lunedì 29 ottobre 2018

Violentate e mutilate. L'orrore delle bambine stuprate dalle milizie nella Repubblica Democratica del Congo

Il Paese africano è una terra che vanta primati agghiaccianti. Vent'anni di conflitto, oltre sei milioni di morti e il dilagare della violenza sessuale usata come arma di guerra.

Una bambina congolese a Beni, nella Repubblica Democratica del Congo

Dal 2013 al 2016, in questo piccolo villaggio, è avvenuto un orrore che dovrebbe indignare e sconvolgere il mondo intero. Un dramma così devastante che dovrebbe togliere il fiato a chiunque ne venga a conoscenza. In tre anni, 46 bambine sono state violentate. Degli irregolari, appartenenti alla milizia privata del deputato Frederic Batumike, venivano nel cuore della notte in questo villaggio e per prima cosa rapivano le bambine, poi le violentavano e infine le lasciavano lì, dove avevano compiuto la violenza, da sole e distrutte, ma non prima di averle anche mutilate. E la più piccola vittima aveva solo due anni

A parlare e raccontare con una voce satura di disperazione e con occhi in cui è rimasta impressa, come un tatuaggio indelebile, una rabbia lacerante è Zawada Bagaya Bazilianne, la consulente legale della Fondazione Panzi. È seduta dentro il suo ufficio, una piccola baracca di legno, nel paese di Kavumu, nella provincia congolese del Sud Kivu, il luogo dove l’orrore si è compiuto.

Intorno colline verdi, strade rosse, fangose, cieli plumbei e una nebbiolina sottile, che si solleva dalla valle come un sipario, lasciando così visibile, sul proscenio della terra congolese, una tragedia, che per i più è impossibile anche solo da immaginare.

Il piccolo paese è puntellato di case di terra e paglia, alcune di legno e la paura sembra essersi posata in ogni dove. Le madri chiudono le porte e richiamano i figli in casa quando vedono i visitatori, i bambini scappano a nascondersi tra le gambe e dietro le gonne delle nonne e gli uomini interrompono il loro lavoro e statuari, in mezzo ai campi, con i machete e i bastoni stretti nelle mani, osservano gli stranieri.

In un piccola casa abita Beatrice. Ha 9 anni e vive sola con la nonna e il dolore per la atroce violenza di cui è stata vittima, la fine del suo vivere, di un qualsiasi futuro e l’inizio di un presente di puro dramma, cristallizzato in due occhi neri che sembrano chiedere conto al mondo il perché di una tale follia e di un’assoluta e impietosa ingiustizia.

È dal villaggio di Kavumu che occorre partire per conoscere il dramma degli stupri che affligge la Repubblica democratica del Congo. Nell’ex Zaire infatti, stando ai dati delle Nazioni Unite nel 2015 si sono registrate 15mila violenze sessuali, una ogni mezz’ora.

Il paese africano è una terra che vanta primati terribili. Vent'anni di conflitto, oltre sei milioni di morti, più di 50 gruppi ribelli nelle regioni del nord est e poi, a partire dagli anni ’90, il dilagare della violenza sessuale, gli stupri. Lo stupro in Congo infatti è stato importato come arma di guerra durante la seconda guerra congolese (1998-2003) e poi ha infettato l’intera nazione come una metastasi.

Quando si sono registrati i primi casi di violenze, noi medici eravamo impreparati. Vedevamo donne, ragazze e anche bambine arrivare in ospedale con gli organi totalmente distrutti. I loro corpi non solo erano stati vittime di violenze carnali, ma anche di torture. Alcune donne erano state mutilate e altre erano state abusate con l’introduzione di oggetti taglienti nella vagina. È stato osservando certi casi che ho deciso di intervenire

A parlare e raccontare il dramma contro cui si sta battendo è il chirurgo Denis Mukwege, medico congolese, vincitore del premio Nobel per la pace 2018 insieme a Nadia Murad, vincitore del premio Sakharov nel 2018, conosciuto in tutto il mondo anche come ”il medico che ripara le donne” e uno dei simboli della lotta alla violenza sessuale.

Le parole di Denis Mukwege
Per fermare quanto sta avvenendo qui in Congo occorrerebbe innanzitutto che i colpevoli venissero puniti. Poi ci vorrebbe una ferma volontà politica nazionale ed internazionale di porre fine al saccheggio dei minerali. Perché in questo modo cesserebbero i conflitti che stanno dilaniando da anni il nostro paese

È una battaglia necessaria, gli stupri non distruggono solo le donne e il loro corpo ma l’intera società. Dopo essere state violentate le vittime vengono considerate colpevoli dai mariti e vengono per questo allontanate e isolate. Ci sono alcune donne che contraggono l’hiv, che è una malattia che provoca una stigmatizzazione dell’ammalato, e altre che soffrono di perdite e incontinenza e quindi vengono derise e umiliate dalla comunità. È una tragedia che va fermata, occorre intervenire su moltissimi fronti, anche con un profondo lavoro di sensibilizzazione nei villaggi e nelle città, per far si che le comunità non considerino più queste donne colpevoli della tragedia che è loro toccata

E per comprendere appieno queste parole basta dirigersi al porto di Bukavu e imbarcarsi su uno dei traghetti colmi di persone che ogni ora salpano, lasciandosi alle spalle le colline di terra rossa e fango che punteggiano il capoluogo del Sud Kivu e, dopo aver attraversato il lago omonimo, attraccano nella città di Goma.



Il centro principale del Nord Kivu, città nera, con le strade di pietra vulcanica e la vegetazione verde impenetrabile del parco del Virunga tutt’intorno, è stato il palcoscenico della maggior parte dei conflitti della regione ed è qua, nel campo profughi di Mugunga, ai piedi del vulcano Nyragongo, che vive Amani Bahati, che ha 59 anni, vittima senza consolazione della pietà altrui, ma violata anche nell'intimo dal pubblico disprezzo e dallo sfregio accusatore dei più.

Ero insieme ad altre donne a far legna cinque mesi fa, quando alcuni soldati con le divise delle FARDC (Forze Armate Repubblica Democratica del Congo) hanno abusato di noi. Dopo che è successo tutto ciò siamo state isolate dalla società, non ho più un lavoro, sono ammalata e sapete come ci chiama la gente: ”le stuprate”. Così è come siamo considerate e questa è la nostra vita dopo essere state violentate




Articolo di
Maris Davis


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venerdì 26 ottobre 2018

Ieri vittime di tratta, oggi stiliste

'Journey with new hope' è un progetto che aiuta giovani donne migranti vittime della tratta di esseri umani a ritrovare la propria dignità grazie a un lavoro.

Disegnare e confezionare con le proprie mani una linea d'abbigliamento e accessori ispirata al viaggio. Con l'aiuto di un gigante: la maison Gucci.

Una sfilata può avere il profumo dell’autonomia, soprattutto se i capi in passerella nascono dall'unione tra il vissuto di donne migranti vittime della tratta di esseri umani e la creatività di giovani studentesse del Liceo artistico “San Leucio” di Caserta.

Il tutto potendo contare su quattro chilometri di tessuto prezioso messo a disposizione dalla maison Gucci nell'ambito dell'iniziativa 'Gucci Up', volta al recupero e alla valorizzazione di scarti di produzione che vengono trasformati in occasione di solidarietà. Un altro motivo di plauso per la maison del lusso fiorentino, che ha da poco lanciato 'Gucci Equilibrium', il portale per parlare di salvaguardia ambientale e sociale e monitorare l'impegno del marchio in questa direzione.

Sono questi gli ingredienti fondamentali del progetto ‘Journey with new hope, promosso dall’associazione Be Aware Now e dall’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia con l’obiettivo di sostenere le tante donne vittime di violenza e sfruttamento sessuale che vorrebbero riconquistare la loro libertà attraverso il lavoro, progettando e confezionando con le proprie mani una linea d’abbigliamento e accessori ispirata al viaggio.

Per imparare come muoversi nel mondo della moda, migranti e studentesse hanno seguito corsi di formazione in marketing, e-commerce, comunicazione visual merchandising. Ad accompagnare giorno dopo giorno la realizzazione di questa iniziativa, le operatrici della Cooperativa sociale ‘NewHope’ insieme con le tirocinanti e le suore del Centro d’accoglienza ‘Casa Rut’, nel casertano.

«Per ritrovare la dignità l’accoglienza non basta, la dignità passa attraverso il lavoro. Così è nata ’New Hope’ nel 2004, a partire da quel sogno che è ‘Casa Rut’. Nel nostro piccolo, un passo alla volta, ce l’abbiamo fatta: in un territorio difficile come Caserta, ci siamo nella legalità»



Quando si parla di migrazioni il non distinguere tra uomini e donne sia già un errore gravissimo. È necessario che nel discorso pubblico non ci si dimentichi di queste differenze. Questo fenomeno ci riguarda tutti, riguarda il modo con cui noi guardiamo i migranti e le migranti”. E se diciamo “rispediamoli tutti a casa loro”, siamo complici del non rispetto dei diritti umani. Non possiamo semplificare la complessità.

Colori vivaci e disegni fantasiosi hanno ispirato bluse e abiti con accessori coordinati e fantasiosi: cinture, borse e persino sandali coordinati. Sono le creazioni di NewHope e delle sue giovani donne che si sentono 'tessitrici di nuove speranze'





Per contatti e informazioni: coopnewhope@gmail.com - tel. 0823 458465




Articolo a cura di
Maris Davis


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sabato 13 ottobre 2018

Bambine e minori adolescenti. Sconfortanti i dati del nuovo rapporto "Indifesa"

Violenza contro i minori. In Italia 5.080 vittime, 6 su 10 sono bambine e ragazze. Oltre 770 hanno subito violenza sessuale. Raccapricciante il Dossier Indifesa di Terre des Hommes.


Terre des Hommes ha pubblicato la quinta edizione del Dossier della Campagna “Indifesa per accendere i riflettori sui diritti negati a milioni di bambine in Italia e nel mondo.

Negli ultimi cinque anni il numero di vittime minorenni di reati è passato dai 4.946 del 2011 ai 5.080 del 2015, secondo i dati Interforze elaborati per il nuovo Dossier della Campagna Indifesa di Terre des Hommes, presentato al Senato questa settimana.

Si conferma il dato sulla prevalenza del sesso femminile tra chi subisce abusi e violenze. Bambine e ragazze sono il 60%, ma diventano l’87% quando si tratta di violenze sessuali o il 91% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico.

Se in termini generali negli ultimi cinque anni il numero delle vittime di reati ha segnato un aumento del 3%, si registra un drammatico aumento a tre cifre nella pornografia minorile che tocca la vertiginosa quota del +543%. Nell’81% dei casi le vittime sono bambine e ragazze, ma l’aumento del trend prova anche che la pornografia minorile si conferma uno dei settori di sfruttamento dei minori che gode di maggiore richiesta sul mercato.

Un incremento a tre cifre (+148%) è anche quello registrato dagli atti sessuali con minori di 14 anni, o minori di 16 nel caso di parenti stretti e affidatari. Sono state 411 le vittime nel 2015, il 78% femmine. Segnano un calo negli ultimi 5 anni, le violenze sessuali e quelle aggravate, rispettivamente -26% e -31%, ma in termini assoluti (in tutto 908 minori nel 2015, per oltre l’82% femmine, pari a 770) costituiscono le tipologie con maggior numero di vittime dopo i maltrattamenti in famiglia (1.442, +24%) e la violazione degli obblighi di assistenza familiare (961, +9% sul dato 2011), dove la percentuale di ragazzine è abbastanza allineata all'altro sesso.


I numeri sono impressionanti e non lasciano spazio a dubbi
La prevenzione della violenza sui minori deve essere una priorità delle istituzioni pubbliche e richiede l’impegno di tutti, perché adolescenti e bambini crescano con una visione sana delle relazioni di coppia e del rispetto dell’altro. Bisogna lavorare per abbattere gli stereotipi di genere tra i ragazzi come strumento per prevenire la violenza sulle donne domani. È una delle chiavi fondamentali per prevenire e contrastare violenze e discriminazioni.

Ma la Campagna "Indifesa" quest’anno punta i riflettori anche sulle bambine che vivono in zone teatro di guerra e nelle emergenze migratorie che ne conseguono, per proteggerle e tutelarne i diritti fondamentali alla salute, allo studio, alla libertà. Terre des Hommes è impegnata da anni, e continuerà a farlo, per la loro protezione in Italia e nel mondo con progetti concreti per offrire assistenza e un futuro migliore a tutte loro.

Tra i nemici più feroci delle bambine e le ragazze ci sono proprio i loro coetanei. A provarlo, al di là dei tristi episodi di cronaca, anche i dati del Ministero della Giustizia, che segnalano in carico dei Servizi Sociali ben 817 minori di sesso maschile condannati per violenze sessuali. 267 sono invece responsabili di sfruttamento della pornografia e prostituzione minorile.

Se la violenza colpisce ancora troppe bambine in Italia, si può dire che purtroppo sia anche il pane quotidiano delle giovani migranti in fuga da conflitti, dittature e miseria. Nei lunghi viaggi per raggiungere l’Europa poche sono le donne e le ragazze che non abbiano subito abusi sessuali.

Molte migranti finiscono nel giro della prostituzione coatta
Allettate da false promesse finiscono nel giro della prostituzione. Tante le ragazzine che arrivano incinte sulle nostre coste. Tutte hanno subìto traumi da privazioni e violenze e necessitano di un’assistenza psicologica specifica, che le sostenga nel recupero della propria coesione identitaria, come persone degne di valore. È questo il percorso che segue Terre des Hommes con i minori non accompagnati nell'ambito del "Progetto Faro" che mette l’attenzione sulle principali violazioni dei diritti di bambine e ragazze migranti e promuoverne gli interventi per la loro protezione.

Nei paesi in guerra, come Iraq e Siria, migliaia di donne e ragazze sono ridotte a schiave dei combattenti. I bambini e le bambine “prede di guerra” vengono rapiti o arruolati con la forza da eserciti regolari e gruppi ribelli. In altri casi, però, i più piccoli finiscono con l’imbracciare un fucile perché spinti dalla povertà, dall'esclusione sociale o dal desiderio di vendetta per le violenze subite dalla loro famiglia. Un’altra piaga che si è acutizzata con il conflitto è quella dei matrimoni precoci, che coinvolge moltissime ragazzine profughe siriane.

Se da un lato l’instabilità politica e la violenza diffusa hanno reso ancora più precaria la condizione delle bambine e delle giovani donne nella sponda sud del Mediterraneo, questo profondo disordine ha anche reso più acute, più visibili, e più presenti, anche tra noi nel mondo cosiddetto sviluppato, tutte le gravi violazioni dei dritti umani di cui sono soggette le bambine e le ragazze

L’Italia deve riconoscere la tutela dei diritti delle donne migranti da inserire tra le priorità da affermare con la nostra presidenza del G7. E il Dossier Indifesa ci dice molto sul lavoro da fare, che si iscrive anche nel solco dell’impegno sottoscritto con l’Agenda 2030 di porre fine ai matrimoni infantili e di perseguire efficacemente l’obiettivo di una piena emancipazione di tutte le donne e tutte le ragazze.


La tratta delle ragazze in Italia
La componente femminile, sia di donne adulte, sia di bambine e ragazze, rappresenta la maggioranza delle vittime di tratta a livello globale: il 71% di quelle individuate, secondo le stime dell’UNODC (Agenzia delle Nazioni Unite per il contrasto al traffico di droga e al crimine organizzato)

Tra il 2004 e il 2014 (anno per cui sono disponibili gli ultimi dati) la quota di bambine e ragazze vittime di tratta è raddoppiata, passando dal 10% al 20% del totale. In crescita esponenziale anche la quota delle piccole vittime di sesso maschile: dal 3% del 2004 all’8% del 2014 e con un picco del 13% nel 2011.

I minori rappresentano il 28% del totale delle vittime di tratta ma con profonde differenze tra un continente e l’altro

Il fenomeno della tratta di esseri umani non risparmia il Vecchio Continente. Anche qui, la maggioranza delle vittime sono donne, e secondo le stime della Commissione Europea, circa il 16% sono ragazze con meno di 18 anni.

"I trafficanti traggono vantaggio dalle rotte migratorie irregolari. L’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim) ha registrato dal 2014 un aumento del 600% delle potenziali vittime di tratta ai fini di sfruttamento sessuale arrivate in Italia. E 􀀃sono prevalentemente donne e ragazze provenienti dalla Nigeria"

Fotografare, anche da un punto di vista quantitativo, questo fenomeno in Italia non è facile. La punta dell’iceberg è data dalle vittime di tratta intercettate dalle istituzioni nell'ambito del Piano nazionale anti-tratta e che hanno avuto accesso a percorsi di protezione. Secondo i dati forniti dal Dipartimento per le Pari Opportunità, nel 2017 i minori vittime di tratta e sfruttamento che hanno potuto accedere ai percorsi protetti sono stati 200 (196 ragazze e 4 ragazzi). Per il 93,5% sono ragazze nigeriane.

Nel corso del 2017 sono arrivati in Italia 1.228 minori non accompagnati di origine nigeriana, in buona parte di sesso femminile e circa 5.400 donne. OIM Italia ritiene “che circa l’80 per cento delle migranti nigeriane arrivate via mare nel 2016 sia probabile vittima di tratta destinata allo sfruttamento sessuale in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea

"Donne e minori non accompagnati di nazionalità nigeriana sono tra le categorie più a rischio di essere vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, anche se non si può escludere che anche migranti di altre nazionalità siano coinvolti nel traffico"

A preoccupare è anche l’abbassamento dell’età delle giovani e giovanissime nigerianeinversamente proporzionale alla coscienza di essere vittime di tratta e delle violenze e degli abusi che le vittime sono destinate a subire”. Alle organizzazioni umanitarie presenti nei luoghi di sbarco molte ragazze dichiarano di non aver mai avuto rapporti sessuali, di non conoscere l’esistenza dei contraccettivi, non sanno in che cosa consista la “prostituzione” che dovranno svolgere per ripagare i loro debiti con i trafficanti.

Sempre più spesso i trafficanti scelgono le proprie vittime tra le giovani e le giovanissime nigeriane provenienti da villaggi remoti e con uno scarso livello di istruzione

A questo si somma anche il potere del "juju", un rito magico che lega la ragazza ai suoi trafficanti. Costringendola ad ubbidire ad ogni loro ordine sotto la minaccia di morte, per se o per i parenti rimasti in Nigeria.

Quest’ultimo anello della catena, però, ha recentemente ricevuto un duro colpo. Il 9 marzo 2018, nel corso di una cerimonia pubblica, l’Oba Ewuare II (massima autorità religiosa del popolo Edo, che vive nel Sud della Nigeria) ha emesso un editto con cui ha annullato i riti "juju" e, oltre a liberare le ragazze che oggi sono schiave dei trafficanti l'Oba ha lanciato una maledizione su quegli stregoni che, in futuro, useranno nuovamente questi riti per agevolare la tratta di giovani donne.

Dossier "Indifesa" 2018
Nel rapporto si parla di
Mutilazioni genitali femminili
Bambine e accesso all'istruzione
Bambine lavoratrici
Matrimoni precoci
Salute riproduttiva e gravidanze precoci
Ragazze vittime di tratta
Accesso a internet, opportunità a rischi per le ragazze
Violenza sulle bambine e le ragazze





Articolo a cura di
Maris Davis


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