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Rapporto Amnesty International sulle atrocità in Sud Sudan


Nel Sud Sudan è in corso una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi tempi: sono quasi un milione gli sfollati nella regione di Equatoria, mentre continuano impunite le uccisioni di civili e le violenze su donne e bambine.

Il Sud Sudan è il più giovane stato al mondo: dopo decenni di conflitti, negoziati e un referendum di secessione dal Sudan ha raggiunto l’indipendenza il 9 luglio del 2011. I festeggiamenti per la “liberazione” e l’indipendenza sono durati pochissimo. Nel 2013 è esploso un conflitto armato che ha avuto un impatto devastante su milioni di civili.

Nella guerra civile in corso sono impegnate le forze dell’Esercito popolare di liberazione del Sudan fedeli al presidente Salva Kiir e quelle legate all’allora vicepresidente Riek Machar, accusate di aver organizzato un colpo di stato a fine 2013 nella capitale Juba.

Una missione di Amnesty International ha visitato il Sud Sudan a giugno, documentando come le forze governative e di opposizione abbiano commesso crimini di diritto internazionale, compresi crimini di guerra, contro la popolazione civile.

Un nuovo rapporto, diffuso martedì da Amnesty International, descrive come è stato provocato l’esodo di circa un milione di persone dalla regione dell'Equatoria verso l’Uganda, trasformando la zona agricola più produttiva del Sud Sudan in un campo di morte.

Il rapporto, “If men are caught, they are killed, if women are caught, they are raped – Atrocities in Equatoria region turn country’s breadbasket into killing field” (Se vengono catturati, gli uomini vengono uccisi, le donne stuprate – Atrocità nella regione dell’Equatoria hanno trasformato il granaio del paese in un campo di morte), è basato su una ricerca sul campo condotta nel mesi di giugno nelle zone di Yei e Kajo Keji, nell’Equatoria Centrale, e ha potuto documentare anche episodi avvenuti a ridosso della presenza di Amnesty nella zona.

Vi si dice che le forze governative, appoggiate da milizie tra cui la famigerata e impunita “Mathian Anyoor” (composta per lo più da giovani combattenti dinka del Bhaar el Gazal, sotto il diretto comando dell’ex capo di stato maggiore Paul Malong Awar e del presidente Kiir, la stessa a cui viene attribuita la maggior responsabilità del massacro dei Nuer a Juba alla metà di dicembre del 2013, episodio che ha scatenato la guerra civile), si sono rese responsabili di una lunga serie di gravissime violazioni dei diritti umani. Sebbene su scala minore, anche i gruppi armati di opposizione hanno compiuto gravi abusi.

"Era la quinta volta che l'esercito attaccava il villaggio. Le volte precedenti si erano presi delle cose, avevano portato via degli uomini per torturarli e delle ragazze per stuprarle, poi le avevano liberate. Lo hanno fatto anche a Susie, la nipote di mio marito, di 18 anni. Era il 18 dicembre scorso"
Joyce, una madre di sei figli del villaggio di Payawa, il 18 maggio ha assistito all'assassinio di suo marito e di altri cinque uomini.
"Il solo modo di essere al sicuro per donne e ragazze è quello di essere morte. Non c’è modo di esserlo fino a quando sei viva. È brutto da dire ma la situazione è questa…"
Mary, 23 anni, madre di cinque figli. Nell'aprile 2017 tre soldati hanno fatto irruzione nella sua abitazione in piena notte e due di loro l’hanno stuprata.

Nel rapporto vengono riportate testimonianze terribili. Mary, 23 anni, madre di 5 figli, violentata dai soldati governativi ha testimoniato: “L’unico modo di essere risparmiate per le donne e le ragazze, e quello di essere morte, non c’è modo di sfuggire se siamo vive”. Il documento comprende anche impressionanti fotografie di corpi bruciati e dilaniati, di villaggi razziati, rasi al suolo e bruciati insieme ai campi coltivati.

Il cibo come arma di guerra
L’accesso della popolazione civile al cibo è estremamente limitato. Sia il governo che i gruppi di opposizione hanno bloccato le forniture in determinate zone, si dedicano a saccheggiare i mercati e le abitazioni private e prendono di mira chi prova a passare lungo la linea del fronte anche con una minima quantità di cibo. Ognuna delle parti accusa i civili di passare cibo a quella avversa o di essere sfamata da questa.

A Yei, dove la maggior parte degli abitanti è fuggita nel corso dell’ultimo anno, i pochi civili rimasti sono praticamente sotto assedio. Non potendo più andare in cerca di cibo nei campi, soffrono per la grave penuria di prodotti alimentari.

Il 22 giugno le Nazioni Unite hanno ammonito che l’insicurezza alimentare ha raggiunto livelli senza precedenti in Sud Sudan.

Così, una regione di fondamentale importanza per la sicurezza alimentare del paese, risparmiata dal conflitto fino ad un anno fa, è stata ripulita dalla sua popolazione. La produzione agricola è crollata e il cibo è usato come arma per la guerra, documenta inoltre il rapporto. Yei, 300.000 abitanti prima del conflitto, è ora sotto assedio ed è ormai quasi deserta perché viene impedito il rifornimento dei cibi di base.

Il rapporto conclude raccomandando, tra l’altro, a tutte le forze in campo di riprendere il controllo dei propri uomini, di distinguere, nel conflitto, tra civili e militari, e di mettere fine all’impunità. Raccomandazioni già fatte da altri organismi internazionali, finora cadute nel vuoto.

Proteggere i civili dalla carneficina in corso
È crudelmente tragico che questa guerra ha trasformato il granaio del Sud Sudan, che un anno fa poteva sfamare milioni di persone, in un campo di morte che ha costretto quasi un milione di persone alla fuga in cerca di salvezza

Tutte le parti in conflitto devono riprendere il controllo dei loro combattenti e cessare immediatamente gli attacchi contro i civili che sono protetti dalle leggi di guerra. I responsabili delle atrocità, in qualsiasi parte militino, devono essere sottoposti alla giustizia. Nel frattempo è fondamentale che i peacekeeper delle Nazioni Unite eseguano il loro mandato che è quello di proteggere i civili dalla carneficina in corso
(Amnesty International)

5.5
MILIONI DI CIVILI HANNO OGGI BISOGNO URGENTE DI ASSISTENZA UMANITARIA
1.9
MILIONI DI PERSONE IN FUGA DAL CONFLITTO STA CERCANDO RIFUGIO NELLE REGIONI AL CONFINE CON IL SUD SUDAN
86%
DEI RIFUGIATI SONO DONNE E BAMBINI
2013
L'ANNO DI INIZIO DEL CONFLITTO ARMATO

If men are caught, they are killed, if women are caught, they are raped – Atrocities in Equatoria region turn country’s breadbasket into killing field


"Avete mai sentito parlare dell'Equatoria? In questa regione del Sud Sudan la crisi dei rifugiati sta precipitando velocemente. Sono centinaia di migliaia i civili in fuga per sfuggire alla fame, alle atrocità e al terrore"



Articolo a cura di
Maris Davis

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