venerdì 23 novembre 2018

Silvia li aiutava a casa loro ma è massacrata sui social

Prima ci dicono di andarli ad aiutare a casa loro e poi ci massacrano di insulti nel web. L'idiozia umana non ha limite.


Odio sui social contro Silvia, 'se l'è andata a cercare'

Non c'è né silenzio né pace sui social media per Silvia Costanza Romano. Non basta l'appello dei genitori della volontaria sequestrata in Kenya ai media tradizionali a fermare la comunicazione alternativa, e da due giorni Facebook e Twitter sono inondati di insulti e offese contro la giovane milanese.

Un odio cieco e ottuso che troppo spesso si scaglia in modo inspiegabile contro le vittime, per lo più donne, di violenze e soprusi. Un odio cieco e brutale che i social media servono su un piatto d'argento.

Nascosto dall'anonimato, con una tastiera sottomano, c'è chi nelle ore angoscianti successive al rapimento è arrivato ad augurarsi che "quei selvaggi le insegnino le buone maniere sessuali". Un commento aberrante. Silvia in Africa "è andata a cercarsela" il sequestro come la ragazza che indossa una minigonna di notte si va a cercare lo stupro.

Una 23enne laureata che decide di lasciare il suo paese per aiutare gli abitanti di un piccolo villaggio in Kenya è "un'oca giuliva" perché, in fondo, poteva "far volontariato alla mensa della Caritas" dietro casa. Internauti indignati e preoccupati, non per la sorte della cooperante, ma per chi pagherà i soldi di un eventuale riscatto.

"Lo Stato non deve pagare per una scriteriata in cerca di emozioni forti"

Sono i commenti aberranti di una retorica pressappochista e misogina che in passato hanno subito anche Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie rapite in Siria nel 2014. E, in era pre-social, le 'due Simone', Pari e Torretta, sequestrate in Iraq nel 2004. Non esistevano ancora gli 'haters' professionisti eppure le due cooperanti di 'Un ponte per' furono sommerse da una valanga di critiche per la loro scelta di far volontariato in un paese così difficile. Oggi, a distanza di 14 anni, qualcuno ancora le cita come "quelle due sciagurate che andarono in Iraq"

Nel dibattito sull'odio 'sociale' contro Silvia Romano è intervenuto anche l'ex presidente del Senato, Piero Grasso, che ha definito i commenti "scandalosi" e ha chiesto di "non dare più spazio né visibilità all'odio, al rancore, all'ignoranza, a chi vomita veleno su una giovane ragazza che ha scelto di dedicare un pezzo della sua vita agli altri"

Mentre ha sollevato un vespaio il 'Caffè' di Massimo Gramellini dedicato alla vicenda nel quale l'editorialista del Corriere della Sera da una parte prova a capire chi ritiene che la "scelta avventata" della volontaria "rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto" dall'altra difende "l'energia pura, ingenua e un po' folle" di una ragazza "entusiasta e sognatrice" che vuole "cambiare il mondo"

Poche ma dense righe che hanno diviso il web diventando trend topic su Twitter e scatenando la macchina del 'meta-fango'. Chi, superficialmente, si è fermato alla prima parte dell'articolo ha criticato aspramente Gramellini e lo ha invitato a scusarsi con la famiglia Romano. Ma c'è anche chi, pur avendo letto la rubrica fino in fondo come chiesto dallo stesso Gramellini sul suo account Twitter, gli ha rimproverato "toni misogini e paternalistici"

Oggi lo stesso Massimo Gramellini ha "riscritto" quel "Caffè", forse in troppi lo hanno capito male. O magari è lui stesso, giornalista esperto e di lungo corso, si è accorto di essersi espresso male.

Guardo il sorriso dei 23 anni di Silvia. In quel sorriso vedo la semplicità, l'intelligenza, la fierezza di chi non si arrende al mondo che ha trovato e il coraggio di chi vorrebbe mettere in gioco tutta se stessa per cambiarlo, per modificarne nel profondo anche una minima parte. La forza. La forza e la sensibilità di chi sente le ingiustizie sulla propria pelle e avverte il senso di una missione, da compiere con semplicità e dedizione.

E poi vedo il buio delle parole dure, pesanti come pietre, parole allucinate dall'odio e dal fango, da parte di cittadini di questa Italia che hanno perso la bussola. Che sono disposti prima a dire "aiutiamoli a casa loro" e poi un secondo dopo a crocifiggere chi decide di prendere in mano la sua vita e metterla a disposizione degli altri.

È strano questo mondo, davvero, e tocca reagire. La lavatrice di fango che subisce Silvia non ha riguardato i tanti imprenditori che in questi anni sono stati sequestrati nelle aree più difficili dell'Africa, mentre erano lì a fare profitti. Al contrario, in molti hanno preso parola, come è sacrosanto, per chiederne l'immediata liberazione. Ma se un fatto del genere accade a una giovane donna di 23 anni che è in Kenya per provare a restituire a questo mondo marcio e malato un pezzo della dignità che merita, allora "se l'è andata a cercare" e "poteva starsene a casa sua"

È la tremenda ipocrisia di quei benpensanti che poi ogni giorno consigliano a una generazione dimenticata e allevata a pane, precarietà e ossessione competitiva, di andare in giro per l'Europa a fare Erasmus, ad accumulare titoli su titoli, lauree, master e ad accrescere competenze da inserire nei curriculum che diventano degli aeroplani di carta, spesso senza destinazione.

Questa è l'ipocrisia peggiore. L'ipocrisia che genera rabbia, perché condita dal solito paternalismo, secondo il quale va tutto bene se ti adegui, se ti uniformi, se sei conforme alla confezione pensata e prodotta, se accetti di non avere un ruolo attivo nelle cose del mondo.


Ciao Silvia, gli idioti del web è come se ti avessero rapita due volte, è come quando una donna viene stuprata. Allo stupro si aggiunge l'odio, la giustificazione di chi dice che lei se l'è cercata perché "aveva la minigonna" o un "pettorale troppo in vista". Si, Silvia, quegli idioti, quei professioni dell'insulto che si nascondono "anonimi" dietro ad una tastiera, ti hanno violentata di nuovo, hanno perfino chiesto ai tuoi rapitori di stuprarti.

Prima si riempiono la bocca di slogan come "Aiutiamoli a casa loro" e poi, quando ci andiamo davvero ad aiutarli e ci succede qualcosa, sono i primi ad insultarci anziché dirci grazie.

Silvia, ti voglio bene e ti ammiro per tutto l'Amore che hai dimostrato per l'Africa, resisti e cerca di essere forte in queste ore difficili. "Non ti curar di loro, ma guarda e passa"

Tu, e tutti quei giovani che come te regalano un pezzo della loro vita agli altri, siete la Speranza di quel Mondo Migliore che sento arrivare .. nonostante tutto.

Ciao Silvia, tutta Foundation for Africa è con te
Il tuo amore per l'Africa è anche il nostro
Ora devi essere forte, per te, per la tua famiglia e per tutti quei bambini che stavi aiutando. Ti riporteremo a casa
(Maris Davis)





Articolo a cura di
Maris Davis


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