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03 ottobre 2017

Ius Soli, migliaia di prof in sciopero (della fame)

Il gesto simbolico di migliaia di insegnanti per sottolineare la contraddizione di dover insegnare, per legge, a tutti gli alunni i principi della cittadinanza attiva, rivolgendosi però anche chi quella cittadinanza ancora non ce l'ha.


(di Franco Lorenzoni, maestro elementare)
Sono maestro elementare e assieme a oltre ottocento insegnanti di ogni parte d’Italia domani (oggi per chi legge), martedì 3 ottobre, farò uno sciopero della fame simbolico e mi recherò a scuola con un nastrino tricolore appuntato sul maglione. In pochi giorni siamo arrivati a raccogliere 4.466 firme di "Insegnanti per la cittadinanza" impegnati per lo Ius soli e lo Ius culturae ed è ancora possibile aderire all’iniziativa.

Le ragioni dello sciopero. Il motivo dello sciopero è molto semplice: ho in classe alcuni bambini stranieri che, secondo la legge attualmente in vigore, non hanno e non avranno mai la cittadinanza italiana. Questo mi sembra così ingiusto da mettere in discussione alla radice il mio lavoro. Ogni giorno, infatti, come moltissime altre ed altri insegnanti, cerco di dare valore e dignità ai pensieri e alle parole di tutte le bambine e bambini che ho davanti partendo da una premessa indispensabile per chi voglia educare: considerare tutti gli esseri umani portatori di uguali doveri e diritti elementari.

"Cittadinanza attiva": lo prescrive una legge dello Stato. C’è una legge dello Stato, varata nel novembre del 2012, che prescrive di lavorare nella scuola alla costruzione di competenze di cittadinanza. In quelle Indicazioni c’è addirittura scritto che noi si debba educare alla cittadinanza attiva. Ora con che faccia possiamo guardare negli occhi gli oltre 800.000 ragazzi e ragazze confinati nel ghetto della non cittadinanza senza prendere posizione, senza schierarci dicendo con chiarezza da che parte stiamo?

È per una questione di coerenza elementare che mi sento e in tanti ci sentiamo dalla parte dei ragazzi non cittadini, dalla parte di questa sorta di fantasmi della democrazia che a scuola e nella vita quotidiana si sentono italiani, ma ai quali i Senatori della Repubblica, contraddicendo il voto della Camera di due anni fa, ancora non riconoscono i doveri e i diritti che comporta l’essere cittadini italiani a pieno titolo.


Quel "miracolo" evocato da Calamandrei. Piero Calamandrei sosteneva, nel primo dopoguerra, che la scuola è il luogo in cui avviene il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini. Sappiamo bene che non si tratta di un miracolo, ma del frutto di un duro lavoro che necessita presenza, ascolto, attenzione e persuasione da parte di noi insegnanti. Sappiamo anche che le nostre scuole, sia pure con impegno ed esiti diversi, sono state il luogo pubblico di maggiore accoglienza della popolazione recentemente immigrata. Per chi è costretto a venire a vivere qui da lontano, infatti, portare il proprio figlio a scuola e vederlo giocare e scherzare con i compagni italiani è la prima esperienza che fa sentire la propria famiglia parte di una comunità.

Sappiamo, infine, quanto per i ragazzi di seconda generazione, che si trovano a vivere sospesi tra due mondi, l’essere pienamente accolti come italiani costituisca una base indispensabile per sentirsi compiutamente parte della comunità nazionale, dando loro la possibilità di partecipare attivamente a quella integrazione tra diversi, che incontra difficoltà in alcune zone del paese e in alcuni quartieri delle nostre città, ma che nella maggior parte delle scuole è già realtà ed è premessa indispensabile per rendere più sicure le nostre città.

Ecco perché sono costretto a scegliere tra due leggi. Di fronte a due leggi dello Stato che si contraddicono, io che sono pagato dallo Stato per istruire ed educare sono costretto a scegliere. Per questo abbiamo deciso di mobilitarci per un mese e dichiarare apertamente che per noi, fin da oggi, tutti i nostri allievi sono cittadini italiani.

Confrontarci con le tante diversità che popolano le nostre scuole non è sempre facile perché comporta fatica e convinzione da parte di insegnanti e ragazzi. Ma noi sappiamo che questa disomogeneità, quando la si affronta dal verso giusto, produce maggiore apertura mentale e una conoscenza del mondo meno superficiale. È in questo corpo a corpo con la realtà di tante differenze che possiamo costruire una relazione più viva e vitale con la nostra cultura e con le culture che popolano il pianeta, facendo delle nostre classi, lontano da ogni retorica, un indispensabile laboratorio del futuro.

Dalla scuola Rinascita di Milano alla scuola Amari Roncalli Ferrara del centro storico di Palermo, passando per Pistoia ed Iglesias, ci saranno da oggi decine e decine di scuole in cui si discuterà e ci confronteremo con il tema della cittadinanza.
(Franco Lorenzoni, maestro elementare della Casa Laboratorio di Cenci. La Repubblica)


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Articolo a cura di
Maris Davis

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09 ottobre 2015

"Ius Soli", la riforma della cittadinanza sarà retroattiva e presto diventerà legge

Riforma della cittadinanza

Sarà retroattiva, carta di soggiorno per lo "Ius Soli". Finalmente sarà presto sarà legge, ne beneficeranno quasi un milione di bambini e ragazzi nati in Italia da genitori stranieri e tutti coloro che hanno completato almeno un ciclo scolastico.

Il governo ha trovato l'intesa tra le forze politiche in parlamento su un testo condiviso anche da parte dell'opposizione (SEL e 5 Stelle), decisamente contrariala la Lega Nord, mentre Forza Italia dovrebbe astenersi. Una norma transitoria permetterà anche ai figli degli immigrati ormai maggiorenni di beneficiare delle nuove regole. Martedì prossimo il voto alla Camera.

La riforma della cittadinanza sarà retroattiva. Salverà cioè anche i figli degli immigrati che hanno ormai più di vent'anni e rischiavano di rimanere tagliati fuori. Lo prevede una norma transitoria approvata alla Camera, grazie a un emendamento presentato dalla maggioranza.

In particolare potranno chiedere di diventare italiani quelli che sono nati in Italia o sono arrivati in Italia quando avevano meno di dodici anni, hanno frequentato qui per almeno cinque anni uno o più cicli scolastici e hanno risieduto "legalmente e ininterrottamente negli ultimi cinque anni nel territorio nazionale". Avranno un anno di tempo dall'entrata in vigore della riforma per presentare la domanda, ma il ministero dell’Interno avrà sei mesi di tempo per dare il via libera o bocciarla per motivi di sicurezza nazionale.

Rispetto al testo originario un altro emendamento ha permesso di far valere lo "Ius Soli" anche per i figli dei cittadini comunitari, come romeni e polacchi, dei quali ci si era dimenticati nel testo approvato in Commissione. Saranno italiani quelli nati in Italia se la madre o il padre sono titolari del "diritto di soggiorno permanente".

Per quanto riguarda gli extracomunitari, rimane invece il requisito della carta di soggiorno (permesso UE per soggiornanti di lungo periodo) per uno dei genitori per far scattare lo "Ius Soli" a favore dei bambini nati in Italia.

La Camera ha terminato l’esame e il voto di tutti gli articoli della riforma. Il voto finale è invece previsto per martedì mattina, ma a questo punto l’approvazione è scontata. Il testo passerà poi al Senato.

Si tratta di un testo che prevede la cittadinanza sia per nascita "Ius Soli", sia per frequenza scolastica "Ius Culture". Un provvedimento che pone fine ad una vera e propria ingiustizia per tutti i bambini nati in Italia e che dovevano aspettare 18 anni per poter solo chiedere la cittadinanza.

Ricapitoliamo i punti principali della riforma attuale:
I bambini nati in Italia saranno italiani per nascita solo se i genitori hanno il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo o il "diritto di soggiorno permanente" (UE). Altrimenti, come gli altri bambini non nati in Italia, ma arrivati qui entro i dodici anni, dovranno prima frequentare uno o più cicli scolastici per almeno 5 anni e, se si tratta delle elementari, concluderle positivamente.

Diverse le regole per i ragazzi arrivati in Italia entro i 18 anni di età. Potranno diventare italiani dopo sei anni di residenza regolare e dopo aver frequentato e concluso un ciclo scolastico o un percorso di istruzione e formazione professionale. In questo caso, però, non si tratterà di un diritto acquisito, ma di una "concessione", soggetta quindi a una certa discrezionalità da parte dello Stato.


Si allo Ius Soli



Articolo curato da


15 febbraio 2015

Si allo Ius Soli

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Un milione e trecentomila sono i minorenni figli di genitori stranieri residenti in Italia, e circa 3 su 5 sono nati in Italia, ma la legge n. 91 del 1992 che regola la cittadinanza italiana, non riconosce l'acquisizione della cittadinanza per lo "Ius Soli" (sei cittadino italiano se nasci in Italia), perché in Italia prevale lo "Ius Sanguinis" (acquisisci la cittadinanza dei tuoi genitori anche se nasci in Italia).

Questi minorenni nati in Italia da genitori stranieri potranno chiedere la cittadinanza italiana solo al compimento del 18° anno di età attraverso un complicato e costoso iter burocratico, dimostrando di aver vissuto ed essere sempre rimasti residenti in Italia, fino ad allora devono rinnovare il permesso di soggiorno assieme ai genitori. Sono bambini e ragazzi che "rischiano" di perdere il diritto alla cittadinanza italiana solo per una gita scolastica fatta all'estero.

Se i loro genitori, per qualsiasi motivo dovessero perdere il permesso di soggiorno per qualsiasi motivo o intoppo, rischierebbero di essere espulsi verso un paese straniero che non conoscono e nel quale non ci sono mai stati. Sono bambini e ragazzi che parlano italiano, anche con inflessioni dialettali, sono integrati, partecipano alla vita sociale dei luoghi in cui vivono, vanno a scuola esattamente come i loro coetanei "italiani". Ma loro, nati in Italia non sono italiani solo perché i loro genitori sono "stranieri". Ecco queste sono le seconde generazioni di migranti.

Secondo un sondaggio ISPSOS il 64% degli italiani è "molto favorevole" allo Ius Soli, e a questa percentuale si aggiunge anche un ulteriore 15% "abbastanza favorevole"

È una bella sorpresa, più di 6 italiani su 10 sono favorevoli a modificare l'attuale legge che regola il diritto di cittadinanza e quella che regola l'immigrazione (Bossi-Fini). Questi numeri fanno capire che la situazione nel paese reale è diversa da quella che ci viene dipinta da quei partiti politici, o gruppi pseudo-razzisti, contrari all'introduzione del principio dello IUS SOLI.

È in parlamento una proposta di legge presentata dall'attuale governo italiano guidato da Matteo Renzi, una proposta di mediazione che si basa su una sorta di "Ius Soli temperato" e che noi di Foundation for Africa consideriamo una buona proposta.

Schizofrenie italianeSiamo duri, durissimi, con i figli degli immigrati "regolari" nati in Italia e morbidi, troppo morbidi, con i clandestini che arrivano via gommone, andiamo perfino a prenderli in alto mare, alimentando così il business dei trafficanti di uomini.

Prese di posizione intransigenti dei partiti di destra, centro-destra, leghisti di ieri e di oggi, duri, durissimi, con chi è nato in Italia da genitori stranieri con regolare permesso di soggiorno, e al contrario una sinistra morbida, troppo morbida, con i clandestini, con gli immigrati che pretendono di vivere in Italia imponendo la loro cultura e le loro tradizioni.

Immigrati che pretendono la costruzione di moschee in Italia quando nei loro paesi di origine distruggono le chiese, insomma "schizofrenie italiane".

Un ciclo scolastico. Questa è la proposta alla visione del parlamento italiano, non si diventa italiani solo perché si è nati in Italia, ma lo si diventa dopo aver frequentato un ciclo scolastico, quello della scuola primaria (elementari). Non è la proposta dell'applicazione integrale dello "Ius Soli" (come negli Stati Uniti) a cui averemo aspirato, è una proposta di mediazione, ma che consideriamo comunque un passo avanti soddisfacente, liberale, e rispettoso dei diritti di equità. Adesso aspettiamo che venga presto approvata in via definitiva.

Stante alle dichiarazioni e agli intenti del governo italiano una legge che potrebbe diventare definitiva già nel corso del 2015. Le dichiarazioni di intenti però non ci bastano e quindi saremo sempre vigili affinché la legislazione attualmente in vigore sulla cittadinanza venga modificata al più presto nel senso del disegno di legge attualmente alla visione del parlamento italiano.

L'attuale legislazione italiana sulla cittadinanza è quella più rigida tra tutti i paesi europei. Una legislazione che non permette il diritto di cittadinanza nemmeno ai maggiorenni che hanno frequentato regolarmente le scuole italiane. Una legislazione al limite della violazione dei diritti umani.

Quello che succede è che a 18 i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, e che parlano romanesco, napoletano, toscano, o qualsiasi altro dialetto italiano, che hanno sempre vissuto i Italia, che si sentono italiani, che hanno frequentato le scuole italiane, il cui orizzonte è qui ma che "tecnicamente" appartengono alla seconda (o terza) generazione di immigrati, NON sono riconosciuti italiani e rischiano di non diventarlo mai.

Per diventare italiani devono dimostrare di aver vissuto senza interruzione in Italia e hanno solo un anno di tempo per dimostrarlo, al compimento del 18° anno di età.

Lo Ius Soli è un principio liberale perché non dipende dal sangue, ma dall'appartenenza a una comunità, alle sue tradizioni e ai suoi principi. È il principio che domina negli Stati Uniti e in Francia, ma anche se in modo più condizionato in Gran Bretagna. Più liberale dell'Italia perfino la Germania.

Sono oltre un milione i figli di seconda generazione, un milione e trecento mila, 3 su 5 sono nati in Italia. Sono tanti, in troppi per un paese civile come dovrebbe esserlo l'Italia, sono il 9% degli alunni a scuola, siedono nei banchi accanto ai bambini e ai ragazzi italiani. Una vera e propria discriminazione il fatto che il 9% degli alunni e studenti che frequentano le scuole italiane NON sia italiano, nonostante siano anche loro nati in Italia esattamente come i loro compagni di banco.

Come funziona in Europa. I 27 paesi europei nel merito non hanno una legislazione univoca e applicano lo Ius Sanguinis e lo Ius Soli temperando un principio con l'altro.

Germania. Lo Ius Soli è forte più che in altri paesi europei, ma temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l'attribuzione della cittadinanza è quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extra-comunitari purché almeno uno dei due genitori abbia un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto anni.

Gran Bretagna. La legislazione inglese sulla cittadinanza è ancora più morbida che in Germania anche se non esiste lo Ius Soli puro. Il bambino che nasce in Gran Bretagna anche da un solo genitore già in possesso della cittadinanza britannica è automaticamente cittadino del Regno Unito. La cittadinanza si acquisisce anche in seguito a tre anni di matrimonio con un cittadino britannico.

Irlanda. Una legislazione simile a quella tedesca. Vige lo Ius Sanguinis, ma se un bambino nasce da genitori di cui almeno uno risiede nel paese regolarmente da tre anni prima della sua nascita, allora ottiene la cittadinanza appena nato.

Olanda. Lo Ius Soli è estremamente debole. La cittadinanza viene conferita solo al compimento della maggiore età e solo se si è in possesso di un regolare permesso di soggiorno e se si è vissuto nel Paese per cinque anni senza interruzioni. Sostanzialmente i minori nati in Olanda da genitori entrambi stranieri devono aspettare di diventare maggiorenni e avere tutti i requisiti richiesti per ambire alla cittadinanza.

Spagna. Come nel caso dell'Italia e dell'Olanda, anche in Spagna vige un forte Ius Sanguinis. Diventa cittadino spagnolo il bambino che ha almeno un genitore nato a sua volta in Spagna. La cittadinanza si può acquisire comunque dopo 10 anni di residenza nel paese, con lavoro e regolare permesso di soggiorno, oppure in seguito a un matrimonio con un cittadino spagnolo, ma solo dopo un anno dalle nozze.

Francia. Qui vige una sorte di doppio Ius Soli. Un bambino che nasce in Francia da genitori stranieri ma nati a loro volta in Francia può diventare cittadino molto facilmente. Altrimenti la cittadinanza può essere acquisita solo dai 18 anni in poi e solo se i genitori risiedono nel paese da almeno cinque anni. La cittadinanza si acquisisce anche per matrimonio, ma solo dopo due anni dalle nozze.
Cynthia, Udine
nata in Italia da genitori nigeriani
Italia. Come abbiamo visto in Italia è applicato uno Ius Sanguinis quasi integrale. Il bambino che ha la sfortuna di nascere in Italia da genitori entrambi stranieri può aspirare a diventare italiano solo dopo il 18° anno di età e solo dopo aver dimostrato di avere SEMPRE soggiornato in Italia ININTERROTTAMENTE. La cittadinanza italiana può essere richiesta per i bambini che hanno almeno uno dei genitori italiani, o dal coniuge straniero che ha sposato un italiano.

È nostro auspicio che diventi al più presto legge la proposta che prevede la possibilità di diventare cittadini italiani dopo un ciclo scolastico, una proposta comunque di mediazione, possibilmente migliorabile, ma è comunque una legge che un milione di minorenni nati in Italia ma non italiani sta aspettando ormai da troppo tempo.

Si allo Ius Soli

Storie di Italiani in tutto e per tutto tranne che per la legge italiana



Questo articolo fa parte della nostra Campagna Informativa per dire
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