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Sud Sudan, l'ONU proroga le sanzioni ma non riesce a fermare la fame

Sud Sudan, l'Onu proroga le sanzioni fino al 31 maggio 2017. La risoluzione delle Nazioni Unite chiede che i leader del Sud Sudan pienamente e immediatamente aderiscano al cessate il fuoco permanente.

Restrizioni economiche ed embargo totale sulle armi nei confronti delle fazioni in lotta nel governo del Sud Sudan sono state prorogate fino al 31 maggio 2017, in base a una risoluzione unanime approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Dopo l'indipendenza dal Sudan nel 2011, il Sud Sudan è piombato in una guerra civile che dal 2013 provoca morte e distruzione, e violenza feroce. Le forze fedeli al presidente Salva Kiir combattono contro quelle del leader rivale Riek Machar. Un guerra combattuta sia per motivi etnici, ma soprattutto per mettere le mani sul petrolio di cui il paese è ricco.

Nel mese di aprile, le parti in conflitto hanno accettato un accordo mediato a livello internazionale che ha restituito la vicepresidenza della nazione di Riek Machar in un governo di unità nazionale. La risoluzione chiede che i leader del Sud Sudan pienamente e immediatamente aderiscano al cessate il fuoco permanente, in conformità con i loro obblighi derivanti dal contratto. Inoltre, la risoluzione chiede che il "Sud Sudan consenta un pieno, sicuro e senza ostacoli accesso umanitario per contribuire a garantire la puntualità nella consegna di aiuti umanitari a tutti coloro che ne hanno bisogno"

In tre anni di guerra civile sono stati firmati decine di accordi per il cessate il fuoco tra le due fazioni rivali. Tutti gli accordi sono sempre stati disattesi.

Il Sud Sudan ai confini della fame estrema. Nello Stato di Unity 40.000 persone alla fame e 2.790.000 sud-sudanesi sono in "crisi" o "emergenza"

La guerra in Siria ha fatto sparire dalle TV e dalle pagine dei giornali un’altra guerra civile petrolifera che sconvolge lo Stato più giovane del mondo: il Sud Sudan. Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un partenariato globale per la sicurezza alimentare, in alcune aree dello Stato di Unity la situazione è davvero terribile. Una situazione che è destinata a peggiorare. Ma la carenza di informazioni su quel che sta succedendo in Sud Sudan rende impossibile sapere se si è ormai giunti al punto di quella che l’IPC definisce tecnicamente una carestia.

La guerra che sta devastano il poverissimo Sud Sudan e gli esodi della popolazione civile massacrata sia dalle truppe governative che dai ribelli potrebbero aver già spinto vaste aree del Paese verso un punto di non ritorno, e i mutamenti climatici portati da El Niño in tutta l’Africa orientale potrebbero aver dato il colpo di grazia. Gli Stati più colpiti, con un’insicurezza alimentare acuta che a dicembre 2015 riguardava già almeno il 57% della popolazione, sono Unity, Jonglei e Upper Nile.

Lo Stato dove la situazione è peggiore è l’Unity, il più colpito dai combattimenti tra truppe governative e ribelli e dal quale sono fuggite moltissime persone, perdendo così le loro fonti di sostentamento e che sono state derubate del loro bestiame. Altri 200.000 profughi interni provengono dagli Stati di Northern Bahr El Ghazal, Warrap ed Equatoria. L’insicurezza dell’area sta limitando l’accesso dei profughi all'assistenza umanitaria, aggravando ulteriormente la loro situazione di insicurezza alimentare.

Più della metà delle provincie del Sud Sudan,
colorate in arancione e rosso, sono in una situazione
di carestia grave o estrema
Secondo l’IPC, già a dicembre c’era un aumento complessivo della popolazione che ha bisogno di assistenza umanitaria urgente. "Oltre allo Stato di Unity, alcune delle aree che hanno mostrato un deterioramento sono gli Stati di Northern Bahr El Ghazal e Warrap, che si prevede abbiano almeno un quinto della popolazione che ha bisogno di assistenza umanitaria"

Sulla scala della fame dell’IPC, almeno 40.000 persone dello stato dell’Unity potrebbero già vivere a livello 5, cioè il massimo livello di rischio, la condizione peggiore possibile. Il Sud Sudan è in totale caduta libera e il mondo non si preoccupa perché i rifugiati sud-sudanesi non naufragano sulle coste d’Europa.

Intanto, mentre la guerra civile per il petrolio e il potere in Sud Sudan continua, le stime ufficiali sono già da catastrofe umanitaria: 40.000 persone vivono in uno stato "catastrofico" nell’Unity e almeno 2.790.000 persone subiscono una "crisi" o uno stato di "emergenza" alimentare ed igienico-sanitaria.

Soldato si uccide perché i suoi figli sono morti di fame. Un soldato dell’esercito governativo sì è ucciso perché alcuni dei suoi figli sono morti a causa della carestia e non aveva più speranza di poter provvedere agli altri.

Lo scioccante episodio sarebbe avvenuto in un quartiere periferico di Juba, New Site, dove il militare viveva con la famiglia. L’episodio avrebbe provocato disordini tra le forze di polizia e i familiari del suicida, che accusavano le autorità per la morte dell’uomo. Un collega testimonia che il militare era disperato perché non era in grado di badare alla propria famiglia, dopo tutto quello che aveva fatto per il paese.

Anche i militari senza paga da parecchi mesi. Anche il soldato suicida era da parecchi mesi che non riceveva il salario, come del resto gli altri militari e gli impiegati governativi, per la disastrosa situazione economica del paese a causa della guerra civile e delle politiche monetarie e finanziarie del governo.

L’inflazione è fuori controllo: la moneta sud sudanese ha perso il 90% del suo valore in sei mesi. Di contro, i prezzi delle derrate alimentari di base, in gran parte importate dai paesi vicini, aumentano quotidianamente (il costo dei cereali è quintuplicato rispetto all’anno scorso), così che il loro acquisto è ormai fuori dalla portata della gran parte della popolazione.

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Articolo di
Maris Davis



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