed in particolare non sono informati sul loro diritto di non auto-accusarsi.

Non esiste alcuna supervisione indipendente del processo dell'interrogatorio che spesso assomma intimidazioni a minacce e violenze fisiche, con il chiaro intento di costringere il bambino a confessare. I piccoli detenuti durante l'interrogatorio sono legati, in alcuni casi alla sedia su cui siedono. Questa posizione viene fatta mantenere a forza, a volte per lunghi periodi di tempo, con conseguente dolore alle mani, schiena e gambe.

Alcuni bambini sono minacciati di morte, di violenza fisica, isolamento e abusi sessuali si di loro o sui membri della loro famiglia. Alla fine dell'interrogatorio la maggior parte dei bambini ammette la "colpa" che si solito è semplicemente "lancio di sassi o pietre", devono firmare un modulo scritto in lingua ebraica, lingua che i bambini palestinesi non conoscono.

I bambini poi sono rinchiusi in celle di isolamento per un periodo da due giorni e un mese prima dell'udienza e dopo la condanna. In queste celle, secondo il rapporto dell'Unicef, sono trattati in modo crudele e disumano. L'impatto negativo della pratica dell'isolamento sul benessere psicologico di un bambino è devastante.

La gran parte dei bambini palestinesi è incarcerata e torturata
solo per aver lanciato pietre e sassi contro i soldati israeliani
L'Udienza e la Sentenza. Dopo l'interrogatorio (e dopo un periodo di isolamento) il piccolo imputato è in genere condotto davanti ad un tribunale per l'udienza. Entra in aula con manette ai polsi, catene alle caviglie e indosso l'uniforme carceraria.

Tutto questo è in contrasto con le norme minime per il trattamento dei detenuti, che prevedono di non utilizzare catene e ceppi, mentre altre forme di contenzione devono essere utilizzate solo in determinate e limitate circostanze, e comunque non sui bambini.

Il giovane incontra per la prima volta il proprio avvocato nel tribunale militare  per i minorenni e la sua custodia cautelare può essere estesa, contrariamente a quanto rescritto dalle norme interazionali fino a 188 giorni .. e non esiste alcuna possibilità di rilascio su cauzione.

Non tutti gli avvocati difensori hanno un facile accesso alla necessaria documentazione militare e alla legislazione criminale di Israele poiché non sempre disponibile in lingua araba, come invece sarebbe richiesto dal diritto internazionale. Per questo motivo gli avvocati difensori palestinesi si trovano in netto svantaggio rispetto al procuratore israeliano che istituito l'accusa, con il rischio concreto di compromettere le possibilità di un bambino accusato di ricevere un processo equo.

Infine, arriva la punizione, di solito molto severa. Due delle carceri dove la maggior parte dei bambini palestinesi sconta la pena si trovano, in violazione della Convenzione di Ginevra, all'interno di Israele, il paese occupante. In termini pratici, questo fatto rende assai difficili, e in alcuni casi impossibili, le visite dei familiari a causa dei regolamenti che vietano ai palestinesi della Cisgiordania di viaggiare all'interno di Israele e del tempo necessario per rilasciare un permesso.

Secondo l'articolo 37 comma 3 della Convenzione sui Diritti dell'infanzia, un bambino "ha diritto di mantenere i contatti con la sua famiglia per mezzo di corrispondenza e di visite, tranne che in circostanze eccezionali". La carcerazione dei piccoli prigionieri in tribunali ha su di loro ovvi effetti deleteri nel lungo termine. Tagliando fuori un bambino dalla sua famiglia, a volte per mesi, la detenzione provoca un profondo stress emotivo, oltre a violare il diritto del giovane all'istruzione.

I piccoli palestinesi accusati di reati seguono un iter giudiziario molto diverso dai loro coetanei israeliani, compresi quelli residenti negli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Mentre i primi sono processati in tribunali militari ai sensi della legislazione militare israeliana, i secondi fruiscono del diritto penale e civile israeliano che naturalmente offre loro ben maggiori garanzie.


Il video che segue è una breve intervista a We'aam Ettammimy, un bambino di 12 anni, arrestato con tutta la famiglia per aver protestato contro i coloni israeliani che si erano impossessati della fonte d'acqua sulla terra di loro proprietà.
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Conclusione. Non è la prima volta che organismi internazionali denunciano il maltrattamento di bambini palestinesi detenuti dall'esercito israeliano. Preoccupazioni in merito erano state sollevate nel luglio 2012 dalla Commissione speciale delle Nazioni Unite sulle pratiche israeliane nei territori occupati .. "Secondo le testimonianze raccolte, Israele pratica l'isolamento nel 12% dei bambini detenuti".

La commissione speciale aveva anche messo in guardia su un modello di detenzione e maltrattamenti dei bambini di più vasta portata. "Testimoni hanno riferito alla Commissione che il maltrattamento dei bambini palestinesi inizia dal momento dell'arresto". Un gran numero sono sistematicamente imprigionati. Le abitazioni dei bambini sono circondate da soldati israeliani a tarda notte, "bombe sonore" sono fatte esplodere nelle abitazioni, le porte sono abbattute, vengono sparati colpi di armi da fuoco, nessun mandato viene mostrato ai residenti. I bambini sono legati, bendati e costretti all'interno dei veicoli militari. Tutto questo descritto nel rapporto dell'Unicef.

Un rapporto di Defence for Children International (DCI) dell'aprile 2012 dal titolo "Legati, bendati e Imprigionati" rileva come, su 311 testimonianze giurate raccolte tra il 2008 e il 2012, il 75% dei detenuti palestinesi dai 12 ai 17 anni hanno subito maltrattamenti durante l'arresto, gli interrogatori e la detenzione in attesa di giudizio.

Le autorità militari israeliane devono immediatamente adottare e far rispettare le raccomandazioni dell'Unicef. I bambini palestinesi prigionieri devono essere trattati in conformità con il diritto e gli standard internazionali, con divieto assoluto di tortura e di tutte le forme di altri maltrattamenti, senza eccezioni.

Il popolo israeliano si è dimenticato di essere stato vittima dei campi di sterminio nazisti e ora utilizza le sue prigioni-lager contro i bambini e le donne della Palestina, compiendo su quei bambini le stesse atrocità commesse dai nazisti.

Tutto questo avviene in un paese, Israele, dove i bambini sono considerati una fonte di gioia, in cui la preoccupazione per il loro benessere è la massima priorità. Tutto questo accade in un paese che si considera civile, è giunta l'ora che tutto il mondo civile (compresa l'America, strenuo difensore di uno stato razzista) si mobiliti, come sa e ha saputo mobilitarsi contro gli stati "canaglia" (vedi l'Iran, vedi l'Iraq di Saddam o l'Afghanistan dei talebani, la Libia di Gheddafi).

Perché tutto questo accade a poca distanza dalle stanze da letto dove dormono i vostri figli.
(articolo ricavato da fonti e documenti Unicef)


Altri articoli da leggere e bibliografia

Israele confisca l'89% delle risorse idriche a favore dei coloni dei territori palestinesi occupati.

Le Nazioni Unite hanno denunciato Israele per aver detenuto, imprigionato e torturato bambini palestinesi.

Drammatico dossier ONU sul trattamento dei bambini palestinesi trattenuti illegalmente nelle carceri israeliane.

Le donne palestinesi detenute in Israele ricevono un trattamento disumano, negate le cure mediche, rappresentanza legale e sono costrette a vivere in condizioni miserabili, compresa la condivisione della cella con topi e scarafaggi.




Articolo curato e scritto da

Le Stragi di Innocenti che nessuno Racconta
L'Olocausto nella Striscia di Gaza

Esempio di mirata e sistematica opera di sterminio del popolo Palestinese, l'olocausto nella Striscia di Gaza, bombardata con tonnellate di bombe e devastata da esecuzioni sommarie contro civili disarmati, distruzioni di edifici civili e di edifici dell'ONU tra cui scuole rifugio di bambini.

Dei corpi delle vittime rimase ben poco, liquefatte dall'utilizzo indiscriminate di bombe al fosforo bianco (vietate dal trattato di Ginevra 1980), le cui fiamme una volta a contatto con l'ossigeno dell'aria si sviluppano fino all'esaurimento del combustibile.

Era l'operazione militare "Piombo fuso" perpetrata dall'esercito sionista che toccò i vertici di una crudeltà inaudita. Iniziata il 27 dicembre 2008 e conclusa con l'opera di macelleria e massacro di 1.440 palestinesi tra cui 318 bambini e 111 donne (oltre 5.000 i feriti), il 18 gennaio 2009.

Tutto fu messo a tacere e nessuno ne parlò più.

- Video -

10 febbraio 2012

Le Foibe e il Giorno del Ricordo.

Oggi, 10 febbraio per ricordare un periodo storico, oppure una zona di confine tra quella che fu il così detto blocco dell'Est e l'Occidente democratico e libero. Per troppi anni vittime di un eccidio dimenticato perché per troppi anni il comunista e jugoslavo Tito faceva comodo anche al democratico occidente. Si calcola che i morti furono quasi 10 mila, massacrati prima di essere "infoibati" nelle cavità carsiche dell'Istria intorno a Trieste. Oppure gettati ancora vivi in quelle caverne che furono le loro tombe.
Decine di migliaia di italiani nati italiani nell'Istria di Tito si ritrovano perseguitati da una pulizia etnica feroce e crudele, costretti alla fuga, dimenticati anche in quell'Italia che li doveva accogliere e che invece li abbandonò a se stessi. L'esodo di quelle popolazioni viene rivalutato solo in questi ultimi anni, dimenticato per decenni, e che solo ora la Storia, con la esse maiuscola, riconosce come un esodo "biblico".

10 Febbraio, il Giorno del Ricordo
(Video)


 


Articoli

I Luoghi delle Foibe


Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell'Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano "nemici del popolo". Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l'Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici,liberal democratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l'unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l'odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l'italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.

Nel febbraio del 1947 l'Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l'Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell'URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l'argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati "cittadini di serie B", e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d'altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l'occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco.

Per quasi cinquant'anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. È una ferita ancora aperta perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo. Il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Inizia oggi l'elaborazione di una delle pagine più angoscianti della storia italiana.




Articolo curato da
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27 gennaio 2012

27 Gennaio. Giornata della Memoria, per non dimenticare

ITALIA. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con legge n. 211 del 20 luglio 2000. L'Italia ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.


Il testo dell'articolo 1 della legge definisce così le finalità del Giorno della Memoria: "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati"

ORIGINE. La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (maggiormente nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.


Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005. In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando", che in italiano vuol dire unità speciale.


Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé in una "marcia della morte" tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager.

In Italia, sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.
Foto scattata da un militare americano nel cortile pieno di cadaveri del campo di concentramento della Gestapo di Dora-Mittelbau il 12 aprile 1945
I Numeri esatti dell'Olocausto sono ancora oggetto di studi e ricerche ma oggi, a distanza di 70 anni, è comunque possibile avere un'idea abbastanza precisa sul numero delle vittime
Ebrei circa 6 milioni
Prigionieri di guerra sovietici Tra i 2 e i 3 milioni
Polacchi non ebrei 1,8 - 2 milioni
Rom e Cinti Tra i 220 mila e i 500 mila
Disabili circa 250 mila
Pentecostali e altre confessioni cristiane circa mezzo milione
Massoni tra gli 80 mila e i 200 mila
Omosessuali più di 10.000
testimoni di Geova circa 5.000
Dissidenti politici tra un milione e un milione e mezzo
Slavi tra 1 milione e 2,5 milioni
TOTALE tra i 12 milioni e i
17 milioni di vittime

Una Canzone per Ricordare (Nomadi - Auschwitz)


ALTRI OLACAUSTI. Una lista incompleta degli ultimi genocidi, stermini e olocausti:
  • Arcipelago Gulag (la repressione degli oppositori in Unione Sovietica).
  • Le vittime italiane dei lager di Tito.
  • Lo sterminio degli Armeni (1915-1918). In un congresso segreto dei "Giovani Turchi", tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni residenti in Turchia. L'occasione per realizzare questo piano di sterminio si presentò con lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale allorquando le potenze europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne della Turchia. Si calcola che i morti furono più di un milione e 500 mila.
  • Il dramma dei Curdi, un popolo dimenticato.
  • Tibet (repressione cinese in Tibet).
  • Il genocidio degli Indiani d' America.
  • Cambogia (Pol Pot, i khmer rossi e il genocidio dei cambogiani). Tra il 1975 e il 1979 un quarto della popolazione della Cambogia è stata uccisa da carestia, lavoro forzato, esecuzioni e torture, prima del rovesciamento del regime da parte dell'invasione vietnamita. Si calcola che le vittime furono più di 3 milioni, la Cambogia era tornata all'età della pietra, e per la follìa di quel regime furono distrutte le case, strade, fabbriche, era abolito ogni genere di consumo, perfino l'elettricità e ogni mezzo di trasporto e di comunicazione. Il primo reporter a documentare l'eccidio fu il giornalista italiano Tiziano Terzani.
  • Rwanda (eccidio tra Utsi e Utu). Dal 6 aprile 1994 al 16 luglio 1994 vennero MASSACRATE sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati) tra 800.000 e 1.100.000 persone (Uomini, Donne e Bambini).
  • Australia (genocidio degli aborigeni per la conquista delle terre).
  • Sudan e la guerra infinita del Darfur. Il conflitto che sembrava avere una fine nel 2011 ed invece ancora in atto. Oltre 400.000 civili morti a causa di malattie e carestie, 300.000 morti a causa di "violenza e malattia" e 2.000.000 sfollati (Stima delle Nazioni Unite), 450.000 sfollati (sudanesi Stima).
  • Ucraina (Voci dal silenzio di uno sterminio all'epoca della Russia comunista).
  • Stato Islamico l'ONU ha reso noto un "report" sulle atrocità commesse nel così detto "Stato Islamico", 19.000 persone massacrate tra il 2014 e il 2015, sono soprattutto yazidi e cristiani, migliaia i "bambini soldato", migliaia le donne rese "schiave", e poi stupri di massa, distruzione di patrimoni storici e artistici. Per ciò che sta accadendo nello Stato Islamico e per quello che sta accadendo da sei anni nella mia Nigeria, le Nazioni Unite solo ora stanno parlando di "genocidio".
Leggere anche

Si deve considerare olocausto anche l'infinita guerra tra Israele e Palestina, l'eccidio di migliaia di cristiani nel nord Nigeria, la guerra di religione dei Talebani portata avanti a partire dall'Afghanistan, poi in Iraq, attualmente in Somalia e in molte altre parti del mondo.

NEGAZIONISMO. Se all'inizio il negazionismo è stato il tentativo di "negare" la Shoa con argomentazioni di carattere storico, attualmente, vista l'impossibilità di sostenere queste tesi assurde non più sostenibili dal punto di vista delle fonti (troppe testimonianze, fonti storiche e documentazioni a discapito), si è passati a negare l'evidenza apertamente, e a questo punto è solo un problema politico.

Intere nazioni come l'Iran di Mahmud Ahmadinejad e in un certo senso anche il Venezuela di Chavez, gruppi di ispirazione neo-nazista e para-fascista, sempre più siti internet e gruppi facebook, partiti politici di estrema destra con un sempre crescente seguito popolare (per esempio in Austria, Olanda e Ungheria dove alle ultime elezioni politiche hanno ottenuto più del 7% dei voti entrando così in parlamento). In Italia episodi significativi (anche ultimamente) dove emeriti professori (vedi Antonio Caracciolo e Claudio Moffa) tentano di spiegare che la Shoa è solo un'invenzione, magari spiegando che erano semplicemente dei prigionieri di guerra, oppure insegnanti che fanno cantare "Facetta nera" ai bambini delle elementari con la scusa di insegnare musica.

Se nel mondo le nazioni giustificano il negazionismo per evidenti contrasti con lo Stato di Israele, in Europa il problema è ben più serio in quanto è una cultura che si sta sempre più radicando nelle nuove generazioni che hanno vissuto sempre in un periodo di pace, non hanno vissuto la guerra vera e propria prima, né poi la guerra fredda. Infatti mai nella millenaria storia Europea non c'è stato un così prolungato periodo di pace tra le nazioni.

La Giornata della Memoria è essenziale per ricordare, ma ormai non basta più ed è necessario creare strumenti (anche legislativi) che condannino (non solo a parole, ma anche penalmente) il negazionismo

Playlist Video "La Shoah e l'Olocausto"
Contiene un documentario di 5 video sul Campo di Concentramento di Auschwitz



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Questo articolo è stato rivisto e corretto in data 26 gennaio 2016

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