giovedì 10 dicembre 2015

Diritti Umani, nel 1948 furono codificati. Oggi, troppo spesso inapplicati

Eleanor Roosvelt presenta la Dichiarazione (1948)
Nel 1948 la nuova Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani aveva ormai catturato l’attenzione del mondo. Sotto l’attiva presidenza di Eleanor Roosevelt (vedova del presidente Franklin Roosevelt, paladina dei diritti umani e delegata degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite) la Commissione decise di redigere il documento che divenne la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Eleanor Roosevelt, la sua ispiratrice, parlò della Dichiarazione come della “Magna Carta internazionale dell’intera umanità”. Essa fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nel preambolo e nell'Articolo 1, la Dichiarazione proclama inequivocabilmente i diritti innati di ogni essere umano “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità, e l’avvento di un mondo dove gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune .. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti

Gli stati membri delle Nazioni Unite si impegnarono a lavorare insieme per promuovere i trenta articoli sui diritti umani che, per la prima volta nella storia, sono stati riuniti e codificati in un singolo documento. Di conseguenza, molti di questi diritti, in varie forme, fanno oggi parte delle leggi costituzionali delle nazioni democratiche.

Nati Liberi e Uguali. Tutti gli uomini nascono liberi e uguali, tutti hanno libertà di pensiero e di espressione, tutti sono uguali davanti alla legge e possono chiedere asilo. Tutti hanno il diritto alla vita. Tutti hanno diritto all'istruzione e a realizzare una vita degna. Tutti, proprio tutti. Al di là della religione, della razza e del sesso e al di là dello Stato in cui vivono.

Mai prima di allora erano state scritte così chiare, nero su bianco. Nel 1948, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale gli Stati che nel ’45 avevano dato vita alle Nazioni Unite, compresero che "il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo", così si legge nel preambolo della Dichiarazione approvata il 10 dicembre a Parigi.

Oggi, in un tempo in cui si avverte forte la minaccia della guerra e del terrorismo, in cui la diseguaglianza ha raggiunto livelli insopportabili nel mondo, in cui i pregiudizi, il fondamentalismo di ogni tipo e il razzismo schiacciano le persone entro confini in cui l’esistenza è sempre più abbrutita, la Dichiarazione del ’48 appare come un faro nella notte.

Eleanor, la donna della Dichiarazione. C’è una donna dietro alla Dichiarazione universale dei diritti umani approvata il 10 dicembre 1948. Eleanor Roosevelt è considerata un po’ l’artefice della Carta nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale.

Moglie di Franklin Delano Roosevelt, il padre del New Deal, e nipote di Teodore Roosevelt, altro presidente degli Stati Uniti. Eleanor per tutta la sua vita si è battuta per i diritti civili, delle donne e delle minoranze, ha guidato la reazione in patria sotto la seconda guerra mondiale e in seguito è stata una fiera oppositrice del maccartismo e della campagna anticomunista negli Usa sorta con la guerra fredda.

Ma non era sola quel 10 dicembre del 1948 a Parigi. Al Palais de Chaillot, davanti alla Tour Eiffel c’erano gli altri membri del comitato di redazione che portò all'approvazione dei trenta articoli più lungimiranti che siano mai stati scritti sui diritti degli esseri umani.

Come si arrivò alla Dichiarazione. Oltre a Eleanor, americana, c’erano altri personaggi che arrivavano dai quattro angoli del mondo. Eccoli, René Cassin, giurista e diplomatico francese, era uno dei principali ispiratori, anzi, è considerato il padre spirituale della Dichiarazione. Del resto la Francia aveva già rotto molti tabù con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789.

Poi c’era il canadese John Peters Humphrey, anche lui giurista e considerato uno dei padri del sistema di tutela dei diritti umani. E ancora, l’australiano William Hogdson, il cileno Hernan Santa Cruz, il sovietico Alexander Bogomolov, il libanese Charles Habib Malik, relatore del Comitato, il cinese Peng Chun Chang e il britannico Charles Dukes.

La dichiarazione è frutto di una elaborazione umana centenaria, che parte dai primi principi etici classico-europei e arriva fino al Bill of Rights (1689), alla Dichiarazione d'Indipendenza statunitense (4 luglio 1776), ma soprattutto la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione Francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili e politici dell'individuo) sono confluiti in larga misura nella "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo"

Molto rilevanti infine, nel percorso che ha portato alla realizzazione della Dichiarazione, sono i "Quattordici punti" del presidente Woodrow Wilson (1918) e i pilastri delle "Quattro libertà" enunciati da Franklin Delano Roosevelt nella Carta Atlantica del 1941 (Libertà di parola, libertà di credo religioso, libertà personale e il diritto di vivere in Pace, liberi dalla paura). Un ruolo fondamentale per sbloccare quella coscienza etica che è alla base della Dichiarazione hanno ricoperto anche e soprattutto i milioni di morti della Seconda guerra mondiale.

Il voto dell’assemblea. La dichiarazione venne approvata da 48 dei 58 Stati che allora facevano parte dell’assemblea generale dell'ONU. Due Stati non presero parte al voto, lo Yemen e l’Honduras mentre otto si astennero, e già da questo fatto, si comprende che aria tirasse dentro i confini di quegli stati.

Per esempio uno fu il Sudafrica che allora era in pieno apartheid e che quindi non poteva votare sì a un’uguaglianza tra gli esseri umani senza distinzione di razza. Ma c’era anche l’Arabia Saudita, che già allora non digeriva la parità di diritti tra gli uomini e le donne. E poi, ad astenersi furono anche dei Paesi del blocco sovietico: Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Unione Sovietica (Russia, Ucraina, Bielorussia).

Pur professandosi comunisti contestavano il comma 1 dell’articolo 2 che sancisce che "a ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origina nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione". Tutti questi principi non andavano bene per la nazioni che facevano parte dell'allora blocco sovietico.

Gli articoli più belli, oggi spesso traditi.
  • Articolo 1. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
  • Articolo 3. Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
  • Articolo 4. Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù.
  • Articolo 5. Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.
  • Articolo 7. Tutti sono uguali davanti alla legge.
  • Articolo 13. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. E ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio.
  • Articolo 14. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
  • Articolo 18. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
  • Articolo 19. Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione.

La struttura della Dichiarazione universaleLa Dichiarazione universale dei diritti umani riconosce due tipi di diritti: i diritti civili e politici, gradualmente affermatisi attraverso la storia del pensiero e delle istituzioni democratiche, e i diritti economici, sociali e culturali, la cui importanza è stata riconosciuta più di recente, nel momento in cui ci si rese conto che senza l’affermazione reale di questi ultimi, il godimento dei diritti civili e politici rimaneva puramente formale.

Nella concezione della Dichiarazione universale i due tipi di diritti, pur ricevendo trattazione separata, sono interdipendenti e indivisibili

La Dichiarazione si compone di un preambolo e di 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.
  • Il preambolo collega il mancato rispetto dei diritti umani agli “atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità” con chiaro riferimento a quanto successo nella seconda guerra mondiale (campi di sterminio, ecc..), e indica il rispetto di tali diritti, fissati in una concezione comune di “ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le nazioni” come unica via per un futuro di pace e di libertà.
  • Gli art. 1-2 stabiliscono, come principio fondamentale, che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
  • Gli art. 3-11 fissano i diritti e le libertà individuali.
  • Gli art. 12-17 stabiliscono i diritti dell’individuo nei confronti della comunità in cui egli vive (diritti civili).
  • Gli art. 18-21 sanciscono la libertà di pensiero e di associazione.
  • Gli art. 22-27 enunciano i diritti economici, sociali e culturali.
  • Gli art. 28, 29 e 30 danno delle disposizioni che riguardano la realizzazione di questi diritti. Ciò vuol dire che non si può esercitare la libertà di pensiero o di associazione per svolgere delle attività che mirino all'instaurazione di un regime liberticida o anti-democratico. Per meglio specificare viene applicato il principio aristotelico sulla libertà. "La libertà di un individuo finisce là dove inizia la libertà di tutti".

Nella "dichiarazione" vi è una predominanza di diritti civili e politici rispetto a quelli economici, sociali e culturali. Tuttavia questi ultimi sono egualmente importanti e indispensabili. Immaginando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo come un edificio sorretto da colonne, se una sola delle colonne di quell'edificio venisse a mancare, l’intero edificio crollerebbe.

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani


10 Dicembre .. Giornata Mondiale dei Diritti Umani
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza"
(Art. 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Parigi 10 dicembre 1948, ONU)
• Uguaglianza •
• Libertà •
• Pace •
• Speranza •
• Dignità •
• Legalità •
• Prosperità •
• Giustizia •



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