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22 agosto 2017

Nazioni Unite. In Africa il 60% dei bambini vive in povertà


Alla fine, a pagare sono sempre loro, i bambini. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, 300 milioni di bambini africani sono poveri. Cioè i due terzi dei piccoli del continente, il 43% di tutti i bambini poveri del mondo.

«Queste cifre sono preoccupanti» commentano i funzionari dell’Onu. «In Africa e in Asia meridionale, l’incidenza della povertà tra i bambini è rispettivamente del 66% e del 50%, molto più elevata di qualsiasi altra parte del globo»

In 39 Paesi dell’Africa sub-sahariana, i ragazzi con meno di 18 anni sono il gruppo sociale più numeroso tra i poveri. La condizione peggiore è quella vissuta dai bambini con meno di 9 anni. In Sud Sudan, Niger e Etiopia, almeno nove bambini su dieci sono poveri.

Questi risultati si aggiungono a quelli forniti dal Fondo dei bambini della Banca Mondiale, pubblicata nell'ottobre dello scorso anno, che ha mostrato come l’Africa sub-sahariana non solo ha il maggior numero di bambini che vivono in povertà (49%), ma ospita anche la maggiore quota di bambini estremamente poveri (51%).

Justin Forsyth, vicedirettore esecutivo di Unicef «I bambini hanno il doppio di probabilità di un adulto di vivere in povertà estrema, ma hanno meno strumenti di un adulto per affrontare la povertà a causa delle malattie, della mortalità infantile e del carente sviluppo nella prima infanzia»

L’Onu si è posto come obiettivo prioritario l’eliminazione della povertà in tutte le sue forme da raggiungere entro il 2030. Secondo le Nazioni Unite, una persona su cinque nelle regioni in via di sviluppo vive ancora con meno di 1,25 dollari al giorno. La strada per raggiungere l'obiettivo è quindi ancora molto lunga.






Articolo a cura di
Maris Davis

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25 maggio 2017

Far morire i bambini in mare è un oltraggio all'umanità intera

Nei primi mesi del 2017 sono affogati 1.250 migranti: uno su quattro è un bambino o una donna. La denuncia di Save the Children.


Nelle settimane passate tutto il dibattito riguardava le ONG fatte passare per organizzazioni criminali colluse con criminali e scafisti. Una colpevolizzazione con finalità xenofobe.

Ma la realtà è un'altra. "L'ennesima tragedia del mare avvenuta in questi giorni non può che metterci di fronte alle nostre responsabilità. I bambini che hanno perso la vita scappando da violenza e miseria, sono un oltraggio all'umanità intera". Lo afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, commentando la notizia dell'ennesimo naufragio al largo delle coste libiche nel quale hanno perso la vita anche una ventina di bambini.


Save the Children ritiene "assolutamente inaccettabile che l'Europa rimanga inerme di fronte alla tragedia che continua a consumarsi alle sue porte. Da inizio anno risultano essere 1.250 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo centrale, quasi un terzo in più rispetto all'anno precedente. Una persona su 4 tra le vittime e i dispersi potrebbe essere una donna o un minore, ma sappiamo che nei naufragi sono proprio loro i più vulnerabili e il numero potrebbe pertanto essere maggiore"

Un'imbarcazione si ribalta al largo del porto libico di Zuara, soccorsa da Guardia Costiera italiana e ONG Moas. 35 i morti, tra di essi molti bambini, più di 150 i dispersi.


La foto diffusa su Twitter dalla ONG Moas

Trentacinque morti, annegati in mare. Tra di essi anche bambini, secondo quanto testimoniato dalle ONG impegnate nei soccorsi. Quando una nuova giornata difficile nel Mediterraneo Centrale volge al termine, la Guardia Costiera dirama il bilancio delle ripetute operazioni di salvataggio coordinate dalla sua centrale operativa. Il dramma è avvenuto al largo del porto libico di Zuara, provocato dal ribaltamento di un barcone.

"Per uno sbandamento verosimilmente causato dalle condizioni meteomarine e dallo spostamento repentino dei migranti su un fianco dell'imbarcazione, si legge nella nota, circa 200 migranti sono caduti in mare da un barcone con circa 500 migranti a bordo. L'immediato intervento delle navi 'Fiorillo' della Guardia Costiera e 'Phoenix' del Moas ha consentito di trarre in salvo la maggior parte dei migranti caduti in acqua. Trentaquattro, invece, i corpi senza vita recuperati in mare dai soccorritori"

La Guardia Costiera fa sapere che, solo ieri, sono circa 1.800 i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale, in 10 distinte operazioni di soccorso coordinate.
(La Repubblica)

"In coerenza con la propria missione, Save the Children sta lavorando per salvare vite umane in mare. Ma tale azione non è più sufficiente. Occorre uno sforzo congiunto in cui il rispetto dei diritti umani sia il fondamento di ogni azione"

"È indispensabile che la comunità internazionale, e in primo luogo l'Europa, moltiplichi gli sforzi per realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino a vedersi costrette ad affidarsi ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo"

Secondo le stime di Save the Children dall'inizio dell'anno al 21 maggio sono arrivati via mare in Italia oltre 48.500 migranti, fra cui più di 7.100 minori la maggior parte dei quali sono non accompagnati (almeno 6.200).




Articolo a cura di
Maris Davis

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30 novembre 2013

Regala la Speranza .. Adotta un bimbo a distanza.

Regala un sogno a chi non può Sognare,
ma che, nonostante tutto, ti sorride.


Adotta un bambino a distanza
Adozioni a Distanza
sostiene i Villaggi Sos dell'Unicef
per le Adozioni a Distanza
Con 28 euro al mese puoi regalare la gioia ad un bimbo che non può sorridere, né giocare, né studiare .. e neppure sognare.
L'Unicef con i suoi villaggi Sos non è presente solo in Africa ma in tutto il Mondo.
Sito Internet: www.sositalia.it

Le nostre adozioni dirette
Duwai Mohamed Jr., 2016 (14 anni)
presso
Nonostante la sua ricchezza di risorse naturali della Sierra Leone è tra i paesi più poveri del mondo. Dopo dodici anni di disordini civili, la situazione umanitaria in Sierra Leone è ancora instabile e caratterizzata da un elevato potenziale di crisi. Secondo l'UNHCR, circa due milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro case (47% della popolazione) oppure hanno perso la vita durante la guerra. I bambini, come i membri più deboli della società, sono i più colpiti.
Nel 2014 la Sierra Leone (assieme a Guinea e Liberia) è stata colpita da una delle più devastanti epidemie di ebola che l'Africa ricordi. Migliaia sono i morti e la capitale Freetown è una delle località più colpite.

Mum Akol Ariak, 2016 (9 anni)
presso
Sud Sudan, dal 9 luglio 2011 è uno stato indipendente dopo un referendum che si svolto nella primavera scorsa. Prima era una provincia autonoma del Sudan. Attualmente la situazione politica è instabile e conflittuale con il nord Sudan che ha in tutti i modi contrastato la sua indipendenza. Gli enormi interessi economici dovuti alla ricchezza di petrolio, all'infinito conflitto del vicino Darfur e dei suoi profughi che a centinaia di migliaia si stanno rifugiando nel confinante Kenia ne sono le cause principali. L'Onu ha appena lanciato l'allarme carestìa e fame per il neo Stato indipendente.
Da oltre due anni nel più giovane Stato al mondo è in atto una sanguinosa guerra civile di origine etnica, nell'estate 2014 anche il villaggio Sos di Malakal è stato evacuato e i bambini con le loro famiglie Sos ospitati in un campo provvisorio in una zona più sicura.

Si conferma di ricevere direttamente dai "Villaggi Sos" interessati aggiornamenti continui e costanti, con foto e lettere, sulla situazione geo-politica locale, sulla situazione familiare e sulle attività svolte dai bambini, nonché sui loro progressi scolastici ed educativi.

Articolo aggiornato (Gennaio 2016)


Maris Davis e altre ragazze nigeriane di Udine (Friends of Africa) fondarono nel 2008 un orfanotrofio nella loro città di origine, Benin City in Nigeria. Attualmente la struttura ospita circa 40 bambini abbandonati, privi di genitori o rifiutati dalle famiglie.



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19 novembre 2013

Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata dell'Infanzia e dell'Adolescenza. - Vai -

La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Sono 193 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione (in pratica quasi tutti). L’Italia l'ha ratificata con Legge n. 176 del 27 maggio 1991.

Nonostante vi sia un generale consenso sull'importanza dei diritti dei più piccoli. Ancora oggi molti bambini e adolescenti, anche nel nostro Paese, sono vittime di violenze o abusi, discriminati, emarginati o vivono in condizioni di grave trascuratezza.

Per chi si occupa di infanzia, l’impegno a garantire a tutti i bambini i loro diritti e le migliori condizioni di vita deve quindi essere quotidiano. 

Costruita armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, la Convenzione enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.

Essa prevede anche un meccanismo di controllo sull'operato degli Stati, che devono presentare a un Comitato indipendente un rapporto periodico sull'attuazione dei diritti dei bambini sul proprio territorio.

La Convenzione è rapidamente divenuta il trattato in materia di diritti umani con il maggior numero di ratifiche da parte degli Stati. Ad oggi sono ben 193 gli Stati parti della Convenzione.

La Convenzione è composta da 54 articoli e da due Protocolli opzionali (sui bambini in guerra e sullo sfruttamento sessuale).



Sono quattro i suoi principi fondamentali:
1) Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.
2) Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.
3) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.
4) Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.
(Fonte Unicef)

In occasione della giornata internazionale per i diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza

15 giugno 2013

Giornata del Bambino Africano (Day of African Child)



Il 16 giugno viene ricordata in tutto il mondo la  "Giornata del Bambino Africano, l'Africa investe sul suo futuro"

Almeno 45,5 milioni di bambini nell'Africa Subsahariana non frequentano la scuola.
Molti dei milioni di bambini africani che non riescono a sopravvivere e a vedere il proprio quinto compleanno potrebbero essere salvati con maggiori investimenti in servizi sanitari di base e infrastrutture.
Gli investimenti sulla salute dei bambini, sull'istruzione e sul benessere non solo salveranno vite umane, ma miglioreranno il futuro sviluppo di una nazione.
I governi devono promuovere lo stanziamento di adeguate risorse di bilancio per i bambini e garantire che le strategie di riduzione della povertà e i piani di sviluppo nazionale siano incentrate sull’infanzia. Ora più che mai, è necessario fare in modo che i bambini siano al primo posto nell’agenda dello sviluppo.
Sono tutti africani i 10 paesi con il tasso di mortalità sotto i 5 anni più alto del mondo. In Sierra Leone 185 bambini su 1.000 nati vivi muoiono prima del loro quinto compleanno; in Somalia 180; in Mali 176; in Ciad 169; nella Repubblica Democratica del Congo 168; nella Repubblica Centrafricana 164; in Guinea Bissau 161; in Angola 158; in Burkina Faso 146; in Burundi 139. Molte di queste sono morti sono facilmente evitabili, sottolinea l'agenzia dell'Onu, o prevedendone le cause, o intervenendo con semplici cure di base che costano pochi centesimi.

In occasione della Giornata del Bambino Africano, l'Unicef si unisce quindi all'Unione Africana per ricordare l'impegno delle comunità africane per promuovere il cambiamento sociale e la fine di pratiche che ogni anno mettono in pericolo la vita e la salute di centinaia di migliaia di bambini. Pratiche come quella delle mutilazioni genitali femminili, che è concentrata in 29 Paesi dell'Africa e del Medio Oriente, dove in media il 36% delle ragazze tra i 15-19 ha subito mutilazioni, rispetto al 53% delle donne tra i 45 e i 49 anni.

Tradizioni sociali e culturali dannose come questa e la stigmatizzazione di bambini per stregoneria hanno profonde radici, ma persistono perché spesso non vengono rimesse in discussione.
"Niente è più potente di una comunità stessa che guardando il danno che sta facendo ai propri figli, decide collettivamente di porre fine a queste pratiche, le comunità sono la chiave per la salute e il benessere dei bambini africani sottoposti a queste dure pratiche".


Perché il 16 giugno.
La "Giornata del Bambino Africano" commemora la marcia avvenuta nel 1976 a Soweto, in Sudafrica, (leggi) che vide migliaia di scolari scendere in piazza per protestare contro la scarsa qualità dell'insegnamento per i neri sotto il regime dell'apartheid, e per chiedere di poter studiare nelle proprie lingue natie.
Il regime segregazionista ordinò di sparare sui dimostranti, massacrando centinaia di ragazzi e ragazze. Nelle due settimane di scontri che seguirono, vennero uccisi altre cento persone e oltre mille furono ferite.

Per onorare la memoria delle vittime, dal 1991 il 16 giugno viene celebrato, dapprima dall'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA) e poi dall'intera famiglia delle Nazioni Unite, un giorno per richiamare l'attenzione sulle condizioni di vita dei bambini e dei ragazzi nel continente.
(Foto Unicef)

In Nigeria non si può più essere cristiani

Bambini e neonati uccisi, donne e disabili massacrati, case incendiate. Racconto della strage di Natale per mano dei pastori...