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Acqua. In Africa un diritto negato per quattro persone su dieci

22 marzo: il World Water Day, la Giornata mondiale dell'acqua, serve anche a ricordarci che il nostro è un pianeta d'acqua salata (il 97% del totale). Solo il restante 3% è acqua dolce, acque sotterranee (0,77%), ghiacciai e calotte polari (1,7%), laghi e fiumi (0,07%).


Una risorsa che rispettiamo poco e sprechiamo molto.

Per milioni di africani l'acqua pulita è ancora un miraggio, e NON possiamo lavarcene le mani. L'accesso all'acqua pulita è un diritto umano fondamentale ma è ancora negato per più del 40% della popolazione nell'Africa sub-sahariana.

Senza acqua non c'è salute, né sviluppo. I danni all'agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e anche gli equilibri familiari sono "in sospeso" perché le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli.

La mancanza di acqua pulita costa ogni anno all'Africa Sub-sahariana il 5% del suo PIL ed è legata, direttamente o indirettamente, all'80% delle malattie. Nella regione metà della malattie sono legate all'uso di acqua "sporca" o "contaminata", e dalla mancanza di servizi igienici adeguati.

Malattie causate dall'utilizzo di acqua contaminata e dall'assenza di servizi igienici ha conseguenze fatali soprattutto per i bambini. Quelli con meno di 5 anni nati in un periodo di siccità hanno il 50% di probabilità di essere malnutriti.


L'accesso ad acqua pulita riduce del 20% la mortalità infantile. La costruzione di pozzi in maniera diffusa e capillare è un buon modo per aiutare le popolazioni che ne sono prive.

Nell'Africa Sub-Sahariana due persone su cinque è costretta a percorrere più di un chilometro ogni giorno (due se si considera anche il ritorno) per recarsi ad una fonte di acqua potabile.

Il compito di raccogliere l’acqua per le proprie famiglie ricade sull'81% delle donne e bambine impedendo loro di andare a scuola. Un ulteriore disincentivo a frequentare la scuola è la mancanza spesso di latrine distinte per maschi e femmine. La rinuncia all'istruzione alimenta a sua volta una condizione di povertà e disagio sociale, sia personale che collettivo. Un circolo perverso assolutamente da spezzare.

La Giornata Mondiale dell'Acqua, un appuntamento fortemente voluto dalle Nazioni Unite e che viene celebrato ogni anno il 22 marzo dall'ormai lontano 1992, non può essere solo una ricorrenza dove si consumano le parole.

È opportuno invece cogliere quest'occasione per soffermarci su un elemento così vitale per la nostra quotidianità, soprattutto in un momento storico in cui si parla di cambiamenti climatici che influiscono sull'ambiente e, tra questi, sull'acqua, purtroppo scarseggiante in più zone del Pianeta.

L'acqua invece dovrebbe essere accessibile a ogni individuo al mondo, in quantità e qualità adeguate. L'Onu questo lo sa bene, e non a caso nel 2010 ha iniziato a riconoscere all'acqua lo stato di diritto umano fondamentale.

Nonostante ciò, la risorsa idrica in più Paesi è ancora tra le cause di guerre e instabilità politiche, e anche per questo motivo, oltre alle prolungate siccità che colpiscono la Terra da anni per via dei cambiamenti climatici, scarseggia.

Secondo le Nazioni Unite, così come altre autorevoli organizzazioni internazionali, almeno 20 litri d'acqua al giorno devono essere disponibili per una persona nel raggio di un chilometro; tuttavia, se nei paesi sviluppati questa disponibilità giornaliera pro capite oscilla tra i 200 e i 300 litri, in Africa ci sono nazioni dove il consumo medio garantito pro capite al giorno è inferiore ai 10 litri.

Proprio questa settimana in Brasile l'ONU presenterà il suo rapporto annuale sull'acqua, intitolato United Nations World Water Development Report, uno studio che dal 2012 rappresenta la pubblicazione più autorevole sull'universo dell'acqua, e che non dà segnali incoraggianti per l'oggi, e nemmeno per il domani.

Due miliardi di persone non riescono ad accedere all'acqua potabile, e di questo passo nel 2050, quando si prevedono nove miliardi di esseri umani al mondo, il numero salirà di un altro miliardo, portandosi a tre.

Una situazione drammatica, già visibile nelle zone dove, scarseggiando, diventa oggetto di contesa, come tra israeliani e palestinesi, come tra ancora Israele e il Libano, come tra India e Cina nella zona del Brahmaputra.

Le alterazioni climatiche in corso poi sono oggetto di discussione da anni, sulla scia di Cop21 a Parigi, la Conferenza Internazionale sul Clima che ha acceso i riflettori sul tema ormai a fine 2015 e proseguita nei successivi consessi di Marrakech e Bonn, e rischiano di aggravare questo quadro e certo non di migliorarlo.

In Sudafrica a Cape Town non piove come dovrebbe da tre anni ormai, l'acquedotto cittadino è prosciugato da mesi e la città corre ogni giorno il rischio di svegliarsi con i rubinetti all'asciutto. Nel Sahel, in Africa centrale, 135 milioni di persone rischiano la vita a causa del prosciugamento idrico, causato da una temperatura media che potrebbe salire di ben 5 gradi di media da qui al 2050 e di 8 addirittura fino al 2100.

A rischio ci sono anche alcune metropoli apparentemente insospettabili, soprattutto per casi di inquinamento. A Mosca, in Russia, l'acqua potabile non soddisfa gli standard di qualità e sicurezza per il 60% delle fonti. Al Cairo, in Egitto, il 97% dell'acqua utilizzata dalla popolazione proviene dal Nilo, che però è anche la destinazione finale di scarichi di rifiuti agricoli che non subiscono adeguato trattamento prima di essere riversati nelle acque.

Situazioni simili che si verificano in altre zone del mondo e che mettono a rischio la vita di milioni di persone. Come possiamo contribuire? Cosa possiamo fare? Maggiore attenzione nel risparmio idrico è intanto il modo più sicuro per scongiurare future crisi.

Anche gli italiani possono fare di più: secondo l'Istat infatti, in Italia consumiamo in media 175 litri di acqua ciascuno al giorno, con picchi superiori a 220 litri in alcune zone. In Spagna e Francia per esempio, la media è di 150 litri pro capite al giorno.

È fondamentale quindi gestire noi stessi sotto questo punto di vista secondo i limiti previsti dalla natura, per non trovarci un giorno in una situazione irrecuperabile che, per quanto catastrofica, non appare così lontana.

La Giornata mondiale dell'acqua 2018 ha quindi un valore fondamentale sia come monito alla corretta e oculata gestione delle nostre risorse idriche, sia come invito a riflettere sull'ambivalente natura di questo prezioso elemento che ci presenta, al pari delle migrazioni,  sfide e opportunità da cogliere.

Infine l'edizione di quest'anno ci spinge a guardare agli strumenti e alle soluzioni già esistenti invece di cercarne di nuovi, come il diritto internazionale offre mezzi adeguati per consentire un ingresso sicuro e legale delle persone vulnerabili nei paesi che li ospitano, così la natura contiene in sé gli strumenti per tutelare il pianeta terra e la sua popolazione. Oggi ci servono il coraggio e la determinazione per usare quei mezzi e quegli strumenti.


UNICEF. 700 bambini ogni giorno muoiono per malattie correlate alla mancanza di acqua.

Ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate ad acqua non pulita e scarse condizioni igienico-sanitarie. Lo evidenzia l'Unicef in occasione della Giornata mondale dell'acqua che ricorre il 22 marzo. Nel mondo circa 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua pulita e almeno 263 milioni di persone impiegano più di 30 minuti per raccogliere acqua, ricorda il Fondo dell'Onu per l'infanzia, che sottolinea come siano i bambini le prime vittime della mancanza d'accesso alle risorse idriche.

"Quando un bambino ha accesso ad acqua sicura è meno esposto a rischi e pericoli vitali per la sua crescita. L'accesso all'acqua ancora oggi rimane un 'lusso' per miliardi di persone in tutto il mondo"

"In diversi paesi, bambini anche molto piccoli percorrono ogni giorno chilometri di strada per raccogliere acqua pulita per se stessi e le loro famiglie, trasportando taniche generalmente del peso di 20 chili. Durante il tragitto i bambini possono essere attaccati, correndo diversi rischi. Il tempo impiegato, inoltre, è tempo sottratto alla possibilità di studiare e giocare"


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Articolo a cura di
Maris Davis

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