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03 dicembre 2021

Covid19. Emergenza in Africa, vaccinato solo 6,6% della popolazione

Nel Continente africano è vaccinato solo il 6,6% della popolazione. È un oltraggio alla morale umana e una disuguaglianza intollerabile

Ritardi e difficoltà logistiche e una campagna sanitaria mai partita per davvero. Un modo per diffondere varianti


La mancanza di vaccini in Africa è una diseguaglianza assurda. Un modo per diffondere varianti virali capaci di sfuggire ai vaccini, un oltraggio alla morale. È la denuncia del direttore generale dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) Todros Adhamon.

Se si guarda alle cifre dei vaccinati nel mondo a due anni dall'inizio dell'epidemia di Covid19 la grande sconfitta sembrerebbe essere proprio l'Africa. Ma in un mondo dove le connessioni sono necessarie, la sconfitta di un continente diventa la sconfitta del mondo intero come appare dalla variante "Omicron" tracciata in Sudafrica, ma presente in molti paesi africani e rapidamente sbarcata in Europa.

Secondo i dati più recenti tracciati del CDC, il principale organo di controllo della sanità pubblica degli Stati Uniti, in Africa la campagna vaccinale è ancora agli inizi. Su una popolazione di un miliardo e duecento milioni di persone solo il 6,6% ha ricevuto anche la seconda dose. Una cifra che è infinitamente inferiore alla media mondiale che è del 42,16% di persone vaccinate, del 57,29% dell'Europa o dell'85% dell'Italia.

Il continente africano è molto lontano dall'aver raggiunto l'obiettivo di fa vaccinare in modo completo il 70% della popolazione entro la fine del 2022. Ma oltre il 70% dei paesi africani non ha raggiunto nemmeno l'obiettivo che l'OMS si era prefissato, ovvero arrivare a fine settembre 2021 con il 10% della popolazione vaccinata. A oggi tale obiettivo è stato raggiunto solo da 14 paesi (su 54), come denuncia Amref nel report di novembre.

Ad essere vaccinati con una sola dose sono il 9,98% della popolazione, la metà degli Stati africani ha vaccinato solo il 2% della popolazione e sono state somministrate il 55% delle dosi arrivate. I contagi quindi sono arrivati a 8,6 milioni e passa di casi, i morti accertati sono quasi 230 mila. Il Sudafrica sembra essere il paese più colpito del continente con i suoi 2,9 milioni di casi accertati e i quasi 90 mila decessi. Ma anche questi potrebbero essere dati sfalsati, il Sudafrica ha infatti un modello sanitario evoluto ed efficiente e quindi riesce ad intercettare tutti i dati, al contrario della quasi totalità degli altri paesi africani il cui sistema sanitario era al collasso o inefficiente già da prima dell'insorgere della pandemia e che difficilmente possono essere davvero aggiornati sull'andamento del Covid19.

È quasi certo che la situazione nei paesi più poveri dell'Africa sia ancora più grave di quello che una semplice statistica può farci vedere.


"La Campagna vaccinale è messa a dura prova dalla logistica e dalle spedizioni. Il problema non è che si sta esitando, ma nel portare i vaccini dagli aeroporti fino ai posti più sperduti e inaccessibili e fino alle braccia della gente, la difficoltà sta nel trovare personale sanitario preparato. La difficoltà sta nel portare il vaccino in questi luoghi dove imperversano le bande armate, dove c'è guerra, dove ci sono governi che si interessano a consolidare il loro potere piuttosto che ai bisogni primari della popolazione"

Sono 50 i paesi nel mondo che hanno inviato vaccini in Africa secondo quanto stabilito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, per mettere a disposizione dosi anche per i Paesi che non sono in grado di stipulare accordi commerciali con le case farmaceutiche. E la lentezza della campagna di vaccinazioni sta provocando seri danni al settore sanitario dove solo una persona su 4 è vaccinata. Secondo Amref i costi da sostenere per mandare avanti la campagna di vaccinazione sono enormi. Per raggiungere l'obiettivo di vaccinare il 60% della popolazione (circa 780 milioni di africani) l'Africa avrebbe bisogno di 1,5 miliardi di dosi di vaccino che, secondo le stime attuali, potrebbero costare tra gli 8 e i 16 miliardi di dollari, con costi aggiunti del 20-30% a causa della difficoltà nella distribuzione.

Le conseguenze sono disastrose in termini umani ed economici. Entro fine anno si potrebbe raggiungere la cifra di 300 mila bambini morti nei paesi più poveri dell'Africa a causa del Codid19. E questo bilancio di fine anno è del 7% superiore alla stima prevista dall'OMS ad inizio anno.

L'economia globale dell'Africa si è contratta del 5% nel primo anno della pandemia, aumentando di 120 milioni il numero di persone che vivono in povertà. E a differenza delle crisi economiche nei Paesi ad alto reddito, questi shock nei Paesi a basso reddito generalmente aumentano i decessi tra i gruppi vulnerabili come i bambini e gli anziani.

Nel continente africano sono state stimate 28-50 mila morti infantili in più rispetto alla crisi finanziaria del 2009. Ciò si confronta con una crisi stimata di 82 mila per il 2020/2021, che riflette le carenze stimate del Pil causate dalla pandemia.

Ogni giorno muoiono 10 mila persone perché non possono permettersi cure sanitarie, e 262 milioni di bambini non vanno a scuola. E i ricchi diventano sempre più ricchi anche nella pandemia.

12 dicembre 2019

Mortalità infantile e materna, ogni 11 secondi muore un neonato o una donna in gravidanza

Sono 28 milioni ogni anno i neonati o le mamme che muoiono di parto.


Il rapporto UNICEF-OMS: il peso delle gravi disuguaglianze nel mondo. I livelli di mortalità materna sono circa 50 volte maggiori nell'Africa Sub-Sahariana rispetto ai paesi ad alto reddito.
Dal 2000, le morti di bambini si sono ridotte di circa la metà e le morti materne di oltre un terzo. Nonostante ciò, circa 2,8 milioni di donne in stato di gravidanza e neonati muoiono ogni anno, il che vuol dire: uno ogni 11 secondi, principalmente per cause prevenibili o facilmente curabili.

Inoltre, 6,2 milioni di bambini, sotto i 15 anni, sono deceduti nel 2018, e oltre, nel 2017 circa 290.000 donne sono morte a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Del numero totale di morti di bambini, 5,3 milioni sono avvenute nei primi 5 anni, di cui circa la metà nel primo mese di vita.

Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nel ridurre la mortalità infantile e materna. Una riduzione del 56% delle morti di bambini sotto i 15 anni, da 14,2 milioni a 6,2 milioni nel 2018; dal 2000 al 2017 il tasso di mortalità materna è diminuito del 38%.

In Italia i tassi di mortalità infantile sono diminuiti costantemente. Nel 1990 il tasso di mortalità neonatale era di 6 neonati morti ogni 1.000 nati vivi, nel 2018 era di 2

I rischi per i neonati
Secondo le nuove stime sulla mortalità materna e dei bambini lanciate oggi da un gruppo di agenzie delle Nazioni Unite guidato dall'UNICEF e dall'OMS, oggi sta sopravvivendo il numero maggiore di sempre di donne e di bambini.

Nonostante ciò, le nuove stime rivelano che le donne e i neonati sono più vulnerabili durante e immediatamente dopo il parto. I bambini, in particolare, affrontano il rischio di morte maggiore durante il primo mese, soprattutto se sono nati troppo presto o troppo piccoli, hanno complicanze durante la nascita, malformazioni congenite o contraggono infezioni. Circa un terzo di queste morti avvengono nel primo giorno e circa tre quarti solo nella prima settimana.

Da occasione di gioia a tragedia
“In paesi che forniscono a tutti servizi sanitari di alta qualità, a prezzi accessibili e sicuri, le donne e i bambini sopravvivono e crescono. Questo è il potere della copertura sanitaria universale”

“Nel mondo, la nascita è occasione di gioia. Ma, ogni 11 secondi, una nascita è una tragedia familiare. Un paio di mani esperte per aiutare le madri e i neonati nel periodo della nascita, insieme ad acqua pulita, nutrizione adeguata, medicine e vaccini di base, possono fare la differenza fra la vita e la morte. Dobbiamo fare tutto il necessario per investire nella copertura sanitaria universale per salvare queste preziose vite”

Le ampie disuguaglianze nel mondo
Le stime mostrano inoltre ampie disuguaglianze nel mondo, con donne e bambini in Africa Sub-Sahariana che affrontano rischi di morire sostanzialmente maggiori rispetto a tutte le altre regioni. I livelli di mortalità materna sono circa 50 volte maggiori per le donne in Africa Sub-Sahariana e i loro bambini hanno probabilità 10 volte maggiori di morire nel loro primo mese di vita rispetto ai paesi ad alto reddito.

Nell'Africa Sub-Sahariana
Nel 2018, 1 bambino su 13 in Africa Sub-Sahariana è morto prima del suo quinto compleanno, con un rischio di 15 volte maggiore rispetto a un bambino in Europa, dove ne muore solo 1 su 196 con meno di 5 anni.

Proprio in Africa Sub-Sahariana nel 2018 è stato riscontrato il tasso più alto di mortalità neonatale (primi 28 giorni di vita), 28 bambini morti ogni 1.000 nati vivi, seguito dall'Asia centrale e meridionale con 25 bambini morti ogni 1.000 nati vivi. Il rischio per una donna in Africa Sub-Sahariana di morire durante la gravidanza o il parto nel corso della sua vita è pari a 1 su 37; in Europa è di 1 su 6.500. In Africa Sub-Sahariana e Asia meridionale si registrano circa l’80% delle morti globali materne e di bambini. Le donne affrontano i rischi maggiori di morire durante la gravidanza o il parto in Sud Sudan, Ciad, Sierra Leone, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Somalia.


In Europa e Nord America
Qui c'è uno dei più bassi tassi di mortalità dei bambini sotto i 5 anni di tutte le regioni, il 54% di tutte le morti sotto i 5 anni avviene nel periodo neonatale.

In Italia i tassi di mortalità dei bambini sono diminuiti costantemente: nel 1990 il tasso di mortalità neonatale era di 6 neonati morti ogni 1.000 nati vivi, nel 2018 è risultato di 2. Il tasso di mortalità sotto 1 anno è calato da 8 bambini morti ogni 1.000 nati vivi nel 1990 a 3 nel 2018; il tasso di mortalità sotto i 5 anni è stato ridotto da 10 morti ogni 1.000 nati vivi nel 1990 a 3 decessi ogni 1.000 nati vivi nel 2018: Il rischio di morire tra i 5 e i 14 anni è passato da 2 a 1 bambino ogni 1.000 in quella fascia d’età.

Progressi legati alla copertura sanitaria universale
Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nel ridurre la mortalità dei bambini e materna. Dal 1990, si è verificata una riduzione del 56% delle morti di bambini sotto i 15 anni, da 14,2 a 6,2 milioni nel 2018.

I paesi in Asia orientale e sud-orientale hanno compiuto i progressi maggiori, con un declino dell’80% delle morti di bambini sotto i 5 anni come Bielorussia, Bangladesh, Cambogia, Kazakhstan. Ma progressi sono stati fatti anche in alcuni paesi dell'Africa: Malawi, Marocco, Mongolia, Rwanda, e Zambia.

Sono alcuni dei paesi in cui si sono verificati progressi sostanziali nella riduzione della mortalità materna e dei bambini. Il successo è dovuto alla volontà politica di migliorare l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità investendo nella forza lavoro sanitaria e introducendo cure gratuite per le donne in gravidanza e i bambini. Molti di questi paesi si concentrano sull'assistenza sanitaria primaria e la copertura sanitaria universale.





Articolo di
Maris Davis


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31 dicembre 2018

2018 Un anno che non mi è piaciuto. Discriminazioni e disuguaglianze, il razzismo che avanza

Molte cose in questo anno che se ne va NON sono andate bene. Non come io pensavo, speravo, credevo.


E tante di queste "cose" mi fanno piangere, e la mia tristezza si placherà solo quando una "nuova rivoluzione" aprirà le menti e farà palpitare i Cuori nel vento dell'Amore.

Ho sempre lottato per l'Africa, per i suoi diritti, per il suo riscatto, per la sua liberazione dalle multinazionali straniere che rubano le sue ricchezze, dai soprusi di chi considera l'Africa il "bancomat" del ricco occidente. Ma la mia voce è solo una voce che grida nel deserto dei sordi.

Aiutiamoli a casa loro. Ma è l’Africa che aiuta l’Occidente, non il contrario

Il neo-colonialismo francese sottomette i paesi dell'Africa sub-sahariana

Un occidente che, mentre sta sfruttando l'Africa, "rifiuta" di accogliere anche l'africano che chiede aiuto, un sorriso, un sostegno, un po' di comprensione. Quello dei muri alzati, dei porti chiusi, dei confini bloccati è un movimento di popolo fomentato da una politica rude, e che nel 2018 in tutta Europa si è ingrossato fino a coinvolgere le stesse istituzioni democratiche in molti paesi europei, Italia compresa.

Devo molto all'Italia, mi ha fatto studiare, mi ha fatto diventare "italiana", venti anni fa era così accogliente, bella, pronta ad aiutare lo straniero, e "lo straniero", oggi come allora chiede solo di essere accettato. Ma ora l'Italia è cambiata, e il suo cambiamento definitivo è avvenuto proprio in questo anno che se ne va. Ha permesso ad un governo "razzista" di governare, di assurgere ad un ruolo istituzionale.

Un governo che ha emanato la prima "legge razziale" del XXI secolo, quel decreto sicurezza che ha subito buttato in strada 40mila richiedenti asilo. Un governo che ci riempie la testa con quell'ipocrisia di "aiutiamoli a caso loro", ma poi toglie i finanziamenti alle onlus che davvero aiutano a "casa loro" gli africani più bisognosi, i bambini, chi ha fame, chi non ce la fa.

Un governo senza umanità
Una maggioranza di italiani senza più umanità

In chiusura d'anno, con quell'arroganza mai accaduta nella storia della Repubblica Italiana, la maggioranza di governo ha imposto senza discussione alcuna l'approvazione della così detta "finanziaria" dove si certifica che le associazioni di volontariato NON saranno più aiutate.

Una legge "finanziaria" che ha tolto i finanziamenti al terzo settore, al volontariato, al no-profit. Ha tolto denaro a chi aiuta.

Una legge "finanziaria" fatta solo di "bandiere elettorali" a mezz'asta, le loro bandiere elettorali, una legge finanziaria che tassa perfino gli ospedali, anche loro nel mirino del volontariato che aiuta chi ha bisogno. Che tristezza.

Conte, un primo ministro fantoccio deciso a tavolino e mai eletto dal popolo, ha riconosciuto l'errore e ha detto che rimedierà. Mi fai pena Giuseppe Conte, con quale coraggio riesci ancora ad andare dal tuo "Padre Pio", a presentarti ancora davanti a Papa Francesco.

E se questa è stata l'Italia di un 2018 che se ne va io posso solo piangere, ma vi assicuro che non piangerò per molto tempo ancora. La Rivoluzione è alle porte, e l'Italia ritornerà accogliente, bella, felice come venti anni fa. Quando io l'ho conosciuta per la prima volta.

Scusatemi se mi sono abbandonata alla tristezza. L'Italia ce la farà, MA non così (chiudendo i porti agli infelici del mondo)


Un brutto anno il 2018
In Europa, negli Stati Uniti, discriminazioni, disuguaglianze, un razzismo viscido, che nemmeno si nasconde più protetto da una politica ruspante e becera. L'Europa si apra ai popoli, ma i popoli dovono aprirsi all'Europa.

Un brutto anno il 2018 anche per l'Africa
Decine di situazioni di crisi che la ricca Europa nemmeno conosce, e nemmeno si degna di voler conoscere. Guerre "dimenticate", guerre e basta, integralismo islamico, dittatori attaccati al potere che se fregano dei loro popoli, emergenze umanitarie di cui nessuno parla, stupri e violenze, milizie armate dall'occidente avido, profughi, milioni di profughi che vagano per l'Africa, mancanza di acqua potabile, mancanza di medicine per i bambini che muoiono anche per malattie facilmente curabili.

E in tutto questo si innesta il furto continuo di ricchezze, di terre, il bracconaggio, deforestazione, inquinamento, sfruttamento e nuove schiavitù. Avide multinazionali occidentali che arricchiscono l'Europa, l'Occidente, ma che impoveriscono l'Africa. 

Le più gravi situazioni di crisi in Africa si trovano in 
Somalia, Sud Sudan, Sudan, Darfur, Eritrea, Repubblica Centrafricana, Mali, Lago Ciad, Niger, Nigeria, Camerun, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Libia, e altre ancora.

Trafficking Mutilazioni Genitali Femminili Moderne Schiavitù Scuole in Africa Bambini e Bambine Soldato Islam Integralista Mortalità Infantile
Guerre Dimenticate dell'Africa Inquinamento del Delta del Niger Acqua Bene Primario Matrimoni Combinati e Precoci. Spose Bambine Africa Libera No al Razzismo Migranti e Rifugiati

Africa, che mi hai dato la vita, continuerò a combattere per te. Non ti dimenticherò mai

Se non si grida viva la libertà umilmente
Non si grida viva la libertà

Se non si grida viva la libertà ridendo
Non si grida viva la libertà

Se non si grida viva la libertà con amore
Non si grida viva la libertà

Voi, razzisti e perversi che gridate
con disprezzo, con rabbia, con odio,
viva la libertà, la vostra libertà.

Non siete degni di gridare viva la libertà.
Questo sappiate voi,
che gridate viva la libertà con disprezzo, con rabbia, con odio, in realtà volete solo la vostra libertà.

Questo sappiate voi,
che gridate viva la libertà con disprezzo, con rabbia, con odio,
la libertà di una persona finisce laddove inizia la libertà di TUTTI, di tutti gli uomini, di tutte le donne, di tutti i bambini.

Perché TUTTI hanno diritto di vivere in pace, con dignità, di essere uguali, e non di essere oppressi, discriminati, sfruttati da altri uomini.

Ed è per questo che "viva la libertà" va gridata umilmente, con amore, sorridendo, affinché tutti siano davvero LIBERI di essere semplicemente persone felici.


Scoppia un nuovo problema nel mondo
Si chiama colore. Un colore che è la somma di tutti i colori.
Il NERO.

Il "bianco" vorrebbe relegare il "nero" all'oblio. Il bianco "assenza di colori" ha troppa paura di essere oscurato da tutti i colori del mondo. Il bianco diventerà colore solo quando saprà accettare tutti gli altri colori del mondo.

Si chiama colore, tanti colori,
la nuova estensione del mondo.
Dobbiamo accettare l’idea di migliaia di figli neri.
Bambini con l’occhio nero e i capelli ricciuti.

Altre voci, altri sguardi, altre danze.
Tutto dovrà diventare familiare, ingrandire la terra.
Unire tutti oltre i confini e oltre i muri costruiti dagli "stupidi" del mondo.

Dobbiamo accettare distese infinite di vite reali
che vogliono, con determinata coscienza,
entrare nella nostra realtà.

Sono i giorni della gioia, i giorni della speranza, i giorni dell'Amore

#BuoneFeste, ma non a te, razzista bianco, che ti nascondi dietro ad una maschera nera mentre disprezzi il mio colore, somma di tutti i colori.

No al Razzismo

Felice Anno Nuovo a tutti




Articolo di
Maris Davis


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25 gennaio 2016

Insopportabili disuguaglianze. Aumenta il divario tra ricchi e poveri

Cosa è scritto nel rapporto di Oxfam sulla ricchezza nel mondo. Il rapporto sostiene che l'1 per cento della popolazione mondiale possieda più del restante 99 per cento e che questo divario si sta allargando. 62 Paperoni hanno lo stesso patrimonio di 3,6 mld di poveri. L'uno per cento della popolazione mondiale possieda più del restante 99 per cento e che questo divario si sta allargando.

Il patrimonio dei 62 individui più ricchi al mondo censiti da Forbes (capitanati dal solito Bill Gates), vale tanto quanto mette insieme la metà più povera della popolazione mondiale. È quanto denuncia la ONG britannica Oxfam, in occasione del forum di Davos appena concluso. Tra il 2010 e oggi, i 62 super-ricchi hanno visto crescere il loro portafoglio di 542 miliardi di dollari, mentre i 3,6 miliardi di più poveri hanno perso 1.000 miliardi di dollari.

Un’economia al servizio dell’uno per cento. Nel rapporto è scritto che l’uno per cento della popolazione mondiale possiede più del restante 99 per cento messo insieme. Queste cifre sono "la prova definitiva che viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza ha raggiunto livelli senza precedenti da oltre un secolo"

Oxfam è una federazione di 18 associazioni umanitarie e attiviste che si occupano di povertà, diritti umani e ingiustizie nel mondo.

Qualche dato. Nel 2015, secondo Oxfam, 62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone (la metà più povera della popolazione mondiale). Cinque anni fa le persone che avevano una ricchezza pari a quella del 50 per cento più povero della popolazione mondiale erano 388, nel 2014 erano 80. Le ricchezze di queste 62 persone sono cresciute del 44 per cento tra il 2010 e il 2015, arrivando a 1.760 miliardi di dollari.

In Italia. I dati sulla distribuzione nazionale della ricchezza del 2015 mostrano come l’uno per cento degli italiani più ricchi abbiano il 23,4 per cento della ricchezza nazionale netta. L’aumento della ricchezza dal 2000 al 2015 non si è distribuito in modo equo, oltre la metà di questa ricchezza è andata al 10 per cento più ricco degli italiani, mentre la restante metà è stata distribuita tra il 90% restante della popolazione italiana.

Nei cosiddetti paesi ricchi, e nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, la quota di reddito nazionale attribuita ai lavoratori si è ridotta (diminuzione del potere d'acquisto), significa cioè che i lavoratori beneficiano di una parte sempre meno consistente dei proventi della crescita. "I possessori del capitale, invece, hanno beneficiato di un aumento dei guadagni ad un tasso di crescita più veloce di quello dell’economia"

È aumentato anche il divario tra lavoratori medi e dirigenti. "Mentre la retribuzione di molti lavoratori è in stagnazione, quella dei top manager è aumentata enormemente. Per esempio, nelle principali aziende statunitensi tali retribuzioni sono aumentate del 54,3% dal 2009 a oggi, mentre i salari dei lavoratori sono rimasti pressoché invariati. L’amministratore delegato della più importante ditta indiana nel settore informatico guadagna 416 volte di più del suo impiegato medio". Non solo, si è allargata la forbice tra la produttività dei lavoratori e i loro salari, questi ultimi ricevono cioè compensi sempre minori.

Alcune imprese possono poi "abusare di posizioni di monopolio e dei diritti di proprietà intellettuale per influenzare e distorcere il mercato a proprio favore, escludendo da esso i propri concorrenti e facendo lievitare i prezzi pagati dalla gente comune". Infine, il rapporto si occupa a lungo di abusi fiscali, della riduzione delle imposte sulle rendite da capitale e dei paradisi fiscali che hanno ulteriormente contribuito ad aumentare le disuguaglianze.

I paradisi fiscali. "In tutti i Paesi del mondo il gettito fiscale serve a pagare i servizi pubblici, le infrastrutture, la pubblica sicurezza, il sistema del welfare e gli altri beni e servizi necessari per il funzionamento del Paese. Regimi fiscali equi sono di vitale importanza per finanziare il corretto funzionamento e l’efficienza degli Stati, nonché per consentire ai governi di adempiere ai propri obblighi e tutelare il diritto dei cittadini a ricevere servizi essenziali quali sanità ed istruzione"

Ma la capacità dei governi di riscuotere le tasse dovute è molto bassa. "Ricchi individui e grandi imprese che intendono sottrarsi ai propri obblighi contributivi ricorrono a uno degli strumenti più immediati a loro disposizione. I paradisi fiscali e i centri finanziari offshore, caratterizzati da segretezza e regimi di imposizione fiscale bassa o nulla per i non-residenti"

"Questo sistema permette che una grande quantità di risorse restino intrappolate in alto, fuori della portata della gente comune e senza ricaduta alcuna per le casse pubbliche degli Stati". Il rapporto dice anche che circa 7.600 miliardi di dollari di ricchezza individuale (più dei PIL di Regno Unito e Germania messi insieme) sono attualmente custoditi offshore. Oxfam ha analizzato 200 imprese, tra cui le più grandi del mondo e i partner strategici del Forum Economico Mondiale, e sostiene che 9 su 10 siano presenti in almeno un paese considerato un "paradiso fiscale".

Le conseguenze. "La crescente disuguaglianza economica nuoce a tutti in quanto pregiudica la crescita e la coesione sociale. Per i più poveri del mondo, tuttavia, le conseguenze sono ancora più gravi. I fautori dello status quo sostengono che l’allarme disuguaglianza è alimentato dalla politica dell’invidia e citano spesso la riduzione del numero di persone in estrema povertà quale prova del fatto che la disuguaglianza non è un problema prioritario"

Oxfam riconosce "gli enormi progressi che dal 1990 al 2010 hanno contribuito a dimezzare il numero di persone al di sotto della soglia di estrema povertà, ma nello stesso periodo, se non fosse peggiorata la disuguaglianza altri 200 milioni di persone si sarebbero affrancati dalla povertà, e tale cifra sarebbe potuta salire a 700 milioni se i poveri avessero beneficiato della crescita economica più dei ricchi"

Donne. In questo contesto di crescente disuguaglianza economica, peggiorano anche le altre forme di disuguaglianza e le donne restano la parte di popolazione più svantaggiata. Oxfam fa notare che nei paesi con un alto livello di disuguaglianza economica esiste anche un maggiore divario tra uomini e donne in termini di condizioni di salute, livelli di istruzione, partecipazione al mercato del lavoro e rappresentanza nelle istituzioni. È più ampio anche il divario retributivo di genere e perfino tra le 62 persone più ricche del mondo 53 sono uomini. Le donne rappresentano la maggioranza dei lavoratori sottopagati e la presenza femminile si concentra nei lavori precari.

"A causa degli ammanchi dovuti a pratiche diffuse di abuso fiscale, i governi si ritrovano con l’acqua alla gola, da qui la necessità di tagliare servizi pubblici essenziali e il sempre più frequente ricorso alle imposte indirette, come l’IVA, che gravano in misura sproporzionata sui soggetti meno abbienti"

Le proposte. Parte del rapporto propone una serie di azioni per invertire la tendenza alla disuguaglianza:
  • Pagare ai lavoratori "un salario dignitoso" e colmare il divario con gli stipendi dei manager aumentando i salari minimi;
  • Promuovere la parità economica delle donne e i loro diritti ricompensando il lavoro di cura non retribuito, ponendo fine al divario retributivo di genere, migliorando la raccolta di dati per valutare l’impatto di genere delle politiche economiche;
  • Tenere sotto controllo l’influenza delle élite istituendo registri pubblici obbligatori dei lobbisti e regole più severe sul conflitto d’interessi, "riformando il quadro normativo, in particolare per quanto attiene alla trasparenza dell’azione di governo", assicurando che vi sia piena trasparenza sui finanziamenti privati ai partiti politici, introducendo norme che impediscano il fenomeno delle "porte girevoli" che permettono un continuo interscambio tra grandi società e governi.
Oxfam propone anche di fare in modo che i medicinali siano accessibili a tutti a prezzi sostenibili, che il carico fiscale sia equamente distribuito, che sia potenziato il settore pubblico piuttosto che il ruolo di quello privato per quanto riguarda la fornitura di servizi essenziali. Come priorità Oxfam chiede ai leader mondiali un’azione coordinata per porre fine ai paradisi fiscali.

Rapporto Oxfam 2016
(Sintesi in italiano)

62 persone
hanno la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri del mondo
542 miliardi di dollari
è l’incremento della
ricchezza dei 62 più ricchi dal 2010 ad oggi
1.000 miliardi di dollari
è la perdita di ricchezza
dei 3,6 miliardi più poveri dal 2010 ad oggi
Solo l'1%
della ricchezza prodotta nel mondo dal 2000 ad oggi, è
è andato alla metà più povera della popolazione
Il 50% della ricchezza
prodotta nel mondo dal 2000 ad oggi è andato all'uno per cento dei più ricchi
3 dollari
è l'aumento medio annuale del salario del 10% più povero della popolazione mondiale





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