venerdì 14 giugno 2019

Mappa della Mafia Nigeriana in Italia. Prima Parte

I tentacoli della mafia nigeriana sull'Italia

Ramificazioni da nord a sud. Un'organizzazione mondiale che spadroneggia su traffico di droga, prostituzione e tratta di esseri umani.

C'è un capo pentito

C'è un capo pentito dei Maphite, gang tra le più organizzate e pericolose in Italia, chiamata anche famiglia vaticana, che quando decide di pentirsi vive a Bologna, ha un regolare permesso e fa il commerciante. Ma un giorno si confida con il suo pastore (così racconta lui stesso agli investigatori dell’inchiesta Athenaeum di Torino) e rinnega il passato. Rinnega l’appartenenza alla mafia nigeriana, rischiando la vita.

Era nel Cop, Council of professors, uno degli organismi di vertice del secret cult. Svela riti, gerarchie e affari della cupola nera. Padrona del traffico di droga, dalla cocaina alla marijuana, scambiata con gli albanesi, della prostituzione e della tratta di esseri umani, della clonazione di carte di credito e della falsificazione di documenti.

Uomini di strada e colletti bianchi. Machete e iPhone. I vertici di solito sono immigrati in regola. Scopri parole come don, forum e famiglie, un linguaggio che pare copiato dalle mafie nostrane. E un legame storico delle confraternite, nate nelle università nigeriane, c’è chi si spinge indietro fino agli anni Cinquanta, con la politica, in Africa. La crudeltà come metodo per avere rispetto.

Riti violenti e simboli

Riti violenti e simboli, i nuovi affiliati dei Maphite, gli Omi brother, che per entrare pagano e in cambio devono incassare pestaggi e torture, si vestono di verde. Si combattono o si alleano con gli altri: Supreme Eiye, Vikings, Black Axe, tra i piccoli Blue Queen, al femminile. Tutti sono tenuti al vincolo del segreto. La casa madre è in Nigeria.

È una rete mondiale. Muove un fiume di denaro, che torna in patria fuori dai circuiti bancari, ad esempio con l’hawala, noi traduciamo avallo, la parola in arabo significa trasferimento. È un antichissimo sistema musulmano codificato nel Corano e parente delle nostre lettere di cambio, privati che si accordano con altri privati in ogni parte del mondo, così si possono trasferire capitali in un giorno. Sotto i riflettori Castel Volturno (Caserta), ‘capitale’ di valenza europea, e il centro richiedenti asilo di Mineo (Catania), base operativa dei Vikings. Quel che ti aspetti di meno, invece, è l’insediamento nel centro-nord, dalle Marche al Piemonte, dall’Emilia Romagna alla Lombardia al Veneto.

Per trent'anni l'Italia non ha voluto vedere la mafia nigeriana

Fenomeno invece descritto perfettamente nelle indagini dell’operazione Athenaeum, centinaia di pagine d’inchiesta che scandagliano la presenza della piovra nera in Italia. Gianni Tonelli, oggi parlamentare, torna agli inizi della sua carriera di poliziotto. Quando da giovane agente a Ferrara si trovò a indagare su una certa ‘madame’ che gestiva un traffico di ragazze.

Allora il fenomeno era ignorato. "Mi immaginavo che quel nome, madame o mamam, indicasse reverenza e rispetto. Invece è un ruolo ben definito nell'organizzazione. Erano i primi segnali, era l’88. Compresi che c’era una rotazione, venivano sequestrati i passaporti. La madame viveva a Firenze, faceva la spola con la Nigeria. I colleghi della Toscana arrivarono in fondo, ma l’indagine era sempre per sfruttamento della prostituzione"

Quindi la conclusione è questa: la mafia nigeriana opera da trent'anni in Italia. Non si è voluto vederla. E questa miopia si è ripetuta anche a Castel Volturno. I nigeriani coinvolti, per troppo tempo sono stati considerati vittime della camorra, invece era una guerra tra i camorristi e la nuova organizzazione nigeriana che voleva conquistare fette di territorio.

Anche nel mio caso le indagini furono superficiali


Arrivai in Italia nel 1995, con i documenti veri di un'altra ragazza che non ho mai conosciuto, viaggiando con un volo diretto Lagos-Amsterdam, e poi dall'Olanda fino a Torino in treno. Allora la rotta desertica via Libia praticamente non esisteva. Già quel viaggio, nel mio piccolo, mi aveva fatto capire che dietro c'era tutta un'organizzazione ben strutturata fatta di corruttori e corrotti (per esempio il fatto di salire su un'aereo o attraversare frontiere con documenti praticamente falsi). Sono stata seguita e accompagnata in ogni tappa del viaggio, fatta salire sull'aereo a Lagos senza problemi. Ad Amsterdam qualcuno mi aspettava per farmi uscire indenne dall'aeroporto, e poi a Torino sono venuti a prendermi in stazione per portarmi alla mia destinazione finale e consegnarmi alla mamam che mi aveva "comprata"

Quando due anni dopo denunciai tutto, si capiva che agli investigatori interessava solo lo "sfruttamento della prostituzione" (il mio) e poco hanno fatto per approfondire l'intera organizzazione. Allora di "mafia nigeriana" proprio non si voleva sentir parlare.

Nel 1999 i miei sfruttatori mi ritrovarono, mi rapirono e mi portarono in Spagna. Ciò significa che già allora c'era una rete di spie, di segnalatori su tutto il territorio italiano. Tra di noi ragazze parlavamo che era impossibile scappare al nostro destino perché di sicuro, prima o poi, ti avrebbero ritrovata. E così fu per me.

Resi pubblica la mia vicenda personale per la prima volta nel 2010. Parlai esplicitamente di "mafia nigeriana", ma anche 9 anni fa parlare di "mafia nigeriana" in Italia era come parlare al vento. Solo da pochi anni, alcuni bravi investigatori hanno iniziato a contestare il metodo mafioso ad alcuni imputati nigeriani, e solo lo scorso anno si è celebrato il primo processo in Italia (a Palermo) a carico di una ventina di nigeriani ai quali fu anche contestato il "metodo mafioso"

La mafia nigeriana è presente in Italia fin dalla seconda metà degli anni '80. Ci sono voluti 30 anni perché sia chiamata con il suo nome "Mafia", e riconosciuta come tale.


La piovra nera ha messo radici da nord a sud

In questi 30 anni la piovra "nera" ha messo radici da nord a sud, indisturbata, tra l'indifferenza colpevole, spesso derubricata a problema di ordine pubblico, e la polemica politica di questi ultimi tempi ha annebbiato i fatti.

Si è preferito generalizzare sui migranti, etichettare tutti i migranti come possibili malfattori se non addirittura terroristi, si è preferito lanciare l'allarme "invasione dei barbari neri", e non ci si è accorti che i veri criminali stranieri erano già tra di noi.


Perché, come chiariva fin dal 2016 la relazione della Dia, "i gruppi criminali nigeriani operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia"

Già allora si annotava che a Palermo "sono state registrate cointeressenze tra gruppi criminali ed esponenti di Cosa Nostra finalizzati alla gestione del narcotraffico". Questo è quello che gli investigatori hanno accertato fino ad oggi.

Ma un’organizzazione così imponente, dove sarà arrivata, nel frattempo? Qual'è la parte di questa storia che ancora ignoriamo?


Mappa delle "confraternite" nigeriane presenti in Italia



Vikings


Black Axe


Eiye


Maphite





Articolo di
Maris Davis


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giovedì 13 giugno 2019

Fake News che offendono tutti i nigeriani onesti residenti in Italia

Attenzione alle fake-news che offendono l'intera comunità dei nigeriani in Italia

Affermare, come fanno certi organi stampa, che in Italia ci sarebbero centomila affiliati alla mafia nigeriana è come dire che tutti i nigeriani residenti in Italia sono criminali. Un'offesa ad una intera comunità che si è ben integrata.


Leggo con sgomento e disappunto i titoli "cubitali" di certi giornali di parte che affermano che in Italia ci sarebbero "Centomila affiliati alla Mafia Nigeriana". Numeri sparati in prima pagina a caso, senza fonti né approfondimenti.

Centomila è esattamente il numero di TUTTI i nigeriani residenti in Italia, che di certo NON sono tutti mafiosi o criminali. I veri affiliati alla mafia nigeriana che attualmente sono in Italia nessuno sa quanti siano esattamente (e di certo non può saperlo qualche pseudo-giornalista). Sono tutti gruppi chiusi di pochi elementi, impenetrabili, le fonti di intelligence né stimano poche centinaia, e non certo centomila.

Titoli ad effetto solo per creare allarme sociale e offendere un'intera comunità

"Mafia nigeriana, centomila affiliati in Italia: ora è allarme serio. Di buonismo si può morire (Secolo d'Italia, articolo di Carmine Crocco del 2 gennaio 2019). Un articolo poi ripreso da altri giornali on line nei mesi successivi.


Sono articoli "di parte", pubblicati da chi vuol generalizzare un problema che è serio, ma che va inquadrato nella giusta dimensione, articoli che vogliono creare allarmismo a buon mercato.

In italia ci sono, si, centomila nigeriani (regolari), esattamente 106.069 (Istat 2018) e sono solo il 2,1% del totale degli stranieri residenti in Italia, ma non tutti sono mafiosi o criminali, anzi, quasi tutti sono ben integrati e sono persone perbene.

Sarebbe come dire che i siciliani sono tutti mafiosi, o tutti i napoletani sono camorristi, o anche che tutti i calabresi sono 'ndranghetisti. Una generalizzazione offensiva, che offende me e tutta la comunità dei nigeriani in Italia. Un comunità comunque piccola (centomila contro 60milioni di italiani).


Che tra di noi (nigeriani), e tra di voi (italiani) ci siano i mafiosi, i delinquenti, è un dato di fatto che io per prima combatto e che da anni denuncio.

Per chi mi conosce sa che sono la prima a denunciare la mafia nigeriana (e non solo con i miei articoli), che da anni combatto contro i suoi crimini (soprattutto tratta e sfruttamento della prostituzione), e che io stessa sono stata vittima dei miei connazionali criminali.

Ma anche "sparare" fake-news, mezze verità, contro intere comunità di stranieri, per criminalizzare a prescindere, ebbene si, anche quello è un crimine, un atto di "razzismo" bello e buono.





Articolo di
Maris Davis


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mercoledì 12 giugno 2019

Mafia nigeriana sempre più potente. Nasce l'asse con Cosa Nostra e Camorra

Prostituzione, droga, traffico di esseri umani: nasce un pericoloso asse tra mafia nigeriana, Cosa Nostra e Camorra

Mafia nigeriana, camorra e mafia siciliana. Inquietanti alleanze

La mafia nigeriana ha preso piede nel sud dell'Italia a fianco della mafia siciliana, con la quale ha collaborato in posizione di subordinazione. Sapevamo che i clan nigeriani gestivano autonomamente la prostituzione e il caporalato delle donne albanesi e rumene che lavorano nei campi di pomodori per un euro il giorno.

Dal mercato della prostituzione a quello della droga e del traffico di esseri umani, con il benestare di Cosa Nostra e Camorra.


Pur collaborando con le mafie italiane, i nigeriani hanno anche la propria mafia, “Black Axe”, un clan nato in Nigeria ed esportato poi in Italia. Si tratta di un'organizzazione ben strutturata, con legami internazionali in Europa e negli Stati Uniti. Secondo le statistiche del Ministero degli interni, “Black Axe” rappresenta, di fatto, la prima comunità nigeriana in Italia con circa centomila persone.

Gli stretti contatti tra la mafia nigeriana, Cosa Nostra e la Camorra devono far preoccupare, e non poco, la magistratura e le forze di polizia. Come quasi tutte le organizzazioni mafiose, la mafia nigeriana è organizzata in una struttura piramidale che utilizza ancora metodi primordiali quali la violenza e l’intimidazione per dettare legge nei territori di appartenenza del clan.

L’operazione condotta dalla DIA di Palermo che ha permesso di arrestare nel novembre del 2016 oltre venti affiliati alla mafia nigeriana, sospettati di aver illegalmente costretto giovani africane a prostituirsi con metodi di una violenza fisica e psicologica inaudita, e il processo che ne è seguito, fu il primo in cui è stato contestato anche il "metodo mafioso".

L’organizzazione piramidale è dimostrata dal fatto che tra loro vi era il boss Kenneth Osahon Aghaku che era il responsabile del gruppo organizzato e composto di almeno cento elementi.

Sia in Sicilia che in Campania i nigeriani sono il braccio operativo di Cosa Nostra e Camorra per il mercato della droga e della prostituzione. La mafia nigeriana addirittura produce autonomamente la droga sintetica e la vende con il consenso delle mafie italiane. L’omertà assoluta è un’altra caratteristica dominante della mafia nigeriana.

Tra i membri del clan vige la legge del silenzio quando sono arrestati

Fino a poco tempo fa la prostituzione era la principale attività illegale dei nigeriani. Le ragazze erano acquistate da famiglie povere e una volta sul suolo italiano, erano rapite e brutalizzate ricorrendo ricorrendo a coercizioni fisiche e psicologiche.

Oggi il mercato della droga e del traffico di esseri umani rappresenta il nuovo orizzonte su cui affacciarsi per diventare più potenti e non essere più soggiogate dalle mafie italiane. Ormai i clan non usano più machete e asce come avrebbero voluto le mafie italiane, ma possiedono armi di ultima generazione. Mentre prima erano assoggettati e dovevano chiedere il consenso, oggi i nigeriani sono tollerati, poiché sono utili agli scopi della Camorra e di Cosa Nostra. Questo rapporto, tuttavia, può cambiare da un momento all'altro poiché ormai da qualche tempo la mafia nigeriana chiede di essere alla pari con le mafie italiane forte del fatto che cresce sia come forza militare sia economica.

Questa nuova mafia sta diventando sempre più pericolosa ma giacché è quasi invisibile agli occhi dei più ed è poco conosciuta dall'opinione pubblica e dall'associazionismo antimafia, se ne parla poco.





Articolo di
Maris Davis


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martedì 11 giugno 2019

Ascia nera. Un’inchiesta sulla mafia nigeriana in Italia

Nel suo ultimo libro, “Ascia nera”, Leonardo Palmisano ricostruisce dall’interno le dinamiche della mafia nigeriana in Italia, attraverso le testimonianze delle vittime e dei carnefici.

La sua inchiesta parte dal Cara di Borgo Mezzanone per ricostruire il lungo viaggio delle donne nigeriane fino alla traversata del Mediterraneo.


"Non c'è posto fuori dal clan. Fuori dal clan c'è solo la morte". Lo pensano tutti, ma non tutti hanno il coraggio di dirlo. I membri di "Ascia Nera" intervistati dal giornalista e scrittore Leonardo Palmisano (nel libro "Ascia nera" edito Fandango, l'ultimo volume della trilogia iniziata con "Ghetto Italia" e proseguita con "Mafia Caporale") sanno bene che per loro non c'è salvezza. Soltanto la morte potrà renderli di nuovo liberi. Quando entri in contatto con la mafia nigeriana non sei più libero di scegliere nulla. I Black Axe, le famigerate asce nere nigeriane, diventano dei soldati, il braccio e la mente di un'organizzazione tentacolare che da anni si è estesa anche in Italia, collaborando con i gruppi criminali locali e godendo della complicità di alcuni cittadini.

Noi non siamo come le vostre mafie. Non abbiamo una famiglia che ci guida, ma un capo spirituale. Un uomo che interpreta il messaggio del movimento e tiene la testa alta davanti allo stato e a chi ci vuole male.


"Ascia nera", il sistema della mafia nigeriana


Nel suo reportage Leonardo Palmisano incontra vittime e criminali, raccontando dall'interno il sistema nigeriano. Ascia nera, meglio nota in Nigeria come Neo Black Movement, è una potente organizzazione criminale nata negli anni Settanta all'Università di Benin City come una confraternita di studenti. Molti ancora oggi in Nigeria negano che sia diventata una delle più pericolose mafie esistenti al mondo, con una struttura stratificata che ricalca in modo impressionante quella della ‘Ndrangheta.

Il suo capo, Felix Kupa, la descrive come una "grande organizzazione umanitaria panafricanista". E, se bisogna spiegare il perché di tanti atti criminali, buona parte della stampa locale è pronta a coprire la "cupola" con la classica bugia: "Sono solo teppisti, dietro non c'è nulla". D'altronde, l'opinione pubblica nigeriana è dalla loro parte. Danno lavoro ai giovani, li fanno studiare, si fanno carico di tutte le spese nel caso finiscano in carcere. E poco importa se si contrae un debito a vita, non sembrano esistere alternative.

La tratta delle donne nigeriane in "Ascia nera"


"La libertà è quel breve lasso di tempo tra un legaccio e l'altro". Le donne nigeriane lo sanno bene. Il viaggio di Leonardo Palmisano inizia nella putrida baraccopoli sorta intorno al Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara) di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Lì le ragazze sono costrette ad uscire dal Cara per prostituirsi lungo la provinciale Foggia-Manfredonia.

Uno degli assassini di Desirée, la sedicenne romana stuprata e uccisa nel quartiere di S.Lorenzo a Roma, venne trovato proprio vicino Borgo Mezzanone dopo diversi giorni di fuga.

Il sistema parte da lontano. I caporali di Ascia nera stringono accordi con i libici: danno loro manodopera a costo zero a patto che una parte delle schiave varchi il Mediterraneo per andare a ingrossare le file dell'organizzazione in Italia. Molte ragazze partono dalla Nigeria convinte di arrivare in Europa, ma vengono vendute come schiave ad Agadez e devono pagare il resto del viaggio vendendo il proprio corpo, sottoposte a torture di ogni tipo.

Ogni tappa un debito. Ogni debito un bordello, pena la morte per abbandono nel deserto. [..] Ero la loro scopa del cesso. Dopo che mi scopavano dovevo pulire la stanza. Il loro sporco.


Qualcuna ha "imparato a morire", qualcun altra fa uso di droghe per estraniarsi dalla realtà. Soltanto Veronica è riuscita a liberarsi: si è finta pazza e l'hanno abbandonata. Se non sei utile all'organizzazione non servi. Se non puoi soddisfare i clienti diventi inutile. E, allora, meglio non avere sorelle o cugine a cui dover tramandare un debito crudele. Che si trovino in Libia o in Italia non cambia nulla. I padroni sono ovunque.





Articolo di
Maris Davis


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