Post

Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

Etiopia, valle dell'Omo. Vite prosciugate

Immagine
Cinquecentomila persone che vivono nella valle del fiume Omo ( Etiopia ) e intorno al lago Turkana ( Kenya ) subiranno gravi conseguenze quando sarà completata la diga Gilgel Gibe III . Gilgel Gibe III , il grande sbarramento che si sta costruendo sul fiume Omo in Etiopia, metterà a rischio la sopravvivenza delle popolazioni indigene che da secoli vivono nell'area. Survival international , il movimento mondiale dei popoli indigeni, mette in guardia il governo etiope e la comunità internazionale sui rischi connessi alla realizzazione della diga. Il gravissimo impatto della diga Gibe III sulla popolazione della bassa valle dell’Omo in Etipopia, da sempre denunciato dalle organizzazioni per la protezione dei popoli nativi e da quelle per il rispetto dei diritti umani, è stato confermato dal rapporto recentemente pubblicato di una delegazione di diplomatici europei in visita nella zona l’anno scorso. Ne hanno fatto parte funzionari delle ambasciate finlandese,

Le Leggi Razziali di ieri e quel razzismo in salsa europea di oggi

Immagine
Il 18 settembre 1938 a Trieste , in piazza Unità d'Italia , alla presenza di 200 mila persone, Benito Mussolini comunicava all'Italia e al mondo la promulgazione delle " Leggi Razziali ". Una " vergogna " mai cancellata, una "vergogna" che non potrà mai più essere dimenticata. Era un atto " imposto " all'Italia dall'alleato nazista " germanico " quel tale Hitler che sterminò sei milioni di persone in nome della " supremazia della razza ", quella ariana. Un atto che comunque l'Italia tutta di quell'epoca " accettò " e purtroppo anche mise in pratica, provocando la segregazione, la deportazione e la morte di milioni di ebrei, e non solo degli ebrei. Supremazia della razza che l'Europa , tutta l'Europa , mise in pratica già all'epoca dello schiavismo con la deportazione degli africani nelle americhe e poi con la conquista sistematica di tutta l'Africa e della sua

Un posto per tornare per le "Ragazze di Benin City"

Immagine
Le ragazze nigeriane che vengono trafficate in Italia sono di un altro mondo . Quando si accorgono che sono diventate " schiave " loro malgrado, hanno approcci psicologici diversi nei confronti della realtà in cui si trovano: c'è quella che sopporta , quella che accetta , quella che reagisce , quella che piange , tutte hanno paura e si rendono conto di essere cadute in una " trappola " da cui non possono più uscire . In molte pensano al suicidio , ma il suicidio è un atto grave nella loro cultura, e allora alla vergogna del suicidio, preferiscono la vergogna della " schiavitù ". Alcune di queste ragazze sono costrette a " tornare indietro " . Nessuna torna indietro volontariamente , vengono semplicemente prese ai vari controlli di polizia e carabinieri, e quindi espulse e riportate in Nigeria, attraverso espulsioni e rimpatri forzosi. Ma per queste ragazze " tornare indietro" è ancora più drammatico che "