mercoledì 18 dicembre 2013

Siria, un paese sull'orlo dell'abisso

Profughi siriani
I numeri sono lo specchio dell'orrore. L'ONU ha fatto sapere che l'anno prossimo avrà bisogno di 13 miliardi di dollari (7 da versare immediatamente) per soddisfare le primarie necessità di otto milioni di profughi siriani, di cui due milioni si sono già rifugiati negli stati limitrofi. 

Il denaro non arriva, nonostante il prezzo del pane sia aumentato del 500 per cento nel giro qualche mese in diverse regioni della Siria e le forze del regime attacchino i forni e i convogli alimentari, e che l'organizzazione sistematica della carestia sia diventata un'arma di guerra, i medici e gli infermieri vengano assassinati se osano curare i malati e i feriti ribelli e all'orizzonte non si intraveda la fine di questo bagno di sangue.

In teoria il prossimo 22 gennaio dovrebbe aprirsi la conferenza di pace "Ginevra due", ma allo stato attuale ci sono ancora diversi punti in sospeso e non è sicuro che l'incontro avverrà. Ma anche se fosse, quale sarà l'esito della conferenza? Dopo due giorni di discussioni tra le grandi potenze (i cui obiettivi sono contrastanti), i rappresentanti del regime e dell'insurrezione si incontrerebbero faccia a faccia alla presenza di un inviato speciale dell'ONU, che difficilmente riuscirebbe a spingerli sulla via del compromesso.

Bashar al Assad
Il regime proporrà al massimo un governo di coalizione sotto la guida di Bashar al Assad, che conserverebbe i suoi attuali poteri. I ribelli invece pretenderanno (appoggiati dall'occidente ma non dalla Russia) che il capo del regime ceda immediatamente il passo ad un governo di transizione che coinvolga tutte le forze del paese, rinunciando ad ogni incarico. Dato che nessuna delle due parti vorrà assumersi la responsabilità di un fallimento, il dialogo si trascinerà fino a quando sarà totalmente privo di significato.

Diversamente da tre mesi fa, il dramma siriano pare ormai insolubile. La cecità di russi ed occidentali ha permesso ai jihadisti arrivati dall'estero di mettere le mani sull'insurrezione siriana ed emarginare le figure democratiche che inizialmente guidavano il movimento. La colpa dei russi è di aver sostenuto e armato il regime, che a sua volta ha radicalizzato l'insurrezione con la sua spietatezza, prendendo di mira i democratici laici per presentarsi come l'unica alternativa ad "Al Qaeda". Dal canto loro gli occidentali, con l'eccezione della Francia, si sono rifiutati di sostenere militarmente i ribelli, contribuendo alla loro sconfitta e lasciando campo libero ai jihadisti, armati grazie a fondi pubblici e privati provenienti dalle monarchie petrolifere.

La verità è che i jihadisti stanno prendendo il sopravento. E così, davanti a un disastro che hanno contribuito a creare, molti stati occidentali cominciano a pensare che forse Assad è meglio di Al Qaeda, come dire che la peste è meglio del colera. I democratici siriani sono stati abbandonati, e insieme a loro un popolo intero è stato lasciato in preda alla miseria e alla disperazione.


Articolo scritto da Bernard Guetta
traduzione di Maris Davis
È un giornalista francese esperto di politica internazionale.
Ha una rubrica quotidiana su Radio France International e collabora con Libération.


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