lunedì 1 agosto 2016

Ciao Africa, qui è l'Europa che ti parla

Trascrivo questo articolo apparso su l'Espresso nel mese di giugno. È un pezzo scherzoso scritto da Alessandro Gilioli (un carissimo amico facebook) ma che finalmente recepisce il concetto che "Foundation for Africa" porta avanti da parecchi anni, ovvero "Via dall'Africa chi ruba all'Africa". E ora basta con l'ignoranza dei razzisti italiani che vanno dicendo "aiutiamoli a casa loro". Prima via dall'Africa le multinazionali occidentali che sfruttano e rubano all'Africa.

Carissimi africani, come va? Qui è l'Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente? Pensate che proprio da qui, giusto un secolo e mezzo fa, ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere del Congo per la maggior ricchezza di re Leopoldo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima.

Quando tutti insieme, inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli, ecc.. abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D'accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza, su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.

Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di "roba" che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato dal nord e gli inglesi da sud, un po' di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po' non c'era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.

A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas (chimici) sui civili (Eritrea e Libia), a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. "Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti", disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l'acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.

Finito il colonialismo, ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare, non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d'armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un "cazzo" e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro mezzo secolo.

Se poi un dittatore si montava un po' la testa e pensava di fare da solo, niente di grave, lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po' di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carri armati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settant'anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido - leggi "Origine e Cause dei conflitti in Africa" -

Negli ultimi venti o trent'anni poi abbiamo creato un modello economico nuovo che si chiama consumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l'Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé (Togo) in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie televisioni, tanto voi "sciocchini" vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.

Già che c'eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che curiosa la vita di un nostro "accrocco" (accozzaglia disordinata di oggetti eterogenei) digitale, inizia grazie al coltan per cui vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche, in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.

Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.

Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio, ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l'acqua corrente e l'elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata?

Che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.

Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i "coglioni" a noi.

D'accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l'idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire, ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo del posto da cui vengono, anche se lì c'è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?

Concludendo, con tutta l'amicizia e senza nessun razzismo, ci mancherebbe, noi non siamo razzisti, dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell'inferno che vi abbiamo creato. E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis Abeba o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po' di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore al giorno, dal lunedì al sabato e a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente "muore" (di stenti) ogni giorno.

Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po' potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però mi raccomando, da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete. Contenti?
(da un articolo di Alessandro Gilioli, L'Espresso)


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Africa LiberaPrima ci avete "rubato" i nostri giovani e le nostre ragazze, e ci avete venduti come schiavi nel "Nuovo Mondo". Poi siete venuti da noi e ci avete "sottomessi" imponendoci le vostre leggi, le vostre religioni, le vostre lingue, e ci avete sfruttati portando via le nostre ricchezze (colonialismo).

Ci avete messi gli uni contro gli altri per i vostri interessi economici e politici. Avete creato e finanziato guerre e massacri, avete corrotto i nostri governi per mandarci le vostre multinazionali a rubare ancora le nostre ricchezze, i nostri diamanti, i nostri minerali preziosi, il nostro petrolio, rubate le nostre terre, inquinate i nostri fiumi e la nostra natura, distruggete le nostre foreste e uccidete la nostra preziosa fauna selvatica.

Per la vostra sete di ricchezza, avete ucciso i nostri figli, le nostre donne, i nostri ragazzi .. ma ora diciamo basta.

Non ne possiamo più
di vedere i nostri figli e figlie trattati come zimbello dei paesi che fino a ieri hanno fatto man bassa delle nostre materie prime.

Non ne possiamo più
di vedere i nostri figli e figlie essere cibo per i pesci del "mare nostrum".

Non ne possiamo più
di vedere morire di fame i nostri figli perché il già ricco occidente "depreda" le nostre ricchezze, inquina i nostri terreni agricoli e le nostre acque.

Non ne possiamo più
di questa Europa che prima ci ha reso schiavi e ora ci sfrutta, ma che continua a respingerci.

Via dall'Africa le multinazionali straniere che rubano all'Africa.
Via dall'Africa le multinazionali straniere che sfruttano l'Africa.
Via dall'Africa chi non ci rispetta, nessuno dovrà mai più rubare la nostra dignità .. "Africa Libera"

Un po' di Storia

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Articolo a cura di
Maris Davis

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