lunedì 30 dicembre 2013

Prostituzione. Vergogna al Cara di Mineo


Vergogna al "Cara di Mineo" (Catania) .. Scoperto un traffico di prostituzione. Complice anche il personale del consorzio che gestisce la struttura per conto dello Stato. Il medesimo che gestiva anche il centro di prima accoglienza di Lampedusa.

Gli stessi immigrati costringono le donne "rifugiate" nel centro a prostituirsi. Dentro e fuori, perché oltre che nelle stanze del villaggio, molte ragazze sono costrette ad attendere i clienti in strada, sulla Catania-Gela, a poche centinaia di metri dal centro.

Cinque euro le somale, dieci le eritree, tredici le nigeriane. Il tariffario della prostituzione gira di bocca in bocca al centro richiedenti asilo, al bar, in mensa, negli uffici. Insieme alla "classifica" delle ragazze, giovani, giovanissime, molte anche minorenni.

Lo sanno tutti, compresi mediatori culturali e la direzione, si girano dall'altra parte e fanno finta di non vedere. Al''interno del C.I.E. c'è un giro di prostituzione spaventoso e gli operatori del "Cara" sono i primi a beneficiarne in tutti i sensi.

Al Cara di Mineo ci sono circa 4.000 ospiti gestiti dal Consorzio "Terre di Accoglienza" (gli stessi di Lampedusa) e le ragazze, che per vari motivi sono costrette a restare tra quelle mura per mesi e mesi in attesa di un'istruttoria per la richiesta di asilo o per il riconoscimento di un documento per restare in Italia, vittime di un un "racket" maschilista interno alla struttura.

Ragazze giovani, già segnate dalla sofferenza personale, e ora anche schiave di "pervertiti" italiani e stranieri.

Le "ragazze" costrette a lavorare ad ogni ora, tutte le ore del giorno, obbligate da un organizzazione "mista" formata da migranti delle etnie più violente, Mali, Ghana e Nigeria (mafiosi di professione) e molti di quei 600 italiani che sono gli operatori del Centro.

È imbarazzante vedere padri di famiglia e studenti universitari chiedere una "prestazione" da queste ragazze che vengono "offerte" per pochi euro. È ancora più imbarazzante ascoltare i "rumori" in diretta attraverso le sottili pareti di cartongesso dei prefabbricati del Centro. È umiliante ascoltare al bar o in mensa le "imprese" di chi è appena andato con l'una o con l'altra ragazza, ragazzina, magari minorenne, anche di 15 o 16 anni.

Già lo scorso anno la procura di Caltagirone aveva aperto un'inchiesta su un giro di prostituzione al Cara di Mineo dove fu registrato un numero spropositato di aborti. Però la situazione non si è modificata, anzi, in questo ultimo periodo questo "orribile" mercato di donne sembra essersi moltiplicato.

Tra gli operatori del Centro (italiani) e anche tra i mediatori culturali sono sempre maggiori le richieste di prestazioni sessuali "gratuite" per chiudere un occhio o per procurare alle ragazze lavori all'esterno come "domestiche" o lavori a ore.

I posti di lavoro al Cara di Mineo ormai sono diventati merce di scambio della politica, operatori "raccomandati" che non hanno nessuna competenza e preparazione per assistere rifugiati o richiedenti asilo vengono assunti a tempo determinato solo per fare un favore a questo o quel "politico".

Prostituzione e non solo. Perché al "Villaggio degli Aranci" ci sarebbe anche chi lucra affittando stanze a migranti che non avrebbero diritto a starvi, o a chi ha già ricevuto lo status di rifugiato e non ha dove andare. Vige la legge del più forte .. Tra i richiedenti asilo c'è chi, con violenza, è in grado di dire ad un altro ospite "Questa stanza è mia e mi serve, vai a cercarti un altro posto dove dormire".


Cara di Mineo (CT)

SI, alla chiusura di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia.

Veri e propri lager gestiti da una politica corrotta e da mafiosi



Articolo curato da

Aggiornamento del 31 dicembre 2013
A seguito della pubblicazione del presente articolo e di altri simili di denuncia, gli operatori del Cara di Mineo facenti parte al Consorzio "Calatino Terra d’accoglienza" hanno smentito un giro di prostituzione all'interno della struttura. Ricordiamo che il consorzio che gestisce il Cara di Mineo è lo stesso che gestiva il Centro di prima accoglienza di Lampedusa e poi coinvolto nello scandalo del Video reso pubblico da Rai2.
Il governo nella legge di stabilità ha appena stanziato per la gestione del Cara di Mineo tre milioni di euro
Dietro la gestione dei CIE, dei Cara, e dei CDA c'è un business fatto sulla pelle degli immigrati da parte di consorzi e società private, nella quale si innescano interessi della politica malata e delle mafie. La stessa Comunità di Sant'Egidio, che per prima ha denunciato la situazione al Cara di Mineo, ha smentito l'esistenza di un giro di prostituzione, smentita sospetta, che avviene proprio nel momento in cui vengono stanziati i fondi per la gestione di questi centri.
- Leggi la smentita -

Per quanto ci riguarda confermiamo per intero ciò che abbiamo scritto nel presente articolo, accuse confermate da più fonti. Denunciamo l'ottusa cecità della politica che continua a finanziare consorzi e ditte private sulla pelle e sul dolore di migliaia di immigrati, richiedenti asilo e rifugiati.
La chiusura dei CIE è urgente e necessaria, ma è fortemente frenata e avversata, non solo da forze politiche che da sempre sono contrarie alla loro chiusura, ma soprattutto da lobbies di potere che si arricchiscono sulla pelle dei "poveri".
(Maris)
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