venerdì 28 luglio 2017

Piccoli Schiavi Invisibili. Minori non accompagnati vittime di tratta e sfruttamento


Pubblicato da Save the Children il Dossier "Piccoli Schiavi Invisibili 2017" che offre un’istantanea sulla tratta e il grave sfruttamento di bambini e adolescenti in Italia. Attraverso le voci e le storie raccontate dai ragazzi e dalle ragazze sfruttati sessualmente e lavorativamente.

Il rapporto presenta un’analisi dettagliata delle principali vulnerabilità vissute dalle vittime e offre una disamina aggiornata dei soggetti criminali che lucrano su di loro. Strutturato in cinque capitoli, il rapporto si apre con un focus sul quadro normativo internazionale, europeo e nazionale sulla tratta e il grave sfruttamento. A seguire, vengono presentati i profili aggiornati delle vittime di tratta e sfruttamento in Italia, facendo luce sulle connessioni tra i nuovi trend migratori e le diverse tipologie di abuso e sfruttamento subite dai minori.

L’analisi delle vulnerabilità esaminate quest’anno offre anche uno zoom sulle principali criticità riscontrate a Ventimiglia, Roma e in Calabria, territori in cui il fenomeno della tratta e del grave sfruttamento sta assumendo tratti allarmanti anche per quanto riguarda i soggetti criminali, gli sfruttatori e gli abusanti che quotidianamente lucrano su ragazze e ragazzi. I profili di chi approfitta dell’indigenza e della vulnerabilità delle vittime di tratta sono stati esaminati con l’obiettivo di restituire una fotografia fedele della filiera criminale, utile anche a strutturare un piano d’azione politico e programmatico contro questo crimine ripugnante.

Nel 2016 e nei primi mesi di quest'anno il numero dei minori stranieri non accompagnati vittime di tratta e sfruttamento è aumentato rispetto all'anno prima. 25.846 il numero di minori stranieri non accompagnati, più che raddoppiato rispetto al 2015

Prostituzione: arrivano principalmente dalla Nigeria e dalla Romania.

Il caso Nigeria: una filiera strutturata e consolidata parte dal Lagos e si snoda fino all'Italia passando per le Connection House in Libia (qui per capire cosa sono le Connection House, che esistono anche in Italia) durante lo scorso anno ha triplicato il numero di adolescenti arrivate nel nostro Paese (3.040). Per questo viaggio le giovani sono costrette a pagare un debito di 40-50 mila euro prostituendosi anche per 5 o 10 euro.

Il numero delle donne provenienti dalla Nigeria è aumentato da 1.500 nel 2014 a 11mila nel 2016. L’80% delle ragazze nigeriane sbarcate in Italia rischia di diventare vittima di tratta. Un aumento che è continuato anche in questi primi sei mesi del 2017 e che coinvolge ragazze sempre più giovani, spesso minorenni, che diventano oggetto di violenza e di abusi già durante il viaggio verso l’Europa.

Dalla Romania (il secondo gruppo più numeroso) le ragazze arrivano da contesti molto poveri, spesso sono senza genitori o affidate a terzi: ed è proprio con l'inganno di vedere mamma e papà in Italia che vengono portate qui e costrette a prostituirsi.

I minori bengalesi: in aumento esponenziale l'arrivo di minori stranieri dal Bangladesh (16% del totale). Una volta vengono sfruttati da connazionali, italiani o cinesi, per i quali lavorano fino a 12 ore al giorno per 6 giorni di seguito.

I minori egiziani: +340% rispetto al 2011. Per ripagare il debito contratto scappano dai centri per lavorare nei mercati generali, negli autolavaggi 12 ore al giorno 7 giorni su 7 per 2 o 3 euro all’ora, nelle pizzerie, kebabberie e frutterie anche in turnazioni notturne, per compensi che raggiungono raramente i 300 euro al mese. In molti casi si rendono anche disponibili a svolgere attività illegali, come lo spaccio di droga, o vengono adescati e sfruttati sessualmente nel circuito della pedofilia e pedo-pornografia.


I minori "in transito": quasi 4000 solo gli eritrei in fuga dalla dittatura di Afewerki. Come la maggioranza dei minori somali, etiopi, palestinesi, siriani e afghani, lasciano le strutture di prima accoglienza per raggiungere la famiglia o conoscenti in altre Paesi, dalla Svezia al Regno Unito. Finiscono però per riconsegnarsi nelle mani di una rete mista di connazionali e trafficanti, facilitatori e passeurs che li aiutano a raggiungere prima Roma o Milano, e poi i valichi di frontiera a nord per tentare di lasciare il Paese.




Articolo a cura di
Maris Davis

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