mercoledì 26 giugno 2019

Kenya. Silvia Romano aveva denunciato abusi su bambine, forse rapita per vendetta

Che le indagini sul rapimento di Silvia fossero carenti e blande (anche da parte italiana) era già nell'aria, ma ora salta fuori che sono spariti perfino documenti ufficiali e foto, tra cui la denuncia che la ragazza aveva fatto contro un pedofilo kenyota solo pochi giorni prima del suo rapimento. Denuncia ora introvabile, come introvabile è il pedofilo denunciato dalla ragazza.


E poi c'è quel brutto affare di Likoni, dove un italiano (che Silvia aveva conosciuto) gestisce una struttura per bambini, e dove avvengono episodi poco chiari di molestie sui bambini e sulle bambine. Una struttura di proprietà del figlio di un potente politico locale, intoccabile, e quindi su cui è impossibile indagare.

Per il rapimento di Silvia sono indagati tre uomini, ma manca il quarto rapitore, un certo "Adam" che secondo gli investigatori è la mente.

La prima cosa che salta agli occhi cercando le tracce di Silvia Romano, la ventitreenne milanese sequestrata la sera del 20 novembre a Chakama, in Kenya, è che le indagini sono state abbastanza carenti, che c’è una competizione tra le varie polizie del paese africano e tra queste e l’esercito che si è occupato di scandagliare tutto il territorio al confine con la travagliata Somalia.

Di Silvia non si sa niente dal momento della sua scomparsa. Sparita nel nulla. A parte il silenzio stampa chiesto dalla Farnesina, un atteggiamento di routine che serve più a mantenere segreti inconfessabili che a salvaguardare la vita degli ostaggi o l’inquinamento delle relative indagini, in questi casi si riesce sempre ad avere qualche informazione. Questa volta no. Niente di niente. Davvero sconsolante.

Scusi, ma Silvia Romano ha dormito qui?”. La signora che gestisce la guest house Marigold, nel caotico centro di Mombasa, non solo è gentile, ma anche collaborativa e chiama subito il figlio Aash Sahiko, che si presenta con i registri degli ospiti. Dopo una veloce ricerca arriva la risposta: “Sì, è stata qui il 22 settembre e la notte tra il 5 e il 6 novembre

Ogni dettaglio è prezioso. Silvia è venuta qui sola? “Certo. Ha pagato il prezzo della camera singola. È arrivata sola ed è ripartita sola”. Il figlio della signora che gestisce la guest house se la ricorda bene: “Una bella ragazza così, resta impressa. Ero contento quando l’ho vista per la seconda volta in novembre

Ma è venuto qualcuno della polizia keniota o agenti italiani a chiedere informazioni su Silvia?
No, nessuno. Quando abbiamo saputo del suo rapimento ci siamo preparati a ricevere la visita di qualche investigatore e ci siamo meravigliati che non siano comparsi i poliziotti” Com'è possibile che nessun inquirente si sia fatto vivo per verificare che la ragazza fosse sola?

Silvia, bella, giovane e dinamica, non poteva non attrarre le attenzioni di qualche ragazzo. Infatti erano in tanti a farle la corte o addirittura a dichiararle grande amore, come Alfred Scott un fisioterapista dell'ospedale di Mombasa che su Facebook proclama di essere innamorato della milanese.

Due ipotesi sul suo rapimento
Alla polizia di Nairobi sul rapimento vengono formulate due ipotesi: sequestro per ottenere un riscatto, oppure sequestro per tapparle la bocca su accuse di pedofilia di cui sarebbe stata testimone in due casi, il primo a Likoni e il secondo anche per molestie nella stessa Chakama, villaggio nell'entroterra di Malindi, luogo in cui fu poi rapita.

Le bugie del suo "presunto" fidanzato, un italiano conosciuto in Kenya
Silvia arriva per la prima volta in Kenya il 22 luglio dell’anno scorso. Aveva conosciuto un italiano, Davide Ciarrapica durante una festa di beneficenza. Il trentunenne di Seregno gestisce un centro per bambini a Likoni, un villaggio separato da Mombasa da un braccio di mare che si può superare con un traghetto.

La ragazza intravede la possibilità di fare qualcosa a favore dei più deboli. Così quel giorno si imbarca per Mombasa con lui. Imbarazzante una dichiarazione rilasciata verbalmente da Ciarrapica a un detective keniota. "Impossibile per me riportare qui i particolari scabrosi", riferisce costernato l’investigatore, “Senza alcun pudore Davide, durante un colloquio il 15 maggio scorso, racconta che Silvia, durante il viaggio in aereo, gli è saltata addosso. Piuttosto strano mi è sembrato un modo per screditarla ai miei occhi. Io non gli ho creduto

Silvia resta al Hopes Dreams Rescue Sponsorship Centre di Davide per un mesetto, poi torna a Milano. Il 5 novembre rientra in Kenya. All'aeroporto di Mombasa, va a riceverla proprio Davide Ciarrapica. Insieme vanno a Likoni, ma lei ci resta poche ore. A fine giornata torna a Mombasa e si ferma a dormire al Marigold. La mattina dopo corre a Chakama, insieme a due nuovi volontari appena arrivati nella struttura di Africa Milele, la onlus per cui lavorerà proprio con l'obiettivo aiutare i bambini.

Casi mai chiariti di "presunte" molestie sui bambini nel centro gestito da Davide a Likoni
Quello che si capisce è che da quelle parti si respirava una brutta aria. Una mamma che conosceva bene Silvia all'attracco del traghetto Likoni-Mombasa racconta della permanenza della ragazza in quei luoghi e scoppia in lacrime: “Le voglio bene, le voglio bene. Spero che torni presto. Io avevo tre bambine in quella struttura, poi le ho ritirate”. Perché? “Accadevano cose poco corrette e imbarazzanti. Tornate a casa le mie figlie riferivano di strani atteggiamenti di Davide e del suo socio, Rama Hamisi Bindo”. Il pianto continua a dirotto.

Una visita al "Hopes Dreams Rescue Sponsorship Centre" lascia confusi e stupefatti. Siamo accolti da una signora che si illumina in volto: “Ah, grazie al cielo, dottoressa. Lei è venuta qui per quella quattordicenne incinta”. Evidentemente no, ma desta perplessità anche il fatto che Davide arrivi con la sua girlfriend, una stupenda diciassettenne. Insomma Davide ha già provveduto a sostituire Silvia come "fidanzata"

Silvia aveva promesso a Davide una raccolta fondi
Dopo la sua prima esperienza a Chakama, Silvia rientra in Italia, promettendo comunque a Davide che organizzerà a beneficio del suo centro, incontri di beneficienza per raccogliere fondi. Cosa che fa in ottobre. Ritorna in Kenya il 5 novembre (due settimane prima del suo rapimento) e va a Likoni, giusto il tempo per essere accolta freddamente dai bambini, che hanno l’ordine di restare sull'attenti immobili e di non salutarla, e da Davide, che l’accusa di non aver raccolto sufficiente denaro.

Davide in Italia è stato condannato a 6 anni di reclusione
I bambini africani fanno sempre una gran festa alla gente, specialmente a quella che conoscono e che ha giocato tempo prima con loro. Quei ragazzini restano invece impietriti. “Davide è un collerico irascibile, racconta un altro ex impiegato. Ecco perché in Italia recentemente è stato condannato a 6 anni di reclusione e 35 mila euro di danni per aver staccato a morsi un orecchio durante una rissa in una discoteca di Milano

Racconta uno degli inquirenti kenioti che sta cercando di dipanare l’intricata matassa: “Abbiamo avuto indicazioni che Silvia manifestasse un certo disagio nei confronti della struttura dove, secondo lei, si verificavano molestie nei confronti dei piccoli ospiti. Quell'organizzazione è guardata con una certa benevolenza dalle autorità locali. Il socio e amico di Davide Ciarrapica, nonché proprietario della villa che la ospita, Rama Hamisi Bindo, è figlio di un famoso politico e gode di protezioni insospettabili

“Sì, gode di protezioni potenti”

La polizia di Mombasa, secondo un testimone che teme ritorsioni e intima per ben tre volte di non pubblicare il suo nome, non è mai intervenuta con la dovuta determinazione per indagare sul caso: “Ecco un rapporto riservato critico sul comportamento di come sia stata condotta l’indagine laggiù”. Tira fuori dal cassetto un documento assai compromettente (che però non possiamo pubblicare per non compromettere le indagini).


Sotto promessa dell'anonimato un ispettore di polizia keniota racconta a Massimo Alberizzi e Hillary Duenas, giornalisti di Africa Express particolari dell'inchiesta su Silvia Romano

Nella sua deposizione del 15 maggio scorso alla polizia, Davide Ciarrapica, che per altro afferma di essere stato ascoltato dai carabinieri del ROS durante una sua visita in Italia in gennaio, dichiara di aver sconsigliato a Silvia di andare e prendere servizio a Chakama, eppure in una e-mail inviata a Silvia affermava esattamente il contrario. È stato proprio lui, Davide, a consigliarle di andare a Chakama.

Ma quello che inquieta di più è che all'aeroporto di Mombasa sono spariti tutti i file su Silvia Romano
Ai visitatori che entrano in Kenya viene scattata una fotografia e vengono prese le impronte digitali. Una procedura che deve aver riguardato anche la ragazza milanese. Allora ci chiediamo perché nell'archivio della polizia aeroportuale non c’è niente sull'ingresso in Kenya di Silvia il 5 novembre 2018.


Due giornalisti di Africa ExPress, Massimo Alberizzi e Hillary Duenas, sono andati alla centrale di polizia di Malindi per indagare sul rapimento di Silvia Romano

Riserva sorprese anche l’archivio della polizia di Malindi
L’undici di novembre, nove giorni prima di essere sequestrata, Silvia, dopo aver chiesto consiglio alla presidente di Africa Milele, Lilian Sora che dall'Italia dà il suo totale benestare, con altri due volontari, Giancarlo e Roberta, si reca alla centrale di polizia a denunciare un keniota che per qualche giorno ha soggiornato nello stesso affittacamere in cui da tempo vivono i volontari dell’associazione, un certo Francis Kalama di Marafa, pastore anglicano.

Lo accusano di atteggiamenti equivoci nei confronti di alcune bambine

Una ricerca approfondita sui registri delle querele della polizia non porta a nulla. Gli agenti che se ne occupano e controllano i faldoni, allargano sconsolati le braccia.


La polizia di Malindi è assai cooperativa e i funzionari hanno controllato i registri delle denunce per ben due volte per cercare quella che Silvia Romano fece pochi giorni prima del suo rapimento. Un denuncia che ora risulta sparita

Eppure in un messaggio audio WhatsApp, Silvia, che qualcuno dipinge come sprovveduta e che invece si dimostra testarda, legalista e amante della giustizia, racconta con una dovizia di dettagli di essere andata alla polizia e di aver avuto l’assicurazione che Kalama sarà arrestato e “le bambine sottoposte a un test medico”.

Particolare assai pesante. La promessa comunque non avrà seguito: Kalama (il pastore anglicano accusato da Silvia di molestie) è uccel di bosco, sparito. Di lui nessuno ha più traccia, tanto meno gli investigatori, né si pensa abbia mai avuto notifica della denuncia.


File WhatsApp di Silvia 10 giorni prima di essere rapita, mentre informa la presidente di Africa Milele, Lilian Sora, sulla sua denuncia contro Francis Kalama (pastore anglicano) per atteggiamenti equivoci nei confronti di alcune bambine

Per il rapimento di Silvia attualmente in cella ci sono tre persone:
  • un keniota giriama, l’etnia che abita sulla costa del Paese, Moses Luari Chende;
  • un keniota di etnia orma (quella accusata di aver organizzato il sequestro), Gababa;
  • e un somalo con un documento d’identità keniota ottenuto illegalmente senza la necessaria e obbligatoria procedura, Ibrahim.
“Loro sanno sicuramente qualcosa ma sono solo degli esecutori. Aspettiamo che facciano i nomi dei mandanti

Già, ma in Kenya fare i nomi di chi ha ordinato un rapimento è come suicidarsi. “Ma perché governo italiano non garantisce la sicurezza in Italia? Una taglia e un permesso di soggiorno per chi fornisce informazioni sarebbero assai utili”. Una domanda banale, ma senza risposta.

Salta fuori anche una critica della polizia all'esercito
Ha chiuso le frontiere con la Somalia, ma non è stato assolutamente cooperativo con le indagini. Certo, non è il loro compito, ma loro sono andati anche in villaggi remoti, dove per noi è difficile arrivare

Sempre alla polizia di Malindi scuotono la testa a sentire parlare degli inquirenti italiani: “È venuto qui il console onorario, Ivan del Prete, con un altro paio di persone ma non ha fatto granché. Ha chiesto informazioni, ma niente di più
(Fonte: Inchiesta African Express)




Articolo di
Maris Davis


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