martedì 12 giugno 2018

Lavoro minorile, una schiavitù inaccettabile

Nel mondo sono più di 152 milioni i bambini vittime di lavoro minorile, la metà sono intrappolati in impieghi pericolosi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano ad una vita senza svago né istruzione.


Il fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta, in quanto sottoprodotto della povertà, che contribuisce anche a riprodurre. Tuttavia, non mancano casi di bambini lavoratori anche nelle aree marginali del Nord del mondo.

Secondo i dati dell'ILO (Organizzazione internazionale del lavoro), nel mondo 74 milioni di bambini sono impiegati in varie forme di lavoro pericoloso, come il lavoro in miniera, a contatto con sostanze chimiche e pesticidi agricoli o con macchinari pericolosi.

È il caso dei bambini impiegati nelle miniere in Cambogia, nelle piantagioni di tè nello Zimbabwe, o che fabbricano bracciali di vetro in India.

Tra le peggiori forme di lavoro minorile rientra anche il lavoro di strada, ovvero l'impiego di tutti qui bambini che, visibili nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane, cercano di sopravvivere raccogliendo rifiuti da riciclare o vendendo cibo e bevande.

Nella sola città di Dakar, capitale del Senegal, sono 8.000 i bambini che vivono come mendicanti.

Altra faccia di questa tragica realtà è lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali, che coinvolge un milione di bambini e bambine ogni anno

Se le varie tipologie di lavoro minorile possono essere in qualche modo quantificate, una più di altre è caratterizzata dall'invisibilità e sfugge a una valutazione statistica: si tratta del lavoro domestico e familiare, in cui sono impiegate soprattutto le bambine.

Che si tratti di lavoro in casa di altri (lavoro domestico) o in casa propria (lavoro familiare), per le bambine esso diventa spesso una vera e propria forma di schiavitù, che le costringe a vivere nell'incubo della violenza e dell'abuso.

Lavori pericolosi per 74 milioni di bambini
Nel mondo ci sono 74 milioni di bambini intrappolati in lavori pericolosi, quasi la metà dei 152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni tuttora vittime del lavoro minorile. Lo denuncia l'ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile (che ricorre il 12 giugno). Questi bambini lavorano nelle miniere e nei campi, nelle fabbriche e nelle case e sono esposti a pesticidi e altre sostanze tossiche, trasportano carichi pesanti o lavorano tante ore ogni giorno. A causa di questi lavori inaccettabili, molti di loro subiscono danni fisici e psicologici permanenti.

Nessun minorenne dovrebbe svolgere lavori pericolosi. Questo è un principio contenuto nelle Convenzioni dell'ILO sul lavoro minorile, in particolare la Convenzione sull'età minima per l'accesso al lavoro, 1973 (n. 138) e la Convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile, 1999 (n. 182).

Queste Convenzioni chiedono ai governi, in consultazione con le parti sociali, di stabilire una lista nazionale di lavori pericolosi vietati ai bambini e di fare rispettare tale divieto. La ratifica quasi universale di queste due Convenzioni, 171 Stati membri dell'ILO per la Convenzione n. 138 e 181 Stati per la Convenzione n. 182, riflette l'impegno dei governi a porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme. Quest'impegno dev'essere onorato attraverso l'espansione delle azioni volte ad eliminare il lavoro minorile.

Il nuovo rapporto dell'Oil "Verso l'eliminazione urgente del lavoro minorile pericoloso", rileva che alcuni rischi professionali, come l'esposizione a stress psicologico e alle sostanze chimiche, sono ancora più gravi per i bambini di quanto si pensasse in precedenza. Un altro dato fondamentale è che l'adolescenza, come periodo di sviluppo fisico, può durare fino ai 25 anni. Durante questo periodo di crescita, i bambini (e i giovani adulti) affrontano una serie di vulnerabilità che devono essere coadiuvate da risposte legislative e azioni concrete.

Il rapporto delinea lo stretto legame che esiste tra istruzione e salute. Una scarsa istruzione aumenta il rischio d'impatto negativo del lavoro sulla salute, mentre un'istruzione di qualità protegge e favorisce la buona salute. Sebbene il numero complessivo di bambini in lavori pericolosi sia diminuito negli ultimi anni, questo risultato è piuttosto limitato agli adolescenti e giovani. Tra il 2012 e il 2016 il numero di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni vittime del lavoro minorile è rimasto invariato, mentre è aumentato il numero degli stessi che hanno un lavoro pericoloso e pertanto inaccettabile.

L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile ribadisce l'urgenza di eliminare le peggiori forme di lavoro minorile, tra cui il lavoro pericoloso, e la necessità di promuovere ambienti di lavoro sicuri e salubri per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. L'Agenda si propone di realizzare l'obiettivo di porre fine a tutte le forme di lavoro minorile entro il 2025. Se vogliamo mantenere queste promesse solenni che abbiamo fatto ai bambini di tutto il mondo, dobbiamo impedire, una volta per tutte, che questi bambini siano vittime del lavoro minorile, soprattutto nel settore dell'agricoltura nel quale lavorano tanti bambini fin dall'età di sei, sette o otto anni.

Spezzare le catene dello sfruttamento
Molti bambini in Europa e in Italia sono «lasciati soli» rimanendo imbrigliati «nelle reti dello sfruttamento» per questo «siamo tutti chiamati a spezzare queste catene per contrastare ogni forma di abuso, nella consapevolezza che abbiamo bisogno che soprattutto i più giovani devono poter sviluppare appieno le loro capacità»

«Le condizioni di fragilità in cui i bambini si trovano sono il principale fattore che conduce al tunnel dello sfruttamento. Per questo il ruolo di coloro che vivono accanto ai bambini è di grande importanza e di primaria responsabilità». È importante il ruolo della scuola, «prima istituzione che i bambini incontrano» e che «resta un presidio essenziale per contrastare la negazione dei diritti dell'infanzia ed è dunque la migliore alleata di bambini e ragazzi nella costruzione del loro futuro»

Il lavoro minorile nel mondo
Il lavoro minorile rappresenta nella maggior parte dei casi una sorta di compensazione del reddito familiare a cui le famiglie ricorrono spesso in situazioni di difficoltà. È concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta, l’Africa sub-sahariana detiene il triste record di minori sfruttati, il nostro Paese non è però immune da questo problema.

Il lavoro minorile in Italia
Sarebbero circa 340mila i minori sotto i sedici anni costretti a lavorare in Italia, spesso ai limiti dello sfruttamento. Secondo Save the ChildrenIl picco di lavoro minorile si registra fra gli adolescenti nell’età di passaggio dalla scuola media alla superiore che vede in Italia uno dei tassi di dispersione scolastica più elevati d’Europa e pari al 18,2 per cento

L’importanza dell’istruzione
L’istruzione è determinante per accedere ad un lavoro dignitoso in età più adulta. È stato dimostrato che consentire l’accesso scolastico alle ragazze è tra i migliori investimenti che un paese possa fare per il proprio sviluppo, sono invece proprio le femmine ad essere mandate a lavorare per prime in caso di crisi. Per invertire questa tendenza l’Organizzazione Internazionale del Lavoro chiede che venga fornita un’istruzione di qualità a tutti i bambini, quantomeno quella obbligatoria, e che vengano migliorate e rese più efficaci le politiche nazionali in materia di lavoro minorile e istruzione.



Articolo a cura di
Maris Davis


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