sabato 17 ottobre 2015

Risorse per pochi, briciole per troppi. Sfida "Fame Zero"

La Giornata Mondiale dell'Alimentazione (16 ottobre) quest'anno coincide con il tema dell'esposizione universale di Milano, Expo 2015 "Nutrire il pianeta. Energia per la vita". La sfida Fame Zero offre la visione di un mondo libero dalla fame, dove è possibile allo stesso tempo andare incontro alla crescente domanda di cibo e affrontare le nuove sfide ambientali.

"Risorse per pochi, briciole per troppi" .. Attualmente nel mondo la produzione alimentare globale sarebbe sufficiente a sfamare tutto il pianeta che si avvia, entro il 2030, ad arrivare a nove miliardi di abitanti, eppure due miliardi di persone non ha accesso al cibo in modo regolare, e 795 milioni sono coloro che soffrono di malnutrizione. Dall'altra parte, al contrario, una buona fetta di mondo "spreca" il cibo.

Il mercato mondiale del cibo nelle mani di 10 multinazionali. Secondo Oxfam International, una confederazione di 17 organizzazioni non governative che si batte per risolvere il problema della fame nel mondo, la gran parte dei prodotti che arriva negli scaffali dei supermercati di tutto il pianeta appartiene a 10 multinazionali: Associated British Foods (ABF), Coca-Cola, Danone, General Mills, Kellogg’s, Mars, Mondelez Internatonal (ex Kraft Foods), Nestlé, PepsiCo e Unilever. Sono queste dunque le Big 10, ovvero le 10 Grandi Sorelle che controllano tutta la filiera della produzione alimentare mondiale.

Dal punto di vista economico e del profitto che il sistema delle 10 Grandi Sorelle è impressionante. Si stima che le entrate complessive giornaliere siano superiori a 1,1 miliardi di dollari, con un giro d’affari di 7.000 miliardi, ovvero il 10% dell’economia globale. E tutto questo quando più di un quarto della popolazione mondiale non ha la possibilità di accedere ad una regolare e sufficiente alimentazione.

L'Expo Milano 2015 cade in un anno cruciale per le Nazioni Unite. Non solo si valuterà il raggiungimento degli OTTO Obiettivi di Sviluppo del Millennio (compreso il primo, quello di ridurre la povertà estrema e la fame), ma sarà lanciata anche una nuova agenda di sviluppo globale. Con il tema "Nutrire il pianeta. Energia per la vita", l’esposizione universale di Milano offre un’occasione eccezionale per confrontarsi e per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della sicurezza alimentare e della nutrizione, dello sviluppo rurale e dello sfruttamento sostenibile delle risorse naturali.

La Sfida non è stata pensata né come un programma né come un piano, ma come un invito all'azione. Sradicare la fame nel mondo è un obiettivo che riguarda tutte e tutti. Sono 795 milioni le persone che ancora oggi soffrono la fame.

Una persona su nove ogni sera va a dormire affamata e tra loro ci sono oltre 160 milioni di bambini con deficit di sviluppo. Bambini che non riusciranno mai a crescere ed imparare come i loro coetanei che sono stati nutriti correttamente nei primi, fondamentali, mille giorni di vita. È questo uno scandalo che a molti sembra destinato ad essere eterno e invece può e deve finire.

Quando si parla di fame, l'unico numero accettabile è zero. Per arrivare a questo traguardo la "Sfida Fame Zero" pone cinque obiettivi:
  1. Zero bambini con deficit di sviluppo sotto i due anni.
  2. 100% accesso a cibo adeguato, sempre.
  3. Tutti i sistemi alimentari sostenibili.
  4. 100% aumento della produttività e del reddito dei piccoli contadini.
  5. Zero perdite o sprechi di cibo.
Il tema delle donne e del ruolo fondamentale che esse giocano nella lotta alla fame e alla malnutrizione. In molti paesi, le donne rappresentano l'ossatura portante del settore agricolo e dei sistemi alimentari e sono la maggioranza della forza lavoro nel settore primario. Giocano anche un ruolo chiave nel garantire la sicurezza alimentare all'intera famiglia.

Quando le donne soffrono fame e malnutrizione, altrettanto le soffrono i loro bambini. Ogni anno oltre 19 milioni di bambini nascono sottopeso come conseguenza, spesso, di un'inadeguata nutrizione delle loro madri prima e durante la gravidanza.

Nonostante questo, circa il 60 per cento di chi soffre la fame cronica, nel mondo, è donna. Ciò è dovuto al fatto che spesso le donne non hanno pari accesso alle risorse, all'istruzione e alla creazione di reddito, oltre ad avere un ruolo minore nei processi decisionali.

La Sfida Fame Zero offre la visione di un mondo libero dalla fame, dove è possibile andare incontro alla crescente domanda di cibo e allo stesso tempo affrontare le nuove sfide ambientali. Questi obiettivi possono essere raggiunti nell'arco delle nostre vite solo se i governi, la società civile, i produttori, gli agricoltori e i consumatori si uniscono e lavorano insieme per un mondo sostenibile nel quale le risorse siano accessibili da tutti e siano usate efficientemente in ogni fase, dai campi alla tavola.

La Sfida Fame Zero consiste di cinque obiettivi. Un’attenzione particolare dovrà essere posta sui temi del ruolo delle donne e della parità di genere.

Obiettivo 1 .. Zero bambini con deficit di sviluppo sotto i due anni. Un bambino su quattro, complessivamente 165 milioni, soffre di malnutrizione cronica o di deficit di sviluppo. Un’alimentazione corretta dal punto di vista nutrizionale nei primi mille giorni di vita del bambino è di cruciale importanza per il suo corretto sviluppo e per evitare conseguenze sulle sue capacità fisiche, immunitarie e mentali, bisogna garantire alle madri e ai bambini accesso a del cibo nutriente.

È indispensabile inoltre fornire assistenza medica, acqua pulita, igiene, istruzione e interventi nutrizionali specifici, insieme a iniziative che assicurino alle donne il pieno controllo sulla loro vita e su quella dei loro figli.

Obiettivo 2 .. 100% accesso a cibo adeguato, sempre. Il primo degli otto Obiettivi del Millennio puntava a dimezzare (entro il 2015) la percentuale di popolazione che soffre la fame. Sono stati fatti molti progressi verso questo traguardo, ma il numero di persone "denutrite" è ancora troppo alto.

Per raggiungere l’obiettivo "Fame Zero" bisogna garantire accesso a del cibo adeguato e nutriente a tutte le persone, sempre, attraverso la promozione di un’agricoltura e di sistemi alimentari che forniscano tutti i nutrienti necessari. È inoltre importante stabilire corrette politiche di commercializzazione del cibo, garantire condizioni di lavoro adeguate e produttive, assistenza sociale e alimentare in casi specifici, aumento del cibo prodotto da agricoltori locali grazie a mercati aperti, equi e ben funzionanti e a politiche commerciali a livello locale, regionale e internazionale che evitino un’eccessiva volatilità dei prezzi delle derrate alimentari.

Obiettivo 3 .. Tutti i sistemi alimentari sono sostenibili. Un sistema alimentare è costituito dall'ambiente, dalle persone, dalle istituzioni e dai processi con cui le derrate agricole vengono prodotte, trasformate e portate ai consumatori. Ogni elemento del sistema alimentare produce un effetto sull'accessibilità e sulla disponibilità finale dei vari alimenti nutrienti e, quindi, sulla possibilità per i consumatori di adottare diete sane.

Per garantire accesso a del cibo sicuro e nutriente senza compromettere i bisogni delle generazioni future bisogna far sì che gli agricoltori, le industrie agroalimentari, le cooperative, i sindacati e la società civile adottino degli standard di sostenibilità. Bisogna incoraggiare la scelta di pratiche agricole che siano sostenibili e resistenti al cambiamento climatico. Bisogna raggiungere una coerenza nelle politiche trasversali (utilizzo del suolo, energia, acqua e climae garantire una gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste.

Obiettivo 4 .. 100% aumento della produttività e del reddito dei piccoli agricoltoriNel mondo ci sono 2,5 miliardi di piccolo agricoltori che producono oltre l’80% del cibo consumato nei paesi in via di sviluppo. La sussistenza di più di 1,2 miliardi di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno dipende dall'agricoltura.

Supportare i piccoli agricoltori produrrebbe effetti sia sulla povertà che sulla sicurezza alimentare. Gli investimenti in agricoltura sono cinque volte più efficaci nella riduzione della povertà che gli investimenti in ogni altro settore. Bisogna per questo incoraggiare misure per garantire un lavoro dignitoso e per aumentare il reddito dei piccoli proprietari terrieri.

Favorire l'autodeterminazione e il processo di crescita delle donne, dei piccoli agricoltori, dei pescatori, dei pastori, dei giovani, delle organizzazioni di agricoltori, delle popolazioni indigene e delle loro comunità.

È inoltre necessario migliorare la gestione dei terreni agricoli, l’accesso ai mezzi di produzione e alle risorse naturali, facendo in modo che tutti gli investimenti in agricoltura siano fatti in maniera responsabile e verificabile e sviluppare indicatori multidimensionali per valutare la capacità di riorganizzazione sociale e il benessere delle persone.

Obiettivo 5 .. Zero perdite o sprechi di cibo. Un terzo di tutta la produzione di cibo, pari a 1,3 miliardi di tonnellate, va sprecata o persa.

Nei paesi in via di sviluppo i parassiti, inadeguate strutture di immagazzinamento e cicli degli approvvigionamenti inefficienti sono le maggiori cause delle perdite di cibo. Nei paesi sviluppati si butta cibo nelle case, nei supermercati e nel settore della ristorazione. Tutto questo oltre a causare un gran spreco di cibo porta al rilascio di significanti quantità di gas serra.

Per centrare questo obiettivo bisogna ridurre al minimo le perdite durante l’immagazzinamento ed il trasporto e allo stesso tempo ridurre lo spreco di cibo nella grande distribuzione e da parte dei singoli consumatori. È necessario allo stesso tempo responsabilizzare la scelta dei consumatori attraverso un’adeguata etichettatura.

"Empowerment" delle donne e parità di genere. Nonostante, in tutto il mondo, le donne rivestano un ruolo chiave nelle attività agricole, di allevamento e di pesca, molte di esse non hanno, rispetto agli uomini, eguale accesso alla terra, ai servizi finanziari, all'istruzione, alla formazione, ai mercati, alle tecnologie e non possono prendere parte ai processi decisionali.

Favorire l’empowerment delle donne e la parità di genere è fondamentale per vincere la sfida "Fame Zero". Se le donne avessero parità d’accesso alle risorse produttive e agli investimenti e le stesse opportunità degli uomini, la produttività e il reddito familiare aumenterebbero significativamente così come la nutrizione e la salute di tutta la famiglia. I dati dimostrano che migliorare l’istruzione e il loro benessere generale può avere effetti molto positivi sulla loro condizione nutritiva e su quella dei loro bambini.

Africa e il fenomeno del "Land Grabbing". Grave nel continente africano il problema dello sfruttamento intensivo delle risorse agro-alimentari con l'accaparramento di terre (Land Grabbing) da parte di multinazionali straniere, lo sfruttamento e la distruzione di foreste. Un processo in atto dagli anni '80 che ha provocato e provoca gravi violazioni dei diritti umani ai danni delle popolazioni locali, come il mancato accesso al cibo e all'acqua potabile, e lo spostamento forzato di intere comunità in zone più disagiate.

Due terzi dei terreni e delle risorse naturali "accaparrati" in questi ultimi anni, si trovano in Africa e più in particolare nell'Africa Sub Sahariana. Immensi territori, sottratti spesso con la forza, destinati alla piccola agricoltura locale e all'allevamento, sono ora sottoposti alla produzione di mais, olio di palma, cotone e altre colture intensive destinate alla trasformazione industriale.

Questa pratica impedisce a milioni di persone il sostentamento familiare tradizionale che prima era basato sulla piccola produzione agricola, l'allevamento e la pesca.

Tutto questo succede nel continente della fame, che importa generi alimentari a caro prezzo, l’unico in cui denutrizione e malnutrizione continuano ad aumentare, come documentano ogni anno i rapporti della FAO e di altri istituti internazionali di ricerca.

La nostra speranza è che i buoni propositi che vengono espressi nella "Carta di Milano", del tema stesso di Expo 2015 "Nutrire il Pianeta", e che i cinque punti appena descritti della sfida "Uniti per un mondo sostenibile" che le Nazioni Unite stesse hanno come obiettivo per i prossimi anni siano davvero un faro per chi avrà la responsabilità di guidare il mondo verso l'obiettivo "Fame Zero".

Da parte nostra diciamo basta a
"Risorse per pochi e briciole per troppi"

Sfida Fame Zero
(Video)





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