mercoledì 6 gennaio 2016

Tra i migranti dalla Libia, in aumento le schiave sessuali africane

Giovane ragazza nigeriana costretta a prostituirsi
Fra i migranti le prostitute schiave. Così dalla Libia aumentano le vittime. Per loro lo sbarco in Italia è l’inizio di un nuovo incubo: la prostituzione forzata. Accade a migliaia di donne africane, soprattutto nigeriane.

Nel 2015 i trafficanti hanno approfittato dell’esodo dei profughi, sfruttando l'emergenza. Mentre il governo (italiano) non si muove e non fa nulla, o troppo poco per salvare queste giovanissime donne dalla schiavitù della prostituzione coatta. Una legge, la Bossi-Fini, inadeguata e inefficace per difendere dallo sfruttamento i "moderni schiavi".

Quando sbarcano in Italia non sorridono. Hanno superato il deserto, attraversato il Mediterraneo, sono arrivate vive in Sicilia, ma non sono salve. Per loro l’approdo è solo l’inizio di un nuovo incubo: la prostituzione forzata. Sta accadendo ogni giorno a centinaia di donne, soprattutto nigeriane ma non solo. Adescate in Nigeria con la promessa di un futuro migliore in Europa, vengono traghettate dalla povertà alla schiavitù del sesso nelle città italiane, spagnole o del Nord Europa.

È una tratta antica, ma che dall'inizio del 2014 si è sovrapposta all'ondata di partenze dalla Libia, assumendo proporzioni senza precedenti. I trafficanti approfittano dell’esodo dei profughi, usando gli scafisti per portare qui la loro merce: le donne. Dopo lo sbarco, si insinuano nelle pieghe dell’emergenza per ottenere permessi temporanei e forzarle al marciapiede. Senza che le nostre istituzioni riescano a impedirlo, rassegnate a farsi complici degli sfruttatori.

"Prima di partire siamo state istruite su come comportarci con la polizia", racconta Princess, "Dopo la traversata mi hanno mandato in strada a fare la prostituta. Se portavo meno di 200 euro al giorno venivo picchiata". Come fantasmi, le africane entrano nei centri d’accoglienza straordinari ed escono sui sedili dei "clienti".

"Queste ragazze vivono una seconda schiavitù. Prima la fame, poi lo sfruttamento sessuale. Il governo non sta agendo. Forse non vede la gravità del fenomeno, oppure chiude un occhio per evitare di soffiare sulle paure, di dare spazio alla destra. Intanto le reti criminali ne approfittano. E lucrano sulle donne contando proprio sull'incuranza delle istituzioni"

La nuova rotta .. Nel 2014 erano sbarcate in Italia 1.400 nigeriane. Si stima che alla fine di dicembre 2015 potrebbero essere più di 5.000 (cinquemila) le schiave trascinate sui barconi per finire a battere sui marciapiedi del "bel paese".

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, le donne e le ragazze nigeriane arrivate via mare in Italia a fine settembre 2015 sono state 4.371. L’anno scorso, nello stesso periodo, erano state 1.008. Un incremento del 300%.

Secondo l’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il 70 per cento delle giovani africane sbarcate in Italia arrivano dalla regione di Benin City, Edo State in Nigeria, la maggior parte di loro è destinata alla prostituzione "coatta.. Leggi anche "Aumentato nel 2015 il numero di vittime di tratta arrivate via mare".

Lo confermano le indagini. "Il collegamento fra favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento sessuale non è occasionale. Entrare con documenti falsi via aereo è sempre più difficile". In questi ultimi anni quasi il 60 per cento delle ragazze nigeriane è arrivata in Italia via mare dalle coste libiche. E sempre di più, le lucciole raggiungono l’Europa attraverso il Mediterraneo o i Balcani.

Non vengono solo dalla Nigeria, ma anche dal Camerun, dal Mali, dal Niger e dal Corno d'Africa, sebbene le vittime che arrivano da questi paesi siano più difficili da intercettare. "Un problema enorme e urgente da affrontare" anche in Inghilterra che denuncia almeno duemila casi di sfruttamento solo nel 2015. Insomma l’Europa comincia ad aprire gli occhi su questo fenomeno. Mentre a Roma tutto tace.

Doppio incubo .. Le rotte clandestine sono un’affare d’oro per i trafficanti, fanno risparmiare soldi per il viaggio e per i documenti. Ma per le donne significano soltanto dolore. Le sopravvissute portano dalla Libia le cicatrici di violenze, abusi, rapporti non protetti se non con metodi artigianali (come pezzi di cotone infilati prima della penetrazione), aborti indotti in condizioni igieniche inimmaginabili.

"Il gruppo di pick-up su cui viaggiavo nel deserto con altre dodici ragazze è stato fermato più volte. Ogni volta i militari hanno potuto fare di noi quello che volevano", racconta ancora a fatica Princess, una ventenne che per mesi è stata obbligata a prostituirsi nel quartiere Ballarò di Palermo, prima di denunciare il suo aguzzino ed entrare in un percorso di protezione. "Venivamo minacciate dai fucili, siamo state violentate e offerte ai militari in cambio dell’immunità degli altri, per far passare indenne il convoglio. Opporsi era impossibile, si rischiava di essere uccise o abbandonate nel deserto".

Testimonianze come queste sono numerose e concordanti. Le donne sono diventate ormai merce di scambio tra i trafficanti e le organizzazioni militari o paramilitari e gruppi armati che si controllano il tragitto che porta dal centro Africa alle sponde Sud dell’Europa. Non soltanto destinate a diventare squillo, quindi, ma anche usate lungo il viaggio come beni da baratto. Un doppio incubo.

Bambine perdute .. Il via vai degli scafisti verso la fortezza europea non ha solo stretto con violenza le catene delle schiave lungo il viaggio, ma ha anche cambiato radicalmente la ricerca di nuova "merce" alla fonte, rendendo la caccia ancora più brutale.

"Le ragazze che incontriamo ultimamente provengono da regioni poverissime, molto spesso sono analfabete, non hanno mai frequentato una scuola. Ma soprattutto sono piccole. L’età media delle prostitute nigeriane era di 20, 21 anni prima del 2011. Adesso sono aumentate le minorenni e le adolescenti".

In Veneto, nella zona di Treviso, è stata fermata una ragazza nigeriana destinata alla strada. Diceva di essere maggiorenne, ma aveva appena compiuto dodici anni, insomma una bambina. "Moltissime nigeriane con cui entriamo in contatto hanno 15, 16 anni. I trafficanti hanno detto loro di presentarsi come maggiorenni per non finire in strutture più controllate. Spesso sono vergini. Destinate non solo all'Italia ma anche alla Francia, alla Spagna e al resto d’Europa"

Le ragazzine "vergini" sono richiestissime, c'è un vero e proprio "mercato". Gente disposta a pagare anche 5 e fino 10 mila euro per un rapporto sessuale con una giovanissima nigeriana ancora "vergine".

Ragazza nigeriana si trucca prima di scendere in strada
Ragnatele criminali .. Abeke è partita dal suo villaggio all'inizio del 2014 quando aveva solo 16 anni. Da Tripoli è salita su un barcone con un uomo e altre cinque ragazze nigeriane come lei, era agosto 2015. Dice di non ricordare l’approdo in Italia, ricorda però che dal porto hanno preso diversi treni, fino a Bari. Dalla stazione sono state portate in un appartamento con una sola stanza da letto. Lei dormiva per terra in cucina. Le è stato detto che avrebbe dovuto prostituirsi per restituire il debito di viaggio, stimato in decine di migliaia di euro, e che doveva 200 euro al mese d’affitto e 100 euro alla settimana di cibo.

Ma non basta, pagava anche 300 euro al mese per la piazzola sul marciapiede dove era costretta a prostituirsi. Ogni giorno una macchina la portava a un quadrato di asfalto lurido di fianco alla strada alle sei di mattina e la ritirava alle 21. Ogni sera Abeke e le altre ragazze erano obbligate a consegnare alla "mamam", la donna nigeriana che le controllava, tutti i guadagni della giornata. Se guadagnavano poco venivano picchiate.

Una volta Abeke si è rifiutata di avere rapporti per i dolori mestruali, è finita in ospedale. La sua storia è stata cambiata dall’incontro un’operatrice della cooperativa BeFree di Roma , che l’ha aiutata a uscire dal racket. Ma è simile a quella di centinaia di altre giovanissime.

Uno sfruttatore nigeriano intercettato dalla polizia, Obuh Destiny, si riferiva a loro come le "galline". Ogni ragazza veniva fotografata e schedata dall'organizzazione criminale perché fosse riconoscibile agli uomini del clan lungo le tappe del viaggio dalla Nigeria al Niger, quindi alla Libia, a Lampedusa e infine alle strade di Ravenna.

La burocrazia del male di "Brothers Happy", com'era chiamata in codice l'organizzazione del trafficante nigeriano, univa al controllo capillare delle donne, anche il vincolo del debito contratto dai familiari per il viaggio, e infine la superstizione, con maledizioni woodoo e pratiche di stregoneria tuttora temute da chi nasce in quelle terre. I riti violenti, l’efficienza e la paura incatenano queste ragazze senza scampo.

Sfruttare gli ingranaggi .. Queste reti criminali hanno un giro d'affari, che l’osservatorio Transcrime (della Cattolica di Milano e dell’Università di Trento) stima possa valere da 600 milioni a più di quattro miliardi di euro solo in Italia.

La mafia nigeriana ha capito presto come approfittare di tutti gli ingranaggi dell’emergenza in Italia. Non solo per la facilità di approdo, ma anche per la possibilità di mettere in regola, almeno per un po’, le loro vittime, arrivando a usare i centri d’accoglienza come basi operative.

"È frequente, quasi normale ormai, incontrare ragazze che si prostituiscono per strada con in tasca la richiesta d’asilo. Macchine e pulmini le aspettano fuori dalle strutture che le ospitano e le portano a vendersi lungo le provinciali". Abbiamo denunciato anche noi più volte di ragazze che si prostituiscono dentro e fuori dal CARA di Mineo (per esempio).

I trafficanti obbligano le ragazze a presentare domanda di protezione internazionale, sapendo che questo darà loro diritto a stare in Italia fino alla risposta. Agli ufficiali le donne ripetono tutte le stesse "storie", quasi in fotocopia. Raccontano che i familiari sono morti in un attentato, oppure che sono vittime di persecuzioni, poi la partenza attraverso la Libia.

Sanno, i papponi, che oggi il tempo medio per avere una convocazione dalla commissione territoriale è di sette mesi, ma in alcune città come Roma, Milano o Palermo può esserci da aspettare più di un anno. E così queste povere ragazze per tutto questo tempo restano in balia della "Mafia Nigeriana".

Ma non basta, i trafficanti sanno anche che in caso di diniego potranno fare ricorso, accumulando così tempo prezioso per sfruttare le ragazze senza il rischio che vengano rinchiuse in un CIE perché irregolari. E senza il rischio che, pur di non essere espulse, le ragazze-bambine si convincano a NON denunciarli

Tutto ciò è possibile proprio grazie alla legge italiana, quella Bossi-Fini che non distingue i trafficanti dalle ragazze "schiave". Ragazze "schiave" che, i mediatori culturali e le associazioni riescono ad individuare subito, e che quindi fin da subito potrebbero essere sottratte ai loro "magnaccia", ed invece "ostinatamente" vengono lasciate in balia di se stesse nei centri per richiedenti asilo (CARA).

Stato assente .. La procedura di protezione internazionale è un diritto che va garantito a tutti, non solo per umanità o per legge, ma perché se affrontata nel modo giusto potrebbe davvero servire a combattere lo sfruttamento. Alcune commissioni territoriali hanno iniziato a lavorare con gli esperti anti-tratta per riconoscere le vittime e aiutarle a denunciare.

Andando oltre gli schemi che le porterebbero ad essere respinte, per ottenere invece una protezione specifica. "Torino è stata la prima. Qualcosa si muove anche in altre città, ma il problema è che non c’è nessuna indicazione a livello di ministero o di governo centrale"

Onlus molto attive, governo molto assente. Il governo è immobile davanti alla tratta delle schiave. "Dopo lo sbarco le ragazze vengono sparpagliate nei centri straordinari, aperti d’urgenza dalle prefetture in tutta Italia, ma gli albergatori o le cooperative improvvisate a cui vengono affidati i migranti non sanno riconoscere i segni dello sfruttamento. Che può avvenire così sotto i loro occhi".

Stava succedendo a Monza, ma i responsabili di una struttura se ne sono accorti dopo una fuga e hanno chiesto aiuto avviando colloqui con 30 africane. Tutte erano già cadute nella trappola, anche se in modo "soft". Per convincerle a tacere i magnaccia dividevano i profitti a metà con loro. Cinque donne li hanno denunciati e sono state aiutate.

A Napoli la prefettura ha stretto un accordo con Dedalus, un’associazione anti-tratta, per individuare le vittime nei centri d’emergenza. Ma a livello nazionale niente, nessun intervento a riguardo. Anzi, da due anni è fermo un piano di riforma necessario per adottare le normative europee. Lo Stato, in perenne emergenza, non si rende conto di essere diventato complice dei peggiori schiavisti del pianeta.

"Che alternative danno le istituzioni a chi lascia la strada?"

Appello
Il Governo adotti un Piano Nazionale
Il governo faccia di più per assicurare con effettività la tutela e l'assistenza delle vittime di tratta e adotti il piano nazionale di azione contro la tratta. In un momento storico in cui il fenomeno non tende certo a diminuire ma, anzi, richiede una attenzione particolare nella fase della identificazione delle vittime, spesso confuse tra i migranti che approdano sulle nostre coste chiedendo la protezione internazionale, persiste una limitata attenzione del governo italiano al sistema anti–tratta, sotto il profilo del coordinamento degli interventi e della predisposizione di una governance in grado di prevedere politiche complesse, capaci di agire su più direttrici.

La debolezza del sistema è dovuta al limitato recepimento da parte dell’Italia delle disposizioni contenute nelle fonti internazionali ed europee in materia. In particolare, relativamente alla Direttiva 2011/36/UE, il decreto legislativo di recepimento 4 marzo 2014 n. 24 ha mancato di introdurre nell'ordinamento interno alcune importanti disposizioni sotto il profilo della effettiva tutela delle vittime e per il consolidamento di un buon sistema anti-tratta non colmando alcune carenze del sistema che avrebbero potuto contribuire ad un suo sostanziale miglioramento.

La mancata predisposizione di misure adeguate per la rapida identificazione, previste dalla direttiva europea, comporta forti limiti nella tutela delle vittime soprattutto nella fase del primo contatto tra queste e le Autorità. Per questo auspichiamo che il governo provveda ad adottare quanto prima il Piano nazionale di azione contro la tratta previsto dal D.L. 24/14, contribuendo a colmare, almeno parzialmente, tali importanti lacune.


Le Ragazze di Benin City



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