domenica 26 luglio 2015

Trokosi, le schiave del Dio. Le bambine punite per colpa dei familiari

Mary, di nove ani, è una Trokosi del tempio di
Tro nell'isola di Mafi sul fiume Volta, Ghana.
Dovrà restare 10 anni come schiava del sacerdote
per espiare un furto commesso da un fratello
La regione occidentale dell'Africa Sub-Sahariana, in particolare Ghana, Togo, Benin e Nigeria meridionale la tradizione animista è molto forte e radicata al punto che alcune usanze sono talmente radicate che oggi, nel duemila, non sono ancora del tutto sconfitte.

I colonizzatori europei hanno portato le religioni europee, soprattutto il cristianesimo con le sue diverse fedi (Cattolica, Protestante, Pentecostale, ecc..), la gente africana di questi luoghi si dice che possegga due religioni, quella cristiana, e quella degli antichi riti del woodoo.

Il profondo culto animista resiste soprattutto nelle regioni e nei villaggi più sperduti, tra la popolazioni più isolate e meno istruite. Resistono tradizioni, tradizioni e paure di cui i sacerdoti woodoo si approfittano per sottomettere persone o interi villaggi.

Nell'attuale Ghana, lungo le rive del fiume Volta (quello che gli italiani hanno fermato con la ciclopica diga di Akosombo) ci sono dozzine di templi dedicati a Tro. Siamo nel distretto del North Tongu, nei villaggi di Mafi, Kpokazi, Avakpdome, Bakpa, Kebernu , Darfor, Volo, Battor, Mepe, e alcuni altri.

Sorridono dolcemente due belle Trokosi del
convento di Bakpa Kebenu (Ghana)
Trokosi, le schiave del Dio. Il nome in lingua ewe è "Trokosi", che significa "vergini" (Kosi) e del "dio" (Tro). Secondo una traduzione più corretta e certamente più veritiera è "schiave del Dio". Una situazione tremenda in cui si trovano queste bambine, una situazione di sfruttamento sessuale e non solo.

È una pratica che comporta l'offerta di giovani ragazze, a volte bambine, ai sacerdoti dei culti tradizionali, da parte delle famiglie con la speranza di espiare colpe, reali o presunte, quasi sempre frutto di comportamenti tenuti da membri maschili della famiglia stessa. Spesso la famiglia non è a conoscenza del crimine commesso finché non si abbattono su di essa varie sciagure, interpretate come punizioni divine. L'offerta delle ragazze al sacerdote "serve" ad espiare la colpa.

Sebbene le origini di questa pratica siano lontane e difficilmente rintracciabili, la trokosi è ancora ricorrente soprattutto nella regione del Volta. Un'indagine recente ha mostrato che ci sono almeno trentanove santuari Trokosi attivi. In tutto ci sono migliaia di ragazze Trokosi (si pensa che siano addirittura 20.000). La più alta concentrazione di santuari è a Tongu, dove vengono anche perpetrati i crimini più spietati.

Con l'Amendment Act 29 del 19 giugno 1988, il Parlamento del Ghana ha promulgato una legge che condanna con la reclusione qualunque tipo di schiavitù rituale o tradizionale e ogni forma di lavoro forzato collegato a rituali tradizionali. Forte è stata però la reazione dei sacerdoti riunitisi nell'associazione Afrikan Mission nel 2002, hanno etichettato la legge come "neocolonialista", volta a distruggere la tradizione africana.


Molte ragazze "trokosi" hanno tentato di ribellarsi, chiunque si sia ribellata è stata minacciata di morte, spesso uccisa per davvero. Chi riesce a sfuggire, viene isolata e abbandonata dalla famiglia. Esiste tuttavia un vero e proprio centro per il recupero di queste ragazze schiave, è il Movimento di liberazione delle schiave del feticcio (Fetish Slave Liberation Movement) che ha sede a Adidone, in Ghana.


Una "Trokosi" con i suoi quattro figli
che appartengono al tempio
Le Trokosi sono disgraziate bambine che vengono promesse al tempio in riparazione di colpe commesse da qualcuno dei familiari: furto, omicidio, stregoneria, accoppiamento proibito con Trokosi che il sacerdote non ha ancora deflorato.

La famiglia in disgrazia, su indicazione dell'indovino, viene convocata al tempio e il sacerdote fissa la durata del servizio, sovente pluridecennale, della prescelta, condannata per gran parte della vita ad espiare delitti che non ha commesso.

Per crimini di particolare gravità, come la seduzione di una Trokosi, la famiglia del peccatore viene condannata a fornire una bambina per ogni generazione per placare la tremenda ira del Dio offeso. Per cui oggi ci sono bambine che pagano la lussuria sacrilega di ignoti avi, il cui ricordo si è perso addirittura nella mitologia.

Le poverine, sovente di cinque-sei anni, vengono consacrate al feticcio e una fascia blu (al posto della tradizione di colore rosso) che cinge la vita del corpicino, le contraddistingue da ora in poi come di proprietà del sacerdote del tempio.


I figli dei sacerdoti del tempio di Tro
(Villaggio ewe di Bakpa Kebenu, Ghana)
Appena dopo la prima mestruazione, avidamente sorvegliata, che giunge all'età di nove-dieci anni, il sacerdote, sovente assai anziano, possiede (meglio dire stupra) in nome del dio la bimba. La bambina viene "posseduta" ripetutamente finché non rimane incinta, e il figlio, seguito da molti altri, in una sfiancante serie di gravidanze, appartiene al tempio. Tutti i figli delle Trokosi, appartengono al tempioVicino ad Adidone, un sacerdote aveva circa 80 mogli e almeno 600 figli.

Le povere donne, a cui è proibita la scuola, lavorano i campi del tempio il cui raccolto non lo possono usare per il proprio sostentamento, ed eseguono tutte le incombenze femminili quotidiane.

Ogni colpa è punita con percosse e umiliazioni, pubbliche e private. Sempre la Trokosi si inginocchia per parlare e servire il suo padrone. In caso di morte di una ragazza schiava, la famiglia colpevole (discendenti inclusi) deve fornire un'altra bambina vergine, e così via .. ad infinitum.

Il riscatto finanziario è rarissimo perché troppo oneroso per i miseri parenti. Comunque anche dopo la liberazione, la Trokosi deve correre al tempio per soddisfare ogni richiesta di accoppiamento dell'insaziabile sacerdote. In caso di decesso di questo, il nuovo sacerdote ha diritto di usufruirne sessualmente per altri sei mesi.

I difensori di questa schiavitù, più o meno interessati, si oppongono ferocemente alla sua abolizione, così come prevede l'Amendment Act 29 del 19 giugno 1988, una legge approvata dal parlamento del Ghana ma mai attuata fino in fondo. Dicono che quella delle Trokosi è una nobile tradizione, che gli antichi originari del Futa Jalon portarono nella notte dei tempi prima in Nigeria e poi, durante gli ultimi secoli la impiantarono in Ghana, dove questa tradizione resiste ancora.

L'offerta delle Trokosi (che anticamente venivano chiamate Fiasidi, ovvero spose del dio) sarebbe sorta per arginare la criminalità che prima veniva punita con poco efficaci multe in bestiame, in villaggi dove l'unica autorità era quella religiosa dei sacerdoti. La pratica attuale, da condannare, sarebbe uno stravolgimento interessato di un'usanza nata per motivi di "ordine sociale". Con il tempo i sacerdoti, lussuriosi e avidi, hanno reso questa usanza una vera e propria schiavitù.

Le abolizioniste convinte e le Trokosi liberate considerano la scuola, il lavoro e la religione cristiana, strumenti fondamentali per la liberazione sociale, religiosa e culturale dal terrore e dalla mostruosa architettura di questa consacrata violenza.

Le ragazze incarcerate dei templi, invece, chinano ancora la testa silenziose e non rispondono al grido di chi le vorrebbe liberare. Si inginocchiano paurose davanti al loro padrone in attesa del prossimo stupro, perché in questa regione del Ghana, non si muove foglia che il potente Tro non voglia.

(Fonte bibliografica "Voudoun, riti e mister d'Africa" di Mauro Burzio, Editrice VELAR)



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