martedì 26 luglio 2016

Nigeria, tra i profughi provocati da Boko Haram è crisi umanitaria

"Siamo davanti ad un collasso alimentare. Le condizioni soprattutto dei più piccoli sono allarmanti, e molti di loro hanno un passato da bambino soldato. La violenza di Boko Haram va avanti, serve un intervento immediato"

Si stima siano 2 milioni e 700 mila gli sfollati nell'area del Lago Ciad, che comprende Nigeria, Camerun, Niger e Ciad. Di questi, 2 milioni e 300 mila sono nigeriani. In quasi 2 milioni di casi si tratta di sfollati riconducibili al conflitto. "Siamo di fronte ad una crisi umanitaria trascurata dalla comunità internazionale, di cui nessuno si interessa se non per il ruolo di Boko Haram". A parlare è Marco Loiodice, cooperante di COOPI 

"Quello che sta succedendo oggi in Nigeria ricorda molto quanto successe anni fa in Rwanda, anche allora l’Occidente non si mosse, e non fornì nessuna risposta tempestiva". Coopi è una onlus milanese che in Nigeria porta avanti programmi legati soprattutto alla nutrizione e alla protezione dell'infanzia, finanziati da Echo, la Direzione generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea.

"Siamo di fronte a una vera e propria carestia, a un collasso alimentare. Noi ci impegniamo nella distribuzione di beni alimentari, ma lo situazione, soprattutto quella dei bambini, è allarmante, complici anche le terribili condizioni igieniche. I tassi di mortalità sono saliti. Senza dimenticare che molti dei bimbi hanno un passato da bambino soldato, con tutto quello che ne consegue. Oggi per strada è questo quello che vediamo, ragazzini malnutriti e sfollati che vagano, in fuga dalla violenza di Boko Haram, con gravi traumi alle spalle

Secondo i dati Unicef tratti dal "The Unicef National Nutrition and Health survey", soltanto il 22 per cento dei bambini sono allattati correttamente entro un’ora dalla nascita e solo il 10,7 per cento dei bambini tre i 6 ed i 23 mesi ricevono una dieta appropriata in termini di equilibrio tra cibi liquidi, semi-solidi e solidi.

Da anni il terrore seminato da Boko Haram ha costretto la popolazione del Nord-Est della Nigeria a cercare rifugio in campi profughi e comunità ospitanti. Dall'inizio del 2015 un'ulteriore esplosione degli episodi di violenza ha sconvolto soprattutto gli stati di Borno, Yobe e Adamawa creando bisogni umanitari di proporzione enorme.

Gli attori umanitari presenti nella zona del conflitto hanno identificato circa 5,6 milioni di persone coinvolte che vivono in condizioni di insicurezza alimentare, che sono esposte al rischio di epidemie e che hanno un forte bisogno protezione.

Da luglio 2014 COOPI risponde a questa emergenza intervenendo prima nello stato di Bauchi e poi nello stato di Yobe attraverso la distribuzione di non-food items, cibo, sementi e attrezzi agricoli. Inoltre hanno realizzato attività per facilitare l’accesso all'acqua potabile e migliorare le condizioni igieniche. Nonostante gli sforzi la situazione resta estremamente fragile. COOPI è l'unica ONG italiana presente nella zona.

Qualcosa ha cominciato a muoversi, a livello mondiale, dopo che Medici senza frontiere ha accusato l’ONU di non essersi mosso abbastanza velocemente per rispondere agli allarmi lanciati dalla Nigeria. Perché se, come dichiarato dal governo nigeriano, la crisi militare si è conclusa alla fine del 2015, Boko Haram è ben lontano dall'essere sparito, e anche nelle zone liberate ci sono strascichi drammatici a livello umanitario, effetti collaterali devastanti.

"Oggi la presenza di Boko Haram si concentra soprattutto negli Stati di Yobe, Adamawa e Borno, nel nord-est del Paese. A Yobe, Coopi supporta 1.300 hosting households". Si tratta di nuclei famigliari estesi che accolgono volontariamente i rifugiati e gli sfollati, dando riparo, nella maggior parte dei casi, a bambini costretti ad abbandonare le loro famiglie, o rimasti orfani nel corso degli spostamenti dai luoghi colpiti direttamente dal conflitto nelle aree circostanti (i minori sono il 60% dei rifugiati presenti nello Stato di Yobe).

Campo profughi
Migliaia di sfollati, invece, sono accolti nei campi rifugiati, molti dei quali non attrezzati, senza acqua, senza servizi sanitari, con il rischio costante di un’epidemia di colera. "I cooperanti rifiutano le scorte armate, e molte aree sono ancora inaccessibili agli aiuti umanitari. L’esercito nigeriano scopre quotidianamente nuovi cimiteri in zone abbandonate, vittime della violenza di Boko Haram, certo, ma anche della malnutrizione"

E se il conflitto dovesse andare avanti anche solo altri due mesi, cosa praticamente certa, la situazione peggiorerà ulteriormente. "Questa è la stagione delle piogge, e i contadini devono seminare. Se non possono tornare alle loro terre, non ci sarà il raccolto. E quando qualcuno riesce a fare ritorno a casa, spesso ci trova i pastori, che approfittano dell’assenza degli agricoltori per fare pascolare nei campi le loro greggi. Non sono rari, purtroppo, gli scontri a fuoco tra contadini e pastori, che si battono per lo stesso pezzo di terra"

Intanto, il governo nigeriano porta avanti la battaglia contro l’organizzazione terroristica (che nel marzo 2015 ha giurato fedeltà all'Isis) su più fronti. Una strategia adottata è il taglio delle vie di sostentamento da e per le zone che ritiene occupate da Boko Haram. "Purtroppo, così facendo isola anche i cittadini che le abitano"

Un ruolo importante, in questo conflitto, lo gioca anche la polizia antidroga nigeriana, che batte le vie del viagra, utilizzatissimo dai miliziani. "Il loro obiettivo è mettere incinta più donne possibile. Sono convinti che la società rigetterà sempre quei bambini perché figli di soldati, relegandoli ai margini della società. Vedendosi respinti, sentendosi esclusi, non potrebbero, a loro modo di pensare, che portare avanti la missione dei padri. Così facendo, nella loro follia credono di assicurare longevità a Boko Haram"

L’unica speranza è che questa gravissima situazione umanitaria diventi più visibile mediaticamente. "Sappiamo bene che non ci sono fondi per reagire a tutte le crisi umanitarie. Di conseguenza, le grandi agenzie li spendono in quelle con maggiore visibilità e impatto sull'opinione pubblica. Purtroppo, di quello che succede in Africa alla comunità ricca interessa sempre meno. Anzi, interessa solo quando quelle tragedie si trasformano in flussi migratori"

Come intervenire, allora? "Per prima cosa sono indispensabili corridoi umanitari per far uscire i nigeriani dalle aree isolate dove si annida ancora Boko Haram. In secondo luogo, è necessaria non solo un’attività di sensibilizzazione, ma anche un maggiore coinvolgimento dei grandi attori internazionali, affinché possano offrire adeguato supporto alimentare, agricolo e psicologico"

Se non agiamo subito, un giorno ci sveglieremo e leggeremo di migliaia di persone morte. Leggeremo di loro e poi dei tanti messaggi di cordoglio, tanto inutili quanto tardivi.
(Fonti e testimonianze COOPI)

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Articolo a cura di
Maris Davis

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