giovedì 12 novembre 2015

Nigeria. Venti anni fa uccisero Ken Saro-Wiwa, il giusto che voleva difendere il Delta del Niger

Ken Saro Wiwa
Vent’anni fa veniva impiccato Ken Saro Wiwa. Era stato condannato a morte per "istigazione all'omicidio" un'accusa del tutto inventata (come fu poi ampiamente dimostrato). L’esecuzione avvenne nella prigione di Port Harcourt, nel Delta del Niger. La sua colpa era quella di avere contestato lo sfruttamento incondizionato del petrolio della sua terra.

Ken Saro Wiwa morì da difensore dei diritti umani e del diritto di un popolo di poter godere delle proprie ricchezze. Ma Ken Saro Wiwa era molto di più di un militante e molto più di un politico. Era uno scrittore, un drammaturgo, un poeta, un produttore televisivo e tatrale. Era un grande personaggio che iniziava a dare fastidio agli enormi interessi economici delle multinazionali che stavano (e stanno ancora) operando nella ricchissima regione petrolifera della Nigeria.

Era nato nel 1941, il 10 ottobre, a Bori, un piccolo centro nel delta del Niger e fu impiccato il 10 novembre del 1995. L’accusa di "istigazione all'omicidio" era totalmente costruita. Dietro c’era solo la volontà di eliminare una voce scomoda in modo esemplare da parte di una delle tante ottuse e feroci giunte militari della Nigeria. C’è poi stato l'assordante e colpevole silenzio delle cancellerie di tutto il mondo e soprattutto delle compagnie petrolifere, in primo luogo la Shell, che avevano e hanno interessi enormi nel Delta del Niger.

Quel giorno, insieme ad altri otto dissidenti, Saro Wiwa venne portato in catene nella prigione nella città di Port Harcourt, nel Sud della Nigeria. Lì furono tutti impiccati alle sette e mezzo di mattina di quel 10 novembre. Le indagini condotte dalle Nazioni Unite hanno provato che il processo che ha portato alla morte di Saro Wiwa è stato ingiusto. L'allora premier britannico John Major aveva definito le esecuzioni un "omicidio giudiziario".

La colpa di Ken Saro Wiwa era la sua opposizione allo sfruttamento incondizionato del petrolio della sua terra. Più che sfruttamento si dovrebbe dire saccheggio perché di quella ricchezza non è mai rimasto nulla ai popoli del Delta del Niger che continuano ad essere i più poveri di tutta la Nigeria. Quel petrolio che dà energia al mondo intero ma non riesce a dare luce elettrica, sanità, fogne, acqua potabile agli abitanti del delta. Anzi, qualcosa è rimasto, un territorio che è tra i più inquinati di tutto il mondo.

L'inquinamento di terreni e acque
Il 90 per cento dei ricavi prodotti dalle esportazioni della Nigeria è costituito dalla vendita del petrolio all'estero. Questo ha portato, le giunte militari prima, e i governi adesso, ad opporsi strenuamente a tutte le denunce ambientaliste come quella di Saro Wiwa per continuare a "sostenere" le aziende petrolifere che operano nel Delta.

Ken Saro Wiwa era un Ogoni, una delle trentina di etnie che popolano il Delta. Le organizzazioni dei popoli del Delta del Niger oggi hanno deciso di continuare la sua lotta fondando il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger (MEND) che ha come obiettivi principali la "cacciata" delle compagnie straniere e utilizzare delle risorse provenienti dal petrolio estratto per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale.

La constatazione più triste, a vent'anni di distanza, è che i rischi denunciati dall'attivista si sono concretizzati. La popolazione locale è sempre più colpita da:
  • problemi di salute a causa del gas flaring (fuochi perenni). Disturbi come rossore agli occhi e malattie legate all'apparato respiratorio,
  • vive in condizioni di miseria,
  • è circondata da oleodotti e piattaforme petrolifere,
  • non può più pescare perché fiumi e acque sono inquinati,
  • non può più coltivare la terra perché i terreni sono invasi dal petrolio fuoriuscito dalle pipeline.
  • la speranza di vita è scesa a 40 anni,
  • il 75% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile.
Come riportato dall'Osservatorio francese sulle multinazionali, infatti, "malgrado le promesse di bonificare le zone inquinate a causa delle attività di estrazione le compagnie, in particolare la Shell e l'ENI, continuano ad incassare profitti il cui costo sociale e ambientale è pagato dalla popolazione"

"Viviamo in un inferno di povertà. La crescita della vegetazione e degli animali è bloccata. E i pesci sono morti"

Pipeline scorrono per chilometri e chilometri
a cielo aperto senza nessuna manutenzione
Uno studio scientifico realizzato nel 2011, dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) tracciava un quadro nefasto. Per ripulire i danni causati dal petrolio ci vorrebbe una bonifica di trent'anni. La speranza di vita nella zona, inoltre, non supera ormai i 40 anni, e il 75 per cento della popolazione non ha accesso all'acqua potabile.

"Nel frattempo la Shell ha registrato profitti per 13 miliardi di euro nel 2014. In Nigeria gestisce cinquanta campi petroliferi e una rete di oleodotti, in molti casi vecchia e priva di adeguata manutenzione, lunga cinquemila chilometri. Le fughe di greggio registrate dal 2007 ad oggi sono 1.500 secondo la stessa compagnia anglo-olandese. Ma molte di più secondo Amnesty International"

Saro Wiwa sapeva che il futuro dei nigeriani sarebbe stato questo. Ebbe il coraggio di denunciare, a nome della minoranza Ogoni, popolazione particolarmente colpita dalle attività dei petrolieri. Organizzò proteste, chiese risarcimenti al governo. Fondò un movimento, il MOSOP, e riuscì ad organizzare manifestazioni popolari oceaniche. Fu arrestato una prima volta nel 1993, e poi liberato anche grazie alla pressione della comunità internazionale. Ma un anno più tardi finì di nuovo in manette, stavolta con l’accusa (inventata) di istigazione all'omicidio, per questo fu condannato a morte, e impiccato nella prigione dov'era detenuto.


Gas Flaring e i fuochi perenni
Shell. Accusata di aver spalleggiato l'allora regime nigeriano affinché Saro Wiwa fosse tolto di mezzo, la Shell accettò nel 2009 di versare 15,5 milioni di dollari a titolo di risarcimento, al fine di chiudere un processo intentato presso un tribunale di New York.

All'inizio di quest'anno, nell'ambito di un altro procedimento intentato nel Regno Unito, la compagnia ha accettato di pagare 55 milioni di sterline (70 milioni di euro) per risarcire i pescatori della regione di Bodo, colpiti da ripetute fughe di greggio nel 2008 e nel 2009. Ma mai nessuna cifra potrà risarcire fino in fondo la catastrofe ecologica in atto nella regione del Delta del Niger dove le multinazionali del petrolio continuano, a suon di tangenti, a "rubare" il petrolio nigeriano e ad operare "indisturbate".
I Love MEND

"Tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale"
(Ken Saro Wiwa)

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Delta del Niger



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