lunedì 29 maggio 2017

Sud Sudan, dove il diritto alla salute non esiste

"Il diritto alla vita, alla salute, alla sicurezza, qui non esiste; lo leggi negli occhi rassegnati delle madri che non hanno nulla da mangiare per i propri figli, ma anche in quelli disillusi dei soldati che non sanno più perché combattono e muoiono lontano da casa, senza salario e cibo, ragazzi sempre affamati, alti come pertiche e magri come stecchi"
La testimonianza di Alessandra Cattani, medico chirurgo nell'ospedale di Lui, Sud Sudan, per Medici con l'Africa (CUAMM)


Il villaggio di Lui, e tutto lo Stato di Mundri West, analogamente a quasi tutto il Sud Sudan, soffre la fame. A Lui la situazione è aggravata dallo stato di insicurezza che paralizza gli spostamenti e il commercio. Le strade non sono sicure, le aggressioni e le rapine sono ormai all'ordine del giorno. Sempre più frequentemente giunge voce di persone, anche tra gli infermieri del nostro ospedale, che sono state assalite e derubate di tutto nelle loro abitazioni. Non si tratta quasi mai di azioni di militari, ma di singoli individui spinti dalla miseria e dalla fame.

La maggior parte della gente non ha reddito e mentre prima si riusciva a rimediare qualcosa con poco, ora non è più così. Il mercato è vuoto, da Juba non arrivano più prodotti perché percorrere le strade, specie con generi alimentari, è estremamente rischioso. Non si trova quasi più nulla da mangiare, i prezzi triplicano di giorno in giorno, a causa della svalutazione della moneta locale rispetto al dollaro.

I soldati, di stanza qui a Lui per mantenere l’ordine e garantire la sicurezza, non ricevono il salario da mesi, sono senza un soldo, magrissimi e affamati. Quando vengono ricoverati per ferite da arma da fuoco, chiedono regolarmente di ritardare la dimissione per poter restare a riposare in ospedale e mangiare qualcosa.

Ora che è iniziata la stagione delle piogge la gente potrebbe iniziare a coltivare la terra, ma quest’anno la maggior parte teme che il frutto del proprio lavoro sia spazzato via dal conflitto come è successo l’anno scorso. Non coltivare aggrava la situazione.

Anche in ospedale vi sono ripercussioni: non solo sta aumentando il numero dei bambini gravemente malnutriti, ma, purtroppo in modo allarmante, anche quello dei ricoveri nel reparto di medicina adulti per tubercolosi, una malattia che si accompagna costantemente alla miseria e alla fame. Nel reparto di pediatria, in precedenza le mamme arrivavano in ospedale con il loro sacchetto di riso e fagioli, ora a mani vuote e senza un soldo.

I pazienti dimessi, soprattutto quelli che abitano lontano, non vogliono correre il rischio di tornare a casa a piedi, col timore, giustificato, di essere assaliti, picchiati o rapinati. In attesa del trasporto per tornare a casa, stazionano nelle verande dell’ospedale anche per alcuni giorni senza nulla da mangiare. Spesso ci chiedono se possiamo dare qualcosa ai loro bambini. L’ospedale dovrebbe e potrebbe fornire cibo solo alle categorie più vulnerabili (donne in attesa o che hanno appena partorito, bambini malnutriti, pazienti con tubercolosi o sieropositivi), ma a questo punto lo stiamo dando praticamente a tutti.

Anche il rifornimento di farmaci per l’ospedale ormai è interamente sulle nostre spalle. Fino a un paio d’anni fa, un camion del ministero arrivava due volte l’anno carico di medicinali e materiali per la sala operatoria e le medicazioni, ora non più.

La situazione è drammatica e quello che spaventa di più è il fatto di non riuscire a intravedere prospettive di miglioramento. Il diritto alla vita, alla salute, alla sicurezza, qui non esiste; lo leggi negli occhi rassegnati delle madri che non hanno nulla da mangiare per i propri figli, ma anche in quelli disillusi dei soldati che non sanno più perché combattono e muoiono lontano da casa, senza salario e cibo, ragazzi sempre affamati, alti come pertiche e magri come stecchi.
(Alessandra Cattani, Medici con l'Africa)



Emergenza Carestia Sud Sudan

Per trovare riparo, le comunità si nascondono nelle isole della contea di Panyijar che sorgono nelle paludi lungo il Nilo, dove manca qualsiasi supporto. Il Cuamm ha organizzato tre team mobili su barca che si muovono per portare primo soccorso, con screening dello status nutrizionale, vaccinazioni e visite.

Una barca ambulanza trasferisce le emergenze al centro sanitario di Nyal, il più vicino alla zona di carestia. Il Cuamm doterà il centro di una sala operatoria e di un chirurgo per la risposta alle emergenze e realizzerà un laboratorio di analisi. Provvederà a fornire medicinali, supplementi nutrizionali e attrezzature, tra le quali un impianto a energia solare per rendere la struttura operativa in modo continuo.




Articolo a cura di
Maris Davis

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