14 giugno 2019

Mappa della Mafia Nigeriana in Italia. Prima Parte

I tentacoli della mafia nigeriana sull'Italia

Ramificazioni da nord a sud. Un'organizzazione mondiale che spadroneggia su traffico di droga, prostituzione e tratta di esseri umani.

C'è un capo pentito

C'è un capo pentito dei Maphite, gang tra le più organizzate e pericolose in Italia, chiamata anche famiglia vaticana, che quando decide di pentirsi vive a Bologna, ha un regolare permesso e fa il commerciante. Ma un giorno si confida con il suo pastore (così racconta lui stesso agli investigatori dell’inchiesta Athenaeum di Torino) e rinnega il passato. Rinnega l’appartenenza alla mafia nigeriana, rischiando la vita.

Era nel Cop, Council of professors, uno degli organismi di vertice del secret cult. Svela riti, gerarchie e affari della cupola nera. Padrona del traffico di droga, dalla cocaina alla marijuana, scambiata con gli albanesi, della prostituzione e della tratta di esseri umani, della clonazione di carte di credito e della falsificazione di documenti.

Uomini di strada e colletti bianchi. Machete e iPhone. I vertici di solito sono immigrati in regola. Scopri parole come don, forum e famiglie, un linguaggio che pare copiato dalle mafie nostrane. E un legame storico delle confraternite, nate nelle università nigeriane, c’è chi si spinge indietro fino agli anni Cinquanta, con la politica, in Africa. La crudeltà come metodo per avere rispetto.

Riti violenti e simboli

Riti violenti e simboli, i nuovi affiliati dei Maphite, gli Omi brother, che per entrare pagano e in cambio devono incassare pestaggi e torture, si vestono di verde. Si combattono o si alleano con gli altri: Supreme Eiye, Vikings, Black Axe, tra i piccoli Blue Queen, al femminile. Tutti sono tenuti al vincolo del segreto. La casa madre è in Nigeria.

È una rete mondiale. Muove un fiume di denaro, che torna in patria fuori dai circuiti bancari, ad esempio con l’hawala, noi traduciamo avallo, la parola in arabo significa trasferimento. È un antichissimo sistema musulmano codificato nel Corano e parente delle nostre lettere di cambio, privati che si accordano con altri privati in ogni parte del mondo, così si possono trasferire capitali in un giorno. Sotto i riflettori Castel Volturno (Caserta), ‘capitale’ di valenza europea, e il centro richiedenti asilo di Mineo (Catania), base operativa dei Vikings. Quel che ti aspetti di meno, invece, è l’insediamento nel centro-nord, dalle Marche al Piemonte, dall’Emilia Romagna alla Lombardia al Veneto.

Per trent'anni l'Italia non ha voluto vedere la mafia nigeriana

Fenomeno invece descritto perfettamente nelle indagini dell’operazione Athenaeum, centinaia di pagine d’inchiesta che scandagliano la presenza della piovra nera in Italia. Gianni Tonelli, oggi parlamentare, torna agli inizi della sua carriera di poliziotto. Quando da giovane agente a Ferrara si trovò a indagare su una certa ‘madame’ che gestiva un traffico di ragazze.

Allora il fenomeno era ignorato. "Mi immaginavo che quel nome, madame o mamam, indicasse reverenza e rispetto. Invece è un ruolo ben definito nell'organizzazione. Erano i primi segnali, era l’88. Compresi che c’era una rotazione, venivano sequestrati i passaporti. La madame viveva a Firenze, faceva la spola con la Nigeria. I colleghi della Toscana arrivarono in fondo, ma l’indagine era sempre per sfruttamento della prostituzione"

Quindi la conclusione è questa: la mafia nigeriana opera da trent'anni in Italia. Non si è voluto vederla. E questa miopia si è ripetuta anche a Castel Volturno. I nigeriani coinvolti, per troppo tempo sono stati considerati vittime della camorra, invece era una guerra tra i camorristi e la nuova organizzazione nigeriana che voleva conquistare fette di territorio.

Anche nel mio caso le indagini furono superficiali


Arrivai in Italia nel 1995, con i documenti veri di un'altra ragazza che non ho mai conosciuto, viaggiando con un volo diretto Lagos-Amsterdam, e poi dall'Olanda fino a Torino in treno. Allora la rotta desertica via Libia praticamente non esisteva. Già quel viaggio, nel mio piccolo, mi aveva fatto capire che dietro c'era tutta un'organizzazione ben strutturata fatta di corruttori e corrotti (per esempio il fatto di salire su un'aereo o attraversare frontiere con documenti praticamente falsi). Sono stata seguita e accompagnata in ogni tappa del viaggio, fatta salire sull'aereo a Lagos senza problemi. Ad Amsterdam qualcuno mi aspettava per farmi uscire indenne dall'aeroporto, e poi a Torino sono venuti a prendermi in stazione per portarmi alla mia destinazione finale e consegnarmi alla mamam che mi aveva "comprata"

Quando due anni dopo denunciai tutto, si capiva che agli investigatori interessava solo lo "sfruttamento della prostituzione" (il mio) e poco hanno fatto per approfondire l'intera organizzazione. Allora di "mafia nigeriana" proprio non si voleva sentir parlare.

Nel 1999 i miei sfruttatori mi ritrovarono, mi rapirono e mi portarono in Spagna. Ciò significa che già allora c'era una rete di spie, di segnalatori su tutto il territorio italiano. Tra di noi ragazze parlavamo che era impossibile scappare al nostro destino perché di sicuro, prima o poi, ti avrebbero ritrovata. E così fu per me.

Resi pubblica la mia vicenda personale per la prima volta nel 2010. Parlai esplicitamente di "mafia nigeriana", ma anche 9 anni fa parlare di "mafia nigeriana" in Italia era come parlare al vento. Solo da pochi anni, alcuni bravi investigatori hanno iniziato a contestare il metodo mafioso ad alcuni imputati nigeriani, e solo lo scorso anno si è celebrato il primo processo in Italia (a Palermo) a carico di una ventina di nigeriani ai quali fu anche contestato il "metodo mafioso"

La mafia nigeriana è presente in Italia fin dalla seconda metà degli anni '80. Ci sono voluti 30 anni perché sia chiamata con il suo nome "Mafia", e riconosciuta come tale.


La piovra nera ha messo radici da nord a sud

In questi 30 anni la piovra "nera" ha messo radici da nord a sud, indisturbata, tra l'indifferenza colpevole, spesso derubricata a problema di ordine pubblico, e la polemica politica di questi ultimi tempi ha annebbiato i fatti.

Si è preferito generalizzare sui migranti, etichettare tutti i migranti come possibili malfattori se non addirittura terroristi, si è preferito lanciare l'allarme "invasione dei barbari neri", e non ci si è accorti che i veri criminali stranieri erano già tra di noi.


Perché, come chiariva fin dal 2016 la relazione della Dia, "i gruppi criminali nigeriani operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia"

Già allora si annotava che a Palermo "sono state registrate cointeressenze tra gruppi criminali ed esponenti di Cosa Nostra finalizzati alla gestione del narcotraffico". Questo è quello che gli investigatori hanno accertato fino ad oggi.

Ma un’organizzazione così imponente, dove sarà arrivata, nel frattempo? Qual'è la parte di questa storia che ancora ignoriamo?


Mappa delle "confraternite" nigeriane presenti in Italia



Vikings


Black Axe


Eiye


Maphite


Questo articolo fa parte di una serie organica di nove articoli sulla Mafia Nigeriana in Italia

Tratta e sfruttamento della prostituzione, zone di influenza in Italia, inchieste, rapporti e accordi con le mafie locali, soprattutto con Cosa Nostra e Camorra, fake-news sui nigeriani, i Culti e la storia, la zona grigia




Articolo di
Maris Davis


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13 giugno 2019

Fake News che offendono tutti i nigeriani onesti residenti in Italia

Attenzione alle fake-news che offendono l'intera comunità dei nigeriani in Italia

Affermare, come fanno certi organi stampa, che in Italia ci sarebbero centomila affiliati alla mafia nigeriana è come dire che tutti i nigeriani residenti in Italia sono criminali. Un'offesa ad una intera comunità che si è ben integrata.


Leggo con sgomento e disappunto i titoli "cubitali" di certi giornali di parte che affermano che in Italia ci sarebbero "Centomila affiliati alla Mafia Nigeriana". Numeri sparati in prima pagina a caso, senza fonti né approfondimenti.

Centomila è esattamente il numero di TUTTI i nigeriani residenti in Italia, che di certo NON sono tutti mafiosi o criminali. I veri affiliati alla mafia nigeriana che attualmente sono in Italia nessuno sa quanti siano esattamente (e di certo non può saperlo qualche pseudo-giornalista). Sono tutti gruppi chiusi di pochi elementi, impenetrabili, le fonti di intelligence né stimano poche centinaia, e non certo centomila.

Titoli ad effetto solo per creare allarme sociale e offendere un'intera comunità

"Mafia nigeriana, centomila affiliati in Italia: ora è allarme serio. Di buonismo si può morire (Secolo d'Italia, articolo di Carmine Crocco del 2 gennaio 2019). Un articolo poi ripreso da altri giornali on line nei mesi successivi.


Sono articoli "di parte", pubblicati da chi vuol generalizzare un problema che è serio, ma che va inquadrato nella giusta dimensione, articoli che vogliono creare allarmismo a buon mercato.

In italia ci sono, si, centomila nigeriani (regolari), esattamente 106.069 (Istat 2018) e sono solo il 2,1% del totale degli stranieri residenti in Italia, ma non tutti sono mafiosi o criminali, anzi, quasi tutti sono ben integrati e sono persone perbene.

Sarebbe come dire che i siciliani sono tutti mafiosi, o tutti i napoletani sono camorristi, o anche che tutti i calabresi sono 'ndranghetisti. Una generalizzazione offensiva, che offende me e tutta la comunità dei nigeriani in Italia. Un comunità comunque piccola (centomila contro 60milioni di italiani).


Che tra di noi (nigeriani), e tra di voi (italiani) ci siano i mafiosi, i delinquenti, è un dato di fatto che io per prima combatto e che da anni denuncio.

Per chi mi conosce sa che sono la prima a denunciare la mafia nigeriana (e non solo con i miei articoli), che da anni combatto contro i suoi crimini (soprattutto tratta e sfruttamento della prostituzione), e che io stessa sono stata vittima dei miei connazionali criminali.

Ma anche "sparare" fake-news, mezze verità, contro intere comunità di stranieri, per criminalizzare a prescindere, ebbene si, anche quello è un crimine, un atto di "razzismo" bello e buono.


Questo articolo fa parte di una serie organica di nove articoli sulla Mafia Nigeriana in Italia

Tratta e sfruttamento della prostituzione, zone di influenza in Italia, inchieste, rapporti e accordi con le mafie locali, soprattutto con Cosa Nostra e Camorra, fake-news sui nigeriani, i Culti e la storia, la zona grigia




Articolo di
Maris Davis


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12 giugno 2019

Mafia nigeriana sempre più potente. Nasce l'asse con Cosa Nostra e Camorra

Prostituzione, droga, traffico di esseri umani: nasce un pericoloso asse tra mafia nigeriana, Cosa Nostra e Camorra

Mafia nigeriana, camorra e mafia siciliana. Inquietanti alleanze

La mafia nigeriana ha preso piede nel sud dell'Italia a fianco della mafia siciliana, con la quale ha collaborato in posizione di subordinazione. Sapevamo che i clan nigeriani gestivano autonomamente la prostituzione e il caporalato delle donne albanesi e rumene che lavorano nei campi di pomodori per un euro il giorno.

Dal mercato della prostituzione a quello della droga e del traffico di esseri umani, con il benestare di Cosa Nostra e Camorra.


Pur collaborando con le mafie italiane, i nigeriani hanno anche la propria mafia, “Black Axe”, un clan nato in Nigeria ed esportato poi in Italia. Si tratta di un'organizzazione ben strutturata, con legami internazionali in Europa e negli Stati Uniti. Secondo le statistiche del Ministero degli interni, “Black Axe” rappresenta, di fatto, la prima comunità nigeriana in Italia con circa centomila persone.

Gli stretti contatti tra la mafia nigeriana, Cosa Nostra e la Camorra devono far preoccupare, e non poco, la magistratura e le forze di polizia. Come quasi tutte le organizzazioni mafiose, la mafia nigeriana è organizzata in una struttura piramidale che utilizza ancora metodi primordiali quali la violenza e l’intimidazione per dettare legge nei territori di appartenenza del clan.

L’operazione condotta dalla DIA di Palermo che ha permesso di arrestare nel novembre del 2016 oltre venti affiliati alla mafia nigeriana, sospettati di aver illegalmente costretto giovani africane a prostituirsi con metodi di una violenza fisica e psicologica inaudita, e il processo che ne è seguito, fu il primo in cui è stato contestato anche il "metodo mafioso".

L’organizzazione piramidale è dimostrata dal fatto che tra loro vi era il boss Kenneth Osahon Aghaku che era il responsabile del gruppo organizzato e composto di almeno cento elementi.

Sia in Sicilia che in Campania i nigeriani sono il braccio operativo di Cosa Nostra e Camorra per il mercato della droga e della prostituzione. La mafia nigeriana addirittura produce autonomamente la droga sintetica e la vende con il consenso delle mafie italiane. L’omertà assoluta è un’altra caratteristica dominante della mafia nigeriana.

Tra i membri del clan vige la legge del silenzio quando sono arrestati

Fino a poco tempo fa la prostituzione era la principale attività illegale dei nigeriani. Le ragazze erano acquistate da famiglie povere e una volta sul suolo italiano, erano rapite e brutalizzate ricorrendo ricorrendo a coercizioni fisiche e psicologiche.

Oggi il mercato della droga e del traffico di esseri umani rappresenta il nuovo orizzonte su cui affacciarsi per diventare più potenti e non essere più soggiogate dalle mafie italiane. Ormai i clan non usano più machete e asce come avrebbero voluto le mafie italiane, ma possiedono armi di ultima generazione. Mentre prima erano assoggettati e dovevano chiedere il consenso, oggi i nigeriani sono tollerati, poiché sono utili agli scopi della Camorra e di Cosa Nostra. Questo rapporto, tuttavia, può cambiare da un momento all'altro poiché ormai da qualche tempo la mafia nigeriana chiede di essere alla pari con le mafie italiane forte del fatto che cresce sia come forza militare sia economica.

Questa nuova mafia sta diventando sempre più pericolosa ma giacché è quasi invisibile agli occhi dei più ed è poco conosciuta dall'opinione pubblica e dall'associazionismo antimafia, se ne parla poco.


Questo articolo fa parte di una serie organica di nove articoli sulla Mafia Nigeriana in Italia

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Articolo di
Maris Davis


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11 giugno 2019

Ascia nera. Un’inchiesta sulla mafia nigeriana in Italia

Nel suo ultimo libro, “Ascia nera”, Leonardo Palmisano ricostruisce dall’interno le dinamiche della mafia nigeriana in Italia, attraverso le testimonianze delle vittime e dei carnefici.

La sua inchiesta parte dal Cara di Borgo Mezzanone per ricostruire il lungo viaggio delle donne nigeriane fino alla traversata del Mediterraneo.


"Non c'è posto fuori dal clan. Fuori dal clan c'è solo la morte". Lo pensano tutti, ma non tutti hanno il coraggio di dirlo. I membri di "Ascia Nera" intervistati dal giornalista e scrittore Leonardo Palmisano (nel libro "Ascia nera" edito Fandango, l'ultimo volume della trilogia iniziata con "Ghetto Italia" e proseguita con "Mafia Caporale") sanno bene che per loro non c'è salvezza. Soltanto la morte potrà renderli di nuovo liberi. Quando entri in contatto con la mafia nigeriana non sei più libero di scegliere nulla. I Black Axe, le famigerate asce nere nigeriane, diventano dei soldati, il braccio e la mente di un'organizzazione tentacolare che da anni si è estesa anche in Italia, collaborando con i gruppi criminali locali e godendo della complicità di alcuni cittadini.

Noi non siamo come le vostre mafie. Non abbiamo una famiglia che ci guida, ma un capo spirituale. Un uomo che interpreta il messaggio del movimento e tiene la testa alta davanti allo stato e a chi ci vuole male.


"Ascia nera", il sistema della mafia nigeriana


Nel suo reportage Leonardo Palmisano incontra vittime e criminali, raccontando dall'interno il sistema nigeriano. Ascia nera, meglio nota in Nigeria come Neo Black Movement, è una potente organizzazione criminale nata negli anni Settanta all'Università di Benin City come una confraternita di studenti. Molti ancora oggi in Nigeria negano che sia diventata una delle più pericolose mafie esistenti al mondo, con una struttura stratificata che ricalca in modo impressionante quella della ‘Ndrangheta.

Il suo capo, Felix Kupa, la descrive come una "grande organizzazione umanitaria panafricanista". E, se bisogna spiegare il perché di tanti atti criminali, buona parte della stampa locale è pronta a coprire la "cupola" con la classica bugia: "Sono solo teppisti, dietro non c'è nulla". D'altronde, l'opinione pubblica nigeriana è dalla loro parte. Danno lavoro ai giovani, li fanno studiare, si fanno carico di tutte le spese nel caso finiscano in carcere. E poco importa se si contrae un debito a vita, non sembrano esistere alternative.

La tratta delle donne nigeriane in "Ascia nera"


"La libertà è quel breve lasso di tempo tra un legaccio e l'altro". Le donne nigeriane lo sanno bene. Il viaggio di Leonardo Palmisano inizia nella putrida baraccopoli sorta intorno al Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara) di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Lì le ragazze sono costrette ad uscire dal Cara per prostituirsi lungo la provinciale Foggia-Manfredonia.

Uno degli assassini di Desirée, la sedicenne romana stuprata e uccisa nel quartiere di S.Lorenzo a Roma, venne trovato proprio vicino Borgo Mezzanone dopo diversi giorni di fuga.

Il sistema parte da lontano. I caporali di Ascia nera stringono accordi con i libici: danno loro manodopera a costo zero a patto che una parte delle schiave varchi il Mediterraneo per andare a ingrossare le file dell'organizzazione in Italia. Molte ragazze partono dalla Nigeria convinte di arrivare in Europa, ma vengono vendute come schiave ad Agadez e devono pagare il resto del viaggio vendendo il proprio corpo, sottoposte a torture di ogni tipo.

Ogni tappa un debito. Ogni debito un bordello, pena la morte per abbandono nel deserto. [..] Ero la loro scopa del cesso. Dopo che mi scopavano dovevo pulire la stanza. Il loro sporco.


Qualcuna ha "imparato a morire", qualcun altra fa uso di droghe per estraniarsi dalla realtà. Soltanto Veronica è riuscita a liberarsi: si è finta pazza e l'hanno abbandonata. Se non sei utile all'organizzazione non servi. Se non puoi soddisfare i clienti diventi inutile. E, allora, meglio non avere sorelle o cugine a cui dover tramandare un debito crudele. Che si trovino in Libia o in Italia non cambia nulla. I padroni sono ovunque.


Questo articolo fa parte di una serie organica di nove articoli sulla Mafia Nigeriana in Italia

Tratta e sfruttamento della prostituzione, zone di influenza in Italia, inchieste, rapporti e accordi con le mafie locali, soprattutto con Cosa Nostra e Camorra, fake-news sui nigeriani, i Culti e la storia, la zona grigia




Articolo di
Maris Davis


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10 giugno 2019

Prostituirsi non è mai un atto totalmente libero

Storica sentenza della Corte Costituzionale. Prostituirsi non è mai un atto totalmente libero e non può essere un lavoro.

Salva la legge Merlin. La Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni della sentenza sul caso Escort per l’allora premier Berlusconi

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«Oggi è una grande vittoria per quanti si battono per la liberazione delle ragazze vittime di tratta. Al Parlamento e al Governo diciamo: rendete più dure le pene per magnaccia e clienti». Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Aveva messo in piedi un’agenzia di intermediazione che organizzava festini a base di ragazze nelle residenze dell’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. 26 giovani donne selezionate per offrire prestazioni sessuali tra il 2008 e il 2009 a uomini di potere in cambio di denaro. Era questo il nuovo business di Gianpaolo Tarantini, ex imprenditore barese fallito nella precedente attività di commercio di protesi dentarie, e del suo braccio destro, la cosiddetta “ape reginaSabina Beganovi, attrice tedesca di origine bosniaca. Niente a che vedere, per i suoi difensori, con il reato di reclutamento e induzione alla prostituzione previsti dalla Legge voluta dalla senatrice Lina Merlin nel 1958.

Ma la Corte Costituzionale conferma. “Prostituirsi non è mai un atto totalmente libero” e quindi agenzie di intermediazione e manager anche di escort vanno puniti.


Un processo lungo dieci anni

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Tutto inizia nel 2009 con le registrazioni fatte da Patrizia D’Addario durante i festini per il cavaliere, per lo più organizzati da Tarantini e Beganovi. L’ex escort barese racconta alla Procura di Bari delle serate con numerose giovani escort della cosiddetta "scuderia di Gianpi"

La sentenza del 13 novembre 2015 dispone condanne per il reato di reclutamento di prostitute: 7 anni e 10 mesi per Gianpaolo Tarantini che procurava le giovani escort, un anno e 4 mesi per Sabina Beganovi; 3 anni e 6 mesi per Massimiliano Verdoscia e 2 anni e 6 mesi per il pr milanese Peter Faraone, entrambi amici di Tarantini. Quattro condanne e l'invio degli atti alla procura perché valuti se contestare il reato di intralcio alla giustizia a Silvio Berlusconi e quello di falsa testimonianza a cinque delle ragazze che parteciparono alle 'feste eleganti' nella Villa Grazioli di Roma e ad Arcore e che avrebbero mentito ai giudici baresi.

Tarantini, nel corso del processo, nega che Berlusconi fosse a conoscenza del fatto che le ragazze fossero escort. Si apre dunque un secondo filone processuale. Berlusconi viene indagato dai pm di Bari perché avrebbe fornito a Tarantini, tramite l'ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola, gli avvocati, un lavoro e centinaia di migliaia di euro per mentire sulla vicenda delle escort. Il 16 novembre 2018 il gup dispone il rinvio a giudizio dell’ex premier. Ma lo scorso 4 febbraio 2019, accogliendo una richiesta della difesa, il giudice monocratico ha rinviato a dopo le elezioni politiche il processo a Silvio Berlusconi. L’udienza è rimandata al 17 giugno 2019, nell’ex sezione distaccata di Modugno (Bari).


La legge Merlin non è incostituzionale. La conferma della Corte Costituzionale

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Nel dicembre del 2017, nel corso della prima udienza del processo ‘Escort' davanti alla Corte di Appello viene messa in discussione la costituzionalità della legge Merlin. Il mestiere di Tarantini era ingaggiare libere professioniste del sesso e non reclutare per indurre alla prostituzione donne "spogliate dalla loro dignità e libertà". Per questo i suoi avvocati sottopongono ai giudici della Corte una eccezione sulla legittimità costituzionale di parte della legge Merlin.

Le escort individuate per le feste del cavaliere, maggiorenni e consenzienti, rappresentano secondo i difensori una "figura sociale completamente diversa dalla prostituzione da strada", perché la "prostituzione volontaria è un crimine senza vittime". Addirittura in questi sessant'anni, il cambiamento sociale e i diritti conquistati dalle donne hanno portato ad un "graduale passaggio in giurisprudenza dell'oggetto della tutela, dalla moralità pubblica alla libertà nell'esercizio del meretricio". E perciò se la prostituta è libera di esercitare la propria attività, ne è discriminata se non può essere supportata da chi la ingaggi o da chi possa pubblicizzarla.

Non è così per il sostituto Procuratore generale di Bari, Emanuele De Maria, che si oppone alla eccezione di incostituzionalità di parte della Legge Merlin sostenendo che "Chi si prostituisce in cambio di denaro non lo fa mai volontariamente, ma anzi rinuncia alla propria libertà all'autodeterminazione sessuale". Perché nel sesso a pagamento chi paga decide anche modalità e tempi delle prestazioni e non chi vende, tanto meno in contesti di potere, nelle feste di alto bordo, in cui tutte le donne selezionate dovevano garantire la massima riservatezza su luoghi e persone coinvolte.


La mobilitazione delle femministe. "Penalizziamo papponi e clienti"

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Nel febbraio 2018 la Corte di Appello accoglie l’istanza dei difensori, ritenendo legittimo un rinvio alla Consulta che dovrà decidere sulla legittimità costituzionale della legge Merlin nella parte in cui prevede la punibilità del reclutamento ai fini della prostituzione anche quando si tratta di donne che “scelgono liberamente e volontariamente di prostituirsi”. Inizia in tutta Italia il movimento di protesta di numerose organizzazioni femministe e associazioni impegnate nella protezione delle vittime di sfruttamento della prostituzione.

Facendo appello alla Risoluzione Honeyball del Parlamento europeo «una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana e i diritti umani” proponendo l’adozione in Europa del modello nordico che punisce i clienti e promuove programmi di fuoriuscita delle donne.

Attraverso l’hashtag #iosonoLinaMerlin, ripetono sui social e in convegni pubblici che la Legge Merlin non si tocca perché ha abolito «lo sfruttamento legalizzato dei corpi delle donne, penalizzando papponi e tenutarie e privando gli uomini della totale legittimazione del loro essere “clienti” ovvero stupratori a pagamento dei corpi delle donne»

Il 5 marzo 2019 a Roma la Corte Costituzionale si riunisce per decidere se è reato il reclutamento e il favoreggiamento di prostitute volontarie. Otto associazioni impegnate nella difesa delle donne chiedono di poter essere ascoltate perché la prostituzione non sia considerata un lavoro, tra cui la Rete per la parità, Unione Donne in Italia (Udi), Salute Donna, Differenza Donna.

Non la vedono così invece le fondatrici del Comitato per i diritti delle prostitute che da 40 anni chiedono l’abolizione del reato di favoreggiamento della prostituzione (che è diverso da quello di sfruttamento) perché causerebbe l’isolamento delle sex workers. Se il lavoro sessuale è un lavoro come altri perché non garantire la libera impresa di soggetti consenzienti? E di essere supportate da manager e agenzie di intermediazione.


La decisione della Corte. Punire chi agevola la prostituzione è legittimo

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Con la sentenza n. 141 depositata il 7 giugno 2019, la Corte Costituzionale spiega come vadano sempre tutelati i diritti fondamentali delle persone vulnerabili e la dignità umana. I rischi insiti nella prostituzione sono troppo alti, anche quando la scelta di prostituirsi appare libera, rischi per l'integrità fisica e la salute cui ogni donna, anche le escort, si espone nel momento in cui si trova a contatto con il cliente. E rischio anche di non riuscire più ad uscire da un sistema economico in cui il diritto del cliente è al di sopra della possibilità di autodeterminazione sessuale della donna, in quanto ha pagato.

Nella Legge Merlin il soggetto debole del rapporto è la donna che si prostituisce e per questo non è punita. La Corte costituzionale ha spiegato che l'articolo 2 della Costituzione, nel riconoscere e garantire i «diritti inviolabili dell'uomo», si collega all'articolo 3, secondo comma, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali al «pieno sviluppo della persona umana»

La prostituzione non rappresenta affatto uno strumento di tutela e di sviluppo della persona umana

La libertà sessuale è un diritto che è in relazione alla tutela e allo sviluppo del valore della persona, e di una persona inserita in relazioni sociali. La prostituzione, però, non rappresenta affatto uno strumento di tutela e di sviluppo della persona umana. Né, secondo la Corte costituzionale, viene violata la libertà di iniziativa economica privata per il fatto di impedire la collaborazione di terzi all'esercizio della prostituzione in modo organizzato o imprenditoriale. Tale libertà è infatti protetta dall'articolo 41 della Costituzione solo in quanto non comprometta valori preminenti, quali la sicurezza, la libertà e la dignità umana.

Esultano le associazioni che tutelano le vittime di sfruttamento della prostituzione tra cui la Comunità Papa Giovanni XXIII impegnata dal 1996 al fianco delle donne prostituìte che considera la decisione di ieri: «una pietra tombale su ogni proposta di regolamentazione», come ha dichiarato il Presidente Ramonda.

Ma sarà davvero finita l’era dei nuovi papponi dell’industria del sesso? Se il Ministro dell’Interno indifferente alle motivazioni date dalla Corte Costituzionale, ma non al giro di affari di 4 miliardi di euro derivati dalla prostituzione, ribadisce che “sarebbe meglio riaprire le case chiuse come nei paesi civili”, è troppo presto per cantar vittoria.





Articolo di
Maris Davis


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Tratta delle nigeriane. Nadine, ex-schiava sessuale

Nadine. Così è stato sciolto il maleficio che mi rendeva schiava

Tratta delle Nigeriane. Progetto finanziato dall'Unione Europea




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Nadine, nome di fantasia, arriva dalla Nigeria. Come migliaia di altre ragazze è arrivata in Italia ed è finita in strada per colpa di aguzzini che l'hanno ridotta in schiavitù grazie a un rito juju, religione del popolo Edo in Nigeria. In base a questo rituale la vittima, con il ricatto di una maledizione per sé e la sua famiglia, viene legata a una 'mamam' (una donna che gestisce il suo lavoro e i suoi guadagni una volta arrivata in Europa) e costretta e darle i soldi guadagnati dalla prostituzione.

Ma nel 2018 qualcosa è cambiato: l'Oba Eware II, l'autorità più importante del culto juju, ha vietato ai sacerdoti di formulare questi rituali di giuramento.

Un evento passato quasi inosservato in Italia, ma che ha cambiato la vita di centinaia di donne costrette a prostituirsi per paura dei malefici. Tra queste c'è anche Nadine che ora sogna una vita diversa, lontana dal marciapiede.


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Nadine. Botte e fantasmi, le mie notti prima di liberarmi

Tratta delle Nigeriane. Progetto finanziato dall'Unione Europea



Questo articolo fa parte di una serie organica di nove articoli sulla Mafia Nigeriana in Italia

Tratta e sfruttamento della prostituzione, zone di influenza in Italia, inchieste, rapporti e accordi con le mafie locali, soprattutto con Cosa Nostra e Camorra, fake-news sui nigeriani, i Culti e la storia, la zona grigia




Articolo di
Maris Davis


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06 giugno 2019

Le truffe romantiche via facebook. Centinaia di donne coinvolte in Italia, migliaia in tutto il mondo

In inglese si chiama "Romantic Scam", è una truffa di tipo psicologico e affettivo, per questo molto difficile da dimostrare e da perseguire legalmente. Avviene via social, per lo più attraverso facebook.



Il truffato nella maggior parte dei casi è una donna che si dichiara sentimentalmente sola, magari vedova, separata o divorziata. Immaginate un latin-lover d'altri tempi che fa innamorare di lui una donna benestante e poi vive nel lusso alle sue spalle, o magari che si fa dare denaro e poi sparisce.

La truffa romantica è qualcosa di simile, solo che nell'epoca di facebook e dei social network si è evoluta, si è diffusa in tutto il mondo, e alla base della truffa non c'è più una sola persona ma una vera e propria organizzazione criminale. Ad oggi possiamo solo sapere che l'80% delle truffe messe a segno con questo metodo parte dalla Nigeria, ma anche dal Ghana e dalla Costa d'Avorio.

Di recente si è scoperto che un'intero villaggio della Nigeria del Sud, dai bambini alle donne, era coinvolto in questo tipo di truffa ai danni di donne europee, soprattutto italiane. Via chat, in un filmato reso pubblico, si vantavano dei soldi accumulati e sbeffeggiavano le povere donne che ci erano cascate e avevano inviato loro denaro, tanto denaro.

Come nasce la truffa

È una delle truffe più vecchie al mondo. Prima dell’era digitale, i truffatori romantici cercavano le loro vittime nelle ultime pagine di riviste e giornali dove tuttora, anche se in via di estinzione, esiste una sezione dedicata agli annunci per incontri. Nell’era digitale questo sistema di selezione e adescamento della vittima è stato sostituito con i sistemi tecnologici di comunicazione che il mondo di internet offre.

La comunicazione si è così evoluta che oggi siamo in grado, con un click, di collegarci in pochi secondi con ogni parte del mondo. Questo risultato ha favorito positivamente ogni settore professionale, ma contemporaneamente ha dato modo a molti malintenzionati di sfruttare il web a loro vantaggio rinnovando quindi non tanto la truffa, ma il mezzo tramite il quale perpetrarla.

Cosi vediamo il truffatore che crea un falso profilo su un sito internet o una chat room, selezionando con cura la vittima che deve essere rigorosamente un cuore solitario, ovvero una persona che vive isolata dagli altri, che esce da una vita di coppia non soddisfacente, vedova, divorziata, o mai accompagnata. L’età di questo target di persone si aggira intorno ai 40 – 65 anni, comprendendo sia donne che uomini, ed una volta trovata, il truffatore mette in atto il raggiro amoroso. Fino a questo momento è difficile quantificare la portata di tale truffa perché chi la subisce non ne parla per un senso di vergogna, anche se sappiamo che tramite il web il numero delle vittime di questa truffa assume un carattere fortemente esponenziale rispetto al sistema precedente.

Come operano gli scammer

I truffatori operano online con falsi profili su social network come Facebook, siti di incontri, siti per scambi linguistici, o chat room; corre voce che i truffatori inizino ad operare anche su Linkedin.

Tramite i social network i truffatori entrano in profili di persone comuni, in genere di bell'aspetto, dai loro profili scaricano le loro foto personali e usano queste ultime per crearsi un nuovo profilo rubando così l’identità altrui, uomo o donna che sia, il più delle volte affermando di essere americani.

Lo scopo del truffatore è quello di estorcere denaro alla vittima coinvolgendola in una storia d’amore, poco importa se alla fine di ogni storia vengono infranti sogni e sentimenti della vittima. Si può affermare che i truffatori sono bravi in ​​quello che fanno, ricorrono a trucchi psicologici, utilizzano parole poetiche, inviano regali con lo scopo di affascinare, adulare, e poi fare cadere nella trappola la persona vulnerabile.

Solitamente adottano mille scuse per non mostrarsi in web cam. Il truffatore nella maggior parte dei casi si presenta come una brava persona che vuole riempire di attenzioni la vittima, dichiara apertamente di aver trovato l’anima gemella, e che essa non sarà piú sola, arrivando persino a dichiarare amore eterno e incondizionato promettendo una vita familiare ricca di gioie, passione e felicità, e tutto questo fin dai primi incontri.

Quasi subito iniziano chiamando la vittima marito o moglie e durante gli incontri usano termini come baby, my honey, sweetness ecc. Inoltre gli scammer con tatto pongono molte domande personali soprattutto per quanto riguarda ciò che vogliono nella vita e poi con abili parole trasformano i sogni della vittima in realtà, una realtà chiaramente fatta di parole.

Come funziona nell'epoca di internet

Per adescare le donne di mezzo mondo vengono creati profili falsi su facebook con foto vere, di persone realmente esistenti rubate su facebook. Vengono rubate le foto del profilo, foto di vita familiare, di vita sociale e lavorativa dalle quali i truffatori prendono spunto per raccontare storie credibili o comunque verosimili.

Le persone reali a cui vengono "rubate" le foto sono inconsapevoli, vittime anche loro, e nemmeno si accorgono che le foto che hanno pubblicato nei loro profili facebook vengono usate per scopi illegali e truffaldini.

Ai ragazzini poi viene poi assegnato il compito di chiedere l'amicizia su facebook agli account femminili, donne sole, divorziate o separate. Vengono ricercati i profili che hanno avuto delusioni d'amore, persone anziane, meglio se vedove, insomma profili sentimentalmente vulnerabili.

Quando l'amicizia viene accettata la donna è agganciata, e a questo punto subentra il vero e proprio truffatore che, con le foto di una persona reale inizia una relazione. Si finge un ricco medico in missione umanitaria all'estero, o magari un militare che fa parte di un contingente ONU in Siria o in Africa, un imprenditore che sta lavorando all'estero. Un profilo che si adatta alle foto che sono state rubate su facebook.

Il profilo "truffaldino" è sempre un persona benestante, momentaneamente all'estero che per qualche motivo non può disporre del suo denaro rimasto nel "fasullo" paese d'origine che a volte sono gli Stati Uniti, a volte l'Inghilterra, a volte altri paesi occidentali. Si mette la donna da truffare nelle condizioni di non poter facilmente controllare le informazioni che le vengono fornite.

Gioco di squadra

I truffatori lavorano in squadra e a turni. Hanno un copione da seguire, proprio come un lavoro di tele-marketing. Questo è il motivo per cui sentendo le storie delle vittime, le parole usate dagli scammer per ingannare sono molto simili in tutte. I capi squadra insegnano agli scammer che cosa dire e quando dirlo, di solito lavorano in gruppi di sei persone.

Questo è il motivo per cui sono sempre sul computer e a volte, si ha la reale sensazione che si stia parlando con un’altra persona. Ci possono essere momenti in cui si ha la certezza che il vostro interlocutore si sia dimenticato di che cosa avete parlato in precedenza o non riesce a rispondere ad un argomento menzionato il giorno prima. Può succedere che gli scammer prendano tempo per rispondervi perché stanno parlando con altre persone nello stesso momento e in queste occasioni capita molto spesso che vi inviano per errore risposte riservate ad altri.

Il truffatore esperto non sempre segue gli schemi prefissati perché ormai li ha ben metabolizzati e quindi è in grado di personalizzarli in base al soggetto con cui è in contatto. Le frasi costruite e le parole usate sono così manipolate con il solo scopo di conquistare la vittima, e poi farla cadere nella trappola. Quando si è stabilito un rapporto di confidenza, inizia la truffa.

Le strategie

Fase Uno

Gli scammer non si ritraggono dall'usare Dio e la religione in questa truffa, lo fanno affermando che è Dio o il destino ad aver creato l’incontro, neppure si astengono dall'usare parole e frasi che descrivono fedelmente l’atto sessuale con il partner virtuale e le sensazioni per esso, il tutto con lo scopo di coinvolgere la vittima in un modo (Dio e la religione) o nell'altro (sesso virtuale), o con entrambi, in maniera fortemente intima.

Fase Due

Alcuni scammer hanno una pazienza infinita, la vittima anche per più di un anno e poi passano alla richiesta di denaro. Possono chiedere soldi per diversi motivi e spesso ben poco credibili, per es. possono chiedere denaro perché devono sottoporsi a visita medica, oppure per ottenere il visto per espatriare e i costi del viaggio per raggiungere la persona presa di mira, oppure si trovano prigionieri nell'albergo in cui risiedono perché hanno avuto un problema con le loro carte di credito e finché non pagano il conto non possono ripartire, oppure sono ricoverati in ospedale e non possono pagare le cure dell’ospedale.

Se si fingono soldati in missione hanno bisogno di soldi per ritornare a casa, o forse dicono che hanno bisogno di soldi per telefonare oppure hanno una cassetta piena di soldi che è alla dogana e che deve essere pagata una imposta alle autorità affinché tutte con la piena promessa di restituzione del denaro alla vittima chiaramente. Una volta ricevuta la somma di denaro lo scammer sparisce e solo in questo frangente che il malcapitato si rende conto di essere stato raggirato.

Fase Tre

Quando il truffatore viene scoperto dalla vittima e ammette il crimine, la prima cosa che fa è quello di giurare di essere innamorato della persona raggirata. Molti ci credono. Da questo momento sebbene sia emersa una così squallida realtà, la vittima comincia a manifestare dei sentimenti forti per il truffatore tanto che lui pensa di poter essere in qualche modo ricambiato. Il truffatore prosegue quindi il suo lavoro per consolidare l’amore e la fiducia della vittima.

Si passa poi ad una richiesta concreta invitando la persona ad andare nel suo paese d’origine. Viene utilizzata questa prima visita per consolidare ulteriormente il rapporto, il più delle volte la vittima viene costretta a rimanere in Nigeria contro la propria volontà.

Vengono segnalate storie di donne che si sono recate in Nigeria per incontrare l’uomo della loro vita, con vicende finite in un sequestro di persona e stupro. Sono veramente poche le vittime che parlano di quello che gli è veramente accaduto e quindi per il momento non è possibile verificare l’esattezza di queste informazioni o conoscere se le stesse vengano utilizzate come avvertimento.

Il truffatore è paziente e sa aspettare

Nella prima fase il truffatore scambia con la donna messaggi romantici, perfino poesie d'amore, ed entra in confidenza. Una fase che dura anche qualche mese.

Poi si passa ad una fase successiva e si prova la disponibilità della donna. Con una scusa si richiede una piccola somma di denaro, qualche centinaio di euro da inviare in qualche posto in Africa. Per rendere credibili le "bugie" e convincere la donna, si coinvolgono altre persone dell'organizzazione che fanno finta di essere dei parenti, amici o conoscenti in difficoltà, persone bisognose di aiuto.

Si fa credere alla donna presa di mira che quel de
naro sarà restituito non appena il "falso profilo" sarà tornato in patria e rientrato nella disponibilità finanziaria. Si fa credere alla donna che è solo una sfortunata contingenza, che deve essere risolta al più presto ed solo per questo motivo che si chiede aiuto.

A questo punto il truffatore riesce a capire qual'è il grado di coinvolgimento sentimentale della donna. In base alle sue reazioni il truffatore riesce a capire come agire in futuro. Così si richiedono altre somme di denaro, magari sempre più grandi. È una vera e propria relazione on-line che dura un anno, a volte due e più, e in questo arco di tempo, sempre con scuse, i truffatori riescono a farsi inviare denaro anche per decine di migliaia di euro.

Un donna inglese è stata truffata per 240mila euro, ma poi con la collaborazione di un giornalista e dopo aver scoperto dove si trovava l'organizzazione che l'aveva raggirata, si è recata in Nigeria e ha fatto arrestare tutti. Un gruppo di malfattori nigeriani che, grazie ai soldi della donna, viveva nel lusso.

Il pericolo aggiunto

Va sottolineato il fatto che lo scammer nella fase uno della truffa traccia anche una “storia sessuale” con la vittima, questo per rendere la relazione più intima, in tale frangente lo scammer chiede alla vittima di inviargli foto mentre si sta masturbando o di foto dove la vittima è nuda.

Se lo scammer nella fase due della truffa non è contento di quanto denaro è riuscito a estorcere alla vittima ed è in possesso di questo materiale, inizia un vero e proprio ricatto nei confronti del malcapitato. Lo scammer minaccia di pubblicare questo foto online e di renderle visibili a parenti, amici e colleghi di lavoro.

Solo in Italia coinvolte centinaia di donne, ma poche quelle che denunciano

In una recente trasmissione di "Chi l'ha Visto" (Rai Tre), sono state intervistate alcune donne "truffate" e che ora si sono riunite in associazione. 10-12mila euro, fino a 30-40mila il denaro sottratto in questa maniera truffaldina, donne che raccontano di come si siano lasciate coinvolgere sentimentalmente in una relazione on-line per periodi anche piuttosto lunghi e di come, nel tempo, hanno inviato denaro a queste persone.

Ma quelle che hanno denunciato sono davvero poche, si stima che solo in Italia siano alcune centinaia le donne che sono state truffate e che, anche ora, in questo momento, stanno intrattenendo una relazione di questo tipo via facebook.

Una donna salvata dall'impiegata della sua banca

L'impiegata aveva notato questa cliente e di come in pochi mesi aveva quasi prosciugato il conto con prelievi anche consistenti. All'ennesimo prelievo l'impiegata ha avvisato i carabinieri che poi sono riusciti a convincere la cliente che si trattava di una truffa.

Rese pubbliche oltre 50 foto di profili falsi, ma che rappresentano persone reali

Rese pubbliche per mettere in guardia le persone, soprattutto donne, dall'accettare amicizie da quei profili facebook rappresentati da quelle foto. Rubata anche la foto di Nicola Porro, giornalista Mediaset. Lui, inconsapevole, avvisato di quello che accadeva alle sue spalle proprio dalla trasmissione "Chi l'ha Visto" . (Truffe romantiche - Nuove foto)

Risultati devastanti

Chi ha dato fiducia alla scammer si sente distrutto non tanto per la somma di denaro persa, ma perché tutte le persone che cadono in questa truffa sono persone bisognose d’amore che si erano fidate dello scammer e avevano letteralmente perso la testa prima ancora di incontrare fisicamente l’eventuale futuro partner.

Dopo che la vittima si è resa conto di essere stata truffata segue, in genere, un periodo di depressione fortissima durante il quale non vi è ne la forza ne il coraggio di farsi aiutare, perché purtroppo viene assalita dalla vergogna e teme di passare per una persona debole o ingenua.

Questa rappresenta la fase più delicata perché il silenzio che sovrasta, se ben umanamente comprensibile, permetterà il perpetrarsi della truffa consentendo così ad altre persone innocenti di cadere.

La migliore arma contro questo crimine è l’educazione. Maggiore è il numero di persone che vengono educate e informate su questo tipo di imbroglio, più difficile sarà per i truffatori trovare altre potenziali vittime.



L’informazione e l’educazione sono l’unico modo per prevenire questa truffa online


Nessuna vittima di questa truffa si deve vergognare per essere caduta in questa trappola





Articolo di
Maris Davis


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Maris Davis Joseph

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