lunedì 24 luglio 2017

Nigeria, dove il mercato più florido è quello degli schiavi

Quello che succede prima dei barconi. Una giornalista della Cnn ha intercettato per caso, ad Agadez (Niger), la carovana di chi parte per la Libia per poi attraversare il Mediterraneo. Il racconto di Best, una ragazza nigeriana.


Agadez è una città del Niger all'inizio del deserto del Sahara, crocevia di speranza disperazione e guerra al terrorismo.

Stretta tra la Libia al nord, il magreb islamico a ovest, e Boko Haram dalla Nigeria a Sud, alle porte di Agadez è in costruzione una base aerea americana da cui partiranno droni armati di ultima generazione. E come spesso accade con i militari americani viaggia anche una giornalista "embedded" che in questo prezioso reportage della Cnn ci racconta per usare un termine cinematografico, il prequel della migrazione, quello che succede prima dei barconi.

Perché in questa cittadina dove si vive di commercio da sempre, negli ultimi anni il mercato più florido è diventato quello dei migranti

Ogni lunedì carovane di furgoni in partenza attraverso il Sahara per raggiungere la Libia, tutto alla luce del sole fino a poco tempo fa quando con i vincoli imposti dall'Unione Europea è cambiato tutto.

Ora i contrabbandieri usano strade secondarie e poco sicure. Questa ragazza, Best, è sopravvissuta 27 giorni nel deserto, del suo gruppo di 30 persone solo 3 sono rimasti in vita.

Best ora vuole dimenticare, pensava di andare in Germania a fare la parrucchiera, ma una volta ad Agdez il suo contatto le ha chiarito che avrebbe fatto la prostituta, è stata minacciata e non ha potuto tornare indietro.

Non ci sono stime esatte di quale sia il numero di migranti morti in questo drammatico viaggio, nel posto più inospitale del mondo, una fetta di deserto grande come la Francia.

E così le spedizioni di salvataggio sono diventate una routine. La giornalista qui è al seguito di una di queste: 10 ore di viaggio prima di trovare finalmente alcuni segnali di vita, 30 migranti di cui 15 donne, sono bloccati da tre giorni nel deserto. Non vogliono essere ripresi in viso, ma raccontano pezzi della loro storia: quasi tutti nigeriani, non avevano idea della difficoltà e dei pericoli di quel viaggio. Una donna grida un pianto straziante, i suoi due figli erano sull'altro furgone, che non si è fermato. Nelle carovane di migranti non c'è soccorso tra mezzi.

Un'altra donna racconta che si è convinta a partire dopo aver guardato un sito, "ho visto opportunità di lavoro".

Nessuno è felice di tornare indietro

È un fallimento, una sconfitta, una delusione per la famiglia e poi hanno speso tutti i soldi e a casa non c'è più niente da cui ripartire.
(da un servizio Tg La7)





Articolo a cura di
Maris Davis

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