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13 gennaio 2018

Tanzania. Matrimoni forzati, 80 ragazze salvate e genitori arrestati

Padri e madri avevano già ricevuto grosse doti. Le giovani potranno ora frequentare la scuola secondaria. In Tanzania due ragazze su cinque sono già sposate prima dei 18 anni.

Alunni di una scuola di Urambo, in Tanzania. Sulla maglietta di uno di loro la scritta
"Le ragazze hanno diritto all'istruzione"

Sono appena adolescenti, ma per loro le famiglie di origine avevano già deciso: basta con la scuola, è tempo di sposarsi.

In Tanzania la pratica dei matrimoni forzati e prematuri è ancora diffusissima: sono circa ottomila le ragazze che lasciano la scuola ogni anno dopo essersi sposate ed essere rimaste incinte. Questa volta, però, le autorità sono riuscite ad intervenire in tempo, salvando 80 giovanissime, che erano già state selezionate insieme ad altre 30mila alunne per frequentare il ciclo di scuola secondaria che inizia a gennaio, da un destino segnato.


A riferire l’accaduto è stato un funzionario regionale per l’educazione di Arusha, Mwalimu Gift Kyando, secondo il quale le famiglie delle alunne stavano tentando di formalizzare il matrimonio delle giovani. “In molti casi abbiamo scoperto che i genitori o i tutori delle ragazze avevano già ricevuto grosse doti dai loro pretendenti. Restava quindi solo da celebrare le cerimonie tradizionali prima che le giovani venissero date in sposa”. Sei delle ragazze salvate sono state trasferite in centri speciali per l’accoglienza dell’infanzia, perché secondo le autorità i loro ambienti familiari non erano idonei per la loro crescita e la loro istruzione. Almeno 36 tra genitori e tutori sono stati arrestati, altri sono ricercati.

Non di rado i genitori convincono le figlie a “sabotare” deliberatamente le loro chance di successo a scuola. Le giovani vengono incoraggiate a scarabocchiare i fogli d’esame invece di rispondere correttamente alle domande, in modo che falliscano i test accademici che consentirebbero loro di procedere al livello successivo delle scuole secondarie.

Sposandosi e restando incinte giovanissime, molte ragazze rischiano anche la vita. Sono molte, infatti, quelle che muoiono al momento del parto. Le statistiche globali indicano che la Tanzania è uno dei Paesi con il più alto numero di spose bambine: si calcola che due ragazze su cinque siano già sposate prima dei 18 anni.

Secondo dati di diverse organizzazioni, tra cui l’Unicef, in Tanzania 16 minorenni restano incinte ogni giorno

Il tasso di natalità tra le adolescenti (135 nascite ogni 1.000) è oltre il doppio di quello globale (49 ogni 1.000) nella fascia di età 15-19 anni.

“Normalmente siamo già fidanzate alla nascita” racconta Nembua William, 25 anni, che a 12 anni era già sposata e ha partorito con gravi complicazioni la sua prima figlia a 14, quando il suo fisico non era ancora pronto. Da allora la sua vita non è stata facile. A partire da un lavoro che prevede di trasportare fino a 50 chilogrammi di ghiaia ogni giorno per guadagnare 4mila scellini, l’equivalente di 1 euro e cinquanta centesimi. Non sa cosa aspettarsi dal futuro, Nembua, tutto quello che sa è che ha bisogno di lavorare duro per sfamare i suoi due figli.

Nel luglio 2016 l’Alta Corte della Tanzania ha cancellato le sezioni 13 e 17 della Legge sul matrimonio del 1971 che consentiva ai minorenni di contrarre matrimonio. Secondo i giudici, infatti, le nozze precoci sono da considerarsi incostituzionali in quanto discriminano il diritto delle bambine all'istruzione. Inoltre la corte ha stabilito che le leggi tradizionali, come quelle che regolano le nozze precoci nelle comunità Masai, non possono applicarsi in materia di matrimonio. La decisione è stata accolta con favore dalle molte organizzazioni che lavorano nel Paese per i diritti dei bambini. Tuttavia, due mesi dopo il procuratore generale della Tanzania ha presentato appello contro la sentenza e una decisione definitiva non è ancora arrivata. Il destino di migliaia di ragazze è quindi ancora appeso a un filo.
(Avvenire)


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Articolo a cura di
Maris Davis

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30 maggio 2017

Tanzania. Quattromila bambine salvate dalle Mutilazioni Genitali

Dal 2016 a oggi, oltre il 70 per cento delle bambine e ragazze che vivono nel distretto di Serengeti sono state salvate dalla disumana pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili.


Nel distretto di Serengeti, nella regione di Mara in Tanzania, dal 2016 a oggi sono almeno 4.148 le bambine e le ragazze salvate da questa pratica. Secondo un rapporto pubblicato all'inizio di maggio, i casi di mutilazioni genitali femminili nel paese dell'Africa sub-sahariana sono diminuiti del 5 per cento.

In base alle stime dell’associazione, sono circa 5.600 le ragazze a rischio di subire una mutilazione genitale nel distretto del Serengeti, il 74% è stato salvato, ma almeno 1.400 bambine e ragazze sono state costrette a subire questa pratica tradizionale e nello stesso tempo orribile.

La notizia è stata diffusa dal Centro per i diritti umani e legali (Legal and human rights centre) attraverso il rapporto pubblicato di recente. La pratica delle mutilazioni viola le ragazze e i diritti delle donne, per queste ragioni la legislazione della Tanzania la considera alla stregua di un reato penale.

Nel corso della presentazione del report, il ricercatore del Centro per i diritti umani e legali, Paul Mikongoti, ha dichiarato che le ragazze sono state salvate grazie a uno sforzo congiunto e unanime della polizia, del governo e delle organizzazioni non governative, che hanno lanciato una speciale campagna di sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili e che ha portato all'arresto di 32 persone nell'intero distretto di Serengeti.

"Tuttavia questo non basta anche se il governo nel 2016 ha registrato un calo del 5 per centro di casi di mutilazione genitale femminile, la situazione potrebbe non essere quella descritta nel report per il fatto che questa pratica viene molto spesso eseguita in segreto"

Il ricercatore ha di fatto sottolineato come nei distretti di Serengeti, di Tarime e Rorya, nella regione di Mara, sono ancora molte le bambine e le ragazze che sono obbligate a sottoporsi alle mutilazioni genitali femminili, anche se il rapporto ha mostrato come la Tanzania abbia imboccato la strada giusta, impegnandosi a ridurre l'incidenza di questa pratica e a garantire maggiore protezione alle vittime.

Secondo il rapporto del Centro per i diritti umani e legali, l'82 per cento delle donne intervistate per un'analisi demografica della Tanzania nell'anno 2015/2016, ha ritenuto la pratica della mutilazione genitale contraria alla propria religione, mentre l'84 per cento ha espresso il desiderio di sospenderla.

Gli attivisti per i diritti umani hanno più volte sollecitato la polizia e la giustizia della Tanzania ad accelerare le indagini e il perseguimento delle persone responsabili di atti di violenza e tortura contro i bambini, inclusa la pratica delle mutilazioni genitali.

"Le organizzazioni della società civile e il dipartimento di welfare sociale nei governi locali dovrebbero aumentare la consapevolezza del pubblico sulla violenza contro i bambini e incoraggiare i membri della comunità a denunciare tali casi alle autorità competenti per arrestare i responsabili e portarli alla giustizia"

La mutilazione genitale femminile è un grosso problema in Africa. A tal proposito, l'Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che annualmente vengono sottoposte a questa pratica disumana tre milioni di ragazze.
(Terre des hommes)



Mutilazioni genitali femminili, è ancora l'Africa la patria del fenomeno

Diffusione delle MGF in Africa
Secondo i dati più aggiornati di fonte OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

L'Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno delle MGF è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittime di questa pratica, e circa 3 milioni di altre che ogni anno si aggiungono al totale.

La pratica delle MGF è documentata e monitorata in 27 paesi africani e nello Yemen. In altri Stati (India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Israele) si ha la certezza che vi siano casi di MGF ma mancano indagini statistiche attendibili.

Meno documentata è la notizia di casi di MGF avvenute in America Latina (Colombia, Perù), e in altri paesi dell'Asia e dell'Africa (Oman, Sri Lanka, Repubblica Democratica del Congo) dove tale pratica non è mai assurta a tradizione vera e propria.

Infine, sono stati segnalati casi sporadici di MGF anche in paesi occidentali, limitatamente ad alcune comunità di migranti.

Varietà etnica e geografica del fenomeno
Le stime sulla diffusione delle MGF provengono da indagini socio-sanitarie su scala nazionale che vengono condotte tra donne di età inclusa tra 15 e 49 anni.

La prevalenza del fenomeno varia considerevolmente da regione a regione all'interno del medesimo Stato: a fare la differenza è l'appartenenza etnica.

In 7 Stati (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone e Somalia) e nel Nord del Sudan il fenomeno tocca praticamente l'intera popolazione femminile. 

In altri 4 paesi (Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Mauritania) la diffusione è maggioritaria ma non universale. 

In altri 5 (Ciad, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Kenya e Liberia) il tasso di prevalenza è considerato medio, tra il 30 e il 40% della popolazione femminile, mentre nei restanti paesi, tra cui la Nigeria, la diffusione delle MGF varia dallo 0,6 al 28,2%.

Anche il tipo di intervento mutilatorio imposto varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza. Il 90% delle MGF praticate è di tipo escissorio (con taglio e rimozione di parti dell'apparato genitale della donna), mentre un decimo dei casi si riferisce all'azione specifica della "infibulazione", che ha come scopo il restringimento dell'orifizio vaginale. Quest'ultima pratica può essere, a sua volta, essere associata all'escissione.
(Unicef)

Pregiudizi alla base delle Mutilazioni Genitali Femminili

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni: 

Ragioni sessuali:
soggiogare o ridurre la sessualità femminile.

Ragioni sociologiche:
iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità.

Ragioni igieniche ed estetiche:
in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità. 

Ragioni sanitarie:
si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino.

Ragioni religiose:
molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano).

Sradicare credenze, tradizioni è difficile, ma la causa principale delle Mutilazioni Genitali Femminili è la volontà di sottomettere la donna all'uomo. Le nuove generazioni africane sono molto più informate, ed è proprio la conoscenza la chiave per risolvere il problema.


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Articolo a cura di
Maris Davis

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