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01 dicembre 2018

HIV e AIDS. Allarme Unicef, ogni due minuti un adolescente contagiato

Primo dicembre, giornata mondiale dell'Aids. Pochi i bambini dei paesi in via di sviluppo curati per il virus. Quattromila i nuovi contagi ogni anno in Italia.


Sono 35,3 milioni le persone che convivono con l'HIV in tutto il mondo, e tra questi circa 3,3 milioni sono minori sotto i 15 anni. Tra le giovani donne il rischio più alto.

Tre milioni di bambini e adolescenti sieropositivi, e ogni giorno si contagiano quasi 700 adolescenti tra i 10 e 19 anni, uno ogni due minuti. Anche se entro il 2030 il numero di nuovi contagi da Hiv tra i bambini sotto i dieci anni sarà dimezzato, quello tra gli adolescenti calerà solo del 29%. Progressi che avanzano troppo lentamente. La denuncia è dell'Unicef nel rapporto "Bambini, Hiv e Aids: il mondo nel 2030"

Da qui al 2030, secondo le stime, circa 360.000 adolescenti moriranno per malattie collegate all'Aids, cioè 76 ogni giorno, senza ulteriori investimenti nei programmi di prevenzione, diagnosi e cura dell'Hiv. Sulla base di previsioni sulla popolazione e secondo i trend attuali, il numero di nuovi contagi da Hiv tra bambini e giovani tra 0 e 19 anni nel 2030 raggiungerà circa i 270.000 casi, con un calo di un terzo rispetto alle stime attuali, mentre il numero di bambini e adolescenti che muore per cause collegate all'Aids scenderà dai 119.000 attuali a 56.000 nel 2030.

"Il rapporto mostra chiaramente che il mondo non è sulla strada giusta quando si tratta di porre fine all'Aids tra i bambini e gli adolescenti entro il 2030"

"I programmi per prevenire la trasmissione dell'Hiv materno-infantile stanno dando i loro frutti, ma non è ancora abbastanza, mentre i programmi per curare il virus e prevenirne la diffusione tra i ragazzi più grandi non si sono avvicinati al punto in cui si dovrebbero trovare". Per rispondere a queste mancanze, il rapporto raccomanda test incentrati sulla famiglia che aiutino a indentificare e curare i bambini sieropositivi ancora non diagnosticati, migliorare la diagnosi precoce tra i neonati, servizi a misura di adolescente e azioni comuni focalizzate sugli adolescenti.

E intanto Medici Senza Frontiere lancia l'allarme sulla bassa copertura terapeutica tra i bambini affetti da HIV, con solo il 52% dei bambini sieropositivi sotto trattamento nel 2017. Nel corso dello scorso anno le malattie legate all'AIDS hanno ucciso 110.000 bambini in tutto il mondo.


I Paesi in via di sviluppo hanno difficoltà a fornire ai bambini sieropositivi i trattamenti raccomandati dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) poiché le versioni pediatriche di questi farmaci non sono disponibili laddove ce ne sarebbe bisogno. "L'HIV pediatrico rimane una malattia trascurata. Essendo il mercato dei farmaci pediatrici limitato. Questi non sono mai stati una priorità per le multinazionali farmaceutiche o per i produttori di generici. Nonostante le promesse, pochi passi vengono fatti per sviluppare nuove formulazioni di farmaci pediatrici e potenziare quelle esistenti"

Per molti anni la comunità internazionale ha assistito, con senso di frustrazione, all'espansione inarrestabile della pandemia da HIV-AIDS, soprattutto nell'Africa Sub-Sahariana.

In questi anni l'UNICEF e molte altre organizzazioni umanitarie hanno profuso un impegno ininterrotto nei programmi per la prevenzione del contagio, l'espansione dell'accesso alle terapie e per misure di protezione sociale per le persone malate. Sono dunque da accogliere con entusiasmo i dati che rivelano, pur tra luci e ombre, il chiaro segno di una inversione di tendenza nella pandemia.

HIV e adolescenti. I dati (fonte Unicef)
  • Secondo le ultime stime disponibili, sono 35,3 milioni le persone che convivono con l'HIV in tutto il mondo: circa 3,3 milioni di esse sono minori sotto i 15 anni.
  • Globalmente il numero dei nuovi contagi continuerebbe a diminuire: nel corso del 2012 sarebbero stati circa 2,3 milioni i nuovi contagi da HIV; una riduzione del 33% rispetto ai 3,4 milioni del 2001. In particolare nel 2012 i nuovi contagi tra minori di 15 anni nei paesi a basso e medio reddito sarebbero scesi a 260.000: una riduzione di oltre il 50% rispetto alle cifre del 2001.
  • Nel 2012 9,7 milioni di persone nei Paesi a basso e medio reddito hanno avuto accesso a terapie anti-retro-virali (ARV): ciò significa circa il 60% delle persone bisognose di cure in base alle Linee Guida 2010 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed il 34% delle persone bisognose di cure in base alle Linee Guida 2013 della medesima Organizzazione.
  • 1,6 milioni le morti per cause riconducibili all’AIDS nel 2012 a fronte dei 2,3 milioni del 2005.
  • I minorenni sieropositivi continuano a riscontrare persistenti diseguaglianze rispetto agli adulti nell'accesso alle cure: nel 2012 647.000 bambini al di sotto dei 15 anni hanno beneficiato di terapie anti-retro-virali ovvero il 14% in più rispetto al 2011. Avendo come riferimento le Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2010, la copertura delle cure anti-retro-virali per i bambini sieropositivi che ne avevano bisogno risulta dimezzata rispetto alla copertura assicurata agli adulti.
  • Dal 2004 le morti riconducibili alla tubercolosi tra le persone sieropositive sono diminuite del 36% in tutto il mondo; la tubercolosi rimane la principale causa di morte tra le persone sieropositive.
  • Nel 2012 su una stima di circa 1,5 milioni di donne sieropositive in stato di gravidanza in Paesi a basso o medio reddito, circa il 62% (ovvero circa 900.000) ha avuto accesso a farmaci anti-retro-virali nel 2012 e in molti Paesi la copertura ha superato livelli dell’80%.
  • Si stima che nel 2012 il numero di minorenni morti per malattie riconducibili all’AIDS sia stato pari a 210.000 unità.
  • Senza cure, 1/3 dei bambini sieropositivi morirà prima di aver compiuto un anno, mentre la metà morirà prima del secondo compleanno.
  • Sarebbero 17,8 milioni nel mondo i minorenni che hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS, l’85% dei quali vive in Africa Sub-Sahariana.
  • Sono stati 850.000 i nuovi contagi tra minori di 15 anni prevenuti tra il 2005 e il 2012 nei Paesi a basso e medio reddito.
  • Nel 2012 sono stati circa 300.000 i nuovi contagi avvenuti tra gli adolescenti (10-19 anni); circa i 2/3 dei nuovi contagi tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni sono avvenuti tra le ragazze.
  • Nel 2012 sono stati 2,1 milioni gli adolescenti (10-19 anni) sieropositivi, oltre l’80% dei quali vive in Africa Sub-Sahariana.
  • Quattro dei 22 Paesi individuati come prioritari dal Piano Globale, Botswana, Ghana, Namibia e Zambia, hanno già raggiunto l’obiettivo del 90% di copertura della terapia anti-retro-virale per la prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio. Mozambico, Sudafrica, Swaziland e Zimbabwe sono vicini a raggiungerlo.
  • Fare la cosa giusta al momento giusto potrebbe evitare 2 milioni di nuovi contagi tra gli adolescenti (10-19 anni) entro il 2020.
  • Globalmente il numero di decessi per cause riconducibili all'AIDS è diminuito del 30% tra il 2005 e il 2012, ma è invece aumentato del 50% tra gli adolescenti (10-19 anni).
  • Metà dei nuovi casi di contagio da HIV nei bambini avviene durante il periodo d’allattamento al seno quando la maggior parte delle donne in allattamento non sta ricevendo le cure necessarie a prevenire la trasmissione dell’HIV.

Rischio Aids. Nigeriane costrette a prostituirsi e clienti
In Nigeria le malattie correlate all'HIV sono la prima causa di morte, e molte delle ragazze nigeriane che sono arrivate in Italia clandestinamente non sanno avere la malattia.

Il contagio però, nella maggior parte dei casi, NON è avvenuto in Nigeria ma durante in viaggio, in Libia soprattutto, a causa degli stupri o a rapporti sessuali forzati a cui vengono sottoposte le donne durante i lunghi mesi di permanenza in Libia. Spesso queste ragazze vengono costrette a prostituirsi nelle connection-house libiche e il rischio di contagio è molto alto.

Tutti i migranti al momento dello sbarco vengono sottoposti a profilassi sanitaria e, soprattutto per le donne, viene effettuato anche il test HIV.

Tra le nigeriane una su 50 è risultata essere sieropositiva al momento dello sbarco (circa 400 casi negli ultimi tre anni)

Secondo uno studio di Anlaids (Associazione Nazionale per la Lotta contro l'Aids) sulla prevenzione che ha posto l'attenzione proprio sui migranti, non perché veicolo di malattie infettive, ma perché più vulnerabile, il 50% dei migranti risultati essere siero-positivi ha contratto la malattia proprio in Italia. Un percentuale che arriva al 90% tra le donne nigeriane costrette a prostituirsi.

Come spiegare questi dati. Ciò è dovuto alle difficili condizioni cui i migranti sono sottoposti durante il viaggio, la permanenza in Libia e una volta arrivati in Italia. Si aggiunge poi, per le donne, il problema della prostituzione: cui spesso sono costrette.

«Questi dati sono molto forti, specialmente se collegati ad un altro dato che mostra come la permanenza in Libia aumenti di almeno quattro volte il rischio di infezione da Hiv, soprattutto nella popolazione femminile. Violenze, torture e ripetuti abusi sessuali sono un grande problema per quanto riguarda il contagio»

Secondo i dati del Piano Nazionale Aids approvato un anno fa, gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono poco più di cinque milioni: circa l’otto per cento della popolazione totale residente in Italia. Di questi, il 52,4 per cento proviene dall’Europa, il 20,5 per cento dall’Africa, il 19,3 per cento dall’Asia ed il 7,7 per cento dall’America. A questi va aggiunta una quota di immigrati regolari non iscritti all'anagrafe e una quota, attualmente difficilmente stimabile, di irregolari.

Roma, volontaria della Croce Rossa sottopone una prostituta nigeriana al test HIV

L’incidenza di nuove diagnosi di infezione da Hiv, pur se diminuita negli anni, è circa quattro volte più alta tra gli stranieri rispetto agli italiani. Oltre sei migranti su dieci acquisiscono l’infezione con rapporti eterosessuali. Di questi, i due terzi sono donne.

I clienti delle prostitute pretendono prestazioni sessuali sempre diverse e sempre più a rischio

Si pretende un rapporto senza preservativo, si fanno video della propria prestazione sessuale per pubblicarlo nei siti porno, e questo deve essere senza preservativo perché sia visto da un maggior numero di persone. Ragazze che accettano rapporti sessuali di gruppo (con più clienti in una sola volta) o prostitute invitate e veri e proprio festini porno, anche tra donne.

Soprattutto le ragazze nigeriane accettano questi comportamenti, pur consapevoli del rischio che corrono, per finire di pagare il "debito del viaggio" ai loro sfruttatori il prima possibile.

Come ha dimostrato lo studio di Anlaids sono proprio i clienti che veicolano il virus dell'HIV tra le prostitute

Spesso inconsapevoli di essere siero-positivi, continuano a "girare" di ragazza in ragazza pretendendo per qualche decina di euro in più un "rapporto a rischio". Virus che poi viene trasmesso anche al partner istituzionale, moglie o fidanzata.

In Italia ci sono 9 milioni di clienti di prostitute. Tra questi solo il 40% ha frequentato una stessa prostituta almeno una volta (nel senso che lo ha fatto sempre con la stessa ragazza), ma c'è anche una percentuale molto alta, circa la metà, che lo fa spesso e con ragazze diverse.

È doveroso, direi obbligatorio, per questa tipologia di clienti sottoporsi con regolarità al test dell'HIV




Articolo di
Maris Davis


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01 dicembre 2016

AIDS, ogni due minuti un giovane si contagia

Secondo l'Unicef è previsto boom di casi, +60% nel 2030 fra gli adolescenti.


Un aumento del 60% dei nuovi casi di HIV fra gli adolescenti entro il 2030, se i progressi si arrestano. "Ogni 2 minuti un adolescente, con molte probabilità una ragazza, contrae l'HIV"

Secondo un nuovo rapporto dell'Unicef, se entro il 2030 non verranno effettuati ulteriori progressi per raggiungere gli adolescenti, i nuovi casi di contagio da HIV per questa fascia di età aumenteranno fino a 400.000 ogni anno, rispetto ai 250.000 del 2015 in tutto il mondo.

L'AIDS rimane una delle cause principali di morte fra gli adolescenti. Nel 2015 ha causato 41.000 vittime fra i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, secondo il settimo rapporto sui bambini e l'AIDS 'For Every Child: End AIDS'

"Il mondo ha fatto enormi progressi per porre fine all'AIDS, ma la battaglia è ancora lontana dall'essere conclusa, soprattutto per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti"

Nel rapporto viene sottolineato che sono stati fatti considerevoli progressi nella prevenzione della trasmissione materno infantile dell'HIV. Nel mondo, fra il 2000 e il 2015, sono stati evitati 1,6 milioni di nuovi contagi fra i bambini. Nel 2015 sono state colpite 1,1 milioni di persone fra bambini, adolescenti e donne.

I bambini fra 0 e 4 anni che convivono con l'HIV, rispetto a tutti gli altri gruppi di età, avverte l'Unicef, vanno incontro ai maggiori rischi di morte causata dall'AIDS, e questi casi sono spesso diagnosticati e curati troppo tardi. Solo alla metà dei bambini nati da madri sieropositive viene effettuato un test per l'HIV nei primi due mesi di vita, e nell'Africa Sub-Sahariana, l'età media dei bambini che cominciano a ricevere cure e ai quali le madri hanno trasmesso il virus dell'HIV, è di circa 4 anni.

Nel 2015 nel mondo erano circa 2 milioni gli adolescenti fra i 10 e i 19 anni che convivevano con l'HIV. Nell'Africa Sub-Sahariana, la regione maggiormente colpita, 3 nuovi casi su 4 registrati fra gli adolescenti dai 15 ai 19 anni hanno colpito le ragazze.

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Articolo a cura di
Maris Davis

01 dicembre 2015

AIDS, aumentano i malati che ignoravano di essere HIV positivi

Il trend dei contagi è invariato, ma la prevenzione arretra e aumentano le persone che si vedono fatta la diagnosi di Aids mentre ignoravano di essere sieropositive. L'anno scorso in Italia oltre 3.695 nuovi casi di positività e 858 di malattia conclamata. Oltre 67 mila casi e 42 mila vittime dal 1982. L'Europa autorizza nuove terapie. La Francia rende rimborsabili gli anti-retrovirali per chi è parte di comunità più a rischio.

L'incidenza dei contagi resta pressoché invariata negli anni, mentre continua a crescere la percentuale delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività. Erano il 20,5% delle diagnosi di Aids nel 2006, mentre nel 2014 hanno raggiunto quota 71,5%. Non solo, nonostante anni di campagne di sensibilizzazione e informazione, le modalità di trasmissione sono ancora rappresentate nell'84% dei casi da rapporti sessuali senza preservativo sia tra eterosessuali che tra maschi omosessuali.

Sono alcuni dei dati diffusi dal Centro operativo Aids dell'Istituto superiore di sanità (ISS) in occasione della "Giornata Mondiale per la Lotta all'Aids", che si celebra il 1° dicembre. Ecco il punto sulla malattia e sui contagi, mentre arriva l'autorizzazione europea per la commercializzazione di un nuovo farmaco che riunisce in una sola compressa quattro principi attivi.

I numeri della malattia. Nel 2014, in Italia, 3.695 persone hanno scoperto di essere HIV positive; un'incidenza pari a 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti. La tendenza non mostra particolari variazioni rispetto ai tre anni precedenti e colloca il nostro Paese al 12° posto nell'Unione europea. Le regioni che hanno l'incidenza più alta sono il Lazio, la Lombardia e l'Emilia-Romagna.

In Europa il sistema di sorveglianza ha registrato lo scorso anno 142 mila nuove infezioni nei 53 paesi della regione europea dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), di cui circa 30 mila nella sola UE, il numero più alto mai visto da quando è iniziato il conteggio.

In Africa, intanto, l'Aids è diventata la prima causa di morte tra gli adolescenti (ogni ora si verificano 26 nuovi contagi). Sono in aumento, segnala un rapporto OMS-Ecdc, le nuove infezioni dovute a rapporti omosessuali, che erano il 30% nel 2005, mentre ora sono il 42%, quelle dovute a rapporti eterosessuali sono il 32%.

Flussi migratori e HIV. L'enorme incremento dei flussi migratori degli ultimi mesi ha determinato un aumento della richiesta in campo assistenziale anche per problematiche di tipo infettivologico. In base ai dati dell'ISS (Istituto Superiore si Sanità), il 27,1% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. Più in dettaglio, nel 2014, l'incidenza è stata di 4,7 nuovi casi ogni 100.000 tra italiani residenti e di 19,2 nuovi casi ogni 100.000 tra gli stranieri residenti.

Il fenomeno tra gli stranieri è percentualmente più evidente nel Lazio, in Campania, in Sicilia e in Molise. Gli esperti della Società italiana di malattie infettive e tropicali sottolineano che non ci sono assolutamente rischi per la salute degli italiani derivanti dai fenomeni migratori. Uno studio presentato pochi giorni fa a Barcellona, al Congresso europeo sull'Aids, dimostra che almeno il 20% della diffusione del virus dell'Hiv tra i migranti riguarda contagi avvenuti dopo l'arrivo in Italia.

Gli uomini sono i più colpiti. Il virus colpisce prevalentemente gli uomini (79,6% dei casi), mentre continua a diminuire l'incidenza delle nuove diagnosi nelle donne. L'età media per i primi è di 39 anni, per le donne di 36 anni. La fascia di età più colpita è quella tra i 25 e i 29 anni (15,6 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

Pochi test anche in fasce a rischio. Il 20,62% delle 5.703 persone che hanno chiamato la Lega italiana per la lotta contro l'Aids tra il 30 settembre 2014 e il 30 settembre 2015 non avevano mai fatto l'esame dell'Hiv. "Si tratta di un dato che va di pari passo con il fatto che in Italia oltre il 50% delle persone scopre di avere contratto l'Hiv in una fase molto avanzata dell'infezione"

Sul piano della ricerca, la Commissione Europea ha approvato in questi giorni l'autorizzazione all'immissione in commercio di un nuovo farmaco per il regime in singola compressa da assumere una volta al giorno per il trattamento dell'infezione da Hiv. Questo tipo di terapia è indicato per il trattamento degli adulti e degli adolescenti con infezione da Hiv-1.

L'accesso alle terapie. Nel mondo sono circa 40 milioni le persone con Hiv, 15 milioni di queste hanno accesso alle terapie anti-retrovirali, ma nella pratica solo il 25% aderisce correttamente alle cure e quindi ne beneficia. In Italia e nei paesi occidentali il tasso si aggira intorno al 50%. Il resto delle persone non sa di avere l'Hiv, non si presenta ai centri di cura o si perde in corso di terapia, e questo consente il permanere di un rischio di diffusione dell'infezione. Da qui è partito il progetto promosso dall'Istituto Spallanzani e che coinvolge 10 centri specializzati nella cura dell'Hiv in tutta Italia e le associazioni impegnate a livello nazionale nella lotta all'Aids.

"Nel 2012 in Italia erano inconsapevoli del proprio stato di infezione da Hiv tra le 10.000 e le 12.000 persone in Italia, pari a circa l'11-13% delle persone che hanno contratto l'infezione. Esistono poi persone che non accedono ai centri di cura o non ricevono un trattamento efficace o non lo assumono correttamente. Bisogna far sì che le persone non abbandonino le terapie rischiando per sé stessi e per gli altri"

Prevenzione, l'esempio della Francia. Il ministero francese della Salute ha annunciato che renderà disponibile e rimborsabile la PrEP, cioè l'uso di farmaci anti-retrovirali, per le persone Hiv-negative ad alto rischio di contrarre l'infezione da Hiv per abbattere tale rischio. "La Francia dimostra di rendersi conto della necessità di prevenire l'infezione da Hiv anche tra coloro che non possono o non riescono ad usare il preservativo costantemente nei rapporti sessuali". Si tratta di persone che magari vivono in un gruppo di popolazione dove l'Hiv è più diffuso, come possono essere i gay. "In questo modo quindi le autorità sanitarie francesi riconoscono i bisogni di salute di tutti cittadini senza nessun giudizio morale sui loro liberi comportamenti sessuali"

Diversa, invece, la situazione in Italia. "Mentre il numero delle nuove infezioni da Hiv non accenna a diminuire, anzi sembra in crescita tra i maschi che fanno sesso con maschi, le istituzioni sono ancora arroccate su posizioni conservative".

AIDS in Africa. L'Africa è il continente più colpito dal virus, ma non per questo si può parlare di una singola epidemia africana. Nonostante solamente il 12% della popolazione mondiale viva in Africa, si stima che ben il 60% delle persone malate di AIDS viva nel continente africano. La combinazione di HIV e tubercolosi è la maggior causa di morti tra gli infetti nei paesi sub-sahariani, ma questa combinazione di virus non è assolutamente limitata all'Africa. La tubercolosi è la malattia infettiva che uccide il maggior numero di donne in età riproduttiva nel mondo, e il maggior numero di persone affette da HIV o AIDS.

I fattori che contribuiscono alla diffusione del virus dell'HIV sono molti. Come prima cosa ci si vergogna ad usare i preservativi. Tradizioni culturali fanno sembrare che il preservativo privi l'uomo della sua virilità. Se questo non fosse sufficiente, sono nate numerose leggende metropolitane riguardanti l'uso di preservativi, per esempio alcuni pensano che questo metodo contraccettivo sia stato prodotto allo scopo di limitare la crescita delle popolazioni africane.

Nei 35 paesi africani con la più alta diffusione di infezioni, l'aspettativa di vita media è di 48,3 anni, 6,5 anni in meno di quanto sarebbe in assenza di HIV e AIDS. Negli 11 paesi dove la diffusione del virus è al di sopra del 13%, l'aspettativa di vita è 47,7 anni, 11 anni in meno di quanto sarebbe senza l'infezione.

L'Africa è inoltre afflitta da una mancanza di infrastrutture mediche, da una rampante corruzione sia da parte del governo che da parte delle agenzie in carica di distribuire gli aiuti, e da dottori provenienti da altri paesi che si coordinano con difficoltà coi governi locali.

Il Programma delle Nazioni Unite per l'AIDS (UNAIDS) ha fatto diverse stime per la situazione in Africa fino al 2025. I risultati variano, andando da uno stallo nella crescita del numero delle morti e un eventuale declino, fino alla predizione di una crescita catastrofica del numero di morti con potenzialmente 90 milioni persone infette in Africa.

In assenza della prevenzione, sanità e medicine (come per esempio medicine anti-retrovirali) che sono disponibili nei paesi industrializzati, molte persone infette col virus dell'HIV in Africa contrarranno l'AIDS. Ciò vuol dire che numerose persone saranno rese incapaci di lavorare e richiederanno notevole attenzione medica. Questo a sua volta potrebbe causare un collasso economico e sociale.

Un risultato dell'epidemia in tutti i paesi più colpiti è stato l'aumento di orfani, i quali sono costretti a vivere in orfanotrofi o, nell'ipotesi peggiore, per strada. Gli orfani senza genitori devono imparare a badare a sé stessi mentre allo stesso tempo devono provvedere cure mediche per i genitori rimasti in vita ma infetti dall'AIDS. Il risultato di questo ciclo è che spesso i bambini vengono deprivati di un'infanzia vera e propria e spesso di un'educazione, che a sua volta avrà un effetto avverso sulla loro auto stima.

L'UNAIDS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo hanno documentato una diminuzione nell'aspettativa di vita e nel PIL dei paesi africani con una diffusione del virus del 10% o più.



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