lunedì 29 maggio 2017

Biafra, cinquant'anni fa iniziava la guerra. Una ferita mai rimarginata

Mentre milioni di bambini morivano di fame, nello stesso luogo qualcuno continuava ad estrarre, non curante, il petrolio


Con la proclamazione dell’indipendenza da parte del Governatore militare della Nigeria Orientale, Odumegwu Ojukwu, iniziava il 30 maggio 1967, cinquant'anni fa, la guerra del Biafra. È stata una dei primi e certamente una dei più cruenti conflitti della stagione che è seguita alle indipendenze africane.

La scintilla che accende gli scontri è la decisione dell’allora capo dello Stato Yakubu Gowon di dividere la Federazione nigeriana in 12 Stati di cui tre nel Sud-Est, regione, oggi come allora, ricca di petrolio.

Il Biafra riesce a mantenere la sua autonomia. Ma non basta

La regione, meno del 10% del territorio nigeriano, ha una popolazione di 14 milioni di persone (su 55 della Federazione di allora), per lo più cristiana e per due terzi di etnia igbo.

Fin dall'indipendenza, gli igbo (Sud-Est, cristiani e animisti) si sentono emarginati dalla vita socio-politica nigeriana e perseguitati dagli altri due principali gruppi etnici, gli hausa-foulani (Nord, mussulmani) e gli yorouba (Sud-Ovest, prevalentemente cristiani).

Così, già nel gennaio 1966, la Nigeria assiste a un primo colpo di Stato. I media puntano il dito contro gli ufficiali igbo. La reazione è durissima e molti igbo vengono massacrati nel Nord. Due milioni di essi decidono di trasferirsi nella regione natia. La tensione sale ancora e sfocia nella dichiarazione di indipendenza del 1967. Ma il Governo nigeriano non può accettare che una delle sue regioni più ricche si stacchi e diventi indipendente. Il Biafra ha un’agricoltura floridissima e, soprattutto, è ricchissimo di idrocarburi (petrolio).

La reazione è quindi violenta. Il Presidente federale dichiara la secessione un «atto di ribellione» e annuncia che «verrà schiacciata». Le autorità militari federali organizzano un blocco commerciale della regione meridionale. Scatta poi un’offensiva militare sul terreno, preparata da forti bombardamenti aerei.

La Nigeria è sostenuta dalla Gran Bretagna, ex potenza coloniale, ma anche dall'Unione Sovietica e dall'Organizzazione per l’unità africana. I secessionisti trovano il sostegno solo della Francia (che mira ad ampliare la propria zona di influenza in una regione ricchissima) e da alcuni Stati africani (tra i quali la Rhodesia, gli attuali Zambia e Zimbabwe).

L’offensiva dell’esercito nigeriano sarà implacabile e accompagnata da violazioni dei diritti umani. Nel frattempo il Biafra è colpito da una drammatica carestia che colpisce tra gli otto e i dodici milioni di persone. Il mondo viene a sapere di quella tragedia dai primi filmati in bianco e nero che vengono trasmessi dai telegiornali. Si vedono per la prima volta i volti dei bambini sofferenti e malnutriti. Passano le immagini dei violenti combattimenti.

Una manciata di medici francesi, tra cui il futuro ministro francese Bernard Kouchner, colpito dalla tragedia e non soddisfatto del lavoro delle istituzioni internazionali decide di intervenire. Da quella loro azione, nel 1971, nascerà Medici senza Frontiere, organizzazione ancora attiva negli interventi di emergenza in situazioni di guerra.

Intanto i soldati nigeriani prendono una città dopo l’altra. All'inizio del 1970, l’esercito federale lancia il suo ultimo assalto. Il 15 gennaio l’incubo finisce: il Biafra non esiste più. Ojukwu fugge in Costa d’Avorio. I militari biafrani si arrendono. Quella ferita procurerà dolore ancora per molto. E oggi, a cinquant'anni di distanza, tornano anche le rivendicazioni di indipendenza (represse dal Governo di Abuja). Segno che l’insoddisfazione verso la Nigeria non è venuta meno nelle regioni del Sud-Est.

Biafra 1967-1970 (foto storiche)
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Il nome "Biafra" è stato cancellato da tutte le mappe geografiche della Nigeria e quello che fu uno stato indipendente per soli tre anni ora è un territorio smembrato in ben nove entità territoriali diverse che sono diventati nove Stati Federati della Repubblica di Nigeria.

Si stimarono quasi 3 milioni di morti, di cui due terzi in gran parte bambini, dovuti alla fame e alla malnutrizione. Le immagini di bambini gravemente malnutriti fecero il giro del mondo, e nel linguaggio comune la frase "bambini del Biafra" divenne un neologismo per indicare proprio bambini estremamente magri e affamati.

Almeno 5 milioni di persone furono costrette ad abbandonare i luoghi di origine per far posto alle concessioni petrolifere di ricche multinazionali. I contadini costretti a vendere terreni in cambio di irrisori risarcimenti in denaro o in cambio di estinzione di debiti.

Il risveglio del Biafra, e in Nigeria si torna a parlare di secessione
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La Guerra del Biafra (1967-1970)
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Comunicato Stampa "Associazioni per i popoli minacciati"
Nigeria: il 30 maggio di 50 anni fa iniziava il genocidio in BiafraDi nuovo in aumento la violenza in Nigeria. Un nuovo rapporto documenta arresti di massa e fucilazioni di attivisti del Biafra.
Bolzano, Göttingen, 29 maggio 2017

L'attivista biafrano Samuel Ukeje ad una tavola rotonda GfbV
A cinquant'anni dall'inizio del genocidio in Biafra, l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si dice preoccupata per la nuova escalation di violenza registrata nel sudest della Nigeria. Un nuovo rapporto pubblicato dall'APM sulle violazioni dei diritti umani nel paese africano documenta la fucilazione di 180 sostenitori di movimenti pro-Biafra da agosto 2015 a oggi e l'arresto di 1.244 attivisti pro-Biafra nello stesso periodo.

Il 30 maggio 1967 la regione del Biafra in Nigeria dichiarò la propria indipendenza. In risposta il governo nigeriano attuò un vero e proprio genocidio nel quale morirono fino al 1970 due milioni di persone. Parlare del Biafra è tuttora un tabù in Nigeria e nessuno dei governi nigeriani che da allora si sono succeduti ha voluto ammettere che la questione del Biafra è una questione politica che necessita di una soluzione politica e non può essere risolta con il terrore e le minacce.


Dall'autunno 2015 il governo del presidente Muhammadu Buhari punta sulla criminalizzazione di tutti gli attivisti pro-Biafra. I sostenitori delle organizzazioni IPOB, MASSOB, BZM e BIM rischiano la vita o il carcere anche solo se partecipano a manifestazioni pacifiche pro-Biafra. Quando in novembre 2016 Amnesty International denunciò la preoccupante situazione dei diritti umani nel Biafra, l'organizzazione subì una campagna di diffamazione e fu accusata di voler destabilizzare il paese. Alcune delle persone arrestate furono processate per alto tradimento anche se la sistematica mancanza di prove ha finora impedito la loro condanna. Il rapporto dell'APM documenta anche il processo subìto dal fondatore dell'IPOB Nnamdi Kanu che in contraddizione a ogni standard internazionale per garantire un processo giusto, aveva unicamente lo scopo di mettere a tacere Kanu.

La violenza in Nigeria nasce anche dalla escalation del lungo conflitto tra i nomadi Fulani e i contadini del Biafra. Da decenni il cambiamento climatico in corso sottrae ai nomadi Fulani i preziosi pascoli per le loro mandrie che costituiscono anche la loro base economica vitale. Alla ricerca di nuovi pascoli finiscono per entrare nei terreni dei contadini del Biafra i cui campi vengono distrutti. Questo conflitto, a lungo ignorato, ha causato nel 2016 più vittime degli attacchi di Boko Haram. Per l'APM il governo nigeriano deve finalmente prendere sul serio il conflitto Fulani e trovare una soluzione equa se non vuole che il conflitto cresca e crei ancora più violenza e morti. Terrorizzare i sostenitori dei movimento pro-Biafra e reprimere sistematicamente la libertà di opinione e di manifestare certo non aiuterà a risolvere i conflitti.
(Associazione per i popoli minacciati)

Il nuovo rapporto sul 50º anniversario del genocidio del Biafra in Nigeria è attualmente disponibile in tedesco








Articolo di
Maris Davis

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