Visualizzazione post con etichetta Difendiamo i Cristiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Difendiamo i Cristiani. Mostra tutti i post

20 dicembre 2021

Natale in Nigeria, tra i cristiani perseguitati da Boko Haram

Ogni notte Naomi rivive l'incubo di essere rapita, Charles quello di nascondersi nella boscaglia. Per loro e per tutti i cattolici nigeriani in fuga dagli jihadisti, padre Christopher rischia ogni giorno la vita

Quanti giorni durò il cammino dei cristiani verso il Camerun? Naomi non li aveva contati, di quell'estenuante fuga dai jihadisti nigeriani ricorda solo una fatica disumana e la paura: «Avevamo i piedi gonfi e pieni di vesciche, era davvero troppo. Mia sorella era stata catturata da Boko Haram, ma aveva un bambino in braccio ed è stata l’unica ragione per cui l’hanno lasciata andare. Non era figlio suo, ce l’aveva tra le braccia solo in quel momento, ma le ha salvato la vita. Molte altre persone, come mia madre, sono state uccise».

Naomi vive e rivive sempre lo stesso incubo, ogni singola notte, appena cala il buio sulle tende degli oltre 30mila sfollati nigeriani a Pulka. Lo stesso incubo vissuto da migliaia di rifugiate come lei: donne rapite, costrette a sposare un jihadista ed ad assistere all’uccisione di un proprio familiare. Anche Charles, un papà di 33 anni, è intrappolato nei ricordi dei giorni insanguinati da Boko Haram: «I terroristi attaccavano di notte, uscivamo dalla città non appena cominciava a calare il buio e ci nascondevamo nella boscaglia. Spesso sogno ancora di nascondermi»

In fuga da Boko Haram
Naomi e Charles, come gli altri cristiani riparati nel campo Alpha a Pulka, uno dei 20 campi profughi sparsi nello stato di Borno, vicino al confine col Camerun, sono la ragione per cui padre Christopher rischia la vita ogni giorno. I terroristi «hanno provato a spaventarli e minacciarli, cercando di costringerli a convertirsi. Poi hanno cominciato a diventare più violenti. I sacerdoti hanno dovuto nascondersi sulle montagne, ma gli insorti di Boko Haram hanno continuato a molestare e perseguitare la gente cristiana», racconta ad Aid to the Church in Need (Acn) il sacerdote cattolico della diocesi di Maiduguri, capitale di Borno che dista 120 miglia da Pulka. «Dicevano ai cristiani che se si fossero convertiti nessuno avrebbe fatto loro del male. La situazione è diventata così difficile che tra il 2015 e il 2016 molte persone hanno iniziato a fare i bagagli e lasciare il Paese, attraversando la frontiera e cercando rifugio in Camerun»

Scappavano da città, villaggi, il campo profughi di Minawao era arrivato a contare più di sessantamila rifugiati nigeriani. Finché, riconquistate le zone al confine, l’esercito li convinse a far ritorno in patria. Ma poco è cambiato da allora, «eravamo rifugiati in Camerun, siamo tornati qui due anni fa. E siamo tornati a vivere nel pericolo». I cristiani non possono allontanarsi dal campo, «ci sono continui attacchi e alcune persone vengono uccise. Non è nemmeno facile per me raggiungere i fedeli», conferma padre Christopher, costretto a vivere in una casa abbandonata da quando Boko Haram ha distrutto la chiesa e la canonica di Pulka.

 
 2021 Natale tra i cristiani perseguitati da Boko Haram nello Stato di Borno. Interi villaggi rasi al suolo, 20mila morti, uccisi dalle bombe di Boko Haram o dai loro fucili, bambine costrette a diventare bombe umane, oltre duemila ragazze rapite costrette a diventare spose dell'Islam, schiave sessuali. Tre milioni di bambini che non potranno andare a scuola perché gli edifici sono stati bruciati e i loro insegnanti uccisi.

Natale tra i profughi di Pulka
«Andare e venire è sempre un rischio, ma per me è importante fare tutto il possibile per aiutare queste persone», persone che chiedono un aiuto a restare saldi nella virtù più difficile e cara ai cristiani nigeriani: la speranza. «La vita in Camerun era così dura che pensavamo di averla persa per sempre. Padre Christopher ci ha ridato coraggio. È un vero padre per tutti noi e sta cercando di colmare con la sua presenza il vuoto lasciato dai nostri familiari assassinati. Si prende cura di noi come se fossimo la sua famiglia. Capiamo che è Dio ad aiutarci attraverso di lui, attraverso chi non ci ha dimenticato»

Anche nel momento più doloroso. E a Pulka l’ora più dolorosa per i cattolici è quella del Natale perché «la sofferenza è parte di noi cristiani», dice Charles, un padre «benedetto con quattro figli» e che senza fede, assicura, non avrebbe potuto sopportare la mancanza di senso di tutto il dolore, suo e della sua gente, né celebrare la certezza della salvezza del Bambino che nasce. Natale una volta era gioia, canto, famiglie che si riunivano, «poi sono iniziati gli attacchi, non potevamo nemmeno mettere piede fuori di casa dopo il tramonto. Finché divenne troppo pericoloso celebrarlo» ricorda Naomi. Che oggi non ha più una madre e una casa ma è tornata ad avere speranza, «ci servono cibo, tende, vestiti, medicine, soldi per tornare all’università». Ci sono circa 14 mila cattolici a Pulka, Acn sta lavorando a progetti per realizzare un pozzo, ricostruire la parrocchia, aiutare i catechisti dei campi profughi.

La più grande tomba dei cristiani
La sicurezza nello Stato, lo abbiamo scritto tante volte, continua ad essere pressoché inesistente. La Nigeria è il paese africano, dove ogni anno muore il maggior numero di cristiani al mondo, vittime di sequestri, devastazioni, massacri ad opera di Boko Haram ma anche degli estremi fulani e banditi collusi con i jihadisti. «Siamo stati torturati e minacciati durante la prigionia. Ero così scioccato da non riuscire neanche a pregare», raccontava solo pochi giorni fa ad Acn padre Bako Francis Awesuh, il sacerdote di Gadanaji rapito, torturato e scampato alla morte per un soffio (e un ingente riscatto pagato da famiglia e parrocchiani). La violenza è in aumento in tutto paese e incomprensibile resta la decisione del governo degli Stati Uniti di espungere la Nigeria dalla lista nera dei paesi che violano di più la libertà religiosa.
Bring Back Our Girls

18 settembre 2017

Quei profughi cristiani sud-sudanesi perseguitati che nessuno vuole salvare

I 700 mila profughi sud sudanesi rifugiati nell'islamico Sudan, bambini compresi, costretti a pregare Allah per mangiare. E le ONG tacciono.


Nessuna di quelle grandi Ong che si strappa le vesti per i migranti in Libia, denuncia le vessazioni subite dai cristiani del Sud Sudan, un paese devastato da una guerra fratricida, che hanno trovato rifugio nell'islamico Sudan.

I piccoli bambini cristiani sono lontani, non fanno notizia e la loro fede è d'intralcio in nome del politicamente corretto che non ama puntare il dito sulle discriminazioni religiose perpetrate dagli islamici.

Gli unici a denunciare tali nefandezze sono le organizzazioni cristiane, come Aiuto alla chiesa che soffre (Acs), fondazione pontificia. «I bambini cristiani nei campi profughi sudanesi sono costretti a recitare le preghiere islamiche per ricevere il cibo» ha rivelato una fonte locale protetta dall'anonimato per timore di ritorsioni.

Almeno 700mila cristiani del Sud Sudan, in fuga dall'orribile guerra civile che sconvolge il paese africano ormai da quattro anni e indipendente solo dal 2011, hanno trovato un rifugio precario sul territorio controllato dal governo islamista di Khartoum di Omar al Bashir (Sudan).

I profughi sono costretti a vivere in condizioni drammatiche confinati in campi poco degni di questo nome «perché il governo non permette loro di proseguire verso nord e raggiungere le città». Nei campi le razioni di viveri sono spesso insufficienti. La quantità fornita ogni mese a ciascuno famiglia dura appena per due settimane. Il motivo della scarsità di viveri è semplice: gran parte degli aiuti arrivano dalle agenzie per i rifugiati dell'Onu, ma vengono in gran parte trafugati e venduti al mercato nero. Spesso sui sacchi di aiuti in vendita sono ben visibili i marchi dell'Onu, che li ha donati per i rifugiati.

Acs denuncia che «il governo impedisce alle organizzazioni umanitarie di vigilare sulla distribuzione degli aiuti e non permette alle associazioni legate alla Chiesa di offrire alcun sostegno ai rifugiati»

Non stupisce che i cristiani non solo si trovino ad affrontare la miseria, ma pure la discriminazione se non persecuzione. In questo contesto si sono verificati i casi dei più piccoli costretti a recitare versi del Corano per ottenere il cibo quotidiano.

La discriminazione religiosa è «una piaga purtroppo diffusa in tutto il Sudan, afferma il direttore di Acs-Italia Alessandro Monteduro. Nel Sudan guidato dal regime islamista di Al Bashir, in cui vige la sharia islamica, la persecuzione anti cristiana ha raggiunto livelli gravissimi»

Diverse donne sono state arrestate all'uscita dalle chiese per «abbigliamento indecente» ovvero semplici pantaloni o gonne. I rappresentanti pastorali di due milioni di cristiani hanno inviato in maggio una lettera aperta al governo denunciando a chiare lettere la discriminazione, e protestando per le demolizioni delle chiese, la confisca di proprietà ecclesiastiche, l'impossibilità di costruire nuovi edifici di culto e le restrizioni agli spostamenti dei rappresentanti religiosi.

Mentre in Italia "qualcuno" sta ancora pensando di costruire moschee per gli immigrati di fede islamica, nell'islamico Sudan almeno 17 chiese sono state distrutte (dal governo) con la scusa che non rispettavano le norme vigenti. «E molte altre rischiano di essere abbattute», continua Monteduro. La motivazione addottata da Khartoum è la violazione dei piani regolatori, ma è ben noto l'intento di al-Bashir di eliminare la presenza cristiana dal Paese. Non a caso il Sudan è nei primi posti della lista nera dei paesi nel mondo per il mancato rispetto della libertà religiosa.
(Fonte "Aiuto alla Chiesa che Soffre")

Sud Sudan, il più grande serbatoio di migranti del mondo


I numeri fanno paura. Entro la fine dell’anno i rifugiati sud-sudanesi in Uganda potrebbero raggiungere la cifra di oltre due milioni. Ciò che è pazzesco è però che questi numeri si sono prodotti non nei decenni, ma solo nell’arco di un paio di anni, da poco dopo l’inizio della guerra civile.

Dunque un milione di rifugiati all’anno. Un ritmo insostenibile che non accenna a diminuire. Il Sud Sudan continua a sgocciolare profughi in Uganda, ma anche in altri paesi confinanti.

Ma la guerra sud sudanese fa ben di più di ciò che sta facendo in Uganda e che oggi sta allarmando le grandi agenzie Onu e l’opinione pubblica mondiale. Dal dicembre del 2013, cioè da quando è scoppiata la guerra civile in Sud Sudan, questo paese ha distribuito fuggiaschi in tutti i paesi vicini: in Etiopia, in Kenya, soprattutto nel già martoriato Congo e anche nel vecchio nemico del nord, il Sudan di Omar Al Bachir.

In totale, tra quelli in Uganda e quelli negli altri paesi, il Sud Sudan ha prodotto abbondantemente più di tre milioni di profughi. E ancora non è finita, perché poi ci sono gli sfollati interni che formalmente non rientrano nel computo dei rifugiati perché sono scappati, si, ma sono rimasti nel loro paese, senza casa, senza nulla, senza aiuti ma nel loro paese.

Insomma il Sud Sudan è uno dei più grandi produttori di rifugiati del mondo e, non si può non dirlo visto che il tema è di grande attualità, uno dei più grandi serbatoi del mondo di migranti che, prima o poi, prenderanno la strada del nord.

Ma perché i sud sudanesi hanno questa propensione a muoversi, questa vocazione a viaggiare? Manco a dirlo il motore di tutto questo attivismo è la guerra, una guerra assurda scoppiata poco prima del Natale del 2013. Un conflitto che ha bruciato sul nascere almeno 25 accordi di cessate il fuoco, e che oppone due personaggi che non vogliono sentire ragioni: il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar. Il primo di etnia Dinka, il secondo di etnia Nuer, entrambi non hanno esitato ad innescare l’arma più odiosa, quella etnica.

Ora il conflitto è uno scontro frontale tra Dinka e Nuer. Il loro vecchio nemico del nord, Omar al Bashir, è accusato di crimini di guerra dalla Corte Internazionale ma loro no.

Loro si fanno forti delle immense ricchezze del loro paese: petrolio e le preziose acque del Nilo alle quali ambiscono le grandi potenze del pianeta, quelle emergenti asiatiche, le vecchie potenze coloniali, le monarchie del Golfo. Salva Kiir e Machar promettono a tutti concessioni, contratti appalti quando avranno vinto la guerra, naturalmente. Intanto producono profughi e ipotecano il futuro.

Degli oltre tre milioni di rifugiati, ben il 60% sono bambini



Articolo di
Maris Davis

Condividi su Facebook


21 luglio 2015

Comunità Pentecostale, nigeriani del Friuli. Comunicato

COMUNICATO
Noi "cristiani" di Nigeria siamo stati perseguitati, uccisi, abbiamo subito ogni sorta di violenza nei luoghi dove siamo nati e dove siamo cresciuti. Da sei anni stiamo subendo l'odio atroce e selvaggio di assassini che vorrebbero annientarci in nome di un Dio che si chiama Allah.

Noi "cristiani" di Nigeria non abbiamo mai preso in mano una sola volta un'arma per far male al nostro vicino mussulmano, mentre l'islam integralista nella nostra Nigeria massacra, rapisce le nostre ragazze, brucia i nostri villaggi, distrugge le nostre Chiese e le nostre scuole, uccide i nostri figli, padri e nonni. Usa le nostre bambine come bombe umane.

La comunità "nigeriana di fede pentecostale" del Friuli è sbalordita dall'ignoranza che troppi italiani hanno ancora su questi temi, credono ancora che questi siano semplici terroristi, ma nei territori che loro conquistano, le bambine non possono più andare a scuola, le donne non possono più uscire di casa, i ragazzi maschi sono costretti ad arruolarsi con Boko Haram. Tutti sono costretti a convertirsi all'Islam.

Agiscono in nome di Allah e del Corano e finché l'occidente non riesce a capire questo, sarà molto difficile una soluzione positiva per la Nigeria, o per qualsiasi altro luogo al mondo dove l'Islam integralista perseguita le minoranze cristiane.

Tutto l'occidente si è indignato per il rapimento delle 237 studentesse di Chibok nell'aprile 2014 con la campagna #BringBackOurGirls, ma vi siete "dimenticati" delle più di duemila altre ragazze che da allora nella nostra Nigeria l'Islam integralista ha rapito, rese schiave sessuali, costrette a sposare i loro stessi carnefici, messe incinta affinché possano partorire i futuri soldati di Boko Haram.

Tutto l'occidente si è indignato per le stragi di Parigi e della Tunisia, ma vi dimenticate che questi orrori, queste morti, nella nostra Nigeria l'Islam integralista li provoca ogni giorno, tutti i giorni.

Chiediamo che l'occidente riconosca che non è solo un problema di terrorismo, ma che è un vero e proprio problema religioso.

Chiediamo all'Islam "moderato" che apra gli occhi ed inizi a prendere coscienza di un problema che sta "distruggendo" la sua stessa credibilità, anche perché Boko Haram, o ISIS, o Seleka, oppure Al-Shabaab, tutti gruppi dell'integralismo islamico, e tutti leggono e agiscono in nome di quel Corano che viene letto anche dai mussulmani moderati.

Abbiamo deciso di "combattere" l'Islam a modo nostro, non con le armi, non con le bombe, non con il Kalashnikov, ma con le parole diffuse nel web, con ogni mezzo, attraverso qualsiasi tipologia e forma comunicativa.

Non ci fermeranno gli insulti di chi ci giudicherà razzisti, non ci fermeranno le minacce di islamici "balordi" (come è avvenuto anche in questi giorni).

Tutti devono sapere che in questo momento storico non c'è un solo luogo al mondo dove l'Islam non sia coinvolto in un conflitto, in una guerra, in un'usurpazione violenta di territori da sottoporre alla Sharia più integrale.

Gli italiani devono sapere che TUTTI (e diciamo tutti) i trafficanti di uomini che agiscono in Africa sono islamici, e l'85% delle persone che, sempre numerose, stanno sbarcando in Italia e in Grecia sono di fede mussulmana. Scappano sopratutto da guerre e violenze che proprio gli islamici integralisti hanno provocato.

Tutti devono sapere che la principale fonte di energia, il petrolio, e di cui il cristiano occidente ha estremo bisogno, è controllato per il 70% dai paesi islamici, vedi Arabia Saudita e altri paesi del Golfo, e che quasi certamente finanziano anche i gruppi dell'Islam integralista. Ciò significa che l'occidente, comprando quel petrolio, finanzia indirettamente le milizie islamiche integraliste. Un altro paradosso di questo mondo sbagliato.

Se l'Italia e l'occidente NON riesce a vedere in questo una vera e propria minaccia significa che i duemila anni di storia europea e del cristianesimo NON sono serviti a niente.

Noi non resteremo indifferenti di fronte alle violenze che in tutto il mondo vengono compiute in nome di Allah e del Corano.

Noi non resteremo indifferenti di fronte a chi insiste ancora a voler costruire Moschee per chi, solamente nella nostra Nigeria, ha già distrutto centinaia di Chiese.

Firmato
Comunità Nigeriana Pentecostale del Friuli


No alla persecuzione dei Cristiani
e No all'Islam Integralista
- clicca qui -


14 aprile 2015

Nigeria, un anno fa il rapimento delle studentesse

Bring Back Our Girls .. Un anno fa, nella mia Nigeria, Boko Haram rapiva quasi 300 studentesse a Chibok, nel nord-est del paese. Tutte studentesse tra i 12 e i 17 anni, e ancora prigioniere, o forse uccise, nessuno sa dove siano.

Molte ipotesi sono state fatte, diventate schiave sessuali, costrette a sposarsi con gli stessi rapitori, vendute al mercato del sesso, torturate o uccise, oppure come è stato scritto anche qualche giorno fa su un'importante quotidiano nazionale, sepolte in fosse comuni quando erano ancora vive. O magari costrette a diventare delle kamikaze. La verità è che, quasi certamente, tutte queste ipotesi sono vere.

Oggi ricordiamo il sequestro di 276 ragazze da una scuola di Chibok avvenuto un anno fa, oggi è il momento di riflettere sul dolore e sulle sofferenze delle vittime, dei loro amici, delle loro mamme e delle loro famiglie. Del dolore del mondo, della crudeltà di questo Islam, della sofferenza della mia Nigeria.

Il regno del terrore di Boko Haram .. Secondo il rapporto di Amnesty International, pubblicato proprio in occasione del primo anniversario della scomparsa delle studentesse nigeriane, sono almeno 2.000 le donne e le bambine rapite dai jihadisti di Boko Haram dall'inizio del 2014, ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere. Basato su quasi 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, il rapporto di Amnesty denuncia molteplici crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi dal gruppo armato, tra cui l'uccisione di almeno 5.500 civili nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014.

Rivelati nuovi particolari sui metodi brutali usati da Boko Haram, uomini e bambini regolarmente arruolati a forza o sistematicamente uccisi. Donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.

Di solito, Boko Haram porta le donne e le bambine rapite nei suoi campi collocati in zone remote o in centri improvvisati di transito come quello istituito nella prigione di Ngoshe (nord-est Nigeria, Stato di Borno). Da qui, le vittime vengono spostate in città e villaggi e indottrinate sulla versione dell'Islam seguita dal gruppo armato, in vista del matrimonio.

Aisha, 19 anni, ha raccontato ad Amnesty International di essere stata rapita nel settembre 2014 durante una festa di matrimonio. Con lei sono state portate via sua sorella, la sposa e la sorella di quest'ultima. Boko Haram ha portato le quattro rapite in un campo a Gullak, nello stato di Adamawa, dove si trovava un altro centinaio di donne e bambine rapite. Una settimana dopo, la sposa e la sorella della sposa sono state costrette a sposare due combattenti. Aisha e le altre donne rapite sono state anche addestrate a combattere.

"Spiegano come usare le armi. A me hanno insegnato a sparare, a usare le bombe e ad attaccare i villaggi. L'addestramento è durato tre settimane, poi hanno iniziato a mandarci in azione. Io ho preso parte a un attacco contro il mio villaggio"

Durante i tre mesi di prigionia, Aisha è stata stuprata ripetutamente, talvolta da gruppi di sei combattenti. Ha visto uccidere oltre 50 persone, tra cui sua sorella.

"Alcune avevano rifiutato di convertirsi, altre di imparare a uccidere. Sono state sepolte in una fossa comune nella boscaglia. Hanno preso i loro corpi e li hanno gettati in una larga buca, però poco profonda. Io non la vedevo ma potevo sentire l'odore dei corpi in putrefazione"

Uccisioni di massa .. Dall'inizio del 2014, Amnesty International ha documentato almeno 300 raid e attacchi compiuti da Boko Haram contro i civili. Durante questi attacchi, dapprima i combattenti hanno dato l'assalto alle basi militari e alle stazioni di polizia saccheggiando armi e munizioni, poi si sono rivolti contro la popolazione civile uccidendo chiunque tentasse di fuggire, radunando ed eliminando tutti gli uomini in età da combattimento.

Il 14 dicembre 2014 Ahmed e Alhaji, 20 e 18 anni, erano seduti a terra con altri uomini in attesa di essere sgozzati. Boko Haram aveva appena preso la città di Madagali. Ahmed ha raccontato ad Amnesty International che l'istinto era quello di alzarsi e fuggire ma non poteva farlo. Si è salvato solo perché uno dei due boia ha dovuto fermarsi per affilare la lama del coltello.

"Erano in due a sgozzare coi coltelli. Eravamo seduti a terra aspettando il nostro turno. Prima di passare al nostro gruppo, avevano già ucciso 27 persone. Li contavo uno per uno per capire quando sarebbe stato il mio turno". Secondo la testimonianza di Ahmed, quel giorno Boko Haram ha ucciso almeno 100 uomini che avevano rifiutato di arruolarsi.

A Gwoza, il 6 agosto 2014, Boko Haram ha ucciso almeno 600 persone. I testimoni hanno riferito ad Amnesty International che chiunque cercasse di fuggire non aveva scampo. "Con le moto avevano circondato ogni isolato, ogni angolo di strada. Aspettavano lì e uccidevano. Colpivano solo gli uomini".

Migliaia di persone hanno cercato di fuggire sulle montagne ma i combattenti di Boko Haram li hanno inseguiti e stanati fuori dalle grotte coi gas lacrimogeni. Le donne sono state rapite, gli uomini uccisi.

Incendi e saccheggi, la strage di Baga .. Un massacro quando all'inizio di gennaio di quest'anno la città fu presa dai miliziani islamici, duemila persone ucciseTestimoni hanno riferito di strade piene di cadaveri e di persone arse vive nell'incendio delle abitazioni. Una donna ha raccontato che "I militari (esercito nigeriano ndr) si sono avvicinati al villaggio di Baga, stavano quasi per riprenderlo quando sono arretrati. Allora gli insorti hanno iniziato a uccidere la gente e a incendiare le case".

Almeno 5.900 strutture danneggiate o distrutte da Boko Haram invece in una città vicina, a Bama (circa il 70 per cento della città) prima e durante la sua ritirata, quando l'esercito, a marzo scorso, ne ha ripreso il controllo.

La vita sotto Boko Haram .. Appena conquistato un centro, il gruppo armato Boko Haram raduna la popolazione per annunciare le nuove regole sulla limitazione dei movimenti, in particolare delle donne. Molte famiglie si trovano così a dipendere dai bambini, che escono per cercare cibo, o dalle visite dei miliziani che passano a offrire cibo precedentemente saccheggiato altrove, e magari entrano anche in casa per stuprare le donne rimaste sole.

Boko Haram fa rispettare le sue regole con punizioni feroci. Chi non prende parte alle preghiere quotidiane rischia le frustate in pubblico. Una donna di Gamborou che ha trascorso cinque mesi sotto il controllo di Boko Haram ha dichiarato ad Amnesty International di aver visto una donna subire 30 frustate per aver venduto i vestiti dei suoi figli, e una coppia messa a morte in pubblico per adulterio.

Un quindicenne di Bama, graziato da Boko Haram a causa della sua disabilità, ha riferito di aver assistito a 10 lapidazioni. "Li lapidano a morte il venerdì. Radunano tutti i bambini chiedendogli di portare delle pietre. Ho partecipato alle lapidazioni. Scavano una fossa, obbligano la persona a infilarcisi dentro e poi la colpiscono alla testa con le pietre. Quando muore, lasciano lì le pietre fino a quando il corpo non va in putrefazione".

Il rapporto di Amnesty International (clicca qui per il download) descrive anche la crescente tensione tra i cristiani e i musulmani. Molti cristiani della Nigeria ritengono che i musulmani passino informazioni su di loro a Boko Haram o non condividano le notizie sugli attacchi imminenti. È così subentrato un clima di sospetto tra alcune comunità che in precedenza vivevano fianco a fianco in piena armonia. Boko Haram ha distrutto chiese e ucciso cristiani che rifiutavano di convertirsi all'Islam ma ha anche preso di mira musulmani moderati.

(Fonti e testimonianze Rapporto Amnesty "Il regno del terrore di Boko Haram")

Bring Back Our Girls
I primi 100 giorni
- Nostra Pubblicazione -

Quando i miliziani islamisti di Boko Haram rapirono le 276 liceali a Chibok, nel nord della Nigeria, le proteste esplosero in tutto il mondo, gli Stati Uniti offrirono il loro aiuto per ritrovarle, nacque l'hashtag #BringBackOurGirls. Era la notte del 14 aprile 2014. All'inizio di maggio, 57 studentesse riuscirono fortunosamente a scappare dalle mani dei loro aguzzini.

Poi più nulla, il mondo si dimenticò di loro, nonostante la mobilitazione di voci internazionali, da Michelle Obama a Malala, la buona notizia della liberazione sembra ancora lontana.
Ci si indigna solo al momento dell’emergenza. Si piange per un fatto di coscienza, non per un coinvolgimento reale. Terminate le lacrime, finito il pianto, si dimentica tutto e tutti dimenticano,
ma io no, io non dimentico.
I nostri articoli sull'orrore di Boko Haram in Nigeria
(Tutti gli articoli di seguito elencati sono contenuti anche nella nostra pubblicazione "Bring Back Our Girls, i primi cento giorni")


"La notte nera e la savana ci hanno aiutate. Ci hanno ingannate. Ci hanno fatto credere che fossero soldati, e quando abbiamo scoperto che erano ribelli era già troppo tardi. Erano in uniforme militare, dicevano di essere venuti a salvarci, quando finalmente abbiamo capito c'era rimasto poco da fare"
(Testimonianza di Amina e Thabita, due ragazze che sono riuscite a fuggire gettandosi dal camion dove furono costrette a salire)





Articolo curato da


19 aprile 2014

Nigeria, l'Islam estremista di Boko Haram uccide e crea terrore

L'Islam di Boko Haram sta massacrando i Cristiani
in Nigeria nell'indifferenza dl mondo.
Ho sempre preso a cuore le vicende del paese in cui ho vissuto fino a 20 anni, il paese in cui vive ancora mia madre e due delle mie sorelle, in quel paese, nel bene o nel male, ho comunque trascorso la mia adolescenza.

La Nigeria è uno dei paesi più popolosi e più grandi dell'Africa, e dove c'è il petrolio, e questo era tutto quello che sapevo del mio paese quando 19 anni fa mi hanno portata via da Benin City, nell'Edo State, uno Stato a Sud.

Ma adesso la Nigeria sta vivendo uno dei peggiori periodi della sua stessa storia, e come tanti paesi africani non riesce ancora a liberarsi da quell'essere "vittima" del colonialismo passato e presente, e dalla "paura" di diventare finalmente un paese "fiero" della consapevolezza di essere un paese del tutto "libero" e "democratico".

La Nigeria NON sarà mai libera finché ricche compagnie straniere rubano il suo petrolio e inquinano un territorio grande come la Pianura Padana solo per farne scempio, e aggiungere ricchezza alla loro ricchezza - la nostra denuncia -

La Nigeria NON sarà mai libera finché la sua ricchezza non sarà più equamente distribuitaNel 2013 le istituzioni economiche mondiali hanno definito la Nigeria il paese più ricco dell'Africa, più ricco perfino del Sudafrica, peccato che si siano dimenticati di dire che il 90% della ricchezza è nelle mani del 15% della popolazione e gran parte di essa vive mediamente con soli due dollari al giorno.

La Nigeria NON sarà mai libera finché i suoi governanti sono corrotti, la polizia è corrotta, i militari e gli ufficiali dell'esercito sono corrotti, i burocrati sono corrotti .. i consolati all'estero e le ambasciate sparse nel mondo sono corrotte.

La Nigeria NON sarà mai libera finché permette alla mafia di sfruttare le sue giovani figlie per farne delle schiave sessuali in Europa.

La Nigeria NON sarà mai libera finché permette all'integralismo islamico di Boko Haram di imperversare nei suoi stati del nord e uccidere i cristiani, distruggere chiese, massacrare ragazzi inermi nelle scuole dove studiano, rapire ragazze per convertirle all'Islam.

Il villaggio di Amchaka (nel nord-est al confine con il Camerun)
La distruzione dopo l'attacco di Boko Haram
Boko Haram, chi sono .. i media occidentali li definiscono estremisti con l'obiettivo di creare uno stato islamico nel nord della Nigeria, io invece li definisco "bastardi assassini", vigliacchi che uccidono persone inermi nel sonno, uccidono i cristiani mentre pregano nelle loro Chiese, entrano nei villaggi e incendiano case dopo aver massacrato i loro abitanti .. Assassini che sorprendono studenti adolescenti mentre studiano e li ammazzano come fossero animali.

Uomini "senza dignità" che rapiscono ragazze per convertirle all'Islam e farne mogli schiave, vendute a ricchi "puttanieri", o costrette a soddisfare le voglie di sesso di uomini indegni di essere chiamati uomini, e che io invece definisco "merde umane".

A nemmeno quattro mesi dall'inizio di quest'anno ormai sono oltre mille le vittime innocenti di "Boko Haram" .. Io stessa non riesco a seguire in maniera dettagliata la "guerra" che, laggiù, nella mia Nigeria invece si combatte ogni giorno.

È dal 2009 che Boko Haram uccide in Nigeria .. nell'indifferenza del mondo.

2014
Nord Nigeria. Oltre mille persone uccise e 300.000 sfollati costretti alla fuga e a rifugiarsi nel vicino Camerun. Un esercito inetto e corrotto che, anziché contrastare gli attacchi degli integralisti, offre loro protezione.
  • 18 gennaio - Dopo l'entrata in vigore della legge omofoba (del 15 gennaio) è caccia ai gay da parte degli estremisti islamici. Presunti omosessuali vengono decapitati nelle pubbliche piazze - foto
  • 28 gennaio - Kawuri, 45 morti dopo un assalto di Boko Haram - video
  • 12 febbraio - Kanduga, 51 morti e 300 case bruciate - foto
  • 16 febbraio - Devastato il villaggio di Izghe, 106 persone trucidate - articolo
  • 25 febbraio - 58 morti dopo un attacco in un liceo di Buni Yadi nello Stato di Yobe, erano tutti studenti tra i 15 e i 20 anni - foto
  • 2 marzo - Attacco ai villaggi di Maidugori e Mainok, un centinaio di morti - foto
  • 14 marzo - Islamisti assaltano una prigione a Maidugori liberando un centinaio di islamisti arrestati dall'esercito nelle settimane precedenti - foto
  • 16 marzo - Attacco quasi contemporaneo a diversi villaggi (Angwan Gata, Angwan Sankwai e Chenshi) nel distretto di Kaura, almeno 100 morti, molti di essi bruciati vivi intrappolate nelle loro case date alle fiamme - foto
  • 6 aprile - Buna Gari, 17 uccisi - foto
  • 14 aprile - oltre 70 trucidati nel villaggio di Amchaka dato alle fiamme - foto
  • 14 aprile - Abuja (la capitale della Nigeria). Bombe islamiste nella stazione degli autobus .. 71 morti e 123 feriti - foto
  • 15 aprile - In un istituto scolastico femminile a Chibok nello Stato di Borno vengono rapite circa 200 ragazze e portate nella foresta. Bruciata la scuola assieme ad un centinaio di abitazioni - foto
  • 17 aprile - Si diffonde la notizia che l'esercito avrebbe liberato gran parte delle studentesse rapite. Purtroppo la notizia si rileva subito falsa, forse diffusa ad arte per permettere la fuga agli integralisti islamici che le avevano rapite. Sono 129 le studentesse ancora nelle mani Boko Haram.
Continua a leggere la cronologia eventi in aggiornamento continuo a partire dalla chiusura di questo articolo

Tutto questo nell'indifferenza del mondo occidentale, e nella totale "sottovalutazione" delle istituzioni internazionali.

Il mondo non può permettere che questo Islam continui ad uccidere i cristiani.

Raro Video che riprende milizie di Boko Haram mentre stanno per attaccare un villaggio nello Stato di Borno

Leggi anche

Questo articolo fa parte delle
di Foundation for Africa



Articolo curato e scritto da


17 febbraio 2014

Nigeria, ennesima strage di Boko Haram. Trucidati cento cristiani

Villaggio di Izghe devastato dai Boko Haram
Devastato il villaggio di Izghe, nel nord-est insanguinato dalle azioni degli estremisti islamici. Tra le vittime anche alcuni mussulmani moderati.

Oltre cento persone sono state trucidate nella notte tra sabato e domenica (tra il 15 e 16 febbraio) nell'ennesima strage di cristiani compiuta nel nord-est della Nigeria. Questa volta la furia degli estremisti islamici di Boko Haram si è abbattuta sul villaggio di Izghe, nello stato di Borno.

I sopravvissuti hanno raccontato che i miliziani sono arrivati di sera, a bordo di camion e moto, travestiti da soldati. Hanno costretto gli uomini a radunarsi in un'area del villaggio e li hanno massacrati a colpi d'arma da fuoco, con coltelli e machete al gridi "Allah è grande". Hanno poi setacciato abitazioni alla ricerca di chi si era nascosto, hanno saccheggiato magazzini e depositato generi alimentari. Almeno 106 le persone trucidate, tre le quali anche alcuni mussulmani moderati.

Prima di andarsene sembra che i terroristi abbiamo caricato sui camion almeno una ventina di giovani ragazze. Il traffico di giovani donne cristiane è ben noto, vengono costrette a convertirsi all'Islam e poi "vendute", date in sposa a capi islamici, oppure diventano "schiave sessuali" degli stessi miliziani islamisti - leggi -

Nessuna resistenza, nemmeno un poliziotto o un soldato nel villaggio, nonostante gli ultimi giorni siano stati scanditi da eccidi e decine di morti nella zona. E nonostante la "guerra" dichiarata dal presidente Goodlock Jonathan a Boko Haram e la costituzione di milizie di autodifesa, in cui sono entrati anche mussulmani moderati, da affiancare alle forze di sicurezza.


Alcune fonti riferiscono che il massacro di Izghe è la reazione a una serie di bombardamenti aerei delle truppe regolari contro postazioni degli estremisti islamici non lontano dal villaggio, verso il confine con il Camerun.

Non ha avuto per ora nessun effetto neppure il siluramento, a metà gennaio, di tutti i vertici militari, sostituiti perché incapaci di fermare gli attentati di Boko Haram contro la minoranza cristiana nel nord-est del paese. L'offensiva lanciata lo scorso maggio per riportare sotto il controllo governativo la sicurezza negli stati di Borno, Adamawa e Yobe, tutti e tre a maggioranza islamica e tutti e tre in stato di emergenza, non ha dato i risultati sperati.

È evidente a tutti ormai il grado di corruzione in cui lo stesso esercito governativo nigeriano è coinvolto, e le infiltrazioni dei Boko Haram all'interno delle stesse forze dell'ordine, della polizia e dell'esercito.

La dinamica del massacro i Izghe è stata simile a quella dell'attacco in cui, alcuni giorni fa, erano state uccise una cinquantina di persone. E a fine gennaio la violenza integralista si era abbattuta su una chiesa, ci furono più di sessanta morti.

Ancora sabato scorso centinaia di persone erano fuggite dalla cittadina di Bama verso quella di Maiduguri per paura dell'ennesimo raid assassino. In questi ultimi tre anni migliaia di cristiani nigeriani di sono rifugiati nel vicino Camerun, ma la scorsa estate, dopo l'offensiva dell'esercito che sembrava aver spinto i Boko Haram a rifugiarsi nel vicino Niger, molte persone erano ritornate verso i loro villaggi. Il nuovo anno però è iniziato nel peggiore dei modi e gli attentati, anziché finire, sembrano essere ripresi con modalità molto più atroci. Si è passati dagli attentati nelle chiese e nei luoghi frequentati dai cristiani alle incursioni nei villaggi e l'uccisione, uno ad uno, degli abitanti e il rapimento delle giovani ragazze.

Fonti

Altri Articoli e Documenti di Approfondimento


Boko Haram sono un gruppo terroristico islamico che opera prevalentemente nel nord-est della Nigeria, è finanziato dall'Islam internazionale di matrice Jihadista. Fondato del 2001, nasce come gruppo clandestino di ispirazione integralista. Nella lingua Hausa "boko haram" signica letteralmente "l'educazione occidentale è sacrilega".

Nel 2009 da gruppo fondamentalista religioso diventa terrorista e iniziano così i primi attentati suicidi e con auto-bombe nei luoghi di culto dei cristiani, a seguire attentati anche nei campus universitari e nelle scuole, fino alle razzie nei singoli villaggi, nei mercati e in tutti i luoghi prevalentemente frequentati dai cristiani.

L'obiettivo di Boko Haram è creare, nel Nord della Nigeria, uno stato puro islamico, e la pulizia etnico-religiosa è il mezzo per raggiungere il suo obiettivo. Dove l'unica legge dovrebbe essere la sharìa più radicale.

Si calcola che dal 2009 le morti causate da questo gruppo sia intorno alle 4.500 persone, donne, bambini e uomini inermi.



Articolo scritto e curato da


Questo articolo fa parte della nostra campagna di sensibilizzazione e di informazione sulla situazione dei Cristiani nel nord della Nigeria.


In Nigeria non si può più essere cristiani

Bambini e neonati uccisi, donne e disabili massacrati, case incendiate. Racconto della strage di Natale per mano dei pastori...