martedì 6 novembre 2018

Le Strade del Sesso. Ardea e Pomezia, il degrado alla luce del sole

Via Ardeatina, Via di Valle Caia, Santa Palomba, quando la decenza non ha più limiti. Degrado, prostituzione, oscenità impunita.


Continua il nostro racconto sulle "Strade del Sesso" in Italia.

C’è di tutto su alcune strade del territorio, una vita che scorre parallela, dove sembra che le regole del vivere comune non esistano, una sorta di zona “franca” dove vale tutto e si può tutto. Lo scenario che è davvero deprimente. Sono le vie del sesso del territorio di Pomezia e Ardea, alle porte di Roma.

Degrado e impunità, è la terra di nessuno
Un senso del pudore inesistente, ragazze praticamente nude in mezzo alla strada, atti sessuali tra le abitazioni anche in pieno giorno. Una vera e propria terra di nessuno. Si trova di tutto.

Le zone sembrano esser ben ripartite tra prostitute. Quelle di nazionalità rumena, che stazionano lungo la Via Ardeatina, quelle dell'est (bulgare, ucraine, moldave), che “hanno” gli spazi che ricadono sotto il Comune di Roma, ed infine le africane, le nigeriane, che si trovano invece nei pressi della stazione.

La situazione, denunciano i residenti, benché atavica, ha raggiunto negli ultimi tempi condizioni non più tollerabili. Anche rapporti sessuali consumato a ridosso della recinzione del campo sportivo dove ogni giorno si allenano bambini anche piccolissimi, atti sessuali anche documentati con video.

Il risultato di tali oscenità è che genitori e dirigenti si ritrovano quotidianamente a ripulire il piazzale del campo sportivo per risparmiare ai propri figli lo spettacolo indecoroso che questi “signori clienti” lasciano ogni qual volta si appartano con le prostitute.

Di notte poi, come se non bastasse, la situazione si fa ancora più drammatica. È con il buio infatti che la terra di nessuno si trasforma nella “terra dei fuochi”. Sono tanti, tantissimi infatti i roghi rudimentali accesi dalle prostitute “al lavoro” un po’ per scaldarsi dal freddo, dato che l’abbigliamento, si fa per dire, resta lo stesso delle ore diurne, e un po’ per segnalare agli avventori la propria presenza. È così che il cliente sceglie la propria “preferita” da caricare in auto, portare in qualche anfratto o perfino in alcune baracche di fortuna allestite lungo la campagna, fare quello che deve fare e pagare il dovuto, prima di riscaricarle al loro posto. E ad attenderle pazientemente c’è sempre il loro “fuoco” e altri clienti.



Cosa chiedono i residenti
Ma c’è chi, con grande coraggio e forza di volontà, non si rassegna al degrado e lotta quotidianamente nonostante la totale assenza delle istituzioni. Vorrebbero un quartiere normale, sognano un parco pubblico come quello di Roma 2, o degli spazi aggregativi. Si danno da fare e organizzano iniziative come quando armati di scope, sacchi, guanti e quant’altro i cittadini, sostenuti dal Comitato di Quartiere di Santa Palomba, hanno provveduto a ripulire larghi tratti della Via Ardeatina che ogni giorno “ospita” i salottini in bella mostra delle prostitute.

Prostitute, buche, traffico insostenibile, inquinamento, impianti a rischio di incidente rilevante di cui nessuno ci informa, siamo veramente disperati”, è il grido della popolazione residente. “Ci vergogniamo perfino di invitare gli amici a casa”, dice un altro signore che solo dopo un’estenuante “lotta” è riuscito a far spostare una prostituta con il relativo fuoco dal cancello di casa.

Problemi che si sommano a problemi, come le difficoltà ataviche di una stazione che invece giace nel dimenticatoio, abbandonata a sé stessa e snobbata da tutti con in primis le istituzioni locali e non. “Consapevoli che in Italia non c’è una legge che vieti la prostituzione, chiediamo che, in forza dei pronunciamenti del Parlamento Europeo e degli organismi sovranazionali, si trovi almeno un modo per colpire i clienti, veri e propri complici delle condizioni di queste ragazze, e di colpire anche le prostitute per oltraggio al pudore, quando queste mostrano le loro nudità”, è dunque l’appello trascritto in una raccolta firme trasmessa a tutte le istituzioni e alle forze dell’ordine, ma finora caduta nel vuoto.


Parlano le prostitute, "Ecco chi sono i nostri clienti"
Quello che colpisce di più è la diversità tra le ragazze che offrono il loro corpo. Storie, personalità e motivazioni differenti che fanno capire che, anche in questo ambiente, non si può assolutamente fare delle generalizzazioni.

Laurentina, Ardeatina, via di Pratica, il lungomare di Tor San Lorenzo. E poi la stazione di Santa Palomba, via dei Castelli Romani, via di Valle Caia

Sono solo alcune delle strade del sesso, quelle che con il calare delle tenebre si illuminano dei falò che queste ragazze accendono per scaldarsi nelle sere gelide di un'inverno ormai alle porte.

Di giorno la situazione cambia poco, niente fuochi, ma per il resto la scena è quasi uguale. Bianche, nere, persino qualche orientale. Giovani, anche giovanissime, di sicuro tra loro ci sono minorenni, anche se quando glielo chiedi ti rispondono di aver già compiuto 18 anni. Belle ragazze, che potrebbero aspirare a qualcosa di più della strada, ma che per nostra esperienza personale sono quasi tutte "obbligate" dal racket della prostituzione. Le nigeriane lo sono di sicuro, costrette a stare li da mamam e boss della mafia nigeriana senza scrupoli.

Obbligate o meno, sono lì, a prendere freddo tra un cliente e l’altro, a veder passare giorni e uomini in una sequenza senza fine, senza una via d'uscita, senza alternative. Correndo anche qualche rischio, non è raro che queste ragazze vengano derubate, stuprate e costrette a subire rapporti sessuali "gratis"

Alcune non hanno voluto parlare, qualcuna ha lanciato minacce più o meno velate. Altre sono spaventate, non appena si prova a rivolgere loro la parola arriva "l'uomo" a bordo di un’auto, impaurite dalle minacce dei loro protettori. Senza moralismi di alcun genere cerchiamo di entrare nelle pieghe più profonde dell’animo di queste giovani per capire cosa le spinge (o meglio le costringe) a svolgere il “mestiere più antico del mondo

Lo scenario
Girare per alcune zone periferiche di Pomezia e Ardea porta in una realtà che solo lo Stato e le Istituzioni in generale sembrano voler ignorare. Donne praticamente nude anche in punti frequentati da bambini e adolescenti, degrado, sporcizia (i “resti” dei rapporti vengono “ovviamente” buttati per terra).

Di giorno la luce del sole mostra impietosa scene che nella maggior parte delle nazioni cosiddette civili non si vedono


Sesso alla luce del sole

Eppure la prostituzione esiste ovunque. La sera non va meglio: i falò riscaldano queste ragazze, mentre il riverbero delle fiamme illumina i loro corpi seminudi nonostante il freddo. Impossibile non vedere, eppure negli anni niente è cambiato, anzi le cose sono decisamente peggiorate.

L’offerta è sempre più sfacciata, a prezzi sempre più stracciati
Il tariffario medio per le prostitute di strada di Pomezia e Ardea si aggira sui 30 euro per “bocca e figa”, 20 per un pompino, intorno ai 40-50 se si vuole fare qualcosa anche con il “lato b”. Ma la concorrenza e la crisi hanno portato tante di queste ragazze a fare sconti: “30 euro e faccio tutto”. Spesso ne bastano anche solo 20. “Tanto è difficile che duri più di 10 minuti, commenta una ragazza, davanti o dietro, ormai per me è lo stesso, basta che si sbrighi

I luoghi per “consumare” non sono sempre così appartati da consentire di non essere visti. Ci sono video girati anche dai residenti per documentare il degrado che dimostrano come, in pieno giorno, il rapporto sessuale si svolga a ridosso dell’ingresso di un campo da calcio, tra il muro e una roulotte parcheggiata, di fronte a case e uffici, mentre passano le auto. La durata media, come detto dalla ragazza, effettivamente è davvero breve, ma quello che colpisce di più sono gli interrogativi che sorgono spontanei dopo aver assistito a una scena del genere, che tipo di piacere può trovare un uomo da un rapporto sessuale di questo tipo? E che tipo di uomo cerca questo tipo di piacere di bassissimo livello? La risposta non può essere che una, una soltanto, UN DEPRAVATO.


Le ragazze
Quelle strade sembrano vetrine dove si guarda la merce: italiane, straniere, more, bionde, nere, bianche, giovanissime o più mature, magrissime o belle in carne. Alcune sono talmente belle e perfette da sembrare modelle. Si sceglie quello che si preferisce, lo si prende, si consuma, si paga e si va via. Un fazzolettino per darsi una ripulita, un sorso d’acqua per sciacquare la bocca e si ricomincia ad aspettare il prossimo. Il proprio corpo in vendita a prezzi da discount.

Parla Morena, è una ragazza nigeriana di 23 anni.
Morena è una delle cinquemila ragazze arrivate in Italia nel 2015, sognava di fare la parrucchiera, ma appena arrivata al Cara di Mineo alcuni suoi connazionali l'hanno contattata per ricordarle che doveva pagare il debito del viaggio, 40mila euro, una cifra enorme. È così Morena è costretta a prostituirsi, alcuni clienti li riceve perfino nella sua stanzetta all'interno del Cara, e nei weekend nella case private dove "gente" del posto organizza festini a base di sesso in case e appartamenti.

Per circa un anno e mezzo, il tempo di ricevere il dinniego alla sua domanda di asilo. Adesso Morena è a tutti gli effetti una irregolare e così si affida ad una sua amica che la porta a Roma. Morena non vorrebbe prostituirsi ma la sua vita è segnata, è troppo bella e richiesta, e la sua amica la tradisce e la "vende"

Morena ha un fisico perfetto, slanciato, da modella, ma le sue carni sono segnate. Ci fa vedere i segni di sigarette spente sulle braccia, nei piedi e alcune cicatrici rimarginate in modo grossolano.

"Io volevo guadagnare soldi per far operare anche una delle mie sorelle, che soffre di una malattia agli occhi. Appena arrivata qui in un giorno riuscivo a guadagnare circa 3-400 euro, anche 20 clienti in un giorno. Gli uomini che venivano con me erano tantissimi. Ma da circa un anno le cose sono cambiate, un po’ per la crisi, un po’ per colpa delle altre ragazze, sono diventate tante, soprattutto nigeriane come me. Quelle nuove si vendono anche per 5 euro perché se non portano a casa soldi vengono picchiate dalle loro mamam"

"Se dici di no a un cliente, quello nemmeno ti risponde e se ne va a cercare un'altra". Ci sono ormai molte ragazze che accettano rapporti anche senza protezione, pur di lavorare.

In che senso?
“Loro hanno prezzi bassissimi, per 20 euro fanno qualsiasi cosa”

Tu invece?
Io per 20 euro uso solo la bocca. E poi c’è il fatto che io certe cose proprio non le faccio”

Cosa?
Il dietro non lo faccio toccare a nessuno. Tu non ci crederai, ma io credo in Dio: so che quello che sto facendo è sbagliato, ma Lui sa perché lo faccio. E io so che, nello schifo della mia vita, non posso oltrepassare certi limiti”

Adesso quanto guadagni?
“Se arrivo a 100 euro al giorno sono fortunata, ma per me resta poco, la gran parte lo devo consegnare alla mia mamam”

Devi pagare un protettore?
Si, la mia mamam. Devo finire di pagare un debito di 40mila euro che mi hanno chiesto per farmi arrivare in Italia dalla Nigeria. Ti assicuro che le donne in questo sono più cattive degli uomini, se in una settimana non porto abbastanza soldi la mia mamam mi picchia di brutto”

Da quanto sei in questo tratto di strada?
Da questa estate. Prima di qui stavo sulla Pontina, nel tratto dello svincolo di Castel Romano. Ma si fermavano in pochi, perché essendo vicino al centro commerciale avevano paura che qualcuno che li conosceva potesse vederli. Così ho deciso di spostarmi. Qui il cliente si ferma con più tranquillità”

Qual è la cosa più brutta che ti è capitata da quando sei in strada?
Una volta, sulla Pontina, stava piovendo a dirotto. Si è fermato un uomo, mi ha fatta salire in macchina. Appena entrata mi ha minacciata con un’arma, poi mi ha violentata e rapinata di quel poco che avevo. È stata un’esperienza terribile. Da quel giorno sto ancora più attenta ai possibili clienti. Se non mi ispirano, se vedo che non sono brave persone, li rifiuto. Preferisco perdere un guadagno che rischiare la vita.

Ma quella non è l’unica cosa brutta. Quello che mi fa stare davvero male è sentire le persone, uomini, ma anche donne, che quando passano e mi vedono mi urlano “Zozza, porca, puttana!”. Quella forse è la cosa peggiore. Perché è vero che mi prostituisco, ma se vendo il mio corpo è solo perché c'è qualcuno che mi costringe a farlo, ma in ogni caso NON ho alternative. A volte riesco a mandare qualcosa a casa in Nigeria, e allora mi sento felice”

I tuoi sanno quello che fai in Italia?
"No, non gliel'ho mai detto. Loro credono che io sia una commessa di un negozio. No, non posso dire che sono una prostituta, mia madre morirebbe"

Cosa provi quando stai con un cliente?
Solo schifo. Per loro e per me. Spesso mi viene da vomitare, soprattutto durante i rapporti orali”

E come fai per resistere?
Per scordarmi quello che sto facendo, per non pensare a questa vita di merda, quando aspetto i clienti mi metto le cuffiette e ascolto la musica, che mi trasporta in un altro mondo, in un’altra vita. Quando sto con i clienti, quella musica la ricostruisco con la mente, faccio di tutto per isolarmi e distaccarmi dal mio corpo. E sogno quello che sarei potuta essere, quello che vorrei diventare. Tutto, ma non questo”

La seconda storia è quella di Alina, rumena
“Ho 29 anni. Sono arrivata in Italia 10 anni fa”. Alina lavora di notte su via Ardeatina. Combatte il freddo con un falò che alimenta con legni presi da cassette della frutta. Il fumo che sale dal falò brucia gli occhi. “Meglio questo che il gelo”, commenta Alina.“Vengo dalla Romania. Sono arrivata qui quando avevo 19 anni”

Cosa cercavi in Italia?
All'inizio un lavoro onesto. Ho provato a fare la badante, ma è durato solo per un mese. Era un lavoro faticoso, con poco guadagno. Io credevo che qui in Italia fosse facile trovare un lavoro e fare soldi, non come da noi che davvero si fa la fame. Ma quello della badante non era il lavoro che sognavo”

E cosa sognavi?
Non lo so neanche io. Ero una ragazzina, mi aspettavo il paese delle meraviglie. Invece la realtà era diversa, ma ero attirata dai soldi, pur non avendo voglia di lavorare duro”

Come sei finita su una strada?
“Ho conosciuto una ragazza che lo faceva già. Guadagnava tanto e io ero un po’ invidiosa di questo. Mi ha chiesto se volevo provare e ho detto di sì. Dieci anni fa le cose erano diverse rispetto ad adesso: guadagnavo un sacco di soldi, alcuni giorni arrivavo anche a mille euro, anche se mediamente facevo intorno ai 6-700 euro al giorno”

Alena non parla bene l’italiano, nonostante sia qui da tanto tempo. “Non parlo molto con gli italiani quando non lavoro frequento i miei connazionali. Con gli italiani maschi ho solo contatti sessuali per lavoro: a loro non importa di parlare tanto e le parole che dicono, quello che vogliono, lo capisco benissimo, così come loro capiscono me. Con le donne italiane non ho praticamente nessun rapporto: si sentono superiori a me, a noi. Passano e spesso mi insultano. Ma io ho imparato a non dar retta a chi non mi conosce e mi giudica solo per il lavoro che faccio”

Come sei quando non sei qui su via Ardeatina?
“Quando torno a casa sono una donna come tante altre: tolgo il trucco pesante, tolgo questi vestiti (indossa una minigonna, calze a rete, una micro-maglietta che lascia scoperta gran parte del suo seno, molto abbondante”) e indosso abiti normali. Cerco di non far capire quale sia il mio lavoro, anche se qualcuno lo immagina. Ma io cerco di vivere una vita normale: esco, mi diverto, frequento gli amici, tutti rumeni come me”

Che tipo di uomini vengono da te?
Di tutti i tipi: dai ragazzini ancora minorenni fino a quelli molto anziani”

Cosa ti chiedono?
Principalmente bocca e figa, ma molti vengono da me per il mio seno”

Hai mai avuto paura di salire in macchina con qualcuno?
La paura c’è sempre: non sai mai veramente chi sia il tuo cliente. Magari ha l’aria di una brava persona, e poi invece è un delinquente che vuole fare tutto gratis e pure derubarti. Sono i rischi che devo correre ogni giorno se voglio guadagnare qualcosa”

Adesso quanto guadagni?
Dipende dai giorni. Se sono fortunata 100 euro. Ma ci sono giorni in cui faccio solo 20 o 30 euro, anche se sto qui tutta la sera. Il fatto è che siamo in troppe qui. In questo punto siamo tutte rumene. Ma se ti sposti un po’ più su, dopo la rotonda, trovi le italiane. Dal lato opposto ci sono le nigeriane. Prima eravamo di meno, quindi lavoravamo di più e potevamo chiedere più soldi. Adesso è come con le offerte dei supermercati: devi dare qualcosa in più a un prezzo più basso”

Non ti viene voglia di smettere?
“Ancora no”

Quello che guadagni è tutto tuo o hai un protettore?
“No, adesso non ho protettori. Non servono a salvarti la vita, ma solo a fregarti i soldi che guadagni. Guarda, i tempi delle ragazze massacrate di botte per fare questo mestiere sono passati. Era così prima, ma adesso la maggior parte di noi rumene è consapevole di quello che fa sin da prima di iniziare. È una scelta. Certo, può ancora capitare la ragazzina che crede nelle favole e che finisce nelle mani di gente senza scrupoli, ma si tratta di una percentuale molto bassa, proprio perché ormai i guadagni sono calati tanto”

Mentre parliamo arriva un uomo, si ferma. Guarda prima Alina, poi me che sto intervistando Alina. Chiede proprio a me se voglio salire nella sua auto. “Se sei nuova, sarei felice di essere il tuo primo cliente, in questa zona”

Gaby è mora, molto formosa, nigeriana
I vestiti che indossa strizzano le sue forme e gli uomini che passano, anche quelli che non si fermano, comunque rallentano per guardarla. Ha 24 anni e anche lei è nigeriana.

“Sono arrivata 4 anni fa. Mi ero sposata giovanissima, ma lui non era di certo un principe azzurro. Mi picchiava. Ho trovato la forza di andarmene e sono venuta qui”

Cosa pensavi di fare in Italia?
“Non lo so esattamente, ma di certo non volevo fare la prostituta anche se al mio paese si sa che molte ragazze nigeriane diventano prostitute in Italia. Non l’ho scelto io, all'inizio mi costringevano a farlo, ma poi come tante altre mie connazionali mi sono adeguata”

E allora perché sei partita?
Per i soldi, per cosa, altrimenti? Per la mia famiglia. Allora meglio andare via. Sono venuta qui perché sapevo che avrei trovato altre ragazze nigeriane. Non volevo stare da sola, volevo comunque un legame con il mio paese”

Cioè?
“Farò questo lavoro ancora qualche anno, il tempo di mettere da parte i soldi per me, pagare il debito e stare al sicuro per un po’. Magari poi mi sposerò di nuovo, oppure mi aprirò un negozio”

Perché non hai provato a cercare un lavoro pulito?
“E chi mi avrebbe assunta? Non parlo bene l’italiano, non ho un diploma. Non trovate lavoro voi italiani, anche se siete tutti diplomati o laureati, pensi che qualcuno lo avrebbe offerto a me? I nigeriani maschi sono sfruttati anche loro. Ho degli amici costretti a lavorare per due euro all'ora raccogliendo pomodori o arance”

Cosa provi quando sei qui sulla strada?
“Spero solo che non mi capitino tipi strani”

Qual è stato il tipo più strano con cui hai avuto a che fare?
Sono tantissimi. Ci sono quelli che invece di concludere si mettono a parlare delle mogli, dicendo che sono più puttane di me, quelli che devono per forza dire le parolacce altrimenti non si eccitano, e quelli che, per riuscire a fare qualcosa, vogliono essere picchiati”

Picchiati? davvero?
. Schiaffi, morsi, capelli tirati. Alcuni vogliono essere pure insultati. Io non li capisco, ma faccio quello che mi dicono. L’importante è che mi paghino”

Ci sono tipi normali?
Per fortuna sì, sono la maggior parte. Con loro in 10-15 minuti è tutto fatto. Poche parole, niente richieste strane, vogliono solo godere qualche minuto, magari per dimenticare che la loro vita fa schifo come la mia, per altri motivi”

Qual è il momento più brutto della giornata?
Quando passano le signore che mi guardano con disprezzo, oppure quando qualcuno mi insulta. Magari sono le stesse che hanno i mariti che vengono da me e che mi raccontano cose brutte sul loro conto. A volte mi raccontano che loro li tradiscono, che li fanno soffrire”

Non ti viene in mente che potrebbero essere bugie, mentre invece sono loro che stanno tradendo le mogli?
Non è colpa mia se lo fanno. Se non venissero da me, andrebbero da quella che sta venti metri dopo. Il problema non siamo noi prostitute, sono gli uomini che vengono da noi, non credi? Se non ci fosse richiesta, noi non staremmo qui. Ma, invece di fare un’inchiesta sulle prostitute, perché non fai un’inchiesta sul perché gli uomini vogliono le prostitute, invece di stare con le loro mogli? Tu lo sai quanti dicono che riescono ad avere un’erezione solo con noi e non con le compagne, perché noi “puttane” non li giudichiamo, non li assilliamo, non facciamo domande e non vogliano risposte?”

L’argomento ha di certo molti aspetti e Gabriela si infervora a voler far prevalere il suo punto di vista. “Non credere a chi ti dice che l’uomo va con una prostituta solo perché vuole fare chissà quali cose perverse. Quelli che si accontentano di cinque minuti in piedi o di un rapporto orale sono la maggior parte. Quindi perché non lo fanno con le mogli o con le fidanzate?”

Non sapendo cosa rispondere, cambio argomento. Ma cosa avresti voluto fare, se non avessi deciso di vendere il tuo corpo?
“Ho fatto la scuola per parrucchiera. Magari un giorno potrei aprire un negozio anch'io. Ma mi servono tanti soldi. Ci sono molte ragazze nigeriane come che mi chiedono di fare i loro capelli, fare le treccine, e così quando non lavoro qui vado in giro a fare i capelli alle amiche. Per fare le treccine mi pagano anche 150 euro, meglio che stare qui”


Ho avuto tanti clienti che avrebbero voluto togliermi dalla strada, un po' ho fatto finta di assecondarli, ma alla fine anche loro pretendevano di essere i miei "unici" clienti. Persone così per me sono una manna dal cielo, le spremi per due tre, anche per più mesi e poi se ne vanno da soli.

Gli uomini che vanno a puttane non vogliono essere giudicati, non vogliono domande e non vogliono fornire risposte. Ma solo avere un’erezione senza problemi, anche se spesso si abbandonano a confidenze.
(da un'inchiesta di "Corriere della Città", notizie dal litorale romano)

Leggi anche gli altri articoli "Le Strade del Sesso"
(cliccare sulla foto per leggere l'articolo)

Mafia nigeriana a Taranto.
Evidenti i segnali della penetrazione di
Black Axe in provincia

Le Strade
del Sesso. La via
Ardeatina
, tra degrado e prostitute che
espongono il listino prezzi delle prestazioni sessuali

On the Road, il
documentario del Gardian che racconta la tratta delle
nigeriane sulla "Via
dell'Amore
"

Le Strade
del Sesso. La Litoranea
da Salerno a Capaccio
, un vero
"paradiso"
per chi "compra"
sesso

Le baby
prostitute nigeriane di Calenzano
(FI). Treccine, minigonne e bugie




Articolo a cura di
Maris Davis


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lunedì 29 ottobre 2018

Violentate e mutilate. L'orrore delle bambine stuprate dalle milizie nella Repubblica Democratica del Congo

Il Paese africano è una terra che vanta primati agghiaccianti. Vent'anni di conflitto, oltre sei milioni di morti e il dilagare della violenza sessuale usata come arma di guerra.

Una bambina congolese a Beni, nella Repubblica Democratica del Congo

Dal 2013 al 2016, in questo piccolo villaggio, è avvenuto un orrore che dovrebbe indignare e sconvolgere il mondo intero. Un dramma così devastante che dovrebbe togliere il fiato a chiunque ne venga a conoscenza. In tre anni, 46 bambine sono state violentate. Degli irregolari, appartenenti alla milizia privata del deputato Frederic Batumike, venivano nel cuore della notte in questo villaggio e per prima cosa rapivano le bambine, poi le violentavano e infine le lasciavano lì, dove avevano compiuto la violenza, da sole e distrutte, ma non prima di averle anche mutilate. E la più piccola vittima aveva solo due anni

A parlare e raccontare con una voce satura di disperazione e con occhi in cui è rimasta impressa, come un tatuaggio indelebile, una rabbia lacerante è Zawada Bagaya Bazilianne, la consulente legale della Fondazione Panzi. È seduta dentro il suo ufficio, una piccola baracca di legno, nel paese di Kavumu, nella provincia congolese del Sud Kivu, il luogo dove l’orrore si è compiuto.

Intorno colline verdi, strade rosse, fangose, cieli plumbei e una nebbiolina sottile, che si solleva dalla valle come un sipario, lasciando così visibile, sul proscenio della terra congolese, una tragedia, che per i più è impossibile anche solo da immaginare.

Il piccolo paese è puntellato di case di terra e paglia, alcune di legno e la paura sembra essersi posata in ogni dove. Le madri chiudono le porte e richiamano i figli in casa quando vedono i visitatori, i bambini scappano a nascondersi tra le gambe e dietro le gonne delle nonne e gli uomini interrompono il loro lavoro e statuari, in mezzo ai campi, con i machete e i bastoni stretti nelle mani, osservano gli stranieri.

In un piccola casa abita Beatrice. Ha 9 anni e vive sola con la nonna e il dolore per la atroce violenza di cui è stata vittima, la fine del suo vivere, di un qualsiasi futuro e l’inizio di un presente di puro dramma, cristallizzato in due occhi neri che sembrano chiedere conto al mondo il perché di una tale follia e di un’assoluta e impietosa ingiustizia.

È dal villaggio di Kavumu che occorre partire per conoscere il dramma degli stupri che affligge la Repubblica democratica del Congo. Nell’ex Zaire infatti, stando ai dati delle Nazioni Unite nel 2015 si sono registrate 15mila violenze sessuali, una ogni mezz’ora.

Il paese africano è una terra che vanta primati terribili. Vent'anni di conflitto, oltre sei milioni di morti, più di 50 gruppi ribelli nelle regioni del nord est e poi, a partire dagli anni ’90, il dilagare della violenza sessuale, gli stupri. Lo stupro in Congo infatti è stato importato come arma di guerra durante la seconda guerra congolese (1998-2003) e poi ha infettato l’intera nazione come una metastasi.

Quando si sono registrati i primi casi di violenze, noi medici eravamo impreparati. Vedevamo donne, ragazze e anche bambine arrivare in ospedale con gli organi totalmente distrutti. I loro corpi non solo erano stati vittime di violenze carnali, ma anche di torture. Alcune donne erano state mutilate e altre erano state abusate con l’introduzione di oggetti taglienti nella vagina. È stato osservando certi casi che ho deciso di intervenire

A parlare e raccontare il dramma contro cui si sta battendo è il chirurgo Denis Mukwege, medico congolese, vincitore del premio Nobel per la pace 2018 insieme a Nadia Murad, vincitore del premio Sakharov nel 2018, conosciuto in tutto il mondo anche come ”il medico che ripara le donne” e uno dei simboli della lotta alla violenza sessuale.

Le parole di Denis Mukwege
Per fermare quanto sta avvenendo qui in Congo occorrerebbe innanzitutto che i colpevoli venissero puniti. Poi ci vorrebbe una ferma volontà politica nazionale ed internazionale di porre fine al saccheggio dei minerali. Perché in questo modo cesserebbero i conflitti che stanno dilaniando da anni il nostro paese

È una battaglia necessaria, gli stupri non distruggono solo le donne e il loro corpo ma l’intera società. Dopo essere state violentate le vittime vengono considerate colpevoli dai mariti e vengono per questo allontanate e isolate. Ci sono alcune donne che contraggono l’hiv, che è una malattia che provoca una stigmatizzazione dell’ammalato, e altre che soffrono di perdite e incontinenza e quindi vengono derise e umiliate dalla comunità. È una tragedia che va fermata, occorre intervenire su moltissimi fronti, anche con un profondo lavoro di sensibilizzazione nei villaggi e nelle città, per far si che le comunità non considerino più queste donne colpevoli della tragedia che è loro toccata

E per comprendere appieno queste parole basta dirigersi al porto di Bukavu e imbarcarsi su uno dei traghetti colmi di persone che ogni ora salpano, lasciandosi alle spalle le colline di terra rossa e fango che punteggiano il capoluogo del Sud Kivu e, dopo aver attraversato il lago omonimo, attraccano nella città di Goma.



Il centro principale del Nord Kivu, città nera, con le strade di pietra vulcanica e la vegetazione verde impenetrabile del parco del Virunga tutt’intorno, è stato il palcoscenico della maggior parte dei conflitti della regione ed è qua, nel campo profughi di Mugunga, ai piedi del vulcano Nyragongo, che vive Amani Bahati, che ha 59 anni, vittima senza consolazione della pietà altrui, ma violata anche nell'intimo dal pubblico disprezzo e dallo sfregio accusatore dei più.

Ero insieme ad altre donne a far legna cinque mesi fa, quando alcuni soldati con le divise delle FARDC (Forze Armate Repubblica Democratica del Congo) hanno abusato di noi. Dopo che è successo tutto ciò siamo state isolate dalla società, non ho più un lavoro, sono ammalata e sapete come ci chiama la gente: ”le stuprate”. Così è come siamo considerate e questa è la nostra vita dopo essere state violentate




Articolo di
Maris Davis


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venerdì 26 ottobre 2018

Ieri vittime di tratta, oggi stiliste

'Journey with new hope' è un progetto che aiuta giovani donne migranti vittime della tratta di esseri umani a ritrovare la propria dignità grazie a un lavoro.

Disegnare e confezionare con le proprie mani una linea d'abbigliamento e accessori ispirata al viaggio. Con l'aiuto di un gigante: la maison Gucci.

Una sfilata può avere il profumo dell’autonomia, soprattutto se i capi in passerella nascono dall'unione tra il vissuto di donne migranti vittime della tratta di esseri umani e la creatività di giovani studentesse del Liceo artistico “San Leucio” di Caserta.

Il tutto potendo contare su quattro chilometri di tessuto prezioso messo a disposizione dalla maison Gucci nell'ambito dell'iniziativa 'Gucci Up', volta al recupero e alla valorizzazione di scarti di produzione che vengono trasformati in occasione di solidarietà. Un altro motivo di plauso per la maison del lusso fiorentino, che ha da poco lanciato 'Gucci Equilibrium', il portale per parlare di salvaguardia ambientale e sociale e monitorare l'impegno del marchio in questa direzione.

Sono questi gli ingredienti fondamentali del progetto ‘Journey with new hope, promosso dall’associazione Be Aware Now e dall’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia con l’obiettivo di sostenere le tante donne vittime di violenza e sfruttamento sessuale che vorrebbero riconquistare la loro libertà attraverso il lavoro, progettando e confezionando con le proprie mani una linea d’abbigliamento e accessori ispirata al viaggio.

Per imparare come muoversi nel mondo della moda, migranti e studentesse hanno seguito corsi di formazione in marketing, e-commerce, comunicazione visual merchandising. Ad accompagnare giorno dopo giorno la realizzazione di questa iniziativa, le operatrici della Cooperativa sociale ‘NewHope’ insieme con le tirocinanti e le suore del Centro d’accoglienza ‘Casa Rut’, nel casertano.

«Per ritrovare la dignità l’accoglienza non basta, la dignità passa attraverso il lavoro. Così è nata ’New Hope’ nel 2004, a partire da quel sogno che è ‘Casa Rut’. Nel nostro piccolo, un passo alla volta, ce l’abbiamo fatta: in un territorio difficile come Caserta, ci siamo nella legalità»



Quando si parla di migrazioni il non distinguere tra uomini e donne sia già un errore gravissimo. È necessario che nel discorso pubblico non ci si dimentichi di queste differenze. Questo fenomeno ci riguarda tutti, riguarda il modo con cui noi guardiamo i migranti e le migranti”. E se diciamo “rispediamoli tutti a casa loro”, siamo complici del non rispetto dei diritti umani. Non possiamo semplificare la complessità.

Colori vivaci e disegni fantasiosi hanno ispirato bluse e abiti con accessori coordinati e fantasiosi: cinture, borse e persino sandali coordinati. Sono le creazioni di NewHope e delle sue giovani donne che si sentono 'tessitrici di nuove speranze'





Per contatti e informazioni: coopnewhope@gmail.com - tel. 0823 458465




Articolo a cura di
Maris Davis


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sabato 13 ottobre 2018

Bambine e minori adolescenti. Sconfortanti i dati del nuovo rapporto "Indifesa"

Violenza contro i minori. In Italia 5.080 vittime, 6 su 10 sono bambine e ragazze. Oltre 770 hanno subito violenza sessuale. Raccapricciante il Dossier Indifesa di Terre des Hommes.


Terre des Hommes ha pubblicato la quinta edizione del Dossier della Campagna “Indifesa per accendere i riflettori sui diritti negati a milioni di bambine in Italia e nel mondo.

Negli ultimi cinque anni il numero di vittime minorenni di reati è passato dai 4.946 del 2011 ai 5.080 del 2015, secondo i dati Interforze elaborati per il nuovo Dossier della Campagna Indifesa di Terre des Hommes, presentato al Senato questa settimana.

Si conferma il dato sulla prevalenza del sesso femminile tra chi subisce abusi e violenze. Bambine e ragazze sono il 60%, ma diventano l’87% quando si tratta di violenze sessuali o il 91% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico.

Se in termini generali negli ultimi cinque anni il numero delle vittime di reati ha segnato un aumento del 3%, si registra un drammatico aumento a tre cifre nella pornografia minorile che tocca la vertiginosa quota del +543%. Nell’81% dei casi le vittime sono bambine e ragazze, ma l’aumento del trend prova anche che la pornografia minorile si conferma uno dei settori di sfruttamento dei minori che gode di maggiore richiesta sul mercato.

Un incremento a tre cifre (+148%) è anche quello registrato dagli atti sessuali con minori di 14 anni, o minori di 16 nel caso di parenti stretti e affidatari. Sono state 411 le vittime nel 2015, il 78% femmine. Segnano un calo negli ultimi 5 anni, le violenze sessuali e quelle aggravate, rispettivamente -26% e -31%, ma in termini assoluti (in tutto 908 minori nel 2015, per oltre l’82% femmine, pari a 770) costituiscono le tipologie con maggior numero di vittime dopo i maltrattamenti in famiglia (1.442, +24%) e la violazione degli obblighi di assistenza familiare (961, +9% sul dato 2011), dove la percentuale di ragazzine è abbastanza allineata all'altro sesso.


I numeri sono impressionanti e non lasciano spazio a dubbi
La prevenzione della violenza sui minori deve essere una priorità delle istituzioni pubbliche e richiede l’impegno di tutti, perché adolescenti e bambini crescano con una visione sana delle relazioni di coppia e del rispetto dell’altro. Bisogna lavorare per abbattere gli stereotipi di genere tra i ragazzi come strumento per prevenire la violenza sulle donne domani. È una delle chiavi fondamentali per prevenire e contrastare violenze e discriminazioni.

Ma la Campagna "Indifesa" quest’anno punta i riflettori anche sulle bambine che vivono in zone teatro di guerra e nelle emergenze migratorie che ne conseguono, per proteggerle e tutelarne i diritti fondamentali alla salute, allo studio, alla libertà. Terre des Hommes è impegnata da anni, e continuerà a farlo, per la loro protezione in Italia e nel mondo con progetti concreti per offrire assistenza e un futuro migliore a tutte loro.

Tra i nemici più feroci delle bambine e le ragazze ci sono proprio i loro coetanei. A provarlo, al di là dei tristi episodi di cronaca, anche i dati del Ministero della Giustizia, che segnalano in carico dei Servizi Sociali ben 817 minori di sesso maschile condannati per violenze sessuali. 267 sono invece responsabili di sfruttamento della pornografia e prostituzione minorile.

Se la violenza colpisce ancora troppe bambine in Italia, si può dire che purtroppo sia anche il pane quotidiano delle giovani migranti in fuga da conflitti, dittature e miseria. Nei lunghi viaggi per raggiungere l’Europa poche sono le donne e le ragazze che non abbiano subito abusi sessuali.

Molte migranti finiscono nel giro della prostituzione coatta
Allettate da false promesse finiscono nel giro della prostituzione. Tante le ragazzine che arrivano incinte sulle nostre coste. Tutte hanno subìto traumi da privazioni e violenze e necessitano di un’assistenza psicologica specifica, che le sostenga nel recupero della propria coesione identitaria, come persone degne di valore. È questo il percorso che segue Terre des Hommes con i minori non accompagnati nell'ambito del "Progetto Faro" che mette l’attenzione sulle principali violazioni dei diritti di bambine e ragazze migranti e promuoverne gli interventi per la loro protezione.

Nei paesi in guerra, come Iraq e Siria, migliaia di donne e ragazze sono ridotte a schiave dei combattenti. I bambini e le bambine “prede di guerra” vengono rapiti o arruolati con la forza da eserciti regolari e gruppi ribelli. In altri casi, però, i più piccoli finiscono con l’imbracciare un fucile perché spinti dalla povertà, dall'esclusione sociale o dal desiderio di vendetta per le violenze subite dalla loro famiglia. Un’altra piaga che si è acutizzata con il conflitto è quella dei matrimoni precoci, che coinvolge moltissime ragazzine profughe siriane.

Se da un lato l’instabilità politica e la violenza diffusa hanno reso ancora più precaria la condizione delle bambine e delle giovani donne nella sponda sud del Mediterraneo, questo profondo disordine ha anche reso più acute, più visibili, e più presenti, anche tra noi nel mondo cosiddetto sviluppato, tutte le gravi violazioni dei dritti umani di cui sono soggette le bambine e le ragazze

L’Italia deve riconoscere la tutela dei diritti delle donne migranti da inserire tra le priorità da affermare con la nostra presidenza del G7. E il Dossier Indifesa ci dice molto sul lavoro da fare, che si iscrive anche nel solco dell’impegno sottoscritto con l’Agenda 2030 di porre fine ai matrimoni infantili e di perseguire efficacemente l’obiettivo di una piena emancipazione di tutte le donne e tutte le ragazze.


La tratta delle ragazze in Italia
La componente femminile, sia di donne adulte, sia di bambine e ragazze, rappresenta la maggioranza delle vittime di tratta a livello globale: il 71% di quelle individuate, secondo le stime dell’UNODC (Agenzia delle Nazioni Unite per il contrasto al traffico di droga e al crimine organizzato)

Tra il 2004 e il 2014 (anno per cui sono disponibili gli ultimi dati) la quota di bambine e ragazze vittime di tratta è raddoppiata, passando dal 10% al 20% del totale. In crescita esponenziale anche la quota delle piccole vittime di sesso maschile: dal 3% del 2004 all’8% del 2014 e con un picco del 13% nel 2011.

I minori rappresentano il 28% del totale delle vittime di tratta ma con profonde differenze tra un continente e l’altro

Il fenomeno della tratta di esseri umani non risparmia il Vecchio Continente. Anche qui, la maggioranza delle vittime sono donne, e secondo le stime della Commissione Europea, circa il 16% sono ragazze con meno di 18 anni.

"I trafficanti traggono vantaggio dalle rotte migratorie irregolari. L’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim) ha registrato dal 2014 un aumento del 600% delle potenziali vittime di tratta ai fini di sfruttamento sessuale arrivate in Italia. E 􀀃sono prevalentemente donne e ragazze provenienti dalla Nigeria"

Fotografare, anche da un punto di vista quantitativo, questo fenomeno in Italia non è facile. La punta dell’iceberg è data dalle vittime di tratta intercettate dalle istituzioni nell'ambito del Piano nazionale anti-tratta e che hanno avuto accesso a percorsi di protezione. Secondo i dati forniti dal Dipartimento per le Pari Opportunità, nel 2017 i minori vittime di tratta e sfruttamento che hanno potuto accedere ai percorsi protetti sono stati 200 (196 ragazze e 4 ragazzi). Per il 93,5% sono ragazze nigeriane.

Nel corso del 2017 sono arrivati in Italia 1.228 minori non accompagnati di origine nigeriana, in buona parte di sesso femminile e circa 5.400 donne. OIM Italia ritiene “che circa l’80 per cento delle migranti nigeriane arrivate via mare nel 2016 sia probabile vittima di tratta destinata allo sfruttamento sessuale in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea

"Donne e minori non accompagnati di nazionalità nigeriana sono tra le categorie più a rischio di essere vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, anche se non si può escludere che anche migranti di altre nazionalità siano coinvolti nel traffico"

A preoccupare è anche l’abbassamento dell’età delle giovani e giovanissime nigerianeinversamente proporzionale alla coscienza di essere vittime di tratta e delle violenze e degli abusi che le vittime sono destinate a subire”. Alle organizzazioni umanitarie presenti nei luoghi di sbarco molte ragazze dichiarano di non aver mai avuto rapporti sessuali, di non conoscere l’esistenza dei contraccettivi, non sanno in che cosa consista la “prostituzione” che dovranno svolgere per ripagare i loro debiti con i trafficanti.

Sempre più spesso i trafficanti scelgono le proprie vittime tra le giovani e le giovanissime nigeriane provenienti da villaggi remoti e con uno scarso livello di istruzione

A questo si somma anche il potere del "juju", un rito magico che lega la ragazza ai suoi trafficanti. Costringendola ad ubbidire ad ogni loro ordine sotto la minaccia di morte, per se o per i parenti rimasti in Nigeria.

Quest’ultimo anello della catena, però, ha recentemente ricevuto un duro colpo. Il 9 marzo 2018, nel corso di una cerimonia pubblica, l’Oba Ewuare II (massima autorità religiosa del popolo Edo, che vive nel Sud della Nigeria) ha emesso un editto con cui ha annullato i riti "juju" e, oltre a liberare le ragazze che oggi sono schiave dei trafficanti l'Oba ha lanciato una maledizione su quegli stregoni che, in futuro, useranno nuovamente questi riti per agevolare la tratta di giovani donne.

Dossier "Indifesa" 2018
Nel rapporto si parla di
Mutilazioni genitali femminili
Bambine e accesso all'istruzione
Bambine lavoratrici
Matrimoni precoci
Salute riproduttiva e gravidanze precoci
Ragazze vittime di tratta
Accesso a internet, opportunità a rischi per le ragazze
Violenza sulle bambine e le ragazze





Articolo a cura di
Maris Davis


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