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31 maggio 2022

Me ne frego

Me ne frego di voi, "russi" che uccidete i bambini dell'Ucraina.

Me ne frego di voi, "mussulmani" che uccidete, rapite, stuprate e fate diventare schiave sessuali le ragazzine del Nord-Est della mia Nigeria, e ammazzate i cristiani durante le loro funzioni religiose, e non vi interessa se sono bambini o donne. Questo è del giorno di Pentecoste.

Me ne frego di voi, ipocriti del mondo BENPENSANTE, che fate finta di non vedere l'orrore del mondo e continuate a costruire moschee per chi distrugge chiese.

Di voi proprio me ne frego, io continuerò a dire NO a questo Islam vigliacco e assassino, e continuerò a dire NO al criminale di guerra Putin e a tutti i Russi che lo appoggiano.

Io sono, e nessuno sarà mai come me


09 gennaio 2022

La dittatura del Relativismo, ovvero la tirannia della Tolleranza

Appena parli male dell'Islam ti prendono per razzista, fascista, nazista, o peggio ancora per "leghista" dei tempi nostri.

Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, e la “dittatura del relativismo”
La "tolleranza" oggi è una parola tanto in voga, è sulla bocca di tutti, che si fa dittatura quando non sopporta coloro che sono percepiti come “intolleranti” solo perché esprimono un punto di vista diverso dal pensiero unico della maggioranza. L’espressione “dittatura del relativismo” fu pronunciata per la prima volta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger durante la Messa pro eligendo Romano Pontifice. Da quel Conclave del 2005 Joseph Ratzinger ne uscì Papa, Benedetto XVI.

Dico cose ovvie sull'Islam, cose reali e documentate
Cito fatti storici sulla vita di Maometto, ma si sa, non sono cose gradite ai "tolleranti ad ogni costo" di questo mondo, e quindi io divento automaticamente "razzista" solo perché il relativismo strisciante oggi nella società occidentale è maggioranza.

Quando dico, per esempio, che nel 627 d.C. Maometto partecipò di persona alla decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Qurayza alle porte di Medina in Arabia Saudita, riferisco solo un fatto storico accertato. Ma si sa, Maometto è sacro e inviolabile, l'inventore dell'Islam, e non può essere paragonato ad un terrorista.

Se dico che Maometto sposò Aisha (sua sesta moglie) quando lei aveva solo sei anni e lui una quarantina, ed ebbe rapporti sessuali quando lei ne aveva nove, riferisco solo un fatto descritto perfino nella tradizione coranica. Ma mentre oggi lottiamo contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci nel mondo, parlare di un profeta venerato dall'Islam in questi termini è "intollerabile" ed ecco allora intervenire prontamente la "dittatura del relativismo" che ti definisce razzista, che giustifica questi fatti solo perché erano altri tempi.

Se dico che oggi, nel mondo, in Africa, in Medio-Oriente, ovunque ci sono guerre, tensioni sociali, disastri umani, mancanza di libertà c'è di mezzo l'Islam e sono coinvolti Paesi mussulmani, riferisco solo un fatto ovvio. Tutte cose che una persona razionale e pensante può verificare facilmente. Ma no, parlare di questo significa essere razzisti, per l'occidente relativista.

La cultura europea sotto attacco in nome dell'ipocrisia
Un Natale spoglio, quello appena passato, è questa la visione di un’Europa sempre più vacua. Lo stabiliva tra le righe il “documento interno” (di fine novembre) per una comunicazione più inclusiva in vista delle festività natalizie, rilasciato dalla Commissione UE. Ufficialmente si tratta di linee guida il cui intento è quello di non essere ingerenti, con tanto di giustificazione dei diretti interessati. Il segnale però è chiaro: l’Europa non ha bisogno delle sue radici cristiane, anzi sono una zavorra al pensiero unico, omologante e politically correct. La dittatura del relativismo, appunto.

Con i suggerimenti per una comunicazione più inclusiva non si attenta solo all’identità cristiana, si mortificano la cultura, la storia e le tradizioni del Vecchio Continente, sempre più alle corde. Con un colpo di spugna, in pochi istanti si consuma quanto fino a qualche decennio fa era ritenuto impossibile. Siamo oltre il concetto di società liquida. Ciò che le istituzioni europee intendono realizzare è un machiavellico concetto di comunità vuota, in cui ai contenuti si sostituiscono il nulla, l’assenza. Vuoti di pensiero, di dogmi, di certezze. Per scongiurare il rischio di offendere "qualcuno" (immigrati islamici ndr), urtandone la suscettibilità, si preferisce colpire molti, ovvero i cristiani, l'Europa cristiana.

Uno schiaffo identitario, di quelli che lasciano il segno. Ma si va oltre. In nome dell’inclusività, il geniale documento della Commissione europea arriva a sconsigliare l’uso di tipici nomi cristiani come “Maria” o “Giovanni”, perché troppo di parte, troppo schierati.

Mi chiedo se tali linee guida rispettano l’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Mi riferisco alla libertà d’espressione, idee e opinioni, da comunicare senza nessuna ingerenza. Non è celando il divieto con le raccomandazioni che si costruirà una società più giusta, più equa e solidale. Non è disincentivando l’uso di espressioni di uso comune come Natale, Presepio, Maria o Giuseppe che si promuoverà il rispetto tra popoli, etnie o religioni. È l’opposto. La piena consapevolezza del rispetto maturerà con l’accettazione delle diversità, specie se argomentate dai sedimenti dalla storia.

E guai a dire che il Corano non è un libro Pace
Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita. I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! Non siete certo voi che li avete uccisi, è Allah che li ha uccisi. (Sura 8:12-17)

La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso. (Sura 5:33)

Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti. (Sura 2:191)

Quando incontrate ı miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. (Sura 47:4)

O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castigherà con doloroso castigo e vi sostituirà con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocergli in nessun modo. (Sura 9:39)

(Gli ipocriti e i miscredenti) Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte. (Sura 33:61)

Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. (Sura 9:29)

Dicono i giudei: «Esdra è figlio di Allah»; e i nazareni dicono: «Il Messia è figlio di Allah». Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati! (Sura 9:30)

O Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Ché in verità è gente che nulla comprende. (Sura 8:65)

Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso. (Sura 9:5)

Il Corano non è un libro di pace. É un testo che legittima e istiga all'odio, alla violenza e alla morte dei non mussulmani É la fonte principale dell'ideologia che anima i terroristi islamici. Eppure Papa Francesco in un'intervista sull'aereo di rientro da un viaggio in Turchia (dove Erdogan aveva appena trasformato in moschea la storica cattedrale di Santa Sofia a Istanbul) definisce il Corano "un libro di Pace". E già il Relativismo imperante ha colpito anche Papa Francesco.

Ammiro Papa Francesco ma, nemmeno durante le appena trascorse festività natalizie, non ha mai detto una sola parola in favore dei cristiani perseguitati nel mondo, tutti perseguitati in paesi mussulmani.

Ma se noi diciamo tutto questo e lo facciamo notare ci prendono per "razzisti", si giustifica che anche nella Bibbia (Antico Testamento) ci sono versi che istigano all'odio, che anche i Cristiani sono andati alle Crociate contro gli "infedeli" per difendere il Santo Sepolcro, che sono gli americani che finanziano e riforniscono di armi all'integralismo islamico (indirettamente attraverso l'Arabia Saudita). Tutto vero, ma non può essere una giustificazione al fatto che i mussulmani distruggono le Chiese e le Scuole, e uccidono i cristiani (soprattutto nell'Africa Sub-Sahariana e nella Nigeria del Nord in particolare).

La tirannia della Tolleranza che detta con più diplomazia si chiama "Dittatura del Relativismo"
E poi si raggiunge il paradosso della "tolleranza ad ogni costo". Si continua a costruire moschee in Europa per coloro che, nei loro paesi d'origine, distruggono le Chiese, le Scuole cristiane. È il massimo dell'ipocrisia, l'apice della così detta dittatura del Relativismo.

Papa Benedetto XVI ha parlato molto della “dittatura del relativismo“, ma non sempre era chiaro di cosa esattamente stesse parlando. Questo non deve sorprendere perché uno dei tratti distintivi del relativismo è l’ambiguità, la confusione di espressione e la nebbia del pensiero. Un altro modo di dire della frase “dittatura del relativismo” potrebbe essere la “tirannia della tolleranza”. Muoversi tra la tolleranza e la tirannia è come camminare su una corda tesa.

Nessuno vuole contestare il fatto che la tolleranza è una virtù, e nessuno vuole sostenere l’intolleranza, tuttavia, c’è bisogno di un ordine, di virtù. La tolleranza è troppo spesso scambiata per carità, e avere buone maniere è troppo spesso scambiata per essere buona. La vera bontà, come la vera carità è amore duro perché la vera bontà, come la vera carità, ama la verità e la verità (spesso) fa male.

“Tolleranza è una bella parola per l’indifferenza e indifferenza è una parola elegante per l’ignoranza”. La ragione per avere una mente aperta (come il motivo per avere una bocca aperta) è alla fine di chiuderla, perché è stata riempita con qualcosa di buono.

La tolleranza, da sola, è una virtù debole che alla fine si attorciglia su se stessa con un’inclinazione suicida. Questo perché l’unica cosa che la tolleranza non può tollerare è l’intolleranza, e più una persona diventa tollerante, più ogni piccolo pezzo di intolleranza diventa intollerabile. Così la persona che pone la tolleranza come l’unica e più alta virtù, alla fine è incapace di tollerare qualcuno o qualsiasi cosa o qualsiasi legge che limiti o definisca qualcosa perché limitare o definire qualsiasi comportamento o qualsiasi tipo di persona è percepita come una forma di intolleranza.

Se il relativismo diventa l’unica regola. L’unico dogma è che non ci può essere un dogma. L’unica disciplina è che non ci deve essere disciplina. L’unica autorità ultima è che non ci deve essere autorità. L’unica cosa che ha senso è che nessuna cosa ha senso.

Di conseguenza, la persona “tollerante” sosterrà le restrizioni più draconiane su coloro che percepisce come intolleranti, e poiché l’intollerante sarà sempre con noi, quelle leggi contro l’intolleranza devono diventare sempre più restrittive, e la società tollerante si trasforma nella società più intollerante. Così, in nome della tolleranza, la libertà di parola sarà limitata, la libertà di religione cesserà, la libertà di associazione sarà limitata e la libertà di coscienza sarà violata.

Inoltre, il relativismo porta ad un vuoto morale e intellettuale. Dove non c’è verità, nulla è vero e l’umanità non può vivere a lungo senza verità. Quello che succede allora è che cercheremo qualcuno che ci dia la sicurezza e la “verità” che desideriamo, e questo tipo di sicurezza deve essere imposta. Di conseguenza, non è la persona più vera a prevalere, ma quella più forte.

Quando la tolleranza è l’unica virtù, alla fine la tirannia prende il sopravvento.

Qual è la risposta. Fin da piccoli ci hanno insegnato che la tolleranza è buona, ma il chiaro insegnamento della Verità è migliore. La Verità non dovrebbe mai essere imposta con la forza o la condanna. Invece dovrebbe essere predicata sia con chiarezza che con carità, e soprattutto dovrebbe essere dimostrata con la nostra vita e non solo con le nostre parole.

Quando la tolleranza è l’unica virtù, alla fine la tirannia prende il sopravvento


12 maggio 2020

Cara Silvia, o se preferisci ti chiamerò anch'io Aisha

Cara Silvia, hai deluso. Ci hai traditi tutti quanti.


Quando ti rapirono
Quando ti rapirono quel giorno di novembre del 2018 noi eravamo qui, a difenderti. Ti abbiamo difesa dagli attacchi di una certa stampa che ti aveva immolata sull'altare della tua ingenuità, e di quell'essere andata in Africa senza quell'esperienza necessaria a fare la volontaria in certi posti, in certi luoghi. 
Il tuo sorriso e quella forza di volontà che sembravi dimostrare ci avevano contagiati.
Quando ti rapirono e per tanti giorni a seguire ti abbiamo difesa dagli odiatori del web, dagli idioti che ti avevano presa di mira proprio perché volevi aiutare tutti quei bambini africani che tu tanto amavi. Erano quelli che andavano predicando "aiutiamoli a casa loro", ma quando qualcuno di noi (o qualcuna come te) va laggiù, ad aiutare quelle persone e quei bambini, ti deridono, ti insultano. I razzisti li abbiamo combattuti, li stiamo combattendo. 
Ci avevi conquistati tutti per quel tuo essere così generosa, per quel tuo coraggio così puro e semplice che a molti è sembrato ingenuità, per quel tuo volerti donare agli altri a tutti i costi. 
Abbiamo sofferto molto per la tua sorte in tutti questi mesi, un anno e mezzo fatto di silenzi, grandi silenzi, a volte tante parole, tante ipotesi inutili. Anche noi abbiamo scritto qualcosa di te perché ti sentivamo vicina, perché eri nei nostri pensieri, perché ti abbiamo voluto bene. Perché anche noi di Foundation for Africa abbiamo qualcuno laggiù, andato ad aiutare quelle persone che anche tu volevi aiutare.

Finalmente libera
Immagina la nostra immensa gioia quando abbiamo saputo che eri libera. Una gioia che abbiamo subito voluto condividere con i nostri amici. Si, eravamo felici per te, per la tua famiglia, e per tutti quelli che ti vogliono bene. Eravamo tutti ansiosi di conoscere, di sapere, di capire cosa ti era davvero accaduto, dei tuoi carcerieri, di quello che ti avevano fatto. 
Ma poi è subentrata la delusione. Al tuo rientro in Italia nemmeno una parola sui malvagi che ti avevano rapita e sui criminali che per tutto questo tempo ti hanno tenuta prigioniera. A molti quel tuo silenzio sui tuoi carcerieri è apparso come tu li volessi proteggere, forse difendere. E poi la tristezza e la delusione nell'apprendere che ti eri convertita all'Islam, la religione di chi uccide, di chi disprezza le donne, di chi sottomette e perseguita chi non la pensa come loro.

E poi qual nome, Aisha
Lo sai chi era Aisha? Anch'io ho letto il Corano, ma non per questo mi sono convertita all'Islam.

Aisha, una delle mogli di Maometto, forse la prediletta. Lui la sposò quando lei aveva solo sei anni, "venduta" dal padre di lei. Il primo rapporto sessuale tra i due avvenne quando la "bambina" Aisha aveva solo nove anni. Questo è l'Islam che ancora oggi sposa le bambine, l'islam dei matrimoni combinati, un flagello attuale anche ai nostri giorni, oggi, proprio adesso, e proprio in Africa.
Cara Silvia, ti sei data il nome di una sposa bambina. Vergognati!

Certo, noi non possiamo sapere perché, è una scelta tua (lo hai detto tu stessa). Sono scelte che fanno parte del privato interiore, della tua coscienza. Ma di certo tu adesso potrai capire anche perché non ci è più possibile starti accanto, difenderti, volerti bene.

Cara Silvia, no, non ti chiamerò Aisha, davvero non posso
Lo sai, io sono nata in Africa, da ragazza ho vissuto dove adesso l'Islam cattivo rapisce le ragazze cristiane per convertirle all'Islam, le costringe a diventare mogli e spose dei loro stessi carcerieri, dei loro stessi rapitori, le costringe a diventare schiave sessuali.
Nei luoghi dove ho vissuto io l'Islam cattivo di Boko Haram ha distrutto interi villaggi, ucciso migliaia e migliaia di persone. Provocato (ad oggi) 2,7 milioni di profughi, gente, famiglie che non potrà mai più ritornare nei luoghi di origine. 
Più di un milione di bambini non potrà mai andare a scuola perché quell'Islam ha distrutto le scuole e ucciso gli insegnanti, gli educatori, i maestri. 

No Silvia, io non potrò mai chiamarti Aisha. Non sei come Leah Sharibu, ancora prigioniera di Boko Haram in Nigeria perché non vuole convertirsi all'Islam. O come Asia Bibi, per 9 anni prigioniera in Pakistan perché non ha mai voluto abiurare la sua fede cristiana. Quelle si, donne coraggiose, non come te che hai abbracciato la fede dei tuoi rapitori e dei tuoi carcerieri.

No Silvia, io NON potrò mai chiamarti Aisha. Tu mi hai tradita, tu ci hai traditi tutti quanti 

L'Islam è come un gigantesco amplesso dove "godono" solo i vigliacchi che non hanno nessun rispetto per la vita umana e per le donne


Articolo di
Maris Davis


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12 ottobre 2016

No, e per sempre No all'Islam

L'Islam è come un gigantesco amplesso dove "godono" solo i vigliacchi che non hanno nessun rispetto per la vita umana e per le donne. Dove sanno solo masturbarsi gli "idioti" cristiani che porgono l'altra guancia e i "pervertiti" comunisti che continuano ad accogliere il "fango" mussulmano che nel mondo uccide, massacra, rapisce, distrugge
(Maris, mer 12 ott 2016)

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23 marzo 2016

L'ISIS e la "teologia dello stupro"

Una donna yazida in Kurdistan
È uno degli articoli più letti sul sito del New York Times, e racconta la metodica pianificazione della schiavitù sessuale delle donne yazide e cristiane da parte dell'ISIS.

Un articolo molto documentato sulla schiavitù sessuale a cui sono costrette le donne yazide dai miliziani dello Stato Islamico (o ISIS). L’articolo è oggi uno dei più letti sul sito del New York Times.

Di violenze e stupri contro le donne yazide in Iraq e in Siria si parla da tempo, ma l’articolo è uno dei più completi scritti finora sull'argomento. Racconta come l’ISIS abbia di fatto teorizzato la schiavitù sessuale e l’abbia pianificata nei minimi dettagli ancora prima di metterla in pratica.

Descrive quello che centinaia di donne yazide stanno subendo e dimostra come alcune delle conquiste dell'ISIS non abbiano avuto come obiettivo un avanzamento territoriale, ma siano state piuttosto "conquiste sessuali" preparate meticolosamente. L'articolo si basa sulle testimonianze di 21 donne e ragazze yazide rapite dall’ISIS e poi scappate, e sulle comunicazioni ufficiali diffuse dallo stesso gruppo yazide.

La teologia dello stupro
Gli yazidi sono una popolazione di lingua curda (anche se a causa dell’arabizzazione forzata imposta da Saddam Hussein alcuni di loro parlano arabo) che abita principalmente nel nord dell’Iraq. La loro caratteristica principale è la religione che praticano lo yazidismo, un misto di quasi tutte le religioni sviluppate in Medio Oriente: l’islam, il cristianesimo, l’ebraismo e lo zoroastrismo.

Gli attacchi contro gli yazidi iniziarono nell'estate del 2014 attorno al monte Sinjar, nel nord-ovest dell’Iraq, due mesi dopo la conquista della città irachena di Mosul. All'inizio sembrava che l'azione militare dello Stato Islamico fosse un’altra battaglia con l’obiettivo di conquistare nuovi territori.

Ben presto si capì però che si trattava di una cosa diversa e iniziò lo stupro sistematico delle donne yazide. Il 3 agosto del 2014 lo Stato Islamico annunciò di avere ripristinato l’istituzione della schiavitù sessuale, che tra le altre cose prevede dei contratti di vendita autenticati dai tribunali islamici istituiti dall'ISIS. Si trattava di un processo preparato meticolosamente nei mesi precedenti, come si scoprì in seguito.

Nell'ottobre del 2014 su Dabiq, il magazine online dell'ISIS in inglese, uscì un articolo che spiegava nei dettagli la "teologia dello stupro". L’articolo diceva che prima dell'attacco al monte Sinjar l'ISIS aveva chiesto ai suoi studenti della sharìa di fare delle ricerche sugli yazidi. Nell’articolo si spiegava chiaramente che per gli yazidi non c’era alcuna possibilità di salvarsi pagando una tassa, cosa che invece è permessa agli ebrei e in alcuni casi ai cristiani.

L’ISIS aveva anche cominciato a citare versi specifici del Corano per giustificare il traffico degli esseri umani (tra gli studiosi di teologia islamica c’è un ampio dibattito su questo punto). Nei mesi successivi l’ISIS continuò a giustificare la schiavitù sessuale tramite un’interpretazione particolare dell’Islam. La posizione espressa su Dabiq fu ribadita in altri due articoli.

Più di recente il "dipartimento della ricerca e della fatwa" dell'ISIS ha diffuso un manuale di 34 pagine sulle regole di "gestione" delle schiave. Nel manuale si legge per esempio che non si possono avere rapporti sessuali con la propria schiava prima che lei abbia il primo ciclo mestruale, in modo da verificare che non sia incinta (non è possibile infatti avere rapporti quando la donna è incinta).

In generale non ci sono molti limiti a ciò che è permesso fare alle schiave. Si possono anche stuprare le bambine, per esempio. Allo stesso tempo le schiave del Califfato islamico possono essere liberate dai loro proprietari tramite un "Certificato di emancipazione"

La storia di una ragazza di 25 anni liberata dal suo proprietario, un miliziano libico che aveva finito il suo periodo di addestramento da attentatore suicida e stava progettando di farsi saltare in aria. Alla ragazza è stato consegnato un "Certificato di emancipazione", firmato da un giudice dello Stato Islamico, e che la ragazza ha consegnato a un check-point dell'ISIS per lasciare la Siria e tornare in Iraq dalla sua famiglia.

Le donne yazide, da quando vengono rapite a quando vengono vendute
I sopravvissuti degli attacchi dell'ISIS della scorsa estate hanno raccontato cosa fanno i miliziani dopo avere conquistato una città yazida. Per prima cosa dividono le donne dagli uomini. Ai ragazzi adolescenti è chiesto di alzare la maglietta, se hanno peli sul petto finiscono nel gruppo degli uomini, se non li hanno in quello delle donne.

Gli uomini, costretti a sdraiarsi con la faccia a terra, vengono uccisi. Le donne vengono invece caricate su dei furgoni e portate via in una città vicina. Qui le ragazze più giovani e non sposate vengono fatte salire su degli autobus bianchi con la scritta "Haji", il termine che indica il pellegrinaggio a La Mecca. Sui finestrini degli autobus sono bloccate delle tendine, un accorgimento che sembra essere preso per evitare che da fuori si vedano delle donne non coperte con il "burqa" o con il velo in testa. Le donne vengono poi riunite anche a migliaia in grossi edifici di una città irachena e poi ritrasferite in altre città dell’Iraq e della Siria per essere vendute.

L'ISIS si riferisce alle donne messe in schiavitù con il termine "Sabaya", schiava di guerra, seguito dal loro nome. Le donne e le ragazze più belle e giovani vengono in genere comprate entro poche settimane dopo essere state rapite. Altre, le donne più anziane o già sposate, vengono trasferite più volte da un posto all'altro in attesa di essere vendute. Alcuni degli edifici in cui vengono tenute le donne rapite hanno anche una stanza usata dagli uomini per scegliere la donna da comprare.

Una ragazza di 19 anni ha raccontato la sua esperienza in un mercato delle schiave "Gli emiri stavano appoggiati contro il muro e chiamavano il nostro nome. Dovevamo rimanere sedute su una sedia di fronte a loro. Dovevamo guardarli. Prima di entrare nella stanza ci toglievano i veli e tutti i vestiti"

Lo stupro e le preghiere
Nel Califfato Islamico lo stupro viene oggi interpretato dai combattenti dell’ISIS come un diritto riconosciuto dall'Islam. Non solo un diritto, ma anche un dovere. Per spiegare cosa questo voglia dire si riporta una delle tante storie di violenza sessuale che sono state raccontate da alcune donne yazide stuprate da miliziani dell’ISIS. Questo è il racconto di una bambina di 12 anni.

Prima di iniziare a stuprare la bambina di 12 anni, il combattente dello Stato Islamico si prese il tempo per spiegare che quello che stava per fare non poteva essere considerato un peccato. Per il fatto che la bambina praticava una religione diversa dall'Islam, disse lui, il Corano non solo gli dava il diritto di stuprarla, ma lo accettava e lo incoraggiava.

Legò le mani della bambina e poi si inginocchiò di fianco al letto e cominciò a pregare, prima di mettere il suo corpo sopra di lei. Quando ebbe finito si inginocchiò di nuovo per pregare, mettendo fine allo stupro con un atto di devozione religiosa.

"Gli dissi che mi faceva male, gli chiesi di fermarsi", ha raccontato la bambina, il cui corpo è così piccolo che un adulto può circondarle completamente i fianchi solo con le mani. "Lui mi disse che l’Islam gli permetteva di stuprare i miscredenti. Mi disse che stuprandomi si sarebbe avvicinato a Dio", ha raccontato una bambina in un’intervista fatta insieme alla sua famiglia in un campo profughi dopo avere passato 11 mesi prigioniera.

L’istituzionalizzazione dello stupro viene usata oggi anche come strumento di reclutamento per nuovi potenziali miliziani, soprattutto per gli uomini che provengono da società musulmane molto conservatrici dove il sesso viene considerato un tabù e frequentare una donna fuori dal matrimonio è proibito dalla legge.

Lo scorso anno i miliziani dell’ISIS hanno rapito 5.270 donne yazide, e almeno 3.144 sono ancora prigioniere nel Califfato islamico. Diversi attivisti yazidi, ma anche organizzazioni internazionali come Human Rights Watch e Amnesty International, hanno sostenuto che il trasferimento di migliaia di donne yazide e la loro riduzione in schiavitù non siano cose improvvisate, ma processi attentamente pianificati.

Lo schiavismo sessuale ripristinato dall'ISIS sembra riguardare maggiormente le donne della minoranza yazida, ma anche in parte donne cristiane. Non c’è traccia di un fenomeno così esteso per altre minoranze religiose al di fuori di yazidi e cristiani, attaccate negli ultimi mesi dallo Stato Islamico. Il manuale del Dipartimento della ricerca e della fatwa dell’ISIS, comunque, permette lo stupro anche di altre donne non islamiche quando si trovano su territori conquistati dallo Stato Islamico.
(da un articolo del New Yor Times)

Il listino prezzi delle schiave dell'ISIS
Circola da mesi ma ora un'alta funzionaria dell'ONU ha detto che è autentico, e fissa i prezzi di vendita delle donne yazide e cristiane

Lo Stato Islamico (o ISIS) ha compilato un listino dei prezzi a cui vende le donne che rapisce e riduce a schiave del sesso (si tratta soprattutto di donne yazide o cristiane). L’elenco era stato scoperto nel 2014 ma è stato formalmente riconosciuto come autentico da Zainab Bangura, una importante funzionaria delle Nazioni Unite, solo pochi mesi fa. Nel documento si dice che il mercato per vendere le donne come bottini di guerra "ha registrato un calo significativo", influenzando negativamente le entrate dell’organizzazione. Per questo si è reso necessario imporre un "controllo dei prezzi".

L’elenco differenzia le donne e il loro prezzo in base all’età. I prezzi sono indicati in dinar, moneta coniata dai primi califfi e di cui nel 2014 lo Stato Islamico ha annunciato la restaurazione.
  • Una donna di età compresa tra i 40 e i 50 anni "costa" 50 mila dinar (circa 35 euro),
  • se è tra i 30 e i 40 anni 75 mila dinar (52 euro),
  • invece una ragazza tra i 20 e i 30 anni 100 mila dinar (70 euro),
  • una giovanissima tra i 10 e i 20 anni 150 mila dinar (140 euro),
  • una bambina tra 1 e 9 anni "costa" 200 mila dinar (circa 160 euro).
Le donne vengono vendute come fossero barili di petrolio e possono essere comprate anche da cinque o sei uomini diversi. Generalmente restano a disposizione dei capi, poi possono essere vendute ad un prezzo alto a uomini benestanti locali che non hanno a che fare direttamente con le milizie. Poi, o viene richiesto un riscatto alle famiglie delle donne, o le donne vengono vendute ai combattenti del gruppo ai prezzi indicati nel listino.


L'ISIS e la pillola per le schiave sessuali
Obbligate a usare contraccettivi per via orale o iniezioni. Un metodo per tenere sempre attiva la tratta delle schiave. L'unico divieto per gli stupri è la gravidanza

Una ragazza yazida di 16 anni ha raccontato come, poco dopo essere stata comprata come schiava sessuale da un miliziano dell’Isis, il suo proprietario le abbia consegnato una scatola circolare contenente quattro serie di pillole. "Ogni giorno dovevo inghiottirne una di fronte a lui. Mi dava una scatola ogni mese. Quando sono stata rivenduta a un altro uomo, anche la scatola è rimasta con me". La ragazza è stata venduta sette volte. Il terzo uomo che l’ha comprata, per "sicurezza", le ha fatto prendere anche la pillola del giorno dopo. Poi le ha fatto una puntura da 150 milligrammi di Depo-Provera, un contraccettivo iniettabile. Solo allora l’ha spinta sul letto e l’ha stuprata.

L’uso sistematico dei contraccettivi da parte degli uomini del Califfo spiega perché il tasso di gravidanze registrato dai medici sia solo del 5%, inferiore a quello osservato nella ex-Jugoslavia o in altri conflitti dove era utilizzato sistematicamente lo stupro come arma di guerra.

Molte donne raccontano di essere state costrette ad assumere contraccettivi per via orale oppure attraverso iniezioni. Una di loro è stata costretta all'aborto, in modo da poter essere subito disponibile per altri miliziani.

La gravidanza è l’unica protezione per le schiave sessuali, ma nessuna è disposta a pagare il prezzo di avere un figlio dal suo stupratore. Alcune ragazze erano già incinte prima del rapimento, una di loro, ventenne, ha raccontato di essere stata chiusa a chiave in casa per quasi due mesi, ma "risparmiata" proprio grazie alla sua gravidanza. Alla fine però un miliziano che l’aveva acquistata ha cominciato a violentarla lo stesso, quando erano soli ed era sotto effetto di droghe.

La violenza contro le donne è un tratto comune dei movimenti estremisti islamici che vanno dalla Nigeria all’Iraq, dalla Siria alla Somalia, dal Myanmar al Pakistan. Quello che differenzia lo Stato Islamico nei confronti delle donne da altri gruppi, è il fatto di avere un programma ben preciso. Hanno un manuale su come si devono trattare le donne. Hanno una sorta di agenzia matrimoniale che organizza i matrimoni e la vendita di donne. E hanno anche un listino prezzi.

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Articolo a cura di

11 dicembre 2015

In Nigeria per colpa dell'Islam chi studia muore

Muhammadu Buhari, neo presidente della Nigeria, aveva promesso di sgominare Boko Haram entro la fine del 2015. Mancano venti giorni alla fine dell'anno e Boko Haram sta ancora insanguinando le regioni del nord-est dove nell'ultimo mese ha messo a segno una serie di sanguinosi attentati a Maiduguri. Ha colpito anche oltre frontiera, in Camerun. Che la guerra contro i terroristi di Boko Haram non terminerà presto sono ormai convinti anche analisti e militari nigeriani.

Boko Haram è una spina nel fianco e le mancate promesse del neo presidente nigeriano rischiano di avere conseguenze anche psicologiche, oltre che politiche. Tuttavia sono innegabili i successi compiuti dall’esercito nigeriano negli ultimi mesi.

L’esercito nigeriano ha strappato a Boko Haram vasti territori, liberato villaggi e centinaia di ostaggi. Ma tutto ciò non sembra bastare perché i miliziani islamici usano perfino le bambine per mettere bombe, costringono le ragazze rapite a combattere e a uccidere durante i loro attacchi ai villaggi.

Chi studia, muore. Boko Haram ha distrutto più di mille scuole in Nigeria. Solo quest’anno nella regione del nord-est 1.100 istituti scolastici sono stati distrutti o danneggiati a causa di Boko Haram. A Maiduguri si va in classe due giorni a settimana.

Tra il 2014 e il 2015 Boko Haram ha ucciso più persone dell'ISIS (oltre dodicimila), guadagnandosi lo scettro di gruppo terroristico più feroce del mondo. Ma c’è un’altra vittima illustre dei jihadisti in Nigeria: l’educazione. Solo nel 2015, infatti, e solo nella regione del lago Ciad, attorno al quale Boko Haram combatte senza sosta nel nord della Nigeria, sono state chiuse o distrutte più di 1.100 scuole.

Seicento insegnanti uccisi. Tra il 2009 e l'ottobre di quest'anno i terroristi islamici hanno ucciso più di 600 insegnanti. Boko Haram letteralmente significa “l’educazione occidentale è peccato” e dal 2009 tempesta il nord del paese per cacciare tutti i cristiani e fondare uno Stato islamico. Uno dei primi obiettivi dei jihadisti sono le scuole, colpevoli di insegnare altre materie oltre al Corano e di essere plagiate dai successori dei colonizzatori occidentali.

Docenti in fuga. Oltre a quelli uccisi, altri 19 mila professori sono scappati dalle scuole dove insegnavano a causa della violenza. Migliaia di altri sono stati minacciati, feriti o rapiti. Un insegnante della città di Maiduguri, capitale del Borno State, dove gli attentati si susseguono da anni racconta "È da 20 anni che insegno. Sono sempre spaventato di entrare in classe. La maggior parte dei miei colleghi è stata uccisa o ferita. In città le lezioni si tengono solo due giorni a settimana e quando è periodo di esami contingenti dell’esercito vengono schierati a protezione degli edifici. Un sacco di volte ho pensato di cambiare lavoro a causa dell’insicurezza"

Chiunque può mettere una bomba. Il governo assicura di aver già aumentato al massimo la protezione ma le bombe continuano a scoppiare, magari nascoste tra i vestiti di qualche bambina o di qualche studente "Non c’è un cancello a bloccare l’entrata e nessuna guardia a vedere chi entra e chi esce. Chiunque potrebbe venire dentro e piazzare una bomba". Molti insegnanti nigeriani risolvono il problema della sicurezza rifiutando le proposte di lavoro che vengono dal nord-est del paese dove Boko Haram imperversa.



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25 novembre 2015

Ecco perché nell'Islam la donna è considerata un essere inferiore (all'uomo)

Mentre una parte di mondo ricorda la "Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne", per un'altra parte di mondo questa ricorrenza è assolutamente senza senso.

Un approccio corretto alla conoscenza della antropologia culturale di popolazioni diverse da quelle occidentali, deve necessariamente fare riferimento alla religione di quelle popolazioni. La dimensione religiosa è certamente quella più importante e più pervasiva presso tutti i popoli, per l'Islam è la religione che regolamenta anche la vita civile, il diritto civile e penale, la politica.

La concezione occidentale dei diritti universali dell'uomo, come deliberati dall'ONU, non trova riscontro nelle legislazioni dei paesi musulmani. Tanto meno in quelli che hanno portato al potere i partiti di ispirazione fondamentalista, rigidamente ancorati alla legislazione di derivazione coranica (vedi Arabia Saudita e Iran per esempio).

La considerazione di Maometto per le donne così come viene dedotta dagli "hadith" (editti) del profeta. Hadith 3826, il Profeta disse: "Non è vero che la testimonianza di una donna equivalga alla metà di quella di un uomo?". La donna rispose: "Sì". Lui disse: "Il perché sta nella scarsezza di cervello della donna". È quindi Maometto stesso a considerare le donne "scarse di cervello".

L'affermazione sull'inferiorità della donna rispetto all'uomo ha conseguenze importanti per la vita di tutti i giorni. Non ci si riferisce qui alle disuguaglianze che possono esistere a livello sociologico tra uomo e donna, queste sono purtroppo diffuse in tutte le società, nel mondo musulmano come in altre culture o civiltà. Qui si sta parlando proprio della disuguaglianza giuridica, che ha delle conseguenze durature perché è "legge", e impedisce o comunque ritarda qualunque adeguamento alla mentalità dei musulmani e delle musulmane di oggi.

La donna ha solo il ruolo di oggetto di piacere e di riproduzione. C'è anzitutto una disparità nella possibilità di contrarre il matrimonio. All'uomo viene riconosciuta la possibilità di avere contemporaneamente fino a quattro mogli (poligamia), mentre alla donna viene negata la facoltà di sposare più di un uomo (poliandria). La poligamia legalmente sancita significa una differenza radicale tra uomo e donna. All'uomo dà la sensazione che la donna è fatta per il suo piacere e, al limite, che è una sua proprietà che può "arare" come vuole, come afferma letteralmente il Corano.

"Non accostatevi alle vostre spose durante i mestrui e non avvicinatele prima che si siano purificate. Quando poi si saranno purificate, avvicinatele nel modo che Allah vi ha comandato. In verità Allah ama coloro che si pentono e coloro che si purificano. Le vostre spose per voi sono come un campo, avvicinatevi a loro come un aratro" (Sura della Vacca II, 222-223).

Se l'uomo ha la possibilità materiale "acquista" un'altra moglie. La donna si trova in una condizione di sottomissione nel ruolo di oggetto di piacere e di riproduzione. Questo ruolo è confermato dal fatto che non viene mai chiamata con il suo nome, ma sempre in relazione a un uomo: figlia di, moglie di, sorella di..

I figli nati da un mussulmano sono automaticamente mussulmani, la religione della moglie non conta. La donna musulmana non può sposare un uomo di un'altra fede, a meno che questi non si converta prima all'Islam. Il divieto è dovuto al fatto che, nelle società patriarcali orientali, i figli adottano sempre la religione del padre. Ma è anche giustificato dal fatto che il padre è il garante dell'educazione religiosa dei figli, e quindi solo se è musulmano può assicurare la loro crescita secondo i principi islamici.

I figli nati da un musulmano sono considerati a tutti gli effetti musulmani, anche se battezzati. Perciò ogni matrimonio misto (tra un musulmano e una cristiana o un'ebrea, gli unici due casi contemplati nella sharia) accresce numericamente la comunità musulmana e riduce la comunità non musulmana. Una conseguenza tragica per le conseguenze delle mogli cristiane sposate a un musulmano.

I fatti di cronaca sono lì a dimostrare quanta leggerezza, e ignoranza, ci sia da parte delle donne occidentali nel contrarre matrimonio con uomini di fede islamica, ma anche da parte della Chiesa cattolica nel concedere la dispensa per questi matrimoni misti.

L'uomo può ripudiare la moglie quando e come vuole, la donna non può. Il marito ha la facoltà di ripudiare la moglie ripetendo tre volte la frase "sei ripudiata" in presenza di due testimoni musulmani maschi, adulti e sani di mente, anche senza ricorrere a un tribunale. La cosa più assurda è che se il marito dovesse in seguito pentirsi della sua decisione e intendesse "recuperare" nuovamente sua moglie, quest'ultima dovrebbe prima sposarsi con un altro uomo che dovrà a sua volta ripudiarla. La donna passa in tal caso di mano in mano per rispettare formalmente la "Legge".

La moglie invece non può ripudiare il marito. Potrebbe chiedere il divorzio, che però diviene per lei motivo di riprovazione e la mette in una condizione sociologica molto fragile. Il ripudio è comunque vissuto come un'umiliazione per la donna e si presume sempre che lei abbia qualche problema a livello fisico o morale.

Infine, la facilità con la quale il marito può ripudiare la moglie senza dover giustificare la decisione, la rende totalmente dipendente dal suo stato d'animo, con il costante timore di essere allontanata. È come una "spada di damocle" che pende sulla testa della donna. Se non si comporta secondo il desiderio del marito potrebbe essere ripudiata, e allora dovrà cercarne un altro che accetti di prenderla con sé.

Divorzio facile senza tribunale. C'è poi da considerare la facilità con cui si ottiene il divorzio, che avviene quasi sempre su richiesta dell'uomo. Tradizionalmente, non c'è neppure bisogno di andare in tribunale. Anche se è vero che un "hadith" (editto) di Maometto dice che "il divorzio è la più odiosa delle cose lecite", ma comunque è permesso.

I figli sono considerati di proprietà del padre, anche in caso di divorzio. L'affidamento della prole, in seguito al divorzio, è un altro esempio di disuguaglianza. I figli "appartengono" al padre, che decide della loro educazione, anche se sono provvisoriamente affidati alla madre fino all'età di sette anni. Solo il padre ha la potestà genitoriale.

Anche nell'eredità la donna è considerata inferiore. Alla femmina ne spetta la metà del maschio, un provvedimento che trova fondamento nella situazione socio-economica in cui la famiglia viveva anticamente: dato che, secondo il Corano, è l'uomo che ha l'obbligo di mantenere la donna e l'intera famiglia, era logico che dovesse disporre di un piccolo fondo a cui attingere. Anche in questo caso una disuguaglianza fissata dalla legge divina aumenta la dipendenza della donna dall'uomo.

La testimonianza di un uomo vale come quella di due donne. Un'altra grande differenza a livello giuridico è che la testimonianza del maschio vale come quella di due femmine. Questo si basa su un hadith (editto) di Maometto, molto diffuso negli ambienti musulmani nonostante la sua autenticità sia piuttosto discussa, in cui si afferma che "la donna è imperfetta nella fede e nell'intelligenza"

Quando si chiede ai fuqih, gli esperti della legge, di spiegare il motivo rispondono che la donna è imperfetta quanto alla fede perché, in certe situazioni, ad esempio durante le mestruazioni, la sua preghiera e il suo digiuno non sono validi e la sua pratica religiosa è dunque imperfetta.

Riguardo la seconda parte dell'affermazione sull'imperfezione nell'intelligenza, forse un tempo questo poteva essere spiegato sociologicamente tenendo presente che le donne studiavano meno, che erano meno coinvolte nella vita sociale e dedite soltanto ai lavori domestici, ma da tempo tutto ciò non vale più. Eppure nella maggioranza dei tribunali dei Paesi islamici vige ancora questo principio nonostante le proteste delle associazioni femministe. In alcuni Paesi i fondamentalisti chiedono anche che alle donne sia vietato di fare da testimoni nei processi in cui sono previste le pene coraniche.

Il Corano prevede esplicitamente che le mogli non ubbidienti vadano picchiate. Si potrebbe obiettare che ci sono anche cristiani che picchiano la moglie, ma il paragone non regge. Infatti il Nuovo Testamento prevede che non si possa mai picchiare la moglie. La lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini (Ef 5,25.28) nei rapporti tra moglie e marito afferma: "E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso"

Dunque il cristiano che picchia la moglie è un cattivo cristiano, mentre un musulmano che picchia la moglie è un buon musulmano. Anzi il musulmano che non picchiasse la moglie ribelle sarebbe un cattivo musulmano che non applica il Corano "Allah ha onorato le donne istituendo la punizione delle bastonate, che però vanno date secondo regole precise: senza lasciar segni visibili e solo per una buona causa" (ad esempio se lei si nega a letto).

"Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono (per esse) i loro beni. Le (donne) virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse" (Sura 4:34)

Tunisia. Quanto sia difficile nel mondo islamico per le donne essere considerate "uguali" agli uomini lo dimostra la Tunisia che ha appena approvato (nel 2014) la costituzione più liberale del mondo islamico, ma dove Amnesty International ha proprio oggi denunciato che le donne che subiscono violenza sono scoraggiate dal chiedere "giustizia" - leggi -

Le donne e le ragazze tunisine vivono in una società che preferisce preservare l’onore familiare piuttosto che chiedere giustizia. Le donne, soprattutto coloro che hanno subito aggressioni sessuali o violenza in famiglia, sono scoraggiate dal presentare denuncia e indotte a credere che, in caso contrario, getteranno vergogna sulla famiglia. La polizia spesso ignora o persino fa sentire in colpa chi osa denunciare e talvolta si attribuisce un ruolo di mediazione, anche nei casi più gravi di violenza. Queste attitudini sociali e le manchevolezze dello stato sono particolarmente gravi in un paese dove la violenza sessuale e quella di genere sono radicate. Molte donne tunisine si sentono intrappolate in un ciclo di violenza che spesso chiama in causa i loro mariti.

E questo accade in un paese islamico come la Tunisia, che lo stesso occidente considera l'unico in cui la "primavera araba del 2012" ha avuto successo. Il paese a cui nel 2015 è stato riconosciuto il "Premio Nobel per Pace" proprio per questo processo di democratizzazione. Un paese che però deve fare ancora molta strada sulla via della parità uomo-donna.

Se da un lato Amnesty International denuncia la Tunisia perché fa ancora troppo poco con gli uomini che usano violenza contro le donne, dall'altro l'integralismo islamico prende di mira quella stessa Tunisia con attentati perché lo considera un paese troppo "democratico".

Difficile, quasi impossibile, scardinare la differenza tra uomo e donna nel mondo arabo quando questa differenza è "scritta" e "sancita" nel libro della legge islamica, ovvero il Corano.

Sposa bambina
Matrimoni combinati
Spose bambine
Mutilazioni genitali femminili
Poligamia
Donne schiave (perché non mussulmane)
Donne lapidate (perché considerate adultere)
(Anche questo è l'Islam)



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In Nigeria non si può più essere cristiani

Bambini e neonati uccisi, donne e disabili massacrati, case incendiate. Racconto della strage di Natale per mano dei pastori...