lunedì 12 settembre 2016

Steve Biko, eroe anti-apartheid che nessuno ha mai dimenticato

Il 12 settembre 1977 è una data triste per chi crede nella libertà, nella giustizia e nell'uguaglianza tra gli uomini. Quel giorno, sul pavimento di una cella vuota della prigione di Pretoria in Sudafrica si spense la giovane vita (aveva solo 30 anni) di Stephen Bantu Biko, detto Steve, attivista nero anti-apartheid.

Steven Bantu Biko, cristiano di di etnia xhosa, era nato nel 1946 in Sudafrica. Studente di medicina all'Università del Natal, era diventato un leader studentesco del movimento anti-segregazionista sudafricano. Alla fine degli anni '60 partecipò alla nascita del Black Consciousness Movement, di cui divenne leader.

Espulso per la sua attività politica dall'Università nel 1972. Nel febbraio 1973 il regime sudafricano lo mise in una condizione di "isolamento forzato". Gli fu proibito di incontrare più di una persona alla volta, di parlare con i giornalisti, di avere pubblica vita, così come fu proibito a chiunque di riportare sue parole o suoi scritti.

Nonostante le restrizioni l'attività del movimento e di Biko stesso non si fermarono. Furono tra i protagonisti delle protesta di Soweto, che sfociò nella violenta repressione, e nel massacro del 16 giugno 1976.

Steve Biko
Biko era stato arrestato poco meno di un mese prima di quel 12 settembre 1977, il 18 agosto. Rinchiuso in una cella per il colore della sua pelle, nera. Fin dai tempi della scuola, quella per soli neri, Steve Biko, nato nel dicembre 1946, iniziò la sua battaglia politica per i diritti nei neri in Sudafrica. Prima nei movimenti studenteschi e infine nella Black Consciousness Movement (Movimento per la Consapevolezza dei Neri), che ispirata dai movimenti della Negritudine in Africa (Frantz Fenon, Kwame Nhrumah, Amilcar Cabral) e dal movimento anti-razziale di Malcom X negli Stati Uniti (Black Power, Potere Nero), voleva essere la "rinascita politica e culturale di un popolo oppresso".

Un movimento, quello della Black Consciousness, totalmente libero dalla presenza dei bianchi. Per questa ragione per Biko, l'ANC (African National Congress) di Nelson Mandela non fu mai un riferimento, né politico né culturale. Che perfino quando l'ANC scelse la lotta armata, non osò definire il movimento di Nelson Mandela "troppo moderato"

In effetti tra Steve Boko e Nelson Mandela ci furono molti contrasti, mentre Mandela immaginava un mondo dove bianchi e neri vivevano insieme nel rispetto reciproco e nella piena mescolanza tra di loro (un mondo di pari tra uguali), il movimento a cui apparteneva Steve Biko credeva, sì nell'uguaglianza tra le razze, ma anche nella divisione dei poteri tra bianchi e neri, e dove solo i neri, fino ad allora oppressi, dovevano prendere in mano le redini del governo.

Il 6 settembre 1977 Biko fu interrogato nella stanza 619 dai sui aguzzini, tra cui vi era Gideon Niuwoudt, morto nel 2005, una guardia carceraria famosa per il sul odio verso i neri. Le percosse furono tali che lo ridussero in fin di vita. I suoi carcerieri bianchi dissero che si agitava troppo e per una spiacevole fatalità sbatté la testa contro le sbarre della cella.

L'11 settembre, venne trovato nella sua cella in condizioni disperate, si decise di trasportarlo a Pretoria, dove il carcere era attrezzato con un'unità medica. La traduzione, per usare il gergo carcerario, avvenne su di una Land Rover, che di notte viaggiò per 1100 chilometri. Biko fu gettato come un animale, questo o poco più era il valore che i suoi carcerieri davano alla sua vita, nel cassone dell'auto, ammanettato e nudo. Morirà la sera dopo a Pretoria. Il governo sudafricano sostenne che era morto per un prolungato sciopero della fame.

Biko è stato un'uomo che ha creduto, fino alle estreme conseguenze, nelle sue idee, nell'uguaglianza tra bianchi e neri e ancor più nella necessità di una emancipazione, soprattutto culturale, della sua gente.

In molti luoghi del Sudafrica, in particolare tra i giovani e nelle periferie delle grandi città, ancora oggi il mito di Steve Biko è forte e spesso supera quello dello stesso Nelson Mandela.

In occidente la figura di Biko è conosciuta spesso più per una canzone che nel 1980 Peter Gabriel scrisse per ricordarlo. Biko, è un omaggio rispettoso e intenso che l'artista pop inglese (ex leader dei Genesis) ha voluto dedicare ad un uomo integro, che come purtroppo molti altri africani, è stato stroncato dal potere dei bianchi. Uno canzone che poi molti altri artisti hanno voluto riproporre, come ad esempio i Simple Minds, Joan Beaz e Manu Dibango. Una canzone che nel Sudafrica dell'apartheid era vietatissima, come fu vietato all'artista che la scrisse di mettere mai piede in Sudafrica.

La storia di Steven Biko è venuta alla luce grazie al lavoro di un giornalista bianco sudafricano, Donald Woods, che negli ultimi anni della vita del leader nero, aveva avuto modo di conoscere e stimare. Woods fu costretto all'esilio (ritornò il Sudafrica solo nel 1994). Nel 1987 sul rapporto tra Biko e Woods, e sulla lotta del giornalista per far conoscere la verità fu ricavato anche un film, Grido di Libertà (Cry Freedom).

Secondo molti storici l'omicidio di Biko fu uno nei maggiori eventi avvenuti nel Sudafrica dell'apartheid, e ne decretò l'inizio della caduta del sistema segregazionista, che in effetti avvenne 13 anni dopo.
(fonti storiche da Blog Sankara)


Settembre '77
Port Elizabeth, condizioni metereologiche buone
Era il solito lavoro
Nella stanza della polizia 619

Quando cerco di dormire, la notte
riesco a sognare solo in rosso
Il mondo fuori è bianco e nero
E solo uno di questi due colori è morto.

Potete spegnere una candela
Ma non potete spegnere un fuoco
Una volta che le fiamme cominceranno ad attecchire
Il vento le soffierà più in alto.

L'uomo è morto.
E gli occhi del mondo,
Ora, lo stanno guardando
(Peter Gabriel)

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Articolo a cura di
Maris Davis

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