08 settembre 2016

Sud Sudan, l'inutile (e costosa) missione ONU non ferma stragi e stupri

UNAMID, missione ONU in Darfur
Quando il "peacekeeper" sta a guardare. Stragi e stupri sotto gli occhi dei caschi blu. In Sud Sudan, ma non solo. Le missioni di pace dell'ONU sono impotenti anche in altri paesi africani, dal Congo al Mali. Perché a inviare soldati, spesso sotto-equipaggiati, sono per lo più governi con disponibilità ridotte. Mentre le grandi potenze guardano altrove.

"C'erano solo lamiere annerite e terra bruciata" raccontano coloro che hanno visitato Malakal pochi giorni dopo l’ennesima strage sotto gli occhi dei caschi blu. Sud Sudan, regione dell’Alto Nilo. Militari fedeli al presidente Salva Kiir vanno all'assalto di un campo profughi gestito da UNMISS, la missione di peacekeeping dell'ONU.

I caschi blu chiedono "un’autorizzazione scritta" per affrontare gli assalitori. Nel frattempo è dato alle fiamme un terzo del campo e sono uccisi almeno 30 profughi, quasi tutti Nuer, l’etnia del capo ribelle Riek Machar accusata di contrapporsi ai Dinka di Salva Kiir.

Un episodio come tanti nel Sud Sudan della guerra civile, dove la missione di pace conta zero. "Tante volte i soldati avevano aspettato che le donne nuer, ridotte alla fame, si spingessero all'esterno del campo in cerca di qualcosa da mangiare per poi violentarle"

Le vittime degli stupri sono migliaia. Violenze, umiliazioni, esecuzioni sommarie, nonostante la presenza dei caschi blu e il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che li autorizzerebbe a usare la forza in caso di minaccia per la sicurezza dei civili.

Il Sud Sudan, che ha ottenuto la piena indipendenza dal Sudan nel 2011, è attraversato da una sanguinosa guerra civile fin da dicembre 2013 quando un tentativo di colpo di Stato nel quale le forze leali al presidente Salva Kiir di etnia dinka si sono scontrate con quelle fedeli all'ex vicepresidente Riech Machar di etnia nuer.

Un conflitto etnico crudele che ha sprofondato il paese nella miseria più assoluta, nella carestia, e causato massacri, stupri di massa, esecuzioni sommarie, almeno centomila morti, migliaia di bambini soldato e la fuga di almeno un sesto della popolazione (circa due milioni di profughi interni relegati in campi provvisori che dovrebbero essere sorvegliati appunto dai caschi blu dell'ONU)

È accaduto anche a Juba, la capitale, a un chilometro da una base di UNMISS. È l’11 luglio scorso e i soldati fanno irruzione al Terrain Hotel. Un giornalista è ucciso a colpi di pistola perché Nuer, le cooperanti delle ONG straniere sono stuprate e tenute in ostaggio per ore. Racconteranno che le chiamate e gli sms ai comandi ONU vanno a vuoto.

La risposta internazionale? Una riunione del Consiglio di sicurezza, il 12 agosto. È autorizzato l'invio di 4000 soldati, parte di una "forza regionale" chiamata a coadiuvare i 12.500 peacekeeper già dispiegati prima e dopo l’inizio del conflitto civile nel 2013. L’incarico è difendere i civili, e anche il presupposto resta lo stesso, operare d’intesa con il governo di Kiir, corresponsabile delle stragi e del naufragio dell’accordo di pace di un anno fa.

A Juba non si fanno illusioni. "I funzionari Onu sottolineano che mancano armi ed equipaggiamenti per potersi contrapporre alle unità dell’esercito. E poi in una guerra civile le persone da proteggere sono centinaia di migliaia e i territori da pattugliare enormi"

A 20 anni dagli orrori di Srebrenica e del Rwanda, l'ONU rischia di fallire ancora. In Sud Sudan, ma non solo, i caschi blu sono sotto-equipaggiati e a metterli a disposizione sono per lo più Stati con risorse ridotte. Statistiche alla mano, a livello globale Bangladesh, Etiopia, India, Pakistan e Rwanda forniscono il 36 per cento dei soldati.

I risultati si vedono, soprattutto in Africa, in Sudan, nella mai pacificata regione del Darfur; nell’est del Congo, dove nonostante un mandato rafforzato continuano le incursioni dei ribelli; in Mali, con gli islamisti pronti a rivendicare nuovi attentati; nella Repubblica Centrafricana, con i caschi blu accusati di abusi sessuali ai danni di chi avrebbero dovuto difendere - leggi - (Repubblica Centrafricana, soldati francesi accusati di abusi sui bambini)

Gravissima in particolare la situazione della missione ONU nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO) dove i caschi blu si trovano in mezzo all'ormai ventennale conflitto del Kivu per il controllo delle miniere di minerali preziosi e di coltan, e tuttavia non riescono a fermare le violenze e le brutalità delle milizie contro la popolazione civile, e soprattutto gli stupri di massa - leggi - (In una sola ora, ogni ora, 48 donne sono stuprate nella Repubblica Democratica del Congo)

Troppo, anche per gli esperti dell'ONU. "Le missioni sembrano ormai una risposta scontata a conflitti che i membri permanenti del Consiglio di sicurezza ritengono di importanza secondaria"

Missioni e operazioni di Pace ONU attualmente attive in Africa
1991 United Nations
Mission for the Referendum in Western Sahara
Sahara Occidentale MINURSO Occupazione
marocchina del Sahara Occidentale
2003 United Nations
Mission in Liberia
Liberia UNMIL Seconda guerra
civile in Liberia
2004 United Nations
Operation in Côte d'Ivoire
Costa d'Avorio UNOCI Guerra Civile in
Costa d'Avorio
2007 United
Nations African Union Mission in Darfur
Sudan UNAMID Conflitto del Darfur
2010 United Nations
Organization Stabilization Mission in the DR Congo
Repubblica
Democratica del Congo
MONUSCO Conflitto del Kivu,
regione mineraria della RDC
2011 United Nations
Interim Security Force for Abyei
Abyei UNISFA Conflitto in Sudan
2011 United Nations
Mission in the Republic of South Sudan
Sud Sudan UNMISS Guerra civile del
Sud Sudan
2013 United Nations
Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali
Mali MINUSMA Guerra in Mali
2014 United Nations
Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central
African Republic 
Repubblica
Centrafricana
MINUSCA Seconda guerra
civile della Repubblica  Centrafricana

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Articolo a cura di
Maris Davis

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