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Visualizzazione dei post da gennaio, 2016

Insopportabili disuguaglianze. Aumenta il divario tra ricchi e poveri

Cosa è scritto nel rapporto di Oxfam sulla ricchezza nel mondo . Il rapporto sostiene che l'1 per cento della popolazione mondiale possieda più del restante 99 per cento e che questo divario si sta allargando . 62 Paperoni hanno lo stesso patrimonio di 3,6 mld di poveri . L'uno per cento della popolazione mondiale possieda più del restante 99 per cento e che questo divario si sta allargando . Il patrimonio dei 62 individui più ricchi al mondo censiti da Forbes ( capitanati dal solito Bill Gates ), vale tanto quanto mette insieme la metà più povera della popolazione mondiale. È quanto denuncia la ONG britannica Oxfam , in occasione del forum di Davos appena concluso. Tra il 2010 e oggi, i 62 super-ricchi hanno visto crescere il loro portafoglio di 542 miliardi di dollari, mentre i 3,6 miliardi di più poveri hanno perso 1.000 miliardi di dollari. Un’economia al servizio dell’uno per cento . Nel rapporto è scritto che l’uno per cento della popolazione mondiale po

L'odissea delle rifugiate nel viaggio verso l'Europa

Molestate, sfruttate, violentate . La violenza contro le donne non ha confini , si verifica a Colonia come al Cairo, nelle piazze e nelle case. Ovunque orribile e da condannare senza se e senza ma. La compiono, in parte, anche i rifugiati. La subiscono, in parte, anche le rifugiate. Amnesty International ha recentemente incontrato in Germania e Norvegia 40 donne e ragazze rifugiate , al termine di un viaggio che dalla Turchia le aveva portate in Grecia ed era proseguito lungo la " rotta balcanica ". Ne è uscito un quadro agghiacciante .  Ecco due testimonianze : " In un albergo della Turchia , un siriano al servizio dei trafficanti mi ha proposto di passare la notte con lui, così avrei pagato di meno o addirittura avrei viaggiato gratis. Ho rifiutato, era una cosa disgustosa. Lo stesso è capitato a tutte in Giordania. Una mia amica, fuggita anche lei dalla Siria, arrivata in Turchia ha finito i soldi. L’assistente del trafficante le ha proposto di fare sesso e

Prostituzione. Punire, legalizzare o scoraggiare?

La piena legalizzazione anche in Italia della compravendita di prestazioni sessuali , s eguendo l’esempio di altri Paesi europei , fra cui la Germania, deve essere affrontata con lungimiranza. Il Parlamento italiano è dall'abolizione della legge Merlin , ovvero dal 1958 , che non discute di regolamentare la prostituzione. In Italia la prostituzione non è un reato in se , nel senso che non colpisce la donna che si prostituisce , ma esistono una serie di reati legati ad essa come lo sfruttamento , la riduzione in schiavitù , tratta di essere umani , il sesso con minorenni , atti osceni in luogo pubblico ( reato che viene contestato quando si vuole colpire i clienti ), e altri minori. L'opinione pubblica italiana si divide tra coloro che affermano che legalizzare e regolamentare porterebbe introiti in tasse per lo Stato e chi pensa che legalizzare la prostituzione significherebbe anche favorire il suo sfruttamento. Semplificando, nei paesi europei vi sono oggi

Tra i migranti dalla Libia, in aumento le schiave sessuali africane

Giovane ragazza nigeriana costretta a prostituirsi Fra i migranti le prostitute schiave . Così dalla Libia aumentano le vittime . Per loro lo sbarco in Italia è l’inizio di un nuovo incubo: la prostituzione forzata . Accade a migliaia di donne africane, soprattutto nigeriane . Nel 2015 i trafficanti hanno approfittato dell’esodo dei profughi , sfruttando l'emergenza. Mentre il governo ( italiano ) non si muove e non fa nulla, o troppo poco per salvare queste giovanissime donne dalla schiavitù della prostituzione coatta. Una legge, la Bossi-Fini , inadeguata e inefficace per difendere dallo sfruttamento i " moderni schiavi ". Quando sbarcano in Italia non sorridono . Hanno superato il deserto , attraversato il Mediterraneo , sono arrivate vive in Sicilia, ma non sono salve . Per loro l’approdo è solo l’inizio di un nuovo incubo: la prostituzione forzata . Sta accadendo ogni giorno a centinaia di donne, soprattutto nigeriane ma non solo. Adescate in Nigeria