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30 maggio 2017

Tanzania. Quattromila bambine salvate dalle Mutilazioni Genitali

Dal 2016 a oggi, oltre il 70 per cento delle bambine e ragazze che vivono nel distretto di Serengeti sono state salvate dalla disumana pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili.


Nel distretto di Serengeti, nella regione di Mara in Tanzania, dal 2016 a oggi sono almeno 4.148 le bambine e le ragazze salvate da questa pratica. Secondo un rapporto pubblicato all'inizio di maggio, i casi di mutilazioni genitali femminili nel paese dell'Africa sub-sahariana sono diminuiti del 5 per cento.

In base alle stime dell’associazione, sono circa 5.600 le ragazze a rischio di subire una mutilazione genitale nel distretto del Serengeti, il 74% è stato salvato, ma almeno 1.400 bambine e ragazze sono state costrette a subire questa pratica tradizionale e nello stesso tempo orribile.

La notizia è stata diffusa dal Centro per i diritti umani e legali (Legal and human rights centre) attraverso il rapporto pubblicato di recente. La pratica delle mutilazioni viola le ragazze e i diritti delle donne, per queste ragioni la legislazione della Tanzania la considera alla stregua di un reato penale.

Nel corso della presentazione del report, il ricercatore del Centro per i diritti umani e legali, Paul Mikongoti, ha dichiarato che le ragazze sono state salvate grazie a uno sforzo congiunto e unanime della polizia, del governo e delle organizzazioni non governative, che hanno lanciato una speciale campagna di sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili e che ha portato all'arresto di 32 persone nell'intero distretto di Serengeti.

"Tuttavia questo non basta anche se il governo nel 2016 ha registrato un calo del 5 per centro di casi di mutilazione genitale femminile, la situazione potrebbe non essere quella descritta nel report per il fatto che questa pratica viene molto spesso eseguita in segreto"

Il ricercatore ha di fatto sottolineato come nei distretti di Serengeti, di Tarime e Rorya, nella regione di Mara, sono ancora molte le bambine e le ragazze che sono obbligate a sottoporsi alle mutilazioni genitali femminili, anche se il rapporto ha mostrato come la Tanzania abbia imboccato la strada giusta, impegnandosi a ridurre l'incidenza di questa pratica e a garantire maggiore protezione alle vittime.

Secondo il rapporto del Centro per i diritti umani e legali, l'82 per cento delle donne intervistate per un'analisi demografica della Tanzania nell'anno 2015/2016, ha ritenuto la pratica della mutilazione genitale contraria alla propria religione, mentre l'84 per cento ha espresso il desiderio di sospenderla.

Gli attivisti per i diritti umani hanno più volte sollecitato la polizia e la giustizia della Tanzania ad accelerare le indagini e il perseguimento delle persone responsabili di atti di violenza e tortura contro i bambini, inclusa la pratica delle mutilazioni genitali.

"Le organizzazioni della società civile e il dipartimento di welfare sociale nei governi locali dovrebbero aumentare la consapevolezza del pubblico sulla violenza contro i bambini e incoraggiare i membri della comunità a denunciare tali casi alle autorità competenti per arrestare i responsabili e portarli alla giustizia"

La mutilazione genitale femminile è un grosso problema in Africa. A tal proposito, l'Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che annualmente vengono sottoposte a questa pratica disumana tre milioni di ragazze.
(Terre des hommes)



Mutilazioni genitali femminili, è ancora l'Africa la patria del fenomeno

Diffusione delle MGF in Africa
Secondo i dati più aggiornati di fonte OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

L'Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno delle MGF è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittime di questa pratica, e circa 3 milioni di altre che ogni anno si aggiungono al totale.

La pratica delle MGF è documentata e monitorata in 27 paesi africani e nello Yemen. In altri Stati (India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Israele) si ha la certezza che vi siano casi di MGF ma mancano indagini statistiche attendibili.

Meno documentata è la notizia di casi di MGF avvenute in America Latina (Colombia, Perù), e in altri paesi dell'Asia e dell'Africa (Oman, Sri Lanka, Repubblica Democratica del Congo) dove tale pratica non è mai assurta a tradizione vera e propria.

Infine, sono stati segnalati casi sporadici di MGF anche in paesi occidentali, limitatamente ad alcune comunità di migranti.

Varietà etnica e geografica del fenomeno
Le stime sulla diffusione delle MGF provengono da indagini socio-sanitarie su scala nazionale che vengono condotte tra donne di età inclusa tra 15 e 49 anni.

La prevalenza del fenomeno varia considerevolmente da regione a regione all'interno del medesimo Stato: a fare la differenza è l'appartenenza etnica.

In 7 Stati (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone e Somalia) e nel Nord del Sudan il fenomeno tocca praticamente l'intera popolazione femminile

In altri 4 paesi (Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Mauritania) la diffusione è maggioritaria ma non universale. 

In altri 5 (Ciad, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Kenya e Liberia) il tasso di prevalenza è considerato medio, tra il 30 e il 40% della popolazione femminile, mentre nei restanti paesi, tra cui la Nigeria, la diffusione delle MGF varia dallo 0,6 al 28,2%.

Anche il tipo di intervento mutilatorio imposto varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza. Il 90% delle MGF praticate è di tipo escissorio (con taglio e rimozione di parti dell'apparato genitale della donna), mentre un decimo dei casi si riferisce all'azione specifica della "infibulazione", che ha come scopo il restringimento dell'orifizio vaginale. Quest'ultima pratica può essere, a sua volta, essere associata all'escissione.
(Unicef)

Pregiudizi alla base delle Mutilazioni Genitali Femminili

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni: 

Ragioni sessuali:
soggiogare o ridurre la sessualità femminile.

Ragioni sociologiche:
iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità.

Ragioni igieniche ed estetiche:
in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità. 

Ragioni sanitarie:
si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino.

Ragioni religiose:
molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano).

Sradicare credenze, tradizioni è difficile, ma la causa principale delle Mutilazioni Genitali Femminili è la volontà di sottomettere la donna all'uomo. Le nuove generazioni africane sono molto più informate, ed è proprio la conoscenza la chiave per risolvere il problema.


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Articolo a cura di
Maris Davis

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14 febbraio 2017

Il mondo contro le Mutilazioni Genitali Femminili

Un intervento spaventoso praticato sulle bambine di 30 Paesi, quasi tutti africani. Negli Usa triplicato il numero dei casi. Italia al 4° posto in Europa.

Circoncisione femminile, escissione del clitoride, infibulazione e altri interventi di mutilazione dei genitali.


Per 30 paesi, quasi tutti africani, soprattutto di fede islamica o animista, sono tradizionali riti di passaggio, simboli di castità e rispettabilità femminile. Per il resto del mondo una barbarie che continua a perpetrarsi da secoli.

Mutilazioni genitali femminili in aumento negli Stati Uniti. Anziché diminuire con il tempo, queste pratiche stanno diventando ancora più diffuse. Secondo l’istituto sanitario Centers for Disease Control and Prevention (CDC) negli Stati Uniti il numero degli interventi è addirittura triplicato negli ultimi anni, a causa dell’aumento di immigrati.

Il numero preciso delle donne mutilate è sconosciuto perché mancano dati attendibili. La pratica viene eseguita di nascosto perché vietata dalla legge americana, così come lo è in Italia. Si stima però che negli Stati Uniti più di mezzo milione di donne e bambini rischia di subire mutilazioni genitali. In particolare a rischio sono circa 513mila bambine e ragazze, nate o che hanno genitori nati nei paesi dove la tradizione è diffusa.

La situazione nel resto del mondo. Nel mondo, secondo il nuovo rapporto Unicef, almeno 200 milioni di donne e bambine, 70 milioni di casi in più di quelli stimati nel 2014, hanno subito mutilazioni genitali femminili. Tra le vittime 44 milioni sono bambine e adolescenti fino a 14 anni. In questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle adolescenti (con un età fino a 11 anni) ha subito mutilazioni. I paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia (98%), la Guinea (97%) e Djibouti (93%)


Per capire, invece, quanto le mutilazioni genitali femminili siano diffuse in Europa basta guardare al numero delle donne che chiedono asilo dai paesi in cui questa barbarie è la normalità. Nel 2008 erano 18.110, nel 2013 hanno superato le 25mila.

In Italia l’infibulazione è un reato: si rischiano dai 4 ai 12 anni. In 6 anni registrate fra gli immigrati 957 donne mutilate.

Le pratiche di mutilazione genitale femminile rientrano nell’ambito delle violazioni dei diritti fondamentali all’integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine. Le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere questo fenomeno sono regolate dalla legge del 9 gennaio 2006, frutto degli orientamenti scaturiti dalla quarta conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995. Gli articoli 2, 3 e 4, in particolare, sono mirati a garantire la prevenzione, l’assistenza alle vittime e l’eliminazione della pratica della mutilazione.

Prevedono inoltre apposite risorse per il finanziamento delle azioni di salvaguardia, per la formazione e per le campagne di informazione e divulgazione della cultura dei diritti umani e del diritto all'integrità della persona. Infine stabiliscono linee guida destinate alle figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di MGF.

L'Italia al quarto posto in Europa per la diffusione della pratica. In Italia, si stima che nel 2009 erano 35mila le donne vittime di mutilazioni genitali. Stando a questi dati, anch’essi inattendibili considerata la clandestinità con cui viene eseguita questa pratica, l'Italia è al quarto posto in Europa.

L’Italia però sta già da tempo facendo battaglia contro questo fenomeno. Si è iniziato con la campagna di Emma Bonino negli Anni '90, intitolata «Non c’è pace senza giustizia», e poi si è arrivati con l’approvazione di una legge che prevede da 3 a 16 anni per chi pratica la circoncisione femminile.

Tuttavia le denunce sono state davvero pochissime e le campagne di formazione informazione irrisorie rispetto a quelle promesse.

Mutilazioni genitali, un fenomeno che viene da lontano. Una pratica che ha origini pre-islamiche.

L’origine delle mutilazioni genitali delle donne rimane ancora oggi sconosciuta, poiché non vi sono testimonianze certe che indichino come e quando la pratica sia nata e in che modo si sia diffusa. Anche se parte degli studiosi individua geograficamente la genesi della pratica nella penisola araba o nell'Egitto, qualcosa la riconduce all'antica Roma.

Il termine “infibulazione” infatti tradisce una derivazione latina. La fibula, una spilla che serviva a tenere agganciata la toga, veniva usata dai Romani sulle proprie mogli, in modo da prevenire rapporti illeciti, e veniva imposta anche agli schiavi e schiave per impedire ai primi di stancarsi coi rapporti sessuali e le gravidanze delle seconde che avrebbero ostacolato il lavoro.

Nella Roma antica la circoncisione maschile era praticata regolarmente, ed è alquanto probabile che lo fosse anche la circoncisione femminile.

A differenza di quello che si pensa comunemente la pratica ha origini pre-cristiane, pre-ebraiche e pre-islamiche. Gli studi sulle origini della mutilazione genitale femminile hanno mostrato senza dubbio alcuno l’insussistenza di un comune denominatore nella religione, infatti essa non è praticata soltanto da gruppi islamici, e le fonti consentono di collocare con sicurezza le origini della pratica in tempi pre-islamici.

La posta in gioco è davvero alta. «Possiamo davvero pensare di ignorare questo fenomeno? In questo caso il relativismo culturale è irrilevante. Ci sono valori umani che dobbiamo condividere e il diritto alla salute e alla dignità della donna è uno di questi»


Cinque ragioni che spingono a praticare le Mutilazioni Genitali Femminili. Le mutilazioni genitali femminili vengono praticate, secondo l’Unicef, per una serie di motivazioni:
  1. Per ragioni sessuali, quindi soggiogando e riducendo la sessualità femminile;
  2. Per ragioni sociologiche, intese come veri e propri riti di passaggio, di integrazione sociale e di mantenimento della coesione nella comunità;
  3. Per ragioni igieniche ed estetiche, in quanto in alcune culture i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e osceni;
  4. Per ragioni sanitarie, cioè nella convinzione che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino;
  5. Per ragioni religiose, in quanto molti credono che alcune religioni prevedano questa pratica.
In genere le mutilazioni genitali femminili vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni di età. Tuttavia, in alcuni paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, come accade nel 44 per cento dei casi in Eritrea e nel 29 per cento dei casi nel Mali, o persino neonate di pochi giorni in Yemen.

Le Mutilazioni Genitali possono portare alla morte. Oltre che umilianti, le mutilazioni genitali sono estremamente dolorose. Secondo l’Unicef, le bambine che vi sono sottoposte possono morire per cause che vanno dallo shock emorragico a quello neurogenico, cioè provocato dal dolore e dal trauma, all'infezione generalizzata (sepsi)

Per tutte l’evento è un grave trauma. Molte bambine entrano in uno stato di shock a causa dell’intenso dolore e del pianto irrefrenabile che segue. Conseguenze di lungo periodo sono la formazione di ascessi, calcoli e cisti, la crescita abnorme del tessuto cicatriziale, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi, forti dolori nelle mestruazioni e nei rapporti sessuali, maggiore vulnerabilità all'infezione da Hiv, epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza, maggiore rischio di mortalità materna per travaglio chiuso o emorragia al momento del parto.


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Articolo di
Maris Davis

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30 novembre 2016

Africa, le mutilazioni genitali femminili in sette punti

Questa odiosa pratica sopravvive in molti Paesi del continente africano, e condanna per sempre le donne che la subiscono.

Le forme che la violenza sulle donne nel mondo può assumere sono diverse: sessuale, fisica, psicologica. In alcuni Paesi, determinate forme di violenza sono culturalmente accettate dalle singole comunità. Ed è quello che accade con le mutilazioni genitali femminili in Africa.

1. Duecento milioni. Più di duecento milioni di bambine e donne tuttora in vita hanno subito le FGM (Female Genital Mutilations) in trenta paesi in Africa, il Medio Oriente e in Asia.

2. Regioni e migranti. Le mutilazioni genitali sono più comuni nelle regioni occidentali, orientali e nordorientali dell’Africa. Inoltre, i migranti provenienti da tali aree continuano a praticare la pratica anche nei paesi di destinazione: quindi, a conti fatti, le FGM sono un problema globale.

3. Preservare la “purezza” della donna. La vera motivazione delle FGM non è ancora stata accertata. Si pensa, comunque, che si tratti di un sistema per preservare la verginità prima del matrimonio e la fedeltà coniugale. In ogni caso è un modo odioso per sottomettere la donna alla volontà del maschio.

4. Comunità e pressione sociale. Nelle comunità dove le FGM sono socialmente accettate, le motivazioni per perpetrare tale pratica sono anche altre, come la pressione sociale a conformarsi a ciò che anche altri hanno fatto, il bisogno di essere socialmente accettati, la paura di essere rifiutati dalla comunità.

Mutilazioni Genitali Femminili, Africa 2015
5. I 10 Paesi. Questi sono i dieci Paesi dell’Africa dove il problema delle mutilazioni genitali femminili è più grave: Somalia, 98%; Guinea, 97%; Gibuti, 93%; Sierra Leone, 90%; Mali, 89%; Egitto, 87%; Sudan, 87%; Eritrea, 83%; Burkina Faso, 76%; Gambia, 75%. I numeri in corrispondenza dei singoli Paesi indicano la percentuale di donne e ragazze di età compresa tra i 15 e i 49 anni che hanno subito le FGM.

6. Bambine o poco più. In Gambia e in Mauritania, rispettivamente, il 56 per cento e il 54 per cento delle bambine fino ai 14 anni di età ha subito le mutilazioni genitali femminili. Anche in Guinea, in Eritrea e in Sudan, la percentuale di bambine che ha subito le FGM è molto alta.

7. Conseguenze. Le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili sono diverse. Una più grave dell’altra: rapporti sessuali difficoltosi o molto dolorosi; possibili cistiti, ritenzione urinaria, infezioni vaginali; problemi e complicanze durante il parto. Nei casi estremi, si arriva alla morte della donna.

In Africa, così come nel resto del mondo, le mutilazioni genitali femminili sono radicate nelle culture delle comunità che le praticano. Per sradicare la pratica odiosa delle FGM bisogna agire a livello culturale, con iniziative d’informazione e sensibilizzazione, fornendo assistenza psicologica a chi ha dovuto subire e parlando con chi giustifica o esegue le mutilazioni per far capire loro quanto siano disumane.

Le mutilazioni genitali femminili (FGM) vengono praticate per una serie di motivazioni e di pregiudizi

Ragioni sessuali:
soggiogare o ridurre la sessualità femminile.

Ragioni sociologiche:
iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità.

Ragioni igieniche ed estetiche:
in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità.

Ragioni sanitarie:
si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino. In realtà è tutto il contrario.

Ragioni religiose:
molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano).

Sradicare credenze e tradizioni è difficile, ma la causa principale delle Mutilazioni Genitali Femminili è la volontà di sottomettere la donna all'uomo. Le nuove generazioni africane sono molto più informate, ed è proprio la conoscenza la chiave per risolvere il problema.

Il coraggio di dire No. La storia di Diara, Kenya

Diara ha solo 14 anni, ma ha già dimostrato di avere coraggio da vendere. Abita nella contea di West Pokot in Kenya, dove è ancora molto diffusa la terribile pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Quando è toccato a lei, a 13 anni, ha deciso di scappare di casa, spaventata dalla morte di un’amica vicina di casa a causa di una grave emorragia. Non ci ha pensato neanche un minuto. “Non è stato difficile decidere di scappare di casa, perché restare significava rischiare la morte

Diara è stata accolta in un centro di rifugio gestito da ActionAid, convincendo l’anno seguente l’amica Mazi a raggiungerla: anche lei, infatti, stava rischiando di venire mutilata.

Le mutilazioni genitali femminili sono uguali alla morte, per tutto il sanguinamento che comportano e per le gravi complicazioni in caso di parto. Per me venire mutilata equivaleva a morire

Incoraggiata dagli operatori del centro di rifugio, Diara è riuscita a parlare del suo ciclo mestruale e ha ricevuto molti consigli su come poterlo gestire. Quando abitava in famiglia veniva stigmatizzata durante il ciclo, veniva isolata da tutti, mangiava da sola. Le mestruazioni rappresentano ancora un grosso imbarazzo per le ragazze. Non soltanto è un argomento tabù, ma non potendo acquistare gli assorbenti per mancanza di soldi, per non rischiare di macchiare i vestiti, restano in casa e così sono costrette a saltare la scuola per 3-4 giorni al mese.

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Lotta alle mutilazioni genitali femminili
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"Da bambina (nel sud Nigeria) mi salvò mia nonna dall'infibulazione, le mie sorelle più piccole purtroppo hanno dovuto subire e stanno ancora soffrendo per quel gesto orribile che è il taglio del "clitoride". Mia mamma è stata una debole, succube di un marito (mio padre) prigioniero dei pregiudizi e delle tradizioni"

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Articolo a cura di
Maris Davis

14 dicembre 2013

Mutilazioni Genitali Femminili, ancora l'Africa la culla di una pratica assurda.

Lotta alle Mutilazioni Genitali Femminili
Secondo i dati aggiornati di fonte OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 400 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

L'Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno delle MGF (Mutilazioni Genitali Femminili) è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittime di questa pratica, e circa 3 milioni di altre che ogni anno si aggiungono al totale.

La pratica delle MGF è documentata e monitorata in 27 paesi africani e nello Yemen. In altri Stati (India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Israele) si ha la certezza che vi siano casi di MGF ma mancano indagini statistiche attendibili.

Meno documentata è la notizia di casi di MGF avvenuta in America Latina (Colombia e Perù), e in altri paesi dell'Asia e dell'Africa (Oman, Sri Lanka, Repubblica Democratica del Congo) dove tale pratica non è mai assurta a tradizione vera e propria.

Infine, sono stati segnalati casi sporadici di MGF anche in paesi occidentali (Italia compresa), limitatamente ad alcune comunità di emigrati.

Varietà etnica e geografica del fenomeno
Le stime sulla diffusione delle MGF provengono da indagini socio-sanitarie su scala nazionale che vengono condotte tra donne di età inclusa tra 15 e 49 anni.

La prevalenza del fenomeno varia considerevolmente da regione a regione all'interno del medesimo Stato: a fare la differenza è l'appartenenza etnica.

Paesi dell'Africa dove le MGF sono maggiormente praticate
(Clicca sulla foto per ingrandire)
In 7 Stati (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone e Somalia) e nel Nord del Sudan il fenomeno tocca praticamente l'intera popolazione femminile. In altri 4 paesi (Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Mauritania) la diffusione è maggioritaria, ma non universale. In altri 5 (Ciad, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Kenya e Liberia) il tasso di prevalenza è considerato medio, tra il 30 e il 40% della popolazione femminile, mentre nei restanti paesi la diffusione dell MGF varia dallo 0,6 al 28,2%.

Anche il tipo di intervento mutilatorio imposto varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza. Il 90% delle MGF praticate è di tipo escissorio (con taglio e rimozione di parti dell'apparato genitale della ragazza), mentre un decimo dei casi si riferisce all'azione specifica della "infibulazione", che ha come scopo il restringimento dell'orifizio vaginale.
(fonte Unicef)

In ItaliaSi stima che anche in Italia ci siano più di 40mila bambine vittime di infibulazione (per lo più appartenenti a comunità di immigrati). È il dato più alto d’Europa, che conta 500mila casi. Questi numeri emergono da uno studio commissionato dal dipartimento delle Pari Opportunità del Ministero dell'Interno, e si tratta di una stima molto approssimativa. L'Italia nel 2006 si è dotata di una legge ad hoc (legge n. 7 del 6 gennaio 2006) che proibisce questa usanza, ma purtroppo l'infibulazione è ancora praticata in segreto tra gli immigrati, in particolari tra quelli di etnia africana.

Video (Inglese)


Pregiudizi alla base delle Mutilazioni Genitali Femminili (Infibulazione)

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni: 

Ragioni sessuali:
soggiogare o ridurre la sessualità femminile.

Ragioni sociologiche:
iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità.

Ragioni igieniche ed estetiche:
in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità. 

Ragioni sanitarie:
si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino.

Ragioni religiose:
molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano).

Sradicare credenze, tradizioni è difficile, ma la causa principale delle Mutilazioni Genitali Femminili è la volontà di sottomettere la donna all'uomo. Le nuove generazioni africane sono molto più informate, ed è proprio la conoscenza la chiave per risolvere il problema.

Da bambina (nel sud Nigeriami salvò mia nonna dall'infibulazione, le mie sorelle più piccole purtroppo hanno dovuto subire e stanno ancora soffrendo per quel gesto orribile che è il taglio del "clitoride". Mia mamma è stata una debole, succube di un marito (mio padre) prigioniero dei pregiudizi e delle tradizioni .. (Maris)

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15 giugno 2013

Giornata del Bambino Africano (Day of African Child)



Il 16 giugno viene ricordata in tutto il mondo la  "Giornata del Bambino Africano, l'Africa investe sul suo futuro"

Almeno 45,5 milioni di bambini nell'Africa Subsahariana non frequentano la scuola.
Molti dei milioni di bambini africani che non riescono a sopravvivere e a vedere il proprio quinto compleanno potrebbero essere salvati con maggiori investimenti in servizi sanitari di base e infrastrutture.
Gli investimenti sulla salute dei bambini, sull'istruzione e sul benessere non solo salveranno vite umane, ma miglioreranno il futuro sviluppo di una nazione.
I governi devono promuovere lo stanziamento di adeguate risorse di bilancio per i bambini e garantire che le strategie di riduzione della povertà e i piani di sviluppo nazionale siano incentrate sull’infanzia. Ora più che mai, è necessario fare in modo che i bambini siano al primo posto nell’agenda dello sviluppo.
Sono tutti africani i 10 paesi con il tasso di mortalità sotto i 5 anni più alto del mondo. In Sierra Leone 185 bambini su 1.000 nati vivi muoiono prima del loro quinto compleanno; in Somalia 180; in Mali 176; in Ciad 169; nella Repubblica Democratica del Congo 168; nella Repubblica Centrafricana 164; in Guinea Bissau 161; in Angola 158; in Burkina Faso 146; in Burundi 139. Molte di queste sono morti sono facilmente evitabili, sottolinea l'agenzia dell'Onu, o prevedendone le cause, o intervenendo con semplici cure di base che costano pochi centesimi.

In occasione della Giornata del Bambino Africano, l'Unicef si unisce quindi all'Unione Africana per ricordare l'impegno delle comunità africane per promuovere il cambiamento sociale e la fine di pratiche che ogni anno mettono in pericolo la vita e la salute di centinaia di migliaia di bambini. Pratiche come quella delle mutilazioni genitali femminili, che è concentrata in 29 Paesi dell'Africa e del Medio Oriente, dove in media il 36% delle ragazze tra i 15-19 ha subito mutilazioni, rispetto al 53% delle donne tra i 45 e i 49 anni.

Tradizioni sociali e culturali dannose come questa e la stigmatizzazione di bambini per stregoneria hanno profonde radici, ma persistono perché spesso non vengono rimesse in discussione.
"Niente è più potente di una comunità stessa che guardando il danno che sta facendo ai propri figli, decide collettivamente di porre fine a queste pratiche, le comunità sono la chiave per la salute e il benessere dei bambini africani sottoposti a queste dure pratiche".


Perché il 16 giugno.
La "Giornata del Bambino Africano" commemora la marcia avvenuta nel 1976 a Soweto, in Sudafrica, (leggi) che vide migliaia di scolari scendere in piazza per protestare contro la scarsa qualità dell'insegnamento per i neri sotto il regime dell'apartheid, e per chiedere di poter studiare nelle proprie lingue natie.
Il regime segregazionista ordinò di sparare sui dimostranti, massacrando centinaia di ragazzi e ragazze. Nelle due settimane di scontri che seguirono, vennero uccisi altre cento persone e oltre mille furono ferite.

Per onorare la memoria delle vittime, dal 1991 il 16 giugno viene celebrato, dapprima dall'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA) e poi dall'intera famiglia delle Nazioni Unite, un giorno per richiamare l'attenzione sulle condizioni di vita dei bambini e dei ragazzi nel continente.
(Foto Unicef)

In Nigeria non si può più essere cristiani

Bambini e neonati uccisi, donne e disabili massacrati, case incendiate. Racconto della strage di Natale per mano dei pastori...