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12 novembre 2016

The 419 Embassy ovvero l'Ambasciata nigeriana a Roma, tra piccole e grandi corruzioni

Ambasciata nigeriana a Roma
Da nigeriana molte volte ho avuto bisogno di andare a Roma negli uffici di quella che è la mia ambasciata, perfino in questi giorni ci sono stata. Ma se anni fa certi atteggiamenti e certe richieste (di denaro), o un certo andarivieni di nigeriani che quotidianamente c'è fuori dall'ambasciata mi sembravano "normali", ora mi sto chiedendo come mai sia così, anzi adesso sono proprio sicura perché è così.

In Italia ci sono circa 80.000 nigeriani "regolari", un numero in crescita che si divide equamente tra maschi e femmine. Nel 2014 (ultima statistica disponibile) in Italia c'erano 71.158 nigeriani, il 49,8% maschi. Un numero tutto sommato piccolo rispetto ai 5 milioni di tutti gli stranieri presenti in Italia, i nigeriani rappresentano solo l'1,41%, eppure davanti all'ambasciata nigeriana ogni giorno c'è un via vai "insolito" di nigeriani che da tutta l'Italia sono "costretti" ad andare a Roma, anche per le cose più banali, anche solo per prendere un appuntamento (per esempio per rinnovare il passaporto).

Tra i nigeriani di tutto il mondo l'ambasciata nigeriana di Roma è denominata "The 419 Embassy", dove 419 è quell'articolo del Codice Penale nigeriano che persegue la frode e la corruzione. Ci sono già state, in passato, numerose proteste dei cittadini nigeriani d'Italia a Roma contro questo stato di cose, ma senza alcun risultato.

È ora che tutti sappiano che noi nigeriani per qualsiasi cosa, dal rinnovo del passaporto, alla richiesta di documenti per matrimoni, ai certificati di qualsiasi tipo, siamo costretti ad andare di persona negli uffici della nostra ambasciata. Ci si deve recare a Roma anche per le faccende più banali, anche solo per fissare un appuntamento per rinnovare il passaporto (oppure devi trovare qualcuno che lo fissi per te)

NON rispondono al telefono, NON leggono le nostre e-mail. Noi nigeriani ci sentiamo "abbandonati", "trascurati" proprio da chi ci dovrebbe aiutare e difendere. A meno che tu non abbia un "santolo", diciamo un buon amico, e allora contatti quel "buon amico" il quale ti fa da tramite tra te e gli uffici del tuo consolato, ovviamente anche se quello è un "buon amico" si fa pagare, e magari, se poi si fa pagare poco lo consideriamo davvero un "buon amico".

Ogni giorno di tutti i giorni feriali arrivano a Roma da tutte le regioni italiane decine e decine di nigeriani, forse centinaia, solo per andare all'ambasciata del loro paese, e magari solo per risolvere problemi che potrebbero essere facilmente risolti al telefono, o via e-mail, una folla di persone, donne e uomini, e perfino intere famiglie che, trovandosi in un paese straniero, hanno bisogno di essere seguite, aiutate, magari solo rincuorate .. ed invece che fa la "nostra ambasciata" ?? Nemmeno ti risponde al telefono, nemmeno legge le tue comunicazioni.

Sul marciapiede, in strada, fuori dall'ingresso dell'ambasciata nigeriana di Roma (unica in tutta Italia) a "regolare" il traffico di tutti quei nigeriani che arrivano da ogni regione, ogni giorno ci sono due o tre "scagnozzi" che dicono di far parte dello "staff" e con quella scusa si offrono per farti "saltare" la fila presentando loro stessi la tua pratica negli uffici dell'ambasciata, e magari si offrono anche di rendertela più veloce, di farti superare eventuali "intoppi" burocratici, ecc.. ecc.. Ovviamente in cambio ti chiedono denaro, nulla è gratis.



Da quelle parti a Roma, siamo molto vicini alla Città del Vaticano, dove si trova l'ambasciata nigeriana, ci sono anche altre ambasciate, ma nessuna è così affollata come quella della Nigeria, tanto è che perfino i carabinieri (italiani) ci passano due o tre volte, per controllare che sia tutto sotto controllo.

Ho avuto modo, giovedì scorso, di parlare personalmente con l'ambasciatore della Nigeria in Italia, Mr. Eric Tonye Aworabhi, e nei suoi occhi ho visto la corruzione stampata in faccia, e quando mi ha detto "tu non sai tutto quello facciamo qui per i nigeriani in Italia, abbiamo tanto lavoro". Ma allora perché non rispondete mai al telefono o non rispondete alle e-mail, molte piccole cose si possono risolvere al telefono, i nigeriani qui hanno bisogno di essere rassicurati, vorrebbero essere seguiti, sapere che la loro ambasciata in Italia è con loro. "Riceviamo tante e-mail ogni giorno, non possiamo leggerle tutte". Tutte stronzate caro ambasciatore, dove siete voi quando una ragazza nigeriana viene violentata perché non si vuole prostituire, dove siete voi quando ogni giorno sbarcano in Italia decine e decine di ragazze nigeriane .. Voi che fate per loro.

No, caro ambasciatore Eric Tonye Aworabhi, così non va, in questo modo tu permetti che approfittatori, delinquenti e mafiosi "rubino" e perfino "sottomettano" i tuoi stessi connazionali

Caro ambasciatore, dove eravate voi nigeriani della diplomazia che rappresentate la Nigeria in Italia, quando altri nigeriani violentarono me a Torino, quando altri nigeriani mi portarono con la forza in Spagna. Dove eravate voi quando ho dovuto fare tutti i documenti per sposarmi. Per averli ho dovuto anch'io pagare una "signora" perché voi NON mi rispondevate mai.

Passaporto nigeriano
di tipo Ecowass elettronico
Per rinnovare il tuo passaporto nigeriano oppure per farne uno nuovo, o solo per mettere anche il nome di tuo figlio minorenne nel tuo passaporto nigeriano devi prima andare nel sito dell'ambasciata e attivare l'apposita procedura on line, paghi circa 40-45 euro. E poi teoricamente dovresti attendere che da Roma rispondano per fissarti un appuntamento per portare i documenti necessari. Il costo effettivo di queste pratiche sono intorno ai 60-70 euro, tra bolli e carte bollate, ma non è così.

Nella realtà, se non vuoi ricevere l'appuntamento dopo un anno (oppure mai), devi pagare un plus al "personaggio" di turno fuori dall'ambasciata e con altri 200-300 euro quell'appuntamento ce l'hai quasi subito. Oppure se conosci un "buon amico" che segue dall'inizio alla fine tutta la tua pratica il costo sale a 700-900 euro.

È una truffa vera e propria, ma le ambasciate hanno extra-territorialità e purtroppo non ci si può fare nulla.

La Nigeria è uno stato con elevata corruzione, ma tutt'altro che arretrato. L'Ambasciata di Roma ha un ottimo sito internet con tutte le spiegazioni sul passaporto Ecowas elettronico di nuova concezione anti-frode che fa invidia a molti Stati, anche occidentali, in quanto contiene in un chip di sicurezza i dati biometrici di impronte digitali e iride. Un sistema adottato dal 2010 perché prima di quella data era possibile farsi fare passaporti (veri) con nomi diversi dal tuo, bastava pagare un "buon amico". Con un migliaio di euro potevi cambiare identità senza tanti problemi, un sistema adottato da chi aveva subito un'espulsione, o da chi aveva problemi con la giustizia italiana (vedi mafia nigeriana).

Negli ultimi due anni, 2105 e 2016, quasi diecimila ragazze e donne sono arrivate dalla Nigeria in modo irregolare, e l'80% di queste destinato al mercato della prostituzione coatta, ma che fa l'ambasciata nigeriana in Italia per leggere il fenomeno, per capire, per cercare di fermarlo ?? NIENTE, assolutamente "niente". Niente, nonostante ormai quasi tutti gli ingressi irregolari dalla Nigeria, presentino domanda di asilo o di protezione internazionale. Possibile che nessun funzionario, l'ambasciatore stesso, Eric Tonye Aworabhi, si sia mai chiesto come mai un così gran numero di ragazze nigeriane arrivi in Italia in modo irregolare e che poi venga costretta a prostituirsi ??

La Nigeria è uno degli stati più corrotti al mondo, certamente uno dei più corrotti dell'Africa. Una corruzione capillare che si insinua nella vita delle persone, soprattutto dei più poveri, dei più bisognosi, di chi non ha gli strumenti per capire e conoscere. E non solo dei nigeriani che sono rimasti in Nigeria, ma è un circolo vizioso che entra nella vita anche di chi, come me, per qualche motivo dalla Nigeria se ne è andato.

La corruzione non è solo le grandi tangenti che le compagnie petrolifere elargiscono con generosità ai politici nigeriani per continuare ad estrarre petrolio dal Delta del Niger, la corruzione è anche quando un poliziotto ti chiede soldi per NON aprire la tua valigia quando arrivi all'aeroporto di Lagos e farti così passare la dogana indenne, la corruzione è anche quando, in Italia, sei costretta a chiedere ad un intermediario di intercedere per te presso la tua stessa ambasciata.

La corruzione è subdola perché poi ti abitui, finisci per considerare tutto questo la "normalità"

The 419 Embassy. Io denuncio la corruzione, piccola e grande, che c'è, che esiste, dentro e fuori dell'ambasciata nigeriana a Roma. Io denuncio la corruzione che dilaga nel mio paese di origine e che ha contagiato le ambasciate e i consolati di tutta europa. Non deve essere più possibile che mi devo rivolgere ad un "buon amico" anche solo per avere un appuntamento per qualcosa che serve alla mia vita di nigeriana in Italia.


Ingresso dell'Ambasciata Nigeriana a Roma


Articolo di
Maris Davis

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09 dicembre 2015

La corruzione una tassa occulta ma anche una piaga che agevola il terrorismo

Dall'OCSE l'allarme sulle connessioni tra sistema delle mazzette e grandi emergenze. La corruzione alimenta il divario tra ricchi e poveri. La denuncia dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo.

La corruzione agevola il terrorismo e aggrava le grandi emergenze, dal clima ai rifugiati"La lotta alla corruzione è una delle priorità dell’OCSE contro la quale sono stati fatti progressi a livello globale. Tuttavia questo fenomeno permea e agevola, alcune tra le principali minacce globali del nostro tempo, come il terrorismo, il cambiamento climatico e la crisi dei rifugiati"

Intanto Eurobarometro spiega che arrivano a una quota record del 98% le aziende italiane convinte che la corruzione sia molto diffusa nel nostro Paese. La corruzione percepita è una classifica che vede in testa proprio l'Italia, seconda la Grecia (96%), terza la Romania (95%), quindi Spagna e Cipro (appaiate al 93%). Il dato medio UE della percezione delle imprese sulla corruzione nei loro singoli Paesi è pari al 71%.

Colpire la corruzione e i corrotti. "Quando i meccanismi di controllo, di accertamento e di sanzione funzionano, non vuol dire che ha prevalso lo scandalo, ma vuol dire il contrario, che il cancro del malaffare è stato individuato e colpito"

A farne le spese però sono le parti più deboli della società. "L’opacità e il malfunzionamento degli apparati pubblici e di giustizia colpisce ancor di più i poveri e le persone deboli, crea discriminazioni, esclusioni, scarti, distrugge le opportunità di lavoro. Sulle pratiche corruttive prosperano le organizzazioni criminali e la mafia, che soffocano le speranze dei giovani. Si può e si deve reagire a questa inaccettabile forma di oppressione. Sconfiggere le mafie è alla nostra portata" (Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella)

"La corruzione ha effetti disastrosi sullo sviluppo quando i fondi che dovrebbero essere investiti in scuole, ospedali e altri servizi pubblici vitali sono invece trasferiti nelle mani di criminali o funzionari disonesti. La corruzione aggrava la violenza e l'insicurezza. Può portare a insoddisfazione con le istituzioni pubbliche, la disillusione con il governo in generale, e spirali di rabbia e agitazione". Lo afferma in un messaggio il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon in occasione della Giornata Mondiale contro la Corruzione 2015 - Leggi testo integrale -

Secondo l'ultima classifica mondiale (2014) dei Paesi corrotti di "Transparency International" l'Italia si trova al 69° posto e la Nigeria al 136°, il paese più virtuoso è la Nuova Zelanda, seguita da Danimarca e Finlandia, al contrario, i paesi più corrotti al mondo sono la Somalia e la Corea del Nord.

Sito dedicato alla Corruzione nel Mondo




Articolo di

01 luglio 2014

Nigeria, un gigante senza domani

Lagos, Nigeria (le seconda metropoli dell'Africa)
La Nigeria è uno dei paesi più corrotti del mondo (144° su 177 per Trasparency International), dove quasi il 70% della popolazione vive sotto il livello di povertà. Una corruzione così vorace che viene stimato che, dall'indipendenza (1960) ad oggi, circa 400 miliardi di dollari siano spariti nelle tasche di pochi noti.

Tra le strutture dello Stato, i più corrotti sono i poliziotti, seguiti dalla classe politica e dalla magistratura. Il primato incontrastato in questa gara a chi ruba meglio è storicamente assegnato all'ex-presidente Sani Abacha che negli anni '90 si impossessava sistematicamente del 2-3% del prodotto interno lordo. Ma a questa competizione hanno partecipato un po' tutti i presidenti nigeriani, senza distinzioni di religione o di etnia.

La corruzione al potere
Alison-Madueke
(Ministro del Petrolio)
L'attuale presidente, Goodluck Jonathan, in carica dal 2011, sta facendo anche lui abbondantemente la sua parte con la fattiva concorrenza dei sui ministri. La ministra del petrolio, Diezani Alison-Madueke, è in forte odore di corruzione anche perché gestisce la fetta più grossa degli introiti dello Stato. Nessuno però indaga. Anzi, Jonathan si è subito dedicato ad attingere dalla stessa torta.

È del febbraio 2014 le decisione di una commissione di inchiesta del Parlamento nigeriano di annullare la vendita dei diritti di sfruttamento di alcuni giacimenti con riserve stimate pari a 9 miliardi di barili di greggio. Originariamente assegnato alla Malabu Oil, società fondata da un figlio di Abacha e dall'allora ministro del Petrolio, è stato invece "comprato" dall'italiana ENI, attraverso la controllata Agip, per tramite della Shell.


L'esorbitante cifra è stata però filtrata prima dalle autorità nigeriane e poi dalla Malabu, che ha dirottato le somme su tutta una serie di conti intestati a dei prestanome. Il sospetto è che fra i beneficiari occulti vi sia lo stesso presidente Jonathan. Non è chiaro adesso che fine faranno i soldi versati dall'ENI e se verranno o meno restituiti.


Ma purtroppo oramai la corruzione in Nigeria è un evento sistematico. Chi ha potere ruba. In Nigeria però sulla corruzione si è creato un sistema di sopravvivenza e di sussistenza. È la componente essenziale su cui si basa il sistema economico del Paese. E questo fenomeno è così diffuso che ormai non fa notizia o scandalo. È parte delle regole del gioco se si vuole vivere in quella parte del mondo.

Quello che fa della Nigeria un caso speciale, o terribilmente banale a seconda dei punti di vista, è la sua enorme ricchezza petrolifera che potrebbe, almeno teoricamente, garantire al paese più popoloso dell'Africa, un tenore di vita dignitoso. Infatti tutto gira intorno al petrolio e al gas che rappresentano il 95% degli introiti di valuta pregiata dello Stato e che quindi alimentano l'intero apparato amministrativo e corruttivo. Un flusso annuo di circa 100 miliardi di dollari che soddisfa gli appetiti di pochi, lasciando nel contempo la stragrande maggioranza della popolazione nell'indigenza più assoluta.

A chi tutto, a chi niente
  • Il 25% dei nigeriani è disoccupato.
  • Il 70% è impiegato nell'agricoltura.
  • Il 40% è analfabeta.
L'industri petrolifera, che da sola potrebbe assorbire tutta la disoccupazione, impiega soltanto il 10% della popolazione locale. Le compagnie petrolifere preferiscono assumere personale e manodopera proveniente dai loro paesi di riferimento o comunque far lavorare i loro operai, piuttosto che utilizzare manodopera nigeriana.

Se il reddito pro-capite medio è di circa 2.700 dollari all'anno, c'è comunque un divario enorme tra il 70% della popolazione che vive con meno di due dollari al giorno e un buon 15% che possiede più della metà della ricchezza del paese.

In Nigeria l'industria è inesistente, le infrastrutture scadenti e il petrolio è divenuto la tipica manna che in Africa fa sovente rima con disgrazia, ma solo per la stragrande maggioranza della popolazione che di quella ricchezza non vede, e non vedrà mai, nemmeno un dollaro.

La Nigeria è uno dei maggiori importatori di autovetture di lusso del continente. Porche, Ferrari, Mercedes circolano abbondantemente per le strade di Abuja e Lagos. Ma questo non deve impressionare perché tra i 40 uomini più ricchi dell'Africa, 11 sono nigeriani.

Il risultato di questa sperequazione nella distribuzione della ricchezza ha degli inevitabili risvolti sociali, un crescente malcontento popolare che sta rendendo endemiche forme di rivolta e terrorismo. Quello di matrice islamica, come i Boko Haram, trova giustificazione e proseliti non solo per motivazioni religiose, ma soprattutto per questioni economiche. E non è un caso che sia l'Islam il veicolo di questo risentimento perché le popolazioni del nord della Nigeria, prevalentemente mussulmana, sono anche le più povere del Paese.

Nello Stato di Sokoto, uno dei 36 Stati della federazione della repubblica di Nigeria, abitato dagli Hausa e geograficamente posizionato ai confini settentrionali, il tasso di disoccupazione è di oltre l'80%. Nel sud invece, dove sono presenti le riserve petrolifere, la percentuale dei senza lavoro è della metà.

Dal malcontento al terrorismo
Il divario sociale tra cristiani e mussulmani si traduce in un pretesto per interpretare in chiave religiosa un problema sociale ed economico.


Se nel nord della Nigeria è Boko Haram a canalizzare il malcontento popolare, nel delta del fiume Niger, lo stesso ruolo lo svolge il MEND (Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger). Il MEND non ha una connotazione religiosa, ma comunque i suoi militanti sono quasi tutti di religione cristiana, e considera i Boko Haram un nemico da combattere a da annientare con tutti i mezzi.


Il movimento (MEND) rivendica i diritti della popolazione del Delta del Niger, dove ci sono i pozzi, ad avere maggiori introiti sullo sfruttamento del petrolio. Lotta contro l'inquinamento ambientale che pregiudica attività secolari come la pesca e l'agricoltura. Il governo federale ha cercato in passato di negoziare con il MEND, nel 2009 è stata firmata un'amnistia per circa 26 mila combattenti, sono stati promessi degli incentivi economici che però non sono mai arrivati.


Il risultato è che nel 2013 il MEND ha ripreso la propria lotta armata finanziata da rapimenti ed estorsioni nei confronti di personale straniero della compagnie petrolifere operanti sul territorio, e con il contrabbando di petrolio greggio che viene "rubato" dagli oleodotti che corrono a cielo aperto lungo la foresta nigeriana. La ripresa delle attività del MEND è comunque coincisa anche con la condanna in Sudafrica del suo leader storico, Henry Okah, a 24 anni di carcere.

Un gigante dai piedi di argilla
Se dai dati statistici la Nigeria è un paese economicamente florido, con una crescita economica del 6-8% all'anno, sono altri i numeri da tenere invece d'occhio. 
  • La crescita demografica è del 3,8%, il che significa per un paese di circa 300 milioni di abitanti il raddoppiarsi della popolazione nel giro di circa 20 anni.
  • Senza una politica redistributiva del benessere, quel 40% della popolazione che oggi ha meno di 14 anni, sommato a quel 19% che non supera i 24, danno come risultato il caos e la violenza sociale.
  • Se si proiettano questi dati nel futuro, i problemi sociali della Nigeria di oggi saranno sicuramente minori di quelli della Nigeria di domani.
  • L'aspettativa di vita media in Nigeria è appena di 52 anni, uno dei più bassi dell'Africa.
  • Lo stesso dicasi delle stime della World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) secondo cui le morti infantili in Nigeria rappresentano il 14% del totale mondiale.
Sul piano dei diritti umani, la Nigeria è da sempre sul banco degli imputati. In teoria c'è libertà di stampa, ma gli arresti o la sparizione di giornalisti sono eventi ricorrenti soprattutto se si scrivono articoli contro i potenti, presidente compreso. Anche il sistema giudiziario è teoricamente indipendente, ma la corruzione è quella che determina le sentenze. E la polizia indaga se la paghi, arresta o ti libera se la paghi, accusa o ti assolve se la paghi.

Se i Boko Haram sono accusati a buon titolo di crimini contro l'umanità, e per questo inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche, NON godono di migliore reputazione le forze di sicurezza nigeriane (esercito), additate per la sistematica violazione dei diritti umani.

E da quando, nel maggio del 2013, il presidente Jonathan ha imposto lo stato di emergenza in alcuni stati del nord, gli abusi hanno acquisito la caratteristica di sistematicità, da un lato le efferatezze di Boko Haram contro la popolazione, dall'altra gli arresti indiscriminati, le torture, le uccisioni extra-giudiziarie, le estorsioni e le violenze commesse dall'esercito e dalla polizia.

A questa gara a chi fa peggio si sono aggiunti anche i gruppi armati di autodifesa organizzati dal governo che, con la scusa di difendere la popolazione dagli integralisti islamici, hanno attivamente contribuito alle violazioni. In mezzo ci finisce come vittima predestinata la popolazione civile, a cui è talvolta riservato il lusso di scegliere da parte di chi subire le angherie, e fra essa la sua parte più vulnerabile, le donne e i bambini.

La vicenda delle quasi 300 studentesse rapite a Chibok nello Stato di Borno da Boko Haram ha portato alla ribalta del mondo la Nigeria, le sue contraddizioni e soprattutto ha reso visibile al mondo intero l'impotenza di un governo corrotto e di un esercito incapace di combattere il terrorismo interno - leggi - ed è anche per questo che il governo federale sta facendo di tutto fermare tutte le manifestazioni di solidarietà e le proteste per mantenere alto il livello di attenzione internazionale.

Il problema sono quindi le priorità che si da un paese, o una comunità internazionale. In Nigeria non si rischia di finire in galera per corruzione, tanto più se hai degli amici influenti, o per il fiorente narcotraffico che fa del paese uno dei ponti per l'arrivo in Europa della droga. E non vai in galera nemmeno se traffichi in esseri umani e porti in Europa giovani ragazze a fini di sfruttamento sessualema puoi essere condannato a 14 anni di carcere se contrai un matrimonio gay, o a 10 anni se mostri in pubblico la tua omosessualità.

Questi provvedimenti in vigore da gennaio 2014 sono stati fortemente voluti dal presidente Jonathan, in calo di consensi e che ha pensato bene di tirare fuori il classico coniglio dal cilindro. Nel 2015 i nigeriani andranno al voto per eleggere un nuovo presidente e Jonathan non ha ancora sciolto la riserva su una sua eventuale ricandidatura.

Bisognerebbe domandarsi perché tutto ciò avvenga in Nigeria, alla luce del sole e nella disattenzione più totale dell'opinione pubblica mondiale. La risposta è semplice "perché la Nigeria è un grande Paese, economicamente e demograficamente emergente, pieno zeppo di petrolio e di materie prime, forte contributore alle missioni internazionali dell'ONU. E questo basta e avanza per assolvere la coscienza di molti".

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