mercoledì 3 maggio 2017

Migranti. Ecco come funziona l'accoglienza in Italia

Chi e quanto ci guadagna con l'accoglienza dei migranti. Ecco come funzionano i Centri.

Mensa Caritas
Secondo i dati diffusi dal ministero dell'Interno, attualmente ci sono in Italia migliaia di strutture temporanee che ospitano i migranti per la cui gestione sono stati stanziati 1,16 miliardi di euro.

Il Sistema nazionale di accoglienza è articolato in due sotto-insiemi, entrambi coordinati dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno e che, in ragione delle differenti funzioni, hanno modelli organizzativi, voci di costo e tempi di permanenza differenziati.

Esistono i centri governativi, ossia strutture che offrono accoglienza a diverse tipologie di migranti e che sono così suddivise:
  • CPSA (Centri di primo soccorso e accoglienza)
  • CDA (Centri di accoglienza)
  • CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo)
  • CIE (Centri di identificazione espulsione) anch'essi proiettati verso una nuova identità (si auspica non soltanto nominativa)
  • e ci sono gli HOTSPOT (Centri costruiti nei luoghi di sbarco dove i migranti vengono identificati con l'acquisizione delle impronte digitali e dove è già possibile richiedere asilo)
Il secondo sotto-insieme è rappresentato dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), gestito attraverso gli enti locali con l'essenziale supporto e ausilio del terzo settore, che offre soprattutto servizi per l'accoglienza e l'integrazione dei soggetti beneficiari, in quanto si tratta di strutture ospitanti un numero di posti limitato.

Ecco Come funziona l’accoglienza in Italia, e chi ci guadagna davvero
L’accoglienza ai migranti è uno degli argomenti più dibattuti e controversi del discorso politico italiano. Dopo i drammatici eventi degli ultimi mesi, come per esempio nel centro di accoglienza di Cona a Venezia, oppure i vergognosi fatti di Goro nel ferrarese, è ancora più importante essere consapevoli di come funziona l’accoglienza in Italia.

Anche il discorso pubblico sull'accoglienza ai migranti si fa spesso aspro, coadiuvato anche da un discorso politico che spesso tende a gettare benzina sul fuoco, facendo ricadere le colpe dei problemi economici e occupazionali italiani proprio sui migranti.

Le notizie "bufala" (come quella dei 35 euro al giorno che ogni migrante riceverebbe) che ogni giorno popolano la rete riescono a dare il colpo di grazia, convincendo molte persone che i migranti sono tutti un male e che andrebbero tutti rispediti ai loro paesi di origine anche se in realtà, spesso,i migranti sono una risorsa per lo Stato italiano.

A completare il quadro, la paura nei confronti di ciò che non si conosce e la grande insicurezza ed instabilità che ha caratterizzato il nostro paese negli ultimi anni.

Ma come funziona davvero l’accoglienza dei migranti in Italia? La risposta a questa domanda può aiutare ad eliminare tanti preconcetti e notizie false che ogni giorno vengono lette e condivise sui social network e che alimentano sentimenti di odio e razzismo diffusi.

Sono in pochi, però, quelli che sanno davvero come funziona l’accoglienza dei migranti in Italia e i vari centri di accoglienza. Capirlo può aiutare ad avere un approccio più consapevole e meno deviato al problema che esiste, certo, ma che dovrebbe essere affrontato con toni differenti.

Migranti mentre attraversano il deserto
Gli hotspot e gli hub che accolgono i migranti
In Italia il sistema di accoglienza per i migranti è costituito da diverse strutture e si divide in prima accoglienza e seconda accoglienza.

Quando un migrante giunge in Italia viene accolto negli hotspot locali, ossia delle strutture che hanno il compito di prestare il primo soccorso, identificare, foto-segnalare e raccogliere le impronte digitali del migrante appena giunto in Italia.

In questa fase, i migranti che fanno richiesta di protezione internazionale vengono collocati nei vari hub regionali, in cui dovrebbero rimanere per un periodo di tempo che va dai 7 ai 30 giorni per poi essere ricollocati nel sistema SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

Dal maggio 2015, infatti, è entrata in vigore la cosiddetta Agenda per la migrazione, un testo proposto dalla Commissione Europea che propone un nuovo modo di accogliere e smistare i migranti.

Nella fase della prima accoglienza, infatti, i migranti che fanno richiesta di protezione internazionale, dopo essere stati smistati nei vari hub, dovrebbero essere collocati nei vari paesi europei secondo un sistema di quote.

L’Agenda per la migrazione stabilisce poi anche una distinzione netta dei migranti in due categorie: i migranti economici e i profughi. La distinzione si basa sulla nazionalità del migrante iracheni, siriani ed eritrei sono accolti in quasi tutti i paesi europei. Gli altri, invece, sono classificati come migranti economici.

In quest’ultima categoria, però, finiscono anche quei migranti che fuggono da guerre e regimi dittatoriali (come i migranti provenienti pa alcuni paesi sub-sahariani o dall'Afghanistan) e per questi è possibile richiedere l’asilo in Italia, ma le speranze di essere accettati sono davvero molto basse.

La nuova normativa europea ha creato la necessità di un riassetto del sistema di accoglienza migranti italiano, visto che prima dell’Agenda per la migrazione i centri italiani erano divisi in CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza), CDA (Centri di Accoglienza), CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) e CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione).

Tutte queste strutture dovrebbero essere sostituite dagli hotspot e dagli hub regionali previsti dall’Agenda per la migrazione. Cosa che l'Italia sta attuando attraverso il recente decreto Minniti che prevede l'istituzione di un CIE in ogni regione, e attraverso la legge appena varata che tutela i migranti minorenni non accompagnati.

Ma cosa accade ad un migrante una volta passata la fase della prima accoglienza? Si passa alla fase della seconda accoglienza, ossia l’inserimento nello SPRAR oppure nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria).

SPRAR e CAS, cosa sono e come funzionano
Una volta che il migrante è stato identificato, dovrebbe essere inserito nel sistema SPRAR, il sistema di accoglienza che prevede un percorso di integrazione individuale.

L’adesione allo SPRAR è volontaria e subordinata alla creazione di un progetto in collaborazione con il comune che possa prevedere sia un programma di aiuto materiale ai migranti, attraverso la fornitura di cibo, vestiti, assistenza sanitaria, e offrire percorsi di integrazione sul lungo periodo e professionalizzazione (insegnamento della lingua italiana, percorsi di inserimento sociale, ecc..)

Ad aderire allo SPRAR sono strutture ed enti locali che si offrono di ospitare i migranti, in cambio della possibilità di accedere al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA), che permette di ottenere il denaro sufficiente per provvedere alle necessità del migrante.

L’aspetto positivo dello SPRAR è che questi sono vincolati a norme stringenti, prevedono una rendicontazione economica stringente, hanno standard di qualità più alti e hanno come scopo l’integrazione a lungo termine del richiedente asilo e non solo l’accoglienza temporanea.

Gli SPRAR
Nel 2001 il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell'Interno, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) hanno siglato un protocollo d’intesa per la realizzazione di un “Programma nazionale asilo

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo.

A novembre 2016 risultano finanziati 652 progetti (508 ordinari, 99 per minori non accompagnati, 45 per persone con disagio mentale o disabilità) affidati a 555 enti locali titolari di progetto coinvolgendo in totale oltre 1.000 comuni.

Risultano così finanziati 26.012 posti (23.399 ordinari, 2.039 per minori non accompagnati, 574 per persone con disagio mentale o disabilità).

Alla rete dello SPRAR i comuni italiani aderiscono su base volontaria, non possono aderire le associazioni o gli enti privati. Lo SPRAR è identificato come un sistema di seconda accoglienza e dovrebbe accogliere i migranti che hanno già definito la loro posizione giuridica, cosa che non avviene quasi mai a causa del sovraffollamento degli hub alle frontiere.

Il problema, anche in questo caso, è che il sistema SPRAR non si sta ampliando con la stessa velocità con cui si sta ampliando la domanda. Più i centri sono grandi, meno funzionano.

Il Comune fa domanda di accesso al fondo e presenta il progetto che, se approvato, viene messo in graduatoria, il ministero trasferisce i soldi al comune il quale indice una gara di appalto per dare in affidamento la gestione del centro. L'aggiudicatario deve allegare un piano finanziario con delle voci di costo definite anche da Comune. Gli aggiudicatari hanno l'obbligo di tracciare la spesa che esce da ministero dell'interno fino al beneficiario. Questo accade per i trasporti, per gli abiti, per tutte le spese dei migranti che devono essere rendicontate ed avere un riscontro cartaceo. Lo stesso vale per i servizi, per le persone che lavorano all'interno dei centri.

La rendicontazione all'ente centrale è mensile ma il trasferimento dei fondi può avvenire anche a distanza di mesi 

È qui che possono sorgere i problemi. Per poter pagare i fornitori, gli stipendi e sostenere le spese, in attesa del trasferimento di fondi, l'ente centrale suggerisce alle strutture che hanno necessità, di accedere al prestito delle banche i cui interessi sono molto alti. Ovviamente questi interessi non vengono aggiunti alla somma stanziata con il progetto iniziale, per cui tocca rimodulare i piani finanziari per far quadrare i conti, e questo significa, talvolta, abbassare il livello di qualche servizio offerto.

L'emergenza migranti interessa diversi attori. I Comuni, le associazioni, le onlus e le famiglie che offrono accoglienza. Il rischio è che ad arricchirsi siano i centri accoglienza che subappaltano o che non gestiscono le somme ricevute in modo corretto, i privati gestori di centri improvvisati e le banche che concedono i prestiti agli enti gestori.

Con l’aumento dei migranti, però, i posti nelle strutture SPRAR non sono più sufficienti all'accoglienza e sono nate delle strutture parallele chiamate CAS

I CAS sono gestiti da associazioni e cooperative e, in teoria, sono allestiti in strutture turistiche ed alberghiere. Attualmente i CAS ospitano il 70% dei profughi e richiedenti asilo e, dunque, sono diventati (proprio per l'aumento dei migranti e il mancato ricollocamento in altri paesi europei) una forma di accoglienza ordinaria.

Questo perché l’assegnazione dei migranti per regione (dunque nei CAS) è disposta dalla prefettura e dal Ministero degli Interni ed è obbligatoria, mentre l’adesione allo SPRAR è volontaria.

La qualità dell’accoglienza offerta dai CAS, però, è disomogenea e, anche se teoricamente dovrebbero essere garantiti certi standard, la realtà dei fatti è spesso lontana da una situazione quantomeno dignitosa.

Ecco chi ci guadagna davvero dal business dell’immigrazione
La realtà dei fatti, purtroppo, è che l’immigrazione è diventato un vero e proprio business e a guadagnarci non sono i profughi oppure i richiedenti asilo, ma le associazioni e le cooperative che si occupano dell’accoglienza.

Il sistema, infatti, non funziona come dovrebbe e spesso i migranti rimangono bloccati negli hotspot per molti mesi, senza sapere nulla della loro sorte, nonostante le richieste di asilo o di ricollocamento.

Questo perché il sistema è lento e spesso il ricollocamento per quote richiede dei tempi estremamente lunghi, tempi durante cui i migranti vivono in strutture sovraffollate, senza i servizi minimi e senza potersi muovere verso altre mete.

Coloro che provano a spostarsi con mezzi propri, infatti, perdono il diritto di essere assistiti dai centri di accoglienza italiani e, allo stesso tempo, non possono essere accolti dagli altri paesi europei perché la normativa vigente le richieste d’asilo vanno inoltrate nel primo paese di accoglienza.

Coloro che rifiutano di essere identificati per non rimanere incastrati in un sistema che spesso non funziona e che li bloccherà per mesi in situazioni precarie, rischiano di essere espulsi, nonostante la sussistenza dei requisiti per la richiesta di asilo politico.

Anche quando i migranti vengono ricollocati fra CAS, SPRAR e CARA, la situazione non migliora di molto. Infatti il 70% dei migranti viene ospitato dai CAS che spesso sono capannoni o strutture fatiscenti, senza i servizi minimi, con una capienza ridotta, in cui però vengono stipate persone (centri nati per accogliere 150 persone che ne arrivano ad ospitare fino a 1500) di nazionalità e culture diverse.

Ma chi ci guadagna davvero da tutto ciò? La risposta è semplice: le cooperative e le associazioni che decidono di gestire l’accoglienza. I casi di gestione virtuosa, infatti, sono molto pochi. Per la maggior parte la situazione è disperata, con persone che vivono in condizioni precarie, senza saper nulla della loro sorte. Per saperne di più leggere i nostri articoli sul Cara di Mineo (alla mercé di sfruttatori e mafie) e il Cara di Foggia (un lager di stato).

Se è vero che le cooperative e le associazioni che gestiscono l’accoglienza migranti ricevono 35 euro al giorno per migrante, non è affatto vero che questi soldi sono poi a disposizione delle persone che vivono nelle strutture

Cara di Foggia. Dormitorio
La paghetta giornaliera di un migrante, infatti, è di soli 2,50 euro mentre i 35 euro che ricevono invece le cooperative dovrebbero essere utilizzati per pagare operatori, fornire cibo, vestiti, servizi sanitari e strutture adeguate, finiscono nelle tasche di chi ha fatto della tratta di persone un business, che così si mettono allo stesso livello di quelli che organizzano le traversate clandestine in barconi pieni di gente in fuga da guerre e povertà.

La situazione di molti centri di accoglienza è caratterizzata da un numero ridotto di operatori destinati ad occuparsi dei migranti e di assistenza sanitaria. Assistenza sanitaria praticamente inesistente o improvvisata, gestita da operatori che spesso non sono né medici né infermieri.

La deriva ultima del sistema è il subappalto, cooperative che vengono remunerate con i 35 euro al giorno per migrante, li trasferiscono a loro volta ad altri centri che li tengono per 20-25 euro al giorno. Come fossero merce di scambio. Su quest'ultimo aspetto è necessario aumentare i controlli.

E le strutture, spesso fatiscenti e sporche, ospitano un sovra-numero di migranti che non hanno nessun tipo di indicazione su cosa li aspetterà in futuro e vivono in un limbo di disperazione ed attesa che li logora di giorno in giorno. In tutto ciò, le cooperative che gestiscono l’accoglienza possono arrivare a fatturare anche milioni di euro all'anno, giocando sulla disperazione delle persone.

Anche l’accoglienza nelle strutture alberghiere è ormai diventata un business, visto che spesso i proprietari si propongono per accogliere i migranti per risollevare le sorti della propria struttura che magari "naviga" in condizioni economiche precarie.

Insomma, di hotel a cinque stelle e soldi facili per i migranti non vi è proprio l’ombra. Lo stesso discorso non si può dire per alcune delle cooperative che si occupano dell’accoglienza dei migranti in Italia. Insomma un sistema da rivedere anche perché i migranti sono l'argomento per certi politici per provocare negli italiani insicurezze e paure ingiustificate, e i circa duecentomila migranti che sbarcano in un anno in Italia non dovrebbero fare paura di fronte ai 60 milioni di profughi totali.


Non tutto è perfetto ma procure e politici prima di criticare le ONG che salvano i migranti in mare dovrebbero perseguire chi, sulla terraferma, davvero fa business sulla pelle della povera gente


In Africa, paesi poveri, stanno accogliendo un numero di migranti anche dieci volte superiore a quello che attualmente si trova in Italia



Articolo di
Maris Davis

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