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01 luglio 2022

Ragazze nigeriane vittime di tratta. Come sono cambiate le modalità di assoggettamento

La trasformazione della modalità di assoggettamento delle vittime nigeriane di tratta a scopo di sfruttamento sessuale

Parlare della tratta nigeriana degli esseri umani per sfruttamento sessuale è come aprire una matrioska composta da una quantità di pezzi non prevedibili. Ogni argomento ne svela un altro, di uguale importanza e altrettanto curioso, ma anche angosciante. Proveremo a raccontare aspetti particolari della tratta, che suscitano interrogativi cui è molto difficile rispondere.

I nodi attorno a cui ruotano le questioni centrali della tratta sono principalmente due. Dal punto di vista della vittima, ovvero della ragazza, è il giuramento, che viene chiamato JuJu, woodoo. Questo consiste nel rituale che la legherà alla mamam, la persona a cui lei dovrà consegnare il denaro ricavato dai clienti, mentre sarà costretta a prostituirsi in Italia (o più in generale in Europa). Dal punto di vista delle o dei trafficanti a ogni livello, è quello dei soldi, della ricchezza che deriva dallo sfruttamento, e del conseguente prestigio sociale.

Interrogativi e risposte ruotano intorno a tutto questo, e tutto ciò ha componenti culturali, perfino mistiche, economiche, logistiche, politiche. Ebbene sì anche politiche, che sono fortemente impattanti sia a livello locale che internazionale.

Partiamo dalla Nigeria, passando in Libia per poi attraversare il Mediterraneo e arrivare in Italia, per guardare alla Germania, alla Francia e ancora più su, all’Unione Europea fino ai trattati internazionali.

Cosa è accaduto dopo l’intervento dell’Oba di Benin City del marzo 2018

L’Oba King è la massima autorità della religione animista in Nigeria. In ogni regione, in ogni Stato della Nigeria questo sistema religioso ha un suo rappresentante, che assume nomi diversi a seconda delle aree in cui è insediato. Qui parliamo dell’Oba di Benin City. Il 9 marzo 2018 questi ha maledetto i rituali "JuJu" effettuato da sacerdoti "compiacenti", e allo scopo di assoggettare le ragazze vittime di tratta, emettendo un editto con lo scopo di annullare tutti gli effetti, passati, presenti e futuri, del potere vincolante del rito woodoo. Le intenzioni dell’Oba di Benin City erano quelle di cercare di rompere il legame superstizioso tra la sfruttatrice e la sua vittima, e di liberare le ragazze dal loro debito e di tutte le altre promesse.

“Quando ho sentito l’editto dell’Oba, ho pensato che Dio era venuto a risolvere i nostri problemi, che le ragazze non sarebbero più partite”, racconta Cynthia Aigbe, ex-vittima di tratta, “Ma le lacrime delle ragazze che accogliamo oggi nei nostri centri ci fanno capire che non è servito a niente”.

La maggior parte delle ragazze nigeriane vittime della tratta viene dallo Stato di Edo il cui capoluogo è proprio la città di Benin City, per cui il fatto che l’Oba di Benin City abbia emanato un tale editto è stato un fatto simbolico molto importante, perché significa che in fondo vi è la consapevolezza del problema dello sfruttamento sessuale. Senza dubbio alcune ragazze si sono sentite liberate, e una sfilza di mamam, nell'immediatezza del fatto, si sono spaventate e sono andate a confessare i loro peccati chiedendo perdono per non cadere nell’anatema. Ma a distanza di quattro anni, molte ragazze nemmeno sanno di quell'editto, e che i rituali JuJu sono stati maledetti dall'Oba in persona (e i trafficanti certamente sono ben felici di questa ignoranza). E ciò è dimostrato dalle molte interviste fatte a ragazze nigeriane da parte delle mediatrici culturali, e quando glielo dicono molto spesso tendono a non credere che l'Oba in persona abbia cancellato gli effetti dello JuJu, o che sia impossibile cancellarli perché "Mami Wata" è una dea (loa delle acque nella cultura woodoo) molto più potente dell'Oba che, anche se molto influente, alla fine è solo un uomo.

Però questo non è stato sufficiente a fermare il fenomeno, anzi, in alcuni casi lo ha addirittura peggiorato. Non è bastato perché l’editto ha coperto una porzione di territorio piccolissima. Lo ha peggiorato perché ha allargato il reclutamento di ragazze al di fuori della porzione di territorio protetta dall’editto. Le trafficanti sono andate a cercare le ragazze altrove, aprendo nuovi “mercati” e nuovi luoghi dove svolgere i rituali. Le rappresaglie contro le famiglie delle ragazze liberate sono state violentissime.

Alcune trafficanti (mamam) non hanno accettato l’editto, altre hanno dapprima liberato le ragazze, ma poi si sono rese conto che non sarebbe successo niente di apocalittico. In fin dei conti nessuna di loro era morta o aveva subito conseguenze gravi per aver infranto l’editto. Quindi hanno ricominciato richiamando le ragazze liberate con un meccanismo di assoggettamento ancora più violento.

L’impatto del discorso dell’Oba è durato poco. “Le ragazze sono tornate sotto pressione. Lo sono sempre, anche mentre fanno parte di un progetto che in Italia le protegge. Gli uomini della tratta sono sempre lì intorno, le minacciano, a volte le rapiscono. Quando le ragazze riescono a scappare, a volte arrivano allo sportello e ci raccontano tutte queste cose”. L’aspetto mistico del woodoo è un elemento centrale di coercizione nella conservazione del legame tra la mamam e le vittime. E su questo si sono appoggiate ancora una volta per ristabilire il legame di sottomissione.

L’Oba di Benin City, che non ha un’autorità superiore a quella del governo, ovvero non è un'autorità politica ma solo religiosa, ha cercato di salvare la sua città e il suo popolo, ma con il suo editto ha voluto anche dare un segnale di carattere politico, al governo dello Stato dell’Edo, affinché fossero rinforzate le misure di contrasto al traffico di esseri umani. Oggi, in Nigeria si cercano altri modi per dissolvere questo legame spirituale con il JuJu, ad esempio utilizzando la fede in Dio (cristianesimo), alla ricerca della luce per uscire dalle tenebre. Le ragazze nigeriane vittime di tratta sono quasi tutte cristiane, per lo più della Chiesa Pentecostale, ma le tradizioni e riti "degli antichi" hanno ancora una valenza spirituale molto profonda.

Quello delle ragazze nigeriane è un chiaro esempio di "sincretismo religioso", ovvero la mescolanza di culti tra diverse religioni. Se è vero che le ragazze nigeriane vittime di tratta sono "cristiane" è anche vero che come in moltissimi africani sub-sahariani, costretti ad abbracciare la religione dei missionari e dei colonizzatori europei, c'è ancora una fortissima valenza spirituale nelle religioni tradizionali. E l'antico regno del Benin, Nigeria meridionale, il regno di Danxomé (oggi Stato del Benin) sono proprio i luoghi dove la religione animista ha avuto origine (circa 6.000 anni prima di Cristo), dove è cresciuta, si è sviluppata, si è profondamente ancorata nello spirito e nell'anima di quei popoli.

Il ruolo crescente dei "Cults", ovvero della mafia nigeriana, nel sistema della tratta e altre componenti maschili nel meccanismo di assoggettamento.

Il fenomeno dei Cults in Nigeria esiste da molto tempo, ma si è rafforzato negli ultimi anni. Si tratta di confraternite nate in ambito universitario in Nigeria negli anni '70 dopo la guerra del Biafra, e che poi sono uscite dalle Università diventando sempre più più influenti in campo politico e sociale, fino ad uscire dai confini della Nigeria. Sono composte da giovani uomini armati, implicati in molti casi di atti violenti e di crimini. Le stesse mamam chiedono la loro protezione, e spesso loro stesse affiliate, per intimorire, molestare o uccidere ed è qui che rientra in gioco il legame con la tratta e gli altri aspetti della criminalità. Le uccisioni, coperte da aspetti rituali, sono un macabro aspetto ricorrente in queste confraternite: gli omicidi sono attuati anche per il traffico di organi umani, oltre che per rese di conti, per estorsioni di denaro, e persino per scopi politici. Non è ben chiaro cosa facciano esattamente e per conto di chi.

Il contesto socio-culturale nigeriano favorisce la proliferazione di culti religiosi. L’impunità, le difficoltà nell’apparato di sicurezza nigeriano alimentano il potere dei Cults; questi si sostituiscono allo Stato nella gestione privata della “giustizia”. In generale, lo Stato ha pochi strumenti per contrastare questo fenomeno, e i membri delle confraternite, che si appoggiano anche loro su un giuramento di omertà, in caso di arresto non parleranno mai della struttura della confraternita. La corruzione della polizia, e l’implicazione degli stessi membri delle forze dell’ordine all’interno dei Cults non facilitano di certo il cambiamento.

Il legame tra la tratta e i Cults è facilmente intuibile. La tratta degli esseri umani è un aspetto economico, le mamam cercano metodi di coercizione e assoggettamento e in queste gang armate possono trovare le persone disposte a tutto, per denaro, mettendo in pratica le minacce evocate durante i giuramenti JuJu. Il clima di violenza, il terrore viene esercitato per intimidire, estorcere informazioni, ottenere obbedienza. Le mamam si servono degli affiliati per minacciare le famiglie delle ragazze in Nigeria, quando e se cercano di smettere con la prostituzione e di scappare. La famiglia sa che, se subisce attacchi e intimidazioni, c’è dietro la violazione di un giuramento, e si sente costretta a sua volta ad aggiungere ulteriore pressione sulla ragazza (che si trova in Italia) affinché rientri nei ranghi e torni ad obbedire alla sua mamam.

Diversi personaggi appartenenti alla mafia nigeriana sono presenti ovunque, hanno compiti diversificati, agiscono in Nigeria (per reclutare ragazze), in Libia (per proteggere l'investimento delle varie mamam), e poi sono presenti soprattutto in Italia. Sono sparsi sul percorso migratorio (per facilitare l'attraversamento dei confini e per organizzare luoghi di rifugio temporaneo), rafforzando la rete di trafficanti nei diversi punti di contatto. Secondo una testimonianza, sono stati i cultisti nigeriani a insegnare ai libici come guadagnare sfruttando la precarietà dei percorsi migratori. Sarebbero loro ad aver insegnato ai libici come torturare e organizzare le vittime. L’ampiezza di questo fenomeno sfugge alle statistiche perché i reati dei membri delle confraternite non vengono denunciati dalle famiglie, se non in casi rarissimi.

Alcune mamam fanno in modo che un fratello, o un conoscente stretto, viaggi insieme alle ragazze dalla Nigeria all’Europa. Questo ci permette di parlare di un’altra figura maschile determinante nel mondo della migrazione delle ragazze nigeriane: il boyfriend.

Ci sono dei ragazzi che, su ordine della mamam, fanno innamorare le ragazze, promettendo loro una vita migliore in cambio della fedeltà. In questo modo, sfruttando il sentimento e l’innamoramento, manipolano la ragazza e la spingono a rimanere nella prostituzione, a richiedere l’asilo e, una volta ottenuto a sposarsi cosicché venga loro garantito il permesso di soggiorno. Durante il viaggio l’uomo impone alla donna di recitare un finto matrimonio per essere collocati insieme una volta arrivati nel “campo” (per migranti in Italia). È un meccanismo di controllo della vittima perché quando scoprirà il proprio destino e comincerà a prostituirsi non potrà più allontanarsi, perché l’aguzzino farà leva sullo JuJu. La mamam è sempre lì dietro, a gestire le marionette della sua rete. A volte questa stessa manipolazione da parte del boyfriend viene utilizzata per “rubare” la ragazza alla mamam, per esempio con un finto salvataggio, per poi sfruttarla ancora e tenerla sotto il ricatto di riportarla alla mamam. Questi boyfriend a volte sono membri attivi dei Cults, e sono temuti per la crudeltà e la violenza dei loro atti.

Alle volte le ragazze nigeriane non si rendono nemmeno conto che è esattamente una delle peggiori specie di violenza quella che subiscono. In Nigeria non c’è un’educazione contro la violenza in genere, e ancora di meno un'educazione contro la violenza sessuale. E qui interviene un fattore culturale: lo scambio dono-contro-dono, che si pone alla alla base delle dinamiche sociali. Quando una ragazza è stata “salvata” da un boyfriend, si dedicherà totalmente a lui. Se lui non vede opportunità di riuscita per sé in Italia, le proporrà di partire per la Francia o la Germania promettendole ancora di più. Ma la ragazza resterà sempre nella rete del trafficking, perché non si rende conto di essere manipolata, o se anche se ne rendesse conto, le tocca obbedire, tornare alla prostituzione, cercare di ricambiare l’aiuto ricevuto per “dovere”.

Il persistente ruolo della famiglia e la marginalizzazione della donna nell’ordinamento giuridico nigeriano.

Il contesto sociale nigeriano è poroso e fragile. C’è una vulnerabilità socio-giuridica della donna che fa sì che la sua opinione, la sua parola, conti drasticamente meno che quella di un uomo. È una società maschilista e gerarchica che si serve di costrutti ideologici e mentali per influenzare le ragazze, che facilmente diventeranno vittime della tratta. Lo spazio lasciato alle donne per decidere per sé è molto ridotto, e il governo è restio a adottare politiche che lo allarghino. Nonostante la famiglia sia l’istituzione fondamentale su cui ciascuno si appoggia e a cui ciascuno contribuisce per garantirsi la sopravvivenza, una donna, per esempio, non può ereditare dal padre o dal marito (motivo anche questo di vulnerabilità che spinge delle ragazze a prostituirsi per mantenere madri, figli, fratelli, ecc..).

Le ragazze sfruttate per la prostituzione in Europa provengono da famiglie povere e molto vulnerabili. I trafficanti, quando adocchiano una vittima, si mobilitano innanzitutto per ottenere la fiducia della famiglia. La richiesta di ottenere la disponibilità di una ragazza è fatta passare come una proposta di aiuto alla famiglia, per farla uscire dalla povertà. La famiglia viene dunque coinvolta, e la madre o la zia accompagnano la ragazza al tempio.

Quando la ragazza realizza che l’oggetto del patto è la prostituzione, il giuramento, il viaggio, e si vuole opporre, entra in gioco ancora un altro aspetto. La mamam invia i suoi scagnozzi a minacciare i membri della famiglia di ripercussioni nel caso la ragazza non si piegasse alla sua volontà. Al telefono, dalla Nigeria all’Italia, i genitori spesso sono costretti a riportare la ragazza ribelle alla sua responsabilità nei confronti dei suoi fratelli, e nei confronti del fatto che deve occuparsi del benessere del nucleo familiare. Allo stesso tempo, la mamam le ricorda il giuramento. Le minacce fanno leva sull’emotività: i primi mesi in Italia sono per le ragazze un periodo durissimo.

Durante i mesi di sfruttamento la famiglia riceve 50 o 100 euro ogni tanto. La condizione economica migliora un po’ con quella cifra, ma la conseguenza è che la ragazza continua a essere spinta verso la prostituzione per non perdere il benessere ottenuto.

“Le famiglie non si mettono nei panni delle ragazze. Non è la loro dignità ad essere stata violata. Le dicono “altre ce l’hanno fatta”. Loro vedono solo i soldi che arrivano a casa ogni mese”.

Il ruolo della famiglia come fattore di assoggettamento è evidente anche in caso di rimpatrio. Che sia un ritorno “volontario” o forzato, il pericolo di re-trafficking, ovvero che la ragazza venga rimandata in Europa per essere nuovamente sfruttata nella prostituzione, è sempre presente. Le famiglie possono opporsi all’accoglienza della ragazza in uno Shelter (luoghi accoglienza per le ragazze che ritornano, dove si attiva un meccanismo di protezione e reinserimento sociale, previsto dalla legge e finanziato dall’Unione Europea). “Una ragazza con la testa dura, che non vuole piegarsi alla volontà della famiglia viene abbandonata e finisce per strada”. Il ritorno in Nigeria è vissuto come un fallimento sociale ed economico. La famiglia, coinvolta fin dall’inizio nella vendita della figlia, succube delle minacce o ormai abituata a ricevere soldi la forza a tornare in Europa. A questo punto, o la ragazza cerca la mamam, o viene trovata da lei e riparte.

Per evitare il re-trafficking, a livello europeo si sono svolte delle discussioni per fornire supporto al governo nigeriano nel processo di tutela delle ragazze espulse dai paesi membri e tornate in Nigeria. Purtroppo, l’intervento umanitario sponsorizzato dai paesi europei e delle Agenzie delle Nazioni Unite, teso a colmare l’assenza di azione da parte del governo nigeriano, ha un impatto marginale. In generale, l’interesse politico per contrastare la tratta è scarso e solo di facciata. Le risorse non sono molte, e la corruzione se ne appropria. L’apparato giuridico in Nigeria si mobilita per aprire inchieste, per cercare di capire e denunciare le mamam, e i loro complici, all’origine delle diverse reti di tratta, ma pochissime di queste inchieste portano a un qualsiasi risultato. Quelle poche, a volte diventano casi mediatici e quindi fonti di informazione.

È difficile riassumere in un semplice articolo la complessità, anche solo di alcuni aspetti, del fenomeno della tratta nigeriana degli esseri umani per sfruttamento sessuale. Per riprendere la metafora iniziale, ogni nuova matrioska svelata si ritrova sistematicamente ricoperta di altri misteri, e questo si riscontra soprattutto quando, intorno ad tavolo, si ritrovano per discutere di questi argomenti, operatrici e operatori sociali che in Italia hanno a che fare tutti i giorni che queste problematiche.

Sono brandelli di un argomento importantissimo, di un fenomeno criminale che è sempre stato sottovalutato, in Italia soprattutto, dove almeno la metà della popolazione maschile adulta ha avuto a che fare almeno una volta con una prostituta, e il 20% è un frequentatore abituale di prostitute. Nel 2018, ultimo dato disponibile, in Italia sono stati spesi 4 miliardi di euro nel mercato del sesso a pagamento (fonte ISTAT), soldi che finiscono nella mani degli sfruttatori. Per contrastare la tratta a scopo di sfruttamento sessuale è necessario capire che bisogna agire su due fronti, certamente contrastando il traffico di esseri umani, ma è necessario intervenire anche sui "clienti" che, consapevolmente o inconsapevolmente, alimentano lo sfruttamento delle ragazze nigeriane, che diventano vere e proprie schiave sessuali. L'Italia è, ad oggi, l'unica nazione in Europa che ancora non ha una legge organica sulla prostituzione.

A disposizione delle procure, della polizia e delle autorità che a vari livelli indagano su questo traffico, ci sono solo i reati di "sfruttamento della prostituzione" (Articolo 534 del Codice Penale), "induzione alla prostituzione" (Articolo 531 del Codice Penale). Ogni tanto capita, raramente per la verità, che venga contestato anche il reato di "riduzione o mantenimento in schiavitù" (Articolo 600 del Codice Penale). Nelle inchieste sullo sfruttamento della prostituzione e solo per i casi di valenza trans-nazionale a volte viene aggiunto il reato di "traffico di esseri umani" (Articolo 601 del Codice Penale). Tutti reati che sono difficilmente dimostrabili senza la collaborazione delle "vittime".

L'Italia è l'unico Paese europeo a NON avere, nel suo ordinamento giuridico, una legge organica sulla prostituzione


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01 agosto 2021

La tratta delle bambine nigeriane a scopi sessuali

Il dramma della tratta di bambine nigeriane costrette alla prostituzione lungo la rotta dei migranti. 'Piccole donne' senza un sostegno, che al loro arrivo trovano una nuova vita di soprusi e disperazione.

La tratta delle prostitute bambine nigeriane che sono arrivate in Italia sui barconi dei migranti è il paradigma del dramma della prostituzione minorile che non accenna a risolversi nel breve periodo. Un fenomeno che si aggrava e rivela con drammaticità la situazione in cui versano tantissime piccole donne private della loro libertà e della giovinezza.

Bambine prostitute in Italia: le minori nigeriane nella rete dei trafficanti

Si fa fatica a capire se non si è dentro un problema più generale, quello della tratta di esseri umani che coinvolge nel mondo almeno 3 milioni di persone ogni anno, non per una difficoltà a comprendere ma piuttosto per la crudeltà del comprendere: un crimine contro l’umanità consumato anche a "casa nostra", che è davanti ai nostri occhi ogni giorno, tutti i giorni, lungo la Domiziana (per esempio), in cui tantissime bambine sono costrette a prostituirsi da non meglio identificati criminali che le hanno portate lì, a nuotare nel fango della violenza. Molte di loro sono minorenni, per la maggior parte nigeriane, sbarcate in Italia nell’ordine delle centinaia, forse migliaia, e finite nella rete di trafficanti senza scrupoli che ne governano il corpo, ma non ne annullano il sogno infantile di un riscatto.

Da quel tritacarne di cuori di un’infanzia violata, emergono, con la brutale forza delle peggiori verità, storie di rapimenti, pedofilia e abusi sessuali di gruppo non facili da digerire, purtroppo reali.

Nel 2018 la Direzione Distrettuale Antimafia (DIA), in un rapporto confidenziale, denunciò che nove città italiane sono ostaggio della Mafia Nigeriana (Torino, Verona, Bologna, Roma, Macerata, Napoli, Palermo, Bari, Caserta), ma da allora sembra che la politica italiana non si sia mossa, impegnata com'è in beghe interne e guazzabugli per mantenere poltrone e privilegi. Poco possono fare investigatori e forze dell'ordine che al momento non hanno a disposizione strumenti legislativi adeguati (per esempio manca una legge organica sulla prostituzione, unico paese in Europa).

Complice il vuoto legislativo e l'indifferenza della politica verso un fenomeno "orribile", ha fatto registrare la presenza sempre più massiccia di giovanissime donne, soprattutto nigeriane, che si prostituiscono nel mercato del sesso di strada, e i racconti di alcune ragazzine tra i 14 e i 15 anni hanno spalancato le porte del loro dolore e di una realtà parallela alla democratica veste di una Paese che accoglie, ma in cui si annida il verme della prostituzione minorile.

Dalla Nigeria alla Libia, fino all’Italia: il percorso lungo la tratta delle baby prostitute

Le testimonianze di alcune giovani vittime dello sfruttamento sessuale sbarcate in Italia dopo aver seguito la rotta dei migranti, reclutate nella loro terra d’origine, la Nigeria, per un viaggio del quale conoscono solo una falsa facciata, evidenziano l'orrore di quella che è una vera e propria schiavitù. Alcune credono di partire per trovare un posto sicuro in cui lavorare, studiare, altre affrontano una partenza ignare della meta.

Dalla Nigeria alla Libia, poi sul primo barcone utile a condurle per mare verso un destino già deciso dalle organizzazioni criminali che stanno dietro l’immane traffico di esseri umani. Alla partenza, contraggono un debito che va dai 35 ai 55mila euro, da estinguere tramite la loro riduzione in schiavitù nel Paese di destinazione.

A seguire la situazione “da vicino” è la mamam, solitamente una donna affrancatasi da un pregresso status di schiava ma ora "organica" alla mafia nigeriana e che ha il compito di gestire le baby prostitute.

Prostituzione minorile: la tratta delle minori nigeriane nel racconto delle vittime

Castelvolturno è uno dei tanti luoghi italiani in cui la vita di queste bambine scorre velocemente sulle cicatrici delle violenze subite, cresciute troppo in fretta e spesso non facili a rivelare la loro vera età. Molte di loro dichiarano di avere molti più anni di quanti ne dimostrino, invece, i loro tratti innocenti e gli sguardi impauriti.

“Sono arrivata in Italia senza sapere nulla, mi hanno detto che dovevo pagare un debito e per questo dovevo prostituirmi. Ma io non volevo”, racconta una piccola vittima. Le bambine vergini vengono violentate e portate sulla strada, alcune descrivono abusi sessuali di gruppo, talmente dolorosi da provocare ferite che vengono curate con mezzi di fortuna, senza il minimo rispetto delle basilari norme igienico-sanitarie: “Mi hanno fatto violentare da più persone, anche utilizzando degli oggetti”, dice un’altra.

Le bambine che hanno raccontato la loro storia sono state portate in strutture protette, lontane dai loro aguzzini. Hanno potuto così esternare, seppur nella comprensibile paura di essere scoperte, una piccola parte degli indicibili orrori subiti. Alcune loro amiche, compagne di un viaggio senza ritorno, sono sparite nel nulla, altre non riusciranno forse a trovare una via di fuga a tutto quel dolore.

Il racconto porta anche a esperienze di prelievo forzato dai centri di accoglienza in cui arrivano dopo lo sbarco in Italia, cui segue, in gran parte dei casi, lo sfruttamento sessuale per saldare il debito con i trafficanti.

Sono storie di miseria umana che resistono alla tutela dei diritti dei minori e delle donne, nascoste nell’ombra di un business per il quale sono solo merce di scambio, vite annientate vissute sotto la fioca, triste luce di un lampione.

Judith, 14 anni appena compiuti. Al suo primo "cliente" fu violentata e stuprata sulla Salaria.

Joy, rimasta incinta di un cliente, e poi ha perso il bambino.

Gladys, un cliente le ha distrutto l'ano violentandola tre o quattro volte con un bastone. Forse guarirà con il tempo, ma per ora non riesce più a camminare.

Rose, stuprata da chissà quanti uomini in una sola volta. Le hanno perforato l'utero con un oggetto appuntito.

Osas, Torino, arrivata in Italia dopo un viaggio di due anni. Gettata giù da una macchina in corsa dopo essere stata stuprata e rapinata.

Prudence, Verona, arrivata dalla Nigeria da una sola settimana, poi sparisce per giorni. Ritrovata sanguinante e sfigurata di botte. Le hanno bucato l'utero con un oggetto appuntito. Nonostante tutto questo la polizia la rimanda in Nigeria. Di Prudence non ci sono più notizie.

Non lontano da Verona una ragazza che non voleva più saperne del marciapiede, Tessie, è stata costretta dai suoi magnaccia a bere acido muriatico. È finita al pronto soccorso. L'hanno salvata per un pelo. E adesso si ritrova sfigurata e handicappata e quasi muta. Una ragazza africana di villaggio, semplice semplice. Analfabeta. Che diavolo di futuro può trovare in Italia. Ditemelo voi.

Eki. Mi hanno stuprata e picchiata, e torturata con le sigarette accese.

Storie Vere
La Storia di Sandra e altre Storie Terribili

Emergenza sociale e umanitaria senza fine: l’età delle minori costrette a prostituirsi si abbassa

Si è evidenziato come vi sia un preoccupante abbassamento dell’età delle ragazze nigeriane che finiscono per strada.

“Sicuramente è una scelta delle organizzazioni criminali che cercano di avere sempre più ragazze giovani perché sono più appetibili sul mercato del sesso. Un "mercato" fatto di "clienti italiani" che pagano 4 miliardi di euro all'anno (fonte Istat 2018) per andare a puttane, meglio se giovani e minorenni. Molte di queste ragazze non arrivano più con le tratte a cui eravamo abituati ma arrivano quasi tutte mischiate e confuse nei flussi di profughi richiedenti asilo, sono quelle, cioè, che arrivano sui barconi, ma che il governo italiano (decreti sicurezza) continua ancora a chiamare clandestine da rispedire a casa loro”

Clienti di quasi bambine, siete dei gran bastardi, siete solo stupratori a pagamento e che da oggi possiamo definirvi anche "pedofili"


Link e letture utili sull'argomento

26 ottobre 2019

Rapporto OIM, in aumento il numero di ragazze potenzialmente vittime di tratta

Non solo dalla Nigeria, ora stanno arrivando anche dalla Costa d'Avorio.


Nuovo rapporto OIM. “Spesso già sfruttate in Tunisia e Libia, sono a rischio di re-trafficking in Italia”. Gli arrivi di donne ivoriane è aumentato in modo esponenziale, passando dall'8% al 46%.
In occasione delle celebrazioni per la Giornata Europea contro la Tratta, una delle forme di schiavitù moderna più diffusa del ventunesimo secolo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) pubblica un rapporto su un nuovo fenomeno di sfruttamento recentemente emerso a seguito dell’analisi dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo Centrale.

Aumento esponenziale delle donne ivoriane in arrivo con i "barconi"
Un aumento di donne in arrivo dalla Costa d'Avorio passato nell'ultimo anno dall'8 al 46%. Tutte a grave rischio sfruttamento. Nel corso dell’ultimo anno l’OIM, presente nei principali punti di sbarco italiani con diversi team anti-tratta, ha rilevato un aumento della presenza di ragazze provenienti dalla Costa d’Avorio. “Abbiamo ragione di credere che molte di queste ragazze siano purtroppo vittime di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo e a volte anche sessuale”, spiega Laurence Hart, direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM. I numeri relativi agli arrivi via mare dei migranti provenienti dalla Costa d’Avorio rivelano come, a una riduzione del numero complessivo dei migranti di nazionalità ivoriana in ingresso in Italia negli ultimi anni, corrisponda il progressivo aumento della percentuale di donne coinvolte, dall’8% sul totale dei migranti di questa nazionalità sbarcati nel 2015 al 46% del 2019.

C'è chi paga il viaggio, ma poi si rivale sfruttando
“Nella maggioranza di casi il Paese di partenza è la Tunisia, e, dai colloqui che abbiamo avuto con queste giovani ragazze, pare evidente che ci troviamo di fronte a quello che può essere definito un fenomeno di re-trafficking”

Sottoposte a "servitù domestica" in Libia o in Tunisia, maltrattate e private della libertà personale, abusate dai loro "padroni", vengono vendute ai trafficanti per essere portate in Italia e sfruttate di nuovo. Il fenomeno del re-trafficking di ragazze della Costa d'Avorio è paurosamente aumentato
“Molte, reclutate nel loro paese per lavorare come domestiche o cameriere, diventano invece vittime di servitù domestica una volta arrivate in Tunisia o in Libia, dove sono sottoposte a maltrattamenti, violenze e privazione della libertà personale, nonché costrette a subire abusi sessuali da parte dei loro sfruttatori. A questa fase ne segue un’altra, che prevede un ulteriore sfruttamento in Europa organizzato da persone che si dicono disposte a farsi carico dell’organizzazione e dei costi della traversata nel Mediterraneo, ma che poi hanno intenzione di sfruttare le vittime una volta giunte in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea”


La liberazione dagli aguzzini
Dopo lo sbarco in Italia alcune di queste vittime, consapevoli di poter incorrere in una rinnovata condizione di sfruttamento, hanno deciso di chiedere aiuto all’OIM per potersi finalmente liberare dai loro aguzzini. “La scoperta di questo circuito di sfruttamento dimostra ancora una volta come dietro ai numeri degli sbarchi ci siano storie molto drammatiche, di cui spesso si sa troppo poco. Non possiamo fare a meno di pensare alle ragazze ivoriane morte lo scorso 7 ottobre nel corso del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, una tragedia che ci riporta alla memoria l’altro drammatico incidente che nel 2017 causò la morte di 26 ragazze nigeriane, anche loro probabili vittime di tratta”

In aumento il numero di prostitute-schiave in Italia
La lunga lotta anti-tratta
“Occorre fare di più per proteggere questi gruppi di ragazze vulnerabili, che non solo subiscono una lunga serie di abusi e violazioni di diritti umani, ma poi si trovano costrette a rischiare di morire in mare”

“Come OIM ribadiamo la nostra volontà a continuare a impegnarci nella lotta alla tratta di esseri umani, promuovendo attività di identificazione e di protezione delle vittime rafforzando l’esistente stretta collaborazione con Procure, Forze dell’Ordine, Ministeri e organizzazioni che lavorano sul territorio”



Articolo di
Maris Davis


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25 luglio 2019

Tratta e sfruttamento sessuale, una ragazza su quattro è minorenne

"Piccoli Schiavi Invisibili 2019", il rapporto Save The Children, nell'Unione Europea un quarto delle vittime è minorenne. In crescita lo sfruttamento sessuale e lavorativo.


Secondo il rapporto 'Piccoli schiavi invisibili 2019', le vittime accertate in Italia sono 1.660. I minorenni coinvolti sono passati dal 9 al 13 per cento. Anche sulle 20.500 vittime registrate complessivamente nell'Unione nel biennio 2015-16, più della metà dei casi riguarda lo sfruttamento sessuale, e con un consistente 26% legato a quello lavorativo.

Una vittima su quattro è minorenne
Un quarto delle vittime di tratta in Europa è composto da minorenni e l’obiettivo principale dei trafficanti di esseri umani è lo sfruttamento sessuale, che in Italia è in crescita costante. Le vittime accertate sono 1.660, con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9% al 13%.

Anche sulle 20.500 vittime registrate complessivamente nell'Unione nel biennio 2015-16, il 56% dei casi riguarda la tratta della prostituzione, con un pur consistente 26% legato allo sfruttamento lavorativo.

“Non si può ignorare il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni in Italia è legato alla presenza di una forte ‘domanda’ da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire ‘clienti’, i quali sono parte attiva del processo”

Anche se non rappresenta il principale obiettivo del sistema della tratta, lo sfruttamento lavorativo in Italia è in crescita e nel 2018 gli illeciti registrati con minori vittime, sia italiani che stranieri, sono stati 263, per il 76% nel settore terziario. Il numero maggiore di violazioni sono state segnalate nei servizi di alloggio e ristorazione (115) e nel commercio (39), nel settore manifatturiero (36), nell'agricoltura (17) e nell'edilizia (11).

Piccoli Schiavi Invisibili propone quest’anno al suo interno la graphic novel ‘Storia di Sophia. Una vittima di tratta. Una ragazza’, illustrata dal fumettista Roberto Cavone, che racconta la storia vera di un’adolescente nigeriana.

Sfruttamento sessuale, il 64% delle ragazze proviene dalla Nigeria
Provengono dalla Nigeria o dai Paesi dell’est europeo e dai Balcani le ragazze che sono maggiormente esposte al traffico delle organizzazioni e reti criminali, che poi gestiscono in Italia un circuito della prostituzione in continua crescita. Il numero delle vittime di tratta minori e neo-maggiorenni intercettate in sole cinque regioni (Marche, Abruzzo, Veneto, Lazio e Sardegna) dagli operatori del progetto Vie d’Uscita di Save the Children è infatti cresciuto del 58%, passando dalle 1.396 vittime del 2017 alle 2.210 nel 2018, mentre i Paesi di origine sono per il 64% la Nigeria e per il 34% Romania, Bulgaria e Albania.

Il sistema nigeriano
Il business della tratta internazionale a scopo di sfruttamento sessuale adottato in Italia dalla mafia nigeriana si basa su un sistema che si adatta al mutare delle condizioni.

Un esempio: l’adescamento con la falsa promessa di un lavoro in Italia di vittime nella Nigeria del sud, avveniva in gran parte a Benin City (Edo State), ma sembra essersi spostato più a sud, nel Delta State, anche per ovviare agli effetti di un editto della massima autorità religiosa del popolo Edo, Ewuare II, che nel 2018 ha dichiarato nullo il rito juju, utilizzato dai trafficanti per sottomettere le giovani vittime, disarticolando, purtroppo solo temporaneamente, l’intera rete di controllo.

Le ragazze e le donne nigeriane, giunte in Italia dopo un viaggio attraverso la Libia e via mare dove subiscono abusi e violenze, devono restituire alla mamam, la figura femminile che gestisce il loro sfruttamento, un debito di viaggio che raggiunge i 30mila euro e sono costrette a ‘lavorare’ fino a 12 ore tutte le notti, anche per 10-20 euro a prestazione, raccogliendo dai 300 ai 700 euro al giorno.

"Buona parte dei soldi, sottolinea Save the Children, serve per pagare vitto, alloggio e vestiti, spesso anche per l’affitto del posto in strada dove si prostituiscono (joint), e l’estinzione del debito diventa quasi irraggiungibile”

Dalle strade alle Connection-House
I trafficanti hanno inoltre spostato il circuito della prostituzione dai luoghi più facilmente identificabili, come le piazzole lungo le provinciali o le maggiori arterie stradali, verso luoghi ‘meno visibili’, il cosiddetto giro walk, come le fermate dei bus o i parchi, oppure all'interno delle case, che in alcuni casi sono connection-house, gestite e frequentate prevalentemente da connazionali, come quelle segnalate dagli operatori in Campania e Piemonte.

Albanesi, bulgare e rumene. Il reclutamento e finti "Lover Boy"
Sulle nostre strade è rimasta costante la presenza di ragazze di origine rumena o bulgara, ma si segnala un aumento delle ragazze di origine albanese. Un ritorno che riguarda anche i gruppi criminali albanesi in Italia, secondi solo a quelli nigeriani.

Il reclutamento delle vittime nei Paesi di origine avviene con metodi sempre più efficaci. In Romania, lo confermano diverse testimonianze, ci sono le ‘sentinelle’ dei trafficanti che individuano in anticipo negli orfanotrofi le ragazze che stanno per lasciare le strutture al compimento dei 18 anni, e mettono in atto un adescamento basato su finte promesse d’amore e di un futuro felice in Italia.

I finti “lover boy” che sono affiancati ad ogni ragazza lungo il periodo di sfruttamento in Italia, che può durare anni, esercitano un controllo totale e violento, come nel caso, riportato dagli operatori, di una ragazza rimasta incinta indotta ad entrare in una vasca riempita di cubetti di ghiaccio per indurre l’aborto per shock termico.

Il sistema nazionale anti-tratta adottato nel 2016 non è stato ancora rifinanziato dall'attuale governo
La risposta del sistema italiano di tutela delle vittime è ancora frammentaria “ed è necessario potenziarla” spiega il dossier. Lo ha rilevato anche il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa che nel 2018 ha condotto una valutazione del quadro normativo e istituzionale nel nostro Paese rispetto all'applicazione della Convenzione Europea in materia.

Secondo Save the Children il primo "Piano Nazionale d’Azione contro la tratta" adottato dai governi Renzi e Gentiloni nel 2016 per tracciare le linee guida del contrasto e della prevenzione ha rappresentato un passo positivo importante, ma è scaduto a dicembre 2018 e non è stato ancora definito un secondo piano dall'attuale governo.

Per quanto riguarda il "Programma Unico di Emersione", che racchiude le misure concrete per l’emersione, l’assistenza e l’integrazione sociale delle vittime, il finanziamento è stato potenziato dall'attuale governo e ammonta a 24 milioni per il triennio 2019-2021.

Vie d'Uscita
L’organizzazione di Save the Children ha attivato dal 2012 il progetto "Vie d’Uscita", realizzato in Marche e Abruzzo, Veneto, Lazio, Calabria, Sardegna e Piemonte. Nel 2018 Vie d’Uscita ha sostenuto 32 percorsi di avviamento all'autonomia di vittime fuoriuscite dal sistema di sfruttamento.

Dal 2016, Save the Children ha poi attivato la "Help-line Minori Migranti" per offrire sostegno a minori stranieri non accompagnati e a chi ha necessità di ricevere informazioni ad hoc, dai familiari dei minori agli operatori delle strutture di accoglienza, dai volontari ai comuni cittadini.

Il servizio, gratuito e multilingue, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17, al numero verde 800141016.

"Piccoli Schiavi Invisibili 2019"
Rapporto Save the Children sulla tratta e lo sfruttamento di minori





Articolo di
Maris Davis


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10 giugno 2019

Tratta delle nigeriane. Nadine, ex-schiava sessuale

Nadine. Così è stato sciolto il maleficio che mi rendeva schiava

Tratta delle Nigeriane. Progetto finanziato dall'Unione Europea




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Nadine, nome di fantasia, arriva dalla Nigeria. Come migliaia di altre ragazze è arrivata in Italia ed è finita in strada per colpa di aguzzini che l'hanno ridotta in schiavitù grazie a un rito juju, religione del popolo Edo in Nigeria. In base a questo rituale la vittima, con il ricatto di una maledizione per sé e la sua famiglia, viene legata a una 'mamam' (una donna che gestisce il suo lavoro e i suoi guadagni una volta arrivata in Europa) e costretta e darle i soldi guadagnati dalla prostituzione.

Ma nel 2018 qualcosa è cambiato: l'Oba Eware II, l'autorità più importante del culto juju, ha vietato ai sacerdoti di formulare questi rituali di giuramento.

Un evento passato quasi inosservato in Italia, ma che ha cambiato la vita di centinaia di donne costrette a prostituirsi per paura dei malefici. Tra queste c'è anche Nadine che ora sogna una vita diversa, lontana dal marciapiede.


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Nadine. Botte e fantasmi, le mie notti prima di liberarmi

Tratta delle Nigeriane. Progetto finanziato dall'Unione Europea



Questo articolo fa parte di una serie organica di nove articoli sulla Mafia Nigeriana in Italia

Tratta e sfruttamento della prostituzione, zone di influenza in Italia, inchieste, rapporti e accordi con le mafie locali, soprattutto con Cosa Nostra e Camorra, fake-news sui nigeriani, i Culti e la storia, la zona grigia




Articolo di
Maris Davis


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13 gennaio 2019

Manifesto delle Ragazze di Benin City. Fermiamo insieme la mafia nigeriana che ci rende Schiave

La prima volta che vai sulla strada per "lavorare" sei nel panico. Hai paura, tristezza. Ti senti umiliata. Io ricordo la strada. Ricordo il marciapiede. Ricordo la mia vergogna di stare lì, con dei vestiti assurdi.


E l'attesa. Ricordo l'attesa che qualcuno arrivasse e mi facesse un segno dal finestrino abbassato, che mi dicesse vieni, che dicesse quanto. Ricordo ancora la voce dei primi che mi hanno chiamata, e la mia voce che rispondeva no, no, NO! Non voglio farlo.

Ma poi mi tornava nella testa il ricordo delle botte della mia mamam, il dolore di quelle sigarette spente sulle mie gambe, sulle mia braccia, sul mio seno, di quando rientravo e non avevo guadagnato abbastanza.



Prendiamo atto che
Dallo scorso anno c'è stata una drastica riduzione di arrivi di ragazze nigeriane, dobbiamo però tenere conto che negli anni precedenti, dal 2015, sono arrivate in Italia più di 20.000 ragazze, e che due su cinque sono minorenni. Almeno l'80% di queste nuove ragazze adesso sono in strada, costrette a fare le prostitute. Carne fresca in pasto ai lupi affamati.

E se sommiamo anche quelle che erano già in Italia prima del 2015, sulle strade italiane siamo in più di 30.000, costrette a stare li con la vergogna di quei "vestiti assurdi" addosso. Trentamila, come una piccola città, tante, tantissime, troppe. Noi nigeriane siamo un terzo di tutte le prostitute che attualmente "lavorano" in Italia.

In Libia
Pensiamo molto a quelle di noi che sono ancora in Libia, sono migliaia, molte migliaia, che non possono più partire, che non possono più tornare indietro. Alcune di noi sono rimaste là per molti mesi, anche due anni. Prigioniere in Libia, picchiate e torturate quasi ogni giorno, stuprate anche da più uomini alla volta, costrette a diventare prostitute nelle "connection house". Loro laggiù stanno ancora peggio di noi.

My Lord
I offer to you the white rose of my soul.
Men who buy me not see my suffering.
Only you my Lord, you can grow the white rose in the garden your mercy.

My Lord
Send me someone to take me away from here.
My Lord
You know I don't want to be here.
My Lord
You know that this is not that I want to do.

Mafia nigeriana
La DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) ci dice che la mafia nigeriana in Italia ha migliaia di affiliati, è in crescita e fa affari con le mafie locali (mafia siciliana, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita). Affari come traffico di droga, spaccio, riciclaggio .. e ovviamente "sfruttamento della prostituzione", sfruttano noi ragazze nigeriane, sfruttano le loro connazionali proprio qui in Italia dove per noi ci sono sempre tanti clienti.

Fra quelle decine di migliaia di affiliati alla mafia nigeriana ci sono anche le nostre "mamam" che ci picchiano se non portiamo a casa abbastanza soldi, e poi ci cono anche i "boys", quei ragazzi che ci stuprano se diciamo di no, o se vogliamo smettere, o se pensano che li vogliamo denunciare.

Alla mafia nigeriana noi dobbiamo pagare il "viaggio", ci chiedono di pagare 30-40.000 euro, ma a quelle più belle e giovani anche di più, e finché il debito non è pagato loro ci hanno in pugno, minacciano i nostri familiari che sono ancora in Nigeria. Loro ci hanno fatte venire qui dicendoci bugie e falsità, ci hanno costrette a giurare con il "ju-ju", ci hanno ingannate.

Clienti
I clienti italiani appunto. Sono almeno tre milioni e mezzo quelli che abitualmente frequentano prostitute, poi c'è un altro paio di milioni che vanno a puttane ogni tanto e altri 4 milioni che almeno una volta hanno pagato una prostituta per fare sesso.

Un maschio italiano su tre ha pagato, almeno una volta, una prostituta

Noi "Ragazze di Benin City" abbiamo clienti di tutte le età, ricchi e sbandati, raffinati e sporchi da far schifo, giovani e vecchi che nemmeno gli tira più, vengono a raccontarci delle loro mogli, delle loro fidanzate, dei loro figli. Ma che "stronzi". Ci raccontano che vanno perfino in Chiesa e che sono impegnati nelle parrocchie. C'è tanta ipocrisia in certi "cattolici" italiani.

A volte ci chiedono di fare sesso anche con più uomini, ci invitano nelle loro feste. Altre volte sono perfino le donne e le ragazze che ci chiedono di fare sesso con loro.

Ormai in tanti vogliono filmare mentre lo facciamo, ci pagano perfino di più. Ma ormai non ce lo chiedono nemmeno più, fanno i loro bei video a nostra insaputa con noi e basta e poi li pubblicano nei siti porno, vogliono far vedere al mondo il loro pisello, vantarsi della loro miseria.

Ci chiedono rapporti senza protezione. Molte di noi accettano anche tutte queste "schifezze", ma solo per pagare prima quel debito.

Papagiro, così li chiamiamo noi quelli che ogni giorno se ne prendono una diversa, ormai li conosciamo bene quelli che ci girano intorno quasi tutti i giorni. Ma ci sono anche altri che si innamorano di noi, che ci vogliono aiutare, non sanno nulla di noi. Poverini, ci danno soldi con la scusa che ci vogliono aiutare, ma alla fine anche loro vogliono sesso da noi, e così ci sentiamo di nuovo "comprate", anche da chi dice di amarci.

Ci sono anche i clienti violenti, che ci minacciano e ci costringono a farlo gratis, che quando ci siamo appartati e soli ci derubano, diventano cattivi e ci stuprano.

Siamo quelle che "costano" meno di tutte, a volte la diamo via anche solo per 10 euro e anche meno. Siamo in tante, c'è concorrenza anche fra di noi. Lo facciamo per non essere picchiate o maltrattate se torniamo con pochi soldi. A volte ci capita di essere costrette ad avere anche dieci o più clienti al giorno.

Se restiamo incinta i nostri sfruttatori ci costringono ad abortire. Ci costringono a "lavorare" sempre, con qualsiasi tempo, freddo o caldo torrido, pioggia o neve. Ci costringono a "lavorare" anche se siamo ammalate. Alcune di noi sono perfino morte per questo.

Abbiamo paura
Se non ci fossero così tanti "clienti" in Italia non ci farebbero arrivare.

Ci minacciano, ci dicono in continuazione che uccideranno i nostri genitori, faranno del male alla nostra famiglia che è ancora giù, in Nigeria, a Benin City, la città di molte di noi. Non conosciamo niente dell'Italia, gli italiani che frequentiamo sono solo "clienti", quelle poche parole della lingua italiana che riusciamo a dire fanno solo riferimento al sesso.

Viviamo rinchiuse come in una gabbia di ferro dentro la quale c'è posto solo per i nostri sfruttatori, per i nostri "clienti" e per le nostre amiche nigeriane, ma anche loro sono costrette a fare le prostitute.

A volte andiamo nelle nostre chiese pentecostali dove conosciamo altri nigeriani che ci guardano storto perché conoscono il "nostro" mestiere. E se ci confidiamo con il Pastore della Chiesa quello ci dice che il "debito" va pagato, e così ci sentiamo ancora di più in gabbia, e la nostra diffidenza verso gli altri aumenta ancora di più.

Alle associazioni di volontariato
Vi chiediamo aiuto, vi preghiamo di aiutarci, di proteggerci, se necessario siate severi con noi. Molte di noi sono ribelli, ma hanno solo paura. Non sappiamo l'italiano, a volte non riusciamo a farci capire da voi.

Sappiamo che fate tanto per noi, e quando le prime volte che parliamo con voi ci rassicura di più una donna che conosca la nostra lingua, noi non abbiamo studiato, spesso non sappiamo leggere nemmeno l'inglese.

Grazie per tutto quello che fate per noi. Abbiamo solo bisogno di essere protette e di avere attorno a noi persone amiche e di amici di cui possiamo fidarci. Abbiamo bisogno di "affidare" a chi ci vuole bene le nostre vite da ricostruire.

Vite rubate alla nostra adolescenza, alla nostra giovinezza di ragazze, ai nostri sogni

Alle autorità di polizia
Vi preghiamo, prendeteci quando ci vedete in strada. Fate retate a più non posso, ma non una ogni tanto solo per fare qualcosa, ma ogni giorno per tanti giorni di seguito, in modo continuato. E quando ci prendete non rilasciateci solo perché la prostituzione non è reato, così siamo costrette a tornare dai nostri aguzzini.

Affidateci a chi sapete che può aiutarci, per denunciare i nostri sfruttatori abbiamo bisogno di tempo, di riconquistare la fiducia negli altri. Dovete avere pazienza con noi. Noi non siamo semplicemente "migranti" ma siamo "vittime di tratta", vere e proprie schiave sessuali. Cercate di capire almeno questo quando ci prendete e ci portate in questura o nelle caserme dei carabinieri.

Rimandateci piuttosto in Nigeria. Molte di noi piangeranno e si dispereranno, ma per noi adesso che abbiamo conosciuto l'inferno, è sempre meglio essere povere nel nostro paese piuttosto che essere schiave qui in Italia.

Alla giustizia italiana
Voi giudici state facendo dei disastri. Noi denunciamo chi ci ha fatte arrivare in Italia, denunciamo le nostre mamam e i nostri sfruttatori, la polizia fa le indagini e li prende e succede quasi sempre, ma poi voi, in attesa del processo, li rimandate ai "domiciliari". Così loro scappano e vengono a cercarci per ammazzarci, per farci del male, per vendicarsi. Cari giudici, questo lo dovete sapere, che così per noi sarà sempre più difficile denunciare.

Come ci possiamo fidare ancora di voi ??

Passa troppo tempo per fare i processi ai nostri sfruttatori arrestati, ci vogliono lunghi anni, loro hanno i soldi, pagano i migliori avvocati, e alla fine riescono perfino a cavarsela con poco dopo tutto il male che ci hanno fatto.

Ai tantissimi nigeriani onesti che sono in Italia
Non siate "omertosi", non fate più finta di non vedere. Voi lo sapete che nella casa vicina, in quell'appartamento del vostro palazzo, che proprio lì c'è una mamam, una signora che ospita ragazzine che ogni giorno scendono in strada. Denunciate quella signora che fa "business" sulla pelle di "quasi bambine" che magari hanno l'età delle vostre figlie. Non dite più "non è affar mio". Denunciate, aiutate a stanare questi covi dove si celano sfruttatori e sfruttatrici del nostro paese.

E anche voi degli "African Shop" aiutate la polizia ad individuare chi vi compra preservativi, chi vi noleggia video di un certo tipo, voi di sicuro sapete chi sono le ragazze sfruttate e chi sono i loro sfruttatori.

E voi Pastori delle Chiese Pentecostali smettetela di proteggere i nostri sfruttatori e le nostre sfruttatrici solo perché elargiscono cospicui contributi al vostro "Dio", a voi e alla vostre chiese.

Smettetela di sfruttare l'ingenuità di ragazzine appena arrivate, che si credono costrette a rispettare quel "giuramento", aiutatele invece a credere nel vero Dio, quello che non vuole soldi, dite loro che quel "giuramento" non è più valido e che anche l'Oba di Benin City ha detto che quei "giuramenti" non hanno valore. Loro si fidano di voi, pastori delle Chiese Pentecostali.

La Nigeria
Il nostro paese di origine non ci aiuta. Non ci aiuta a fermare le partenze di questo traffico ignobile. Il nostro paese, lo chiamano anche "il gigante dai piedi d'argilla", un posto dove c'è tanto petrolio ma poca benzina.

Il nostro paese di origine è troppo impegnato a combattere Boko Haram, è troppo impegnato ad eleggere il nuovo presidente (fra un mese ci sarà il voto), è troppo corrotto e la mafia nigeriana paga bene per far chiudere gli occhi a tutti quelli che potrebbero impedirci di uscire dalla Nigeria e andare incontro al deserto da dove non si può più tornare indietro.

E figuriamoci se il nostro paese aiuta proprio noi, ragazze poverissime, poco istruite, che arriviamo da villaggi sperduti, da campi profughi di gente in fuga dalle atrocità di Boko Haram, noi che arriviamo dalle periferie maleodoranti di città come Benin City.

Figurarci se aiuta noi che siamo in gran parte di etnia Igbo, un popolo massacrato durante la guerra del Biafra, spogliato delle terre per far posto ai pozzi di petrolio, un popolo che vuole solo la sua indipendenza, che vuole riavere solo la sua terra ora inquinata dalle multinazionali del petrolio, dove è diventato impossibile coltivare, pescare, vivere.

Il governo del cambiamento italico
Se prima almeno alcune di noi, quelle che denunciavano, quelle che accettavano un aiuto per uscire dalla schiavitù, potevano avere un minimo di "protezione umanitaria" e fare un percorso di integrazione, ora, con il quel famigerato "decreto sicurezza" ci hanno tolto anche la "protezione umanitaria". Ci stanno buttando fuori dagli Sprar, dai percorsi di recupero e di integrazione, dai Cara. Abbiamo il diritto a restare in Italia per legge, ma non più il diritto ad avere una casa, a studiare, ad avere un luogo in cui vivere.

Il governo del cambiamento italico ci vuole ancora in "strada", in balia dei nostri sfruttatori. O magari vorrebbe per noi le "case chiuse" affinché i nostri sfruttatori, non siano per noi solo "sfruttatori", ma anche i nostri "padroni". Padroni anche delle nostre vite.

Vogliamo ricordare a questo governo del cambiamento italico che noi, Ragazze di Benin City, non siamo migranti, ma schiave, schiave sessuali, vittime di trafficanti di esseri umani. Non dovete perseguire noi che siamo le vittime ma i nostri sfruttatori, dovete perseguire, arrestare e tenere in carcere quelli che ci hanno fatte arrivare in Italia.

Dovete fare una legge per punire i nostri clienti, chi ci compra, anche loro sono i nostri sfruttatori

Mio Signore
ti offro la rosa bianca della mia anima.
Gli uomini che mi comprano non vedono la mia sofferenza.
Solo tu mio Signore puoi coltivare la rosa bianca nel giardino della tua misericordia.

Mio Signore
mandami qualcuno che mi porti via da qui.
Mio Signore
tu sai che non voglio stare qui.
Mio Signore
tu sai che non è questo che volevo fare.

Italiani
Tanti italiani, ultimamente sono diventati in troppi, ci considerano semplicemente "migranti". Non persone da aiutare perché schiave, ma solo corpi da comprare per fare sesso, carne da macello buona per soddisfare i peggiori istinti degli "ipocriti" che vanno in Chiesa, che dopo aver salutato mogli, figli o fidanzate vengono da noi per farsi fare un pompino a pochi euro.



Ci dicono "sporca negra torna a casa tua", ma quando ci vedono nude andiamo bene anche se siamo "nere"


La nostra Campagna Informativa
"Le Ragazze di Benin City"
- clicca qui -




Articolo di
Maris Davis


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In Nigeria non si può più essere cristiani

Bambini e neonati uccisi, donne e disabili massacrati, case incendiate. Racconto della strage di Natale per mano dei pastori...