lunedì 20 luglio 2015

I matrimoni abusati del Kenya, in barba alla legge

Specie nelle aree del nord-est del Kenya è diffusa la pratica di combinare matrimoni tra ragazzine minorenni e uomini maturi. In barba alla legge. Sono ragioni economiche a determinare la scelta delle famiglie.

La legge matrimoniale (Mariage Act 2014), adottata un anno fa dal Kenya, non ha fermato la pratica dei matrimoni tra ragazzine sotto i 18 anni e uomini adulti. Anzi è in aumento. La stessa legge kenyana adottata un anno fa e che impedisce alle minorenni di sposarsi, ha invece reso legale la poligamia, ripristinando la tradizione in vigore prima della colonizzazione inglese.

Una contraddizione che ha provocato l'effetto contrario a quello voluto. Attualmente, il 26% delle adolescenti contrae matrimonio prima della maggiore età, secondo l’organizzazione Girls Not Brides, stime che raggiungono il 34% per l’ONG Plan international (Promoting child rights to end child poverty) nelle zone più povere del paese. È molto più facile sposare una "bambina" come seconda o terza moglie, giustificando l'atto come "tradizione".

La diffusione di queste unioni si concentra nelle regioni di nord-est e della costa, con minor prevalenza al centro e nella capitale. La provincia di Kilifi ha la più alta percentuale (47.4%) seguita da Homa Bay (38%). Una pratica diffusa quasi esclusivamente tra la popolazione di religione islamica e animista. Una pratica quasi inesistenza tra la minoranza cristiana del Kenya.

Si tratta di legami saldati per necessità economiche della famiglia che cede (vende) la figlia in cambio di denaro, bestiame o terreni, ma in molti casi le ragazzine (spesso sotto i 14 anni) sono segnate a dito quasi fossero responsabili di quanto accade. Il loro "compratore" stupra queste ragazzine, le costringe ad avere rapporti sessuali, e una volta che rimangono incinta, per vergogna i parenti le costringono a sposare l’uomo che ha abusato di loro.

Per giustificare questa pratica vengono usate motivazioni religiose, culturali o tradizionali. I matrimoni avvengono per lo più in zone rurali con uomini spesso molto più vecchi (non di rado anziani). Le adolescenti sono così costrette ad abbandonare gli studi e sono più esposte al rischio di contagio di malattie come l’aids, all'hiv e al decesso legati a gravidanza prematura e parto.

La legge sui matrimoni, del marzo 2014, fissa a 18 anni l’età minima per potersi sposare e stabilisce pene severe per i contravventori. Ma il radicato sistema di corruzione e i forti legami di appartenenza etnica e famigliare vanificano, di fatto, i tentativi di mettere fine a tali unioni che precludono alle adolescenti ogni possibilità di un corretto sviluppo educativo, psicologico, individuale e sociale.

Situazione in Africa. Ben peggiore è la situazione in altri paesi del continente africano, in cui non esiste legislazione in merito. È il caso del Niger che registra il 75% di matrimoni di minorenni, seguito da Ciad (72%), Guinea Conakry (63%), Mali (55%), Mozambico (52%), Malawi (50%), Madagascar, Sierra Leone e Burkina Faso (48%).

In alcune zone del Malawi, secondo l’organizzazione Equity Now, una volta raggiunta la pubertà (tra gli 8 e i 13 anni), le bambine ricevono la visita notturna di un uomo adulto (chiamato hyena) che ha rapporti sessuali con loro per "prepararle al matrimonio".

In Mali e Tanzania l’età minima per sposarsi è più bassa per le femmine (15/16 anni) rispetto ai maschi (18 anni).

"Se la tendenza attuale continuerà il numero di queste unioni precoci nel mondo salirà a 14,2 milioni annuali nel 2020 e a 15,1 milioni all'anno nel 2030". I dati attuali sembrano, purtroppo, confermare queste previsioni.



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