giovedì 19 febbraio 2015

Asilo politico, rifugiati e migranti. Un vero business (per qualcuno)

È doveroso e necessario conoscere esattamente come stanno le cose. In questi anni abbiamo assistito a migrazioni di popoli che si sono moltiplicate per numero e per tipologia, primavere arabe, Afghanistan, Medio Oriente, Siria, Africa Sub-Sahariana, ecc.. Il mondo è stato "sconvolto" ma la legislazione italiana (Legge 30 luglio 2002, n. 189, anche detta Bossi-Fini) non ha saputo adeguarsi ed è rimasta la stessa, e ora è decisamente inadeguata, è da dieci anni che non si fanno modifiche significative.

Non dobbiamo cadere nell'ideologia "restrittiva" (per esempio le politiche della Lega Nord), ma non possiamo nemmeno eccedere all'opposto "aperto a tutti" come vorrebbe una certa sinistra.

A quanto pare, sia per ragioni geografiche che politiche, l'Italia sembra essere diventata l'unica frontiera aperta verso l'Europa. Arrivano via mare attraversando il mediterraneo, ma anche, e dico anche, per la "via balcanica", via terra. Si sono moltiplicati infatti gli arrivi anche dalla frontiera orientale dell'Italia (Friuli). Gli immigrati vanno solo in minima parte in Spagna, in Grecia, a Malta o a Cipro, e invece arrivano in massa in Italia, che ha una legislazione piena di "buchi neri" (e i migranti, ma soprattutto i trafficanti di uomini lo sanno).

Una legislazione che è stata concepita per privilegiare la sicurezza (interna) a discapito dell'accoglienza. Una legge fortissimamente voluta nel 2002 dal centro-destra dell'allora Bossi (leader della Lega Nord), e da Fini (leader di Alleanza Nazionale), primi firmatari della legge, e che allora governavano l'Italia. Una legge che noi abbiamo sempre considerato una legge"razzista", e che adesso, con il mondo cambiato, è una vera e propria "carta inutile", inadeguata per rispondere alla "rivoluzione" in atto nel contesto mondiale delle migrazioni di popoli di questi ultimi anni.

Ecco la storia dell'accoglienza in Italia
  • Fino al 1990 potevano chiedere asilo politico solo i rifugiati provenienti dall'Europa.
  • 1990 .. la "Legge Martelli" abrogò la limitazione per i paesi extra-UE aprendo così la possibilità di chiedere asilo politico in Italia a tutti i paesi del mondo.
  • 1998 .. La Legge Turco-Napolitano non modificò le norme in materia di Asilo, ma modificò quelle sull'accoglienza e sui permessi di soggiorno.
  • 2002 .. Bossi-Fini, nasce il Sistema di protezione per la realizzazione di interventi di accoglienza integrata con gli enti locali (SPARAR). Una legge che istituì le commissioni territoriali per decidere sulle richieste di "asilo" o per accettare lo "status di rifugiato". Commissioni territoriali composte da un funzionario prefettizio, un funzionario della polizia di Stato, un rappresentante delle comunità locali, un rappresentante dell'Alto Patronato ONU per i rifugiati .. Come si fa a far decidere della sorte di una persona straniera a 4 membri della "Comunità locale" (Province) ?? Orribile, decisamente orribile, delegare una decisione che dovrebbe essere invece presa al più alto livello centrale.
  • 2004-2005 .. Vengono recepite le direttive europee in base alle quale determinare lo status di rifugiato. Recepite anche le norme relative al "ricongiungimento familiare" valido per tutti coloro che hanno un "Permesso di Soggiorno" (indipendentemente dal motivo per il quale è stato rilasciato).
- leggi -
Come funziona la richiesta di asilo politico in Italia
  • Chi la può richiedere. Cittadini extra comunitari che nel proprio paese sono perseguitati per motivi religiosi, razziali, politici-sociali.
  • Alla frontiera. Quando si raggiunge il suolo italiano e a quel punto la polizia di frontiera trasmette gli atti all'apposita "commissione territoriale".
  • Il permesso temporaneo. Il richiedente asilo può tranquillamente circolare in Italia fino alla decisione della "commissione territoriale" (buco nero).
  • Centri di accoglienza. Si chiamano C.A.R.A. Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo (nome beffardamente dolce) i centri che "ospitano" i migranti che hanno chiesto lo status di rifugiato. Vengono ospitati coloro per i quali è necessario verificare l'identità dopo che sono entrati clandestinamente in Italia, e verificare la domanda di asilo. Non sono prigioni e quindi il rifugiato può liberamente circolare con un permesso provvisorio.
  • Status di Rifugiato. Dura fino a quando nel paese di origine persistono le condizioni di rischio (praticamente per sempre).
  • Procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale - leggi -
Buchi Neri
  • "Comitati territoriali" (a cui è demandata la decisione sulla richiesta di asilo) .. Perché deve decidere della mia vita (di rifugiato) un questore qualsiasi, un qualsiasi funzionario della locale prefettura, un "burocrate" locale ?? .. Io ho chiesto "asilo politico" all'Italia e non al comune in cui VOI mi avete mandato a vivere. Una decisione che invece dovrebbe essere presa da un apposito organismo permanente a livello centrale coordinato tra ministeri competenti (come per esempio il ministero dell'interno e il ministero degli esteri).
  • Arrivo in Italia e mi faccio identificare, e chiedo il riconoscimento di status di rifugiato o asilo politico. Nell'attesa di ricevere risposta posso circolare liberamente con un permesso provvisorio, ma chi dice che non posso "scappare" e andare in un altro paese europeo nell'area Schengen ??
  • Arrivo in Italia e NON mi faccio identificare. Mi rinchiudono in un centro di accoglienza .. e poi scappo lo stesso. Beffata l'Italia .. e la sua legge.
Tutti (o quasi) quelli che arrivano in Italia chiedono "asilo politico" o il riconoscimento dello status di rifugiato. Un modo semplice per scomparire, un buco nero della Bossi-Fini che tanto ha voluto declamare la sicurezza. Entro in Europa dall'Italia e magari la domanda di asilo si fa in un altro stato europeo.

Ecco alcuni dati. (2013) In tutta Europa sono state accolte 135.000 domande di asilo. Svezia, Germania, Francia e Gran Bretagna da sole hanno accolto il 70% delle richieste. In Italia (da dove entrano quasi tutti) solo 14.500, poco più di un decimo del complessivo europeo. Lo scorso anno2014, (dati ministero degli interni) in Italia sono arrivati 170.816 migranti, ma risultano registrati e ospitati nei centri solo in 66.066. Di 104.750 non si sa nulla, spariti, fuggiti altrove. Insomma un vero e proprio "colabrodo Italia". Ecco il nostro articolo del 25 gennaio - leggi -

Dai 15 ai 24 mesi è il tempo medio per l'iter di una domanda di asilo o per la richiesta di status di rifugiato, un tempo di attesa lunghissimo, assolutamente non necessario. Un tempo che il richiedente dovrebbe trascorrere (teoricamente) in un Centro di Accoglienza (C.A.R.A.) nel limbo dell'insicurezza, della non certezza. Non so se sono "clandestino" o se se sono "regolare". Non posso cercare lavoro, vivo di carità. A nostro avviso una domanda di asilo può comodamente essere risolta in un paio di mesi. Ed invece, soprattutto le questure, si intromettono con cavilli, domande "burocratesi" assurde a cui il migrante deve rispondere, documenti "strani" da chiedere ai consolati .. e così i tempi si allungano.

Un vero e proprio business sulla pelle dei rifugiati e sugli immigrati irregolari.

Due virgola cinquanta (2,50) euro al giorno, si chiama "pocket money" la paga giornaliera a cui ha diritto un migrante richiedente asilo ospite di un Centro di Accoglienza, insomma il necessario per fare qualche telefonata a casa. Soldi erogati dalle Prefetture (e quindi dal governo) e che vengono consegnati alle cooperative che gestiscono i CARA, le quali poi dovranno distribuirli agli ospiti "migranti".

Dovrebbero distribuirli ai migranti. Migranti che non conoscono la lingua italiana, non conoscono le leggi italiane, e non sanno che il "pocket money" è un loro diritto. Ecco allora che nascono le truffe, cooperative che si tengono i soldi per se o che fanno la "cresta" (consegnano all'ospite meno dei 2,50 euro previsti). Nessuno ne parla, ma tutti lo fanno, il ministero dell'interno, responsabile dei Centri di Accoglienza, lo sa ma non dice nulla e lascia correre.

"Un dossier segreto commissionato dal Viminale svela il meccanismo attraverso il quale i soldi del pocket money, destinati agli ospiti dei centri di accoglienza, non vengono distribuiti e spariscono nel nulla. La mancata erogazione dei 2,50 euro quotidiani cui ha diritto ogni migrante, nel solo CARA calabrese di Isola Capo Rizzuto, vale 3.750 euro al giorno che, moltiplicati per i 21 mesi di permanenza media dei richiedenti asilo, arrivano a superare i due milioni. Se si considera poi che la distribuzione della quota non avviene in modo regolare anche in altri centri italiani, le cifre lievitano ulteriormente. Si tratta di denaro pubblico che lo Stato versa agli enti gestori".
Ecco un'inchiesta di Repubblica su questo tema "Milioni sulla pelle dei Rifugiati" - leggi -

Dai duemila ai tremila euro il prezzo mensile che le prefetture competenti per territorio pagano alle cooperative che gestiscono i CIE e i CARA per ognuno degli immigrati ospiti. "Cooperative sociali" e "Consorzi" che teoricamente vincono gare d'appalto (al ribasso) per ottenere la Gestione dei Centri di Accoglienza e di conseguenza degli altri servizi interni come le mense (cattering) e le pulizie. Tutti appalti multi-milionari che, guarda caso, vincono sempre gli stessi.

È innegabile quindi che intorno all'immigrazione clandestina c'è un vero e proprio business, si muovono interessi economici enormi, e poi le "clientele politiche" sia di destra che di sinistra. Ogni Centro di Accoglienza può dare lavoro anche a un centinaio di persone. In alcuni casi si sono perfino verificate infiltrazioni mafiose. Il più recente caso di infiltrazioni mafiose è quello del CARA di Mineo in provincia di Catania dove la procura ha aperto ben due inchieste - leggi -

Lo stesso CARA di Mineo fu coinvolto nel 2013 in uno scandalo di prostituzione "interna". Con l'avallo dei dipendenti e degli stessi operatori del Centro gli "ospiti maschi" del Centro costringevano le "ospiti" nigeriane, eritree e somale a prostituirsi in strada. Si era creato un vero e proprio racket della prostituzione. Molte di queste ragazze erano minorenni. Nostro articolo - leggi -

Con l'abolizione del Reato di Clandestinità da parte del parlamento italiano nell'aprile del 2014 gli ospiti dei CIE sono diminuiti, ma sono subito stati compensati con il moltiplicarsi di nuovi sbarchi, sbarchi che nel 2015, stante alla situazione geo-politica nell'area del Mediterraneo e in Medio Oriente, di certo non cesserà.

I Centri in Italia si suddividono in tre tipologie
  • Centri di Prima Accoglienza (CPA). Sono i Centri in cui vengono accolti i migranti non appena arrivano in Italia. Per loro è prevista una permanenza massima di 15 giorni, ma nella realtà non è cosi, i tempi sono anche di qualche mese (se il migrante non fa perdere le sue tracce prima). È da questi centri infatti che la quasi totalità degli immigrati fa perdere le proprie tracce, molto spesso ancor prima di essere identificati. È qui che i "trafficanti di uomini" e le mafie permettono ai migranti di raggiungere gli stati europei del nord Europa, organizzando per loro viaggi, in treno, con pulmini, in macchina e perfino con i taxi. È da questi centri che la maggior parte delle ragazze nigeriane che arrivano in Italia via mare sono agganciate e ri-contattate dalla mafia nigeriana per poi essere avviate alla prostituzione.
  • Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA). Sono i Centri in cui vengono accolti i richiedenti lo status di rifugiato, in attesa che venga loro accolta la domanda di protezione internazionale. In realtà i richiedenti asilo possono circolare liberamente con un permesso provvisorio, a volte sono ospitati anche in strutture private, come alberghi, locande, agri-turismo, comunità e perfino semplici abitazioni. L'Iter di una domanda di asilo dura mediamente 18-24 mesi che moltiplicato per una media di 2.000 euro al mese e per il numero di immigrati fa un bel "gruzzolo" per chi li ospita. I CARA e le varie "lobby" di potere, quindi, hanno tutto l'interesse ad allungare i tempi di pratiche che potrebbero essere concluse un due, massimo tre mesi.
  • Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE). In queste strutture vengono "trattenuti" i clandestini, che non rientrano nella categoria dei rifugiati  o dei richiedenti asilo e che sono senza permesso di soggiorno, o lo hanno scaduto e non rinnovato. In questi centri, equiparate a strutture detentive, gli immigrati possono essere trattenuti fino a 18 mesi, un vero proprio crimine contro l'umanità, come lo ha definito la stessa comunità europea.
Noi denunciammo che i CIE sono una "macchina da soldi" della politica, della mala amministrazione, e in alcuni casi anche delle mafie (Vedi caso del CARA di Mineo). Due o tremila euro al mese per ogni "clandestino" trattenuto, soldi intascati dalle cooperative e consorzi che li gestiscono. Il tutto alle spalle degli immigrati. Risulta lampante che più clandestini ci sono dentro e più a lungo vengono trattenuti, più soldi incassano le cooperative di gestione.

Ogni struttura costa allo Stato più di duecento milioni all'anno a cui vanno sommate le spese per i rimpatri.

Nei CIE
  • Solo la metà dei trattenuti sono effettivamente espulsi, l'altra metà è solo business per chi e coloro che li gestiscono.
  • Molti sono trattenuti al limite della legalità, alla "faccia" di tutte le convenzioni internazionali.
  • Trattenere fino a 18 mesi una persona che non ha commesso reati e limitarne di fatto la sua libertà personale e un "crimine contro l'umanità". Norma che fortunatamente è stata superata, da ottobre 2014 è infatti in vigore una modifica che limita questo periodo a 90 giorni (solo per coloro che sono in attesa di espulsione coatta).
Allungare i tempi per le richieste di asilo, trattenere nei CIE oltre ogni limite gli immigrati, non pagare o fare la "cresta" sul pocket money, sono tutte cose che noi denunciamo da tempo, un vero e proprio business alle spalle degli immigrati.


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Ecco perché i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) vanno chiusi:
  • Superata la norma per cui i migranti possono essere trattenuti fino a 18 mesi, ora ridotta a 90 giorni (tre mesi), restano comunque i problemi delle pessime condizioni detentive. Trattenere anche solo per tre mesi, senza che aver commesso reati, è comunque una privazione della libertà personale immotivata.
  • Almeno la metà delle persone rinchiuse in questi centri il permesso di soggiorno lo avevano, ovvero è scaduto, per il solo fatto che hanno perso il lavoro non lo possono più rinnovare. Alcuni sono padri e madri di famiglia e magari con figli nati in Italia.
  • L'Europa ha già ammonito l'Italia per il periodo di permanenza troppo lungo a cui sono costretti i migranti, si tratta di "Violazione dei Diritti Umani".
  • Per Identificare un migrante (per le vie consolari) è mediamente necessario un mese, massimo due, ma la permanenza media nei CIE supera i sei mesi, a volte un anno, e in casi estremi anche 18 mesi, e ciò è intollerabile.
  • Un primo passo è stato fatto abolendo il reato di clandestinità e convertendo in legge il D.L. 146 del 23.12.2013 (art. 2 comma B, lett. b) e che rende più facile l'espulsione degli immigrati che commettono reati. Resta il nodo di chi si rifiuta di dichiarare le proprie generalità. A nostro avviso in questi casi va applicato alla lettera l'art. 651 del C.P. (un reato punito con il carcere e quindi, per l'immigrato, espulsione diretta).
  • I CIE sono ormai diventati "prigioni", sovraffollati, dove si vive in condizioni igieniche da terzo mondo, senza nessun tipo di intimità, in pratica sono veri e propri lager.
  • Le cooperative che gestiscono i CIE vengono pagate in base al numero dei migranti rinchiusi e alla durata della loro permanenza. Risulta quindi evidente che hanno tutto l'interesse ad abbassare il livello dei servizi e ad allungare il periodo di permanenza.
  • Non ci sono controlli seri da parte delle regioni. Fino al 2012 era addirittura impedito ad associazioni e volontari di accedere ai CIE.
  • Queste strutture alimentano un business multimilionario, pagato con soldi pubblici, sulla pelle degli immigrati. Alimentano una serie di clientele politiche, se non anche mafiose (per favorire questa o quella cooperativa) gestite sia dai partiti politici italiani che i CIE li vorrebbero chiudere che da quelli che vogliono mantenere le cose così come sono.
  • Queste cooperative di gestione, infine, assumo sempre meno personale qualificato e sempre più personale "raccomandato", alimentando così anche il "business" delle assunzioni.
  • Ed infine i clandestini, che sono clandestini, vanno espulsi IMMEDIATAMENTE, e NON trattenuti nei CIE.
Le statistiche sulla popolazione rinchiusa nei CIE rileva che 3 persone su 4 sono comunque identificate e hanno un recapito in Italia, quasi tutte possono essere rimesse in libertà in attesa di un rinnovo del permesso di soggiorno. Tutti gli altri, se meritano il rimpatrio, vanno rimpatriati SUBITO.

Per lo Stato Italiano un singolo rimpatrio forzoso ha un costo di circa duemila euro una tantum contro gli oltre tremila al mese che è, invece, il costo medio di una detenzione nei CIE, una soluzione tutto sommato ragionevole, una soluzione soprattutto umana, meglio liberi nel proprio paese di origine che schiavi in un paese straniero. Ed invece in Italia si insiste nel voler mantenere in piedi il sistema dei CIE, un sistema perverso che crea business sulla pelle dei migranti con i soldi pubblici di tutti gli italiani.

La denuncia di Amnesty International. Una denuncia che arriva forte e chiara, e senza appello proprio da Amnesty International nel suo ultimo rapporto annuale. Una denuncia contro l'Italia proprio per le condizioni dell'accoglienza e della situazione nei luoghi di detenzione (carceri e CIE) - leggi -

Questo articolo fa parte delle nostre Campagne Informative e di sensibilizzazione
No alla Bossi-Fini
Si alla Chiusura dei CIE

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Si all'accoglienza giusta, No a chi si arricchisce sulle pelle degli immigrati
Nostri Articoli precedenti
Ecco perché la Bossi-Fini è una legge razzista

Rapporto Annuale 2014 Diritti Umani
(Amnesty International)
- Sezione Italia -



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