venerdì 27 maggio 2016

Le schiave sessuali dell'Isis, quello che i mass-media non dicono

"Sono stata stuprata trenta volte solo oggi, e non è ancora mezzogiorno. Non sono in condizioni di andare al bagno. Per favore bombardateci"

Sono queste le parole sconvolgenti riferite da una giovane yazidi durante una conversazione via cellulare con degli attivisti di #Compassion4Kurdistan. In base a un articolo di Nina Shea sul The American Interest, quella ragazza non è l'unica. Ragazze e donne continuano ad essere vendute per riempire le casse dell'abominio che si è autoproclamato “Stato Islamico, e per attirare giovani uomini alla barbarie del jihad in Iraq e in Siria.

E mentre l'Europa si perde a costruire muri e barriere nell'intento di fermare le moltitudini che scappano proprio da quella guerra orribile "la schiavitù sessuale di donne cristiane e yazidi nelle mani dei militanti dello Stato Islamico resta ampiamente ignorata". Un crimine contro l'umanità di cui nessuno parla.

Il direttore del Wilson Center Middle East, Haleh Esfandiari, osserva che "I Governi arabi e musulmani, pur condannando ad alta voce lo Stato Islamico come organizzazione terroristica, tacciono sul trattamento riservato alle donne, a tutte le donne, anche alle loro, a cui non esitano a mozzare qualche arto per qualsiasi ribellione"

Anche la reazione della Casa Bianca è di un silenzio assordante. Il resoconto 2015 del Dipartimento di Stato nord-americano sul traffico sessuale dedica solo due brevi paragrafi su 380 pagine all'istituzionalizzazione della schiavitù sessuale da parte dello Stato Islamico.

"Ad agosto 2014, poco dopo che lo Stato Islamico aveva istituito il suo califfato, hanno iniziato a catturare donne e ragazze non sunnite e a darle come premio o a venderle come schiave sessuali. Nella grande maggioranza erano donne yazidi, ma in base ai resoconti dell’ONU c’erano anche cristiane, tra i cui racconti angoscianti ci sono quelli di bambine di 9 anni violentate dai loro padroni

Frank Wolf, ex deputato nord-americano che a gennaio 2016 ha intervistato alcuni rifugiati in Kurdistan, ha ascoltato il racconto di Du’a, un’adolescente yazidi tenuta prigioniera a Mosul con altre 700 ragazzine della stessa etnia. Gli ostaggi erano separati in base al colore degli occhi e i membri dello Stato Islamico le sceglievano per sé come prodotti. Il "resto" era separato tra "belle" e "brutte". Le più belle erano date in dono a membri di spicco dello Stato Islamico.

In questi primi mesi dell'anno, il SITE Intelligence Group, che monitora le attività on-line degli estremisti, ha scoperto su Twitter un opuscolo dello Stato Islamico che annunciava che le ragazzine catturate in battaglia sarebbero state i tre primi premi di un concorso di recitazione del Corano realizzato in due moschee siriane. La copertura dello scandalo si è limitata a messaggi via Internet.

Il fenomeno è così innegabile che "giuristi islamici" hanno dovuto fare dei pronunciamenti teologici al riguardo: il Dipartimento della Fatwa dello Stato Islamico ha chiarito che "le femmine dei Popoli del Libro, incluse le cristiane, possono essere schiavizzate a fini sessuali, ma le musulmane apostate no"

Non si conosce il numero delle schiave sessuali. A marzo, 135 donne e bambini erano tra i sequestrati di 35 villaggi cristiani della regione del fiume Khabour, in Siria. Lo Stato Islamico ha chiesto 23 milioni di dollari per il riscatto, che ovviamente le famiglie non erano in condizioni di pagare. "Ora appartengono a noi", hanno scritto i fanatici. Le meno giovani sono state liberate, le più giovani no. Anche se non ci sono conferme, la cosa più probabile è che siano state ridotte in schiavitù.

"La schiavitù sessuale deve essere vigorosamente condannata come parte di un genocidio religioso tanto quanto le orribili decapitazioni"

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