lunedì 22 gennaio 2018

Un film per fermare la tratta delle nigeriane

L'attrice nigeriana Stephanie Linus a bordo della nave di Medici Senza Frontiere: "Stop alla tratta"

L'attrice e regista nigeriana Stephanie Linus

"È terribile quello che subisce chi cerca una opportunità". L'attrice nigeriana Stephanie Linus è salita, a Catania, a bordo della nave Aquarius della ong Sos Mediterranée, per incontrare il team di Medici senza frontiere. "Bisogna fare di più per informare l'opinione pubblica", ha detto. L'attrice ha incontrato le associazioni locali che operano sul territorio e le vittime nigeriane del traffico di esseri umani.

Dal novembre scorso, il team di MSF a bordo della nave Aquarius ha salvato più di 1.500 donne, di queste più del quaranta per cento sono nigeriane. Nel 2016, 11.009 donne nigeriane sono arrivate via mare in Italia; nel 2017 sono circa 9.000 quelle sbarcate, l'80 per cento di queste donne sono vittime del traffico di esseri umani in Italia o in altri paesi europei e sono destinate a diventare "schiave sessuali"

«C’è una “mamam” che mi aspetta in Francia. Siamo tre ragazze, viaggiamo assieme. Quando arriviamo in Europa, dobbiamo chiamare un numero e quella persona ci troverà e ci porterà dove dobbiamo andare»

«Pensavo di venire in Europa a fare la stylist. In Libia è stato terribile, ci hanno torturato e stuprato»

«So fare le treccine, vedi come mi vengono bene. In mare ho avuto tanta paura ma ora è finita»

Non è un «film» già visto. Sono le voci e le vite di donne che fuggono dalla fame e che finiscono in trappola. E che si intrecciano al racconto di un viaggio infinito dalla Nigeria fino alle coste della Sicilia.

Basta fare un giro sui moli del porto di Catania per rendersi conto del significato della parola human trafficking. Stephanie Linus, attrice e regista nigeriana, le storie delle migliaia di connazionali che partono con l’illusione di una vita migliore e poi si ritrovano ridotte in schiavitù le conosce bene.

«Molte di loro sono reclutate da persone vicine alle loro famiglie, per garantire la loro obbedienza una volta in Europa. Vengono ricattate, abusate, manipolate», racconta al telefono a poche ore dal suo arrivo a Catania. Stephanie sa quanto la vita in Nigeria per le donne sia dura. «Io ho avuto la fortuna di studiare e di formarmi (Linus è laureata in letteratura inglese, ndr) nel mio Paese. Ma chi non ha gli strumenti può essere facilmente ingannato con false promesse. Tanto più che molte ragazze scelgono di partire anche per sfuggire ai matrimoni precoci»

Dopo una carriera da attrice (Linus è stata Miss Nigeria ed è uno dei volti più conosciuti di Nollywood, l’industria del cinema nigeriano) ora Stephanie, da regista, ha deciso di fare qualcosa per renderle più consapevoli.

«Voglio girare un film dedicato alla tratta delle donne nigeriane. So bene che non cambierà le cose ma magari qualche ragazza vedendola scoprirà cosa la aspetta se decide di partire e cambierà idea». Dalle testimonianze delle donne si capisce anche quanto i trafficanti facciano leva sull'ignoranza, sulla religione e sulla manipolazione per ridurre in schiavitù un esercito di donne da riversare sulle strade italiane.

L'obiettivo diventa dunque quello di aumentare la loro consapevolezza. «A volte fanno voto di mantenere il segreto. Spesso le donne e le ragazze sono reclutate da persone vicine alle loro famiglie, per garantire la loro obbedienza una volta in Europa. Alcune sono sottoposte a riti woodoo, o JuJu, dove vengono sottomesse alla volontà del trafficante. Spesso alle ragazze minorenni viene detto di dichiarare un’età maggiore, per non essere inviate in Italia nei centri speciali per minori. Le famiglie d’origine vengono la maggior parte delle volte minacciate»



Stephanie Linus nei giorni scorsi era in Italia ed è salita a bordo della nave Aquarius, la nave che Sos Meditarranee e Medici Senza Frontiere utilizzano per i salvataggi in mare nella Sar Zone di fronte alla Libia proprio per capire meglio. «Ed è proprio grazie a quella nave e la coraggio e alla professionalità del team di soccorso che tante donne migranti si sono salvate e sono riuscite a sfuggire ai centri di detenzione libici»

A guardare le statistiche balza subito agli occhi come la tratta delle nigeriane sia cresciuta in modo esponenziale. «Di oltre 1.500 donne salvate su Aquarius nel 2017, oltre il 40 per cento proviene dalla Nigeria», fanno sapere dallo staff di Medici Senza Frontiere che a bordo raccoglie dati e testimonianze oltre a prestare assistenza medica ai migranti. Se infatti il numero delle donne nigeriane arrivate in Italia via mare è aumentato del 600 per cento (dati Iom), è chiaro come il destino per la maggior parte di loro sia quello di finire nel racket della prostituzione.

Oltre i numeri, le storie e i tentativi di rendere più consapevoli le donne che partono, c’è però la richiesta di un maggior impegno a chi ha la forza per fermare questo traffico. «MSF lancia un appello alle autorità nigeriane, libiche ed Italiane per entrare in azione. Nella persecuzione dei reati di traffico umano, un approccio centrato sulle vittime dovrebbe essere garantito, in modo da poter salvare e proteggere le vite ed il benessere delle vittime ed i loro diritti. Con il supporto delle organizzazioni internazionali e delle associazioni della società civile, le autorità nigeriane dovrebbero dedicare risorse a campagne di sensibilizzazione per informare i propri connazionali dei rischi e pericoli che affronteranno durante il percorso in Libia fino in Italia, la realtà di abusi e violenze che incontreranno»



Vincere la tratta si può, tra Italia e Nigeria c'è un accordo che NON viene applicato
Basterebbe rimpatriare subito (ovvero appena sbarcate) le ragazze nigeriane. In questo senso c'è un accordo bilaterale tra Italia e Nigeria firmato nel 2016 ma che viene "ignorato".
Sottrarre alla fonte le "merce" agli sfruttatori



Articolo a cura di
Maris Davis

Condividi su Facebook


Nessun commento:

Posta un commento

Ci è sempre gradito un tuo commento. Grazie