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20 novembre 2018

Bambini. I diritti negati di infanzia e adolescenza

Il 20 novembre è la Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.


Nei report dell'Unicef la situazione dei diritti dei bambini negati, dalle morti premature alla mancanza di acqua potabile nella scuola, dal bullismo a malattie che si potrebbero prevenire. Africa e Asia le aree più colpite, ma alcuni fenomeni riguardano anche l'Italia.

Giornata per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza
La data scelta per ricordare i principi contenuti nella Convenzione del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991, con la quale ogni stato si assume l’impegno di proteggere i minori.

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e coincide con un duplice anniversario: quello della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1789) e quello della Dichiarazione dei Diritti del Bambino (1959). Sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione: l’Italia l’ha ratificata nel 1991.

Ci sono ancora troppi bambini e ragazzi nel mondo che hanno paura di andare a scuola perché è lì che si consumano atti di bullismo, di molestie o punizioni corporali. Andare scuola è un diritto di ogni bambino mentre ancora nel mondo sono 262 milioni quelli cui è negato questo diritto. Sono inoltre 650 milioni le ragazze sotto i 18 anni cui è stato impedito di andare a scuola perché sono state costrette al matrimonio e 5,5 milioni i bambini morti, prima di aver compiuto i 5 anni, per cause evitabili.

I principi della Convenzione
I principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sono quattro:
  1. non discriminazione; superiore interesse (l’interesse dei bambini e delle bambine deve avere la priorità);
  2. diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo;
  3. ascolto delle opinioni del minore.
  4. Negli articoli 28 e 29 si riconosce il diritto dei bambini e delle bambine all'educazione.
Gli Stati che hanno firmato la convenzione si impegnano ad adottare misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola.

Pedo-pornografia e violenze domestiche
Dal dossier della campagna «Indifesa» dell’Associazione Terre des Hommes che sostiene i diritti dei minori, emerge che negli ultimi dieci anni in Italia la condizione dei più fragili è peggiorata: in particolare, si legge nel report, riguardo la pedo-pornografia e le gravidanze tra minorenni. Sono aumentati anche i bambini, soprattutto bambine, vittime di violenza domestica che hanno raggiunto il 43 per cento, con 1723 molestati nel 2017 in famiglia. L’Onu ha stimato che ogni anno nel mondo tra i 133 e i 275 milioni di bambini assistono a episodi di violenza in casa.

Violenza contro i minori
In Italia 5.080 vittime, 6 su 10 sono bambine e ragazze. Oltre 770 hanno subito violenza sessuale.


Convenzione ONU per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza
20 novembre 1989

Nel 2017 sono morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, uno ogni 5 secondi, spesso per cause che si potevano prevenire.

È solo uno dei drammatici dati che caratterizzano l’universo dell’infanzia e che parla dei diritti dei bambini violati. Una situazione sulla quale varrebbe la pena interrogarsi più spesso.


Morti premature. A rischio milioni di bambini
Un bambino ogni cinque secondi. È questa la triste media che caratterizza le morti premature nel mondo. Le stime sulla mortalità dei bambini arrivano da un rapporto dell’Unicef, che insieme all’Oms, la Divisione delle Nazioni Unite per la popolazione e il gruppo Banca Mondiale, rivela come nel 2017 siano morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, spesso per cause prevenibili: 5,4 milioni nei primi 5 anni di vita, mentre 2,5 milioni erano neonati.

La distribuzione geografica sposta l’ago della bilancia sui paesi dell’Africa sub-sahariana, dove è avvenuta la metà di tutte le morti sotto i 5 anni, ovvero un bambino su 13. Mentre se si parla di bambini tra i 5 e i 14 anni, la cui morte avviene per lo più per infortuni come annegamento e incidenti stradali, un bambino proveniente dall'Africa sub-sahariana ha un rischio di morte 15 volte maggiore che in Europa. Il maggiore peso sulla bilancia, in termini assoluti, proviene dall'Asia meridionale, che conta il 30% delle morti.

«Senza un’azione immediata entro il 2030 moriranno 56 milioni di bambini sotto i 5 anni, la metà dei quali neonati»

A rendere ancora più drammatica la statistica Unicef è la consapevolezza che la maggior parte dei bambini sotto i 5 anni muore per cause prevenibili, come complicazioni durante il parto, ma anche malattie come polmonite, diarrea, sepsi neonatale e malaria. Tutte malattie curabili e facilmente prevenibili.

Elenco dei paesi con diritti dei bambini negati
Entrando nel dettaglio dei dati, il rapporto Unicef rivela come in paesi come la Somalia si parli di 127 bambini sotto i 5 anni morti su mille nati vivi, in Ciad il numero tocca quota 123, 122 per la Repubblica Centrafricana, mentre per Sierra Leone e Mali si parla rispettivamente di 111 e 106.

Il Pakistan è invece il paese in cui si registra il più alto tasso di mortalità neonatale, con 44 decessi ogni mille nati vivi. Seguono Repubblica Centrafricana (42), Sud Sudan (40), Somalia (39) e Afghanistan (39).

I primi cinque paesi al mondo in cui nel 2017 si è registrato il più alto tasso di mortalità sotto un anno di età sono Repubblica Centrafricana (88 bambini ogni mille nati vivi), Sierra Leone (82), Somalia (80), Ciad (73) e Repubblica Democratica del Congo (70).

«Più di 6 milioni di bambini che muoiono prima del loro 15° compleanno sono un costo che non possiamo permetterci»

A rischio maggiore sono i bambini delle aree rurali, dove i tassi di mortalità sono in media del 50% più alti rispetto alle aree urbane. I bambini nati da madri non istruite hanno, inoltre, una probabilità oltre due volte maggiore di morire prima di compiere cinque anni, rispetto a quelli nati da madri con un’istruzione di livello secondario o superiore.

I dati ONU
Le sfide sono ancora alte, ma qualche progresso è stato fatto. Basti pensare che il numero dei bambini sotto i 5 anni che muoiono è diminuito dai 12,6 milioni del 1990 ai 5,4 milioni del 2017. Per quanto riguarda i bambini tra i 5 e i 14 anni, invece, si passa da 1,7 milioni di morti nel 1990 a meno di un milione di oggi.

«Questo nuovo rapporto sottolinea gli importanti progressi compiuti dal 1990 nella riduzione della mortalità fra i bambini e i giovani adolescenti. Ridurre le ineguaglianze è essenziale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile per porre fine alle morti infantili prevenibili»


Infanzia e adolescenza senza servizi nella scuola primaria
In una scuola primaria su quattro non ci sono servizi di base di acqua potabile. Questo numero diminuisce a 1 su 6 nelle scuole secondarie.

Nel 2016 quasi 600 milioni di bambini non avevano servizi di base di acqua potabile a scuola e meno della metà delle scuole in Oceania e solo due terzi delle scuole in Asia centrale e meridionale hanno servizi di base di acqua potabile. Lo rivela il rapporto di Unicef e Oms Acqua potabile e servizi igienico-sanitari a scuola.

«Se l’istruzione è fondamentale per aiutare i bambini a fuggire dalla povertà l’accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari è fondamentale per aiutare i bambini a sfruttare al meglio e in sicurezza la loro istruzione»

I dati che emergono dal rapporto sono imponenti. Una scuola primaria su cinque e una scuola secondaria su otto non hanno servizi igienico-sanitari; un terzo delle scuole in Africa sub-sahariana e in Oceania non ha servizi igienico-sanitari. E meno del 50% delle scuole “analizzate” per redigere il rapporto, possiede bagni accessibili agli studenti con mobilità ridotta.

E ancora, oltre un terzo delle scuole nel mondo e la metà delle scuole nei paesi meno sviluppati non hanno postazioni in cui lavarsi le mani con acqua e sapone.

«Milioni di neonati e bambini non dovrebbero morire ancora ogni anno per mancanza di accesso ad acqua, servizi igienico-sanitari, nutrizione adeguata o servizi sanitari di base. Dobbiamo rendere la fornitura dell’accesso universale a servizi sanitari di qualità prioritaria per ogni bambino»


Diritti dei bambini negati. Niente scuola quando si scappa dalla guerra
La guerra porta con sé la morte. E per chi vi sfugge la vita sarà fatta di povertà e di diritti negati. Come quello all'istruzione scolastica. Lo dice chiaramente quel dato che parla di 303 milioni di bambini e giovani nel mondo tra i 5 e i 17 anni che non vanno a scuola, un bambino su tre, 104 milioni quelli che vivono in paesi colpiti da conflitti o disastri.

«Quando un paese è colpito da conflitti o disastri i suoi bambini e giovani sono vittime due volte. Nel breve periodo, le loro scuole vengono danneggiate, distrutte, occupate da forze militari o anche deliberatamente attaccate, a causa di ciò vanno ad aggiungersi ai milioni di giovani che non vanno a scuola e con il passare degli anni raramente ritornano»

Il rapporto Unicef “Un futuro rubato: giovane e fuori dalla scuola” mostra che 1 bambino su 5 tra i 15 e i 17 anni che vive in paesi colpiti da conflitti o disastri non è mai entrato in una scuola e 2 su 5 non hanno mai completato il ciclo di istruzione primaria.

Secondo il rapporto e le stime attuali, il numero di persone tra i 10 e i 19 anni che non andrà a scuola entro il 2030 arriverà a 1,3 miliardi, con un aumento dell’8%.

La violenza nelle scuole ostacola l’istruzione nel mondo
A livello globale, poco più di uno studente su tre fra 13 e 15 anni è vittima di bullismo e circa la stessa percentuale è coinvolta in scontri fisici. Lo rivela il rapporto lanciato dall’Unicef “Una lezione quotidiana: porre fine alla violenza nelle scuole”

Anche questo capitolo desta preoccupazione, se si considera che tre studenti su 10 in 39 paesi industrializzati ammettono di esercitare bullismo sui loro coetanei.

Nel 2017 sono stati registrati 396 attacchi documentati o verificati sulle scuole nella Repubblica Democratica del Congo, 26 sulle scuole in Sud Sudan, 67 attacchi in Siria e 20 attacchi in Yemen. E ancora, circa 720 milioni di bambini in età scolastica vivono in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono completamente proibite.

«L’istruzione è fondamentale per costruire delle società che vivano in pace, eppure, per milioni di bambini nel mondo, la scuola stessa non è sicura. Ogni giorno, i bambini incontrano numerosi pericoli, fra cui scontri, pressione per unirsi alle gang, bullismo, sia di persona che on-line, punizioni violente, molestie sessuali e violenza armata»


Bullismo. Anche in Italia sono negati i diritti dei bambini
In questa triste classifica non è da escludere l’Italia, dove il 37% degli studenti fra i 13 e i 15 anni ha riferito di essere stata vittima di bullismo a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e di essere stata coinvolta in scontri fisici almeno una volta nei 12 mesi passati.

In questa stessa fascia di età, il 12% degli studenti ha subito atti di bullismo, a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e il 31% è stato coinvolto in atti di violenza fisica, almeno una volta negli ultimi 12 mesi.




Articolo di
Maris Davis


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02 giugno 2015

1990-2015 Venticinque anni di progressi per l'Infanzia

Diritti dei Bambini. Molto è stato fatto, ma c'è ancora molto da fare. Nel mondo troppe disuguaglianze.

Sono passati 25 anni da quando il 20 novembre 1989 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia (CRC). Un documento fondamentale che ha posto le basi per la tutela dell'infanzia in tutto il mondo.

Il Comitato ONU ha individuato quattro principi generali, trasversali a tutti i principi espressi dalla CRC ed in grado di fornire un orientamento ai governi per la sua attuazione:
  • Non discriminazione (art. 2), tutti i diritti sanciti dalla CRC si applicano a tutti i minori senza alcuna distinzione,
  • Superiore interesse del minore (art. 3), in tutte le decisioni il superiore interesse del minore deve avere una considerazione preminente,
  • Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6), non solo il diritto alla vita ma garantire anche la sopravvivenza e lo sviluppo,
  • Partecipazione e rispetto per l’opinione del minore (art. 12), per determinare in che cosa consiste il superiore interesse del minore, il suo diritto di essere ascoltato e che la sua opinione sia presa in considerazione.
L'Unicef e altre associazioni internazionali che si occupano di infanzia in questi venticinque anni hanno determinato che molti passi in avanti sono stati fatti in favore dei bambini per migliorare i loro dritti, la loro istruzione e la loro salute. Nonostante ciò c'è ancora molto da fare, soprattutto in Africa e nelle aree povere del mondo, ma anche all'interno di alcune comunità sociali che, per tradizioni e cultura, non hanno  ancora recepito lo spirito della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia.


Mortalità Infantile
Dal 1990 nel mondo si è ridotto di oltre un terzo il numero dei decessi neonatali, ma circa tre milioni di neonati ancora muoiono ogni anno per cause prevenibili.

I progressi internazionali. Dall'entrata in vigore della Convenzione moltissimi progressi sono stati compiuti per il benessere dell’infanzia. In tutte le regioni del mondo la Convenzione ha ispirato cambiamenti nelle leggi e nelle politiche che hanno migliorato la vita di milioni di bambini e adolescenti.

Molto è stato fatto in questi 25 anni, dal declino della mortalità infantile all'aumento dell’accesso all'istruzione, ma questi importanti progressi devono servire a ricordarci tutto quello che ancora rimane da fare perché ancora troppi bambini non vedono rispettati i propri diritti.

Oggi, ogni giorno nel mondo muoiono circa 18.000 bambini (750 ogni ora) per malattie facilmente curabili o prevenibili. Bambini che non riescono a compiere il loro 5° anno. E non succede in modo omogeneo ovunque, ma con differenze inaccettabili a seconda di dove di nasce, a seconda del contesto socio-economico, a seconda dell'appartenenza etnica, e sempre più spesso anche a seconda della religione di appartenenza.

Mortalità Infantile "Lottery of Birth"
- Leggi -


Lavoro Minorile
Dal 2000 il lavoro minorile è sceso di un terzo, ma ancora 168 milioni di bambini sono costretti a lavorare.

Articolo 32 .. "Hai il diritto di essere protetto dal lavorare in luoghi o in condizioni che possano danneggiare la tua salute o impedire la tua istruzione. Se il tuo lavoro produce un guadagno, devi essere pagato in modo adeguato".



Moderne schiavitù "Rapporto 2014"
- Leggi -


Migranti
35 milioni di migranti internazionali hanno meno di 20 anni e hanno il diritto di essere protetti.

Articolo 22 .. "Se sei un rifugiato (cioè se devi lasciare la tua nazione perché viverci sarebbe pericoloso per te) hai il diritto di essere protetto e aiutato in modo speciale".

Povertà
La percentuale di popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno è scesa dal 47% del 1990 al 20% del 2010.

Ma ..
  • Circa la metà della ricchezza mondiale è detenuta dell'1% della popolazione.
  • Il reddito dell'1% dei ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari, 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo.
  • Il reddito di 85 super ricchi equivale a quello della metà della popolazione mondiale.
Articolo 27 .. "Hai diritto a uno standard di vita sufficientemente buono. Ciò significa che i tuoi genitori hanno l’obbligo di assicurarti cibo, vestiti, un alloggio, ecc. Se i tuoi genitori non possono permettersi queste cose, il governo deve aiutarli".


I ricchi dovrebbero vivere più semplicemente affinché i poveri possano semplicemente vivere.
(Gandhi)


Grandi disuguaglianze e minacce globali
- Leggi -


Disabilità
Tutti i bambini hanno gli stessi diritti. I bambini con disabilità hanno gli stessi diritti e bisogni di tutti gli altri bambini.

Articolo 23 .. "Se hai una disabilità, fisica o psichica, hai diritto a cure speciali e a un’istruzione speciale, che ti permettano di crescere come gli altri bambini".


Vaccinazioni
Dal 1998 i casi di polio nel mondo sono diminuiti di oltre il 99%. Ma ancora milioni di bambini, soprattutto in Africa, non hanno i mezzi o non ricevono l'assistenza sanitaria necessaria per fare le vaccinazioni per prevenire malattie come epatite B, tetano, difterite e pertosse che sono tra le principali cause di mortalità infantile.

Articolo 24 .. "Hai il diritto di godere di una buona salute. Ciò significa che devi ricevere cure mediche e farmaci quando sei malato. Gli adulti devono fare di tutto per evitare che i bambini si ammalino, in primo luogo nutrendoli e prendendosi cura di loro".


Registrazione Anagrafica
Dal 2000 al 2010 la registrazione anagrafica globale delle nascite è salita dal 58% al 65%, ma circa 230 milioni di bambini sotto i cinque anni non sono mai stati registrati. Significa che un bambino su tre ufficialmente non esiste.

Articolo 7 .. "Hai il diritto di avere un nome, e al momento della tua nascita il tuo nome, il nome dei tuoi genitori e la data devono venire scritti. Hai il diritto di avere una nazionalità e il diritto di conoscere i tuoi genitori e di venire accudito da loro".


Bambini Invisibili
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Istruzione
Dal 1990 al 2011 le iscrizioni alla Scuola dell'infanzia sono aumentate dal 33% al 50%. Ciò significa che ancora oggi sono milioni i minori in età scolare che non hanno accesso all'istruzione, e di questi 3 su 4 sono bambine.

Dei 121 milioni di bambini che nel mondo non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola, il 65% sono bambine. Gli ostacoli alla scolarizzazione femminile nascono da discriminazioni e pregiudizi assai radicati in numerose culture. Nell'Africa Sub-Sahariana 29 milioni di bambini e bambine non hanno ancora oggi accesso all'istruzione primaria.

Articoli 28 e 29 .. "Hai il diritto di ricevere un’istruzione. Devi ricevere un’istruzione primaria, che deve essere gratuita. Devi anche poter andare alla scuola secondaria. Lo scopo della tua istruzione è di sviluppare al meglio la tua personalità, i tuoi talenti e le tue capacità mentali e fisiche. L’istruzione deve anche prepararti a vivere in maniera responsabile e pacifica, in una società libera, nel rispetto dei diritti degli altri e nel rispetto dell’ambiente".


Scuole e Istruzione in Africa
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Infezioni da HIV
Le infezioni da HIV nei bambini al di sotto dei 14 anni si sono ridotte di oltre la metà, ma ancora, soprattutto nell'Africa sub-sahariana, sono ancora troppi i bambini e gli adolescenti sieropositivi.

Articolo 6 .. "Tutti devono riconoscere che hai il diritto di vivere".


Salute Materna
Dal 1990 la mortalità materna è scesa del 45%. Soluzioni semplici possono prevenire la maggior parte dei decessi.

Ogni anno nel mondo circa 300 mila donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Altre 10 milioni patiscono lesioni, malattie o infezioni che possono provocare sofferenze per tutto l'arco della vita.

Il fenomeno è strettamente connesso alla povertà e alla scarsa considerazione dei diritti umani delle donne. Il 99% dei decessi avvengono infatti in paesi a basso reddito, con l'85% dei casi concentrati nell'Africa sub-sahariana e in Asia meridionale.

Articolo 42 .. "Tutti gli adulti e tutte le bambine e i bambini devono sapere che esiste questa Convenzione. Hai il diritto di sapere quali sono i tuoi diritti, e anche gli adulti devono conoscerli".


Mortalità Materna
- Leggi -



Convenzione dei Diritti dell'Infanzia
Testo Integrale




25 anni di progressi per l'Infanzia e dell'Adolescenza




Articolo curato da



22 gennaio 2015

Grandi disuguaglianze e minacce globali

 World Economic Forum, Davis 2015
È in corso in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni, tra lo scenario innevato di Davos il classico appuntamento per pochi dove però si parla del destino di tutti. Al World Economic Forum si parlerà dei temi più urgenti del pianeta, ovvero la crescita economica, lo sviluppo sociale e la difesa delle numerose minacce globali.

Tra le dieci minacce globali per il genere umano, tre vengono proprio dall'ambiente:

  • Acqua, una risorsa ormai ai limiti. Almeno metà della popolazione mondiale vi ha accesso in modo limitato, fortemente limitato o addirittura non vi ha accesso. Un diritto che nell'Africa sub-sahariana è negato a una persona su quattro - leggi -
  • Riscaldamento globale, un fenomeno già in atto che provoca la desertificazione sempre maggiore di aree produttive e l'innalzamento del livello dei mari. Il 2014 è stato l'anno più caldo di sempre.
  • Biodiversità. L'agricoltura già rappresenta mediamente il 70% del fabbisogno globale complessivo, e secondo i dati della Banca Mondiale la produzione di cibo dovrà aumentare del 50% entro il 2030 per stare al passo con la crescita della popolazione e delle mutate esigenze alimentari.
Ma le "minacce per il genere umano", come vengono definite dal Rapporto Oxfam sulle disuguaglianze, pubblicato proprio in occasione del Forum di Davos, potrebbero passare in secondo piano o comunque non essere la priorità a causa dei conflitti in atto in molti paesi e alle tensioni sociali in atto nel mondo. Gli attentati di Parigi, il conflitto in Siria e lo Stato Islamico, e i conflitti in atto nell'Africa sono solo esempi.

Le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti e politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo dove 85 super ricchi possiedono l'equivalente di quanto detenuto dalla metà della popolazione mondiale.

L'estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implica un progressivo indebolimento dei processi democratici. Gli interessi dei ceti più abbienti piegano la politica a spese della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Una situazione che riguarda i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, dove l'opinione pubblica ha sempre più consapevolezza della concentrazione di  potere e di privilegi solo nella mani di pochissimi.

In Africa le grandi multinazionali, in particolare quelle dell'industria mineraria ed estrattiva sfruttano la propria influenza sui governi per evitare l'imposizione fiscale e di royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che potrebbero essere utilizzate a favore della popolazione povera.

Sempre in Africa le multinazionali del settore agricolo attuano inoltre, con la complicità dei governi, una vera e propria occupazione dei territori a discapito delle popolazioni locali che si vedono così impedire la possibilità di produrre reddito attraverso coltivazioni tradizionali.

In India il numero dei miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre è tra gli ultimi paesi del mondo se si analizza l'accesso globale all'alimentazione sana e nutriente.

Negli Stati Uniti, nonostante la crisi di questi anni, l'1% della popolazione si è vista raddoppiata la propria ricchezza, mentre il 50% della classe media si è impoverita.

Anche in Italia il divario tra i ricchi e i poveri si è accentuato con il progressivo impoverimento della classe media e il conseguente arricchimento di poche famiglie che già erano ricche. Il 10% della popolazione italiana detiene il 50% della ricchezza, e proprio l'Italia è il paese europeo dove il divario tra i ricchi e i poveri è più accentuato.

Viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rafforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi, mentre il resto del mondo si spartisce le briciole.

Un sistema che si perpetua perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi possano durare nel tempo a loro vantaggio.

Dall'inizio degli anni '70 in 29 paesi su 30 la tassazione per i più ricchi è diminuita. In molti paesi i ricchi non solo guadagnano di più, ma pagano anche meno tasse. Tutto ciò ha contribuito a creare una situazione in cui l'1% delle famiglie del mondo possiede il 46% della ricchezza globale (110.000 miliardi di dollari).

Negli ultimi anni il tema della disuguaglianza è entrato con forza nell'agenda globale. La disuguaglianza provoca tensioni sociali e minaccia la sicurezza su scala mondiale, è quindi necessario che i "grandi" riuniti a Davos prendano decisioni coraggiose:
  • Sostenere la tassazione progressiva e contrastare l'evasione fiscale.
  • Astenersi dall'utilizzare la propria ricchezza per ottenere favori politici (lotta alla corruzione) che minano la volontà democratica delle popolazioni.
  • Rendere pubblici tutti gli investimenti nelle aziende e nei fondi che controllano le multinazionali.
  • Esigere che i governi utilizzino le entrate fiscali per fornire assistenza sanitaria, istruzione e previdenza sociale.
  • Adottare politiche salariali dignitose e contrastare con forza lo sfruttamento lavorativo e la schiavitù.
I numeri della disuguaglianza
  • Circa la metà della ricchezza mondiale è detenuta dell'1% della popolazione.
  • Il reddito dell'1% dei ricchi del mondo ammonta a 110.000 miliardi di dollari, 65 volte il totale della ricchezza della metà della popolazione più povera del mondo.
  • Il reddito di 85 super ricchi equivale a quello della metà della popolazione mondiale.
  • 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza economica è aumentata negli ultimi 30 anni.
  • Negli USA, l'1% dei ricchi ha intercettato il 95% delle risorse a disposizione dopo la crisi finanziaria del 2009, mentre il 90% della popolazione si impoverito.
  • Ovunque gli individui più ricchi e le multinazionali nascondono migliaia di dollari al fisco in una rete di "paradisi fiscali" in tutto il mondo. Si stima che almeno 21.000 miliardi di dollari "non siano registrati" e siano "nascosti" alla fiscalità.
  • In Europa la politica di austerity è stata imposta alle classi povere e alle classi medie a causa dell'enorme pressione dei mercati finanziari (i casi Grecia, Spagna, Portogallo e parzialmente Italia sono emblematici). Al contrario i ricchi investitori hanno beneficiato del salvataggio statale delle istituzioni finanziarie (banche in primis).
  • In Africa le grandi multinazionali del petrolio, dell'industria mineraria e quelle agricole sfruttano la propria influenza economica per ottenere dai governi agevolazioni e per evitare l'imposizione di tasse, riducendo così la disponibilità di risorse finanziarie che potrebbero essere utilizzate a favore delle popolazioni più povere.
"I ricchi dovrebbero vivere più semplicemente affinché i poveri possano semplicemente vivere" .. (Ghandi)

Fonti e dati di questo articolo sono state desunte dal Rapporto Oxfam "Working for the Few"

Approfondimenti



Articolo curato da


04 novembre 2013

Schiavitù nel Mondo. Rapporto 2013


Nel mondo ci sono 30 milioni di schiavi, e quasi la metà sono tra l'India e la Cina. Lo rivela il primo "Indice della schiavitù mondiale", compilato dalla fondazione per i diritti umani australiana "Walk Free". L'Italia è il Paese dell'Europa centro-occidentale con il rischio più alto.

Nel mondo sono 29,8 milioni, di cui quasi ottomila in Italia, le persone che vivono in condizioni di "moderna schiavitù'', una condizione che comprende fenomeni come il lavoro forzato e la tratta degli esseri umani.

Diritti umani violati.
Si tratta di persone che subiscono pratiche di tipo schiavistico come la servitù per debito, il matrimonio forzato, la vendita e lo sfruttamento dei bambini, il traffico di umani e il lavoro forzato. Rispetto al numero di casi in assoluto, dopo l'India ci sono la Cina (quasi 3 milioni), il Pakistan, la Nigeria, l'Etiopia, la Russia, la Thailandia, il Congo, il Birmania e il Bangladesh. In base alla percentuale sulla popolazione, dopo la Mauritania ci sono Haiti, il Pakistan, l'India, il Nepal, la Moldavia, il Benin, la Costa d'Avorio, il Gambia e il Gabon. Il Paese con il più basso numero di "moderni schiavi" è l'Islanda, con soli 22 casi.


Italia prima in Europa occidentale.
L'India è il Paese con il più alto numero di casi in assoluto (14 milioni) mentre la Mauritania è quella con la più alta percentuale rispetto alla popolazione, il 4%.

L'Italia ha una stima di 7.919 casi di "moderna schiavitù" su una popolazione di quasi 61 milioni di persone. L'Italia è il Paese dell'Europa centro-occidentale con il rischio più alto ma viene dietro a Bulgaria, Grecia, Croazia e a tutta l'Europa orientale.


I numeri emergono dal primo "Indice della schiavitù mondiale", compilato dalla fondazione per i diritti umani australiana Walk Free.



Alcune parole per definire le moderne schiavitù


Prostituzione coatta o forzata


Approfondimenti
Fonte, RaiNews24 (Articolo)
Il nostro articolo 2011 "Moderne Schiavitù"

Il 2 dicembre 1949 l'Assemblea Generale ONU approva la Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione.

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In Nigeria non si può più essere cristiani

Bambini e neonati uccisi, donne e disabili massacrati, case incendiate. Racconto della strage di Natale per mano dei pastori...