giovedì 4 giugno 2015

4 giugno 1989, per non dimenticare Tienanmen

Piazza Tienanmen oggi
Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati dell’esercito cinese entravano nelle strade di Pechino con l’ordine di sgomberare Piazza Tienanmen dalle migliaia di manifestanti che la occupavano da oltre un mese. Accadde tutto in poche ore. Alle 5.40 del 4 giugno la piazza era stata svuotata, la protesta repressa, il sogno di riforme e democrazia infranto.

A quasi tre decenni di distanza, cosa è rimasto a Pechino delle dimostrazioni di Piazza Tienanmen? Il governo cinese teme la commemorazione del 4 giugno, una data cancellata perfino dai libri di storia, e già da tempo controlla web e attivisti. Impossibile parlare del 4 giugno. Almeno ufficialmente.

La protesta è avvenuta proprio nell'anno in cui si sono rovesciati i regimi comunisti in Europa, avvenimento conosciuto anche come "Autunno delle Nazioni". Sebbene la protesta non abbia avuto un esito felice e le vittime fossero state innumerevoli (forse migliaia) i dimostranti e gli oppositori al regime cinese fecero conoscere la verità ai paesi esteri, mostrando quali siano veramente l'informazione e il governo cinesi.

Le dimostrazioni di Tienanmen infervorarono ancor di più gli animi dei protestanti europei (in particolare quelli dei cosiddetti "stati-satelliti", forzatamente inglobati nell'URSS), dando nuovo slancio alle rivolte contro i regimi socialisti e comunisti. In seguito le manifestazioni (in alcuni casi vere e proprie rivoluzioni) europee portarono alla distruzione del muro di Berlino (quindi anche del Blocco orientale) e alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, evento che segna ufficialmente la fine della guerra fredda, avvenuta nel 1991.

L'evoluzione della protesta si può ripartire cronologicamente attraverso cinque episodi:
  1. il lutto (per la morte di Hu Yaobang, Segretario generale del Partito Comunista Cinese),
  2. la sfida,
  3. la tregua,
  4. il confronto,
  5. il massacro.
Il luttoIl 15 aprile 1989, Hu Yaobang, Segretario generale del Partito Comunista Cinese, morì per un arresto cardiaco. La protesta ebbe inizio in modo relativamente pacato, nascendo dal cordoglio nei confronti del politico, popolare tra i riformisti, e dalla richiesta al Partito di prendere una posizione ufficiale nei suoi confronti. La protesta divenne via via più intensa dopo le notizie dei primi scontri tra manifestanti e polizia. Gli studenti si convinsero allora che i mass media cinesi stessero distorcendo la natura delle loro azioni, che erano solamente volte a supportare la figura di Hu.

Il 22 aprile, giorno dei funerali, gli studenti scesero in piazza Tienanmen, nella città di Pechino, chiedendo di incontrare il Primo ministro Li Peng. La leadership comunista e i media ufficiali ignorarono la protesta e per questo gli studenti proclamarono uno sciopero generale all'Università di Pechino.

Piazza Tienanmen, maggio 1989
La sfidaIl 26 aprile fu pubblicato sul Quotidiano del Popolo un editoriale a firma di Deng Xiaoping che accusava gli studenti di complottare contro lo Stato e fomentare agitazioni di piazza. Questa dichiarazione fece infuriare gli studenti e il 27 aprile circa 50.000 studenti scesero nelle strade di Pechino, ignorando il pericolo di repressioni da parte delle autorità e richiedendo che si ritrattassero queste pesanti dichiarazioni. Inoltre, i manifestanti avevano paura di essere puniti nel caso in cui la situazione fosse tornata alla normalità.

Gli studenti in particolare elogiavano le idee di Hu per la libertà di parola e di stampa.

La tregua. A questo punto si instaurò una tregua, ma senza che gli studenti riuscissero a convincere la leadership del Partito a instaurare un dialogo realmente costruttivo. In un primo momento la protesta sembrò sul punto di finire.

In questo contesto si inserì la visita del Segretario del PCUS, il russo Michail Gorbačëv in Cina, prevista per la metà di maggio. Si trattava di un evento storico in quanto rappresentava la riconciliazione tra le due potenze dopo 19 anni di ostilità diplomatica. Il 13 maggio, duemila studenti decisero di insediarsi in piazza Tienanmen e le loro richieste si radicalizzarono ulteriormente, non solo chiedevano una legittimazione, ma accusavano di corruzione il Partito Comunista Cinese e il tentativo di ritornare al conservatorismo di Deng Xiaoping.

Si espressero apertamente affinché quello che stava avvenendo fuori dalla Cina, e in particolare in Unione Sovietica e nell'Europa dell'Est, potesse favorire anche in Cina l'attuazione di riforme democratiche. Gorbačëv in tale situazione rappresentò un simbolo del rinnovamento e delle riforme.

Alcuni studenti iniziarono uno sciopero della fame. In migliaia si unirono a questa protesta, supportata dagli abitanti di Pechino, e iniziò a nascere un profondo malcontento tra gli oppositori al regime cinese, in particolare tra i membri del Movimento democratico.

Il confrontoDi fronte all'immobilismo attendista della maggior parte dei dirigenti del Partito, fu Deng Xiaoping, probabilmente ancora uomo forte del regime, a prendere l'iniziativa, decidendo insieme agli anziani del Partito la repressione militare. La notte del 19 maggio, per porre fine alla protesta, fu promulgata la legge marziale. Nella storia della Repubblica popolare cinese la legge marziale era stata proclamata una sola volta a Lhasa, capitale del Tibet, e ora si trattava di dichiararla a Pechino, capitale dello Stato.

Zhao Ziyang fu l'unico dirigente del Partito Comunista Cinese a votare contro la promulgazione della legge marziale. Poche ore dopo, sfidò apertamente il Partito quando si presentò tra gli studenti di piazza Tienanmen, cercando di convincerli a terminare l'occupazione della piazza al più presto possibile (tale atto fu il motivo finale che portò Zhao a essere rimosso da qualsiasi carica politica. In seguito fu condannato agli arresti domiciliari a vita). L'esercito cinese il 20 maggio occupò Pechino, entrò in vigore la legge marziale

Di Zhao Ziyang, il suo segretario dell'epoca disse "Nel momento sbagliato, al posto sbagliato, fece la cosa giusta"

Il massacroAnche in questo caso fu Deng a prendere la decisione finale. In quanto presidente della Commissione militare centrale, fece pervenire alle truppe l'ordine di usare la forza. La notte del 3 giugno l'esercito iniziò quindi a muoversi dalla periferia verso Piazza Tienanmen. Di fronte alla resistenza che incontrarono, le truppe aprirono il fuoco e arrivarono in piazza. Nonostante non sia possibile una ricostruzione precisa dei fatti, fu un massacro.

La famosissima foto de "Il Rivoltoso Sconosciuto"
Il Rivoltoso Sconosciuto. Un coraggioso e anonimo ragazzo, chiamato Il "Rivoltoso Sconosciuto", è uno dei simboli più incisivi e importanti della protesta di Piazza Tienanmen, poiché si oppose al passaggio di un plotone di carri armati e salì su uno di essi per parlare con i militari. Le varie foto che lo ritraggono sono tra le più famose del mondo.

Il suo gesto eroico viene ancor oggi considerato l'emblema della libertà e dell'opposizione a ogni forma di dittatura. La versione più diffusa della famosa immagine è quella scattata dal fotografo Jeff Widener (Associated Press) dal sesto piano dell'hotel di Pechino, lontano all'incirca 1 km, con un obiettivo da 400 mm. Questa fotografia raggiunse tutto il mondo in brevissimo tempo. Divenne il titolo di testa dei principali giornali e riviste, divenendo il personaggio principale di innumerevoli articoli in tutto il globo. Nell'aprile del 1998, la rivista Time ha incluso "Il Rivoltoso Sconosciuto" nella sua lista de "Le persone che più hanno influenzato il XX secolo".

Le vittime. Ancora oggi le stime dei morti variano. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di militari uccisi ad "alcune dozzine". La CIA stimò invece 400–800 vittime. La Croce Rossa riferì 2.600 morti e 30.000 feriti.

Le testimonianze di stranieri affermarono invece che furono uccise tremila persone. La stessa cifra fu data da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte parlarono di 7.000 – 12.000 morti. Organizzazioni non governative come Amnesty International hanno denunciato che, ai morti per l'intervento, vanno aggiunti i giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari", ferimento o uccisione di soldati e reati simili. Amnesty International ha stimato che il loro numero è superiore a mille, forse 1.300 o anche più.

Il "Rivoltoso Sconosciuto" davanti ai blindati
Dopo la strage. Nei giorni seguenti si mise in atto una feroce caccia ai restanti contestatori, che furono imprigionati o esiliati. Il governo, inoltre, limitò l'accesso da parte dei media internazionali, dando la possibilità di coprire l'evento alla sola stampa cinese.

Il 9 giugno Deng si assunse la responsabilità dell'intervento e condannò il movimento studentesco come un tentativo controrivoluzionario di rovesciare la Repubblica popolare cinese. Per legittimare la repressione, la propaganda ufficiale sostenne che i manifestanti avevano attaccato l'esercito, il quale, a costo di pesanti sacrifici, era comunque riuscito a "salvare il socialismo".

A livello internazionale, la repressione di piazza Tienanmen provocò la ferma condanna da parte di numerosi Paesi occidentali, che portò anche all'imposizione di un embargo sulla vendita di armi alla Cina. Oggi il clima si è rappacificato e la Cina è stata riaccolta dagli altri paesi nella politica globale, ma gli eventi di piazza Tienanmen sono ancora un argomento sensibile per il governo comunista cinese, che non fornisce versioni ufficiali dell'accaduto ed esercita forme di censura riguardo agli avvenimenti.

In Occidente la protesta di piazza Tienanmen viene considerata un evento fondamentale e importantissimo del XX secolo, ma in Cina e in generale nell'Oriente le tracce di questo episodio sembrano essere state cancellate e il solo parlarne, specialmente in Cina, è un vero e proprio tabù. Questa forma di dittatura esercitata dal Partito Comunista Cinese, che si estende anche alla propaganda e al controllo pressoché totale dei mass media, diventa piuttosto evidente durante i vari 4 giugno (il giorno del massacro).

Durante questa giornata, i mezzi di comunicazione e le autorità militari cinesi tengono d'occhio sia internet (motori di ricerca, chat e social network compresi), sia i dissidenti relegati agli arresti domiciliari, sia le persone che decidono di scendere nelle strade per commemorare pubblicamente il giorno della protesta di piazza Tienanmen.

Il mondo del Rock and Roll e TienanmenNumerose canzoni sono ispirate a questi fatti, tra cui Uno come noi dei Nomadi, Davide e Golia del Gen Rosso, dedicate in particolare allo studente che fermò un'intera colonna di carri armati, Il vento dei Litfiba tratta dall'album "Pirata" del 1989, Città proibita dei Pooh, dall'album Uomini soli del 1990 e Tiananmen dei Kalashnikov.

Si dice anche che Blood Red degli Slayer (dal disco Seasons in the Abyss del 1990) racconti le vicende di questa tragedia. Tieniamente di Claudio Baglioni è una canzone che fa parte dell'album Oltre del 1990. Il testo è unicamente composto dalle parole Tienanmen e Tieni a mente.

Roger Waters (ex Pink Floyd) nel brano Watching tv incluso nell'album Amused to Death del 1992 racconta la storia di una studentessa uccisa nella strage di piazza Tienanmen. Il video del pezzo, inoltre, mostra le immagini reali della protesta e della repressione.

Il Video della canzone Tieniamente di Claudio Baglioni con immagini d'epoca


Ecco dove si sono svolti i fatti




Articolo scritto e curato da


Nessun commento:

Posta un commento

Ci è sempre gradito un tuo commento. Grazie