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Nigeria, il destino delle donne rapite da Boko Haram e poi liberate

Il destino delle donne che vissero con Boko Haram. Dal 2015, decine di migliaia di donne prima rapite da Boko Haram e poi fuggite o salvate dall'esercito nigeriano e ora incontrano difficoltà di reinserimento sociale. Il report di International Crisis Group


Boko Haram, l'organizzazione terrorista formata da gruppi jihadisti armati, che scorrazzano nel nord-est della Nigeria dal 2009, è tornato all'offensiva.

Nel 2015, l'esercito nigeriano, con il sostegno dei Paesi vicini (Camerun, Ciad e Niger), aveva iniziato una contro offensiva meglio coordinata, tanto che riuscì a riconquistare buona parte del territorio controllato dai jihadisti. Nel 2016, Boko Haram si divise in due fazioni e riprese slancio, soprattutto nell'ultimo anno, come si legge in un lungo e dettagliato rapporto di International Crisis Group.

Una fazione ora si chiama Stato Islamico e agisce nella Provincia dell'Africa Occidentale (ISWAP). Ha vinto una serie di battaglie contro l'esercito nigeriano e sta costruendo una sorta di "proto-stato" sulle rive e le isole del lago Ciad, colmando le lacune nella fornitura di servizi da parte dei pubblici poteri, allo scopo di coltivare il sostegno della popolazione civile.

Il flusso migratorio di ritorno
La seconda fazione, gestita dall'ex leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, che ha basi soprattutto nella foresta di Sambisa e lungo il confine tra Nigeria e Camerun. Ha segnato alcuni recenti successi militari, anche se un buon numero di città e villaggi continuano ad essere alternativamente controllati dall'esercito nigeriano e dai gruppi armati dei jihadisti.

Questo ha fatto maturare la convinzione, tra osservatori e operatori umanitari, che sembra al momento improbabile la fine del conflitto. Nonostante i suoi risultati non uniformi, la campagna militare del governo ha prodotto un flusso di rimpatriati da Boko Haram, per lo più donne e ragazze, dalle città d'origine e dai campi per sfollati interni.

Il difficile ritorno delle donne e gli infanticidi
All'inizio queste donne hanno trovato il ritorno molto difficile. Sono state temute come potenziali terroriste, da quando Boko Haram aveva utilizzato donne come kamikaze.

Per questa ragione molte di loro hanno dovuto affrontare uno stigma intenso, soprattutto quelle di loro che avevano messo al mondo dei bambini o delle bambine nate in seguito a stupri subiti dai "tagliagole" di Boko Haram. Nel 2015 lo stigma era così forte e diffuso che i gruppi di aiuto e le ONG locali hanno assistito a casi di infanticidio. Le madri sentivano che i loro bambini non avevano alcuna possibilità di accettazione sociale.

Abusi continuati
La maggior parte delle donne intervistate da Crisis Group ha riferito che gli uomini armati controllano l'accesso ai pass per lasciare i campi profughi, così come l'accesso a una varietà di programmi di assistenza e confermano abusi per mano delle forze di sicurezza, insulti, minacce, furti e varie forme di violenza sessuale.

Diversi hanno notato che l'esercito nigeriano è ora meno rigido (o semplicemente più debole) del CJTF, la Task Force creata dalla coalizione internazionale a guida USA contro il cosiddetto stato islamico dell'Iraq, istituita dal comando centrale degli Stati Uniti per coordinare gli sforzi militari contro Da'esh, composta da militari statunitensi e personale proveniente da oltre 30 paesi.

Lo stigma in fase di esaurimento
C'è un ampio consenso tra i funzionari umanitari internazionali e le ONG locali che lo stigma attribuito alle donne rimpatriate è diminuito, così come è diminuita la pura imprevedibilità del numero di donne che ritornano e il passare del tempo.

Tuttavia la situazione degli sfollati nel nord-est della Nigeria, in particolare nel Borno State, continua ad essere grave, dal punto di vista della carenza di cibo, cure mediche e opportunità economiche. Gli attacchi ai campi stessi rimangono una minaccia.

Ma, mentre nel 2015 le donne cominciano a tornare erano ampiamente considerate con sospetto, per le loro esperienze precedenti sotto il controllo jihadista avvolto nel mistero, oggi dopo 4 anni, migliaia di donne sono tornate e poche persone le vedono come minacce immediate. Insomma, l'accettazione è migliorata, le persone si stanno abituando a loro.

La logica patriarcale
Ma ci sono anche altri motivi per cui oggi meno persone considerano le ex-donne rapite da Boko Haram come un pericolo. Il principale è rappresentato dalla logica patriarcale della società nel nord-est nigeriano, dove sono in pochi a ritenere che le donne rimpatriate siano pienamente responsabili delle azioni di Boko Haram.

La cultura dominante del Borno rurale non trasforma mai queste donne in autorità perché "loro", in fondo, sono "solo donne". La clemenza si deve anche al fatto che poche donne sono state coinvolte in combattimenti o altri atti di violenza.

Le forme di riscatto femminile
La vita nel nord-est della Nigeria è una lotta cronica per le donne, sia sotto il governo federale, che spesso non riesce a fornire servizi di base ai suoi cittadini, (alle donne in particolare) o sotto il controllo jihadista di Boko Haram, che sfrutta le donne per raggiungere i propri obiettivi. Eppure se le donne sono ferite dalla negligenza dello Stato e dalle tattiche insurrezionali, ma non sono solo oggetti passivi.

Molte di loro hanno contestato il sentimento popolare di donne semplicemente vittime dei gruppi jihadisti e la tradizione che ignora la lunga storia delle aspirazioni femminili.

Una maggiore partecipazione delle donne alla vita sociale e partecipativa, e una maggiore responsabilizzazione delle donne nella gestione pubblica oggi potrebbe anche aiutare a risolvere il conflitto con Boko Haram, terroristi islamici che della donna non hanno la minima considerazione.


Video. Il destino delle donne che vissero con Boko Haram




Articolo di
Maris Davis


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