23 novembre 2014

Sud Sudan, tra guerra civile e catastrofe umanitaria

Immagini dai Campi Profughi del Sud Sudan
e di rifugiati sud sudanesi in Etiopia
(Foto UNHCR)

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Hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di cibo. Sono 650 mila rifugiati nei 24 campi profughi dell'Etiopia che sopravvivono grazie ai cereali, allo zucchero e all'olio che il PAM (Programma Alimentare dell'Onu), distribuisce per evitare una catastrofe umanitaria ancora peggiore.

Sud Sudan, allagamenti causati dalle abbondanti piogge
Erano 450.000 fino a dieci mesi fa, soprattutto etritrei e somali, ma anche sudanesi e sud sudanesi spinti al di qua del confine, nell'area di Gambella, dalla guerra civile. Un terribile guerra civile tra i lealisti di etnia dinka del presidente del Sud Sudan Salva Kiir, e i ribelli nuer del suo ex vice Riek Machar.

Tendopoli sterminate organizzate dall'Unhcr, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati, magazzini di tela cerata o di lamiera per stivare tonnellate di cereali del PAM. La gente in fila per avere le razioni e prendere l'acqua, o per terra, in attesa del nulla. E i bambini, tanti, un po' vestiti e un po' no. I più piccoli in braccio alle madri, gli altri che provano a giocare tra la polvere e le mosche dove c'è il sole, o tra il fango e le mosche dove piove. Sempre scalzi.

Ma non è finita. La pace è ancora lontana nel più giovane stato del pianeta, che ha raggiunto l'indipendenza dal Sudan nel 2011. E i paesi vicini, Etiopia in testa, ma anche Kenya, Uganda, e addirittura Sudan, sono l'unica possibilità di salvezza.

La stagione delle piogge sta finendo e da gennaio le operazioni militari potrebbero essere più intense. Si rischia una nuova ondata di profughi.

Entry Point di Pagak
Unhcr, Pam e Echo si preparano per accogliere i profughi provenienti dal Sud Sudan soprattutto negli "Entry Point", i punti di varco da dove sono approntati i centri di prima accoglienza come quello di Pagak, nell'Etiopia occidentale al confine con il Sud Sudan. Da Pagak sono entrati 90 mila disperati e nelle prossime settimane ne potrebbero arrivare altre migliaia.

Al di là del confine, a poche centinaia di metri, la guerra civile, di qua, in Etipia, la salvezza, razioni di cibo e tendoni. L'acqua del fiume Gikow gonfiato dalla pioggia, per fare il bagno. Qualche giorno di sosta per i profughi stremati, tante le donne e i bambini nutriti con l'Hight Energy Biscuits (biscotti ad elevata energia), per evitare i tracollo, e poi il trasferimento nei campi più interni e più organizzati.

Ma ora da Pagak non ci si può più muovere e da tre mesi tremila sud sudanesi sono bloccati. Le alluvioni durante la stagione delle piogge hanno reso impraticabili molte zone, e i campi profughi della regione di Gambella sono pieni.

Campi profughi nella regione di Gambella:
  • Kule, a un trentina di chilometri dal confine, aperto dallo scorso maggio, ospita 45 mila persone.
  • Leichtuor, a 120 chilometri dal confine, che ha sofferto più di tutti per le innondazioni, i rifugiati sono quasi 48 mila.
  • Tierkidi, ospita circa 49 mila sud sudanesi.

Campo Profughi di Leichtuor
Ovunque la maggioranza sono donne e bambini. Gli uomini sono rimasti al di là del confine, a combattere.

L'Etiopia, che ha scelto una politica di "Open Door" (Porte Aperte), è il Paese africano con il maggior numero di rifugiati. E solo ai sud sudanesi sono state distribuite da dicembre, quasi 20 mila tonnellate di cibo, per un valore totale che entro la fine dell'anno arriverà a 30 milioni di dollari. Ma servono altri soldi per sfamare tutti i 650.000 profughi del Sud Sudan, almeno altri 44 milioni di dollari entro il 2015.

Non tutti ce l'hanno fatta a scappare. Un milione di civili, c'è chi dice due milioni, hanno abbandonato case e villaggi, orti e bestiame, e sono intrappolati all'interno dei confini sud sudanesi senza risorse. Ogni giorno, più volte al giorno almeno sei aerei del PAM decollano dagli aeroporti di Gambella, Asosa e Jimma per lanciare cibo nelle zone del Sud Sudan dove si trovano i così detti "rifugiati interni".

Da marzo 2014 sono stati lanciati in Sud Sudan almeno 30 mila tonnellate di alimenti, ma se non arriva la pace ci sarà bisogno di lanciare cibo per tutto il 2015.

Fonti e dati di questo articolo (Ansa e Al Jazeera)




Articolo di

Maris Davis

Questo articolo fa parte delle Campagne Informative "Guerre dimenticate dell'Africa"




16 novembre 2014

Eritrea, in fuga dall'orrore

Migranti eritrei nei campi del Sinai
Si stima che oltre tremila persone ogni mese fuggano dall'Eritrea, un paese che è considerato una prigione a cielo aperto. Un paese dove i giovani vengono reclutati a forza nell'esercito già a 16 o 17 anni e poi costretti a restarci praticamente tutta la vita. Sfruttati, costretti a lavorare per il governo, insomma resi schiavi.

Il nome Eritrea deriva dal greco "erythros" che significa rosso, e quindi paese che si affaccia sul Mar Rosso.

La Storia
Sotto l'influenza italiana fin dalla fine dell'Ottocento, divenne colonia italiana nel 1935 quando le truppe dell'allora regime fascista entrarono ad Addis Abeba. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, passò sotto il protettorato inglese (battaglia di Cheren). Nel 1947, dopo il trattato di Parigi, l'Italia dovette rinunciare definitivamente all'Eritrea che nel 1952 divenne parte dell'Impero di Etiopia.

La piena indipendenza l'Eritrea la ottenne solo nel 1993 quando salì al potere Isaias Afewerki che da allora governa con pugno di ferro attraverso una rigida dittatura militare .. leggi tutto.

Un lager a cielo aperto
Tra fame e terrore, leva obbligatoria praticamente a vita, deportazioni di massa, torture e carcere per gli oppositori, una dittatura "brutale" e "sanguinaria" per purtroppo si regge anche sul decisivo sostegno dell'Italia.

Accordi di cooperazione tra il regime eritreo e l'Italia sostengono un regime brutale, appalti per la costruzione di dighe e lo sfruttamento dell'energia idro-elettrica, accordi per lo sfruttamento di vaste aree di territori agricoli di cui beneficiano aziende e multinazionali. Importanti giacimenti di potassio, oro, ferro e petrolio e altri minerali sono oggetto di sfruttamento intensivo da parte di compagnie straniere, tra le quali molte italiane.

Proteste della comunità degli eritrei in Italia
contro il regime del loro paese
Spaventoso il bilancio dei diritti umani. Il presidente Afewerki è considerato l'ultimo despota "comunista" del continente nero, e secondo le Nazioni Unite supera in ferocia persino la Corea del Nord. Ma nonostante la consapevolezza della brutalità di quel regime la politica estera italiana punta molto sulla ex-colonia, meno di cinque milioni di abitanti e costo della manodopera quasi a zero grazie ai "lavori forzati".

A far gola anche lo sfruttamento dei chilometri di spiagge che si affacciano sul Mar Rosso, che l'Etiopia vorrebbe trasformare in un "paradiso" per i turisti, e un giorno fare concorrenza alle spiagge dell'Egitto. In ballo la costruzione di villaggi turistici e hotel di gran lusso.

In fuga dall'orrore
Giovani costretti a fare il servizio militare praticamente per tutta la vita, una vita schiavizzante, senza speranza, senza un futuro. Ma è solo una delle cause per cui i giovani fuggono dall'Eritrea, si calcola almeno tremila al mese.

Si fugge quasi sempre con la complicità dell'esercito o di funzionari governativi, una complicità che spesso si rivela una vera e propria "trappola" ordita dallo stesso "regime" per ricattare poi le famiglie e i parenti rimasti in patria.

Con 1.200-2.000 dollari "qualcuno" ti accompagna al confine con il Sudan. I più fortunati vengono presi in consegna dall'UNHCR (Agenzia Onu per i Rifugiati), ma altri vengono venduti a bande di trafficanti sudanesi, che dopo averli accompagnati al confine egiziano, a loro volta li "vendono" a famiglie egiziane che attraverso la penisola del Sinai li portano al confine con Israele.

Esseri umani considerati come merce. In tutti questi passaggi di mano gli eritrei vengono usati come vera e propria merce di scambio il cui prezzo sale fino ad arrivare 15-20.000 dollari.

Arrivati al confine con Israele i profughi vengono "stabilizzati" e rinchiusi in campi. Chi può pagare riesce ad arrivare in Israele, altri tentano il viaggio verso la Libia e poi l'Italia, molti altri che non possono pagare vengono invece riconsegnati al regime eritreo, il quale chiede un riscatto alla famiglia anche di 30-35.000 dollari per riportare indietro il proprio congiunto.

Alganesh Fessaha
Un viaggio fatto di torture
Durante il viaggio e poi anche nei campi del Sinai al confine con Israele i migranti eritrei subiscono ogni sorta di "torture" dai trafficanti di uomini. Le donne violentate anche 3-4 volte al giorno, i giovani e gli uomini sodomizzati con tubi metallici. Appesi per le mani per ore in pieno sole senza acqua né cibo. Le loro carni bruciate con plastica fusa o ferro bollente. Torturati anche i bambini, se ci sono bambini piccoli.

Si parla anche di traffico di organi, alcune testimonianze dirette avvalorano questa tesi.

I 366 migranti morti nel naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa erano in gran parte di nazionalità eritrea. Morti per fuggire da uno Stato-lager che rende i suoi cittadini schiavi a vita. Ma migliaia sono i profughi eritrei che muoiono durante questi viaggi. Muoiono per le torture subite dai trafficanti di uomini, muoiono di stenti, o muoiono in mare durante le traversate.

Dalla testimonianza di Alganesh Fessaha, attivista eritrea di Ghandi Charity, vive a Milano e da cinque cerca di salvare i suoi connazionali dai trafficanti di uomini sudanesi ed egiziani.

Il Video (in italiano)

Questo articolo fa parte della nostra Campagna Informativa "Guerre dimenticate dell'Africa" e "Moderne Schiavitù"
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21 settembre 2014

Gli scafisti ridevano mentre il barcone affondava

Su quel barcone affondato tra il 14 e il 15 settembre scorso a 300 miglia da Malta c'erano circa 500 migranti, si sono salvati in pochissimi. Tutti erano partiti da Gaza pagando con i soldi ricevuti per la ricostruzione delle loro case. A bordo del barcone fatto affondare c'erano anche un centinaio di bambini.

La testimonianza agghiacciante dei sopravvissuti al naufragio. "Hanno speronato la nave perché abbiamo rifiutato di trasferirci su una più piccola".

Continuano ad emergere dettagli raccapriccianti riguardanti lo speronamento e il conseguente affondamento di un barcone partito dall'Egitto con oltre 500 immigrati quasi tutti provenienti dalla Palestina.

I funzionari dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che hanno parlato a Creta con sei dei sopravvissuti a quelli che l'Unione Europea ha definito "omicidi e non incidenti in mare", riferiscono che gli scafisti, tre o quattro tutti egiziani, si sarebbero infuriati quando gli immigrati si sono rifiutati di trasferirsi su una barca più piccola e che gli immigrati ritenevano "non sicura".

Durante quello stesso viaggio avevano dovuto cambiare imbarcazione altre tre volte. Così quando per l'ennesima volta venivano obbligati a trasferirsi su un'altra barca gli immigrati hanno opposto resistenza e così gli scafisti hanno minacciato di fare ritorno in Egitto, da dove erano partiti. Gli immigrati a quel punto, piuttosto che salire su una barca ritenuta non sicura, hanno deciso che era preferibile tornare indietro.

Itinerario del barcone fatto affondare dagli scafisti.
Partito dall'Egitto era diretto in Sicilia.
Una decisione che ha suscitato l'ira degli scafisti che hanno iniziato ad urlare e a tirare pezzi di legno contro i migranti. È stato quello il momento che l'imbarcazione degli scafisti si è avvicinata per speronare il barcone. Alcuni degli immigrati sono saltati nella barca più piccola, altri sono subito caduti in mare, altri che tentavano di salire sulla barca più piccola venivano spinti a forza in mare.

L'imbarcazione degli scafisti ha continuato per più volte a speronare quella dei migranti che a quel punto ha iniziato ad imbarcare acqua fino a rovesciarsi. Uno degli scafisti, brandendo un macete, tagliava le mani di chiunque tentasse di aggrapparsi alla loro barca.

I "trafficanti di uomini" hanno continuato a girare intorno ridendo mentre i migranti, donne e bambini, affogavano tra grida e pianti di disperazione. Un sopravvissuto ha detto che uno dei migranti, piuttosto che morire annegato si sarebbe impiccato prima di affondare.

Solo quando l'imbarcazione è affondata completamente gli scafisti di sono allontanati dal luogo della tragedia.

Hamed, 16 anni appena, palestinese è appena stato dimesso dall'ospedale di Pozzallo, è uno dei nove sopravvissuti alla tragedia .. "Quelli che come me sono stati salvati dalla nave (il mercantile panamense Pegasus) siamo stati in 9 o in 10. Tutti gli altri, centinaia di persone, intere famiglie con bambini sono morti, finiti in fondo al mare".

I responsabili di quell'omicidio di massa sul quale sta ora indagando la Procura di Catania per il reato di "strage", sono fuggiti su quel barcone che è stata la "cabina di regia della morte" e probabilmente sono già rientrati in Egitto pronti ad organizzare altre attraversate della morte.
(Fonte .. la Repubblica Cronache)




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19 settembre 2014

Turismo sessuale a spese dei minori di paesi poveri

Secondo l'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile, il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale è considerato il terzo traffico illegale dopo droga e armi, con un volume di affari complessivo intorno agli 80-100 miliardi di dollari.

La pratica del turismo sessuale, di chi prende un volo e cerca un albergo per fare sesso a due soldi con le ragazze del posto, spesso bambine, è diffusa soprattutto nei Paesi più poveri. Nella trappola del così detto "turismo sessuale", ci finiscono soprattutto i più piccoli.

Figli, mariti, padri, lavoratori. E poi un aereo, e poi in vacanza al sud del mondo, e poi il demonio. Italiani, tra quelli che "consumano" di più sesso a pagamento a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile.

Italiani i primi "pedofili" in Kenya. Attivissimi nell'olocausto che travolge 15.000 creature, il 30% di tutte le bambine che vivono a Malindi, Mombasa e Kilifi. Piccole schiave per turisti. In vendita a orario continuato, per mano, spesso, dei loro stessi genitori.

In genere hanno tra i 12 e i 14 anni, ma possono averne anche 9, o 7, addirittura solo 5. Minuscoli bottini per turisti, burattini di carne da manipolare a piacimento. Foto e filmati da portare a casa come souvenir. Costa quanto una buona cena o un'escursione. Pacchetto "venduto" tutto compreso, alloggio, vitto, viaggio, drink, preservativi e ragazze.

Sono così piccole, se le vanno a comprare nei bordelli e poi le "stuprano". Trattano il prezzo parlando quasi sempre lingue occidentali, e ottantamila volte all'anno è la lingua italiana.

I numeri. Sono tre milioni i turisti che ogni anno partono per viaggi in cerca di sesso. Di questi, secondo l'osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile del dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio dei ministri (vai al sito):
  • Un sesto è alla ricerca di minorenni, con un volume d'affari complessivo intorno agli 80-100 miliardi di dollari.
  • Turisti occasionali (65%), abituali (30%), pedofili (5%). Tutti in viaggio per lo stesso fine.
  • La maggior parte dei turisti che dedicano la propria vacanza a sfondo sessuale sono, per il 37% tra i 31 e 40 anni, e sono per la quasi totalità occidentali.
  • Le vittime del turismo sessuale sono per il 60% comprese tra i 13 e i 17 anni, per il 30% dai 7 ai 12 anni, per il 10% anche più piccoli di 6 anni.
  • Il 75% dei minori coinvolti di bambine.
  • Tra le destinazioni più frequentate il Brasile, il Nepal, il Bangladesh, la Colombia, l'Ucraina, a Thailandia. In Africa è il Kenya delle spiagge "immacolate" il luogo preferito dagli italiani .. (fonte Ecpat)
Il giro d'affari. Il turismo sessuale e il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale è il terzo traffico illegale per ordine di importanza dopo droga e armi, importante a tal punto che il fenomeno ha assunto una rilevanza mondiale.

Il turismo sessuale viene definito dall'Osservatorio per il contrasto alla pedofilia "un'insieme di viaggi organizzati dagli operatori del settore turistico o da esterni che usano le proprie strutture e reti con l'intento primario di far intraprendere al turista una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo di destinazione".

Il fenomeno del turismo sessuale si è intensificato negli ultimi anni sia a causa del maggiore impoverimento dei "Paesi del Sud del mondo", dove i bambini entrano nel giro della prostituzione spinti dalla miseria, dalla fame e dalla mancanza di lavoro dei familiari, e sia per l'aumento del "turismo di massa".

La rete. Stai progettando il tuo prossimo viaggio e vuoi consigli su dove andare a fare turismo sessuale in Europa e nel mondo ?? Tra le recensioni e consigli per scoprire luoghi e mete per vacanze sessuali (sia per uomini che per donne). Sono tantissimi i siti internet che offrono questi "servizi particolari", sono on-line alla portata di tutti e sono consultabili. Danno informazioni e consigli su dove e come soggiornare al meglio. Sono descritte mete e destinazioni, consigli per il viaggio e curiosità.

L'Osservatorio. Opera al "Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio" - Vai al Sito -

Il compito principale di questo organismo è di acquisire e monitorare i dati e le informazioni relativi alle attività svolte da tutte le amministrazioni pubbliche per la prevenzione e la repressione dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori, anche attraverso a creazione di una banca dati del fenomeno.

Le pene previste. L'Italia da sempre contrasta ogni forma di abuso e di sfruttamento sessuale dei minori. La legge 269/98 contro lo "Sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù" ha introdotto molte novità, tra cui la punibilità in patria dei cittadini italiani che commettono all'estero crimini sessuali contro i minori, anche quando il reato è stato commesso in concorso con uno straniero (art. 604 del codice penale).

La legge ha inoltre inserito la punibilità delle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, per cui chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla prostituzione a danno di minori, è punito con la reclusione da 6 a 12 anni.

Reato difficile da dimostrare, soprattutto se commesso in un paese straniero. La citata legge 269/98 prevede il solo "reato" commesso in danno di minori. Non c'è reato quando il rapporto sessuale avviene tra adulti consenzienti, seppur a pagamento.

  • Difficile dimostrare l'età del minore o della minore abusata se ciò avviene all'estero,
  • Gli abusi non saranno mai denunciati. Le stesse vittime sono controllate da organizzazioni criminali, o sono spinte da uno stato di necessità.
  • Le stesse autorità dei paesi stranieri dove avvengono gli abusi non reprimono questo traffico con la dovuta autorevolezza, quasi sempre esse stesse parte integrante di queste organizzazioni criminali.
  • Molti sono i siti internet (in chiaro) che pubblicizzano i "percorsi e le destinazioni del sesso" con tanto di locali e bordelli. Sono siti che però si guardano bene dal spiegare l'età e lo stato di "costrizione"  in cui si trovano le "prostitute-bambine".
In materia di turismo sessuale in danno di minori è necessaria una collaborazione decisa e autorevole tra le polizie dei paesi di "partenza" e quelle dei paesi di "destinazione" dei turisti del sesso. Una collaborazione che al momento è del tutto assente o, nel migliore dei casi, decisamente insufficiente .. Non bastano le leggi, bisogna renderle applicabili.




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09 settembre 2014

Nord Nigeria, un genocidio in atto nell'indifferenza del mondo

Abubakar Shekau, al centro nella foto
Boko Haram sogna un Califfato benedetto dell'Isis. I jihadisti nigeriani ricevono supporto tattico e strategico dallo Stato Islamico proclamato tra Siria e Iraq.

In aprile il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, nello Stato di Borno, aveva segnato un salto di qualità da parte dei miliziani islamici nigeriani. Fino a quel momento infatti Boko Haram si era distinta per i continui attentati contro obiettivi cristiani: scuole, edifici di culto, villaggi.

L'organizzazione jihadista nigeriana è votata alla lotta contro i valori occidentali e il Cristianesimo. Il suo nome infatti significa "l'educazione occidentale è peccato". Dopo il rapimento delle studentesse, mai liberate e ancora nelle loro mani, Boko Haram ha intensificato i suoi raid contro i villaggi nel nord-est della Nigeria facendo razzie, uccidendo civili, distruggendo case ed edifici. Ma fino a poche settimane fa le loro ero solo incursioni.

I successi e l'avanzata dell'Isis in Iraq ha "ispirato" anche i terroristi islamici nigeriani, e non solo. È ormai accertato che Boko Haram riceve armi e supporto dallo Stato Islamico.

Da due settimane è in atto, soprattutto nello Stato di Borno, una vera e propria occupazione stabile di territori sempre più vasta e il cambio di strategia è evidente. Dopo la conquista della città di Gwoza, alla fine di agosto, il leder di Boko Haram, Abubakar Shekau, ha diffuso un video-messaggio in cui dichiarava che le zone conquistate non hanno ormai più "nulla a che fare con la Nigeria" e proclamava la nascita di un sedicente "Califfato Islamico".

Molte sono ormai le città nelle mani di Boko Haram: Gamboru-Ngala, al confine con il Camerun, Gwoza, Marte e Bama nello Stato di Borno, Buni Yadi nello Stato di Yobe, e Madagali nello Stato del Madagali.

Conquistata anche tutta la regione intorno alla capitale del Borno, Maidiguri, che rischia di diventare la nuova Mosul - leggi -

Un vero e proprio genocidio in atto. Testimonianze di civili in fuga affermano che nelle città occupate da Boko Haram centinaia di cristiani e mussulmani moderati vengono uccise a sangue freddo, e moltissimi con il macete. A Gamboru-Ngala ucciso anche il più alto dignitario musulmano della città. "Massacrano i civili come fossero polli".


Città di Bama, cadaveri nelle strade
Dalla città di Bama giungono testimonianze di centinaia di cadaveri disseminati nelle strade e che i miliziani impediscono di dar loro sepoltura.

Secondo l'ONU, nelle sole ultime due settimane, sono ormai 12.000 i civili fuggiti in Niger e altri 4.000 in Camerun, portando il totale dei rifugiati "interni" a quasi centomila.

Questa offensiva degli islamisti nigeriani è un vero e proprio salto di qualità, la dimostrazione che armi, armamenti e un ingente flusso di denaro è a disposizione di Boko Haram.


Lara Zarrougui, rappresentate ONU per i bambini nei conflitti armati, ha appena diffuso dati agghiaccianti per quanto riguarda la Nigeria. Durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e dopo aver ricordato le oltre 200 studentesse ancora nelle mani di Boko Haram, ha affermato che nel 2013 in Nigeria sono morti almeno 100 studenti e 70 insegnanti durante le incursioni nelle scuole e in campus universitari - leggi -

Ciò che sta accadendo in queste settimane in Nigeria è lo stesso orrore provocato dall'Isis in Iraq, ma a quanto pare, è un "orrore" di "serie B" visto che tutto ciò avviene nell'indifferenza delle istituzioni internazionali e dei media mondiali.

Ieri in una controffensiva l'esercito nigeriano ha riconquistato la città di Bama - leggi -, ma è ancora una goccia nell'indifferenza di un genocidio in atto.


Il mio NO all'Islam è totale e assoluto

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Questo articolo fa parte nella nostra campagna "Difendiamo i Cristiani in Nigeria e nel Mondo"

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13 agosto 2014

Sud Sudan tra violenze, esodo di massa e prostituzione minorile

Profughi Sud Sudan
Sud Sudan, è lo Stato più giovane del mondo. Conquistò l'indipendenza tre anni fa dopo un conflitto durato 20 anni con il Sudan, e dopo un drammatico referendum. Dal 9 luglio 2011 il Sud Sudan è uno Stato indipendente e dal 14 luglio dello stesso anno fa parte a tutti gli effetti anche dell'ONU.

Tre anni fa un governo, che noi avremmo definito di "larghe intese" tra il presidente Salva Kiir Mayardit di etnia dinka e il vice-presidente Riek Machar di etnia nuer, aveva gestito pacificamente il primo periodo dell'indipendenza, ma lo scorso anno le rivalità etniche hanno prevalso, di mezzo c'è anche il controllo del petrolio della regione di Malakal.

Escalation di violenze, distruzione di strutture sanitarie, esodo di massa, almeno 1,5 milioni di persone (un sesto della popolazione) costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.

Tenendo presente che nel vicino Darfur è in atto un altro conflitto decennale contro le forze governative sudanesi e che proprio in questi mesi sta provocando un ennesimo drammatico esodo massa di cui nessuno parla, ed è strano di come il mondo si sia dimenticato così presto del Darfur, nome che era al centro dell'attenzione globale.

Questo quadro conflittuale è il segno che la situazione in entrambi paesi (Sud Sudan e Darfur) la situazione è decisamente fuori controllo.

L'agenzia ONU per il coordinamento degli aiuti umanitari, Ocha, conferma che solo il 3% dei 995 milioni di dollari di aiuti umanitari promessi dai grandi donatori (Stati, governi nazionali, ecc..) sono effettivamente stati consegnati,  e come se non bastasse, a seguito del potenziamento della missione nella Repubblica Centrafricana, l'ONU ha deciso di ridurre i fondi per il contingente e le agenzie umanitarie dispiegate in Sudan.

A tre anni dall'indipendenza raggiunta dopo oltre 20 anni di guerra con il Sudan, l'anniversario cade durante una sanguinosa guerra civile. L'ultimo rapporto dell'Ocha, diffuso il 4 luglio scorso, rileva che sono ormai 1,1 milioni gli sfollati interni, buona parte dei quali ospitati in campi sovraffollati dove è difficile soddisfare i bisogni di base e le condizioni di vita sono precarie. Di questi, circa 100.000, in grande maggioranza donne e bambini Nuer, si trovano in 10 campi all'interno di basi della missione di pace UnMiss difesi dai caschi blu.

E il conflitto non ha risparmiato neanche gli ospedali, dall'inizio dell'anno sei sono stati saccheggiati o bruciati e almeno 58 persone uccise al loro interno. Il rapporto di Medici senza frontiere del Sud Sudan traccia un bilancio drammatico che vede nella violenza nelle strutture ospedaliere la negazione dell'assistenza medica a molte delle persone più vulnerabili del paese.

Sud Sudan, guerra e prostituzione minorile. 
Prostitute minorenni davanti
ad un bordello di Juba
Maria è una bella ragazzina di soli 14 anni, il suo papà è morto qualche anno fa, abitava a Bor e con la mamma ha perso i contatti a causa del conflitto. Lontani parenti l'hanno portata a Juba (la capitale). Le amiche l'hanno avviata alla prostituzione, come spesso succede.

Susanna, è orfana. Anche lei ha solo 14 anni. Dice che solo con la prostituzione non ce la fa a vivere. "Sono piccola, non posso prendere più di tre clienti al giorno, ma anche così mi stanco e talvolta non posso lavorare per diversi giorni".

Si calcola che cinquecento ragazze dei tremila tra bambini e adolescenti che vivono in strada a Juba, siano vittime del mercato della prostituzione. Confident Children out of Conflict (CCC) e l'ambasciata francese hanno seguito da vicino 559 ragazze e il 31% tra esse è vittima del mercato del sesso.

La guerra è anche questo, uccide dapprima i genitori, i familiari, e poi si viene derubati della propria infanzia, della propria giovinezza, delle speranze, dei sogni. Poi invece di un fucile, ti uccide l'AIDS.

Spesso gli sfollati perdono il contatto con i propri familiari, dunque viene a mancare il ruolo della famiglia tradizionale che protegge il minore, che viene lasciato solo e badare a se stesso in tutti i sensi, e specialmente le ragazzine sole sono ad alto rischio prostituzione.

Prima che scoppiasse la guerra civile le prostitute erano quasi tutte straniere, provenivano dal Kenya, dalla Repubblica Democratica del Congo, dall'Uganda, ma poi sono scappate, e sono state sostituite dalle varie Maria e Susanna, e da altre centinaia di ragazze che ora lavorano al mercato di Gumb e Jahel.


I clienti non mancano. A Juba ci sono molti soldati sin dall'inizio del conflitto. Le ragazzine pagano da 5 a 10 dollari (al giorno) per una camera in un bordello. Guadagnano appena abbastanza per pagare l'affitto e comprare il necessario per vivere, calcolando che una buona parte del guadagno viene speso in profilattici. Ma anche con il profilattico l'incidenza di rimanere siero-positive è altissimo.

Un "bordello" rende bene, al suo gestore. Più o meno 2.000 dollari al mese. Niente male se si paragona al reddito medio pro-capite del Sud Sudan (circa 800 dollari). Purtroppo però i proprietari non vengono perseguiti dalla legge. Anzi, la polizia non fa nulla. Al massimo fermano le ragazze e se vengono trovate in possesso di profilattici, segno evidente di prostituzione, le arrestano per poi ricattarle o violentarle.

I poliziotti sono capaci di violentare ragazzine adolescenti e magari chiedere 100-150 dollari in cambio della libertà.

In Sud Sudan ci sono molti a portare l'uniforme, ma spesso non non appartengono a nessun ente ufficiale. Sta di fatto che, anche a causa del conflitto in atto, nessuna inchiesta è stata aperta contro i poliziotti corrotti e contro la prostituzione minorile.

Ma ci sono anche le reclutatrici. Molte donne vanno alla ricerca di ragazze nelle province sperdute. Promettono ai familiari di prendersi cura delle loro figlie, di trovar loro un lavoro. Ma invece, una volta nelle loro mani, le avviano alla prostituzione e le riducono i schiavitù.

Orrori senza fine su cui il mondo si ostina a non alzare lo sguardo.


Campagne di Sensibilizzazione di Foundation for Africa "Guerre Dimenticate"


Articolo curato e scritto da



02 agosto 2014

No ai razzisti nell'esercito italiano

Brigata Folgore e Fascismo
Mi ha colpito molto la notizia secondo la quale nell'esercito italiano si annidano "sacche" di esaltati fascisti, o comunque molto vicini all'ultra destra. Sopratutto tra il corpo di alta specializzazione dei "Paracadutisti" della Brigata Folgore.

Io che non sono nemmeno nata in Italia forse potrei disinteressarmi ad una notizia così, ma la mia perenne lotta a tutto ciò che è fascismo, nazismo, razzismo, discriminazione hanno fatto si che questa notizia non mi passasse inosservata.

E poi ci sono anche due persone a me molto vicine che dell'esercito hanno fatto il loro orgoglio:
  • Mio padre, era un militare dell'esercito nigeriano e negli anni '70 fu mandato a combattere in Sierra Leone. Andò in pensione che ero ancora bambina, ma i suoi racconti mi hanno sempre affascinata.
  • Mio marito, trascorse tre anni all'inizio degli anni '80 proprio tra i paracadutisti della Folgore. Partecipò alla prima missione in Libano (1983) con il generale Franco Angioni. 

Ciò detto, da tempo spadroneggia su Youtube il video di un canto "fascista". Nulla di strano se fosse "cantato" dai soliti ragazzi di destra. Molto più grave se è cantato a squarciagola da un gruppo di militari della "Brigata Folgore" in divisa e forse ubriachi.

Io non ci sto a farmi rappresentare da questi ragazzotti "esaltati" e sciocchi che senza alcun pudore pubblicano video non degni di chi dovrebbe rappresentare tutta l'Italia. Ad indignare soprattutto l'ultima frase della filastrocca tanto da far ipotizzare di essere davanti a militari che stanno disobbedendo alle leggi italiane e addirittura alla costituzione (Comma XII della disposizioni transitorie, apologia del fascismo).

Questi ragazzi qui sono gli stessi che poi vanno a rappresentare l'Italia nelle missioni all'estero, e io non voglio farmi rappresentare da "razzisti" pagati 5-6 mila euro al mese (e anche di più) con le mie tasse.
"Abbiamo per trofeo un brutto muso nero
e (per lui) abbiamo riservato un posto al cimitero"
.. e per finire ..
"Lo sai che il parà ne ha fatta una grossa, 
si è pulito il culo con la bandiera rossa"

Aperta un'inchiesta interna. La Brigata interviene ufficialmente per dire che vuole chiarire la situazione, e una relazione sarà poi inviata allo Stato Maggiore dell'Esercito che adotterà le sanzioni disciplinari opportune.

La goliardata di un gruppo di parà del 186° Reggimento Folgore di stanza a Siena sta diventando un "caso". Guardando il video si ha la sensazione di essere davanti all'intera caserma senese riunita, probabilmente, per festeggiare la "Battaglia di El Alamein" e la canzone (un inno del ventennio fascista) è stata modificata nelle parole per l'occasione.

È mai possibile che questi giovani stiano facendo disonore alla loro bandiera che conta purtroppo numerosi morti in varie missioni di pace all'estero?



Girato nel cortile della caserma Bardini della Folgore a Siena, diffuso su internet via Youtube è diventato subito un caso. Un video che riprende di spalle un reduce della Battaglia di "El Alamein", Santo Pelliccia ora 91enne. Quando partecipò a quella battaglia aveva 19 anni, la stessa età di quei militari che, oggi nel video, inneggiano al fascismo accompagnando un canto "indegno" con il saluto romano.
"Se non ci conoscete", questo è il titolo della canzone di origine fascista, è cantata in un clima di euforia e di allegria.

Inutile commentare il falso stupore dei vertici militari, come se non sapessero cosa avviene dentro le loro caserme. Impensabile credere che ufficiali dell'esercito non sappiano quello che succede a pochi metri di distanza da loro.

Purtroppo è risaputo che all'interno dell'esercito, e soprattutto all'interno della "Brigata Folgore" si annidano personaggi "fascisti" che si nascondono dietro ad una divisa.

La città di Livorno ha voluto, negli ultimi anni, festeggiare in giro per la città la battaglia di "El Alamein" del 1942. Una battaglia che l'esercito nazi-fascista dell'Asse perse contro le forze alleate anglo-americane, ma evidentemente ancor oggi in Italia, non si è capito la fortuna di quella sconfitta. Altro che eroi! Semplicemente FASCISTI.

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NO al Razzismo
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