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Decreto Salvini. Un testo discriminatorio e a tratti perfino "razzista"

Inizialmente i decreti avrebbero dovuto essere due, uno sull'immigrazione e l'altro sulla sicurezza. Alla fine si è optato per un unico decreto quasi a dire che la sicurezza dipende dagli immigrati e, viceversa, che gli immigrati sono la causa principale dell'insicurezza in Italia.

Braccianti agricoli nel ghetto di Rignano Garganico

È un decreto "razzista" perché giudica le persone non per quello che hanno fatto ma per quello che sono, semplicemente migranti. Una nuova legge razziale, a 80 anni da quelle di mussoliniana memoria.

Il 24 settembre il consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità il cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza. Il decreto si compone di tre titoli: il primo si occupa di riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, il secondo di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, e l’ultimo di amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia.

Nei giorni precedenti all'approvazione si erano diffuse delle voci su possibili dissidi tra i due partiti di maggioranza, Lega e Movimento 5 stelle, ma il ministro dell’interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa a palazzo Chigi ha voluto sottolineare che i cinquestelle hanno approvato senza riserve il suo progetto di riforma.

All'inizio i decreti avrebbero dovuto essere due. il primo sull'immigrazione e il secondo sulla sicurezza e sui beni confiscati alle mafie, poi nel corso dell’ultima settimana sono state fatte delle “limature” e i due decreti sono stati accorpati in un unico provvedimento. Il decreto dovrà ora essere inviato al presidente della repubblica Sergio Mattarella che a sua volta deve autorizzare che la norma sia presentata alle camere. Ecco in sintesi cosa prevede.

Parte Prima. Immigrazione
Abolizione della protezione umanitaria. Il primo articolo contiene nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo e prevede di fatto l’abrogazione della protezione per motivi umanitari che era prevista dal Testo unico sull'immigrazione (legge Bossi-Fini).

La legge sull'immigrazione attualmente in vigore invece prevede che la questura conceda un permesso di soggiorno ai cittadini stranieri che presentano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure alle persone che fuggono da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all'Unione Europea.

Fino ad oggi la protezione umanitaria poteva essere riconosciuta anche a cittadini stranieri che non è possibile espellere perché potrebbero essere oggetto di persecuzione nel loro paese (articolo 19 della legge sull'immigrazione) o in caso siano vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. In questi casi il permesso ha caratteristiche differenti. La durata è variabile da sei mesi a due anni ed è rinnovabile. Questa tutela è stata introdotta in Italia nel 1998.

Nel 2017 in Italia sono state presentate 130mila domande di protezione internazionale. il 52 per cento delle richieste è stato respinto, nel 25 per cento dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all'8 per cento delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8 per cento ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7 per cento ha ottenuto altri tipi di protezione. Dal gennaio del 2018 le richieste di asilo in Italia stanno diminuendo anche perché contemporaneamente sono diminuiti gli ingressi.

Con il decreto Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali, né dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego. Sarà introdotto, invece, un permesso di soggiorno per alcuni “casi speciali”, cioè per alcune categorie di persone: vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche perché si trova in uno stato di salute gravemente compromesso o per chi proviene da un paese che si trova in una situazione di “contingente ed eccezionale calamità”. È previsto infine un permesso di soggiorno per chi si sarà distinto per “atti di particolare valore civile

Nella pratica la protezione umanitaria potrà essere concessa solo a chi è gravemente ammalato, alle vittime di violenza domestica o di grave sfruttamento lavorativo, oppure nei casi in cui il paese d'origine versi in una particolare e contingente "calamità". Non sono previste concessioni per le ragazze vittime di sfruttamento sessuale.

Con il decreto Salvini sarà necessario diventare eroi e compiere atti di particolare valore civile per ottenere il permesso di soggiorno

Estensione del trattenimento nei CPR. Ora gli stranieri che sono trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ex Cie, in attesa di essere rimpatriati possono essere trattenuti al massimo per 90 giorni. Con il decreto Salvini (articolo 2) il limite si sposta fino a un massimo di 180 giorni. Già in passato l'Europa ha condannato l'Italia perché gli immigrati venivano trattenuti negli ex-Cie per lunghi periodi senza che avessero commesso reati e solamente per la loro condizione di "clandestinità"

Trattenimento dei richiedenti asilo e degli irregolari ai valichi di frontiera. L’articolo 3 del decreto prevede che i richiedenti asilo possano essere trattenuti per un periodo di al massimo trenta giorni nei cosiddetti hotspot per accertarne l’identità e la cittadinanza. Il richiedente asilo può essere trattenuto, inoltre, per al massimo 180 giorni all'interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). L’articolo 4, infine, prevede che gli irregolari possano essere trattenuti negli uffici di frontiera, oltre ai Cpr, qualora non ci sia disponibilità di posti nei Cpr e con l’autorizzazione del giudice di pace, su richiesta del questore.

Più fondi per i rimpatri. All'articolo 6 è previsto lo stanziamento di più fondi per i rimpatri: 500mila euro nel 2018, un milione e mezzo di euro nel 2019 e un altro milione e mezzo nel 2020.

Revoca o diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato. Il decreto estende la lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria: saranno inclusi anche i reati come violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione, furto, furto in appartamento, minaccia o violenza a pubblico ufficiale. La domanda potrà inoltre essere sospesa quando il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbe il diniego dell’asilo. Inoltre, se il rifugiato tornerà nel paese d’origine, anche temporaneamente, perderà la protezione internazionale e quella sussidiaria.

In questo caso, se il principio di revocare lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria a chi commette reati è giusta e sacrosanta, resta il fatto che un migrante diventa "colpevole" solo perché è indagato. Viene violato il principio costituzionale secondo il quale uno è innocente fino alla condanna definitiva e non solo perché su di lui pende un procedimento giudiziario. Si applicano due metodi, uno per l'immigrato e l'altro per il comune cittadino italiano.

Restrizione del sistema di accoglienza. Il Sistema per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati (Sprar), il sistema di accoglienza ordinario che è gestito dai comuni italiani, sarà limitato solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati. Sarà quindi ridimensionato e cambierà nome.

Esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo. L’articolo 13 del decreto prevede che i richiedenti asilo non si possano iscrivere all'anagrafe e non possano quindi accedere alla residenza.

Ci si lamenta perché si vede "bighellonare" gli stranieri in giro per le strade senza fare nulla, possibili prede della criminalità. Se fin'ora gli stranieri in attesa di permesso di soggiorno NON potevano lavorare, da adesso NON possono nemmeno iscriversi all'anagrafe o iniziare un percorso di integrazione attraverso il sistema di accoglienza (Sprar).

Il sistema Sprar (accoglienza diffusa) è un sistema di integrazione che ha dimostrato in questi anni di funzionare molto bene nella maggioranza dei casi. Un sistema comunque di cui hanno beneficiato solo una minoranza di immigrati, un po' per mancanza di fondi fondi, ma soprattutto per i troppi comuni italiani che non vogliono immigrati nel loro territorio.

Nella pratica, con le nuove norme, si resta "clandestini", ovvero invisibili, anche dopo la richiesta di protezione internazionale o la richiesta di asilo

Riforma della cittadinanza. Il decreto prevede che sia modificata la legge italiana sulla cittadinanza del 1992. La domanda per l’acquisizione della cittadinanza potrà essere rigettata anche se è stata presentata da chi ha sposato un cittadino o una cittadina italiana.

Finora le domande per matrimonio non potevano essere rigettate. Il contributo richiesto per la domanda aumenta da 200 a 250 euro, inoltre è prolungato fino a 48 mesi il termine per la concessione della cittadinanza sia per residenza sia per matrimonio. È inoltre introdotta la possibilità di revocare (o negare) la cittadinanza a chi viene condannato in via definitiva per reati legati al terrorismo. La revoca è possibile entro tre anni dalla condanna definitiva, per decreto del presidente della repubblica su proposta del ministro dell’interno.

Sposare un cittadino italiano non è più motivo per ottenere la cittadinanza. Fin'ora il coniuge straniero di un italiano aveva la possibilità di diventare esso stesso "cittadino italiano". Questo è stato anche il mio caso, sono diventata italiana per matrimonio, una norma che mi salvò la vita. Con il decreto Salvini anche questa possibilità diventerà "discrezionale"

Parte Seconda. Sicurezza
Braccialetto elettronico. L’articolo 17 del decreto estende le ipotesi di reato che consentono al giudice di adottare il provvedimento di allontanamento dalla casa di famiglia e prevede inoltre l’uso del braccialetto elettronico anche per imputati dei reati di maltrattamento domestico e stalking.

Taser. L’articolo 21 stabilisce che le polizie municipali dei comuni con più di centomila abitanti possono sperimentare l’uso dei taser, cioè di armi a impulsi elettrici.

Estensione dei daspo. I daspo, cioè i divieti di accedere a manifestazioni sportive, saranno estesi anche a chi è indiziato per reati connessi al terrorismo. Il cosiddetto “daspo urbano”, introdotto dal decreto Minniti sulla sicurezza nel 2017, si potrà applicare anche nei presidi sanitari, in aree in cui si stanno svolgendo fiere, mercati e spettacoli pubblici. Infine il blocco stradale tornerà a essere un reato invece che una violazione amministrativa.

Criminalità organizzata e beni confiscati alla mafia. L’ultima parte del decreto contiene disposizioni sul contrasto alla criminalità organizzata e alla gestione dei beni confiscati alla mafia. È rafforzato lo scambio di informazioni tra le diverse amministrazioni interessate al fenomeno della criminalità organizzata. I subappalti sono sanzionati con la reclusione da uno a cinque anni, l’apertura dei cantieri dovrà essere comunicata al prefetto per i controlli antimafia, sarà rafforzato lo scambio di informazioni tra i diversi organi di polizia, la possibilità di nominare commissari antimafia nei comuni in cui sono emerse irregolarità, inasprimento delle sanzioni (reclusione fino a quattro anni e multa) nei confronti di chi organizza l’occupazione di immobili, possibilità di usare lo strumento di intercettazioni nelle inchieste su chi occupa degli immobili, riorganizzazione dell’agenzia che si occupa della gestione dei beni confiscati dalla mafia.


Se sulla "Sicurezza", soprattutto la parte che riguarda la "criminalatà organizzata", posso perfino condividerne i contenuti, per tutto il resto sono fermamente convinta che questo sia un decreto fortemente discriminatorio nei confronti degli "stranieri", perfino "razzista" nella parte in cui per l'immigrato diventa colpevole solo perché oggetto di un procedimento giudiziario senza che nessun tribunale sia arrivato ad una sentenza definitiva.

In questi giorni il testo del decreto è al vaglio del Presidente della Repubblica per un giudizio di costituzionalità. Non sono una costituzionalista, ma nel decreto ne ravviso parti decisamente incostituzionali, (viene violato il principio di uguaglianza, art. 3, viene violato il principio che bisogna essere giudicati per quello che si è fatto e non per quello che si è, stranieri piuttosto che migranti o clandestini) e quindi confido nel presidente Mattarella prima, e poi nel Parlamento che dovrà trasformarlo in legge affinché gli "orrori" di alcune parti del decreto Salvini possano essere profondamente modificate.

Con l'accorpamento in un unico decreto, infine, si è voluto rimarcare il fatto che ci sia un nesso causale tra "sicurezza" e "immigrazione". Un nesso che non c'è, visto che la maggior parte dei reati viene commesso da italiani, e visto che la criminalità organizzata (mafie) è un patrimonio intrinseco proprio della società italiana.

E poi penso a loro, a queste ragazze "schiave"

Il Decreto Salvini stravolge il principio della protezione umanitaria che viene di fatto abolita. Cancellata la protezione per le vittime di tratta (
artt. 18 e 19 legge Bossi-Fini). Solo un cenno nel nuovo testo per lo "sfruttamento lavorativo" ma NESSUNO sullo "sfruttamento sessuale" e sulla "riduzione in schiavitù"

Per le ragazze nigeriane in Italia costrette a prostituirsi, se nulla cambia, sta per iniziare un periodo davvero oscuro.




Articolo a cura di
Maris Davis


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Commenti

  1. riposto il commento corretto,perche' c'erano degli errori
    Solo voi africani ultimamente (ma neanche tutti) usate nei confronti degli italiani la parola razzismo(istigati da qualcuno penso) .Vi fate scudo della vostra negritudine per colpirci. Eppure cara signorina, se vive in Italia, sarà consapevole di come la gente fosse e sia ancora esasperata dall'invasione di migliaia di persone, in un territorio troppo spesso inadatto ad accogliere. Mai ho sentito albanesi o rumeni onesti che lavorano qua, parlare di razzismo, eppure molti li disonoravano perché preferivano delinquere. Se il ministro ha fatto una legge che lei ritiene severa ed ingiusta e và in giro blaterando di leggi razziali,solo perché non fanno comodo ai mercanti di schiavi,le consiglio di meditare a lungo, prima di dare fiato alle trombe. Inoltre x sua informazione, le mafie non sono un #patrimoniointrinsecoitaliano, c'è pure quella cinese, quella nigeriana. Diciamo che lei può dire quello che pensa, perché si trova in Europa, in Italia, dove per troppa esterofilia stiamo rischiando una guerra civile. In Africa avete dei Seri problemi di sfruttamento, invece di lottare qua, visto che nOn le manca la faccia, la verve e le parole, perché non da una mano a quelli che come Konare dit shata, lottano davvero per un Africa libera. E.. che nessuno si offenda in pace ed amore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Najma (il tuo nome non mi sembra molto italiano), per prima cosa sono una signora e non una signorina, e poi sono italiana anch'io (cittadinanza acquisita). E poi alcune considerazioni al tuo commento
      Razzismo, parola che significa discriminazione in base alla razza. Fino a prova contraria albanesi e rumeni sono "bianchi" e non neri come chi riceve fucilate da strani balconi, gli tirano sassi o viene semplicemente insultato pasando per strada. Chi è che blocca i porti, tratteniene come prigionieri 150 persone su una nave italiana ??
      Parli di "invasione", ma quale invasione, se siete proprio voi amici di Salvini ad esaltarvi perché adesso NON c'è invasione. E comunque 150-180.000 persone sbarcate negli anni scorsi NON mi sembra un'invasione.
      Sul decreto Salvini ho hatto le mie considerazioni, ho scritto quello che ho scritto, e confermo, In esso c'è il germe della discriminazione "razziale". Non mi scandalizza il fatto che tu non lo approvi, ne prendo atto.

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