mercoledì 30 novembre 2016

Africa, le mutilazioni genitali femminili in sette punti

Questa odiosa pratica sopravvive in molti Paesi del continente africano, e condanna per sempre le donne che la subiscono.

Le forme che la violenza sulle donne nel mondo può assumere sono diverse: sessuale, fisica, psicologica. In alcuni Paesi, determinate forme di violenza sono culturalmente accettate dalle singole comunità. Ed è quello che accade con le mutilazioni genitali femminili in Africa.

1. Duecento milioni. Più di duecento milioni di bambine e donne tuttora in vita hanno subito le FGM (Female Genital Mutilations) in trenta paesi in Africa, il Medio Oriente e in Asia.

2. Regioni e migranti. Le mutilazioni genitali sono più comuni nelle regioni occidentali, orientali e nordorientali dell’Africa. Inoltre, i migranti provenienti da tali aree continuano a praticare la pratica anche nei paesi di destinazione: quindi, a conti fatti, le FGM sono un problema globale.

3. Preservare la “purezza” della donna. La vera motivazione delle FGM non è ancora stata accertata. Si pensa, comunque, che si tratti di un sistema per preservare la verginità prima del matrimonio e la fedeltà coniugale. In ogni caso è un modo odioso per sottomettere la donna alla volontà del maschio.

4. Comunità e pressione sociale. Nelle comunità dove le FGM sono socialmente accettate, le motivazioni per perpetrare tale pratica sono anche altre, come la pressione sociale a conformarsi a ciò che anche altri hanno fatto, il bisogno di essere socialmente accettati, la paura di essere rifiutati dalla comunità.

Mutilazioni Genitali Femminili, Africa 2015
5. I 10 Paesi. Questi sono i dieci Paesi dell’Africa dove il problema delle mutilazioni genitali femminili è più grave: Somalia, 98%; Guinea, 97%; Gibuti, 93%; Sierra Leone, 90%; Mali, 89%; Egitto, 87%; Sudan, 87%; Eritrea, 83%; Burkina Faso, 76%; Gambia, 75%. I numeri in corrispondenza dei singoli Paesi indicano la percentuale di donne e ragazze di età compresa tra i 15 e i 49 anni che hanno subito le FGM.

6. Bambine o poco più. In Gambia e in Mauritania, rispettivamente, il 56 per cento e il 54 per cento delle bambine fino ai 14 anni di età ha subito le mutilazioni genitali femminili. Anche in Guinea, in Eritrea e in Sudan, la percentuale di bambine che ha subito le FGM è molto alta.

7. Conseguenze. Le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili sono diverse. Una più grave dell’altra: rapporti sessuali difficoltosi o molto dolorosi; possibili cistiti, ritenzione urinaria, infezioni vaginali; problemi e complicanze durante il parto. Nei casi estremi, si arriva alla morte della donna.

In Africa, così come nel resto del mondo, le mutilazioni genitali femminili sono radicate nelle culture delle comunità che le praticano. Per sradicare la pratica odiosa delle FGM bisogna agire a livello culturale, con iniziative d’informazione e sensibilizzazione, fornendo assistenza psicologica a chi ha dovuto subire e parlando con chi giustifica o esegue le mutilazioni per far capire loro quanto siano disumane.

Le mutilazioni genitali femminili (FGM) vengono praticate per una serie di motivazioni e di pregiudizi

Ragioni sessuali:
soggiogare o ridurre la sessualità femminile.

Ragioni sociologiche:
iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità.

Ragioni igieniche ed estetiche:
in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità.

Ragioni sanitarie:
si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino. In realtà è tutto il contrario.

Ragioni religiose:
molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano).

Sradicare credenze e tradizioni è difficile, ma la causa principale delle Mutilazioni Genitali Femminili è la volontà di sottomettere la donna all'uomo. Le nuove generazioni africane sono molto più informate, ed è proprio la conoscenza la chiave per risolvere il problema.

Il coraggio di dire No. La storia di Diara, Kenya

Diara ha solo 14 anni, ma ha già dimostrato di avere coraggio da vendere. Abita nella contea di West Pokot in Kenya, dove è ancora molto diffusa la terribile pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Quando è toccato a lei, a 13 anni, ha deciso di scappare di casa, spaventata dalla morte di un’amica vicina di casa a causa di una grave emorragia. Non ci ha pensato neanche un minuto. “Non è stato difficile decidere di scappare di casa, perché restare significava rischiare la morte

Diara è stata accolta in un centro di rifugio gestito da ActionAid, convincendo l’anno seguente l’amica Mazi a raggiungerla: anche lei, infatti, stava rischiando di venire mutilata.

Le mutilazioni genitali femminili sono uguali alla morte, per tutto il sanguinamento che comportano e per le gravi complicazioni in caso di parto. Per me venire mutilata equivaleva a morire

Incoraggiata dagli operatori del centro di rifugio, Diara è riuscita a parlare del suo ciclo mestruale e ha ricevuto molti consigli su come poterlo gestire. Quando abitava in famiglia veniva stigmatizzata durante il ciclo, veniva isolata da tutti, mangiava da sola. Le mestruazioni rappresentano ancora un grosso imbarazzo per le ragazze. Non soltanto è un argomento tabù, ma non potendo acquistare gli assorbenti per mancanza di soldi, per non rischiare di macchiare i vestiti, restano in casa e così sono costrette a saltare la scuola per 3-4 giorni al mese.

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Lotta alle mutilazioni genitali femminili
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"Da bambina (nel sud Nigeria) mi salvò mia nonna dall'infibulazione, le mie sorelle più piccole purtroppo hanno dovuto subire e stanno ancora soffrendo per quel gesto orribile che è il taglio del "clitoride". Mia mamma è stata una debole, succube di un marito (mio padre) prigioniero dei pregiudizi e delle tradizioni"

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Articolo a cura di
Maris Davis

domenica 27 novembre 2016

Il risveglio del Biafra, e in Nigeria si torna a parlare di secessione

Esecuzioni extra-giudiziarie, torture e trattamenti degradanti. 150 attivisti uccisi in un solo anno.

Manifestazione pro-Biafra
Amnesty International denuncia una nuova ondata di repressione, che sembra riportare indietro le lancette della storia. La "questione del Biafra" indipendentista è rimasta centrale, dopo la guerra dal '67 al '70, nelle vicende politiche del gigante africano, riemergendo in questi ultimi anni.

Era il 1970 e il motto “non perdenti, non vincitori”, con cui Yakubu Gowan, allora presidente di una giunta militare, mise fine a quasi tre anni di guerra nel cuore della Nigeria, fece il giro del mondo. Il sogno di un Biafra indipendente era stato sepolto da milioni di cadaveri, e il lento accerchiamento degli indipendentisti da parte dell’esercito nazionale, simile per certi versi a quello operato dalle forze lealiste nella Siria di oggi, aveva lasciato la popolazione allo stremo.

La “questione del Biafra è rimasta però centrale nelle vicende politiche del gigante africano, riemergendo negli ultimi anni, tanto che Amnesty International ha denunciato nei giorni scorsi una nuova ondata di repressione, che sembra riportare indietro le lancette della storia.

Prove inconfutabili. Il rapporto, intitolato “I proiettili piovevano dappertutto”, offre prove inconfutabili che le forze di sicurezza nigeriane hanno commesso violazioni dei diritti umani, incluse esecuzioni extra-giudiziarie, tortura e altri trattamenti degradanti. Interviste, video e fotografie presi con i cellulari, hanno portato Amnesty a contare almeno 150 morti negli ultimi 14 mesi. Si tratta, in gran parte, di persone che partecipavano a manifestazioni pacifiche, riunioni e sit-in promossi dall'IPOB (Popoli Indigeni del Biafra), uno, forse oggi il più attivo, dei movimenti indipendentisti del sud-est della Nigeria.

Un bagno di sangue. “Il dispiegamento dell’esercito nelle manifestazioni pro-Biafra sembra abbia contribuito a questo bagno di sangue, e per questo il governo deve avviare indagini interne”. Il report suggerisce che le vittime potrebbero essere molte di più (IPOB parla di almeno duemila morti dall’agosto 2015) mentre il colonnello Sani Usman, portavoce dell’esercito nigeriano, ha ribaltato le “insinuazioni di Amnesty International” sostenendo come sia “noto che le manifestazioni di IPOB e MASSOB (un altro movimento indipendentista) abbiano provocato atrocità e disordini

Il Biafra (in verde)
Quella guerra dal 1967 al 1970. Una serie di mobilitazioni, proclami unilaterali di indipendenza politica e monetaria, ed occasionali appelli ad armarsi contro il potere centrale, hanno accresciuto negli ultimi anni una tensione mai sopita. Le violenze della guerra del 1967-70, sedimentate nella biografia di molti degli attuali leader indipendentisti, hanno lasciato però il posto a opzioni politiche e diplomatiche di lungo periodo.

Nonostante il lessico accesso, le mobilitazioni sono state infatti, in gran parte, non-violente e affiancate da azioni internazionali, nel tentativo di creare consenso attorno al progetto indipendentista, sfruttando l’aspetto religioso (il territorio del Biafra è per lo più cristiano) e gli interessi economici che gravitano attorno al bacino petrolifero del delta del Niger.

"Scherzano con la nostra sicurezza". Le rivendicazioni dei militanti pro-Biafra, supportate da una diaspora dinamica, che si sente "igbo", il primo gruppo linguistico e etnico della regione, piuttosto che nigeriana, si sono fatte risentire dopo l’elezione di Muhammad Buhari, un musulmano del nord, alla presidenza del paese. Oggetto preferito degli strali dell’IPOB, che lo descrive come un alleato del gruppo Boko Haram, lo scorso marzo Buhari ha lanciato un avvertimento agli indipendentisti. “Se interferiranno con il movimento di truppe e con l’economia, parlando di Biafra nonostante abbiano già avuto milioni di morti allora scherzano con la nostra sicurezza, e non lo tollereremo". Dichiarazioni come questa, secondo il rapporto, avrebbero favorito le violenze di esercito e polizia, contribuendo a creare un clima di impunità.

"Mi hanno buttato in una fossa, vicino al campo militare”. Lo ha raccontato ad Amnesty un uomo sopravvissuto per miracolo ad una retata, “sono stato gettato lì insieme a decine di cadaveri ma sono riuscito a trascinarmi fuori e nascondermi nella boscaglia. Da lì ho visto i soldati che gettavano acido sui corpi".

Le testimonianze raccolte da Amnesty tracciano un quadro di violenza gratuita, sfociata in sparatorie contro manifestazioni pacifiche, detenzioni arbitrarie e torture. Una donna ha raccontato di aver ricevuto una telefonata dal marito, rinchiuso in un mezzo militare insieme a cadaveri e feriti. “Mi diceva che era stato colpito alla pancia, poco dopo ho sentito degli spari e poi più nulla, non ho più avuto notizie di mio marito

Quell'arresto che ha innescato la miccia. A far crescere proteste e violenze, in un clima tragico che potrebbe avere esiti ancora peggiori, è stato l’arresto, nell'ottobre 2015, di Nnamdi Kanu, cittadino nigeriano-britannico e animatore di Radio Biafra, voce della propaganda indipendentista, con una sede anche in Italia, in provincia di Treviso.

Accusato di incitamento alla violenza e destabilizzazione, Kanu è in carcere in un processo dagli evidenti contorni politici. Almeno 60 del migliaio di persone scese in piazza a Onitsha il 30 maggio scorso, giorno della nascita della Repubblica del Biafra nel 1967, sono state uccise dalle forze di sicurezza, in quello che sarebbe l’episodio più preoccupante di un’incessante repressione militare.

Le ripercussioni sull'Italia. Se la stabilità della Nigeria, gigante dai piedi d’argilla e stato più popoloso dell’Africa, è cruciale per gli equilibri della regione e non solo, gli effetti delle violenze nel paese si ripercuotono anche sull'Italia. Sono oltre 30mila i cittadini nigeriani arrivati via mare nel 2016, in fuga dall'insurrezione di Boko Haram, nel nord del paese, come da un sud-est violento e insicuro.

Con una corruzione endemica e organizzazioni criminali sempre più forti, e legate alla politica, la Nigeria “produce” inevitabilmente migranti, fra cui moltissime donne vittime di tratta

I programmi di rimpatrio forzato di UE e Italia. Unione Europea e Italia hanno così intensificato i rapporti con il governo Buhari, chiedendo di controllare le frontiere e rafforzando i programmi di rimpatrio forzato dei nigeriani privi di documenti di soggiorno.
Video Amnesty International


Le denunce di Amnesty InternationaI rischiano però di gettare più di un’ombra sui rapporti fra Italia e Nigeria, sanciti da un memorandum d’intesa del febbraio 2016, per ora segreto, e da scambi di visite fra forze di polizia, l’ultima in Italia ad ottobre, per interventi di formazione. Sullo sfondo, e forse non troppo, interessi economici italiani, in primis di ENI, invitata dal premier Renzi durante la visita in Nigeria di febbraio e presente da decenni in quei luoghi a "rubare" il petrolio ai nigeriani.

Se la “biafrexit", come i militanti hanno ribattezzato l’obiettivo indipendentista, sembra un’ipotesi lontana, abusi e violenze delle forze governative, a cui l’UE si appoggia, potrebbero insomma far crescere il numero di persone in fuga.

Biafra, un nome cancellato dalle carte geografiche. Il nome "Biafra" è stato addirittura cancellato da tutte le mappe geografiche della Nigeria e quello che fu uno stato indipendente per soli tre anni ora è un territorio smembrato in ben nove entità territoriali diverse che sono diventati nove Stati Federati della Repubblica di Nigeria, Enugu, Ebonyi, Cross Rivers, Abia, Anambra, Imo, Rivers, Beyelsa, Akwa e Ibom.

Una questione di petrolio. Dopo quella guerra le multinazionali del petrolio (compresa l'italiana ENI) presero possesso di quei luoghi, un territorio grande come la Pianura Padana, trasformandolo in una "pattumiera", incuranti dell'inquinamento e della popolazione residente, e con la complicità del governo federale da 50 anni stanno rubando l'oro nero della Nigeria.

Mia madre. Originaria del Biafra, costretta ad abbandonare per sempre la sua terra durante la guerra del '67-'70 mi diceva sempre "tu non dimenticare la storia perché tutte le cicatrici che non saranno rimarginate torneranno a sanguinare" .. e il Biafra, in Nigeria, è una cicatrice mai rimarginata.

Almeno 5 milioni di persone furono costrette ad abbandonare i luoghi di origine per far posto alle concessioni petrolifere di ricche multinazionali. I contadini costretti a vendere terreni in cambio di irrisori risarcimenti in denaro o in cambio di estinzione di debiti.

Una situazione che a distanza di mezzo secolo pesa ancora pesantemente sul destino del popolo Igbo, un popolo che fu sconfitto e umiliato, e sul destino di un territorio dove la gente non ha ottenuto alcun beneficio da una ricchezza (il petrolio) che fa diventare ricco solo chi è già ricco.

Mentre milioni di bambini morivano di fame, nello stesso luogo qualcuno continuava ad estrarre, non curante, il petrolio

Un po' di Storia
La Guerra de Biafra 1967-1970






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Articolo a cura di
Maris Davis

sabato 19 novembre 2016

Le contraddizioni del gigante Nigeria

Makoko, Lagos (Nigeria)
Un bambino nudo che si ripiega all'infuori dal bordo della palafitta per fare i suoi bisogni nella laguna già putrida e maleodorante, in cui vivono e pescano l’incalcolabile moltitudine di abitanti dello slum di Makoko, circondati dai grattacieli di Lagos.

Scusate se è greve, ma è la prima immagine che mi torna in mente da un viaggio in Nigeria, cioè dal paese più ricco, sovrappopolato, religioso, felice, feroce, corrotto, energico ma abituato ai blackout, di tutta l’Africa.

Lo sognavo da anni, questo viaggio. Per realizzarlo abbiamo dovuto superare ostacoli e diffidenze che parevano renderlo impossibile. Più infinite raccomandazioni di prudenza. E, in effetti, devo riconoscere con rammarico che tre occidentali, per giunta dotati di telecamera, non avrebbero potuto circolare impunemente tra le baraccopoli, i mercati, i villaggi rurali e i campi profughi, senza l’accompagnamento di una scorta armata.

Ho desiderato questo viaggio nel Gigante d’Africa dopo aver ammirato la potenza creatrice della sua cultura meticcia (Chimamanda Ngozi Adichie, Teju Cole, e prima naturalmente, Fela Kuti e tanti altri). Capace di esprimersi nonostante l’atrocità dei conflitti che da Boko Haram, nel nord, fino ai guerriglieri del Delta del Niger lacerano una società multietnica, già piegata dal crollo del prezzo del petrolio.

Ma la ragione più urgente e sottovalutata per cui considero la Nigeria un crocevia fondamentale del futuro del pianeta, è riassunta dalle cifre della sua riproduttività esasperata

All'inizio di questo secolo la Nigeria contava gli stessi abitanti della Germania, 80 milioni. Passati solo tre lustri, aveva già più che raddoppiato la sua popolazione, che oggi si aggira sui 180 milioni. A questo ritmo le Nazioni Unite prevedono che nel 2050 i nigeriani diventeranno 507 milioni, più numerosi degli europei.

Il colosso Nigeria, con le sue enclave blindate per i ricchi e le più grandi conurbazioni di povertà metropolitana a circondarle, si prepara a essere il terzo paese più popoloso della terra, dopo Cina e India.

C’è forse da stupirsi se in Italia, nel 2016, più di un immigrato su quattro proviene dalla Nigeria?

Se tante ragazze preferiscono prostituirsi sul bordo delle nostra strade anziché generare dieci figli nelle baracche senza elettricità e senza fognature in cui sono nate?

Nonostante i vani tentativi di frenare il traffico di esseri umani, la rotta che attraversa il Sahel verso il Mediterraneo è ancora la più utilizzata dalle mafie, che godono di protezioni dentro a corpi di polizia impoveriti e facilmente corrompibili.

Eppure trovi una energia vitale straordinaria, una classe dirigente cosmopolita, una speranza nel futuro, che non sempre si riduce alla superstizione di una fede mercificata.

La grande potenza nigeriana tende a respingere l’interferenza del volontariato internazionale, orgogliosa com'è della propria autonomia e delle proprie risorse. Eppure bisognerà trovare il modo di entrarci in relazione, magari attraverso le diaspore europee, perché ormai è evidente che la Nigeria sarà protagonista determinante del nostro futuro.
(Articolo di Gad Lerner)

La Storia di Makoko


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venerdì 11 novembre 2016

The 419 Embassy ovvero l'Ambasciata nigeriana a Roma, tra piccole e grandi corruzioni

Ambasciata nigeriana a Roma
Da nigeriana molte volte ho avuto bisogno di andare a Roma negli uffici di quella che è la mia ambasciata, perfino in questi giorni ci sono stata. Ma se anni fa certi atteggiamenti e certe richieste (di denaro), o un certo andarivieni di nigeriani che quotidianamente c'è fuori dall'ambasciata mi sembravano "normali", ora mi sto chiedendo come mai sia così, anzi adesso sono proprio sicura perché è così.

In Italia ci sono circa 80.000 nigeriani "regolari", un numero in crescita che si divide equamente tra maschi e femmine. Nel 2014 (ultima statistica disponibile) in Italia c'erano 71.158 nigeriani, il 49,8% maschi. Un numero tutto sommato piccolo rispetto ai 5 milioni di tutti gli stranieri presenti in Italia, i nigeriani rappresentano solo l'1,41%, eppure davanti all'ambasciata nigeriana ogni giorno c'è un via vai "insolito" di nigeriani che da tutta l'Italia sono "costretti" ad andare a Roma, anche per le cose più banali, anche solo per prendere un appuntamento (per esempio per rinnovare il passaporto).

Tra i nigeriani di tutto il mondo l'ambasciata nigeriana di Roma è denominata "The 419 Embassy", dove 419 è quell'articolo del Codice Penale nigeriano che persegue la frode e la corruzione. Ci sono già state, in passato, numerose proteste dei cittadini nigeriani d'Italia a Roma contro questo stato di cose, ma senza alcun risultato.

È ora che tutti sappiano che noi nigeriani per qualsiasi cosa, dal rinnovo del passaporto, alla richiesta di documenti per matrimoni, ai certificati di qualsiasi tipo, siamo costretti ad andare di persona negli uffici della nostra ambasciata. Ci si deve recare a Roma anche per le faccende più banali, anche solo per fissare un appuntamento per rinnovare il passaporto (oppure devi trovare qualcuno che lo fissi per te)

NON rispondono al telefono, NON leggono le nostre e-mail. Noi nigeriani ci sentiamo "abbandonati", "trascurati" proprio da chi ci dovrebbe aiutare e difendere. A meno che tu non abbia un "santolo", diciamo un buon amico, e allora contatti quel "buon amico" il quale ti fa da tramite tra te e gli uffici del tuo consolato, ovviamente anche se quello è un "buon amico" si fa pagare, e magari, se poi si fa pagare poco lo consideriamo davvero un "buon amico".

Ogni giorno di tutti i giorni feriali arrivano a Roma da tutte le regioni italiane decine e decine di nigeriani, forse centinaia, solo per andare all'ambasciata del loro paese, e magari solo per risolvere problemi che potrebbero essere facilmente risolti al telefono, o via e-mail, una folla di persone, donne e uomini, e perfino intere famiglie che, trovandosi in un paese straniero, hanno bisogno di essere seguite, aiutate, magari solo rincuorate .. ed invece che fa la "nostra ambasciata" ?? Nemmeno ti risponde al telefono, nemmeno legge le tue comunicazioni.

Sul marciapiede, in strada, fuori dall'ingresso dell'ambasciata nigeriana di Roma (unica in tutta Italia) a "regolare" il traffico di tutti quei nigeriani che arrivano da ogni regione, ogni giorno ci sono due o tre "scagnozzi" che dicono di far parte dello "staff" e con quella scusa si offrono per farti "saltare" la fila presentando loro stessi la tua pratica negli uffici dell'ambasciata, e magari si offrono anche di rendertela più veloce, di farti superare eventuali "intoppi" burocratici, ecc.. ecc.. Ovviamente in cambio ti chiedono denaro, nulla è gratis.



Da quelle parti a Roma, siamo molto vicini alla Città del Vaticano, dove si trova l'ambasciata nigeriana, ci sono anche altre ambasciate, ma nessuna è così affollata come quella della Nigeria, tanto è che perfino i carabinieri (italiani) ci passano due o tre volte, per controllare che sia tutto sotto controllo.

Ho avuto modo, giovedì scorso, di parlare personalmente con l'ambasciatore della Nigeria in Italia, Mr. Eric Tonye Aworabhi, e nei suoi occhi ho visto la corruzione stampata in faccia, e quando mi ha detto "tu non sai tutto quello facciamo qui per i nigeriani in Italia, abbiamo tanto lavoro". Ma allora perché non rispondete mai al telefono o non rispondete alle e-mail, molte piccole cose si possono risolvere al telefono, i nigeriani qui hanno bisogno di essere rassicurati, vorrebbero essere seguiti, sapere che la loro ambasciata in Italia è con loro. "Riceviamo tante e-mail ogni giorno, non possiamo leggerle tutte". Tutte stronzate caro ambasciatore, dove siete voi quando una ragazza nigeriana viene violentata perché non si vuole prostituire, dove siete voi quando ogni giorno sbarcano in Italia decine e decine di ragazze nigeriane .. Voi che fate per loro.

No, caro ambasciatore Eric Tonye Aworabhi, così non va, in questo modo tu permetti che approfittatori, delinquenti e mafiosi "rubino" e perfino "sottomettano" i tuoi stessi connazionali

Caro ambasciatore, dove eravate voi nigeriani della diplomazia che rappresentate la Nigeria in Italia, quando altri nigeriani violentarono me a Torino, quando altri nigeriani mi portarono con la forza in Spagna. Dove eravate voi quando ho dovuto fare tutti i documenti per sposarmi. Per averli ho dovuto anch'io pagare una "signora" perché voi NON mi rispondevate mai.

Passaporto nigeriano
di tipo Ecowass elettronico
Per rinnovare il tuo passaporto nigeriano oppure per farne uno nuovo, o solo per mettere anche il nome di tuo figlio minorenne nel tuo passaporto nigeriano devi prima andare nel sito dell'ambasciata e attivare l'apposita procedura on line, paghi circa 40-45 euro. E poi teoricamente dovresti attendere che da Roma rispondano per fissarti un appuntamento per portare i documenti necessari. Il costo effettivo di queste pratiche sono intorno ai 60-70 euro, tra bolli e carte bollate, ma non è così.

Nella realtà, se non vuoi ricevere l'appuntamento dopo un anno (oppure mai), devi pagare un plus al "personaggio" di turno fuori dall'ambasciata e con altri 200-300 euro quell'appuntamento ce l'hai quasi subito. Oppure se conosci un "buon amico" che segue dall'inizio alla fine tutta la tua pratica il costo sale a 700-900 euro.

È una truffa vera e propria, ma le ambasciate hanno extra-territorialità e purtroppo non ci si può fare nulla.

La Nigeria è uno stato con elevata corruzione, ma tutt'altro che arretrato. L'Ambasciata di Roma ha un ottimo sito internet con tutte le spiegazioni sul passaporto Ecowas elettronico di nuova concezione anti-frode che fa invidia a molti Stati, anche occidentali, in quanto contiene in un chip di sicurezza i dati biometrici di impronte digitali e iride. Un sistema adottato dal 2010 perché prima di quella data era possibile farsi fare passaporti (veri) con nomi diversi dal tuo, bastava pagare un "buon amico". Con un migliaio di euro potevi cambiare identità senza tanti problemi, un sistema adottato da chi aveva subito un'espulsione, o da chi aveva problemi con la giustizia italiana (vedi mafia nigeriana).

Negli ultimi due anni, 2105 e 2016, quasi diecimila ragazze e donne sono arrivate dalla Nigeria in modo irregolare, e l'80% di queste destinato al mercato della prostituzione coatta, ma che fa l'ambasciata nigeriana in Italia per leggere il fenomeno, per capire, per cercare di fermarlo ?? NIENTE, assolutamente "niente". Niente, nonostante ormai quasi tutti gli ingressi irregolari dalla Nigeria, presentino domanda di asilo o di protezione internazionale. Possibile che nessun funzionario, l'ambasciatore stesso, Eric Tonye Aworabhi, si sia mai chiesto come mai un così gran numero di ragazze nigeriane arrivi in Italia in modo irregolare e che poi venga costretta a prostituirsi ??

La Nigeria è uno degli stati più corrotti al mondo, certamente uno dei più corrotti dell'Africa. Una corruzione capillare che si insinua nella vita delle persone, soprattutto dei più poveri, dei più bisognosi, di chi non ha gli strumenti per capire e conoscere. E non solo dei nigeriani che sono rimasti in Nigeria, ma è un circolo vizioso che entra nella vita anche di chi, come me, per qualche motivo dalla Nigeria se ne è andato.

La corruzione non è solo le grandi tangenti che le compagnie petrolifere elargiscono con generosità ai politici nigeriani per continuare ad estrarre petrolio dal Delta del Niger, la corruzione è anche quando un poliziotto ti chiede soldi per NON aprire la tua valigia quando arrivi all'aeroporto di Lagos e farti così passare la dogana indenne, la corruzione è anche quando, in Italia, sei costretta a chiedere ad un intermediario di intercedere per te presso la tua stessa ambasciata.

La corruzione è subdola perché poi ti abitui, finisci per considerare tutto questo la "normalità"

The 419 Embassy. Io denuncio la corruzione, piccola e grande, che c'è, che esiste, dentro e fuori dell'ambasciata nigeriana a Roma. Io denuncio la corruzione che dilaga nel mio paese di origine e che ha contagiato le ambasciate e i consolati di tutta europa. Non deve essere più possibile che mi devo rivolgere ad un "buon amico" anche solo per avere un appuntamento per qualcosa che serve alla mia vita di nigeriana in Italia.


Ingresso dell'Ambasciata Nigeriana a Roma


Articolo di
Maris Davis

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mercoledì 2 novembre 2016

Aiutiamoli a casa loro, ma a casa loro ci sono i "dittatori"

Dal Sudan all'Afghanistan, Italia e Unione Europea stanno stringendo accordi con paesi in guerra e dittature. Obiettivo, fermare le partenze dei migranti in cambio di aiuti. Il risultato è che i regimi si rafforzano e incrementano la repressione. Così, aumentano anche le partenze.

Un giovane studente italiano si aggira per le strade del Cairo. Fa molte domande, frequenta le assemblee del sindacato dei venditori ambulanti, prende appunti. La sua rubrica telefonica contiene contatti da tutto il mondo.

Ci avviciniamo all'anniversario della rivolta di piazza Tahrir. Il regime ha assegnato un solo compito a tutti i suoi organi di sicurezza: impedire anche soltanto il ricordo di quel giorno.

Sarà stato eccesso di zelo, sarà stata la denuncia anonima che lo indicava come una spia straniera. Quel ragazzo è stato torturato, ucciso e gettato via lungo la strada tra la capitale e Alessandria. Quel ragazzo si chiamava Giulio Regeni ed è diventato un caso diplomatico. Il regime ha risposto alla richiesta di verità con una grottesca messa in scena, uccidendo un gruppo di ladri, mettendo tra i cadaveri i documenti di Giulio, dicendo all'Italia: “Ecco la verità, è stato vittima di una rapina

La vicenda Regeni ha mostrato agli italiani quello che succede nel paese amico, partner commerciale, stato sicuro. Ma i respinti lo sapevano già. I respinti sono gli egiziani arrivati illegalmente in Italia, quelli che non hanno potuto chiedere asilo e sono stati rimpatriati grazie a un accordo in vigore ininterrottamente da Mubarak ad Al Sisi.

Egitto

Per parti si intendono la Repubblica Italiana e la Repubblica Araba di Egitto”. Nel 2007 il governo Prodi e il regime di Mubarak firmarono un trattato segreto, 49 pagine scritte con un freddo linguaggio da contratto di bottegai.

Eppure quelle carte hanno deciso dell’esistenza di tantissime persone. Profughi copti, oppositori politici, perseguitati di ogni tipo. Mubarak è stato cacciato dal suo popolo, ma il trattato permette ancora oggi l’espulsione rapida di persone spesso qualificate come egiziani dopo un riconoscimento sommario. In Italia ci vogliono anni per concludere una pratica d’asilo, ma l’espulsione di un egiziano è un affare di ore.

Come accade in questi casi, l’accordo nacque dopo una trattativa. In quel caso la contropartita fu una quota di flussi. In pratica i due paesi si scambiarono egiziani entrati irregolarmente con egiziani entrati in modo formalmente regolare.

Formalmente, perché il sistema dei flussi implica che chi parte abbia in tasca un contratto di lavoro. Quasi mai accade (chi assume qualcuno che non conosce? Soprattutto se proviene dall'altro lato del Mediterraneo?), però da anni fioriscono le truffe.

Cosa ha prodotto questo accordo. Solo per fare un esempio, nell'agosto 2013, quando i centri d’accoglienza siciliani scoppiavano e le procedure erano lentissime, le espulsioni degli egiziani avvenivano in 24 ore e riguardarono almeno 90 persone. Nelle strade del paese nordafricano i morti si contavano a centinaia e l’esercito proclamava lo stato d’emergenza. Erano i giorni del colpo di Stato. Un militare depose il presidente eletto, Morsi, e si nominò nuovo presidente. Quel militare era Al Sisi.

Oggi dall'Egitto arrivano tantissimi minorenni NON accompagnati, quasi certamente fatti arrivare proprio da chi in Italia poi li sfrutterà. Infatti, una volta in Italia, almeno la metà di loro sparisce nel nulla fuggendo dai centri di accoglienza.

Afghanistan

Gli accordi sono di due tipi. Ci sono quelli tra Italia e un’altra nazione (Egitto, Sudan) e quelli stipulati dall’Unione Europea (Turchia, Afghanistan).

Quest’ultimo è probabilmente il più pericoloso. Dal 2001 l’Afghanistan è un paese in guerra permanente e i numerosi interventi armati occidentali hanno aggravato la situazione. In particolare, la coalizione a guida Usa invase il paese dopo l’11 settembre.

Un flusso ininterrotto di profughi lascia il paese per destinazioni di ogni tipo. Proprio nei giorni in cui si firmava l’accordo, i talebani assaltavano la città settentrionale di Kunduz. Per chi nasce nel paese, partire è spesso l’unica scelta.

Secondo indiscrezioni pubblicate dal Guardian (l’accordo non è pubblico), le “autorità” del paese si impegnano a riprendersi tutti coloro che non hanno ottenuto l’asilo in Europa e che rifiutano di tornare volontariamente in Afghanistan. C’è un sostanziale ricatto dietro questa decisione: gli aiuti della cooperazione potranno dipendere dalla collaborazione del governo afghano.

Considerando che l’accordo permette teoricamente di deportare decine di migliaia di persone, è previsto un terminal dedicato ai “voli dei respingimenti” all'aeroporto di Kabul

Uno studio dell’Università di Oxford osserva che i respinti potrebbero essere facilmente reclutati da milizie e talebani, aggiungendo così ulteriore instabilità al paese.

Sudan

Li chiamano “i diavoli a cavallo”. Sono le milizie janjaweed, accusati di ogni genere di crimini di guerra e protagoniste della guerra del Darfur.

Oggi si sono riciclate come “Rapid forces” e fanno parte del dispositivo di sicurezza dello stato di Omar Hasan Ahmad al-Bashir. Si tratta di un uomo che oltre ad essere il presidente del Sudan, è anche un condannato dal Tribunale penale internazionale per crimini contro l'umanità (per crimini commessi proprio in Darfur).

Mentre all'Aja hanno emesso un mandato di cattura per genocidio, a Roma è considerato un normale interlocutore con cui firmare memorandum segreti. Il 3 agosto 2016, il capo della Polizia Gabrielli e il suo omologo sudanese hanno firmato un accordo del tutto simile a quello egiziano. Stesso linguaggio da contratto “tra parti”, stesso obiettivo.

Il problema è che dal Sudan, da anni, arrivano richiedenti asilo che ottengono una qualche protezione umanitaria con una percentuale media del 60%

Da oggi le procedure sono diverse. Lo spiega il memorandum: "occorre procedere senza indugio alle interviste delle persone da rimpatriare, al fine di stabilire la loro nazionalità e, sulla base dei risultati del colloquio, senza svolgere ulteriori indagini sulla loro identità, emettono, il prima possibile, documenti di viaggio sudanesi d’emergenza (lasciapassare), consentendo in tal modo alle competenti autorità italiane di organizzare ed eseguire operazioni di rimpatrio mediante voli di linea o charter”. Così è avvenuto per 48 sudanesi prelevati a Ventimiglia e poi rimpatriati.

La seconda parte dell’accordo prevede cooperazione, anche militare, col governo genocidario. Tra i due paesi è infatti previstosupporto e assistenza tecnica in termini di formazione e di fornitura di mezzi e di equipaggiamento”, oltre che lo “scambio di informazioni sulla formazione dei funzionari di polizia, con la possibilità di realizzare scambi di esperienze e di esperti e di organizzare corsi e attività di addestramento

Anche le milizie di stupratori saranno addestrate dall'Italia ?? Saranno il baluardo che impedisce ai profughi del Darfur di arrivare sul suolo europeo ??

Eritrea

È considerato un vero e proprio lager a cielo aperto, le stesse Nazioni Unite lo hanno definito "la Corea del Nord dell'Africa", peccato però che il paragone non regge perché, mentre la Corea del Nord ha blindato i suoi confini impedendo a chiunque di uscire, i confini dell'Eritrea sono un vero e proprio colabrodo creato ad arte proprio per "ricattare" i principali paesi di destinazione come Italia, Europa e Israele, e anche per avere la "scusa" di "perseguitare" i familiari rimasti in patria.

In Eritrea i giovani sono reclutati nell'esercito già a 16 - 17 anni. Costretti a lavorare per il governo praticamente a vita, insomma diventano veri e propri schiavi. Oppositori incarcerati anche per futili motivi. Le organizzazioni umanitarie calcolano che almeno tremila persone ogni mese fuggano dall'Eritrea.

Di questi tantissimi arrivano in Italia. Tra i migranti che arrivano dall'Africa quello etritreo è il gruppo decisamente più numeroso. Che facciamo, li aiutiamo a casa loro?? (magari a fare gli schiavi per tutta la vita??)

Niger

Durante la visita di una delegazione europea in Niger (aprile 2016), questo paese ha chiesto ai rappresentanti di Bruxelles un miliardo di euro per combattere il fenomeno migratorio, cioè per fermare il flusso di migranti della cosiddetta rotta Mediterranea.

La richiesta di Niamey è la conseguenza della strategia europea che, probabilmente, si vedrà chiedere denaro un po’ da tutti i paesi di emigrazione o di transito. È la conseguenza anche dell’accordo UE-Turchia la cui strategia è diventata la strategia di fondo dell’Europa di fronte al problema delle migrazioni. Una intesa, tra l’altro, che prevede una serie di concessioni ad Ankara: sei miliardi di dollari e l’annullamento della necessità di visto per l’ingresso in Europa dei cittadini turchi. Accordo che non ha logica dato che l’Europa considera la Turchia un paese che non rispetta i diritti umani e per questo motivo (almeno ufficialmente) non c’è stata ancora una autorizzazione all'ingresso nell'Unione.

La richiesta del Niger adesso mostra come andranno le cose in futuro

Il Niger, paese di transito per i migranti africani diretti in Europa. Almeno 150 mila migranti, perlopiù provenienti dai paesi dell’Africa Occidentale, sono transitati attraverso il Niger verso il Nord Africa, da dove salpano le barche dei trafficanti di esseri umani dirette verso Malta e l’Italia.

Il Niger ha bisogno di un miliardo di euro per combattere le migrazioni clandestine. Abbiamo sollecitato l’aiuto dell’Unione europea, della Francia e della Germania, vogliamo proteggere e promuovere le migrazioni legali a scapito di quelle clandestine”. Il Niger è uno dei paesi meno sviluppati al mondo, ed è divenuto bersaglio di Boko Haram e dell’organizzazione terroristica Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao).

Ma il Niger è, secondo alcuni analisti, anche un paese corrotto le cui strutture statali hanno anche lucrato sul traffico di migranti a volte in collaborazioni con le formazioni del terrorismo jihadista che controlla le rotte che attraversano il grande deserto del nord. Se la richiesta nigerina verrà accettata l’Europa potrebbe finanziare indirettamente il terrorismo jihadista e l’organizzazioni di attentati nel mondo, in Africa e nell'Europa stessa. Tutto pur di non predisporre una reale e seria politica di accoglienza di fronte al fenomeno migratorio.

Nigeria

Nel febbraio scorso, il capo della polizia Alessandro Pansa si è recato in Nigeria al seguito del premier Matteo Renzi nell'ambito della missione nell'Africa Sub-sahariana per contrastare l'immigrazione clandestina, e ha firmato con il suo omologo nigeriano Solomon E. Arase un accordo di cooperazione tra i due paesi per la lotta al traffico di esseri umani. Il memorandum prevede una collaborazione reciproca tra le autorità anche per i rimpatri dei nigeriani che non hanno diritto a restare in Italia.

Dal 2015 quasi 10.000 ragazze nigeriane sono sbarcate in Italia, un incremento esponenziale rispetto agli anni precedenti, e la quasi totalità delle quali destinate al mercato della prostituzione coatta

Ragazze povere, spesso analfabete, che vengono incantate dai trafficanti per poi essere sfruttate sessualmente in Europa. Con il nuovo accordo Italia-Nigeria queste ragazze dovrebbero essere rispedite in Nigeria, ma queste ragazze, una volta in Italia, vengono costrette dai loro stessi aguzzini di fare la domanda di protezione internazionale, e così in attesa delle risposte della burocrazia italiana, hanno tutto il tempo per essere sfruttate (perfino nei centri di accoglienza).

Perché durante la visita del governo italiano in Nigeria non è stato chiesto di contrastare efficacemente i trafficanti di esseri umani che agiscono proprio in quel paese ?? Semplice, perché la Nigeria, anche se teoricamente democratico, ma è anche uno dei paesi più corrotti dell'Africa.

"Distruggeremo i terroristi con determinazione, perché i nostri valori e le nostre idee sono troppo profondi per essere bloccate dai trafficanti di esseri umani". Lo disse il premier Matteo Renzi ad Abuja, dopo un incontro con il presidente nigeriano proprio in occasione di quella visita.

In Nigeria c'è anche l'integralismo islamico che ha provocato 2,7 milioni di profughi interni, e se arrivano in Italia, che si fa li rispediamo "a casa loro" di nuovo nelle mani di Boko Haram ??

Una politica che non funziona
Le principale rotte dall'Africa

Aiutiamoli a casa loro” e “riportiamoli a casa loro”. Sono due tra i luoghi comuni da bar più popolari. Il problema è che sono anche le stesse linee guida della politica estera europea.

Con gli accordi di cooperazione si forniscono (anche ai regimi totalitari e corrotti dell'Africa):
  • denaro da spendere in apparati di sicurezza (spesso coinvolgendo imprese italiane);
  • addestramento delle forze di sicurezza locali;
  • mezzi ed equipaggiamento militare (ovvero armi)
  • In cambio i regimi devono solo blindare le frontiere. (cosa che potrebbero fare anche senza gli aiuti italiani e dell'Europa)
Con gli accordi di riammissione, invece, si ottiene la possibilità di espulsioni facilitate. In pratica i consoli e gli ambasciatori in Italia sommariamente riconoscono i loro connazionali, quasi sempre dall'accento. Poche parole bastano a imbarcarli su un aereo. Nella pratica viene impedito loro di chiedere asilo.

Paradossalmente, il sito del Ministero degli Esteri (“Viaggiare sicuri”) sconsiglia assolutamente di viaggiare in quei paesi. Gli stessi in cui il Ministero degli Interni invia i respinti.

Si tratta di una storia che va avanti da anni. Anche quando si chiude una rotta, se ne apre un’altra più lunga e pericolosa. Gli accordi coi regimi, dalla Tunisia di Ben Alì alla Libia di Gheddafi, non sono mai stati un deterrente per le partenze. Anzi hanno rafforzato i dittatori, che abitualmente ottengono denaro e rafforzano i loro apparati di sicurezza.

Diventano più forti, scatenano guerre, aumentano le persecuzioni. Generando altre partenze di profughi

Gli aiuti umanitari andrebbero dati "direttamente" alle popolazioni locali anziché farli transitare attraverso le mani di dittatori corrotti e spesso sanguinari.

Le popolazioni che fuggono NON hanno bisogno di soldi da spendere in apparati di sicurezza, di fare addestramenti militari. Non hanno bisogno di armi

Le popolazioni che fuggono HANNO bisogno solo di case sicure, di scuole, di acqua, di un servizio sanitario funzionante, di una terra da coltivare, e soprattutto hanno bisogno di più pace e meno corruzione.
(Fonti e dati: terrelibere.org)


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Articolo a cura di
Maris Davis